L’esperimento di Libet: chi decide dentro di noi?

Il Giornale Online
Nel film La dea dell’amore, Woody Allen, di fronte alla domanda del figlioletto che gli chiede chi comandi, all’interno della famiglia, tra il padre e la madre, si mostra quasi stizzito, irritato, per il solo fatto che si metta in dubbio la sua leadership. “In casa comando io”, risponde infine. “La mamma prende solo le decisioni”. La divertente battuta del regista e attore americano può indirettamente rimandare a quello che è senza dubbio il più grande problema filosofico con cui l’umanità deve – giocoforza – scontrarsi. Un problema che ci portiamo dietro per tutta l’esistenza, perché fa parte di noi. Perché è noi. Il problema della coscienza. Con tutte le domande che inevitabilmente gli fanno da corollario, e cioè: chi sono io? Ho davvero un io? O è solo un’illusione? E chi muove le cose dentro di me? Chi decide? Sono io che comando o c’è qualcosa, qua sotto, che prende le decisioni al posto mio?

Si tratta di questioni ovviamente non semplici da affrontare. Nonostante gli immensi passi in avanti che la neurologia ha compiuto negli ultimi decenni, anche grazie alle innovazioni tecnologiche e ai nuovo sistemi di scansione cerebrale, e nonostante le appassionanti discussioni in cui si infilano i più noti filosofi della mente, quello del libero arbitrio rimane un problema ancora irrisolto. O che, meglio, forse non vogliamo risolvere. Se mettiamo da parte l’ipotesi della res cogitans cartesiana (l’anima, il flusso vitale), quella sostanza incorporea che secondo alcune religioni alberga dentro di noi, e prendiamo per buono che siamo fatti di sola materia, studiare a fondo il funzionamento della nostra mente potrebbe aprire scenari che andrebbero a cozzare contro le nostre più comuni intuizioni. Portando a porci domande piuttosto scomode. Sono io che decido? O sono le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche, con le loro infinite e minuscole reazioni agli stimoli ambientali, che lo fanno al posto io? Insomma: comanda Woody Allen (l’io) o sua moglie (la biologia sottostante)?

Un dilemma, questo, che potrebbe condurre a riflessioni controintuitive, per molti anche inaccettabili. Che la questione del libero arbitrio ci metta di fronte al più grande paradosso dell’umanità lo dimostra l’ormai sempre più noto esperimento di Libet. Benjamin Libet è stato un fisiologo che ha portato grandi contributi alla storia delle neuroscienze e che è diventato famoso soprattutto per aver ideato un test in cui si voleva osservare la relazione tra azione pre-cosciente e decisione volontaria. I risultati ottenuti dal suo esperimento, come si può notare osservando questo video, sono sorprendenti – se non addirittura angoscianti. E’ presto detto: chi sta monitorando il nostro cervello attraverso un sistema a scansione è in grado di sapere prima di noi ciò che noi decideremo circa mezzo secondo dopo. Perché qualcuno, là sotto tra i miliardi di neuroni, l’ha pre-stabilito per noi. Noi non possiamo, secondo questo filosoficamente interessantissimo esperimento, che adeguarci. Noi, ammesso che si possa parlare di ‘noi’, decidiamo di decidere ciò che è già stato deciso da qualcosa che si attiva prima della nostra coscienza, del nostro volere, del nostro libero arbitrio.

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E’ un fatto che non può non lasciare sgomenti. E che potrebbe dare il via – e ha già dato il via – ad una serie di considerazioni, tra filosofia e scienza, sul carattere illusorio della nostra coscienza. Un dibattito non privo di colpi di scena. Nel mezzo al mucchio di libri che sono stati scritti sull’argomento, tra i migliori ci sono senza dubbio Coscienza del filosofo Daniel Dennett e il recente, bellissimo, Anelli nell’io del matematico e scienziato cognitivo Douglas Hofstadter.

Gianluca Bartalucci

Fonte: http://www.newnotizie.it/2010/10/02/lesperimento-di-libet-chi-prende-le-decisioni-dentro-di-noi/
Vedi: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.4823 http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6101


L’esperimento di Libet: chi decide dentro di noi? ultima modifica: 2010-10-07T15:10:12+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)