L'aggiustatore di pensiero: il dono di Dio, da il “Libro di Urantia”

Portiamo alla vostra attenzione questo nuovo articolo di Ben Boux, al quale abbiamo chiesto maggiori informazioni sul “Libro di Urantia”, che potrebbe essere un ulteriore interessante spunto per il nostro percorso di comprensione. Buona lettura a tutti e ringraziamo ancora il nostro amico Ben.


Oggi desidero presentare un argomento insolito per chi usualmente parla di concetti scientifici e cioè un misterioso dono che Dio ha fatto alle sue creature. Questo è un tempo di rivelazioni, dopo le antiche trascritte dalla Bibbia e da altri testi sacri, oggi ci giungono nuove e molto più ampie descrizioni della realtà che è al di fuori ed al di sopra dei nostri sensi.

Gli antichi Messia e scribi avevano delle possibilità molto minori di quanto si abbia oggi, il linguaggio era semanticamente più povero, le conoscenze della realtà erano limitate a ciò che era percepibile solo dai cinque sensi. Non esistevano mezzi e strumenti per indagare più a fondo né nell'animo umano, né nella natura. I messaggi erano quindi semplici, ed i concetti erano di conseguenza quelli primordiali, in modo che più gente possibile potesse capirli e sentirli risuonare nel proprio animo.

Le parole dovevano descrivere sentimenti e nozioni di quei tempi e le cose dovevano essere spiegate con similitudini, quando il loro significato superava l'esperienza di chi ascoltava. Tutti i testi sacri letti oggi presentano, appunto, un messaggio molto semplice, ed a volte risultano commoventi nel tentare di descrivere l'indescrivibile. Oggi l' umanità ha appreso molto, questi ultimi secoli hanno visto crescere la capacità di maneggiare concetti molto più complessi. Sia nell'osservazione della natura con strumenti assolutamente impensabili pochi secoli prima e sia con la scoperta dell'interno della mente. In breve, i filosofi antichi, dai Greci in poi, gli antichi commediografi e poeti, hanno indagato e descritto il comportamento dell'uomo nei suoi tratti più evidenti, i pensieri diretti di relazione tra le cose e le passioni primitive, amore, odio, vendetta, dominio.

Ci sono voluti molti secoli per scoprire che la mente, l'uomo, aveva anche un dentro, ricco come il fuori o forse ancora di più. Ritengo che l'inizio vero della scoperta del sé sia per i filosofi Kant e per la drammaturgia e le lettere, Shakespeare. Loro hanno aperto la strada alla conoscenza delle passioni interne all'uomo, molti anni dopo Freud e poi Jung hanno tentato di codificare la mente con un criterio razionale elevando la psicologia a scienza indipendente.

I Messia di oggi possono usare parole e concetti ben più profondi di quanto fosse possibile allora, e nello stesso tempo l'uomo moderno ha oggi la necessità, oltre che il desiderio, di conoscere più a fondo anche il mondo dello spirito, tradizionalmente presentato dalle religioni.

Oggi la crisi delle religioni è l'incapacità di ricondurre gli antichi testi a suffragare le domande poste da questa grande consapevolezza raggiunta. Si assiste infatti da un lato ad un irrigidimento dei responsabili religiosi che non hanno più la capacità di giustificare la misura del mondo di oggi secondo un criterio che andava bene per dei pastori o contadini poveri. Questo porta al formarsi e all'accrescimento di un fondamentalismo fatalista e straniante.

Dall'altra parte l'incapacità di fornire risposte adeguate alle nuove domande determina la nascita di movimenti folosofico-religiosi alternativi che nascono proprio per offrire le nuove risposte. In questa situazione i nostri saggi protettori celesti hanno deciso di donare all'umanità alcune nuove rivelazioni con profondità e linguaggio dei nostri giorni. Le nuove rivelazioni correggono gli errori tipici di quelle antiche, ne ampliano il significato e aggiungono molte nuove informazioni.

Tra i vari documenti è senz'altro il più importante il “Libro di Urantia” che è stato scritto direttamente da entità celesti e trasmesso agli uomini assegnati a questo compito con la correzione degli errori ed inesattezze eventualmente trascritte.
Urantia è il nome celeste della Terra.

IL LIBRO DI URANTIA

Gli scritti nel libro ci istruiscono sulla genesi, la storia e il destino dell'umanità e del nostro rapporto con Dio Padre. Essi presentano un singolare ed interessante ritratto della vita e gli insegnamenti di Gesù. Hanno aperto nuovi panorami di tempo e di eternità per lo spirito umano, e offrono nuovi dettagli per la nostra avventura ascendente in un'atmosfera amichevole .

Il libro Urantia offre una chiara e concisa integrazione della scienza, della filosofia e della religione. Il libro ha la capacità di dare un contributo significativo al pensiero filosofico e religioso alle persone in tutto il mondo. Nei primi anni del 20 ° secolo, un medico praticante a Chicago, il dottor William S. Sadler, divenne il capo di un gruppo conosciuto come la “Commissione di Contatto” per ricevere dei messaggi da entità' extranaturali.

Le rivelazioni si susseguono per opera sia di un “paziente dormiente” sia di altre persone, che si riuniscono formalmente nel 1923 in un gruppo chiamato The Forum, i cui membri giurano nel 1927 di mantenere il più assoluto segreto sulle modalità con cui le rivelazioni sono ricevute.

Nel 1924 le persone coinvolte nella ricezione dei messaggi formano una “Commissione di Contatto” (Contact Commission). Emma Christensen (1890-1982) – che sarà adottata dai Sadler e avrà un ruolo di primissimo piano nella Fondazione Urantia – trascrive il contenuto delle rivelazioni. Con lei, fanno parte della “Commissione di Contatto” anche le due sorelle Lena e Anna Kellogg con i rispettivi mariti (anzi, Sadler è riconosciuto come il leader di fatto del gruppo) e il figlio dei Sadler, Bill (1907-1963).

Le rivelazioni principali, da cui nascerà il Libro di Urantia, iniziano nel 1934. Inizialmente scettico sull’origine davvero soprannaturale delle rivelazioni, William S. Sadler si ricrede e afferma la sua fede nel 1936, con grande gioia dei familiari. Nel 1937 si comincia a parlare di una organizzazione formale e nel 1939 si formano i “Settanta” (Seventy), una fraternità di carattere religioso. Si progetta anche la pubblicazione delle rivelazioni.

Questi piani sono ostacolati dalla guerra, ma la loro urgenza è confermata dalla nascita di gruppi indipendenti promossi da persone che erano venute in possesso di una parte dei testi. Così nel 1950 è fondata la Urantia Foundation, con il compito di preservare, custodire e pubblicare i testi; nel 1952 la Urantia Brotherhood, in cui confluiscono i “Settanta”; nel 1955 è pubblicato il Libro di Urantia.

(nota: la venuta di Gesù e di Dio nel sistema solare è occorsa del 1954, l'anno prima)
Nel 1962 Giuseppe Zecchinato, imprenditore di Verona, dopo avere notato la pubblicità del Libro di Urantia sul catalogo di una libreria esoterica parigina, L’Omnium Littéraire, in viaggio di lavoro a Parigi cerca di acquistare il testo. La libreria, sprovvista, lo rimanda a Jacques Weiss e ne nasce una lunga amicizia, che porterà alla diffusione e poi alla traduzione del Libro di Urantia in italiano (ottima), in collaborazione e con l’appoggio della Fondazione.

Il Libro di Urantia si presenta come “la prima grande rivelazione dalla venuta del Cristo” e si divide in quattro parti: la prima descrive il superuniverso Orvonton, in cui è inserito il nostro universo locale, Nebadon, descritto nella seconda parte. La terza parte descrive Urantia, il nostro mondo e la quarta è una biografia di Gesù giorno per giorno.

Si sottolinea che Dio può essere chiamato “Padre” nel senso che in ciascuno di noi risiede una parte dello spirito divino, che guida la nostra evoluzione verso lo stato chiamato Paradiso in cui si diventa “fusi con il Padre”.

I1 frammento di Dio che abita in ciascuno di noi è chiamato “Aggiustatore di pensiero” (Thought Adjuster). Secondo il Libro di Urantia “gli Aggiustatori sono divinità senza diluizione e senza mescolanze, parti della Deità senza qualificazioni e attenuazioni; essi sono di Dio, e – per quanto noi siamo capaci di discernere – sono Dio”.

L’uomo non è “caduto”, ha semplicemente dimenticato la sua origine divina e Gesù Cristo non è venuto a morire per i nostri peccati – un’idea che presuporrebbe assurdamente un Dio vendicativo e “assetato di sangue” e una parodia del carattere infinito di Dio, ma piuttosto a cominciare a ricordare agli uomini le verità che avevano dimenticato, favorendone l'evoluzione fino all'Isola del Paradiso.

Cristo (Michael Christ , Aton, il nostro Dio), del resto, non è l'Eterno, pur possedendone tutti gli attributi e i poteri per quanto riguarda il nostro universo locale di Nebadon; il Libro di Urantia lo identifica come la “concezione (concept) numero 611.121 del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo nel Paradiso”.

Urantia insegna anche una complessa cosmologia ed il suo racconto si sovrappone alle descrizioni dei vangeli, tutti, non solo i quattro ufficiali (ne spiega l'origine), per chiarire e correggerne la narrazione.
Il libro di Urantia si può' trovare nel formato originale in : http://urantiabook.org/
I ricercatori italiani sono:
Fondazione Urantia e Fraternità per i Lettori del “Libro di Urantia”
Contatto italiano: Famiglia Zecchinato
Corso Porta Nuova, 107
37122 Verona
Tel.: 045-8000917
URL (internazionale, Fondazione) http://urantia.org/
URL (italiano) http://urantia.org/italiano/index.html

La lettura di questo libro è affascinante, è vero che i primi capitoli sono difficili, viene descritta la cosmologia del Paradiso (Havona) e chi è Dio e chi sono i suoi Figli e le principali schiere angeliche. Queste sono materie che presentano difficoltà anche per chi ha redatto i testi e sono angeli, figuriamoci per noi. Accade in diversi punti che l'autore rinunci a descrivere certi argomenti, perchè non solo mancano le parole, ma riguardano dimensioni superiori che non abbiamo ancora raggiunto.

Le parti che parlano dell'evoluzione del creato, la storia della Terra, Urantia, la storia di alcuni eposodi che abbiamo malinteso come Adamo ed Eva, Lucifero e altri, sono avvincenti. Leggere questo libro ci toglie le incertezze che abbiamo maturato noi moderni. Non crediamo alla storia della mela, è una favola per bambini, ma erano bambini gli uomini dell'antichità.

E poi c' è la storia di Gesù, descritta quasi giorno per giorno, si possono trovare molti spunti di riflessione, si chiarisce ciò che il tradizionale catechismo non dice, perchè non lo conosce o perchè è stato nel passato deciso di tagliare via.

La grande novità è la rivelazione sull'aggiustatore di pensiero.

L'uomo ha cominciato ad intuire che dentro sé doveva esserci qualcosa di più della propria mente. Dapprima questa intuizione era sentita soltanto da grandi uomini, che le chiese ha chiamato santi o maestri ascesi, che hanno sentito nascere in sé una nuova consapevolezza che si è formata e sviluppata attraverso la vita mistica in ascesi. Questo è valso e vale a prescindere da quale religione l'uomo pratichi, è una crescita interiore, anzi un percorso di avvicinamento a questo insondabile mistero della “grazia”.

Nel mondo moderno abbiamo scoperto che la mente, la psiche, non è monolitica, vi sono varie componenti, in particolare si è scoperto che oltre all'inconscio, nozione già applicata appunto da Shakespeare, esiste anche un aspetto che Freud chiamò, in mancanza di un termine migliore, Super-io.

Questo è un faro, debole, che è acceso costantemente nel nostro io profondo. E' lì per indicare la direzione più corta per raggiungere Dio, in altre parole ci permette di verificare per ogni nostra scelta piccola o grande che sia, quale è quella adatta ad accorciare il percorso verso Dio. Non è un censore, come ha suggerito Freud, è un indicatore, l'azione che noi scegliamo è essa stessa la conseguenza della scelta che facciamo, ma una volta fatta il faro ci mostra se abbiamo accorciato o no la distanza. La voce di questo consigliere è piccola, infatti molti uomini non l'ascoltano, altri credono di non averla neppure. Invece è il dono di Dio a tutte le sue creature che hanno raggiunto l'autocoscienza.

L'aggiustatore di pensiero è un frammento stesso di Dio, quando il nostro sé si è formato nel bambino questo frammento perviene da un luogo non luogo che nemmeno l'angelo che ce ne parle sa descrivere e si installa in noi, nella nostra psiche. Rimane con noi per sempre, qualunque azione compiamo, qualunque malvagità eventualmente commettiamo. E' sempre possibile fermarci ad esplorare il noi stesso e cercare questo consiglio, tanto più lo desideriamo, quanto più diviene chiaro.

Tutti gli uomini hanno avuto questo dono, i primitivi che erano molto più arretrati di noi, sentivano però istitivamente se facevano bene o male, il loro aggiustatore di pensiero agiva già allora, non sapevano, ma era lì. Noi moderni, invece abbiamo imparato qualcosa della mente, di noi stessi e forse abbiamo, col nostro razionalismo e materialismo estremo, perso un poco della capacità di cogliere istintivamente il valore delle cose.

Oggi però sappiamo, ce lo hanno rivelato, possiamo capire cosab è questo senso di discernimento che abbiamo e ci possiamo abbandonare a lui completamente, è un dono di Dio, é Dio che è in noi direttamente, senza intermediari come le chiese e le religioni. Siamo noi e Lui in continuo e perenne contatto, ma non ci condiziona le scelte come fa l'inconscio che è una parte di noi, nostra, ci indica invece la scelta migliore, sempre.

Riporto qualche estratto, credo di poterlo fare in quanto ho citato le fonti ed è nello spirito di divulgazione del libro e spero che tutti voi lo leggiate.

Grazie, Ben Boux.

Gesù disse: “Mio Padre, che me li ha dati, è più grande di tutti, e nessuno può strapparli dalla mano di mio Padre.” Quando gettate uno sguardo sulle molteplici opere di Dio e contemplate la stupefacente immensità della sua creazione quasi illimitata, potreste esitare nella vostra concezione del suo primato, ma non dovreste mancare di accettarlo come sicuramente e perpetuamente insediato al centro di tutte le cose in Paradiso e come Padre benevolo di tutti gli esseri intelligenti. Non c’è che “un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutto ed in tutto”, “ed egli esiste prima di tutte le cose, e tutte le cose consistono in lui”.

Le incertezze della vita e le vicissitudini dell’esistenza non contraddicono in alcun modo il concetto della sovranità universale di Dio. Tutta la vita della creatura evoluzionaria è punteggiata da certe inevitabilità. Prendiamo in considerazione le seguenti:

1. Il coraggio—la forza di carattere—è desiderabile? Allora l’uomo deve essere allevato in un ambiente che richieda di affrontare delle avversità e di reagire alle delusioni.

2. L’altruismo—servire i propri simili—è desiderabile? Allora l’esperienza della vita deve fornirci l’incontro con situazioni di disuguaglianza sociale.

3. La speranza—la grandezza della fiducia—è desiderabile? Allora l’esistenza umana deve essere costantemente confrontata con insicurezze e ricorrenti incertezze.

4. La fede—l’affermazione suprema del pensiero umano—è desiderabile? Allora la mente dell’uomo deve trovarsi nella spiacevole situazione di saperne sempre meno di quanto può credere.

5. L’amore per la verità e la disponibilità a seguirla ovunque porti, è desiderabile? Allora l’uomo deve crescere in un mondo in cui l’errore è presente e la falsità è sempre possibile.

6. L’idealismo—il concetto di approccio al divino—è desiderabile? Allora l’uomo deve lottare in un ambiente di bontà e di bellezza relative, in un ambiente che stimoli la tendenza irreprimibile verso cose migliori.

7. La lealtà—la devozione al dovere superiore—è desiderabile? Allora l’uomo deve procedere in mezzo a possibilità di tradimento e di diserzione. Il valore della devozione al dovere consiste nell’implicito pericolo di fallimento.

8. Il disinteresse—lo spirito della dimenticanza di sé—è desiderabile? Allora l’uomo mortale deve vivere faccia a faccia con l’incessante rivendicazione di un ego che pretende inevitabilmente riconoscimenti ed onori. L’uomo non potrebbe scegliere dinamicamente la vita divina se non ci fosse una vita egoistica da abbandonare. L’uomo non punterebbe mai sulla rettitudine come sostegno salvifico se non vi fosse il male potenziale ad esaltare e differenziare il bene per contrasto.

9. Il piacere—la soddisfazione della felicità—è desiderabile? Allora l’uomo deve vivere in un mondo in cui l’alternativa del dolore e la probabilità della sofferenza siano possibilità esperienziali sempre presenti.

In tutto l’universo ogni unità è considerata come una parte del tutto. La sopravvivenza della parte dipende dalla cooperazione con il piano e lo scopo del tutto, dal desiderio sincero e dal perfetto consenso di fare la volontà divina del Padre. Un mondo evoluzionario senza errore (senza la possibilità di un giudizio poco saggio) sarebbe un mondo senza intelligenza libera. Nell’universo di Havona vi è un miliardo di mondi perfetti con i loro abitanti perfetti, ma l’uomo in evoluzione deve essere fallibile se deve essere libero. È impossibile che un’intelligenza libera e senza esperienza sia a priori uniformemente saggia. La possibilità di un giudizio errato (il male) diventa peccato solo quando la volontà umana approva coscientemente ed accetta intenzionalmente un giudizio immorale deliberato.

8. IL CONTROLLO E LA REGOLAZIONE DELL’ENERGIA
Le sfere sedi centrali dei superuniversi sono costruite in modo tale da poter funzionare come efficaci regolatori di potere-energia per i loro vari settori, servendo da punti focali per dirigere l’energia verso gli universi locali che li compongono. Essi esercitano una potente influenza sull’equilibrio e sul controllo delle energie fisiche che circolano nello spazio organizzato.
Altre funzioni regolatrici sono esercitate dai centri di potere e dai controllori fisici dei superuniversi, entità intelligenti viventi e semiviventi costituite espressamente per tale scopo.

Questi centri e controllori di potere sono difficili da comprendere; gli ordini inferiori non sono volitivi, non possiedono volontà, non scelgono; le loro funzioni sono molto intelligenti ma apparentemente automatiche ed inerenti alla loro organizzazione altamente specializzata. I centri di potere ed i controllori fisici dei superuniversi assumono la direzione ed il controllo parziale dei trenta sistemi di energia che costituiscono il dominio della gravita. I circuiti di energia fisica amministrati dai centri di potere di Uversa richiedono poco più di 968 milioni di anni per completare il percorso attorno al superuniverso.

L’energia in evoluzione ha sostanza; ha un peso, benché il peso sia sempre relativo, dipendendo dalla velocità di rotazione, dalla massa e dall’antigravità. La massa della materia tende a rallentare la velocità dell’energia; e la velocità dell’energia ovunque presente rappresenta la dotazione iniziale di velocità, meno il rallentamento dovuto alle masse incontrate nel suo percorso, più la funzione regolatrice dei controllori d’energia viventi del superuniverso e l’influenza fisica dei vicini corpi molto caldi o fortemente caricati.

Il piano universale per il mantenimento dell’equilibrio tra la materia e l’energia richiede la continua costruzione e distruzione delle unità materiali più piccole. I Direttori di Potere d’Universo hanno la capacità di condensare e di trattenere, o di espandere e liberare, quantità variabili di energia.

Data una sufficiente persistenza dell’influenza ritardatrice, la gravità finirebbe per convertire tutta l’energia in materia se non fosse per due fattori: primo, a causa delle influenze antigravitazionali dei controllori dell’energia, e secondo, per il fatto che la materia organizzata tende a disintegrarsi in certe condizioni che si verificano nelle stelle molto calde ed in certe situazioni particolari che si riscontrano nello spazio in prossimità di corpi freddi di materia condensata fortemente energizzati.

Quando una massa si aggrega eccessivamente e minaccia di squilibrare l’energia, di esaurire i circuiti di potere fisico, intervengono i controllori fisici, a meno che la stessa tendenza crescente della gravità a sovrammaterializzare l’energia non sia vinta dall’evento di una collisione tra i giganti spenti dello spazio, dissipando in tal modo completamente, in un solo istante, gli accumuli dovuti alla gravità. In questi episodi di collisione, masse enormi di materia sono improvvisamente trasformate in energia della forma più rara e la lotta per l’equilibrio universale riprende di nuovo. Alla fine i sistemi fisici più grandi diventano stabilizzati, fisicamente assestati, e sono immessi nei circuiti equilibrati e stabili dei superuniversi. Dopo tale evento, in questi sistemi stabilizzati non accadranno più collisioni né altre catastrofi devastatrici.

Durante i periodi in cui l’energia è in eccedenza vi sono perturbazioni di potenza e fluttuazioni di calore accompagnate da manifestazioni elettriche. Durante i periodi di deficienza d’energia c’è una maggiore tendenza della materia ad aggregarsi, a condensarsi ed a sfuggire al controllo nei circuiti con equilibrio più precario, con i conseguenti aggiustamenti per mezzo di maree o di collisioni che ristabiliscono rapidamente l’equilibrio tra l’energia circolante e la materia fisicamente più stabilizzata. Prevedere e comprendere in altri modi tale probabile comportamento dei soli ardenti e delle isole oscure dello spazio è uno dei compiti degli osservatori celesti di stelle.

Noi siamo in grado di riconoscere la maggior parte delle leggi che governano l’equilibrio dell’universo e di prevedere molte cose concernenti la sua stabilità. Da un punto di vista pratico le nostre previsioni sono valide, ma ci troviamo sempre confrontati con certe forze che non sono del tutto riconducibili alle leggi a noi note sul controllo dell’energia e sul comportamento della materia.

La prevedibilità di tutti i fenomeni fisici diventa sempre più difficile via via che ci si allontana dal Paradiso verso gli universi. Quando oltrepassiamo i confini dell’amministrazione personale dei Dirigenti del Paradiso, ci troviamo di fronte ad una crescente incapacità di effettuare i calcoli secondo gli standard stabiliti e l’esperienza acquisita in connessione con osservazioni riguardanti esclusivamente i fenomeni fisici dei sistemi astronomici vicini. Anche nei regni dei sette superuniversi noi viviamo in mezzo alle azioni della forza ed alle reazioni dell’energia che pervadono tutti i nostri domini e si estendono in equilibrio unificato fino a tutte le regioni dello spazio esterno.

Più ci allontaniamo, più incontriamo con certezza quei fenomeni variabili ed imprevedibili che sono così infallibilmente caratteristici delle insondabili dimostrazioni di presenza degli Assoluti e delle Deità esperienziali. Questi fenomeni devono essere indicativi di un supercontrollo universale di tutte le cose.

Il superuniverso di Orvonton sembra attualmente scaricarsi; gli universi esterni sembra stiano accumulando energia in vista di attività future senza precedenti; l’universo centrale di Havona è eternamente stabilizzato. La gravità e l’assenza di calore (il freddo) organizzano e tengono insieme la materia; il calore e l’antigravità disgregano la materia e dissipano l’energia. I direttori di potere e gli organizzatori di forza viventi sono il segreto del controllo speciale e della direzione intelligente delle incessanti metamorfosi nel corso delle quali si fanno, si disfanno e si rifanno gli universi. Le nebulose possono disperdersi, i soli consumarsi, i sistemi scomparire ed i pianeti perire, ma gli universi non si esauriscono.

1. I LIVELLI DI SPAZIO DELL’UNIVERSO MAESTRO

L’universo degli universi non è né un piano infinito, né un cubo illimitato, né un cerchio senza confini; esso ha certamente delle dimensioni. Le leggi dell’organizzazione e dell’amministrazione fisica provano in maniera conclusiva che tutta questa vasta aggregazione di forza-energia e di materia-potere funziona in definitiva come un’unità di spazio, come un insieme organizzato e coordinato. Il comportamento osservabile della creazione materiale costituisce la prova che esiste un universo fisico con limiti definiti. La prova decisiva che l’universo è circolare e delimitato è fornita dal fatto, a noi ben noto, che tutte le forme d’energia basilare girano sempre sulla traiettoria curva dei livelli spaziali dell’universo maestro in obbedienza all’attrazione incessante ed assoluta della gravità del Paradiso.

I livelli di spazio dell’universo maestro che si susseguono costituiscono le divisioni maggiori dello spazio penetrato—la creazione totale, organizzata e parzialmente abitata o in attesa di essere organizzata ed abitata. Se l’universo maestro non fosse una serie di livelli di spazio ellittici di minor resistenza al movimento, alternantisi con zone di relativa quiete, noi riteniamo che si potrebbero osservare delle energie cosmiche sfrecciare in una direzione infinita, in linea diretta nello spazio senza sentieri. Ma non troviamo mai forza, energia o materia che si comporti in questo modo; esse girano, ruotano sempre in avanti lungo le traiettorie dei grandi circuiti dello spazio.

Procedendo dal Paradiso verso l’esterno attraverso l’estensione orizzontale dello spazio penetrato, l’universo maestro esiste in sei ellissi concentriche, i livelli di spazio che circondano l’Isola centrale:
1. L’universo centrale—Havona.
2. I sette superuniversi.
3. Il primo livello di spazio esterno.
4. Il secondo livello di spazio esterno.
5. Il terzo livello di spazio esterno.
6.Il quarto e più lontano livello di spazio esterno.

Havona, l’universo centrale, non è una creazione del tempo; è un’esistenza eterna. Questo universo senza inizio e senza fine è costituito da un miliardo di sfere di una perfezione sublime ed è circondato dagli enormi corpi oscuri di gravità. Al centro di Havona c’è l’Isola del Paradiso, stazionaria ed assolutamente stabilizzata, circondata dai suoi ventuno satelliti. A causa delle enormi masse circostanti dei corpi oscuri di gravità situati ai margini dell’universo centrale, la quantità di massa di questa creazione centrale oltrepassa considerevolmente la massa totale conosciuta di tutti e sette i settori del grande universo.
Il sistema Paradiso-Havona, l’universo eterno che circonda l’Isola eterna, costituisce il nucleo perfetto ed eterno dell’universo maestro. Tutti i sette superuniversi e tutte le regioni dello spazio esterno girano su orbite stabilite attorno alla gigantesca aggregazione centrale dei satelliti del Paradiso e delle sfere di Havona.

I sette superuniversi non sono organizzazioni fisiche primarie; in nessun luogo le loro linee di confine dividono una famiglia nebulare, né attraversano un universo locale, un’unità creativa principale. Ogni superuniverso è semplicemente uno spazio geografico che raggruppa approssimativamente un settimo della creazione organizzata e parzialmente abitata posteriore ad Havona, ed ognuno è quasi uguale agli altri per numero di universi locali che contiene e per lo spazio che abbraccia. Nebadon, il vostro universo locale, è una delle creazioni più recenti di Orvonton, il settimo superuniverso.

Il grande universo è la creazione attualmente organizzata ed abitata. Esso si compone dei sette superuniversi, con un potenziale evoluzionario aggregato di circa settemila miliardi di pianeti abitati, senza contare le sfere eterne della creazione centrale. Ma questa stima approssimativa non tiene conto delle sfere architettoniche amministrative, né include i raggruppamenti esterni di universi non organizzati. Il bordo frastagliato attuale del grande universo, la sua periferia disuguale ed incompleta, assieme allo stato enormemente perturbato di tutta la mappa astronomica, suggerisce ai nostri studiosi di stelle che anche i sette superuniversi non sono ancora completati.

Quando ci muoviamo dall’interno, dal centro divino, verso l’esterno in una qualsiasi direzione, finiamo per arrivare ai limiti esterni della creazione organizzata ed abitata; andiamo verso i confini esterni del grande universo. Ed è vicino a questo margine esterno, in un angolo lontano di questa stupenda creazione, che ha la sua movimentata esistenza il vostro universo locale.

I livelli di spazio esterno. Lontano nello spazio, ad una distanza enorme dai sette superuniversi abitati, si stanno radunando circuiti di forza e di energie in fase di materializzazione vasti ed incredibilmente stupefacenti. Tra i circuiti di energia dei sette superuniversi e questa gigantesca cintura esterna di attività di forza, c’è una zona di spazio di relativa quiete, la cui larghezza varia ma che è mediamente di circa quattrocentomila anni luce.

Queste zone di spazio sono libere da polvere stellare—da nebbia cosmica. I nostri studiosi di questi fenomeni sono incerti circa l’esatta condizione delle forze spaziali esistenti in questa zona di relativa quiete che circonda i sette superuniversi. Ma a circa mezzo milione di anni luce oltre la periferia del grande universo attuale noi osserviamo gli inizi di una zona di attività energetica incredibile, che aumenta di volume e d’intensità per oltre venticinque milioni di anni luce. Queste enormi ruote di forze energetiche sono situate nel primo livello di spazio esterno, una cintura continua di attività cosmica che circonda l’intera creazione conosciuta, organizzata ed abitata.

Attività ancora maggiori avvengono al di là di queste regioni, perché i fisici di Uversa hanno scorto segnali premonitori di manifestazioni di forza a più di cinquanta milioni di anni luce oltre le zone più lontane dei fenomeni del primo livello di spazio esterno. Queste attività presagiscono indubbiamente l’organizzazione delle creazioni materiali del secondo livello di spazio esterno dell’universo maestro.

L’universo centrale è la creazione dell’eternità; i sette superuniversi sono le creazioni del tempo; i quattro livelli di spazio esterno sono indubbiamente destinati ad eventuare ed evolvere l’ultimità della creazione. E c’è chi ritiene che l’Infinito non potrà mai raggiungere la sua piena espressione al di fuori dell’infinità. Perciò costoro formulano l’ipotesi di una creazione addizionale e non rivelata oltre il quarto e più esterno livello di spazio, un possibile universo d’infinità in continua espansione e senza fine. In teoria noi non sappiamo come delimitare né l’infinità del Creatore né l’infinità potenziale della creazione, ma così come esiste ed è amministrato, noi riteniamo che l’universo maestro abbia dei limiti, che sia cioè nettamente delimitato e circoscritto nei suoi confini esterni dallo spazio aperto.

7. VERITÀ E BELLEZZA DIVINE

Ogni conoscenza finita ed ogni comprensione da parte della creatura sono relative. Le informazioni e le notizie, raccolte anche da fonti elevate, sono solo relativamente complete, localmente esatte e personalmente vere.
I fatti fisici sono abbastanza uniformi, ma la verità è un fattore vivente e flessibile nella filosofia dell’universo. Le personalità in evoluzione sono solo parzialmente sagge e relativamente veridiche nelle loro comunicazioni. Esse possono essere sicure soltanto fin dove si estende la loro esperienza personale. Ciò che può sembrare totalmente vero in un luogo può essere solo relativamente vero in un altro segmento della creazione.

La verità divina, la verità finale, è uniforme ed universale, ma la storia delle cose spirituali, qual è raccontata da numerosi individui provenienti da sfere diverse, può talvolta variare nei dettagli a causa di questa relatività nella completezza della conoscenza e nella pienezza dell’esperienza personale, così come nella durata e nell’ampiezza di quell’esperienza. Mentre le leggi e i decreti, i pensieri ed i comportamenti della Prima Grande Sorgente e Centro sono eternamente, infinitamente ed universalmente veri, allo stesso tempo la loro applicazione ed il loro adattamento ad ogni universo, sistema, mondo ed intelligenza creata, si accordano con i piani e la tecnica dei Figli Creatori che operano nei loro rispettivi universi, così come si armonizzano con i piani e le procedure locali dello Spirito Infinito e di tutte le altre personalità celesti associate.

La falsa scienza del materialismo condannerebbe l’uomo mortale a divenire un proscritto nell’universo. Una tale conoscenza parziale è potenzialmente maligna; è una conoscenza composta sia dal bene che dal male. La verità è bella perché è a suo tempo completa e simmetrica. Quando l’uomo cerca la verità, persegue ciò che è divinamente reale.
I filosofi commettono il loro più grave errore quando si smarriscono nei sofismi dell’astrazione, nella pratica di focalizzare l’attenzione su un solo aspetto della realtà, per poi dichiarare che questo aspetto isolato è la verità totale. Il filosofo saggio cercherà sempre il disegno creativo che sta dietro e che preesiste a tutti i fenomeni dell’universo. Il pensiero creatore precede invariabilmente l’azione creativa.

L’autocoscienza intellettuale può scoprire la bellezza della verità, la sua qualità spirituale, non solo con la coerenza filosofica dei suoi concetti, ma più certamente e sicuramente attraverso la risposta infallibile dello Spirito della Verità sempre presente. La felicità è il risultato del riconoscimento della verità, perché questa può essere tradotta in pratica; può essere vissuta. La delusione e la tristezza seguono l’errore perché, non essendo esso una realtà, non può essere realizzato nell’esperienza. La verità divina è meglio riconosciuta per la sua fragranza spirituale.

La ricerca eterna è quella dell’unificazione, della coesione divina. L’immenso universo fisico trova coesione nell’Isola del Paradiso; l’universo intellettuale trova coesione nel Dio della mente, l’Attore Congiunto; l’universo spirituale trova coesione nella personalità del Figlio Eterno. Ma il mortale isolato del tempo e dello spazio trova la propria coesione in Dio il Padre tramite la relazione diretta tra l’Aggiustatore di Pensiero interiore ed il Padre Universale.

L’Aggiustatore dell’uomo è un frammento di Dio e cerca perennemente l’unificazione divina; egli trova coesione con la Deità paradisiaca della Prima Sorgente e Centro ed in essa.

Il discernimento della bellezza suprema è la scoperta e l’integrazione della realtà: il discernimento della bontà divina nella verità eterna, che è la definitiva bellezza. Anche il fascino dell’arte umana risiede nell’armonia della sua unità.

Il grande errore della religione ebraica fu quello di non riuscire ad associare la bontà di Dio con le effettive verità della scienza e con l’affascinante bellezza dell’arte. Via via che la civiltà progrediva e la religione continuava nella stessa direzione poco saggia di enfatizzare eccessivamente la bontà di Dio con la relativa esclusione della verità e trascurando la bellezza, si sviluppò una crescente tendenza in certi tipi di uomini ad allontanarsi dal concetto astratto e dissociato della bontà isolata. La moralità della religione moderna troppo enfatizzata ed isolata, che non riesce a conservare la devozione e la fedeltà di molti uomini del ventesimo secolo, si riabiliterebbe se, oltre ai suoi precetti morali, attribuisse pari considerazione alle verità della scienza, della filosofia, dell’esperienza spirituale ed alle bellezze della creazione fisica, al fascino dell’arte intellettuale ed alla grandezza del conseguimento di un autentico carattere.

La sfida religiosa della presente era è rivolta a quegli uomini e a quelle donne previdenti, lungimiranti e dotati d’intuizione spirituale, che oseranno costruire una nuova ed attraente filosofia di vita tratta dai moderni concetti ampliati e mirabilmente integrati della verità cosmica, della bellezza universale e della bontà divina. Una tale nuova e retta visione della moralità attirerà tutto ciò che è buono nella mente dell’uomo e sfiderà quanto c’è di migliore nell’anima umana. Verità, bellezza e bontà sono realtà divine, e via via che l’uomo ascende la scala della vita spirituale, queste qualità supreme dell’Eterno divengono sempre più coordinate ed unificate in Dio, che è amore.

Ogni verità—materiale, filosofica o spirituale—è allo stesso tempo bella e buona. Ogni bellezza reale—arte materiale o simmetria spirituale—è allo stesso tempo vera e buona. Ogni bontà autentica—si tratti della moralità personale, dell’equità sociale o del ministero divino—è ugualmente vera e bella. Salute fisica, salute mentale e felicità sono integrazioni della verità, della bellezza e della bontà in quanto sono fuse nell’esperienza umana. Questi livelli di vita efficiente si raggiungono mediante l’unificazione di sistemi d’energia, di sistemi d’idee e di sistemi di spirito.

La verità è coerente, la bellezza è attraente, la bontà è stabilizzante. E quando questi valori di ciò che è reale sono coordinati nell’esperienza personale, il risultato è un’alta qualità d’amore condizionato dalla saggezza e qualificato dalla fedeltà. Il vero scopo di tutta l’educazione nell’universo è di realizzare la migliore coordinazione dei figli isolati dei mondi con le realtà più grandi della loro crescente esperienza. La realtà è finita a livello umano, è infinita ed eterna ai livelli più elevati e divini.

L'aggiustatore di pensiero: il dono di Dio, da il “Libro di Urantia” ultima modifica: 2008-11-07T20:14:35+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)