Emozioni negative e ricordo di Sé

stresslavoropadre300x30Per mezzo del ricordo di sé si prende atto del proprio stato di addormentamento, si guadagna energia utile per il lavoro successivo, si sviluppa la forza di volontà, si acquisisce la capacità di essere presenti in corrispondenza di determinati eventi e, a livello alchemico, si costruiscono i corpi sottili, fra cui il più importante è il corpo dell’anima.

Ma il ricordo di sé è solo una parte del lavoro. Per costruirsi un corpo immortale in grado si ospitare il Sé è indispensabile lavorare assiduamente su più fronti contemporaneamente. La parte più consistente e più difficile del lavoro va compiuta sull’immaginazione negativa e sulle emozioni negative. Sia ben chiaro che lo stato di risveglio è uno stato « emozionale superiore », non mentale. La costruzione del corpo per l’anima e la conseguente apertura del Cuore sono fatti che concernono le emozioni superiori, cioè la capacità dell’uomo di guardare il mondo attraverso le emozioni superiori anziché attraverso le emozioni negative, e quindi di cogliere il Vero e il Bello. Il corpo dell’anima è costituito di emozioni superiori e ci permetterà di vedere il mondo attraverso tali emozioni.

La nostra macchina biologica è invece costituita di immaginazione negativa ed emozioni negative e ci costringe a vedere il mondo attraverso di esse. Le emozioni superiori – e quindi il « corpo di gloria » – si sviluppano in due modi:

  • a) per mezzo del NUTRIMENTO che ci viene dalle cose belle che già adesso siamo in grado di vedere intorno a noi e che ci provocano emozioni superiori. Non dobbiamo farci sfuggire nessuna occasione per cogliere più Bellezza che possiamo e per emozionarci di fronte a questa Bellezza: si va dalle manifestazioni artistiche agli eventi quotidiani che possono commuoverci. Dobbiamo educarci al Bello ponendo l’attenzione sul Bello che gli altri uomini manifestano. La percezione del Bello in una cosa o in una situazione provoca emozioni superiori: amore, compassione, tenerezza, perdono, … coltivare queste emozioni è il metodo più rapido e sicuro per costruire il corpo dell’anima.
  • b) attraverso un lavoro alchemico mirato sulle emozioni negative. I due metodi sono complementari e indispensabili entrambi: si lavora simultaneamente sul ravvivare e incrementare le emozioni superiori che già siamo in grado di provare e sulla trasmutazione di quelle negative che ci impediscono di cogliere la realtà per come è intrappolandoci nell’illusione.

Si tenga ben presente che il lavoro su immaginazione ed emozioni negative deve iniziare parallelamente agli esercizi sul ricordo di sé.

L’immaginazione negativa e le emozioni negative ci fanno perdere consistenti quantità di energia. Se non possediamo una sufficiente quantità di energia il ricordo di sé ci appare impossibile; esso infatti comporta un enorme dispendio di energie. Allo stesso tempo il riuscire a essere presenti – anche se non è ancora il vero ricordo di sé – ci permette di guadagnare energia. Se però dovessimo procedere con il lavoro sul ricordo di sé senza aggiungere un parallelo lavoro su immaginazione negativa ed emozioni negative, perderemmo in queste manifestazioni tutta l’energia guadagnata grazie ai momenti di ricordo. Un’arrabbiatura di qualche minuto, o qualche ora di depressione, possono far perdere la quantità di energia accumulata in settimane di sforzi per rimanere svegli.

La manifestazione senza controllo di emozioni negative fa subire un crollo alla frequenza delle nostre vibrazioni, ci scarica energeticamente e avvelena le nostre cellule anziché favorirne la trasmutazione. Se non lavoriamo su di esse non facciamo altro che versare acqua in uno scolapasta e ci troviamo continuamente al punto di partenza. Inoltre l’energia acquisita nei momenti in cui ci ricordiamo di noi tende a seguire spontaneamente la linea di minor resistenza e va a rafforzare i vecchi schemi mentali e le vecchie emozioni negative della macchina, quindi, se entrambi non vengono sorvegliati fin dal primo momento, le nostre paure, le nostre rabbie e i nostri pregiudizi diventano sempre meno gestibili e il nostro stato diviene più penoso di quello da cui siamo partiti.

Per inciso è utile rammentare – e non lo si rammenta mai abbastanza – che le pratiche di meditazione o di ricordo di sé non costituiscono di per sé stesse il lavoro di risveglio, e possono divenire pericolose quando non vengono inserite in un contesto di lavoro su di sé globale: l’energia che l’individuo accumula meditando o ricordandosi di sé scorre nei vecchi schemi mentali e nei vecchi schemi emotivi, peggiorando la sua situazione. Simili sono le conseguenze della recitazione di mantra: tale pratica, se non accompagnata da un lavoro di risveglio a 360 gradi, può portare a una tranquillità di natura ipnotica, che è esattamente il contrario di ciò che vorremmo ottenere. Non ci si lasci quindi ingannare dalle condizioni estatiche o dalle ‘visioni’ a carattere mistico che il persistere su alcune tecniche a volte provoca, perché tali manifestazioni quasi mai coincidono con un effettivo risveglio.

Un nuovo ambiente mentale
Le emozioni negative più comuni sono: rabbia, desiderio di vendetta, odio, invidia, ogni forma di gelosia, senso di colpa, depressione, frustrazione, lamentela, critica, nostalgia, malinconia, paura, ansia, dispiacere, senso di inadeguatezza, senso del possesso, senso di attaccamento alle cose e alle persone, tutti i generi di fastidio: verso chi non la pensa in modo giusto, verso chi non si comporta in modo giusto, ecc. Il lavoro sulle emozioni negative inizialmente è un lavoro mentale. Noi infatti proviamo emozioni negative perché le giustifichiamo mentalmente e quindi, per fare un buon lavoro, dobbiamo rivedere il nostro vecchio modo di ragionare. Di norma pensiamo che in certe occasioni sia giusto infastidirsi o arrabbiarsi, oppure provare ansia o essere depressi. La giustificazione di tali emozioni è radicata nel nostro inconscio, per cui esse possono ormai esprimersi meccanicamente senza dover affrontare alcun freno cosciente da parte dell’individuo. Gli unici freni alle emozioni negative sono quelli imposti dalla società, quindi non sono voluti, ma sono anch’essi divenuti inconsci e dunque meccanici. Pertanto quando esprimiamo le emozioni più ‘basse’, così come quando le reprimiamo, tutto avviene meccanicamente.

La fase più importante del lavoro consiste nel convincere prima la mente conscia poi quella inconscia che le emozioni negative non hanno alcuna giustificazione. La mente giustifica le emozioni e le tiene vive, quindi sulla mente bisogna lavorare affinché si crei un « ambiente mentale » in cui le emozioni negative appaiono per quello che sono. Esse da un lato sono manifestazioni che ci sottraggono energia e ci fanno soffrire – se le consideriamo inevitabili e lasciamo che abbiano il sopravvento – dall’altro lato sono strumenti indispensabili alla nostra trasformazione – se cominciamo a osservarle e a lavorarci nel modo corretto. Vedremo più avanti quanto esse in realtà siano elementi insostituibili del nostro lavoro e non vadano quindi ritenute difetti della persona o manifestazioni sbagliate. Se esse esistono in noi c’è un motivo, non vanno perciò mai né represse né eliminate. Esse rappresentano la fondamentale sostanza da cui ricaviamo le emozioni superiori e, di conseguenza, il nostro nuovo corpo. Ma per ora è bene aver chiaro quanto risulti dannoso giustificarle e appoggiarle.

Si lavora a partire dalla mente conscia introducendo le nuove idee che vengono trattate in questo sistema di pensiero. Abituandosi a pensare in maniera differente si creano nuovi schemi di pensiero nel corpo mentale e questo fa sì che in seguito questi nuovi schemi diventino a loro volta inconsci e prendano il posto di quelli vecchi. Lo scopo di questo lavoro è fare in modo che al nascere dell’emozione negativa una parte della nostra coscienza non si identifichi completamente con essa, ma si ricordi di sé e assuma immediatamente il controllo della situazione cercando di opporre resistenza ai pensieri negativi che inevitabilmente accompagnano tale emozione, e tentando di non lasciarsi coinvolgere integralmente da essa. L’attrito che viene a crearsi durante questi tentativi di opporsi alla meccanicità consente la fabbricazione del corpo dell’anima.

Il passo successivo sarà non provare più emozioni negative e percepire tutto direttamente attraverso le emozioni superiori.

In questo modo i fatti del mondo che attraverso i vecchi schemi di pensiero venivano percepiti come brutti, dai nuovi schemi dell’anima vengono immediatamente percepiti per quello che realmente sono oltre l’illusione: Bellezza allo stato puro.

Qualcuno potrebbe chiedersi: “Chi ci garantisce che non stiamo solo sostituendo vecchi meccanismi con nuovi meccanismi – come accade nell’ipnosi, nella programmazione mentale o nel pensiero positivo – e che in tutto questo l’anima c’entri veramente qualcosa?” Rispondiamo che il nostro è un lavoro COSCIENTE e VOLONTARIO; questo significa che per ottenere un cambiamento stiamo operando uno sforzo cosciente andando contro qualcosa che è MECCANICO e INVOLONTARIO.

Se noi utilizziamo una qualsiasi forma di programmazione mentale alla fine del nostro lavoro rimaniamo addormentati esattamente come prima, con la sola differenza che adesso siamo schiavi di meccanismi differenti da quelli precedenti. Con il risveglio invece noi diventiamo liberi di provare le emozioni che vogliamo e di pensare ciò che vogliamo: vediamo la realtà sottostante l’illusione e di conseguenza possiamo scegliere se arrabbiarci oppure no; ma fino a quando non vediamo la realtà siamo costretti ad arrabbiarci senza alcuna possibilità di scelta. Deve esser chiaro che la differenza non sta nell’assumere un comportamento ‘buono’ piuttosto che uno ‘cattivo’ – rimanendo sempre limitati alla sfera della macchina biologica – bensì nel vedere o non vedere cosa sta accadendo realmente, e nella libertà di agire come più ci pare, magari anche con lo stesso comportamento di prima!

Psicoanalisi, pensiero positivo, ipnosi, programmazione neurolinguistica e molte altre tecniche si limitano ad agire nell’ambito della nostra macchina, permettendoci di ottenere una macchina che ci piace di più o che ci è più utile nella vita sociale, ma non agiscono ‘alla radice’, non ci consentono di traslare il nostro centro di consapevolezza dalla macchina biologica all’anima e non ci dischiudono la verità oltre le apparenze. Quando va bene ottengono come risultato la creazione di una prigione un po’ più confortevole per noi e per chi ci circonda. Un’altra frequente domanda è: “Tutta la gioia e l’amore che si provano in questo nuovo stato non potrebbero essere frutto di un forte autoconvincimento che impedisce di vedere la vita con tutte le sue reali sofferenze? Non è forse un modo per fuggire alla vita entrando in un delirio di beatitudine allucinatoria?”.

Chi pone questa domanda lo fa da uno stato di coscienza diverso da quello risvegliato. Quando si è ancora identificati con la macchina può sorgere la paura di divenire vittime di un lavaggio del cervello di natura tale da annullare anche solo la possibilità del dubbio circa la veridicità del nuovo stato di coscienza. Ma questa paura può sorgere unicamente in un individuo che è ancora identificato con la sua mente e che immagina lo stato risvegliato come un ‘diverso stato della mente’, non come uno stato « sovramentale ». Nello stato risvegliato si guarda a partire dall’anima e si vede la propria mente dal di fuori, la si guarda mentre lavora e pensa; è qualcosa di totalmente diverso da ogni fenomeno possiamo immaginare adesso utilizzando la nostra mente. Se lo si immagina unicamente come un differente stato della propria mente, magari più gioioso e rilassato, allora non si è capito nulla, e possono ancora sorgere domande come la precedente. Ma quando si è in quello stato si può solo ridere di tali domande!

Perché le emozioni negative non sono giustificabili e vanno trasformate?

a) Le emozioni negative nascono dall’incapacità di vedere quello che veramente accade nel mondo intorno a noi; se noi vedessimo la realtà non proveremmo mai emozioni negative. Inoltre la loro manifestazione incontrollata le rende più forti e aumenta questa incapacità di vedere innescando un circolo vizioso: più siamo depressi, più vediamo il mondo brutto, più lo vediamo brutto più ci deprimiamo. Noi crediamo che un evento esterno oggettivo causi il nostro fastidio, invece sono i vecchi schemi di pensiero che abbiamo dentro – i pregiudizi sulla realtà – a farci vedere un determinato evento così come lo vediamo; e un evento visto dall’interno degli schemi di pensiero della macchina risulta completamente falsato.

Tutti i Maestri risvegliati affermano che il mondo è Bello. Essi vivono in un costante stato di Gioia dovuto a un senso di innamoramento per la vita che li pervade in maniera stabile. Se noi viviamo nella sofferenza anziché nella Gioia ciò è dovuto alla cronica incapacità della macchina di percepire la Bellezza della realtà. Siamo ciechi. Non abbiamo occhi per vedere. Quest’affermazione deve entrare a far parte del nostro intero essere. Non siamo in grado di vedere cosa sta accadendo, quindi ogni nostra opinione sul mondo è allucinata già alla radice. I meccanismi della macchina ci impediscono SEMPRE di vedere la realtà, e ogni emozione negativa aggiunge un velo ulteriore, perché rafforza la nostra fede nella veridicità dell’allucinazione che abbiamo sotto gli occhi, immergendoci in un circolo vizioso di falsità.
Gesù chiamava la nostra dimensione il “mondo della menzogna”, Budda la definiva l’illusione, nella tradizione indù si parla di Maya.

Riportiamo un esempio: un uomo ruba il portafoglio a un altro. Non è vero, non è mai successo, su questo pianeta nessuno può rubare qualcosa a qualcuno; in realtà sta accadendo tutt’altro, ma dall’interno dei nostri schemi mentali potremmo giurare di vedere un uomo che ruba il portafoglio a un altro. L’illusorietà di quanto percepiamo è un concetto difficile da afferrare per chi è sempre vissuto in un’allucinazione, perché l’allucinazione è consensuale, cioè tutti la condividono e la confermano. Ma chi è uscito dall’allucinazione vede con certezza che nessuno può rubare portafogli. A livello fisico si muovono certe energie, quindi quell’uomo sta effettivamente compiendo quell’azione, ma non ha niente a che vedere col rubare qualcosa a qualcuno. Lo stesso vale per l’omicidio: due uomini compiono delle azioni uno rispetto all’altro, ma il fatto che uno abbia ucciso l’altro è un’invenzione della nostra macchina, un’interpretazione fornita dai nostri meccanismi condizionati, dai nostri pregiudizi mentali. Sulla Terra non è mai accaduto che qualcuno uccidesse qualcun altro!

Approfondiamo questo primo punto perché è quello fondamentale. Ci accade un evento: qualcuno fa un’affermazione dispregiativa nei nostri confronti. Noi non possiamo ancora usare il Cuore per vedere cosa è accaduto realmente perché non siamo identificati con il sé, l’anima, pertanto la nostra macchina interpreta l’evento secondo i suoi schemi meccanici: “Mi hanno insultato”. L’interpretazione mentale della macchina ci fa provare un’emozione negativa: ci arrabbiamo. L’emozione negativa abbassa la frequenza delle nostre vibrazioni – cioè aggiunge un ulteriore velo all’illusione – e ci rende ancor più distanti dalla realtà. Meno vediamo, più tutto diventa allucinato, quindi rispondiamo all’insulto… l’altra persona si esaspera ulteriormente… e poi si arriva alle grida e alla rissa in una spirale discendente.

Diventa più chiaro adesso perché si è detto che il lavoro va inizialmente condotto sulla mente. Il processo di alterazione della realtà inizia sempre da una interpretazione errata da parte della mente della macchina, e avviene inconsciamente, cioè prima che la nostra parte conscia abbia il tempo di intervenire in qualsiasi modo. Al fine di imparare a cogliere la realtà attraverso emozioni superiori il lavoro più arduo va compiuto prima a livello della mente cercando di convincere la personalità che allo stato attuale non è in grado di conoscere nulla circa gli eventi che le accadono.

b) Le emozioni negative ci privano dell’energia necessaria al risveglio. Praticando gli esercizi per il ricordo di sé ci accorgiamo presto che per risvegliarsi occorrono grandi quantità di energia, perché si tratta di mantenere un livello di attenzione elevatissimo e, soprattutto, di costruire un nuovo corpo con le nostre stesse forze. Il motivo per cui a volte il ricordo di sé sembra impossibile è proprio la mancanza di energia. Se avessimo più energia potremmo fare più sforzi per ricordarci di noi, e questo ci sveglierebbe alle dimensioni superiori e costruirebbe il nostro corpo dell’anima. La lamentela, le arrabbiature, il nervosismo, il fastidio verso cose o persone, il continuo dialogo interiore della mente, scaricano all’esterno la preziosa energia che invece dovremmo utilizzare per la nostra trasformazione.

Se l’obiettivo ci appare inarrivabile il motivo è che manifestiamo emozioni negative e ci perdiamo nell’immaginazione negativa.

c) Le emozioni negative, così come gli schemi di pensiero che ne sono all’origine e che le giustificano, non appartengono a noi: sono fenomeni esterni a noi. L’anima utilizza una macchina biologica, la quale ha un suo modo di pensare circa il mondo e di conseguenza prova certe emozioni… ma tutto ciò non siamo noi. Noi non siamo la nostra macchina, bensì un’anima che attualmente è identificata con una macchina. L’anima è identificata con la macchina perché attualmente non possiede un altro corpo attraverso cui manifestarsi. Noi possiamo costruirle questo corpo utilizzando e trasformando gli elementi stessi della macchina.

Inoltre ciò che costituisce la macchina con cui siamo identificati è materiale preso dal pianeta, materiale che la macchina attira a sé per « simpatia vibratoria ». Essa entra continuamente in risonanza con pensieri ed emozioni che attraversano l’atmosfera del pianeta. Quando noi proviamo un’emozione negativa ci stiamo stupidamente identificando con oggetti emotivi che passano nell’aria e che la nostra mente ha attratto a sé e ha fatto suoi. Se la nostra mente pensasse in maniera corretta, al sopraggiungere di un certo pensiero e di una certa emozione non li giustificherebbe, ma li riconoscerebbe come oggetti di passaggio inutili e assurdi e non si identificherebbe con essi. Invece la nostra mente è convinta che quelle emozioni siano sue, che sia giusto provarle e che non esista modo per smettere di provarle!

L’emozione negativa che viaggia nell’aria è solo una vibrazione con una certa frequenza, non un pensiero definito, già formato. Per esempio, mentre siamo in coda alla posta nell’atmosfera girano determinate vibrazioni di bassa natura emanate dalle altre persone in coda che si lamentano. Ammettiamo che si lamentino perché stanno pagando bollette troppo care, ma noi non ci sentiamo minimamente coinvolti perché non dobbiamo pagare delle bollette. Tali vibrazioni investono comunque la nostra macchina. Se ci arrivasse un pensiero di lamentela rivolto in modo specifico alle bollette noi lo riconosceremmo subito come non nostro e lo scacceremmo, perché in tal caso ci accorgeremmo di non avere nessun motivo razionale per lamentarci. Il problema è che arriva solo una vibrazione, non un pensiero già costruito, e tale vibrazione entra in risonanza con una vibrazione corrispondente che si trova già fra i nostri meccanismi, cioè qualcosa che ci appartiene.

Se già in partenza all’interno della nostra macchina non esistesse alcuna tendenza verso queste manifestazioni basse, non attireremmo più emozioni e pensieri di natura bassa.

Ma se noi solitamente ci lamentiamo del governo, o dell’ economia mondiale, possediamo comunque la vibrazione della lamentela già dentro di noi, quindi entriamo in risonanza con quella vibrazione di lamentela che c’è in coda alla posta, con la sola differenza che noi cominceremo a costruire pensieri di lamentela circa il governo, non circa le bollette troppo care, e a provare emozioni negative conseguenti a quel pensiero. In questo modo, anche se tali basse vibrazioni sono oggetti estranei a noi, noi non li riconosciamo come estranei, perché li coloriamo con la nostra personale sfumatura di pensiero (il governo, piuttosto che l’economia, la guerra o la pettinatura del nostro partner), dunque li riteniamo nostri e li alimentiamo rimuginandoli a lungo.

L’emozione negativa è un’energia dotata di una certa frequenza piuttosto bassa che entra nella nostra macchina seguendo la « linea di minor resistenza » che qui trova, cioè seguendo il canale più largo che si è formato in noi grazie alle nostre abitudini di pensiero. Lavorando assiduamente su pensieri ed emozioni negative facciamo sì che anche le tendenze interiori che già sono radicate dentro di noi (per cause genetiche e abitudini socio-ambientali) con il tempo si affievoliscano, fino a scomparire. Evitando di alimentarle a ogni occasione esse infatti progressivamente muoiono per mancanza di cibo.

d) Le emozioni negative vanno a inquinare il piano emotivo del pianeta, e contemporaneamente gli schemi di pensiero che le sottendono vanno a inquinare il piano mentale del pianeta. Ogni volta che ci abbandoniamo a una emozione negativa danneggiamo tutti gli abitanti del pianeta, i quali grazie a noi troveranno più facile arrabbiarsi, lamentarsi o sentirsi frustrati. Chi causa l’odio e la guerra nel mondo? Noi, ogni volta che siamo in guerra con qualcuno e proviamo odio. Vogliamo la pace ma lavoriamo in maniera sistematica contro la pace tutte le volte che durante il giorno critichiamo il comportamento di qualcuno… compreso il comportamento di chi fa la guerra. Le nostre critiche e i nostri bisticci coi parenti si riverberano nell’atmosfera emotiva del pianeta e vanno a inasprire i conflitti che già ci sono in tutto il mondo.

Guerra, sfruttamento e prevaricazione che sono dentro di noi sono la causa degli stessi fenomeni a livello planetario. Se da qualche parte ci sono dei bambini costretti a lavorare dodici ore al giorno i responsabili siamo proprio noi… si… proprio noi che abbiamo firmato la petizione contro lo sfruttamento minorile operato dalle multinazionali e poi riempiamo l’atmosfera di escrementi provando emozioni negative alla vista di un certo uomo politico o di un certo nostro parente. Inquiniamo la stessa atmosfera emotiva e la stessa atmosfera mentale in cui crescono le nuove generazioni di bambini, i quali dopo pochi anni sono già pieni di emozioni negative e pensieri di una banalità e di una uniformità sconcertanti. Fino a quando emetteremo anche una sola emozione negativa saremo corresponsabili dell’odio fra ebrei e palestinesi così come del terrorismo internazionale, il quale si alimenta proprio grazie al nostro contributo. Si sta parlando di un fenomeno perfettamente fisico, non morale.

e) Le emozioni negative e gli schemi di pensiero che le sottendono – la separatività, la competitività, il senso di inadeguatezza – servono da nutrimento alle entità che si trovano sugli altri piani del globo terrestre. Abbiamo appena parlato di inquinamento emotivo e mentale causato dalle vibrazioni emotive e mentali emesse dalle macchine umane, che vanno a unirsi a quelle che già appestano l’atmosfera e poi ricadono sugli uomini stessi. Accenniamo adesso ai defunti che abitano i piani sottili del pianeta. Ebbene questi defunti solitamente si aggirano intorno a noi, si nutrono delle nostre emanazioni più basse e fanno di tutto perché noi ne emettiamo sempre di più influenzando il nostro comportamento. Questo nutrimento non è per nulla metaforico, ma è reale e tangibile per chiunque sia chiaroveggente. Uguale condotta segue un altro genere di entità, ancora più pericoloso: i diavoli, cioè gli esseri della divisione. Anche queste entità vivono nutrendosi di ogni nostro pensiero separativo e di ogni nostra emozione negativa. All’inizio essi si precipitano su di noi non appena cominciamo a emettere rabbia, odio, depressione, frustrazione e così via, succhiando letteralmente la vibrazione da noi emessa e ingrassandosi di essa. Ma dopo breve essi ci circondano quotidianamente, entrano in simbiosi con noi, tanto che a un certo punto noi viviamo solo per fornire cibo a loro. Ci spingono a emettere vibrazioni sempre più basse e in numero sempre maggiore, perché tali vibrazioni per loro sono di importanza vitale.

Non stiamo ancora parlando di casi di completa possessione da parte di entità dei piani più sottili – sebbene anche questo sia un fenomeno frequente – ma della situazione in cui ognuno di noi, chi più chi meno, agisce quotidianamente: siamo circondati da schiere di diavoli che ci spingono alla guerra, all’odio, allo sfruttamento del prossimo. Vorremmo a questo punto far notare che noi non siamo vittime inermi, ma corresponsabili del fatto che essi ci usano come amplificatori di emozioni basse sulla Terra, e lo siamo nella misura in cui diveniamo consapevoli di poterci liberare ma non lo facciamo. In questo particolare periodo storico di risveglio per la Terra e per l’umanità tali entità si organizzano continuamente a livello planetario per impedire con qualsiasi mezzo che gli uomini aprano il proprio Cuore e che smettano così di produrre cibo per loro.

Noi tutti i giorni possiamo scegliere di lavorare consapevolmente su noi stessi, e quindi produrre energia per l’evoluzione della Terra e del Sistema Solare, oppure possiamo scegliere di vivere nella normalità, continuando a fornire energia a queste infime entità. Esattamente come ogni altro essere vivente occupiamo una precisa posizione nella catena evolutiva dell’universo: mangiamo e siamo mangiati. Volenti o nolenti l’energia che produciamo alimenta comunque delle forze superiori a noi che di tale energia si cibano e che grazie a essa crescono. Noi possiamo però decidere la qualità dell’energia prodotta, la quale andrà così ad alimentare certe forze piuttosto che altre, angeli piuttosto che diavoli. (Per saperne di più su queste entità e su come operano rimando all’esauriente articolo “Vendere l’anima al diavolo”).

f) Trasformando le emozioni negative da esse si ricavano le emozioni del Cuore, le emozioni superiori. La trasmutazione delle emozioni negative in emozioni superiori è un raffinato processo alchemico. La vera al-kimiya è il lavoro che l’uomo compie su di sé per costruire il corpo dell’anima trasmutando le emozioni provate dalla macchina da negative in superiori. Per farlo deve essere presente, deve ricordarsi di sé, durante l’espressione delle emozioni negative. Ribadiamo che il nostro nuovo corpo deve essere interamente costruito con le emozioni superiori. Ciò consente di percepire il mondo emozionalmente anziché mentalmente, attraverso le emozioni superiori anziché i vecchi schemi di pensiero e le emozioni negative.

La maggior parte di noi prova già delle emozioni superiori.

Ogni volta che perdoniamo, ci commuoviamo, proviamo amore disinteressato, o compassione (non pietà) siamo nelle emozioni superiori, e questo può accadere perché in realtà il corpo della nostra anima è in una certa misura già sviluppato (in qualcuno molto, in qualcuno quasi per nulla), ma senza un preciso lavoro su di sé questi rimarranno eventi sporadici e fuori dal nostro controllo. Noi vogliamo poter provare gioia quando lo vogliamo, indipendentemente dal mondo esterno, utilizzando le potenzialità del « corpo di gloria » e del suo organo di espressione: il Cuore.

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Emozioni negative e ricordo di Sé ultima modifica: 2011-05-07T10:18:32+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Credo in un'esistenza vera, non limitata al solo mondo materiale. Viviamo in un corpo fisico ma la nostra anima è storica.