Le piramidi? Strumenti musicali – Così i Maya invocavano gli dei

927_YUCATAN_CULLA_DELLA_CIVILTA_MAYA

Yucatan culla della civiltà Maya

In Messico, i gradini venivano costruiti in modo da riprodurre il rumore ritmico delle gocce di pioggia: era un modo per sollecitare l’intervento del dio Chaac in tempi di siccità

Dalla leggendaria torre di Babele ai grattacieli di New York, tutto ciò che l’uomo costruisce in verticale rappresenta una sfida.

Per la civiltà precolombiana dei Maya, l’obiettivo era riuscire a comunicare con dio, ed è per questo che hanno costruito le loro incredibili piramidi.

Secondo una ricerca internazionale pubblicata sul New Scientist, i gradini funzionavano come uno strumento musicale: progettati per provocare la diffrazione del suono dei passi di chi li percorreva, riproducevano un rumore simile a quello delle gocce di pioggia che cadono in una pozzanghera. Destinatario del messaggio musicale il dio della pioggia Chaac, venerato nelle zone del Messico con scarse precipitazioni.

Per capirlo, gli studiosi Jorge Cruz della Professional School of Mechanical and Electrical Engineering di Città del Messico e Nico Declercq del Georgia Institute of Technology negli Stati Uniti hanno confrontato le frequenze sonore che si producono salendo i gradini del Castillo, nel complesso archeologico Maya di Chichen Itza, con quelle della Piramide della Luna a Teotihuacan, nel Messico centrale.

In entrambi i siti hanno registrato i suoni sentiti alla base quando qualcuno sale i gradini, osservando in tutti e due i casi una somiglianza con il rumore e la frequenza delle gocce di pioggia. Secondo i ricercatori, ciò è dovuto alla diffrazione del suono provocata dalle scale, che rompendo l’onda sonora riproducono un effetto simile a quello di un acquazzone.

Sara Ficocelli
repubblica.it

Altro dello stesso argomento

Le piramidi? Strumenti musicali – Così i Maya invocavano gli dei ultima modifica: 2009-09-26T12:08:59+00:00 da Richard
About the Author
Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)