Le ultime dal Sistema Solare

DI MASSIMO SANDAL

Sono giorni storici anche fuori dal nostro pianeta. Negli ultimi giorni tre missioni hanno raggiunto quasi contemporaneamente tre tappe storiche, nel bene o nel male, lungo tutto il Sistema Solare.

MESSENGER in orbita intorno a Mercurio

Dopo un viaggio di quasi 8 miliardi di km, nel quale ha sorvolato due volte Venere tra il 2006 e il 2007, e due volte Mercurio nel 2008, la sonda americana MESSENGER si è inserita in orbita la notte del 18 Marzo alle ore 2.10 italiane. È la prima sonda a orbitare stabilmente intorno al pianeta più vicino al Sole. Mercurio è sempre stato il fratello sfigato nella famiglia del Sistema Solare. Difficilissimo da osservare a causa della sua vicinanza al Sole, venne esplorato precedentemente solo da una sonda, il Mariner 10, che lo sorvolò tre volte nel 1974. Questa riuscì a mapparne solo il 45%, ma bastò perché Mercurio apparisse ben meno suggestivo rispetto ai suoi fratelli rocciosi Venere, Terra o Marte. Superficialmente Mercurio assomiglia fin troppo alla Luna: una sfera piccola, grigia, priva di atmosfera, la cui desolazione è tormentata da milioni di crateri e pianure di lava solidificata. Da lì in poi l’infernale Mercurio, le cui temperature variano da 430 gradi durante il giorno a -170 durante la notte, venne quasi dimenticato.
In realtà il povero Mercurio ha le sue sorprese. Ancora prima dell’era spaziale, il calcolo preciso delle anomalie della sua orbita fu uno dei primi successi della teoria della relatività di Einstein. Mercurio inoltre ha un campo magnetico piuttosto forte, del tutto inatteso e misterioso segno di “vitalità” in un mondo apparentemente fossile. Mercurio è anche molto denso, prova di quello che è il nucleo di ferro fuso più grande, in proporzione, di tutto il Sistema Solare (42% del volume, contro il 17% per la Terra). Le ipotesi per spiegare questa anomalia implicano tre storie diverse. Mercurio potrebbe essersi formato quando il Sole era molto giovane e più caldo di adesso, innalzandone la temperatura a tal punto da far letteralmente evaporare le rocce più leggere. Oppure un antichissimo impatto con un asteroide gigantesco potrebbe averne strappato via gli strati esterni, lasciando solo il nucleo quasi nudo. Infine, secondo alcuni modelli, la dinamica del cosiddetto disco protoplanetario (l’insieme di gas e polveri da cui nacquero -e tuttora nascono – i pianeti intorno alle stelle) potrebbe aver impedito fin dall’inizio che le particelle più leggere potessero condensarsi così vicino al Sole. La risposta che MESSENGER troverà a questa domanda ha implicazioni fondamentali per la teoria della formazione dei sistemi planetari e per la storia del nostro Sistema Solare.

Ultimi tentativi di rianimare il rover Spirit su Marte

Vi ricordate Spirit e Opportunity, i due robot che dal 2004 girano su Marte cercando, tra le altre cose, indizi di un passato ricco di acqua sul pianeta rosso? La loro missione era previsto durasse 90 giorni, e invece ci hanno stupito proseguendo il loro cammino per più di 6 anni: una delle missioni scientifiche in assoluto più di successo mai tentate. Ora la NASA sta cercando disperatamente di rianimare uno dei due rover, ma le speranze sembrano molto scarse. Che qualcosa alla fine andasse storto era inevitabile. Due anni fa Spirit, dopo quasi 8 km a zonzo per Marte, finì intrappolato in una buca piena di sabbia. Tutti i tentativi di farlo uscire sono stati inutili: per un anno Spirit rimase bloccato ma, per il resto, funzionante. In previsione dell’inverno marziano (che dura un anno terrestre), il 30 marzo 2010 Spirit, che funziona a energia solare, venne messo in “stand-by”. Il problema è che Spirit, per rimanere funzionante, ha bisogno di stare “caldo”: i suoi circuiti non possono raffreddarsi oltre 40 gradi sotto zero. Per fare questo i suoi pannelli solari, d’inverno, devono essere orientati sì da catturare il massimo di energia dal debole sole marziano. Purtroppo Spirit, bloccato, non può girarsi “a prendere il sole” e la NASA stima che si sia raffreddato fino a 55 gradi sotto zero durante l’inverno. Per mesi hanno hanno cercato di svegliarlo, senza successo. Gli ingegneri NASA allora hanno aspettato pazientemente fino al solstizio d’estate marziano, questo 10 marzo. A quel punto Spirit riceve il massimo di energia solare e, se i suoi circuiti sono sopravvissuti al gelo, dovrebbe essere in grado di comunicare. Il 15 marzo alla NASA hanno iniziato gli ultimi tentativi di contatto. Se Spirit non risponde entro il mese prossimo, verrà dichiarato ufficialmente “morto”. La missione su Marte tuttavia continua: il robot gemello Opportunity è ancora funzionante e tuttora sta esplorando un altro cratere del pianeta rosso.

New Horizons supera l’orbita di Urano

Immensamente più lontana dal calore del Sole che arroventa Mercurio e che alimenta i robot su Marte, la sonda New Horizons è lanciata verso i gelidi confini del sistema solare. Il 18 Marzo New Horizons ha raggiunto e superato l’orbita di Urano. Benchè il pianeta sia comunque troppo lontano rispetto alla sonda per permetterne l’osservazione, è una tappa simbolica importante. Nessun’altra sonda dopo le missioni Voyager (Voyager 2 raggiunse Urano nel 1986) si era spinta così in là nel Sistema Solare. New Horizons nel 2015 sorvolerà a distanza ravvicinata Plutone, l’ex-nono pianeta del Sistema Solare. Scoperto nel 1930, Plutone venne infatti declassato nel 2008 a “pianeta nano” di fronte alla realizzazione che in realtà è solo un esempio, e neanche il più importante, di oggetto della fascia di Kuiper. Questa fascia è un anello di asteroidi e pianetini che orbitano oltre Nettuno, a circa 6 miliardi di km dal sole. È da 20 a 200 volte più grande della familiare fascia di asteroidi che orbita tra Marte e Giove, ma a causa della sua distanza è conosciuta solo da poco tempo. L’astronomo Gerhard Kuiper predisse infatti l’esistenza di questa fascia già negli anni ’50 , ma oggetti analoghi a Plutone vennero scoperti solo a partire dal 1992. Da quel momento sono stati scoperti centinaia di corpi celesti che orbitano oltre Nettuno, e i confini del Sistema Solare si sono arricchiti di numerose famiglie di corpi celesti. A causa della loro lontananza però sappiamo ancora pochissimo di questi oggetti: finora nessuno è stato visitato da una sonda e New Horizons sarà la prima a incontrarne uno e a fotografarlo.

O forse no. Tritone, satellite di Nettuno, è infatti unico nel Sistema Solare perché ruota “al contrario”, ovvero nel senso opposto rispetto alla rotazione del pianeta. L’unica spiegazione è che Tritone non si sia formato come gli altri satelliti, ma sia stato catturato dalla gravità di Nettuno. Per quel che ne sappiamo, la composizione della superficie di Tritone è sorprendentemente simile a quella stimata per i corpi della fascia di Kuiper. Quando venne incontrato nel 1989 dal Voyager 2, Tritone si rivelò un corpo sorprendentemente interessante e totalmente alieno, con una geologia complessa, vulcani “gelidi” che lanciano colonne di ammoniaca fino a 8 km di altezza e calotte polari rosse di azoto congelato. Possiamo ragionevolmente sperare che Plutone non ci deluderà.

Fonte: http://www.ilpost.it/2011/03/19/le-ultime-dal-sistema-solare/

Le ultime dal Sistema Solare ultima modifica: 2011-03-20T20:14:01+00:00 da Quantico
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