Marte è vivo (bis)

Il Giornale Online

Alla luce delle ultime ricerche che confermano la scoperta della presenza di metano sul pianeta rosso, si deduce che la vita su Marte non è più ormai soltanto una teoria ma una realtà.
Ora bisognerà cercarla. O forse è stata già trovata?
La domanda sorge spontanea. Infatti la notizia non è affatto nuova come ce lo dimostra l’articolo che riproponiamo oggi, redatto dal nostro caro amico Luca Scantamburlo http://www.angelismarriti.it/ in data …. 23 febbraio 2006….. (!)

[u]SEGNI DI FOTOSINTESI CLOROFILLIANA MARZIANA?[/u]

FOTO DI UNA SONDA SPAZIALE STATUNITENSE E DI UNA EUROPEA TESTIMONIEREBBERO
LA PRESENZA DI STRUTTURE VERDI SULLA SUPERFICIE DEL PIANETA ROSSO

di Luca Scantamburlo

Marte, celebre pianeta del Sistema Solare ribattezzato “il Pianeta Rosso” per via della colorazione rossastra della sua superficie (dovuta ad ossidi di ferro) è un pianeta roccioso più piccolo della Terra e dalla tenue atmosfera (circa 7 millibar di pressione e circa 6800 km di diametro). Negli ultimi tempi la sua esplorazione attraverso sonde automatiche, in attesa della costosa ed ardua impresa spaziale con equipaggio umano, non finisce di regalare continue sorprese.

Attorno al pianeta chiamato Lahmu dai Sumeri ed intitolato alla divinità della guerra (Ares per Greci e Marte secondo i latini), orbitano da alcuni anni alcune sonde spaziali americane della NASA e la recente sonda spaziale dell'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea): la Mars Express.

Quest'ultima è salita alla ribalta per aver individuato tracce di formaldeide e metano nell'atmosfera, di origine non vulcanica perché Marte dal punto di vista vulcanologico è attualmente inattivo. Tali tracce sono allora probabilmente da ascriversi a possibile attività batterica, anche coinvolta per esempio in processi di decomposizione organica (vedi annuncio ANSA del febbraio 2005).

La Mars Express ha tuttavia sbalordito ancor di più la comunità scientifica per aver individuato acqua nel sottosuolo (attraverso uno speciale radar realizzato dal team di Giovanni Picardi dell'Università La Sapienza di Roma, radar chiamato MARSIS, Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding Instrument).

L'acqua individuata dalla sonda spaziale europea attraverso la scansione radar da altissima quota, si trova in prossimità del polo nord marziano ad una profondità di circa un chilometro. Essa è allo stato solido: sotto forma di ghiaccio, dunque. Non si esclude che ulteriori scansioni, a profondità maggiori, trovino l'acqua allo stato liquido (vedi notizia ANSA del 30 novembre 2005).

Ma la Mars Espress ha anche mappato tridimensionalmente la superficie di Marte attraverso decine di migliaia di fotografie. Fra queste foto una è davvero intrigante: essa ritrae da alta quota la medesima porzione di terreno già fotografata in precedenza dalla sonda spaziale statunitense Mars Global Surveyor della NASA. Ecco l'immagine americana: illustrazione 1.

[url=http://img514.imageshack.us/img514/9082/nasagusevqn4.jpg]Il Giornale Online[/url]

L'immagine statunitense è color seppia: ma noi sappiamo che Marte è di colore rosso a causa della presenza di ossidi di ferro sulla sua superficie. E' evidente che questa foto è stata ottenuta in falsi colori, o processata in un secondo tempo prima di essere rilasciata al pubblico. Chiediamoci allora: perché non è stata diffusa l'immagine in colori reali? E che cosa può essere quella massa scura diffusa a macchie che ricopre Marte in corrispondenza del cratere Gusev?

Forse un'altra immagine della medesima zona può aiutarci: ecco un ritaglio di immagine di una foto della sonda spaziale Mars Express dell'ESA, realizzata il 16 gennaio 2004 da una quota di 320 km con l'HRSC (High Resolution Stereo Camera), strumento di bordo ad alta risoluzione della Mars Express: illustrazione 2.


Inequivocabile la presenza del colore verde. La risoluzione è di 10-12 metri per pixel. I tecnici dell'ESA che hanno firmato la didascalia d'immagine sostengono che il colore verde è “an effect of image processing”, cioè un effetto dovuto all'elaborazione dell'immagine. Ma come mai allora il colore della superficie di Marte è proprio quello che si vedrebbe ad occhio nudo a quelle latitudini (rosso)?

Il colore arancione-rossastro non è stato toccato dall'elaborazione, che pertanto è stata selettiva. Inoltre il colore alterato appartiene alla massa scura ritratta dalla fotocamera statunitense: dunque l'immagine ESA disponibile al pubblico mostrerebbe alterato solo il colore della massa filamentosa ritratta dalla sonda NASA. Ma qual è allora il reale colore di quella misteriosa massa? E che cosa sarebbe quest'ultima?

Siccome in genere in natura il verde indica la presenza del pigmento chiamato clorofilla (di un certo insieme di clorofille, in realtà, perché ve ne sono di diversi tipi contrassegnati con lettere dell'alfabeto), e la massa in oggetto sembra filamentosa, mi pare abbastanza verosimile l'ipotesi che essa sia una qualche forma di vita vegetale (alghe o licheni, considerati in gergo organismi viventi pionieri perché vivono in condizioni proibitive).

La clorofilla assorbe l'energia radiante solare (che non manca su Marte) su certe bande dello spettro, e la trasforma poi in energia chimica necessaria per la sintesi organica (fotosintesi clorofilliana). Allora mi azzardo ad ipotizzare che la foto della sonda ESA mostrerebbe il verde non a causa di un “effetto di elaborazione d'immagine”, ma perché il verde è proprio il colore presente in quella porzione di terreno marziano.

L'acqua, necessaria alle piante, è presente nel cosiddetto permafrost marziano (nelle regioni polari e subpolari) e potrebbe trovarsi anche allo stato liquido ad alcune decine di centimetri al di sotto del terreno in zona equatoriale. Del resto il cratere Gusev (a 15 ° latitudine sud) che sorge accanto alle macchie verdastre è proprio il sito d'ammartaggio ove sta operando uno dei due rovers della NASA: Spirit.

Il cratere è stato scelto perché si suppone che in antichità possa aver ospitato un lago e Spirit va alla ricerca di depositi sedimentari.

Una parziale conferma a questa mia ardita ipotesi potrebbe essere un passo di una pubblicazione di divulgazione scientifica: a pag. 293 dell\'enciclopedia Astronomia (l'Universale de Il Giornale in collaborazione con Le Garzantine, Milano 2004), alla voce Marte si dice, a proposito delle zone equatoriali e temperate: <<[...] zone desertiche del pianeta, con numerose macchie azzurro-verdastre, dove si sospettava esistesse vegetazione, che invece è del tutto assente.>>

Questa è la traduzione italiana data dal celebre e bravo Libero Sosio sul testo originale in lingua inglese intitolato Companion to the Cosmos, di John e Mary Gribbin, (1996, Londra). Come si evince dalla parole riportate, delle chiazze verdastre marziane erano ben note agli astronomi prima della mappatura fotografica della sonda spaziale europea Mars Express, in orbita attorno a Marte dal dicembre 2003.

E quasi sicuramente l'affermazione sull'assenza della vegetazione nasce principalmente dall'esito negativo dei tre esperimenti al suolo condotti dai laboratori automatici dei landers Viking (1976) che cercarono tracce di vita. Anche se, ad onor del vero, il risultato di uno di essi fu controverso, e tutti e tre furono limitati al sito d'ammartaggio.

È mia opinione che il colore verde dell'immagine non sia un effetto di elaborazione informatica che alteri il colore originario. In fondo la chiosa finale dell'ESA non dice che il verde non possa appartenere ad una qualche forma di vita vegetale, ma che esso è da imputare a procedure di software.

Una frase un pò ambigua che si potrebbe interpretare come uno sbrigativo tentativo di far passare in sordina un'inaspettata cromia rilevata sulla superficie del Pianeta Rosso, ancora visto nell'immaginario collettivo come arido e desolato. Un rilevamento scientifico davvero scomodo perché costringerebbe i vertici scientifici ad ulteriori approfondimenti che potrebbero portare a breve termine ad una radicale presa di posizione:

la vita sarebbe un fenomeno diffuso nel nostro Sistema Solare. Ne sarebbe testimonianza la presunta macchia di vegetazione marziana.

Un'ipotesi che per essere corroborata o confutata necessiterebbe di un'osservazione fotografica ravvicinata (da terra o dallo Spazio con strumentazione a risoluzione maggiore) e dall'esame in loco attraverso un braccio robotico che prelevi un campione da sottoporre ad un'analisi di laboratorio. Tutto ciò è già alla nostra portata tecnologica, sin dallo sbarco dei landers delle sonde Viking 1 e 2 della NASA (1976).

Potrei benissimo aver preso un granchio… e non pretendo di avere la verità in tasca. Ma pur non essendo un addetto ai lavori credo che il quadro da me delineato sia abbastanza plausibile. Del resto la verità è doxa, non episteme (tutti gli uomini di scienza dovrebbero averlo intuito o studiato, perché queste sono le conclusioni della epistemologia contemporanea).

Intanto quelle apparenti forme di vita vegetale (licheni, colonie di cianobatteri?) spiegherebbero la presenza nell'atmosfera di tracce di formaldeide e di metano (frutto della decomposizione al momento della loro morte), tuttora un'anomalia dell'atmosfera marziana inspiegabile secondo i vigenti modelli della cosiddetta “scienza normale”, a meno di non ammettere che la vita non è una prerogativa terrestre.

Già un decano della fisica italiana, il prof. Vittorio Formisano dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Roma, ha avanzato una teoria suggestiva ma molto credibile: tali composti organici sarebbero frutto dell'attività di batteri metanogeni presenti nel sottosuolo. Ed infatti questo spiegherebbe la presenza di formaldeide, prodotto di ossidazione del metano.

Dopo poche ore l'ambiente ostile marziano distrugge questa aldeide, che tuttavia è sempre presente nell'atmosfera. Questo significa che sempre nuovo metano viene prodotto da qualche parte. Formisano lo annunciò un paio di anni fa dopo aver riflettuto sui dati sperimentali del PFS (Planetary Fourier Spectrometer).

Questa, però, sarebbe un'autentica rivoluzione scientifica… Certamente le prossime fotografie che verranno scattate dalla sonda spaziale statunitense Mars Reconaissance Orbiter (MRO), ancora in viaggio verso Marte, daranno presto ulteriori elementi. Essa è infatti equipaggiata con la più potente fotocamera stereo mai montata su una sonda spaziale (risoluzione di pochi centimetri per pixel).

E l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) reciterà ancora una volta una parte da protagonista: ha infatti ideato lo strumento SHARAD (SHAllow RADar Sounder), un innovativo radar altimetro per mappare in profondità il suolo marziano più sofisticato del precedente MARSIS. Staremo a vedere!

© Luca Scantamburlo
23 febbraio 2006
Fonte http://www.angelismarriti.it/presenzealiene/clorofilla_marziana.htm

<<Contrariamente a quanto da me annunciato in questo scritto che realizzai per il sito www.secretum-omega.com, ho alla fine deciso di non inserire nel mio saggio alcun commento all'intervista realizzata da J. Maxwell a Sitchin; inoltre comunico che il mio saggio The American Armageddon non contiene la trascrizione dell'intervista concessami da Sitchin per il bimestrale UFO Notiziario (nr.64, agosto-settembre 2006), sempre contrariamente a quanto annunciai anni fa.

Tuttavia vi sono nel mio saggio alcuni passaggi di tale intervista, citati all'inizio di alcuni capitoli. I passaggi che a mio giudizio sono più pregnanti per la comprensione del testo e della mia piccola inchiesta. Non ho voluto sovraccaricare di contenuti il libro, già di per sé abbastanza complesso ed abbastanza ricco di spunti
e riferimenti, sufficienti a mio giudizio perché il lettore possa approfondire in un secondo momento – se lo
desidera – in maniera del tutto autonoma.

Ringrazio il sito AltroGiornale per lo spazio concessomi per la doverosa puntualizzazione>>.
Luca Scantamburlo – 19 gennaio 2009

Inoltre, l'articolo seguente, tradotto e curato da Richard in data … 5 settembre 2008, tratta dello stesso tema:

[u]Uno scienziato afferma che su Marte ci sia vita “contemporanea”[/u]

Il Giornale OnlineIndo-Asian News Service
Uno importante scienziato internazionale afferma che ci sia chiara evidenza di vita su Marte, ma che le autorità Americane stiano esitando ad annunciarlo per ragioni politiche.

“La scoperta di acqua liquida su Marte combinata con le scoperte di sostanze organiche in un meteorite proveniente da Marte e di metano nell'atmosfera Marziana, sono tutte indicazioni dell'esistenza di vita, vita contemporanea, sul Pianeta Rosso”, ha detto Chandra Wickramsinghe, un astrobiologo rinomato nel mondo.

“Non sto parlando di vita fossile, ma di vita contemporanea”, enfatizza Wickramasinghe, professore di matematica applicata e astronomia all'Università di Cardiff nel Wales.

Wickramasinghe, studente e collaboratore dell'astronomo Britannico Sir Fred Hoyle, ha parlato al diplomatico dello Sri Lanka e giornalista Walter Jayawardhana, con base a Londra, che ha prodotto il testo dell\' intervista disponibile presso IANS.

Wickramasinghe, astrobiologo rispettato a livello mondiale, supporta la teoria della Panspermia, suggerendo che tutti i pianeti siano stati inseminati per la vita con microbi provenienti dallo spazio esterno, nonostante sia una visione di minoranza fra gli scienziati.

Il collega di Wickramasinghe, Hoyle, scienziato di Cambridge che ha sollevato polemiche per aver tralasciato il Premio Nobel, è stato anche guida per l'astrofisico Indiano Jayant Narlikar.
Il collaboratore di Hoyle, William Alfred Fowler, ha vinto il Nobel nel 1983 con lo scienziato Indiano Subrahmanyan Chandrasekhar per il loro lavoro sulla nucleosintesi, un concetto stabilito da Hoyle nel 1946.

Nella sua intervista, Wickramasinghe ha affermato che la scoperta di acqua ghiacciata in superficie nelle regioni del polo nord di Marte, annunciata il 31 luglio dagli scienziati USA, combinata con altre precedenti, lo porta a credere che ci sia vita su Marte.

“Persino nel 1976, quando le due sonde spaziali della NASA, la Viking 1 e Viking 2, sono atterrate su Marte, gli esperimenti condotti hanno indicato fortemente l'esistenza di vita microbica attiva.”

“In un esperimento un brodo nutritivo è stato messo in un campione di suolo Marziano e ha prodotto schiuma trasudando biossido di carbonio, positiva rilevazione di vita.”

“Quando però gli scienziati NASA hanno cercato materiale organico, i detriti di organismi viventi, attorno al sito, i loro equipaggiamenti hanno dato risultati negativi o ambigui. Così la NASA conclude continuamente “nessun materiale organico, vita non rilevata”.

“Però 32 anni fa, il mio amico Gil Levin, principale investigatore su questo progetto, insisteva che la vita su Marte sia stata in effetti rilevata nel 1976! Gli esperimenti del 1976 per rilevare i corpi morti e i prodotti di decomposizione di batteri, non erano semplicemente abbastanza sensibili” dice Wickramasinghe a Jayawardhana.

L'astrobiologo dell'Università di Cardiff ha affermato che il ritardo nell'annuncio di vita su Marte ha poco a che fare con la scienza.
“Penso ci siano considerazioni politiche e sociologiche al lavoro”, ha detto.
“Prima di tutto, se la vita è stata già rilevata, allora non serve spendere tanto denaro per continuare a cercare.”
“Secondo, ci sono molti interessi scientifici oggi per riportare campioni del suolo di Marte sulla Terra al costo di decine di miliardi di dollari e se esistono microbi su Marte non dovremmo farlo. Potrebbe essere un rischio biologico.”

Wickramasinghe ha detto che si potrebbe usare il deterrente di una causa per la Protezione Planetaria, il principio di guida per le missioni interplanetarie che punta a prevenire la contaminazione biologica sia del corpo celeste che della Terra.

Fonte: http://www.ndtv.com/convergence/ndtv/story.aspx?id=NEWEN20080060938

Fonte http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.3462

Ora sarebbe lecito chiedersi: a quale scopo servirci notizie riscaldate?

Marte è vivo (bis) ultima modifica: 2009-01-16T23:26:29+00:00 da deg
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