Zona Grigia


"Marco proviene da una famiglia di operai, è una persona onesta e ingenua, e crede che con il suo lavoro di consulente sarà capace di dare una mano alle persone. Presto però il suo sogno di lavorare in banca si trasforma in un incubo, perché per non perdere il suo posto di lavoro è obbligato a fregare il prossimo. Lo stress provocato dal lavoro si ripercuote sul suo stato di salute e nel rapporto con la sua fidanzata, e ciò lo porta a dover prendere una decisione: continuare e fare carriera o cambiare vita."

L’autrice, l’uruguaiana Veronica Navarra, ha raccolto delle testimonianze anonime – nascoste dietro qualche nickname – nei forum di finanza italiani e spagnoli e ha creato la storia di Marco, sperando possa stimolare tutti i cittadini a leggere il prospetto informativo relativo all’offerta di sottoscrizione di qualsiasi prodotto finanziario.


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da Richard ven 18 mag 2012, 17:54 Stampa veloce crea pdf di questa news




 Continua la spinta internazionale per la previsione dei terremoti

Il Giornale OnlineDopo il devastante terremoto e tsunami che ha colpito il Giappone il marzo scorso, Lyndon LaRouche rilasciò dichiarazioni in cui chiese un sforzo coordinato a livello mondiale per monitorare i precursori dei terremoti ed altri fenomeni, al fine di poter prevedere possibili terremoti, eruzioni vulcaniche ed altri disastri naturali potenzialmente devastanti. Su richiesta della Russia, tale spinta viene ora consolidata. In un'intervista concessa all'EIR il 5 ottobre Anatoly Perminov, ex capo dell'Agenzia Spaziale Russa Roskomos, ha presentato un programma per l'uso della tecnologia attuale al fine di prevedere tali disastri naturali. Parlando ai margini di un Congresso Astronautico Internazionale a Città del Capo, in Sud Africa, Perminov ha detto: "Sono co-presidente della commissione del Sistema di Monitoraggio Internazionale Globale (il 'sistema dei sistemi'). L'accordo è stato siglato da 30 stati e da oltre 70 istituzioni ed organizzazioni in tutto il mondo".

Durante la conferenza, la commissione ha presentato un rapporto sui progressi fatti negli ultimi due anni e ha illustrato il programma per l'anno prossimo. "Questo lavoro è molto importante e necessario" ha detto Perminov, "perché negli ultimi nove anni molte persone sono morte in varie catastrofi naturali e provocate dall'uomo, un numero di vittime uguale a quello di tutto il XX secolo. È immaginabile tutto questo? È difficile spiegare perché succeda. Quindi le previsioni sono molto importanti. Ci sono cinque vasti sistemi di monitoraggio. Tutti fanno monitoraggio, ma nessuno fa previsioni. E la protezione civile, come in Russia, interviene dopo il fatto invece che prima. Estrae i cadaveri. Ecco perché sono così importanti le previsioni. "Avevamo una previsione dello tsunami in Giappone sette ore prima che si verificasse, ma non sapevamo chi contattare. Non c'era alcun meccanismo in funzione. Ora sono stati sottoscritti tutti i necessari accordi tra la protezione civile russa e giapponese. Se l'avessimo fatto prima, avremmo potuto salvare 82.000 persone. Ecco perché è importante creare un sistema che possa prevedere e non soltanto monitorare. Il 30-40% degli scienziati sostiene che è impossibile prevedere. Noi diciamo che è possibile, soprattutto per un evento grave come un terremoto".

Le dichiarazioni di Perminov sono state appoggiate dal geofisico dell'Università di Hokkaido Kosuke Heki, che ha dichiarato a Our Amazing Planet: "Prima di scoprire questo fenomeno, non credevo affatto che i terremoti potessero essere previsti. Ora penso che i grandi terremoti possano essere previsti". Il fenomeno a cui si riferisce sono le increspature nella ionosfera che potrebbero essere state generate prima del terremoto che ha colpito il Giappone il marzo scorso. L'interruzione delle particelle elettricamente cariche nella ionosfera ha condotto ad anomalie nei segnali radio tra i satelliti GPS ed i ricevitori a terra, dati che gli scienziati possono misurare. Il professor Heki ha analizzato i dati da oltre 1.000 ricevitori GPS in Giappone, scoprendo un aumento di circa l'8% del contenuto totale di elettroni nella ionosfera nell'area colpita dal terremoto, 40 minuti prima della prima scossa. Tale aumento era massimo intorno all'epicentro e diminuiva con la distanza dall'epicentro.

Il prof. Heki conclude che i terremoti potranno essere previsti se le nazioni saranno in grado di monitorare in tempo reale i cambiamenti nella ionosfera vicino alle aree sismiche.

(29 ottobre 2011 - Movimento Solidarietà)
Fonte:

da Richard ven 18 mag 2012, 16:51 Stampa veloce crea pdf di questa news



terremoto   

 Pubblicato su PLoS One studio su composizione microflora intestinale nei neonati

Il Giornale OnlineLo studio realizzato da Marco Ventura e dal team del Laboratorio di Probiogenomica del Dipartimento di Genetica, biologia dei microrganismi, antropologia, evoluzione

Parma, 17 maggio 2012 - Conoscere e migliorare la nostra salute attraverso l’assunzione di preparati probiotici di nuova generazione è la mission del Laboratorio di Probiogenomica, diretto dal prof. Marco Ventura, del Dipartimento di Genetica, biologia dei microrganismi, antropologia dell’Università di Parma.


I preparati probiotici sono alimenti contenenti batteri probiotici, microrganismi che si ritengono in grado d’influenzare positivamente la salute dell’uomo tramite una stretta interazione uomo-microrganismo. Il nostro organismo è infatti colonizzato da una complessa microflora (microbiota), la cui massima densità si ritrova nell’intestino. Il microbiota intestinale sembra avere molteplici funzioni positive per il nostro organismo, data la continua interazione batteri intestinali-cellule epiteliali intestinali. La composizione di tale microbiota è oggi largamente sconosciuta, in quanto difficilmente studiabile nel dettaglio, ma si ritiene costituita da numerosi gruppi batterici che possono avere una ricaduta sulla salute dell’uomo. Solo negli ultimi anni, con l’avvento di tecniche d’indagine innovative, tra cui la metagenomica, si inizia a delineare la complessità della composizione microbica che risiede nell’intestino umano, anche se molto deve ancora essere fatto. Recentemente il gruppo di ricerca del dott. Marco Ventura ha pubblicato un articolo sullo studio della biodiversità microbica presente nel tratto intestinale dei neonati tramite l’impiego di tecniche di metagenomica (studio complessivo della biodiversità di un ecosistema basato sull’analisi dell’intero DNA presente). Questo studio ha permesso di aggiungere, a quanto era già presente, importanti informazioni sulla composizione del microbiota intestinale dei neonati.

Nello specifico è stata studiata la composizione del microbiota intestinale di 11 neonati ed è stato possibile identificare quali specie di batteri intestinali sono dominanti e che, di conseguenza, possono avere importanti implicazioni sul metabolismo dell’intestino e sullo stato di salute del neonato (in particolare le specie Bifidobacterium bifidum e Bifidobacterium breve). Il dott. Ventura e il suo gruppo negli ultimi anni si sono distinti per i lavori pubblicati su importanti riviste internazionali (tra le quali Proceeding of the National Academy of Sciences of the United States, PLos Genetics, Nature Review Microbiology, etc); in questo caso lo studio è stato considerato all’avanguardia a livello internazionale, e per questo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLoS One. Tale lavoro è stato riconosciuto innovativo dal mondo scientifico in quanto, unito a specifici approfondimenti su cui il laboratorio di Probiogenomica sta già lavorando, potrebbe avere importanti ricadute applicative al fine di avere prove scientifiche di alcune delle basi molecolari degli effetti salutistici dei batteri probiotici. Leggi tutto ...


da Richard ven 18 mag 2012, 13:56 Stampa veloce crea pdf di questa news




 I gemelli violenti del Sole

Il Giornale OnlineDall'analisi dei dati del satellite Kepler della NASA emerge che le stelle con le stesse caratteristiche della nostra producono brillamenti che sono anche milioni di volte più intensi di quelli che avvengono sul nostro Sole. Cosa possa scatenare queste immani esplosioni è però ancora un mistero.

di Marco Galliani


Siete preoccupati per le tempeste solari che, specie nei prossimi mesi, potrebbero investirci? L’argomento è in effetti di estrema attualità, visto che proprio in queste ore stiamo tirando un sospiro di sollievo per il gigantesco gruppo di macchie solari denominato AR 1476, prossimo ormai al bordo del Sole che, per fortuna, non ha prodotto i fenomeni temuti, come intensi brillamenti (flare) ed emissioni di massa coronale (CME). Temuti perché nei casi più estremi i loro effetti sulla Terra riuscirebbero a danneggiare la nostra rete di telecomunicazioni e, magari, arrivare a produrre qualche black out sulle reti elettriche alle alte latitudini. Ma tutto sommato, anche dovessero presentarsi queste circostanze, dovremo ritenerci fortunati. Si perché, a quanto pare, nell’universo le stelle come il Sole sembrano molto più attive e soprattutto capaci di produrre esplosioni con energie migliaia o addirittura milioni di volte maggiori dei più violenti brillamenti che abbiamo finora registrato sulla nostra stella.

A indicare questo scenario è lo studio di un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Università di Kioto guidato da Hiroyuki Maehara, che viene pubblicato nell’ultimo numero della rivista Nature. Il team ha analizzato i dati raccolti dal satellite Kepler della NASA che tiene continuamente sotto controllo oltre 100.000 stelle, riuscendo a rilevare anche le loro più piccole variazioni di luminosità. Tra tutte queste i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sulle oscillazioni della luce prodotta da circa 83.000 stelle che presentano caratteristiche analoghe al nostro Sole, come massa, temperatura superficiale, età, riuscendo a individuare 365 brillamenti avvenuti su 148 differenti astri. E dall’analisi che ne segue, i brillamenti che si registrano sulla nostra stella sembrano essere al confronto poco più che deboli scintille. I superflare extrasolari hanno durate che arrivano fino a 12 ore, rilasciando energie che possono essere decine di migliaia di volte maggiori di quello che ad oggi è il brillamento solare più potente mai registrato, avvenuto nel 1859. E, in analogia a quanto avviene sulla nostra stella, sono stati tutti prodotti da astri che presentano grandi macchie. È quindi confermata l’ipotesi che, così come accade per la nostra stella, questi fenomeni siano la diretta conseguenza delle interazioni dei campi magnetici e a meccanismi di riconnessione ad essi legati. Resta però il dubbio sul perché oggetti celesti che possono essere considerati in tutto e per tutto ‘gemelli’ del Sole presentino fenomeni così straordinariamente intensi e frequenti rispetto a quanto produce la nostra stella. Forse questi superflare potrebbero essere innescati dalla presenza di pianeti di massa comparabile o maggiore a quella del nostro Giove che si trovano in orbite molto ravvicinate attorno alla loro stella madre. Il fatto che però tra tutti i 148 astri che hanno mostrato brillamenti, nessuno sembra possedere pianeti di tipo ‘Giove caldo’, lascia la questione ancora aperta.

“Questo studio è una chiara dimostrazione di come le nostre conoscenze sui fenomeni solari possano contribuire alla comprensione di processi analoghi in altre stelle, in questo caso per quegli eventi che prendono il nome di “superflare” (caratterizzati da energie comprese fra 10^33 e 10^36 erg), osservati in stelle simili al Sole e rapidamente rotanti” commenta Francesca Zuccarello, dell’Università di Catania e associata INAF. “Nell’articolo viene infatti sottolineato come la rotazione della stella possa essere correlata con il livello di attività magnetica, facendo riferimento alla ‘teoria della dinamo’ sviluppata proprio per capire i fenomeni di attività ciclica del Sole. Un altro interessante risultato che emerge dal lavoro è quello della frequenza con cui questi brillamenti super energetici possano verificarsi nelle stelle del campione: uno ogni 350 anni. Tuttavia, dicono gli autori, non vi sono dati che possano far concludere che sul Sole vi siano stati superflare negli ultimi 2000 anni. Probabilmente sarebbero l’età delle stelle prese in esame e la loro maggiore velocità di rotazione rispetto a quella del Sole due fattori in grado di scatenare questi eventi così energetici”.

Conseguenza di questo studio anche l’interrogativo sulla vita, quanto possa essere legata all’”anomala” tranquillità del nostro Sole, o quanto quei soli possano dare il via a forme di vita differenti. Sarà l’occasione per tornarci sopra.

Immagine: Il diagramma del brillamento solare del 1 settembre 1859 tracciato dal suo scopritore, l'astronomo inglese Richard Carrington. Gli archi del flare sono indicati dalle lettere A, B, C e D. Questo brillamento è ritenuto il più intenso degli ultimi 2.000 anni. Ma sarebbe decine di migliaia di volte più debole di quelli osservati su altre stelle simili al Sole dal satellite Kepler della NASA.
Fonte:
da Richard ven 18 mag 2012, 10:52 Stampa veloce crea pdf di questa news



sole   

 David Flynn: La Precessione Astronomica e il 2012





(Nota: "It is common to arrive at this conclusion… but 33 degrees, 33 minutes in latitude or longitude are measured this way: 33 degrees (33 x 60 = 1,980 miles, + 33 minutes = 2013) Because the calculation is in minutes and seconds, the actual number is 2,102.9 ( at 60 seconds the minutes jumps to 34.)"

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da Richard gio 17 mag 2012, 18:01 Stampa veloce crea pdf di questa news




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