La finestra decisionale

Il Giornale OnlineSe vogliamo cambiare da una via che ci conduce verso il disastro a un mondo sostenibile, i prossimi sette anni saranno critici.
(Tratto da Ervin Laszlo, The Chaos Window: The World at the Crossroads. Hampton Roads, Charlottesville, VA, June 2006)

Un proverbio cinese avverte, “Se non cambiamo direzione, è probabile che finiremo esattamente dove siamo diretti.” Applicato alla situazione del mondo di oggi, questo sarebbe disastroso senza un cambiamento della direzione in cui siamo verso un mondo in cui: va crescendo la pressione della popolazione e la povertà; va crescendo il potenziale per il conflitto sociale e politico; crescono la criminalità e la guerra organizzata, si va accelerando il cambiamento climatico; si aggrava la scarsità di cibo, acqua ed energia; si aggrava l’inquinamento industriale, urbano, ed agricolo; si accentua ulteriormente la distruzione dello strato di ozono; si accelera la riduzione di biodiversità; cresce la perdita continua di ossigeno atmosferico. Corriamo anche il rischio di mega-disastri causati dagli incidenti nucleari e dalla perdita dei rifiuti nucleari, da devastanti inondazioni e uragani dovuti al cambiamento climatico, e dai problemi di salute dovuti alle catastrofi naturali come pure a taluni fattori umani come l’accumulazione di tossine nel suolo, nell’aria, e nell’acqua.

La natura e la sensibilità all'ambiente
Dove siamo diretti adesso non è dove vogliamo andare.

C’è una propensione più grande in molte parti del mondo a ricorrere al terrorismo e ad altre forme di violenza per correggere le ingiustizie, o almeno per richiamare l’attenzione alle ingiustizie subite. Si approfondisce l’insicurezza nei paesi ricchi e poveri.

Il fondamentalismo islamico si espande in ogni parte del mondo Musulmano; il neo-nazismo ed altri movimenti estremisti riappaiono in Europa, ed il fanatismo religioso appare in tutto il mondo.

I governi cercano di contenere la violenza criminale della guerra organizzata, ma i conflitti si mantengono in Medio Oriente, Asia, America Centrale, e nelle altre zone calde.

La spesa militare mondiale è cresciuta per il sesto anno al 2005, crescendo del 5% a 1,04 trilioni di dollari, con gli Stati Uniti che da soli coprono $ 455 bilioni o quasi metà della spesa del mondo.

I paesi del G8 vendono insieme oltre 12 bilioni di dollari di armi ai paesi più poveri.

Ci sono più alti livelli di frustrazione e scontento poiché ricchezza e potere diventano più concentrati, aumenta il divario tra i detentori di ricchezza e potere ed i poveri ed i segmenti emarginati della popolazione (80% del prodotto nazionale del mondo appartiene a un miliardo di persone, ed il rimanente 20% è distribuito da cinque miliardi e mezzo, un disavanzo che si aggraverà soltanto, poiché i paesi poveri pagano 38 miliardi di dollari in più ogni anno di interessi (sui prestiti passati che ricevuti come aiuto per lo sviluppo).
Uno su ogni tre abitanti urbani del mondo vive nei bassifondi, in baraccopoli, in favelas, e nei ghetti urbani - più di 900 milioni di persone sono adesso classificate come abitanti dei bassifondi. Nei paesi più poveri, il 78% della popolazione urbana sopravvive sotto tali condizioni di minaccia alla vita.

Sebbene siano istruite più donne e ragazze che negli anni precedenti, in molte parti del mondo poche donne hanno lavoro e ancora più sono costrette a sbarcare il lunario nel “settore informale”.

C’è una caduta nell’autosufficienza di cibo nella maggioranza delle economie del mondo, sinistramente agganciata con la diminuzione delle riserve di cibo internazionalmente disponibili.

C’è anche una diminuzione di acqua dolce disponibile per ben oltre la metà della popolazione del mondo.

C’è un continuo degrado di equilibri vitali nell’atmosfera del mondo, nei sistemi di oceani ed acqua dolce, e nei suoli produttivi. Alcuni processi si alimentano su se stessi e sono già fuori controllo: quando il ghiaccio Artico fonde, il mare assorbe più calore di quello che dà per scioglierne di più; mentre il permafrost scompare in Siberia il metano rilasciato dalla palude di torba sottostante esalta l’effetto serra e provoca maggior scioglimento e quindi più metano.

Ci sono tendenze preoccupanti negli Stati Uniti, il paese più ricco del mondo e la sola superpotenza rimasta.

Povertà e fame sono in crescita. Secondo le rilevazioni ufficiali sulla povertà, nell’anno 2003, il 12,5% della popolazione totale degli Stati Uniti è vissuta nella povertà; 10 milioni di famiglie ­ 31 milioni di individui di cui 12 milioni erano dei bambini ­ sull’orlo della fame o con l’insicurezza alimentare; e 3,1 milioni di famiglie ­ includendo 2 milioni di bambini ­ hanno sofferto per la fame effettiva.

Le tendenze non sono il destino: possono essere cambiate. Come possiamo cambiarle? Può essere utile ricordare il famoso motto di Einste : non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema.
Noi stiamo facendo proprio questo. Stiamo combattendo il terrorismo, la povertà, la criminalità, il conflitto culturale, la degradazione ambientale, la salute malata, anche l’obesità e altre “malattie della civiltà” con lo stesso modo di pensare ­ gli stessi mezzi e metodi ­ che hanno prodotto i problemi. Gli obbiettivi ambientali che potrebbero interferire con la crescita economica sono costantemente messi da parte.

Nel nome della protezione e della sicurezza nazionale, sono poste crescenti restrizioni alle libertà civili, incluse la libertà di parola e la libertà di espressione nella stampa e su Internet.

C’è una rinuncia continua di sovvenzioni per i mezzi di comunicazione che incoraggiano posizioni di inchiesta (dubbio) sulle linee di condotta attuali dell’Amministrazione, con un parallelo recesso nella sovvenzione per le istituzioni e i programmi di educazione pubblica.

Cultura religiosa dell'ambienteSe tali tendenze continuano ad acquistare forza, saremo lanciati su una strada di collasso non proprio nazionale, ma di collasso globale. Il segmento più ricco della popolazione sta diventando tuttavia più ricco: ci sono adesso più di tre milioni di milionari. Ma la ricchezza non assicura la sicurezza finanziaria: un sondaggio della U.S. Private Bank ha mostrato che nell’anno 2000 il 64% degli americani più ricchi (con una media di 38 milioni di $) si sente finanziariamente insicura.

Il divario tra ricchi e poveri è anche un divario razziale: la famiglia media bianca ha $ 80.000 in beni; la famiglia nera media intorno ai $ 6.000. Come hanno dimostrato le conseguenze dell’uragano Katrina, il segmento più povero della popolazione è trascurato quando l’Amministrazione assegna dei fondi e dà la priorità alla lotta per gli interessi economici all’estero piuttosto che per assicurare condizioni di vita decenti per i poveri negli USA.

Gli obbiettivi ambientali che potrebbero interferire con la crescita economica sono costantemente messi da parte. Nel nome della protezione e della sicurezza nazionale, sono poste crescenti restrizioni alle libertà civili, incluse la libertà di parola e la libertà di espressione nella stampa e su Internet.

C’è una rinuncia continua di sovvenzioni per i mezzi di comunicazione che incoraggiano posizioni di inchiesta (dubbio) sulle linee di condotta attuali dell’Amministrazione, con un parallelo recesso nella sovvenzione per le istituzioni e i programmi di educazione pubblica.

Se tali tendenze continuano ad acquistare forza, saremo lanciati su una strada di collasso non proprio nazionale, ma di collasso globale. Le tendenze non sono il destino: possono essere cambiate. Come possiamo cambiarle? Può essere utile ricordare il famoso motto di Einstein: non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema. Noi stiamo facendo proprio questo. Stiamo combattendo il terrorismo, la povertà, la criminalità, il conflitto culturale, la degradazione ambientale, la salute malata, anche l’obesità e altre “malattie della civiltà” con lo stesso modo di pensare ­ gli stessi mezzi e metodi ­ che hanno prodotto i problemi in primo luogo.

Per esempio: La Casa Bianca combatte il terrorismo rafforzando la sicurezza. Così combatte non così tanto il terrorismo ma i terroristi. Il terrorismo può essere eliminato prevenendo i terroristi dall’eseguire i loro progetti di base, e la maniera migliore per fare ciò è dargli la caccia, metterli in prigione, o ucciderli prima che ci uccidano. Questa strategia è analoga a tentare di curare un organismo ammalato di cancro tagliando le cellule cancerose.

La cura è efficace soltanto se l’organismo non è affetto del male oltre il gruppo di cellule cancerose, il che spesso non è il caso. Se l’organismo è affetto dal male, curare la malattia richiede occuparsi delle cause che fanno sì che le cellule diventino cancerose. Perché le cellule diventano cancerose? La domanda è precisamente analoga a: perché le persone diventano terroristi? La risposta è: perché l’organismo umano, o nel caso di terrorismo l’organismo sociale, è malato.

I capi di governo e i capi della sicurezza si rifiutano di affrontare questo fatto. Dicono che i terroristi sono semplicemente malvagi; sono nemici della società. Essi usano il modo di pensare che usano le persone che fanno i terroristi. I terroristi e quelli che istigano, finanziano e formano i terroristi credono che i dirigenti dei grandi poteri che minacciano siano dei criminali malvagi, nemici di una società giusta. Ogni parte si sente giustificata nell’uccidere l’altro. Il risultato è una escalation di odio che produce più terrorismo, non meno.

Quando una società è malata, più terroristi si uccidono più persone diventano terroristi. Ci sono altri esempi di applicazione del vecchio modo di pensare ai problemi emergenti. Le città e gli stati combattono la criminalità con forze di polizia più grandi, con più prigioni, e leggi più rigorose.

Pensare in modo nuovo sarebbe concentrarsi sull’eliminazione delle condizioni che generano i criminali: bassifondi di città grandi, disoccupazione, ed il senso di futilità e la disperazione che contagia la mente di molte persone, soprattutto giovani. Il caso non è fondamentalmente diverso per ciò che riguarda la lotta alla degradazione ambientale: i problemi dell’ambiente sono prodotti dalla brama di profitto, pratiche ecologicamente irresponsabili, e sono combattute da pratiche di brama di profitto che pretende di essere ecologicamente responsabile queste differiscono dalla prima soltanto nel fare profitto col pulire lo sporco piuttosto che col crearlo. Vincere questa particolare “lotta” richiederebbe riconoscere che fare crescere il profitto e sviluppare la crescita non è il solo criterio di successo negli affari; la responsabilità sociale ed ambientale è proprio così importante ed è proprio molta parte dell’affare negli affari.

Il punto é: in quasi tutti gli aspetti dell’attività sociale ed economica, e nella politica come anche nella sfera privata, la corrente sociale principale ignora l’avvertimento di Einstein. Tenta di risolvere i problemi generati dalla mentalità della civiltà industriale con la stessa razionalità materialistica, manipolativa, e autocentrata (autoreferente) che caratterizza quella mentalità. Questo produce rendimenti decrescenti.

Nei prossimi anni dovremo abbracciare un nuovo modo di pensare; nella sua assenza i nostri sistemi diventerebbero in modo critico instabili. Che cos’ è pensare nuovo? Comincia con una conoscenza interiore più profonda nella trasformazione che potrebbe condurci a un mondo più pacifico e sostenibile. Che cosa è effettivamente coinvolto in una trasformazione cosí fondamentale?

Per sapere ciò che succede quando un sistema complesso raggiunge il livello di instabilità che spinge alla trasformazione fondamentale, dobbiamo andare oltre estrapolando le tendenze attuali ­ abbiamo bisogno di sapere qualcosa delle dinamiche di sviluppo del sistema in cui le tendenze appaiono (e possono scomparire). Tale conoscenza è fornita dalla teoria dei sistemi moderna, soprattutto il ramo popolarmente conosciuto come “la teoria del caos.”

A causa dell’insostenibilità di molti aspetti del mondo d’oggi, la dinamica di sviluppo che applicheremo alle nostre societá non è la dinamica lineare di estrapolazione classica ma la dinamica non lineare del caos nell’evoluzione di sistemi complessi. Non possiamo più ignorare che le tendenze attuali stanno evolvendo verso soglie critiche ­ verso alcuni dei famosi (o infami) “limiti planetari” che negli anni ‘70 e ‘80 erano considerati i limiti alla crescita. Se sono o meno dei limiti alla crescita è interamente discutibile, ma sono chiaramente limiti al tipo di crescita che avviene oggi.

Mentre ci muoviamo verso questi limiti, ci avviciniamo a un punto di caos. A questo punto alcune tendenze deviano o scompaiono, e nuove realtà appaiono al loro posto. Questo non è insolito: la teoria del caos mostra che l’evoluzione di sistemi complessi coinvolge sempre periodi di stabilità e instabilità, di continuità e di discontinuità, di ordine e caos, che si alternano.

Quando si tratta di una fine, e raggiungiamo il punto di caos, il “punto” stabile e gli attrattori “periodici” dei nostri sistemi saranno uniti dagli attrattori “caotico” o “strano”. Questi appariranno improvvisamente, come dicono i teorici della teoria del caos, “fuori del blue.” Guideranno i nostri sistemi al punto di rovesciamento dove questo sceglierà una o l’altra delle vie di sviluppo che sono disponibili per esso.

La finestra decisionale attuale è una delle quattro fasi nella trasformazione delle nostre società. Primo, la Fase di Innesco. Qui le innovazioni nelle tecnologie “dure” (gli attrezzi, le macchine, i sistemi operazionali) portano a più grande efficienza nella manipolazione della natura per le finalità umane. Esse cambiano le relazioni delle persone tra di loro, e verso l’ambiente naturale.

Secondo, la Fase di Accumulazione. Le innovazioni di tecnologia (hard) dure causano:

• un più alto livello di produzione di risorse
• la crescita più veloce di popolazione
• una più grande complessità sociale

Queste innovazioni producono impatti fondamentali e quasi-irreversibili su entrambi i versanti, il sociale e l’ambiente naturale. Viviamo nelle fasi di inizio di un periodo di instabilità sociale ed ecologica ­ una finestra decisionale cruciale
Segue la Finestra Decisionale.

Le mutate condizioni esercitano pressione sull’ordine sociale costituito collocando nel problema gli antichi valori e le priorità e le pratiche associate con essi. La società diventa instabile, ed in un informazione-ambiente globalmente interdipendente essa è ipersensibile ai cambiamenti ulteriori e alle pressioni. Da ultimo, il Punto Caos.

Qui la società diventa instabile in modo critico. Lo status quo è insostenibile e l’evoluzione della società va in una direzione o in un’altra: verso :Evoluzione (effettivamente “devoluzione”) verso il Collasso. Una massa critica nella società è resistente al cambiamento, o cambia anche della trasformazione tempestiva. L’ingiustizia ed il conflitto, uniti insieme ad un ambiente impoverito, creano tensioni incontrollabili.

L’ordine sociale degenera nel conflitto e nella violenza. o verso l’Evoluzione verso una Svolta.
La massa critica cambia le sue priorità, i suoi valori, ed i suoi comportamenti, cambiando la società verso un modo di operare più pacifico e sostenibile. I principali sistemi economici, politici ed ecologici si stabilizzano in un modo sostenibile. Questa è la fase dei quattro cambiamenti dinamici che si dispiega nel mondo oggi. Essa accelera, e non ci dà molto tempo per agire.

1. La Fase di Innesco é iniziata intorno al 1800 ed è durata fino al 1960.

Fino alla seconda metà del diciottesimo secolo, gli ottomila anni che hanno separato l’alba del Neolitico dall’avvento dell’Età Industriale hanno visto relativamente poche innovazioni fondamentali tecnologiche. Gli attrezzi fondamentali agricoli sono stati perfezionati ma non sono stati modificati sostanzialmente: la falce, la zappa, il dissodatore, la sega, il martello, ed il coltello continueronno ad essere in uso in forme sostanzialmente immutate. Cambiamenti più radicali si verificarono soltanto riguardo alle tecnologie di irrigazione e l’introduzione di nuove varietà di piante. Poi, nel secolo diciannovesimo la Rivoluzione Industriale é decollata in Europa ed in America.

La nave a vapore è stata inventata nel 1802, ed il petrolio fu trovato in Pennsylvania nel 1859. Dopo di ciò una intera batteria di nuove tecnologie è venuta sulla scena. I primi passi significativi sono avvenuti nel settore tessile: le innovazioni nella filatura del cotone hanno stimolato le invenzioni che hanno condotto a fabbricare macchine in grado di fare una produzione di massa basata sulla fabbrica.

Lo sviluppo industriale presto si diffuse dal tessile al ferro, non appena la ghisa più economica sostituì il più costoso ferro lavorato. Seguendo di pari passo le innovazioni nell’industria degli attrezzi e delle macchine, vi furono gli sviluppi dell’industria chimica. La trazione basata sul motore a combustione, un’innovazione chiave nel trasporto moderno, apparve nel 1880 simultaneamente con la lampadina elettrica di Edison, seguita dalla radio di Marconi e dalla macchina volante dei fratelli Wright. Durante la prima metà del ventesimo secolo queste innovazioni tecnologiche hanno spostato la produzione industriale dal carbone e dal vapore, dai tessili, dalle macchine per gli attrezzi, il vetro, pre-Bessemer che ha forgiato l’acciaio, e il lavoro nell’agricoltura intensiva, all’elettricità, al motore a combustione interna, alla chimica organica, e alla produzione su larga scala.

2. La Fase di Accumulazione ha avuto inizio negli anni ‘60 ed é durata fino a recentemente.

Nei primi anni ‘60, quasi centosessant’anni dopo le innovazioni che hanno condotto al dispiegarsi della prima rivoluzione industriale, vi è stato un tipo nuovo di innovazione tecnologica. La “seconda rivoluzione industriale” ha sostituito la fiducia su entrate massicce di energia e la materia naturale con una più risorsa più intangibile: l’informazione. Negli ultimi due decenni le nuove tecnologie “morbide” hanno reso le tecnologie classiche “dure” largamente più efficienti. Sistemi informativi sofisticati hanno razionalizzato e hanno fatto cadere il costo di produzione ed il deperimento e condotto a grandi incrementi nell’estrazione, produzione, uso dei beni prodotti dalle sempre più potenti tecnologie automatizzate e semi-automatizzate. Questo ha condotto allo sfruttamento, e occasionalmente supersfruttamento, di risorse rinnovabili e risorse non rinnovabili e al degrado degli ambienti urbani come pure rurali.

La diffusione internazionale di tecnologie industriali ha globalizzato i settori economici e finanziari mentre ha lasciato le strutture sociali localmente diverse e disparate. Ha acceso una nuova corsa all’oro per la ricchezza promessa dai settori di servizio e produzione di hi-tech. Questo ha rotto delle strutture sociali tradizionali e strutture istituzionali e messo in discussione valori e priorità costituiti.

3. La Finestra di Decisione si é aperta intorno alla fine del 2005 e sarà molto probabile che giunga ad una conclusione alla fine del 2012.

Una fase nuova è stata adesso raggiunta nell’evoluzione del mondo umano: i nostri sistemi sono diventati in modo critico inclini alla lotta ed insostenibili. C’è un alto livello di tensione nella societá civile; c’è il terrorismo e la guerra, il conflitto nella sfera politica, la vulnerabilità nell’arena economica, la volatilità nella sfera finanziaria, ed i problemi si aggravano col clima e l’ambiente. La globalizzazione dell’economia agganciata all’intensificarsi del contatto tra culture e società differentemente sviluppate sta costruendo una situazione che va verso un punto di non ritorno.

4. Il Punto Caos è probabile che sarà raggiunto per la fine del 2012 ­ o poco dopo.

I processi che hanno avuto inizio all’alba del secolo diciannovesimo e che si sono andati accelerando dagli anni ’60, si stanno evolvendo verso il punto di non ritorno ­ il punto caos.
Questo punto è probabile che può essere raggiunto in meno di dieci anni da adesso: l’anno 2012 largamente discusso potrebbe essere un anno decisivo. Deciderà se la comunità mondiale sta entrando su un sentiero verso il collasso, o su un sentiero verso un mondo sostenibile.

UTILIZZARE LA FINESTRA DECISIONALE

Quali sono le possibilità che dalla seconda decade di questo secolo i nostri sistemi entrino in un percorso di svolta sostenibile, piuttosto che nella via del collasso?

Le probabilità sono migliori di quanto possiamo pensare. A prima vista, la prospettiva non è fiduciosa. l’approfondirsi della minaccia del terrorismo, il continuo diffondersi della povertà, la progressiva degradazione dell’ambiente, i cambiamenti crescenti nel clima, come pure la guerra nel Medio Oriente e le altre zone calde non presagiscono bene per il futuro. Possiamo essere già sulla via del collasso. Ma questa conclusione é prematura.

Siamo ancora a una finestra decisionale, perché la maggior parte delle tendenze che potrebbero determinare il nostro futuro non hanno raggiunto ancora un punto di irreversibilità.

Questo è vero del clima, della degradazione di aria, acqua, e terra, della tensione umana dovuta alla densità di popolazione e alla povertà, e della frustrazione causata dalla distribuzione iniqua di ricchezza e potere. Mentre alcuni di questi processi sono già almeno parzialmente irreversibili (per esempio, non ritorneremo mai ai modelli di tempo meteorologico stabili del passato), c’è tuttavia lo spazio per un’azione positiva; possiamo ancora invertire molti processi prima che le situazioni raggiungano condizioni catastrofiche.

In una finestra decisionale i sistemi sono ultrasensibili; anche fluttuazioni piccole possono produrre effetti di larga scala ­ i cosiddetti “effetto farfalla.” Questa è una fonte di pericolo come pure di speranza.

Pericolo a causa del fatto che i nostri sistemi economici, sociali, ed ecologici sono instabili a tal punto gestita non accelerano una consapevolezza del bisogno del cambiamento fondamentale ­ esse creano un falso senso di sicurezza ed incoraggiano la soddisfazione/compiacimento. Paradossalmente, una strategia retrograda è più utile in questa considerazione: essa accelera le tendenze che rendono la crisi più visibile. Essa fortuitamente ma efficacemente motiva la gente ad insistere sul cambiamento fondamentale; essa catapulta degli strati più che mai ampi di società nell’azione.

Che ci piaccia o no, stiamo vivendo in un clima di linee di condotta regressive.

In ultima analisi questa non è una cosa cattiva; possiamo farne un uso costruttivo. Piuttosto che cadere nel pessimismo, o far pressioni per linee di condotta che hanno un valore semplicemente temporaneo di rimedio, dovremmo lavorare per alzare il livello di consapevolezza che i nostri sistemi sono criticamente instabili e nel bisogno urgente di trasformazione fondamentale. Dovremmo favorire un’evoluzione tempestiva nella mentalità di una massa critica nella società. Paradossalmente, una strategia retrograda è più utile in questa considerazione: essa accelera le tendenze che rendono la crisi più visibile. Essa fortuitamente ma efficacemente motiva la gente ad ; essa catapulta degli strati più che mai ampi di società nell’azione.

Il clima attuale politico è propizio per questo: le persone iniziano a risvegliarsi, e diventano più disposte ad avventurarsi oltre lo status quo.

C’è una percezione crescente della crisi, e questo può produrre la solidarietà, la volontà di lavorare insieme.

Questa fu l’esperienza nella WWII (seconda guerra mondiale), quando nei paesi invasi dagli eserciti del Hitler la gente non ha lottato l’un l’altro ma si é unita insieme per affrontare il nemico comune; vi furono atti innumerevoli di solidarietà. Questo fu anche il caso nel dicembre del 2004 quando il massacro dello tsunami asiatico di innocenti abitanti dei villaggi e di turisti nel Sud e Sud Est Asiatico ha provocato atti di solidarietà in tutto il mondo, con notevole generosità.

E più recentemente è stato il caso del cataclisma prodotto dall’uragano Katrina che ha fatto si che le persone “trovassero la loro strada” e marciassero su Washington per protestare contro la linea di condotta dell’amministrazione che si concentra sulla guerra del petrolio in Iraq nella negligenza della situazione dei poveri in patria.

Speriamo che non dover affrontare una catastrofe che uccida centinaia di migliaia o milioni di persone prima che una massa critica nella società sviluppi la solidarietà e la volontà di affrontare i problemi che stanno davanti a noi tutti.
Questa, certo, non è una questione di pia speranza; è una questione di estrema urgenza. Il nostro è un tempo per l’azione. Non l’azione terapeutica a breve termine, ma l’azione determinata diretta a causare la trasformazione fondamentale.

I nostri problemi diventano più visibili ogni giorno, e ogni giorno che passa più persone si risvegliano al bisogno di fare qualcosa ­ ed in una finestra decisionale, possono fare qualcosa. Questo è il motivo di speranza, la nostra unica opportunità di iniziare un processo di rinnovamento globale.

A cosa somiglierebbe un processo di rinnovamento globale?

Ecco uno scenario di come potrebbe svolgersi se abbiamo la visione e la volontà di entrare in merito ad esso. Affrontando i problemi crescenti e le minacce condivise, i gruppi interessati di cittadini nella società civile lavorano insieme, formano associazioni e network, e perseguono gli obbiettivi condivisi di pace e di sostenibilità. I dirigenti nel Business riconoscono il maremoto di cambiamento nel pensare e nelle aspettative dei loro clienti e utilizzatori e rispondono con le merci ed i servizi che incontrano il cambiamento nella richiesta.

I mezzi di comunicazione di notizie e divertimento Globali esplorano nuove prospettive e innovazioni sociali e culturali emergenti. Una visione nuova di se, degli altri, e della natura appare su Internet, alla televisione, e nei network di comunicazione di imprese, comunità, e gruppi etnici.

Di conseguenza una nuova cultura di responsabilità e di solidarietà emerge nella società ecologica. Cresce il sostegno per le linee di condotta pubbliche, che riguarda l’evidente interesse sociale e gli stanziamenti e capitale sono incanalati dalle applicazioni militari e di difesa; verso i bisogni delle persone che costituiscono la grande massa della società.

Le misure per proteggere l’ambiente sono implementate, si crea un sistema efficace di distribuzione di cibo e risorse, e viene sviluppato e messo in atto un piano per rendere sostenibile l’energia, il trasporto, e le tecnologie agricole. °Sempre più persone ottengono l’accesso al cibo, al lavoro, e all’educazione. Sempre più entrano su Internet come partner attivi di dialogo. La loro comunicazione rinforza la solidarietà e scopre le aree di win-win dove gli interessi reciproci possono essere promossi unitamente.

I Decision makers (coloro che prendono le decisioni) nella sfera dell’ economia nazionale ed internazionale mutano i loro principi di operare dal vivere sul “capitale naturale” a vivere sul “reddito naturale” (il capitale Naturale consiste nelle ricchezze accumulate della terra, usata e abbandonata, come nel bruciare i carburanti fossili. Quando tale capitale è esaurito, i sistemi economici basati su di esso vanno in bancarotta ­ sono insostenibili. Il reddito naturale, invece, consiste nelle risorse quasi infinitamente disponibili della natura ­ la radiazione solare soprattutto ­ e di risorse efficientemente ed efficacemente ripristinabili e riciclabili.

I sistemi economici che vivono del reddito naturale sono intrinsecamente sostenibili.

Un cambiamento corrispondente si ottiene riguardo alla maniera in cui le risorse naturali sono impiegate. L’obbiettivo emergente non è ottimizzare la produttività-lavoro (che è stato lo scopo principale e la preoccupazione del business per la maggior parte del ventesimo secolo), ma aumentare il livello della produttività-risorsa. Questo significa disegnare processi di produzione e creare beni di consumo usando il minor quantitativo di risorse non rinnovabili ed elevare al massimo la scelta di risorse indefinitamente disponibili o riciclabili.

Solo a queste condizioni, la sfiducia nazionale, internazionale ed interculturale, il conflitto etnico, l’oppressione razziale, l’iniquità economica, e la diseguaglianza tra i sessi daranno la precedenza alla fiducia ed al rispetto reciproco, ad una speditezza nel formare le partnership e cooperare ,piuttosto che dividersi in conflitti e guerre.
In questo modo l’umanità si aprirà un varco verso un mondo sostenibile fiducioso con la cooperazione di comunità, imprese, stati, e regioni.

Persisteremo su una via che porta al collasso fino a che il tetto non ci cadrà addosso? O cambieremo in tempo verso un sentiero che conduce a un mondo sostenibile e pacifico ? La risposta non c’è ancora; abbiamo una finestra nel tempo. Il nostro destino è nelle nostre mani.


L'intero saggio appare sul n.2/2006 della Rivista Alba Magica.
Le citazioni di questi testi vanno fatte riportando quanto precisato a fine pagina (Copyright traduzione italiana Alba Magica Edizioni)

Fonte :

da pasgal mer 18 apr 2012, 12:54 Stampa veloce crea pdf di questa news