di Roberto Morini
Questa è grossomodo la deduzione che la scienza ufficiale dà sul dualismo: “La luce ha un comportamento ondulatorio se sottoposta a esperimenti che tendano a rivelarne l'aspetto ondulatorio. Se osservata in esperimenti che ne vogliano risaltarne l'aspetto corpuscolare rivela una natura corpuscolare. Non possono essere fatti (per natura) esperimenti che rivelino contemporaneamente le due nature.... non c'è una spiegazione”. (tratta da una delle tante citazioni scientifiche, che preferisco lasciare anonima...)
«Schema gravitazionale fra due Sistemi»La Gravità non è prodotta da nessun tipo di “dinamo” ma scorre dal Nucleo/
Sole interno di ogni Sistema.
L’Onda discendente (gialla) ha più incidenza gravitazionale di quella ascendente (rossa).
Il cono corpuscolare (azzurro) imprime l’attrazione verso il Nucleo/
Sole da cui è emanato.
Le tre forze si esprimono, come tutto l’Universo, secondo la costante PHI.
Il segmento tratteggiato “g” rappresenta il punto di bilanciamento delle forze gravitazionali esercitate dai due Sistemi.
I due triangoli (verdi) rappresentano tutto ciò che è sopraelevato rispetto al punto di bilanciamento su cui è tratto il valore di “g”.
La spiegazione, invece, può essere data solamente dalla considerazione della doppia natura dell’Energia luminosa, attraverso un esempio molto semplice, quanto efficace: “Se volessimo fotografare una persona, useremmo una qualsiasi macchina fotografica mentre, se volessimo fotografare l’anima di quella stessa persona, dovremmo usare uno strumento completamente diverso”. La caparbietà di chi vuole, con lo stesso strumento/metodo, rilevare contemporaneamente le due nature della Luce porta necessariamente ad arrampicarsi sugli specchi tirando in ballo Newton, Huyghens e Hooke, Planck, Young, Einstein, Maxwell, Fermat, Malus, ecc., impastando con ignoranza e perseveranza (più che diabolica) principi di complementarietà e indeterminazione pur di arrivare a un qualsiasi risultato. Sommatoria che, in ogni caso, porta ad affermazioni “scientifiche” (sic!) del tipo: “Per quanto possa sembrare assurdo tale limitazione non dipende dagli strumenti ma è connaturata alla realtà”.
Per dare maggiore senso a quanto suddetto, allora, l’Onda è la «Sostanza» o forma esteriore dell’Energia luminosa (il suo corpo), mentre il Corpuscolo ne è «l’Essenza» (la sua anima). Nel corpo c’è dilatazione allontanandosi dalla fonte emittente, nell’anima, viceversa, c’è maggiore concentrazione. Ma c’è molto di più! L’Energia luminosa discende dal Nucleo/
Sole con moto spiraliforme esercita una forza gravitazionale uguale alla direzione del moto, su tutte le superfici che incontra. Forza che è sempre maggiore rispetto al moto, anch’esso spiraliforme, ascendente (si veda anche la teoria di Ighina).
In tale moto discendente, tuttavia, esplica contemporaneamente la sua duplice natura. Nel cono rovesciato, formato dal suo stato corpuscolare, l’energia vortica creando una sorta di “risucchio” (come accade nei tornado). Le due nuove forze emergenti (la prima formata dalla differenza d’incidenza fra le due forme d’onda e la seconda formata dall’incidenza del campo corpuscolare), l’una inversamente proporzionale all’altra, creano il valore di incidenza gravitazionale di un Sistema su un altro. Questo si verifica all’interno di ogni Sistema (Universale, Galattico, Solare, Terrestre, Umano, Atomico, ecc.) e ogni Sistema governa e regola il proprio stato gravitazionale interagendo con gli altri, a sé subordinati, in base ai rispettivi rapporti di massa.
Fermo restando che ogni tipo di atmosfera gioca un ruolo esponenziale (ma anche che, la sua totale assenza, non esclude l’effetto gravitazionale), per quanto riguarda la Terra, più si sale dal livello del mare dove è determinato il valore “g”, meno sarà la sua influenza, giacché prevale sempre più la forza esercitata dal campo corpuscolare dell’Energia luminosa emanata dal Nucelo/
Sole del Sistema Solare sovraordinato.
L’effetto gravitazionale di un Sistema sovraordinato, su un altro subordinato, si arresta nel punto massimo su cui si riflette l’Energia luminosa (sull’ipotetica superficie circolare, del corpo intercettato, rappresentata dall’equidistanza del raggio dal suo Nucleo/
Sole centrale). Più si scende sotto il livello del mare, abbandonando l’influenza gravitazionale del Sistema Solare quindi, più si sarà attratti dal campo gravitazionale interno al Sistema Terra (che funziona esattamente come quello Solare, ma per coglierne la differenza rispetto al valore di “g” bisogna sempre tenere presente che si tratta di due Sistemi diversi: uno sovraordinato e l’altro subordinato).
Scendendo sempre più all’interno del Sistema Terra, ed essendo sempre più soggetti alla risultanza delle tre forze esercitate, in cui quella del campo corpuscolare acquisisce maggiore prevalenza, il valore di “g” sarà maggiore di quello che lo rappresenta. Il maggior valore acquisito da “g” non sarà esponenziale man mano che si scende verso il Nucleo/
Sole della Terra, ma terminerà laddove la pressione esercitata dal sistema sovraordinato solare, sulla superficie terrestre, non paleserà più l’aumento di densità sulla parte dello strato di materia, più esterno, del Sistema subordinato. Da questo punto, in poi, il Sistema subordinato acquisisce autonomia e si comporta come quello sovraordinato.
Quanto sopra è il secondo punto a favore della teoria sulla staticità dei corpi che compongono l’Universo, di cui parlerò prossimamente... compresi i Campi Magnetici, prodotti «dall’
inversione logica» (terzo punto a favore)...

Gli astronomi al lavoro con HARPS hanno scoperto un nuovo sistema planetario che contiene almeno cinque pianeti attorno alla stella HD 10180. Hanno inoltre rilevato indizi della presenza di altri due pianeti, uno dei quali potrebbe avere la massa più bassa mai osservata per un pianeta extrasolare.
"Abbiamo scoperto quello che sembra essere il sistema solare con più pianeti in assoluto mai rilevato" spiega Christophe Lovis, autore della ricerca. "Questa è una scoperta notevole, che mostra che stiamo entrando in una nuova era della ricerca esoplanetaria: lo studio di sistemi planetari complessi e non solo di singoli pianeti. Gli studi sul moto planetario nel nuovo sistema rivelano complesse interazioni gravitazionali tra i pianeti, e ci danno indizi sull'evoluzione a lungo termine del sistema".
Il team si è servito dello spettrografo HARPS montato sul telescopio di 3,6 metri a La Silla, Cile, per eseguire uno studio di sei anni sulla stella HD 10180, a circa 127 anni luce da noi. Grazie alle 190 misurazioni di HARPS, gli astronomi hanno rilevato il moto della stella, influenzato dalla presenza di cinque o più pianeti.
Pare che cinque pianeti abbiano una massa simile a quella di Nettuno, tra le 13 e le 25 volte la massa della Terra, con un periodo orbitale compreso tra i 6 ed i 600 giorni. Questi pianeti si trovano ad una distanza dalla loro stella compresa tra le 0,06 e le 1,4 Unità Astronomiche.
"Abbiamo anche buone ragioni per credere che ci siano altri due pianeti" aggiunge Lovis. Uno potrebbe essere simile per massa a Saturno, con un periodo orbitale di 2200 giorni. L'altro potrebbe essere il pianeta extrasolare più "leggero" mai scoperto, circa 1,4 volte la massa della Terra. Si troverebbe molto vicino alla sua stella, circa il 2% della distanza tra la Terra ed il
Sole: un anno durerebbe 1,18 giorni terrestri.
La scoperta è unica per diversi aspetti. Per prima cosa, questo sistema solare è molto più popolato del nostro nel suo interno, con almeno cinque pianeti della massa di Nettuno entro un'orbita equivalente a quella di
Marte.
Inoltre, il sistema sembra non avere giganti gassosi come Giove. Ad aggiungersi a questo, i pianeti sembrerebbero avere orbite per lo più circolari.
Fino ad ora sono stati scoperti 15 sistemi planetari con almeno 3 pianeti. L'ultimo detentore del record di numero di pianeti era il sistema attorno alla stella 55 cancri.
Le analisi di questi sistemi sembrano mostrare che la distanza dei pianeti dalla loro stella segua uno schema comune, la cosidetta "legge di Titius-Bode". Questa formula afferma (con approssimazione) che la distanza dei pianeti dalla loro stella segue uno schema semplice: ogni pianeta pare essere circa due volte più distante dal
Sole del pianeta che lo precede. La legge sembra essere corretta per molti pianeti del nostro Sistema Solare, ma non predice con la giusta approssimazione l'orbita di Nettuno.
Fonte:

Vedi:

da Roberto BaldiniUN ALTRO BOLIDE (FIREBALL) su Giove: Il 20 agosto alle 18:22 UT, un astrofilo giapponese, Masayuki Tachikawa, della città di Kumamoto, ha video-registrato un impatto evidente sul pianeta Giove.
Filmato del bolide:

Questa è la terza volta in soli 13 mesi che gli astrofili rilevano segni di impatti su Giove. Gli eventi precedenti si sono verificati il 19 luglio 2009

e il 3 Giugno 2010

.
Giove è plausibile che sia colpito più spesso di quanto si fosse finora ritenuto cosa che porta molti ricercatori a chiedere una rete mondiale di telescopi per monitorare costantemente il pianeta e di misurare le velocità d'impatto.
"Come l'evento del 3 giugno, questo bolide non ha prodotto alcun residuo visibile", osserva John Rogers, direttore della sezione Giove della "British Astronomical Association's".
"Qui sono riportate alcune immagini

ad alta risoluzione scattate 1-2 rotazioni prima e 1-2 rotazioni dopo l'evento" e come commentano gli osservatori, non c'era nessun segno visibile (nè in RGB, né UV, né metano) post-impatto. Le macchie scure sulla fascia equatoriale del Nord erano già presenti prima del fireball".
JUPITER LAST-UPDATE: Un'altra immagine

di conferma del fireball del 20 agosto è appena stata rilasciata. Un altro astrofilo di Tokio, Aoki Kazuo, ha registrato un flash nello stesso tempo e luogo su Giove, come ha fatto Masayuki Tachikawa dalla città di Kumamoto.
I due osservatori distano circa 800 km e questa seconda conferma permette di certificare l'associazione del flash con un impatto su Giove.
Fonte:


Il Nostro pianeta ha dichiarato guerra all'inquinamento di petrolio nel Golfo del Messico. Nuove specie di batteri mangia-petrolio finora sconosciute stanno ”banchettando” e consumando ‘con voracita” il ‘pennacchio’ di petrolio che si e’ formato a causa del flusso di greggio fuoriuscito dal pozzo della BP nelle acque del Golfo del Messico.
SCIENZIATI SBALORDITI!!Hanno degradato petrolio a ritmi piu’ sostenuti dei normali batteri mangia-petrolio finora noti e per di piu’ senza consumare ossigeno, quindi salvaguardando le altre specie viventi.
Sono i risultati emersi da uno studio che sara’ pubblicato questa settimana sulla rivista science e verranno anticipati oggi dagli scienziati che l’anno condotto nel corso del meeting della International Society for Microbial Ecology, i ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory. Diretti da Terry Hazen, hanno lavorato con due navi dal 25 maggio al 2 giugno e raccolto 200 campioni da 17 siti, per poi esaminarli con le piu’ moderne strumentazioni per l’analisi del
Dna.
E’ emerso che la colonna di greggio del Golfo e’ stata mangiata a ritmi mai visti da una serie di batteri degradatori di idrocarburi con l’avanguardia di alcune specie finora ignote che hanno fatto la gran parte del lavoro, somiglianti, spiegano gli esperti, a membri della famiglia ‘Oceanospirillales’; si tratta cioe’ di batteri abituati a vivere in condizioni estreme di temperatura e pressione.
Secondo i biologi questi batteri sono divenuti cosi’ efficienti nel mangiare il petrolio adattandosi nel lungo periodo a ‘mangiucchiare’ idrocarburi naturalmente fuoriusciti attraverso crepe naturali del fondale. Nel loro lavoro di degradatori di greggio, spiegano i ricercatori, i batteri sono probabilmente stati avvantaggiati dagli effetti dello spargimento di una sostanza per ripulire le acque dal greggio che ha ridotto il petrolio in goccioline, facilitando loro il lavoro.
”I risultati mostrano che questi batteri giocano un ruolo significativo nel controllare il destino ultimo della macchia di petrolio dispersa nelle acque”, concludono i ricercatori.
Fonte: Ansa.it

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