
Il Direttore Esecutivo del Paradigm Research Group, Stephen Bassett, discuterà dei risultati del Citizen Hearing on Disclosure

, con George Knapp nel programma Coast to Coast AM

alle 10pm PST (ndt. 7 del mattino in Italia).
Secondo i numeri: il CHD ha portato 40 testimoni di 10 paesi presso il National Press Club di Washington DC, che hanno parlato per oltre 30 ore e 5 giorni davanti a 6 ex membri del Congresso USA. Il prezzo è stato di 600000 dollari finanziati da un accordo di produzione di un film e non da una concessione. Il CHD è nato su sei obiettivi strategici: 1-minare la dichiarazione OSTP della Casa Bianca del 4 novembre 2011, riguardo la completa assenza di evidenze di una presenza extraterrestre o del blocco di dati rilevanti da parte del governo; 2-indurre il Congresso USA alle prime udienze sul soggetto, dal 1968; 3-motivare i media politici mainstream ad iniziare una copertura investigativa appropriata sul soggetto; 4-informare il ramo esecutivo dei suoi rischi nel non essere la prima nazione a Rivelare una presenza ET; 5-incrementare la consapevolezza del movimento di Disclosure nel mondo e 6-aggiungere una iniziativa delle Nazioni Unite per la propugnazione.
Questi obiettivi sono stati avanzati e la scena è pronta per ulteriore diffusione della verità, il cui fine primario non è niente di meno che la Rivelazione entro quest'anno.CHD Media Coverage
L'impegno mediatico sul CHD ha risentito significativamente dei tragici eventi di Boston. Tuttavia, la copertura video e della stampa è stata estesa e raccolta nel sito. Le trasmissioni dal vivo e archiviate daranno ulteriore copertura.
Citizen Hearing Webcast
Il CHD è stato trasmesso e archiviato il inglese e spagnolo. Ulteriori linguaggi saranno a disposizione più avanti entro quest'anno. Il webcasting è una tecnologia in evoluzione, non è come la televisione. Con tanti diversi tipi di computers, sistemi operativi e accessi internet, lo spettro dell'utenza è ampio. Infine ci sono i portali a pagamento. Molte delle problematiche sono causate da due fattori: 1-gli iscritti hanno ricevuto due email: una da PayPal con ricevuta e una dal CHD con la password di accesso. 2-spesso una o entrambe queste email sono finite nella cartella "spam" o "spazzatura" della posta elettronica.
Questa spiegazione è stata inserita nelle pagine del webcast in linguaggi aggiuntivi.
Citizen Hearing Foundation, Washington Communique
Il Comitato del CHD si è riunito il 2 maggio per discutere un approccio alle Nazioni Unite. Il risultato è stato il Comunicato del 3 maggio 2013 di Washington che dice:Considerando quanto segue: dato il dispiegarsi della comprensione scientifica del numero di pianeti potenzialmente in grado di sostenere la vita all'interno della galassia che ospita la Terra, sarebbe l'apice dell'arroganza affermare che gli esseri umani siano gli unici esseri senzienti all'interno di questa stessa galassia;
Considerando che: testimoni credibili hanno portato avanti schiaccianti prove scientifiche che documentano la presenza attuale di mezzi aerei non identificati e inspiegabili, che molti credono riflettere una intelligenza extraterrestre;
Considerando infine che: viste le enormi implicazioni a livello globale, se questi mezzi fossero, in effetti, di origine extraterrestre, un tale problema è una questione di interesse dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite;
Pertanto, noi sottoscritti richiediamo che la Citizen Hearing Foundation utilizzi i suoi uffici per organizzare le parti interessate e raccogliere i fondi necessari per intraprendere una campagna globale per convincere una o più nazioni a proporre una risoluzione in seno all'Assemblea generale, chiedendo la sponsorizzazione delle Nazioni Unite di una conferenza mondiale per affrontare la prova possibile di una presenza extraterrestre coinvolgente questo pianeta.
La Citizen Hearing Foundation inizierà immediatamente la raccolta di fondi per organizzare una conferenza mondiale sponsorizzata dalle Nazioni Unite.
Paradigm Research Group4938 Hampden Lane, #161, Bethesda, MD 20814
-email- 202-215-8344

Lo scavo di un sito ad appena un paio di km da Stonehenge ha fornito la prima prova certa di occupazione continua fin dal 7.500 a.C. Esistevano già prove di presenza umana nel sito – noto come il Campo di Vespasiano – intorno al 7.500 a.C., ma finora non c’erano tracce certe che qualcuno vi avesse vissuto prima del 2.500 a.C. Datando al radiocarbonio i materiali trovati nel sito, gli archeologi hanno identificato un insediamento semi-permanente che venne occupato dal 7.500 al 4.700 a.C., con prove che le persone erano presenti in ogni millennio. Le persone che occuparono il sito sarebbero le stesse che eressero il primo monumento di Stonehenge, i posthole mesolitici, tra il IX e il VII millennio a.C. Invece di essere visto come un sito abbandonato dagli uomini nel Mesolitico e rioccupato nel Neolitico migliaia di anni dopo, Stonehenge dovrebbe essere riconosciuto come un luogo dove la cultura si fuse con un’altra, hanno detto i ricercatori.
David Jacques, autore dello studio della Open University, ha identificato l’insediamento dopo aver deciso di cercare le prove intorno a una sorgente d’acqua, che avrebbe verosimilmente attirato gli animali. “Penso che dove si trovano gli animali selvatici, si tende a trovare le persone”, ha detto. “Quello che abbiamo trovato era il più vicino abbeveratoio sicuro per animali e persone, una fonte di acqua fresca per tutto l’anno. È la più vicina a Stonehenge. Penso che sia fondamentale”. Il dottor Josh Pollard, dello Stonehenge Riverside Project, ha aggiunto: “Il team ha trovato la comunità che edificò il primo monumento a Stonehenge. Il significato del lavoro di David sta nel trovare prove sostanziali di insediamenti mesolitici nel paesaggio di Stonehenge, che erano in precedenza largamente carenti, a parte degli enigmatici posthole. [È stato in grado] di dimostrare che vi furono ripetute visite in questa zona dal IX al V millennio a.C.”
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Uno studio dell’Università degli Studi di Milano in uscita su PNAS scopre un metodo, sicuro e privo di rischi, per trasformare le cellule della cute in cellule che producono insulina, senza alterarne il DNA. Straordinarie le potenzialità nella terapia del diabete e del tumore al pancreas.
La prestigiosa rivista PNAS pubblica uno studio dell'Università di Milano che apre nuove prospettive di cura per i vari tipi di diabete e per il tumore del pancreas. La ricerca, finanziata da AIRC, MIUR e Regione Lombardia, è stata coordinata da Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi del Laboratorio di Embriologia Biomedica di UNISTEM, il Centro per la ricerca sulle cellule staminali della Statale di Milano. I ricercatori hanno sperimentato con successo un metodo per cambiare la funzione delle cellule senza alterare la sequenza del loro DNA ma intervenendo nelle modificazioni epigenetiche che presiedono al programma di differenziazione cellulare. Tutte le cellule del nostro organismo possiedono lo stesso DNA, ma si differenziano in più di 200 tipi cellulari diversi per formare i diversi organi e tessuti. Ciò è reso possibile grazie ad un meccanismo di selezione in base al quale alcuni tratti del DNA sono attivati ed altri sono invece silenziati. Ad esempio, in una cellula del cuore sono attive le sequenze di DNA che controllano il conseguimento della corretta morfologia e funzionalità cellulare cardiaca, mentre sono inaccessibili, e quindi represse, quelle tipiche delle cellule di altri tessuti.
Il profilo di espressione è dunque regolabile da modificazioni che non toccano la sequenza del DNA ma solo la sua accessibilità, e che vengono definite “epigenetiche”. Sulla base di queste osservazioni è facile intuire che, interagendo con i processi epigenetici di definizione tissutale, si può modificare la specializzazione e il destino di una cellula. I ricercatori del Laboratorio di Embriologia Biomedica dell’Università di Milano hanno utilizzato per il loro studio la 5 aza-citidina, una molecola in grado di rimuovere dal DNA delle cellule differenziate i “blocchi” che ne limitano l’accessibilità. I ricercatori hanno sfruttato questa “finestra di aumentata plasticità” per attivare con successo un programma di differenziamento diverso: hanno azzerato il programma attivo nelle cellule prelevate dalla cute indirizzandole verso il differenziamento pancreatico.
E’ stato così possibile “convertire” una cellula della cute in una che produce i diversi ormoni pancreatici, in maniera semplice, sicura e senza ricorrere all’uso di modificazioni geniche e di retrovirus
Questa straordinaria conversione si è mantenuta stabile anche dopo trapianto delle cellule in topi diabetici, dove la loro presenza ha assicurato normali livelli di glicemia.
Fino ad oggi, gli esperimenti di conversione e riprogrammazione cellulare erano stati realizzati grazie all’utilizzo di vettori retrovirali e/o mediante l’inserzione di segmenti di DNA esogeno, operazioni che implicano modificazioni genetiche, con elevato rischio di possibili trasformazioni tumorali scarsamente controllabili. La nuova metodologia messa a punto dai ricercatori dell’Università di Milano supera tali limiti in quanto non altera il patrimonio genetico della cellula ma, semplicemente, rende il DNA presente più accessibile e plastico. Notevoli sono le possibili implicazioni legate a questo nuovo approccio sperimentale che apre strade alternative e di enorme potenzialità, sia nell’ambito della terapia del diabete, così come nel tumore del pancreas. L’utilizzo delle cellule “convertite” permetterà altresì la messa a punto di screening pre-clinici e test farmacologici che evitano l’impiego di modelli sperimentali animali e forniscono dati direttamente applicabili alla specie umana. Inoltre la facile reperibilità delle cellule dalla cute, permetterà l’allestimento terapie paziente-specifiche.
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Utilizzando simulazioni al computer, un gruppo di ricercatori è riuscito a spiegare perché durante i brillamenti solari le linee magnetiche si spezzino e si ricompongano, contraddicendo un teorema fondamentale della fisica. La spiegazione sta in fenomeni di turbolenza simili a quelli che incontrano gli aerei volando nell'atmosfera terrestre.
di Antonio MarroQuando un’eruzione solare sputa particelle cariche fuori dal Sole, si creano campi magnetici che sembrano infrangere una regola fondamentale della fisica. Secondo un importante teorema dei flussi magnetici, il teorema di Alfvén, le linee di forza magnetiche dovrebbero fluire assieme alle particelle e parallelamente ad esse. Invece, nelle eruzioni solari le linee qualche volta si rompono e si ricollegano rapidamente in un modo che da tempo lascia perplessi gli astrofisici. Un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da ricercatori della Johns Hopkins University crede di aver trovato la chiave del mistero. Il colpevole è la turbolenza, più o meno dello stesso tipo delle violente turbolenze che possono sballottare un aereo passeggeri quando è nell’atmosfera terrestre.
Il teorema di Alfvén è stato sviluppato 70 anni fa da Hannes Alfvén, che in seguito ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi lavori. Afferma che le linee di forza magnetiche sono trasportate lungo un fluido in movimento, come dei fili gettati in un fiume, e quindi non si potranno mai “rompere” e ricollegare. Ma gli scienziati hanno scoperto che all’interno di violente eruzioni solari, il principio non sempre è valido. Infatti gli studi di questi brillamenti hanno stabilito che le loro linee di campo magnetico qualche volta si rompono come elastici troppo allungati e si ricollegano in appena 15 minuti, rilasciando grandi quantità di energia che alimentano il flare.
Il team ha sviluppato una simulazione al computer per replicare ciò che accade all’interno dei brillamenti solari. ”La nostra risposta è stata molto sorprendente”, ha detto Gregory Eyink, primo autore dello studio su Nature. “Il teorema di Alfvén non è più vero quando il plasma diventa molto turbolento. La maggior parte dei fisici si aspettava che avrebbe svolto un ruolo ancora più grande, ma nella simulazione appena il plasma è diventato più turbolento il flusso si è rotto completamente. Con grande stupore, abbiamo scoperto che il moto delle linee del campo magnetico diventa del tutto casuale, non voglio dire ‘caotico’, ma piuttosto imprevedibile come la meccanica quantistica. Infatti invece di posizionarsi in maniera ordinata, le linee del campo magnetico si posizionano come un pennacchio di fumo. ”
La ricerca potrebbe portare a una migliore comprensione dei brillamenti solari e delle espulsioni di massa coronale, eventi che tra l’altro possono mettere in pericolo gli astronauti, mettere fuori uso i satelliti di comunicazione e anche portare a massicci black-out di reti elettriche sulla Terra.
Immagine:
In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013. Credit: NASA / SDO(INAF)Fonte:
