I miti della creazione

Il Giornale Onlinedi Mariangela Ferrara

Le grandi opere d’arte, le brillanti intuizioni sono forse il risultato di fugaci incursioni dell’inconscio degli autori in regioni sconosciute ? Sembrerebbe di si ascoltando le sinfonie di Beethoven o le parole del pittore Paul Klee: “ Io cerco solo un punto, fonte di ispirazione per creare, in cui posso apprendere una sorta di formula che comprenda l’uomo, la bestia, le piante, la terra, il fuoco, l’aria e tutte le forze circolanti nel contempo” (Diario 1916) o del poeta William Blake “Vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo. Tenere l'Infinito nel palmo di una mano e l'Eternità in un’ ora”
. Tutti i popoli, in ogni tempo, hanno elaborato una cosmogonia all’interno delle religioni e delle mitologie al fine di dare una spiegazione all’universo e un senso alle proprie condizioni e forme d’esistenza. Varie sono le scuole di pensiero in ambito scientifico-antropologico sull’origine del concetto di religione:

1- un’unica religione sarebbe all’origine di tutte le religioni storiche
2- la religione è connaturata all’uomo
3- esiste una struttura unica comune a tutte le religioni (fenomenologia delle religioni di M. Eliade)

Lo psicologo Bruce Hood, professore alla Bristol University, afferma che ognuno di noi ha un corredo di irrazionalità, di cui la religione non è che la cornice ideale, in cui sentimenti e istinti giocano un ruolo di primo piano.
In questo contesto vengono inserite le credenze magiche e religiose, le stesse credenze che hanno dato vita ai miti cosmogonici. Il matematico Odifreddi, nel testo “Il Vangelo secondo la Scienza”, sintetizza così i miti della creazione “ All’origine stanno (…) il nulla, il caos, principi energetici (fuoco, luce, sole) principi vitali ( cielo, acqua, terra,alberi, semi, uova) o creatori più o meno antropomorfi” e continua citando una frase di Feuerbach secondo il quale “L’uomo ha fatto Dio a sua immagine e somiglianza”. Ma, per giustificare il sorgere di strutture comuni nelle varie religioni e mitologie, potremmo far nostra la già citata moderna corrente di “fenomenologia delle religioni” di M. Eliade e ritenere lecito domandarci se, al di là della pura irrazionalità, come afferma Hood, o di un mero bisogno dell’uomo, come preferisce Odifreddi, non possa trattarsi invece di una non ancora scoperta capacità del pensiero umano di attingere, in maniera inconscia, ad un campo di conoscenze archetipico, in cui esistono a priori potenziali strutture e forme che si esplicano nel nostro mondo e si esprimono in simboli, miti, religioni.

Sarebbe sicuramente interessante poter fare dei raffronti tra i vari miti della creazione e vederne le similitudini ma ciò non è pensabile in una esposizione necessariamente sintetica e che ha soprattutto lo scopo di cercare di comprendere se, al di là della pura invenzione, l’uomo abbia ricondotto a simbolo ciò che percepiva con l’utilizzo di quel sesto senso che lo collegava inconsciamente a quello che nelle varie culture e religioni viene definito: Mare primordiale, Nun (caos liquido), Brahman, Tao, Uovo cosmico, Verbo, Causa Prima, Mondo delle Idee, Alam al mithal, Vuoto, Inconscio, Mondo degli Archetipi, Atziluth, Regno di puro spirito, Assoluto, Coscienza Cosmica, e che più tardi alcuni scienziati hanno definito spazio ad infinite dimensioni, energia oscura, prespazio, ordine implicito, livello multidimensionale profondo, campo di punto zero.
Ma vediamo, fra i molti miti della creazione quelli che hanno avuto una maggiore eco storica, culturale e territoriale. Molti miti pongono all’inizio il caos. Questa parola in origine significava “bocca aperta” e indicava il vuoto, l’indefinito, l’illimitato. E’ interessante notare che i recenti sviluppi della fisica considerano il vuoto la naturale culla dell’esistenza, ciò da cui scaturisce la materia.

MESOPOTAMIA
Nella cosmogonia sumerica all’origine del mondo vi era l’Abzu il mare primordiale, l’elemento caotico che precedeva la formazione del cosmo.
Ea era il signore dell’Abzu e ne possedeva tutti i segreti, Enlil era considerato signore del mondo ed Anu dio del cielo.
Questa triade rappresentava l’intera realtà cosmica.

EGITTO
Dalle acque caotiche del Nun emerge la collina primordiale e Dei dai nomi diversi a seconda del territorio ( a Eliopoli è Aton, a Menfi è Ptah e tebe è Amon ) forgiano il mondo attraverso il pensiero e la parola. In termini moderni potremmo affermare che l’ordine profondo si manifesta nell’ordine superficiale, la coscienza pura si manifesta nel reale attraverso diverse frequenze di vibrazione.
La teoria delle stringhe non specifica cosa esista “prima” ma fornisce un esempio significativo del concetto di vibrazione, suono, parola: stringhe di energia vibrante costituiscono la base della materia e il loro modo di vibrare determina le proprietà che diversificano le particelle elementari. Lo schema costruttivo dell’universo è un insieme di note diverse che si esplicano in una grande sinfonia.

CELTI
Per il popolo celtico la manifestazione del divino ha origine da un centro, l’Oiw o cerchio vuoto, l’assoluto, il piano della coscienza spirituale, il punto di partenza del processo evolutivo cosmico. Il grande rispetto della natura da parte della casta sacerdotale dei Druidi, comportava come atteggiamento di fondo una mancanza di distinzione tra materia e spirito, corpo e mente. Il molteplice, di cui si ha esperienza, è ricondotto ad un principio unitario unico e increato, l’Oiw appunto che emana tre raggi da cui dipende l’ordinedinamico del cosmo.

CRISTIANESIMO
Nella Genesi troviamo il concetto di oceano primordiale ordinato dallo spirito divino degli Elohim e nel Vangelo è scritto:

“In principio era il Verbo,
ed il Verbo era presso Dio,
ed il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio” ( Giovanni 1, 1-4 )

Il termine Verbum traduce il termine greco Logos che indica nell’accezione filosofica il pensiero creatore; un pensiero che non è e non può essere statico ma che immediatamente si esplica nella concretizzazione di sé, si trasforma cioè in parola, in qualcosa che unisce spiritualità a materialità. Nei termini della fisica potremmo tradurre questa sequenzialità in Energia - vibrazione – frequenza – materia e il “pensiero creatore” potrebbe essere identificato con ciò che attiva il vuoto quantistico o il campo archetipico.

TRADIZIONE ESOTERICA OCCIDENTALE
Nella tradizione cabalistica la creazione viene dal mondo archetipale, Atziluth il mondo divino o delle emanazioni, che è rappresentato nei dieci Sephiroth dai dieci santi nomi di Dio, il Non Manifesto. Nel primo sephiroth, Kether la corona, la forma più trascendente che possiamo concepire, il nome è Ehieh, Io Sono, o più propriamente l’Uno Autoesistente, l’Essere Puro. Nel Non Manifesto sono contenute quindi le matrici dalle quali si esplica la realtà attraverso la esatta pronuncia del nome divino e quindi attraverso l’esatta frequenza di vibrazione del suono. Ad ogni nome e quindi ad ogni frequenza diversa corrisponde un diverso tipo di manifestazione.

ISLAM
Nel misticismo islamico la creazione è un atto della potenza immaginativa divina. Il mondo dell’intuizione intellettiva è detto Alam al mithal ed è un mondo che possiede estensione e dimensione, è oggettivo e reale con equivalenti per ogni cosa esistente nel mondo sensibile. E’ una regione fuori da tutte le regioni è il mondo dell’anima nel quale ha potere l’immaginazione che determina effetti così reali che possono modellare il soggetto immaginante. H. Corbin, uno dei maggiori studiosi del mondo islamico, lo ha chiamato Mundus immaginalis, è il mondo in cui si corporalizzano gli spiriti e si spiritualizzano i corpi ed in cui lo spirito e la materia sono indistinguibili. La nozione di campo della fisica contemporanea potrebbe rimandare proprio a questa interazione ed alla fondamentale unità dei processi fisici e psichici.

INDUISMO
Il fondamento del messaggio di Krsna è l’idea che la moltitudine di cose e di eventi che ci circondano non siano altro che differenti manifestazioni della stessa realtà ultima chiamata brahman. Brahman è il principio di ogni cosa, l’essenza dell’essere ma anche il vuoto; è l’essenza intima di tutte le cose. La creazione è il sacrificio che Dio fa di se stesso, diviene il mondo che alla fine ridiventa Dio. Fintanto che confonderemo la miriade di forme senza percepirne l’unità saremo sotto l’incantesimo della Maya. La forza dinamica del gioco cosmico è data dall’azione del karman, il principio attivo del gioco dove tutto è dinamicamente connesso con tutto il resto. Karman è la forza creatrice che dà origine all’esistenza, è il processo che materializza lo schema di organizzazione della natura e degli organismi viventi (autopoiesi). La rete di perle di Indra nella quale ogni perla riflette il tutto potrebbe trovare un’analogia nel principio olografico e di non località.

TAOISMO
Il concetto centrale del testo fondamentale del taoismo “Il libro della Via e della Virtù” è che il Tao sia il principio immutabile che sta dietro all’universo, è il vuoto, una realtà ultima soggiacente alla molteplicità delle cose che osserviamo. Il Tao rappresenta la onnicomprensività, la totalità, l’universalità ed è anche la Via, il procedere dell’universo, l’ordine della natura. Il Tao è il processo cosmico nel quale tutte le cose sono immerse in un mutamento ininterrotto. Oggi potremmo affermare che se prestiamo attenzione solo alle increspature che costituiscono la realtà manifesta, sia materiale che mentale, perdiamo di vista l’oceano stesso a cui diamo rispettivamente i nomi di vuoto e inconscio.

MAYA
Nel Popol Vuh, il libro sacro al popolo Quichè, ritroviamo il concetto di oceano primordiale, di vuoto che numerose divinità tra le quali il Creatore, il Modellatore, il Serpente piumato forgiano con il loro pensiero e la loro parola creando così l’universo.

Da questo sommario e sintetico elenco dei miti della creazione emerge una equivalenza di fondo tra le elaborazioni mitiche e religiose delle varie popolazioni. Ogni mitologia successivamente si articola e si evolve a seconda del tempo e dell’ambiente in cui si sviluppa ma mantiene una struttura di base comune. Sembra quasi che in ogni luogo ed in ogni tempo il pensiero umano abbia attinto ad un serbatoio di archetipi ancestrali, un campo di informazione archetipico in cui sono presenti modelli e forme a priori, preesistenti ma inaccessibili ad una consapevolezza diretta. Il concetto è molto simile a quello dell’inconscio collettivo proposto da Jung che definì gli archetipi “regolatori inconsci delle rappresentazioni” o ancora “le categorie del pensiero simbolico”.
Se ne deduce che il simbolo rappresenta il collegamento tra la mente cosciente ed il campo informativo archetipico (tarocchi, mandala, simboli sacri etc).
La ricerca suggerisce l’esistenza di modelli, archetipi, campi informativi che si manifestano nella psiche, nel mondo naturale, nella vita, nella organizzazione della forma.Il teorico dei sistemi E. Lazlo afferma: “ i campi sono antecedenti alla configurazione della materia e la materia si manifesta a partire da quei campi informativi”. Il concetto di “unus mundus” rimanda proprio alla fondamentale unità di spirito e materia e quindi alla nozione di “campo” come struttura metafisica e metapsichica che si manifesta a noi con effetti a volte psichici e a volte fisici (fenomeni magici, sincronicità etc). Probabilmente le religioni ed i miti cosmogonici sono stati elaborati da mistici durante stati di coscienza alterati (sciamanesimo, uso di sostanza psicotrope, estasi etc) che hanno consentito l’accesso della consapevolezza individuale a quella identità più profonda collegata al principio creativo del cosmo.

In ogni caso è sorprendente che secoli di studi scientifici del mondo esterno abbiano portato alcuni grandi scienziati ad ipotizzare che la vera realtà sia la coscienza in accordo con le più antiche tradizioni mistiche e che il Vuoto nei miti della creazione sia paragonabile al campo quantistico della fisica subatomica che genera una infinita varietà di forme che sostiene e, alla fine, riassorbe.
F. Capra nel “Tao della fisica” scrive “ Le manifestazioni fenomeniche del vuoto mistico, come le particelle subatomiche, non sono statiche e permanenti, ma dinamiche e transitorie, entrano nell’esistenza e svaniscono in una incessante danza di movimento ed energia “. Nel 2000 i cosmologi dell’Università della California hanno rilevato un nuovo“rumore di fondo” nel firmamento alla frequenza di 32,69 hz, è la voce dell’universo appena nato, è il suono grave, sulla tonalità dell’oboe, dell’Om originario che creò tutto.
Forse quel suono, quella vibrazione, quella “parola” ha generato l’universo come già gli antichi mistici ci avevano detto.

Per approfondimenti: Il mondo magico, E. de Martino
Fonte:
da Richard lun 26 mar 2012, 20:30 Stampa veloce crea pdf di questa news