Coscienza: otto domande a cui la scienza dovrà rispondere

Il Giornale OnlineTraduzione a cura della redazione di coscienza.org - Erica Dellago e Clea Nardi (dallo SchwartzReport del 5 marzo 2012)

ANIL SETH - the guardian UK
Anil Seth è co-direttore del Centro Sackler di Scienza della Coscienza presso l'Università del Sussex e presidente del 16° meeting annuale dell'Associazione per lo Studio Scientifico della Coscienza, che si terrà a Brighton, dal 2 al 6 Luglio.

L’esplorazione e la ricerca di risposte a queste 8 domande ci cambierà in modo radicale. In base alla mia comprensione della ricerca ad oggi, penso che ci insegnerà che tutta la vita è interconnessa e interdipendente, e che quelle politiche che mettono in primo piano il benessere dall'individuo alla famiglia, alla comunità, al pianeta, produrranno i risultati migliori.
Stephan A. Schwartz

La coscienza è al tempo stesso la più familiare e la più misteriosa caratteristica della nostra esistenza. Una nuova scienza della coscienza sta ora svelando il suo fondamento biologico. Considerati in passato oltre la portata della scienza, i meccanismi neurali della coscienza umana vengono ora svelati dai neuroscienziati e dai loro colleghi a un ritmo impressionante. Sono sempre stato affascinato dalla possibilità di comprendere la coscienza, ed è tremendamente emozionante testimoniare - e partecipare - a questa grande sfida per la scienza del 21° secolo.

Ecco le otto domande chiave che i neuroscienziati stanno ora affrontando:

1. Quali sono le regioni cerebrali cruciali per la coscienza?

Il cervello contiene circa 90 miliardi di neuroni e un alto grado di connessione tra di loro: ognuno di essi ha migliaia di "ingressi" e migliaia di "uscite".
Ma la coscienza non consiste solo nell’avere un gran numero di neuroni. Per esempio, il cervelletto, che contiene oltre la metà dei neuroni nel cervello, non sembra avere molto a che fare con la coscienza. Oggi pensiamo che la coscienza dipenda soprattutto da una rete specifica di regioni nella corteccia (la superficie rugosa del cervello) e dal talamo (una struttura delle dimensioni di una noce nascosta all’interno in profondità). Alcune di queste regioni sono importanti per determinare il livello di coscienza (la differenza tra veglia e sonno senza sogni), mentre altre sono coinvolte nel definire il contenuto cosciente (le qualità specifiche di ogni esperienza). Gli argomenti più rilevanti in questo momento riguardano il ruolo dei lobi frontali del cervello densamente connessi, e l'importanza del flusso delle informazioni tra le regioni, piuttosto che la loro attività di per sé.

2. Quali sono i meccanismi dell’anestesia generale?

Un buon modo per studiare un fenomeno è osservare cosa accade quando questo scompare. L'anestesia generale può essere indotta da diverse sostanze (tra cui il propofol, uno dei farmaci che ha contribuito alla morte di Michael Jackson), ma il risultato è lo stesso: la perdita totale della coscienza. Vi è ora una crescente evidenza che l'anestesia comporti una disgregazione del lavoro congiunto delle diverse parti del cervello, una sorta di "disconnessione cognitiva”, piuttosto che uno spegnimento generale. Una domanda chiave in questo momento è quanto l'anestesia generale sia simile ad altri stati di non coscienza, come il sonno senza sogni.

3. Che cos'è il Sé?

Tutte le nostre esperienze sembrano essere legate a un sé esperienziale, l’Io dietro i nostri occhi. Ma l’individuo è un fenomeno complesso, che comprende una prospettiva in prima persona sul mondo, un senso di proprietà del proprio corpo, azioni e pensieri, le percezioni della nostra condizione fisiologica interna, e naturalmente il racconto che facciamo a noi stessi delle nostre esperienze passate e dei futuri immaginati. Oggi sappiamo che queste diverse caratteristiche dipendono da diversi meccanismi cerebrali, e che possono anche essere manipolate a livello sperimentale (per esempio, è possibile indurre "esperienze fuori dal corpo" in laboratorio). Comprendere come il cervello costruisca il Sé cosciente ci aiuterà a capire meglio e a curare i disturbi psichiatrici come la schizofrenia, che comporta una disintegrazione della personalità.

4. Cosa determina volizione e “volontà”?

La questione se il "libero arbitrio" esista solleva sicuramente dibattiti filosofici. Ma non c’è dubbio che l'esperienza di intendere e provocare le nostre azioni esista e sia molto comune. I neuroscienziati studiano questo argomento dal 1980, ricercando i segni neurali della volizione (l'intenzione di voler fare qualcosa) e dell’agente (l'esperienza del provocare un'azione). Un crescente consenso rifiuta ora l'idea della volizione come il causare esplicitamente azioni, e la vede piuttosto come un coinvolgere una particolare rete del cervello che media decisioni complesse e aperte tra le diverse azioni.

5. Qual è la funzione della coscienza? A cosa servono le esperienze?

I ricercatori adesso hanno scoperto che molte funzioni cognitive possono avvenire in assenza di coscienza. Siamo in grado di percepire oggetti, prendere decisioni, e anche eseguire azioni apparentemente volontarie senza l’intervento della coscienza. Emerge così una possibilità: che la coscienza integri l'informazione. Secondo questa visione, ciascuna delle nostre esperienze regola un numero enorme di possibilità alternative, e così facendo genera una quantità enorme di informazioni.

6. Quanto è vasta la coscienza?

La stragrande maggioranza di prove e evidenze sulla coscienza si basa su racconti soggettivi, ad esempio quando diciamo ciò che (consapevolmente) vediamo. Un dibattito di lunga data si chiede se è possibile che con questo metodo ci stiamo perdendo qualcosa, se ciò che sperimentiamo e viviamo possa superare la nostra capacità di raccontarlo. In modo intrigante, sta emergendo la prova che possa essere effettivamente così. Questa prova potrebbe fornire una base per affrontare uno dei problemi più spinosi nel campo della scienza della coscienza: distinguere i meccanismi cerebrali della coscienza in sé da quelli coinvolti nell’essere in grado di raccontare ciò che sperimentiamo.

7. Gli altri animali sono coscienti?

I mammiferi condividono gran parte del macchinario neurale importante per la coscienza umana, così pare una scommessa sicura supporre che anche essi siano coscienti, anche se non possono dirci di esserlo. Nonostante questa similarità, è improbabile che la coscienza animale coinvolga l’individualità cosciente nello stesso senso in cui ne godono gli esseri umani. Al di là dei mammiferi, la faccenda è molto più difficile da decidere. Tuttavia, uccelli e cefalopodi (come il polipo) sono particolarmente intriganti, essendo estremamente intelligenti e dotati di cervelli sorprendentemente complessi.

8. I pazienti in stato vegetativo sono coscienti?

Nei soli Stati Uniti, circa 15.000 pazienti si trovano in "stato vegetativo", avendo sofferto importanti lesioni cerebrali. La caratteristica fondamentale di questo stato è che il comportamento dei pazienti suggerisce che siano vigili, ma non consapevoli. La scansione cerebrale ha rivelato, tuttavia, che almeno una parte di loro è cosciente, e ha addirittura facilitato la comunicazione tra questi pazienti e le loro famiglie e medici. Ora abbiamo bisogno di migliorare la sensibilità di questi metodi e utilizzarli per guidare non solo la diagnosi, ma anche il trattamento. Queste sono solo alcune delle aree di ricerca attive nel campo della coscienza nelle neuroscienze. Ciò che conta è che possiamo fare rapidi progressi su queste e altre questioni fondamentali senza essere ostacolati da uno dei grandi misteri che ancora resta, più evidente: perché mai la coscienza è parte dell'universo? Ma è questa domanda che ancora mi tiene sveglio la notte.

Fonte:
da Richard mar 27 mar 2012, 20:28 Stampa veloce crea pdf di questa news



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