VERITÁ ARCHEOLOGICA - Planetarismo e Ciclicità delle Civiltà

Il Giornale Onlinedi Fabio Garuti

Uno dei principali punti di forza della archeologia tradizionale è il localismo esasperato. Concetto apparentemente astruso che in realtà sottende il voler confinare a tutti i costi tutte le scoperte archeologiche e tutte le teorie in un ambito territoriale estremamente circoscritto. Il perché è semplice: in tal modo ogni novità archeologica può essere ben facilmente tenuta sotto controllo e soprattutto non può dare adito ad interrogativi imbarazzanti. . Tanto per darvi l’idea di come questa tecnica funzioni alla perfezione, vi chiedo di ricordare quale sia il più antico collegamento archeologico, tra almeno un paio di continenti, di cui abbiate mai avuto notizia. Ebbene, i più mi parleranno dell’impero Romano (Europa, Asia ed Africa), per poi passare direttamente all’impero Spagnolo venutosi a creare in seguito al viaggio di Cristoforo Colombo alla volta dell’America. Il grandioso impero di Gengis Khan viene spesso trascurato in quanto, come al solito, non suffragato da documentazione scritta. Possibile che nessun altro collegamento trans-continentale sia possibile? Possibile che nessuna popolazione (anche e soprattutto in epoche precedenti) abbia avuto interessi in altri continenti?

Ovviamente no, ed ho cercato di darvene conto parlando di Mappatura Terrestre delle Piramidi e La seconda mappatura Terrestre delle Piramidi, mediante cui ho provato a dimostrare i vari collegamenti tra siti piramidali sparsi per il mondo. Ma in generale è ora di finirla con questo localismo di maniera; bisogna cominciare a ragionare in termini planetari, dato che solo così si potrà davvero fare luce sui misteri della razza umana. Inoltre non si riesce a capire se l’archeologia tradizionale si trinceri dietro questa logora ed ormai indifendibile linea del localismo archeologico per vera convinzione o per convenienza. Dimostrato che le piramidi sono collegate tra loro (in base a vari parametri), che senso ha sostenere che non sono mai esistite, civiltà planetarie? E’ un assurdo. Se i Romani senza tecnologia hanno creato un impero enorme, perché non pensare che una civiltà del passato abbia potuto creare un sistema planetario? Ma credo che si tratti di ben più che di una sola civiltà, come vedremo. L’impero creato da Gengis Khan all’inizio del 1200 e che durò fino alla fine del Quattordicesimo secolo, fu enorme, ed andava dall’Asia all’Europa Centrale, mentre in epoca più recente l’impero Britannico, nel momento di massima espansione, comprendeva possedimenti in tutti e cinque i continenti, ed è stato il più grande di tutti quelli che conosciamo. Curiosamente al giorno d’oggi, pur con tutta la tecnologia di cui disponiamo, non esistono un impero o una nazione tanto estesi; il pianeta è frazionato in tanti Stati più piccoli di questi due grandi imperi. E allora perché non considerare possibile una o più civiltà dell’antichità che avessero il controllo dell’intero pianeta? Ma a parte queste considerazioni il planetarismo archeologico viene efficacemente dimostrato anche dalla omogeneità (planetaria) di siti archeologici distanti migliaia e migliaia di chilometri tra loro.

Se in tutto l’impero Romano gli anfiteatri venivano costruiti in modo simile, o le strade venivano lastricate con pietre di dimensioni sempre omogenee, tanto da far immediatamente capire chi sia stato l’artefice di quella determinata opera di ingegneria edilizia, non si riesce a capire il perché una tale operazione non sia possibile anche con le piramidi, con i megaliti ed in genere con manufatti che presentano inequivocabilmente caratteristiche simili, anche se distanti migliaia di chilometri e collocati in continenti diversi. Continuare a citare la favola del “è un caso” non ha più alcun senso. Eppure sembra che viga una specie di veto a prescindere allorché si cerca di accostare, ad esempio, i megaliti di Baalbek in Libano a quelli di Sachsayhuaman presso Cuzco in Perù; ma di spunti di riflessione ce ne sono anche altri; vediamone alcuni:

-innanzitutto la riflessione più semplice: dopo l’utilizzo dei colossali megaliti di cui abbiamo ancora testimonianza in questi siti, non c’è stato più un utilizzo così eclatante di massi pesanti centinaia di tonnellate. I blocchi utilizzati per edificare le piramidi, seppure pesanti fino a 100 tonnellate ciascuno, non arrivano a quelle dimensioni spaventose. Strano che popoli che non si conoscevano tra loro abbiano deciso, all’unisono, di non utilizzare più la medesima tecnica di costruzione.

-in entrambi i siti i colossali blocchi, tagliati in modo da aderire perfettamente e senza l’utilizzo di malta per assemblare il tutto, non si sono spostati di un millimetro, data la precisione con cui sono stati allocati, ed ancora oggi è impossibile inserirvi anche solo una sottile lamina metallica. A Baalbek i blocchi, presumibilmente a causa delle dimensioni, sono stati squadrati (almeno quelli che possiamo vedere ancora oggi) e poi posti in situ, mentre a Sachsayhuaman sono addirittura stati tagliati in modo irregolare, come se si fosse voluta risparmiare anche la fatica di “prepararli” nella cava di estrazione. Evidentemente la squadratura era talmente semplice da poterla agevolmente eseguire addirittura in sede. Il risultato è comunque perfetto in entrambi i casi. Leggi tutto ...


da Richard ven 08 giu 2012, 17:49 Stampa veloce crea pdf di questa news




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