Nuova tecnica possibile per la depurazione dell’acqua potabile

Il Giornale OnlineEcco la nuova frontiera della manipolazione del Dna!
Inviata da skorpion75

Le nuove scoperte fatte alle Duke University aprono scenari molto preoccupanti. Con la scusa di risolvere i sempre più gravi problemi di inquinamento delle acque, stanno costruendo prototipi di “depuratori genici”. L’acqua passando attraverso una rete “intrisa” di “micro-Rna” (ovviamente transgenico) verrebbe purificata. Dicono loro. Così facendo, l’acqua – il costituente principale del nostro organismo – acquisterebbe frammenti di Dna completamente estranei all’organismo umano…

Uno strumento genetico utilizzato da ricercatori medici potrebbe essere applicato per la rimozione di microbi dannosi e virus presenti nell’acqua potabile.

Da una serie di esperimenti basati su semplici concezioni, gli ingegneri della Duke University hanno dimostrato che un breve tratto di materiale genetico potrebbe bloccare la ripetizione di un importante gene presente in un comune fungo trovato nell’acqua e interromperne l’azione.

Perfezionando questo nuovo metodo, i ricercatori credono che si potrebbe costituire la base necessaria per un nuovo dispositivo che aiuterebbe a risolvere il problema dell’acqua potabile nei Paesi del Terzo Mondo, dove non esistono impianti di depurazione. La tecnologia, relativamente nuova, conosciuta come interferenza dell’RNA (iRNA o micro-RNA) fa uso di brevi frammenti di materiale genetico che combacia – come una chiave nella serratura – ad un segmento di gene presente all’interno di un target predefinito.

Quando questi frammenti entrano in una cellula e si attaccano al segmento corrispondente, posso inibire o bloccare l’azione del gene target. L’impiego di questo metodo è in aumento, quale strumento nella ricerca bio-medica, ma finora non è mai stato applicato per scopi ambientali.

“Gli elementi patogeni, sia di natura batterica che virale, rappresenta una delle maggiori minacce per l’acqua potabile tanto nei Paesi sottosviluppati quanto nei Paesi sviluppati,” dice Sara Morey, responsabile del progetto Ph.D. nel laboratorio di Claudia Gunsch, assistente alla cattedra di ingegneria civile presso la Duke ’s Pratt School of Engineering. “Abbiamo raccolto dati che possono mettere a tacere l’azione uno specifico gene presente in un fungo dell’acqua, che ci porta a credere che la micro-RNA sia una promessa nella creazione di un eventuale strumento per la distruzione di questo gene, per l’impedimento della proliferazione di batteri e virus che si formano nell’acqua”.
La Morey presenta i risultati del suo esperimento il 3 Giugno 2008, durante il meeting annuale dell’ American Society of Microbiology in Boston (Società Americane di Microbiologia, Boston).

Oltre a contribuire alla risoluzione dei problemi legati all’acqua potabile nei Paesi sottosviluppati, questo nuovo metodo potrebbe rappresentare una soluzione anche per i Paesi più avanzati, dice la Morey. L ’impiego dei metodi finora utilizzati per il trattamento dell’acqua – cloro e raggi ultravioletti (UV) – può risultare costoso e il risultato del trattamento stesso potrebbe interferire con il sapore e l’odore dell’acqua.

Nonostante questi metodi siano stati applicati per anni, nel momento in cui l’acqua viene introdotta nel sistema di distribuzione alcuni problemi si possono ripresentare: qui, infatti, può venire a contatto con altri elementi patogeni. Per questa ragione, all’acqua vengono aggiunte quantità di cloro superiori al necessario: è necessario assicurarsi che durante il passaggio nelle tubature ne contenga una concentrazione tale da poter neutralizzare tutti gli elementi patogeni che incontrerà. Questo spiega perché chi vive nei pressi degli impianti di depurazione dell’acqua sente maggiormente il sapore e l’odore di composti chimici, rispetto a chi vive più lontano, dicono i ricercatori. Inoltre, il cloro può fare reazione con altri elementi organici presenti nel sistema di distribuzione, causando dannosi effetti collaterali.

Se all’interno dell’impianto i raggi ultravioletti sono molto efficaci per la neutralizzazione degli elementi patogeni, non hanno effetto una volta che l’acqua è stata pompata. La Gunsch dice che molti elementi patogeni stanno sviluppando una propria resistenza agli effetti del cloro e dei raggi UV, quindi si necessitano nuove opzioni.

“Noi ci immaginiamo un sistema basato sulla tecnologia iRNA che funzioni dall’esterno, proprio come i filtri comunemente usati.“ dice la Gunsch. “Questo metodo potrebbe riscuotere maggiore successo nei Paesi meno industrializzati, dove non esistono impianti di depurazione dell’acqua. Questa strategia mira a permettere a quei Paesi di ottenere acqua salubre senza dover sostenere i costi legati alle infrastrutture per la depurazione dell’acqua”.

I primi prototipi prevedono un filtro intriso di micro-RNA che eliminerebbe gli elementi patogeni al passaggio dell’acqua. Questi filtri dovrebbero venire sostituiti regolarmente, dice la Gunsch , aggiungendo che, secondo lei, sarebbe possibile creare un sistema vitalizio o auto-purificante, che non richiederebbe di essere sostituito.

Attualmente i ricercatori stanno svolgendo ulteriori esperimenti prendendo come target altre regioni attaccate dal genoma di questo fungo. Per provare il concetto dei loro esperimenti, hanno testato l’iRNA su un gene non primario, ma facile da monitorare. Ora stanno testando questo metodo per silenziare o bloccare i geni più implicati nell’azione nociva di questi patogeni.

Stanno pensando di testare questo metodo anche in quelle acque in cui sono contenuti contemporaneamente numerosi elementi patogeni di diversa natura, e vogliono determinare la concentrazione di iRNA ottimale per un buon esito dell’esperimento.

Fonte: http://www.disinformazione.it/depurazione_acqua.htm

Nuova tecnica possibile per la depurazione dell’acqua potabile ultima modifica: 2008-06-19T14:45:24+00:00 da iniziato
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