Piove o non piove: è colpa del particolato

L'articolo che proponiamo è una conferma indiretta di quanto avevamo già appurato circa la correlazione tra precipitazioni e quantità dei nuclei di condensazione. Infatti, nell'articolo intitolato Ancora sul quarzo nelle scie chimiche scrivevamo: “Non si può escludere che i cristalli di quarzo siano sparsi per aumentare i nuclei di condensazione delle nuvole. E' noto che attorno a granelli di sabbia, pollini, polvere etc. si formano le gocce d'acqua delle nubi. Le stille cadono solo quando sono grandi e pesanti abbastanza, attratte dalla forza di gravità. Se si accresce, però, il numero dei nuclei, le gocce sono più numerose e leggere e difficilmente cadono al suolo sotto forma di precipitazione. Questo potrebbe spiegare perché, senza dimenticare l'irrorazione di sostanze igroscopiche, le perturbazioni imbrifere risultano o del tutto annichilite o indebolite sicché sovente i temporali e gli acquazzoni, previsti da alcuni centri meteo non al corrente delle operazioni clandestine di aerosol, diventano brevi piogge o piovaschi o inconsistenti acquerugiole”.

Ora si concentri l'attenzione su tale cruciale passaggio dello studio: “Abbiamo dimostrato che il loro effetto (l'effetto radiativo e quello microfisico, n.d.r.) combinato può determinare un aumento delle precipitazioni per moderati aumenti della concentrazione di aerosol dovuti alle attività umane, mentre provoca una riduzione delle precipitazioni per aumenti rilevanti di concentrazione di aerosol, quando l’effetto radiativo prevale”.

E' indubbio che le chemtrails (inquinamento deliberato) concorrono ad incrementare notevolmente le concentrazioni di aerosol, in concomitanza con un fenomeno radiativo accentuato dalla coltre chimica che copre numerose regioni della Terra sia di giorno sia di notte. L'inquinamento legato alle attività antropiche incide in misura assai minore: con ciò non vogliamo asserire che tale forma di contaminazione non debba essere contenuta in ogni modo possibile, ma che è necessario vedere la foresta e non solo l'albero. Le scie chimiche e le connesse emissioni elettromagnetiche sono la trave, le altre forme di inquinamento sono la pagliuzza.

Naturalmente l'articolo a firma dell'esimio Sandro Fuzzi del famigerato I.S.A.C. vale quel che vale: suffraga, come si rilevava, l'ipotesi tempo fa formulata, ma con il solito strabismo, individua nel particolato prodotto dal traffico veicolare, dalle industrie, dagli inceneritori, dagli impianti di riscaldamento la fonte degli scompensi pluviometrici, laddove la principale causa è costituita dal particolato contenuto nelle scie tossiche. Nuovi giri di vite contro gli automobilisti “inquinatori” sono prevedibili, mentre immondi uccellacci, del tutto indisturbati, continueranno ad insudiciare il pianeta con le loro pestilenziali deiezioni.

Certo, noi, dopo aver raccolto prove di ogni tipo e dopo aver proposto modelli interpretativi avvalorati da riscontri di vario tipo, siamo dileggiati ed insultati, mentre l'illustre Fuzzi può bellamente attingere ai nostri studi, senza citare la fonte, per pubblicare un articolo sulla prestigiosa Science. Non sia mai che egli contamini il suo angelico spirito con chi investiga le chemtrails e le loro conseguenze. Noblesse oblige.

La relazione tra inquinamento e nuvolosità dimostrata per la prima volta con evidenza scientifica da un gruppo di ricercatori tra cui Sandro Fuzzi dell’I.S.A.C.-C.N.R. in un articolo pubblicato su Science

Che le attività antropiche incidano sul clima è noto, come pure sul cambiamento delle caratteristiche delle nubi e sulla loro capacità di dare luogo a precipitazioni nelle aree continentali maggiormente industrializzate. Ma la relazione precisa non era finora chiara: in alcuni casi, l’inquinamento sembra determinare una diminuzione delle precipitazioni, in altri un aumento. Una risposta a quest’apparente incongruenza è stata data da un gruppo di ricercatori, fra i quali Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna, con un articolo pubblicato sulla rivista Science.

La scoperta è di grande importanza, poiché le nubi e le precipitazioni sono una fondamentale componente del clima della Terra, anche se la loro conoscenza tuttora costituisce una delle principali incertezze nella formulazione dei modelli climatici.

“Le particelle disperse in atmosfera”, spiega Sandro Fuzzi, “sono necessarie per la formazione delle nubi, in quanto servono come ‘nuclei di condensazione’ delle goccioline che costituiscono le nubi stesse. In un ipotetico mondo privo di queste ubiquitarie particelle, le nubi non esisterebbero. Sono le caratteristiche delle particelle atmosferiche che fungono da nuclei di condensazione ad influire sulla struttura delle nubi e sulla loro capacità o meno di dare luogo a precipitazioni”, spiega ancora il ricercatore dell’I.S.A.C.-C.N.R. “Infatti, solo una piccola frazione delle nubi presenti nell’atmosfera dà luogo a precipitazione; le altre evaporano, liberando di nuovo in atmosfera il vapore acqueo e le particelle che costituivano i nuclei di condensazione”.

I ricercatori hanno individuato due effetti dell’aerosol sulle precipitazioni in competizione fra loro: un effetto radiativo, che tende a ridurre la precipitazione, ed un effetto microfisico, che tende ad aumentarla. “Fino ad oggi questi due effetti sono sempre stati considerati separatamente”, spiega Fuzzi, “mentre abbiamo dimostrato che il loro effetto combinato può determinare un aumento delle precipitazioni per moderati aumenti della concentrazione di aerosol dovuti alle attività umane, mentre provoca una riduzione delle precipitazioni per aumenti rilevanti di concentrazione di aerosol, quando l’effetto radiativo prevale”.

In sostanza, la sempre più massiccia immissione nell’atmosfera di particolato dovuto ai processi industriali, al traffico veicolare e ad altre attività antropiche aumenta la piovosità, fino ad un certo livello di inquinamento, oltre tale livello la diminuisce. “Data l’importanza per l’umanità intera della disponibilità d'acqua, le modifiche indotte dall’industrializzazione sulle nubi e le precipitazioni – essenziali per l’approvvigionamento idrico – sono da anni oggetto di studio da parte della comunità scientifica”, spiega il ricercatore. “Nonostante vi siano varie evidenze documentate sull’alterazione delle precipitazioni dovuta al particolato atmosferico di origine antropica, in alcuni casi, si registra una diminuzione delle precipitazioni, in altri un aumento. Ed è comunque difficile stabilire un chiaro nesso causale tra aerosol e precipitazioni ed il segno della variazione di precipitazioni”. (Se Fuzzi ci contatta, glielo spiegheremo noi, n.d.r.)

Il nuovo approccio concettuale formulato nell’articolo, che si basa su un ampio set di misure sperimentali in situ e da satellite, può quindi riconciliare le opposte evidenze sperimentali sul segno dell’effetto dell’aerosol antropico sulla quantità delle precipitazioni e costituisce la base di più accurate simulazioni dell’interazione aerosol-nubi-precipitazioni nei modelli climatici, oltre ad essere importante anche per gli studi sulla modificazione artificiale delle precipitazioni.

Roma, 4 settembre 2008

La scheda

Chi: relazione tra inquinamento e precipitazioni
Che cosa: articolo pubblicato su Science
Per informazioni: Sandro Fuzzi, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna, tel. 051.6399559, e-mail: s.fuzzi@isac.cnr.it
Ufficio Stampa C.N.R.: Rosanna Dassisti, tel. 06.4993.3588, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it
Capo Ufficio Stampa: Marco Ferrazzoli, tel. 06.4993.3383, e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it

http://www.tankerenemy.com/2008/09/piove-o-non-piove-colpa-del-particolato.html

Piove o non piove: è colpa del particolato ultima modifica: 2008-09-11T20:41:34+00:00 da zret
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