Scie chimiche o scie biologiche?

Dopo aver raccolto l’acqua piovana (in un bicchiere di plastica sterile e facendo attenzione che il liquido fosse di diretta provenienza meteorica), approfittando di qualche rara precipitazione in Liguria, l’abbiamo subito travasata, con tutte le accortezze del caso, in una provetta anch'essa sterile, di quelle che si usano per le analisi. Nell’acqua si notavano dei piccolissimi granelli luccicanti (quarzo? Silicio?). Con il passare del tempo, però, al loro posto si sono potuti osservare filamenti e piccoli grumi che prima non c'erano. Il tutto è avvenuto, avendo lasciato la provetta chiusa nella sua confezione ed in luogo fresco e lontano comunque da luce diretta sia naturale sia artificiale.

In pratica l’acqua della provetta sembra diventata una coltura di microorganismi. Tale supposizione è stata confermata dall’analisi al microscopio: infatti, con nostro grande stupore abbiamo rilevato quelli che sembrano parassiti, forse Nematodi, invertebrati vermiformi acquatici (i Nematodi vivono sia nell’acqua del mare sia nelle acque dolci) e terrestri a diffusione cosmopolita.

Il phylum Nematoda (dal greco: nema = filo; eidos = forma) è costituito da circa 90.000 specie di animali triblastici, pseudocelomati, a simmetria bilaterale. I Nematodi sono chiamati anche vermi cilindrici, perché presentano un corpo cilindrico a sezione trasversale circolare, differendo così dai platelminti (o vermi piatti) che mostrano uno schiacciamento dorso-ventrale.

Il phylum comprende sia specie conducenti vita libera sia parassiti.

Le specie libere sono numerose nei terreni umidi, nei sedimenti dei fondali acquatici e nelle sorgenti termali. Le specie terricole vivono negli strati superficiali dove si nutrono di materia organica morta. La loro attività è molto importante per la miscelazione e l'aerazione del terreno. Alcune specie libere sono erbivore e si cibano di funghi, batteri, alghe e piante. Altre specie sono, invece, carnivore e si nutrono di microrganismi, piccoli invertebrati e di altri nematodi, compresi individui della stessa specie (cannibalismo).

I nematodi parassiti infestano un gran numero di piante e di animali. Alcuni parassiti sono dotati di un apparato boccale, provvisto di stiletti, atto alla perforazione delle pareti cellulari delle radici delle piante, in modo da potersi alimentare dei succhi vegetali. La loro attività è causa della perdita di numerosi raccolti. Altri nematodi vivono sulla superficie di organismi acquatici e molti riescono ad infestare i vertebrati terrestri, compreso l'uomo, insinuandosi nel sistema digerente, in quello circolatorio o incistandosi nell'apparato muscolare.

Ai Nematodi appartengono anche parassiti umani, quali la temibile trichinella (come quella ripresa al microscopio), la filaria, l’ascaris dei bambini, la wuchereria e l’ancylostoma dei minatori.

La trichinella spiralis è lunga pochi millimetri, di color bianco e filiforme in grado di infestare tutti i mammiferi, soprattutto i carnivori – onnivori (volpe, cinghiale, cane, gatto, suino, uomo).

L’infestazione avviene mediante l’ingestione della carne contaminata dalle sue larve. Queste ultime vengono liberate nell’intestino tenue, subito dopo la loro digestione. In breve tempo, si sviluppano fino a diventare vermi adulti che, nello spazio di alcune settimane, generano moltissime piccole larve che attraversano la parete intestinale e raggiungono nel sangue la muscolatura, dove si insediano e si avvolgono in una capsula molto resistente. Qui possono sopravvivere per oltre un anno anche in condizioni ambientali difficili (gelo, putrefazione). I muscoli prediletti sono quelli del diaframma, della lingua, della laringe e quelli intercostali. Il ciclo inizia nuovamente, non appena la carne infestata viene di nuovo ingerita da un animale o dall’uomo. Il cinghiale riveste particolare importanza quale anello di congiunzione tra il ciclo silvestre della trichinellosi e l’uomo, in quanto si tratta di un animale onnivoro le cui carni vengono destinate all’alimentazione.

La malattia che si riscontra nell’uomo si chiama trichinosi ed è caratterizzata da dissenteria, dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle labbra, fotofobia e febbre. A seconda del tasso di infestazione, il decorso della patologia può essere anche molto grave e con esito mortale.

La trichinosi dovuta al consumo di carne di cinghiale, si previene osservando le seguenti misure igienico-sanitarie: tutti gli animali uccisi e destinati all’alimentazione vanno sottoposti all’ispezione delle carni per opera dell’ispettore veterinario e sottoposti ad un’analisi di laboratorio per determinare l’eventuale presenza delle larve del parassita (trichinoscopia). A tale scopo, deve essere prelevato l’intero diaframma, avendo cura di asportare tutte le parti muscolari. Le carni, che risultano positive all’analisi, non possono essere destinate a scopi alimentari e devono essere distrutte. La carne del cinghiale deve essere consumata preferibilmente ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti siano uccise dal calore.

Non risultano, stando ai risultati epidemiologici attuali, focolai di trichinella in Liguria, ma il parassita pare essere incredibilmente presente nell’acqua di precipitazione, così come nella neve caduta copiosa in Colorado ed in altri stati della Federazione statunitense: infatti, le analisi al microscopio mostrano parassiti (larve?) e filamenti di polimeri di vario colore (fucsia, azzurri, bianchi…). Si tratta di materiale polimerico e biologico, la cui massiccia presenza nei fiocchi di neve è, per lo meno, inquietante. Si ricordi che, in concomitanza con l’ondata di gelo che ha colpito, nei mesi scorsi, varie regioni degli Stati Uniti, sono stati fotografati e ripresi, attraverso gli squarci fra le nuvole, numerosissimi aerei chimici impegnati, more solito, nello spargimento di veleni di varia natura.

Per mezzo delle analisi eseguite al microscopio, sono stati anche individuati, presumibilmente, dei rotiferi. I Rotiferi sono organismi di piccolissime dimensioni, ma con una morfologia ed una organizzazione interna molto complesse. Essi sono frequenti in tutte le raccolte d'acqua, persino in quelle che ristagnano nelle grondaie.

Sempre a proposito delle precipitazioni, bisogna ricordare il drammatico resoconto di una donna affetta da Morgellons. Ella ricorda di aver avvertito i primi sintomi della micidiale malattia, dopo essere, un giorno, uscita senza ombrello sotto una pioggia sporca che le bagnò la testa e le braccia. La paziente afferma che, dopo aver tentato invano numerose terapie, ha trovato un notevole giovamento grazie all’’impiego dello zapper.

Infine ci chiediamo se, sulla base di questi e di altri dati e testimonianze, la dicitura “scie chimiche” sia ancora appropriata: non sarà il caso di definirle “scie chimico-biologiche”? A prescindere comunque dalla questione terminologica, in verità oziosa, sempre più è acclarato che l'operazione di aerosol è un’arma micidiale usata contro la biosfera e contro chi la popola: uomini, animali e piante.

Fonti:

http://loveforgifting.com/
Scienze naturali, Milano, 2005, s.v. Nematodi e Rotiferi.

Si ringraziano Avatar e Foster per la loro preziosa consulenza.

Fonte: http://sciechimiche-zret.blogspot.com/

Scie chimiche o scie biologiche? ultima modifica: 2007-10-27T19:21:32+00:00 da zret
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