Scienziati e guerra, una relazione complicata

Il Giornale Online

LA MICCIA SIRIANA: L’IMPEGNO DEGLI SCIENZIATI PER LA PACE NON SI FERMA

It is five minutes to midnight. Mancano 5 minuti a mezzanotte. È l’avviso dell’orologio del [link=http://www.thebulletin.org/]Bulletin of the Atomic Scientists[/link] che simboleggia la distanza dell’umanità dall’autodistruzione, dalla sua mezzanotte. Dalla loro creazione nel 1947 a oggi le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse sono state spostate 20 volte: ogni movimento testimonia un passo avanti o indietro verso un mondo senza armi di distruzione di massa. Non esiste alcun dubbio sulla direzione che prenderebbero le lancette se gli USA decidessero per l’intervento armato in Siria, con Assad che si dichiara pronto all’ennesimo conflitto mondiale. Il Cremlino si è subito schierato a favore del regime di Damasco con le [link=http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/usa-gb-attacco-in-siria-entro-dieci-giorni-russia-conseguenze-gravissime-1650445/]parole [/link]del ministro degli esteri Sergej Lavrov : “le conseguenze sarebbero gravissime”. Impossibile non pensare alle dinamiche della guerra fredda e, soprattutto, agli arsenali nucleari delle potenze del pianeta.

Oggi i Paesi che dichiarano di possedere armi atomiche sono USA, Russia, Francia, UK, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord. Autorevoli analisti dei servizi segreti ritengono che sia probabile che anche Israele ne sia in possesso; ufficialmente però non ha mai ammesso l’esistenza di un programma nucleare a scopo bellico. Si ritiene che l’Iran, invece, non abbia ancora prodotto un ordigno, ma non si esclude che possa svilupparlo. Per motivi strategici e di sicurezza i programmi nucleari di ogni nazione sono segreti; tuttavia secondo le [link=http://edition.cnn.com/interactive/2013/03/world/nuclear-weapon-states/]stime [/link]- fornite dai rapporti di organizzazioni indipendenti non-profit come la [link=https://www.fas.org/about/index.html]Federation of American Scientist[/link] – esistono oltre 17000 testate, dislocate sia nei Paesi che le hanno prodotte e ne detengono il controllo sia negli stati alleati (come prevede il programma di Condivisione Nucleare della Nato).

Il rifiuto della guerra e l’eliminazione delle armi di distruzione di massa sono anche obiettivi del [link=http://www.pugwash.org/]Pugwash[/link], movimento che raccoglie numerose organizzazioni di scienziati (tra cui l’italiana [link=http://www.uspid.org/]USPID[/link], v. Intervista a Diego Latella) che ancora oggi sentono le stesse responsabilità morali espresse da Einstein e Russell nel [link=http://www.pugwash.org/about/manifesto.htm]Manifesto [/link]del 1955. Il ruolo giocato nell’informare l’opinione pubblica sulla situazione del nucleare nel mondo e nello spingere i governi a sostenere una politica di non proliferazione è valso al Pugwash il premio Nobel per la Pace nel 1995.

È anche grazie all’impegno degli scienziati, infatti, che sono stati firmati diversi trattati per il disarmo. Il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) del 1968, per esempio, vincola gli stati aderenti ad attuare politiche di non proliferazione e disarmo, ribadendo il diritto all’uso pacifico della tecnologia nucleare. Dalla fine della Guerra Fredda, denunciano gli esponenti del Pugwash, il pericolo delle armi atomiche è stato poco percepito dall’opinione pubblica e trascurato dai mass media, salvo in occasione di episodi eclatanti. Non per questo gli scienziati per la pace hanno diminuito il proprio impegno: con il [link=http://www.pugwash.org/reports/rc/me/statement_Syria_2013/syria_statement.htm]documento [/link]del 29 agosto scorso, a conclusione delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs, il movimento Pugwash riafferma con forza di aborrire il possesso e l’utilizzo di armi chimiche, come di ogni altra arma di distruzione di massa, di confidare nell’operato dell’ Onu perché un’azione militare unilaterale (con obiettivi poco chiari) in Siria scatenerebbe un nuovo conflitto in Medio Oriente e complicherebbe la ricerca di una soluzione politica.

La stasi delle politiche di disarmo non è tuttavia da imputare solo alle situazioni di tensione internazionale. Già da tempo le potenze nucleari stentano ad aderire alle politiche di disarmo, puntando invece il dito sui rischi della proliferazione nucleare nel mondo e distogliendo l’attenzione dalle loro responsabilità. L’atteggiamento degli USA è emblematico: la mancata firma del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty per l’abolizione dei test nucleari è indice della volontà del Paese di non abbandonare lo sviluppo di nuove armi atomiche. La promessa di non dislocare più armi in Europa fatta da Obama nel 2010 sembrava poter aprire una nuova fase verso il disarmo. Ma, come denunciato dal [link=http://www.theguardian.com/world/2013/apr/21/obama-accused-nuclear-guided-weapons-plan?INTCMP=SRCH]Guardian[/link], è prevista una spesa di 10 miliardi di dollari per “allungare la vita” a 200 bombe B61 conservate nelle basi europee.

Intanto mancano 5 minuti a mezzanotte… per ora.

Mara Magistroni
Biologia e biochimica, Comunicazione e divulgazione scientifica, Biologia molecolare e genetica

Fonte: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/mara-magistroni-rita-occhipinti-micaela-ranieri/scienziati-e-guerra-relazione

Scienziati e guerra, una relazione complicata ultima modifica: 2013-09-10T07:51:04+00:00 da Richard
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