Siamo più razionali e meno violenti. Parola di Steven Pinker

Il Giornale Online
La nostra società ci appare brutale? Sorpresa: lo è molto meno di tutte quelle che l’hanno preceduta. Merito del ragionamento astratto

di Tiziana Moriconi

Le rivoluzioni della Primavera araba, gli attacchi Nato sulla Libia, quelli Usa in Afganistan, l’eterna guerra tra palestinesi e israeliani, la pena di morte ancora in vigore in 58 Stati, le torture a Guantanamo. L’impressione è di assistere a un’escalation di violenza. È davvero così? No: per l’appunto, è solo un’impressione, dice Steven Pinker http://pinker.wjh.harvard.edu/about/ nel suo ultimo libro The better angels of our nature: the decline of violence in history and its causes. Ovvero: perché nel corso dei secoli la specie umana è sempre meno aggressiva. Un assaggio delle argomentazioni del neuroscienziato di Harvard si trovano su Nature http://www.nature.com/nature/journal/v478/n7369/full/478309a.html con riflessioni puntuali e qualche interessante dato che ben supporta la sua teoria. Che, in soldoni, si può riassumere così: contrariamente a quanto si crede, questo XXI secolo non è cominciato all’insegna della violenza, e neanche il XX merita il titolo del più sanguinoso della storia, come spesso si sente dire. Le società umane sono al contrario diventate molto più pacifiche con il passare dei secoli. Il motivo è che abbiamo affinato l’arte del ragionamento, sviluppando una crescente razionalità.

Seguiamo il filo logico di Pinker, che parte dallo sfatare la suddetta impressione. La sensazione di vivere in un momento storico sanguinoso è dovuto soprattutto a due fattori: il primo è che la storia recente è documentata nei minimi dettagli, al contrario di quella passata, il secondo è che la mente umana tende a sovrastimare la frequenza degli eventi temporalmente più prossimi. C’è anche un terzo motivo per lo psicologo: oggi siamo molto più sensibili agli atti violenti che in passato.“ La storia antica è piena zeppa di conquiste gloriose che oggi definiremmo genocidi e molti dei leader passati alla storia come grandi condottieri oggi sarebbero perseguiti per crimini di guerra”. A questo si aggiunga che il numero di vittime di uno qualunque dei grandi conflitti dei secoli scorsi, considerato in percentuale alla grandezza della popolazione mondiale nei diversi momenti storici, è assolutamente comparabile con quello provocato dalle bombe atomiche della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, i dati forniti dagli studi di archeologia forense e di etnografia suggeriscono che circa il 15% delle persone che vivono in una società senza Stato muoiono di morte violenta: una percentuale che è cinque volte maggiore di quella registrata per il XX secolo e dovuta a guerre, genocidi e carestie messi insieme. E se questo primo decennio del XXI secolo ci sembra buio, consideriamo che i morti sono stati molti di meno che in ciascuno dei 5 decenni precedenti.

Anche il numero di omicidi è crollato: dal 40 per 100mila persone l’anno nel XIV secolo a 1,3 per 100mila alla fine del XX, senza contare che le pratiche barbariche come i sacrifici umani e le esecuzioni sadiche (crocifissione, impalamento, per dirne un paio) sopravvivono in pochissimi contesti e ci fanno inorridire. Se poi la pena di morte sopravvive in 58 Stati, in 139 è stata abolita ed esiste anche una moratoria Onu per la messa al bando. Insomma, se c’è stata un’escalation negli ultimi 50 anni, è stata quella dei diritti umani e civili. Appurato il calo continuo della violenza nel corso della storia recente, Pinker passa a esaminarne i possibili motivi. Premesso che l’ aggressività è insita nella natura umana (esistono dei circuiti cerebrali per la rabbia comuni a tutti i mammiferi), a scatenare la violenza non è uno stimolo atavico costante e universale, come può esserlo la fame o il sesso. Per lo psicologo, alla base della riduzione degli atti violenti nell’umanità non c’è la selezione naturale, ma piuttosto lo sviluppo di caratteristiche cognitive che inibiscono questi comportamenti. Una di queste sarebbe l’empatia, che però è un’emozione volubile e può essere velocemente convertita nel suo opposto. Un’altra è il senso morale. Anche qui c’è un ma, dal momento che le persone tendono a percepire legittimamente punibili le deviazioni da quello che credono buono e giusto. La terza caratteristica, infine, è la migliore: il ragionamento, ovvero la capacità di comprendere il mondo e di negoziare.

Ma perché il ragionamento dovrebbe portare a una diminuzione della violenza? A questa domanda aveva risposto già Voltaire: “Ciò che ci fa credere alle assurdità, ci fa commettere le atrocità”. Pinker trova due correlazioni tra la razionalità e la non-violenza. La prima è che chi ragiona si preoccupa del proprio benessere: preferisce vivere – e bene – piuttosto che morire. La seconda è che tende a formare una società di persone tutte preoccupate per il proprio benessere. L’interesse per se stessi e la socialità, continua il neuroscienziato, porterebbero ad avere come obiettivo la non-violenza. Un traguardo raggiunto gradualmente, con la costruzione delle città, lo sviluppo della letteratura e dei sistemi di comunicazione. Che stiamo diventando esseri più razionali è stato già provato dal filosofo James Flynn dell’Università dell’Otago (Nuova Zelanda) negli anni 80. Flynn aveva notato che i test per determinare il quoziente intellettivo dovevano essere ri-tarati dalle società che li mettono a punto, perché con il passare del tempo aumentavano i punteggi negli esercizi che richiedono un ragionamento astratto. Questo si deve, probabilmente, a una crescente scolarizzazione, alla diffusione della manipolazione simbolica nel lavoro e del ragionamento analitico nella vita di tutti i giorni. D’altra parte, la storia ci insegna che molte delle conquiste che hanno fatto avanzare le civiltà sono nate tra i filosofi, e le società con un maggiore livello di istruzione sono più inclini alla democrazia e meno alle guerre civili.

Fonte: http://daily.wired.it/news/cultura/2011/10/26/steven-pinker-societa-moderna-ragionamento-astratto-15162.html

Siamo più razionali e meno violenti. Parola di Steven Pinker ultima modifica: 2011-11-02T16:49:38+00:00 da Richard
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Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)