Sofferenza: scegliere il futuro di Roberto Morini

Sofferenza

Roberto Morini

Ho concluso l’articolo precedente, seppure a malincuore, con una nota appositamente provocatoria sull’attaccamento alla sofferenza.

Detta così, mi rendo conto che possa essere sembrata un’affermazione eccessiva, difficile da accettare.

Se andiamo a fondo, tuttavia, possiamo notare come la sofferenza sia divenuta, purtroppo inconsciamente, parte integrante delle nostre certezze e, in via generale, in questo c’è un triplice risvolto negativo.

Il primo (che è anche il più “pesante”) è quello culturale, laddove abbiamo assimilato a livello più o meno conscio il concetto di sofferenza come “mortificazione della carne”. Questo è un retaggio abbastanza comune in diverse religioni, giacché si è smarrito nel tempo il vero significato di “Ascesi”.

È fuori questione che Essere significhi necessariamente rinunciare al corpo fisico, cioè passare a uno stato di vibrazione incompatibile, nettamente superiore. Ma solo per una questione di stato della materia legato alla frequenza, per l’interazione fra l’Energia e l’energia cristallizzata.

Questa interazione contiene già in sé la codifica necessaria alla traslazione senza interventi esterni, incapaci di stabilirne il quando. In questo caso, sofferenza e mortificazione assumono le connotazioni dell’inganno, soprattutto quando sono professate (per libera scelta, o per imposizione) come falso dovere di accettazione di uno stato di fatto non rispondente alle necessità fisiche naturali, addossandone la responsabilità al Volere Supremo. Niente di più assurdo, come gli eccessi e le esasperazioni (cioè, esasperare una situazione portandola oltre ogni limite)!

Il Volere Supremo tirato in ballo, come sollecito alla rassegnazione, porta al secondo risvolto che pone in evidenza l’Amore, la cura e il rispetto che dobbiamo avere della nostra fisicità nel suo complesso.

Se avete compreso il perché esista l’Universo (vedasi l’articolo sull’Energia Inespressa) e avete altrettanto compreso il vero significato dei cosiddetti “Peccati Capitali” (nella loro forma originale, non travisata dalle religioni attuali: Peccatum (latino), Hamartia (greco), Hete (ebraico) magistralmente illustrati dal Dr. Igor Sibaldi), sarà estremamente semplice anche comprendere quello che sto dicendo in proposito, magnificamente sintetizzato nella frase di R. Bach:

Se Dio vi avesse ordinato di essere felici, voi cosa fareste?” -R. Bach

Al terzo risvolto si è soliti dare un carattere d’origine psicologica, come se avessimo dei disturbi mentali più o meno latenti. Ma non è così! Molto più semplicemente si tratta di scompensi energetici; di una mancanza di equilibrio fra i centri (riscontrabili nell’Albero della Vita) costituenti le due triadi inferiori: “Conscio” e “Inconscio”, laddove il centro cardiaco (il nostro Sole) non riesce a pulsare armonicamente. Questo porta a due sotto-risvolti principali.

Nel primo avremo una deformazione dell’onda di energia/pensiero proveniente dal centro cardiaco, per cui al rimanifestarsi dell’evento che ha provocato la deformazione, ci sarà una risposta fra conscio e inconscio (banca dati di tutte le nostre esperienze passate) pressoché identica e ripetitiva fintantoché non rimoduleremo quel tipo d’onda/informazione.

Nel secondo rientrano le cosiddette “frustrazioni” che altro non sono se non il nostro desiderio di completezza. Appagamento che, non trovandolo in altro modo lo cerchiamo continuamente e senza successo in ciò che riteniamo più alla nostra portata, giacché è difficile, soprattutto in questo contesto sociale, ricordarsi di chi siamo in Realtà.

Nel contesto, oltremodo ovvio, delle sofferenze rientrano anche le malattie più o meno gravi. Potrà sembrarvi ai limiti dell’assurdo, o anche oltre, ma credetemi, sono forme di autopunizioni dovute all’aberrante concetto di colpa e di peccato(1) o alla necessità di attirare l’attenzione altrui, non necessariamente riconducibile allo stesso contesto temporale in cui si manifestano i sintomi.

1 NOTA: Colpa e peccato rientrano nel concetto più ampio di “Ignoranza”, intesa come mancanza di conoscenza. Questo concetto, tuttavia, è improprio e merita un ulteriore approfondimento. Sublimando il termine (Ignoranza) si arriva al concetto più profondo di “Non Apertura”. Premesso che l’intelligenza non è una prerogativa che qualcuno ha in più di un altro poiché, di fatto, non è un qualcosa di fisico che si possa possedere individualmente, ma è una sorta di gigantesca banca dati cosmica comune (racchiusa nei fotoni – φως “phos” = Luce – altrimenti non potrebbe più chiamarsi intelligenza – il νοῦς o νόος (noûs, “nus”) greco contrapposto alla diànoia, la Ragione) alla quale tutti possono attingervi indistintamente, una maggiore o minore apertura diventa la sua chiave d’accesso e di utilizzo. La limitazione di vedere solo ciò che a priori si ammette che esista, rientra anch’essa nel concetto di non apertura.

Concludendo il discorso «Sofferenza» va sottolineato che, in via generale, è l’ultima risorsa che ha il Creatore per ricondurre a Sé in forma evoluta tutta l’Energia cristallizzata, la quale, nel suo lungo percorso mantiene inalterata la sua matrice, cioè il ricordo indelebile del suo primevo stato di pura perfezione.

La Sofferenza quando diventa insopportabile, impone cambiamento, cioè un percorso diverso in cui incamminarsi.

Ora, spero di avere sufficientemente spiegato come la conoscenza della nostra Vera natura, ergo dell’Universo e di Chi lo ha creato, sia incisa nella matrice di cui sopra, affinché sia riconoscibile e comprensibile da tutti, nessuno escluso.

Per questo semplice motivo, non potremo MAI e ripeto MAI, ottenere alcuna risposta VERA sia dalla scienza, sia dalla religione(2) (maggiore responsabile per gli effetti che ha sempre prodotto e che produce tuttora, nei “credenti”), per il semplice motivo che, di fronte a quanto sopra, non avrebbero ragione di esistere.

2 NOTA: che ha manipolato e ingannato fino a rimanere vittima di se stessa. Da notare inoltre, che i cosiddetti canalizzatori contemporanei, sono gli stessi e, con la stessa attendibilità, che nei secoli sono diventati: evangelisti, profeti e santi…

Come non avrebbero più ragione di esistere, nel sistema politico-legislativo, miliardi di leggi, se invece di regolamentare si fossero cercate e trovate le soluzioni. Ma se si fossero trovate, non avrebbe ragione di esistere né il corpo legislativo, né gli “azzecca garbugli” (è proprio il caso di chiamarli così, perché sanno più o meno muoversi nell’intricata selva della giurisprudenza).

Così, le case farmaceutiche non si sosterrebbero più se creassero farmaci in grado di sconfiggere definitivamente le malattie o, se messi alle strette, non ne sfornassero sempre delle nuove. E il loro “braccio lungo” (cioè chi prescrive i loro prodotti) non vivrebbe più nel lusso, se onorasse il “giuramento di Ippocrate” mettendolo sul podio. Nemmeno i gruppi di ricerca continuerebbero a fruire di lauti finanziamenti, più privati che pubblici, se trovassero finalmente qualcosa di definitivo….

Sarebbe stupido pensare il contrario! Qualunque sistema che pone la propria sopravvivenza e l’interesse economico in cima alla piramide, e di ciò fa una ragione d’essere, non può funzionare diversamente. Tutto ciò che non passa al vaglio di questo tipo di osservazioni quindi, è falso, fuorviante e inutile per la nostra evoluzione, sia essa fisica e sociale, sia spirituale.

– Alla fine cosa rimane di veramente autentico?

In questo contesto, il Creatore non ha creato l’uomo-scienziato, non ha creato l’uomo-sacerdote… non ha creato l’uomo-legislatore… non ha creato l’uomo-medico (pur contemplando tutte le evenienze(3))… ha creato l’uomo e basta!

E, nella sua completezza e semplicità fine a se stessa, lo ha dotato di tutto il necessario per affrontare quell’abbandono “dell’Eden”, per riconoscere da solo le sue origini divine e incamminarsi, sempre da solo e in tutta la sua gloria, sulla via della comprensione della sua perfezione.

Tutto ciò era racchiuso/codificato in quel semplice atomo d’idrogeno dal quale tutto è partito, ricco di tutto il sapere e di tutta la conoscenza per affrontare l’evoluzione della vita in tutte le sue possibili forme, scaturite dal continuo amplesso cosmico.

Un piccolo atomo che si è moltiplicato ed evoluto, collegato sempre, indissolubilmente, attraverso un cordone ombelicale con il Creatore e con l’Assoluto…. ma l’uomo moderno, sebbene più evoluto, ama troppo delegare! E le deleghe portano a pagare un prezzo(3)…

– (3) Fine di un mondo, o fine del mondo?

La scelta è, e rimarrà sempre, solo nostra! La seconda eventualità è riservata all’ordine delle cose, quando perdiamo la nostra dignità e regalità, lasciando che altri scrivano la storia della nostra vita al posto nostro. Noi siamo i Creatori della nostra Realtà e, in quanto creatori/registi, possiamo definirne la scenografia. Possiamo scegliere il tipo di futuro fra tutti quelli potenzialmente possibili e realizzarlo, ma non è vivere una sorta di nuova «New Age», dove basta chiamarsi «Fratelli» e autodefinirsi «Risvegliati» che ci darà questa opportunità.

Occorre un atto di assoluto coraggio, uno sforzo fuori dal comune, per abbandonare i «fantasmi» delle nostre certezze quotidiane e “Riconoscerci, senza alcun dubbio, in ciò che veramente siamo”, riappropriandoci anche di quella componente essenziale, sinergica dell’Amore (giacché essa stessa Amore), che molto stupidamente abbiamo accettato di chiamarla «Male» e che, conseguentemente, abbiamo contribuito a personificarla (pensandola/immaginandola, quindi, creandola) fuori da noi stessi.

Ecco palesarsi quella che fu definita «La Via del Guerriero», non per la brutalità che la figura evoca, ma per il suo «coraggio». Ed ecco porsi in evidenza il mito di Orfeo, che dopo avere ammaliato la Morte (Ade) con la sua musica (in greco significa anche «Incantesimo») perse per la seconda volta la sua compagna (Euridice) per il solo fatto d’avere «dubitato».

Per il vostro bene, spero di non avere detto cose nuove, ma di avere solo rispolverato i vostri ricordi. Per il mio bene, dato che ritenere e sostenere di avere ragione è la tomba dell’evoluzione, spero vivamente di riconoscermi continuamente in torto.

Roberto Morini

Sofferenza: scegliere il futuro di Roberto Morini ultima modifica: 2010-10-02T18:06:24+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)