SOLE FREDDO E FUSIONE NUCLEARE CONTROLLATA

Il Giornale Online
27/2/2003

(Articolo ripreso dalla rivista “Andromeda”

La scoperta che il Sole è caldo fuori e freddo di dentro l’ha fatta Sir Frederik William Herschel (1738-1822).

Nel 1781 Herschel, il primo grande astrofisico della storia, scoprì il PIANETA URANO, nonché i satelliti Encelado e Mimas di Saturno.

Herschel affermava che “il globo centrale del Sole è un mondo abitabile, protetto dall’ardore fotosferico da uno strato di nubi fredde e non luminose”

LA PRIMA BOMBA H: l’ordigno era veramente “termo” nucleare?

Gli scienziati che hanno costruito la bomba H, hanno sempre creduto “erroneamente” che essa possa essere innescata solo grazie alla enorme quantità di calore sprigionato dall’esplosione di una bomba atomica (A), così come – essi affermano – avviene nel sole nel cui nocciolo la temperatura è stimata intorno ai 14-15 milioni di gradi Kelvin, mentre quella esterna al Sole si aggira intorno ai 6000 °Kelvin.

Questa affermazione viene completamente smentita dallo studioso Renzo Boscoli il quale, riprendendo le tesi di Herschel e del Fisico George Ranque ha messo a punto una sua teoria sulla Fusione fredda controllata che potrebbe salvare la Terra. Pare che le sue tesi siano state sperimentate da qualcuno.

1953: La riscoperta del fisico Georges Ranque.

Renzo Boscoli pensava che solo il freddo può contribuire ad ammassare in uno spazio libero, cioè non limitato da alcuna parete, il gas protostellare necessario alla formazione di una stella, ma non riusciva a concepire nessun “meccanismo” naturale capace di compiere un tale miracolo. Fu solo verso la fine dei 1953 che, essendosi trovato nella necessità di approfondire, per ragioni di lavoro. le sue cognizioni in fatto di tecnica del freddo, acquistò il testo del MARINO sui frigoriferi di cui era, da pochi mesi, uscita la terza edizione.

Il Boscoli non aveva mai letto nemmeno le due edizioni precedenti. ma quale non fu la sua sorpresa nell'apprendere dalla lettura di questo libro l'esistenza di un fenomeno che prende il nome dal suo scopritore, il fisico francese Georges Ranque, fenomeno del quale non aveva mai sentito parlare e che non compariva su nessuno dei testi da lui consultati in tutti gli anni precedenti! Ranque, nel 1933, aveva annunciato una sua scoperta: immettendo perpendicolarmente un getto d'aria in un tubo in modo che creasse un vortice, era riuscito a produrre una separazione o estrazione dinamica di molecole ad alta energia cinetica da molecole ad energia cinetica più bassa.

In altre parole, l'aria che usciva dalle estremità del tubo si presentava con due temperature diverse: quella vicina all'asse del tubo era di parecchio più fredda di quanto non lo fosse prima di entrare nel dispositivo e quella lontana dall'asse si era scaldata. Il fenomeno, ripreso, ristudiato e confermato una decina d'anni dopo dal fisico tedesco Rudolf Hilsch, può assurgere, a mio avviso, al ruolo di PRINCIPIO, con questa enunciazione:

“UNA QUALSIASI MASSA DI GAS, QUALI CHE SIANO LA SUA DENSITA’ E LA SUA TEMPERATURA INIZIALI, QUALORA INTERVENGANO UNA O PIU’ CAUSE, ESOGENE OD ENDOGENE, A PORLA IN ROTAZIONE ASSIALE, ANDRA’, VIA VIA, RAFFREDDANDOSI NELLA ZONA VICINA ALL’ASSE DI ROTAZIONE, E SI SCALDERA’ NELLA ZONA ESTERNA.”

Ma quali applicazioni e riscontri può trovare un tale principio? In meteorologia, per esempio, potrebbe aiutare a spiegare il tanto ancora discusso fenomeno della formazione della grandine (Nota 1) e a scovare qualche metodo migliore di quelli attuali per combatterla. Sono infatti del parere che per vincere un nemico, prima di tutto sia necessario conoscerlo a fondo. Di non minore importanza è il problema della formazione di ghiaccio sulle ali degli aerei (vedi recente disastro del Colibri).

Qui siamo di fronte ad un pericolo immediato e molto più grave, perché un danno prodotto alle colture per opera della grandine è un fatto soltanto economico, mentre la perdita di vite umane è una sventura irrimediabile. Orbene, quando ai piloti degli ATR 42 fu consigliato di aumentare la velocità in caso di condizioni atmosferiche precarie, io, nella convinzione che la formazione di ghiaccio sia dovuta principalmente all'effetto Ranque, ho subito pensato che il consiglio dato fosse il peggiore da dare, in quanto la maggiore velocità non può che esaltare ed accelerare il fenomeno stesso.

L'ala di un aereo, infatti, tende a trascinare una parte di quell'aria con la quale viene immediatamente a contatto. Tra questo strato di aria e quelli un po' più distanti dall'ala stessa, è inevitabile un reciproco scorrimento che provoca dei vortici. E naturalmente, se sono presenti delle gocce di acqua, queste sono costrette a “rotolare” in senso contrario al moto dell'aereo coinvolgendo sottili straterelli di aria che, per effetto Ranque, si raffredderanno, raffreddando a loro volta le gocce stesse che congeleranno.

Ma il fenomeno non è così semplice come descritto, perché le gocce d’acqua, per effetto Kelvin, libereranno delle cariche elettriche capaci di far aderire alla superficie alare i germi di ghiaccio a mano a mano che si formano.

A puntuale conferma di questa idea è giunta la perizia inglese sul disastro, con l'esplicita affermazione che la maggior velocità aumenta il pericolo della formazione della crosta ghiacciata sulle ali e sulla coda e in altri punti delicati dell'apparecchio”.

(Corriere della Sera del 20.5.88).

Nell'ambito dei progetti di ricerca in previsione presso i Laboratori Andromeda, in relazione a queste inusuali ipotesi sulla formazione della grandine, sarà prossimamente formulato ed inserito un programma di studi sulla formazione di ghiaccio sulle ali degli aeromobili.

Ma ritornando ai nostri problemi di astrofisica, occorre riconoscere che, pur con l'estensione e l'estrapolazione dell'effetto Ranque ad una massa di gas cosmico, Boscoli non era in possesso, nei primi anni '50, di prove sperimentali o di dati dell'osservazione astronomica, in misura sufficiente a conclamare la sua ipotesi di criogenesi stellare.

Passato nel '58 a Milano alla direzione del laboratorio di ricerche e controlli di un grosso stabilimento metalmeccanico italo-americano, ebbe la ventura di conoscere, tra i suoi nuovi compagni di lavoro, l'ingegnere toscano Luigi Righi. Uomo di non comune intelligenza e rara cultura umanistica, dotato dei migliori requisiti professionali nonché eccellente matematico, si era dovuto “accontentare” di fare l'ingegnere non avendo potuto, per ragioni indipendenti dalla sua volontà e capacità, fare l’astronomo.

A tale proposito, tuttavia, coltivava per hobby questa nobile disciplina, frequentando assiduamente un osservatorio astronomico di cui potevano disporre, in Lombardia, alcuni suoi amici “astrofili”. Non gli ci volle molto tempo per capire che l'ingegnere era “il suo uomo”, l'uomo che ai suoi occhi appariva come colui che “sapeva tutto” sul Sole.

E così, prendendo a bersagliarlo con le sue domande e idee, incominciò con lui, a suon di formule e citazioni di opere astronomiche, una vera battaglia durata non meno di sei anni, alla fine dei quali era sicuramente riuscito a far vacillare e a trasformare in dubbi molte delle sue certezze scientifiche.

Nel contempo, mentre per merito dell'amico ingegnere la sua modesta cultura sul “Sole ufficiale” s'era andata consolidando, a poco a poco stava costruendo nella sua mente un “Sole freddo”, rivoluzionario ed eretico!

Rimase con l'ingegnere ancora per quasi quattro anni, durante i quali si rafforzarono sia le sue convinzioni che la reciproca amicizia. Prima di completare il decimo anno di permanenza in Lombardia, sia nel tentativo, poi fallito, di migliorare le sue condizioni economiche, sia, soprattutto, per evitare un suo trasferimento a tempo indeterminato in America, lasciò il suo lavoro e, a malincuore, l'ingegnere, per tornarsene, dopo un'altra breve parentesi lombarda, in Emilia, sua terra d'origine.

Ecco perché il Sole è freddo di dentro

Trascinato ancora una volta nel vortice del lavoro, Boscoli si è dovuto dar da fare nel campo della chimica industriale quasi ininterrottamente per quindici anni. Durante quest’ultimo periodo, raccogliendo tutta quell' “acqua” che stampa e testi scientifici stavano “portando al suo mulino”, ha perfezionato le sue ricerche teoriche sul Sole e la fusione nucleare, arrivando finalmente a pubblicare, nel giugno dell'84 la sua NOTA SULLA FUSIONE “TERMONUCLEARE”.

Ma procediamo con ordine.

Le NOTIZIE” più importanti che “gli mancavano” e che poté raccogliere solo poco tempo prima della pubblicazione, si sintetizzano in:

A- nella conferma dell'esistenza dei freddissimi globuli di BOK (circa 10 1K 263 OC).

B- nella scoperta fatta, più recentemente, col radiotelescopio di Arecibo, di una enorme nube fredda di idrogeno (-200 °C) che ruota su se stessa alla velocità di 300 chilometri al secondo.

C- nella riconferma ufficiale sovietica (luglio 1983) delle pulsazioni radiali del Sole, già determinate nel 76 dagli inglesi (periodo =2 ore e 40 minuti primi), fenomeno, questo, che trova giustificazione solo nella ipotesi da egli formulata di costituzione discontinua del Sole.

D- nel flusso di neutrini emessi dal Sole notevolmente inferiore a quello calcolato in base al ciclo del carbonio-azoto di Bethe, ma in possibile accordo con il “ciclo sequenziale” delle reazioni nucleari da lui ritenute probabili e proposte per l'interno e per la superficie del Sole.

Vediamo ora, un po' alla svelta, come, secondo le sue idee, può essersi formato il nostro Sole e come funziona. Limitiamoci a considerare una “piccola” porzione di spazio cosmico abbastanza estesa da contenere una nube di idrogeno sufficiente a generare una stella grande almeno quanto il nostro Sole. Non importa conoscere l'origine di questa nube d'idrogeno né il fatto che possa contenere, come succede molto spesso, anche delle polveri. Per quanto riguarda la sua temperatura media, questa non potrà evidentemente, all'inizio, essere inferiore alla temperatura calcolata in base alla radiazione di fondo, e cioè attorno ai tre gradi Kelvin.

D'altra parte non si deve cadere nell'errore di ritenere che “tutto” il gas interstellare o intergalattico disperso nell'universo si trovi ad una temperatura tanto prossima allo zero assoluto.

Tornando alla nostra nube di idrogeno che supponiamo in condizioni isotrope di temperatura e in relativa quiete rotazionale, siamo portati a pensare che se ad un certo momento della sua storia, per una o più ragioni concorrenti, si porrà in rotazione assiale su se stessa, per effetto Ranque si raffredderà al centro richiamando in questa zona, dalla nube e per gravità, altro materiale gassoso esso pure destinato a raffreddarsi. L'idrogeno che ivi si accumulerà in un nocciolo rotante sempre più freddo, potrà alla fine solidificare e liquefare diventando un “germe” di quello che sarà il nocciolo stellare vero e proprio. La Natura non conosce la fretta con la quale l'uomo vuol realizzare le sue creature e le sue strutture.

Dando tempo al tempo, la gravità arriverà ad accumulare tanto idrogeno solido sul germe da creare nella zona centrale una pressione tale da far collassare gli atomi di idrogeno. E siccome l'atomo di idrogeno contiene un solo protone (come nucleo) ed un solo elettrone periferico, va da sé che il frutto di questo collasso (con la cattura di uno di quei tanti neutríni che abbondano in tutto lo spazio cosmico) sarà la produzione di un neutrone con una reazione nucleare che è esattamente l'inversa di quella dei decadimento del neutrone stesso.

Senza neutroni non si possono formare atomi più pesanti dell'idrogeno. Gli stessi isotopi dell'idrogeno, deuterio e trizio, contengono rispettivamente nel loro nucleo uno e due neutroni: l'elio – 3 contiene un neutrone, l'elio – 4 ne ha due e così via fino all'uranio 238 che nel suo nucleo ha 92 protoni e 146 neutroni.

E poiché ancora in natura i neutroni liberi non sono molti a causa della loro non eccessivamente lunga vita (15 minuti circa) é impensabile che una stella, per trasformare il suo idrogeno in elio, trasformazione che si compie con la liberazione di molta energia come nel Sole, vada a procurarsi altrove i neutroni di cui abbisogna, quando nelle sue viscere contiene idrogeno in abbondanza potenzialmente trasformabile in neutroni.

Con un nucleo freddo che ruotando può continuare a “pompare” ed assorbire dalla nube altro idrogeno, con un flusso di neutroni appena formati che possono procedere in controcorrente ai protoni di altro idrogeno in arrivo si potrà avere, dalla collisione fra protoni e neutroni produzione di deuterio (il primo isotopo dell'idrogeno) con liberazione di energia, e successivamente o contemporaneamente, dall'urto del nucleo del deuterio con i neutroni si avrà formazione di trizio (il secondo isotopo dell'idrogeno).

A sua volta il nucleo di trizio, anche se recante una carica positiva potrà reagire con un protone pure positivo ma allo stato nascente che provenga dalla fotodisintegrazione di un nucleo di deuterio e che quindi possa “nascere” a distanza ravvicinata dal deutone.

Le reazioni possibili sono due: la prima fornisce elio – 3 e neutroni ma assorbe energia e cioè è endoenergetica, la seconda invece produce solo elio – 4 ed 6 esoenergetica, produce cioè dell'energia.

Per riassumere e per fare un bilancio energetico anche approssimativo delle reazioni solari da Boscoli poco sopra elencate e ritenute possibili, si schematizza il seguente ciclo sequenziale riportandolo integralmente dalla sua già citata NOTA.

Il Giornale Online

Eliminando fra queste nove equazioni i termini comuni a sinistra e a destra del segno -> si ottiene l'espressione semplificata

(A) Sp + 3e –> 4He + n + 25,939 MeV

Procedendo analogamente per il ciclo di Bethe e per la catena p-p, si ottiene invece

(B) 4p –> Me + 2e+ + 24,678 MeV

espressione che ignora completamente l'importante funzione dell'elettrone e che quadra soltanto ricorrendo all'artificio del positone…

Procedendo nella sommaria descrizione del modello solare che propongo, per quanto concerne la distribuzione di materiale gassoso, rarefatto e ionizzato presente nello spazio compreso fra il nocciolo e la fotosfera, ritengo che esistano validi motivi per ipotizzare l'esistenza di una stratificazione in zone concentriche distinte e confinate nei pressi della fotosfera per effetto della pressione radiativa del nocciolo.

Queste zone, che io chiamo zone termiche e che a mio parere si sono differenziate in tempi successivi alla loro formazione globale, e cioé dopo l'entrata in attività nucleare dei nocciolo, sono sedi di fenomeni termici secondari causati dalle reazioni nucleari successive a quella della sintesi neutronica.

Va da sé che fra queste zone termiche (l'ultima delle quali é la fotosfera che vediamo) e il nocciolo, deve esistere uno spazio praticamente vuoto di materia, popolato quasi esclusivamente dall'intenso flusso di neutroni e radiazioni gamma provenienti dal nocciolo stesso.

Per fissare le idee senza tuttavia entrare nei particolari dei calcoli eseguiti, dirò che la temperatura della zona termica immediatamente sottostante alla fotosfera dovrebbe essere dell'ordine dei 4000 – 4500 °K.

Difficili, se non impossibili, da calcolare invece risultano il numero delle rimanenti zone termiche, i loro periodi di rotazione e le loro temperature. Partendo dal basso, poi, ciascuna delle zone termiche deve proteggersi dal calore della successiva, in parte per effetto Ranque ma soprattutto per l'intenso flusso radioattivo che incessantemente soffia, continuando all'esterno come vento solare, dal nocciolo del Sole verso lo spazio cosmico circostante.

Per quanto riguarda invece il nocciolo, dai miei calcoli risulta che il suo diametro medio dovrebbe essere compreso fra i 250.000 e i 300.000 km, mentre la sua forma sarebbe quella di un'ellissoide di rotazione con uno schiacciamento non eccessivamente pronunciato (ma tale da mantenere i pianeú più vicini entro una stretta fascia zodìacale) e con un periodo medio di rotazione circa 14 volte inferiore a quello della fotosfera solare nella zona equatoriale.

La massa totale dei nocciolo poi, dovrebbe costituire la maggior parte della massa totale del Sole, essendo, rispetto a questa, poco rilevante quella della fotosfera e delle zone termiche sottostanti. In conseguenza dei valori calcolati, la densità media dei nocciolo solare dovrebbe essere di poco superiore a 200 volte quella dell'acqua, mentre nelle zone di collasso la densità potrebbe raggiungere e forse superare i 10 alla 12° potenza g/CM3.

Il Giornale Online

MODELLO SCHEMATICO DELL’INTERNO DEL SOLE SECONDO L’IPOTESI FORMULATA NELLA PRESENTE NOTA SULLA FUSIONE NUCLEARE

Il raggio medio (r) del NOCCIOLO SOLARE (N) e il raggio solare (R) sono, nel disegno, approssimativamente. nel rapporto medio 1: 5. Il nocciolo N è un ellissoide di rotazione il cui appiattimento rappresentato in figura è solo indicativo. La massa totale del Sole è praticamente contenuta nel solo nocciolo, essendo, in confronto, trascurabile quella complessiva della FOTOSFERA (F) e delle ZONE TERMICHE (Z1, Z2 Z3, Z4 … ). Queste sono state disegnate in numero di quattro a titolo semplicemente esplicativo, non essendo possibile determinarne con certezza né il numero, né lo spessore, né la loro consistenza, né le loro reciproche distanze, né le loro temperature (eccettuata quella della Z1, né i loro singoli periodi di rotazione in rapporto ai corrispondenti valori medi attribuibili alla fotosfera. Sempre nella ipotesi della massa solare concentrata nel nocciolo. un dato più attendibile è quello fornito dal calcolo relativamente il periodo di rotazione del nocciolo stesso, che risulta di circa 43 ore.

Parimenti una stima delle dimensioni dei nocciolo pone il suo diametro medio fra i 250.000 e i 300.000 km devono corrispondere una densità media di poco superiore a 200 volte quella dell'acqua e una velocità periferica di rotazione di circa 6 km al secondo. Per quanto riguarda invece le temperature interne dei Sole, queste, e partire da valori prossimi allo zero assoluto della zona più interna del nocciolo nella quale c'è generazione continua di neutroni per collasso gravitazionale dell'idrogeno neutro, devono salire scalarmente dall'interno verso l'esterno, passando per i valori intermedi delle zone termiche, fino a raggiungere quelli finali più elevati della fotosfera (ca. 6.000 OK).

Attraverso le macchie solari, poi, che secondo il modello dei Sole qui presentato sono degli squarci nel sottile velo infocato (ca. 1.500 km) della fotosfera, si può intravedere la prima delle zone termiche (Z1) la cui temperatura non dovrebbe essere superiore ai 4.000 + 4.500 °K. L'imponente flusso, infine, di radiazioni gamma e neutroni emesso dal nocciolo e l'effetto Ranque che deve manifestarsi all’interno delle zone termiche stesse, fanno sì che queste siano protette termicamente l'una dall'altra e dalla sovrastante fotosfera, senza cioè che avvengano rilevanti scambi di calore dalla periferia verso l'interno dei Sole.

A questo punto ci si potrà chiedere se col proporre un modello solare diverso da quello “ufficiale” si ritiene di poter facilitare la comprensione dei fenomeni ancora oscuri messi in evidenza dall'osservazione astronomica. La risposta è affermativa ed i principali “vantaggi” offerti dal modello solare di Boscoli sono:

Per primo, anche se non il più importante, viene il fenomeno della “anomalia” processionale dell'orbita di Mercurio.

Per i relativisti ad oltranza è (quasi) chiaro. Per coloro che ritengono, come Robert H.Dicke, che Einstein abbia sbagliato, è stato necessario ricorrere a complicate apparecchiature per dimostrare che il Sole, visto da fuori, non è poi cosi sferico come sembra.

Ma i dati sperimentali ottenuti hanno lasciato qualche ombra di dubbio sulla validità della dimostrazione. Se invece, come egli pensa, la massa del Sole è praticamente concentrata nel suo nocciolo (il cui periodo di rotazione da lui calcolato concorda, per altro, con quello trovato da Dicke, cioé di 1,8 giorni ca.) e se questo nocciolo è “per forza di cose” un ellissoide di rotazione, l'orbita di Mercurio “deve” comportarsi necessariamente come si comporta. Non serve quindi ricorrere alla teoria della Relatività per spiegare una anomalia che non esiste, mentre il fenomeno registrato è proprio una delle prove a portata… di mano della non sfericità del nocciolo solare stesso.

Un nocciolo solare, ancora, che non sia una sfera ma un ellissoide di rotazione, deve trascinare gravitazionalmente la zona equatoriale delle zone termiche e della fotosfera con moto più veloce rispetto alle zone polari.

Di qui una semplice spiegazione della rotazione differenziale del Sole: all'equatore la fotosfera è “più vicina” al nocciolo che non ai poli e per la maggior attrazione deve ruotare più velocemente.

D'altra parte quest’altra “anomalia” del periodo di rotazione solare che varia in funzione della latitudine, anomalia fino al presente spiegata soltanto a prezzo di incredibili e grottesche acrobazie mentali, non è altro che la prova lampante della discontinuità del globo solare.

Il Sole che noi vediamo è soltanto un esile alone sferico di gas rarefatti, tenuto distanziato dal nocciolo centrale e tenuto “acceso”, come il fosforo di una lampadina fluorescente. dall'enorme flusso di radiazioni emanate dal nocciolo.

Per quanto riguarda poi le macchie solari e le cause che ce le fanno apparire più scure (cioè più fredde) del resto della fotosfera, alla luce della mia ipotesi, la spiegazione risulta addirittura banale: a dispetto di tutte le “invenzioni” che sono state fatte o che ancora si faranno circa la loro natura, le macchie solari sono e restano soltanto dei “buchi” nella fotosfera.

E se attraverso questi fori noi vediamo “qualcosa di più scuro”, ciò significa che questo qualcosa è più freddo di quanto sta sopra.

Il dispaccio ANSA-AFP (pubblicato sui giornali nel luglio ’86) dà notizia dell’osservazione di una stella che sta nascendo, l’oggetto IRAS 16293-2422, una freddissima stella in formazione che pur trovandosi ad una temperatura di 20-40°K, emette venti volte più energia del nostro Sole. Questa notizia confermerebbe la validità della teoria del Boscoli.

Bomba H e Fusione Nucleare controllata

Ed eccoci così giunti a parlare della bomba-H e della fusione nucleare controllata.

Dall'atomo si può ottenere energia per due vie, la fissione (reattore nucleare – bomba-A) e la fusione (il Sole e la bomba-H). Nel primo caso (fissione) si sfrutta la frantumazione di atomi molto pesanti (come l'uranio 235 e il plutonio) in frammenti più leggeri.

Poiché la massa totale dei nuclei prodotti è minore di quella del nucleo iniziale, la differenza di massa è convertita in energia secondo l'ormai celebre formula E = MC2, attribuita comunemente ad Einstein, anche se già se ne “parlava” ai tempi di Newton e Leibniz.

Nel secondo caso (fusione) si sfrutta la combinazione di nuclei di atomi molto leggeri. Anche qui la massa totale dei nuclei prodotti è minore della somma delle masse dei prodotti di partenza. La differenza di massa e convertita, come nel primo caso, in energia.

Ma come già accennato, qui le cose si complicano.

Mentre, infatti, nella fissione è sufficiente che un neutrone penetri nel troppo complesso nucleo dell'atomo dell'uranio 235 (già sovraccarico di neutroni) perché si scardini tutto l'edificio del nucleo e si liberino altri neutroni, a loro volta in grado di provocare la fissione di altri nuclei di uranio, in un processo a catena che si estrinseca in un finimondo come nella bomba-A di Hiroshima o in un disastro come a Chernoby1, nella fusione si incontra subito un grosso ostacolo.

I nuclei degli atomi leggeri che si vogliono far fondere, come del resto tutti gli altri nuclei atomici, posseggono carica positiva e quindi si respingono fra loro.

Per avvicinarli al punto di farli fondere occorre ‑dicono i fisici‑ aumentare la loro energia cinetica. Bisogna, cioè, aumentare la temperatura del sistema.

Per questa ragione gli scienziati, che hanno venduto la loro anima ai militari (i quali pretendono da loro armi sempre più distruttive) hanno pensato di creare, ed hanno creato, un ordigno di sterminio ancora ‑solo all'inizio di questa follia‑ mille volte più potente della bomba‑A: la bomba‑H, per l'appunto. E in che modo?

Semplicemente utilizzando una bomba‑A come innesco di una considerevole massa di materiale “fusionabile” come lo potrebbe essere una miscela dei due isotopi dell'idrogeno, deuterio e trizio.

Il ragionamento fatto è elementare. La bomba‑A sviluppa una quantità enorme di calore il quale può aumentare l'energia cinetica dei nuclei degli elementi che si vogliono far fondere, fino al punto di far loro superare la forza di repulsione che si oppone alla loro collisione.

Ma non è il calore che provoca la fusione!

Ebbene, dopo aver esordito all'inizio di questa chiacchierata sul Sole con la “pesante” affermazione che Herschel aveva ragione e dopo averlo compianto per il suo naufragio nel mare dell'ignoranza, ora Boscoli vuole fare una affermazione ancora più “pesante”: “Penso, infatti, con la presunzione che sia difficile smentirmi, che ancora una volta l'ignoranza, la grande padrona dell'umanità, abbia vinto una sua battaglia prendendosi gioco di tutti coloro che, dall'umile uomo delle pulizie al più eccelso degli scienziati, hanno avuto a che fare con questo infernale ordigno. Perché sono sempre più convinto che NESSUNO di coloro che giurano essere il CALORE a provocare il fenomeno della fusione, compreso Edward Teller, l'ineffabile apostolo della bomba H, ha ancora capito come e perché funziona questa graziosa meraviglia energetica dei XX secolo.

In effetti la bomba-A, innesco della H, non sprigiona solo calore, ma anche una enorme ventata di neutroni e raggi gamma.

E' assurdo pensare che gli uni e gli altri fungano da semplici spettatori del fenomeno e che l'unico vero attore e mattatore dello spettacolo sia il calore.

Qui ci troviamo di fronte ad un paradossale scambio della causa con l'effetto, spiegabile soltanto col fatto che partendo da premesse errate non si possono ottenere risultati giusti. Se invece prendiamo in considerazione l'ipotesi che i raggi gamma e i neutroni “facciano qualcosa”, allora possiamo cosi visualizzare un andamento più logico del fenomeno con la seguente sequenza:

I raggi gamma provenienti dalla bomba‑A reagiscono col deuterio assorbendo energia e liberando neutroni e protoni. Questi ultimi, essendo allo stato nascente, possono reagire col trizio per dare elio 4 ed altra energia. Ma nello scoppio della H si ha anche liberazione di neutroni i quali, reagendo col deuterio, possono rigenerare il trizio consumato e fornire altre radiazioni gamma al sistema in reazione. E poiché, infine, introducendo direttamente del trizio nella bomba si incontrano problemi di schermatura, perché è radioattivo, e problemi criogenici, perché bisogna mantenerlo liquefatto ad almeno 250 °C sotto lo zero, lo si può ricavare allo stato nascente utilizzando la reazione fra i neutroni prodotti dall'innesco (bomba A) e il litio‑6, preferibilmente aggiunto sotto forma di deuteruro di litio.

Come schema finale si ripropone quanto già ho mostrato precedentemente.

Il Giornale Online

Se si trattasse soltanto dell'arma nucleare, a questo punto si potrebbe dire che il fatto che tecnici, scienziati e politici non abbiano capito un… acca della bomba H lascia del tutto indifferenti.

Ognuno è libero di tenersi le proprie convinzioni: pare infatti che l'uomo, indipendentemente dalla cultura che ha, ci provi un gusto matto a convivere col resto della propria ignoranza ‑enorme montagna rispetto al mucchietto delle sue cognizioni‑ e che anzi la difenda come se fosse un tesoro, tenendola con tutte le forze al riparo da qualsiasi novità.

Ma legato al Sole e alla bomba H c'è purtroppo un altro grande problema, quello del controllo della fusione nucleare, a torto definita “termonucleare”. La risoluzione di questo problema rappresenta il sicuro soddisfacimento della fame energetica di tutta l'umanità.

Controlliamo la fusione per salvare il pianeta Terra.

Non si può continuare in eterno a far buchi nel suolo per estrarre carbone, petrolio e uranio bruciandoli ognuno a modo suo e inquinando quella misera pellicolina di aria che avvolge il nostro pianeta e che viene selvaggiamente maltrattata come se fosse una discarica abusiva e non controllata invece del più importante deposito di sostanze come l'ossigeno e l'azoto così indispensabili al mantenimento della vita animale e vegetale del pianeta stesso.

Per questo l'arrivare al controllo della fusione nucleare è un problema urgente e che dovrebbe ottenere la priorità su tutti gli altri e parallelamente soltanto allo studio e alla ricerca di fonti energetiche alternative, come il vento e il Sole. Purtroppo i fisici che dovrebbero occuparsi seriamente di questo problema restano, per la maggior parte, tenacemente abbarbicati all'idea che SOLO IL CALORE possa permettere loro di raggiungere l'agognata meta.

Abbacinati dal modello di un Sole impossibile e forti della falsa esperienza acquisita con lo scoppio della H, non recedono di un palmo dall'idea che per far fondere tra loro i nuclei di elementi leggeri, come il deuterio e il trizio, sia necessario spingere la miscela di questi due isotopi a temperature dell'ordine di almeno cento milioni di gradi. E all'ombra di questa idea che si ritiene completamente errata, si vanno costruendo enormi “cattedrali nel deserto” i vari TOKAMAK ed altre diavolerie del genere, mentre le date non di entrata in esercizio di simili dispositivi, si badi bene, ma soltanto di verifica della fattibilità scientifica della fusione”termonucleare” si vanno sempre più allontanando a causa dell'insorgere di sempre nuove difficoltà.

Quando nel 1984 Boscoli pubblicò (a sue spese naturalmente) il suo modesto lavoro sulla fusione nucleare, con la ancor più modesta pretesa di invogliare qualcuno dei “big” della fisica a tentare ANCHE la via alternativa che suggeriva, non trovò nè consensi nè, come almeno sperava, dissensi sui quali. discutere. Ha sperperato un altro piccolo patrimonio in spese postali per inviare la sua pubblicazione praticamente in tutto il mondo, dall'Italia alla Svizzera, dall'America alla Russia, dall'Inghilterra al Giappone, e senza mai arrivare al di là delle vaghe promesse fatte da qualche “big” di 1eggere appena possibile ed esaminare con calma” il suo lavoro.

Ma che cosa chiedeva ai grandi artefici della fisica moderna? Dei finanziamenti? No!

La costruzione di qualche grosso apparecchio per verificare la validità delle sue idee? No!

Chiedeva soltanto di tentare l'esperimento, fattibile con le loro apparecchiature, di aggredire una miscela di deuterio e trizio, contemporaneamente con raggi gamma e neutroni.

Continuava intanto a tenere acceso il fuocherello della speranza di riuscire a vedere qualcosa nel suo laboratorio, procedendo nella costruzione artigianale e hobbystica di quelle piccole attrezzature che da anni aveva progettato per tentare una modesta via di approccio ad un mini programma di ricerche sulla fusione.

I lavori procedevano purtroppo sempre più a rilento per il continuo peggiorare delle sue risorse economiche, il suo entusiasmo stava lasciando inesorabilmente il posto al più nero sconforto, già meditava di distruggere tutto quanto aveva fino ad allora costruito e di andarsene a gettare la lenza nel vicino, maleodorante canale della bonifica, quando, dopo trentadue tormentati mesi dalla data della mia pubblicazione, quasi “per caso” una copia della sua Nota è capitata nelle mani di Roberto Monti, già noto ai lettori di Seagreen e Frigidaire per la coraggiosa offensiva da lui sferrata contro uno dei tabù forse più fanaticamente difeso dai suoi sostenitori: la Relatività Einsteiniana.

Erano le 13 del 10.2.87.

Ventidue ore dopo, Boscoli e l'entusiasta amico Monti stavano discutendo del futuro della sua idea che era piaciuta molto a Monti al di là di qualsiasi mia ottimistica aspettativa. E' passato un altro anno. Ha ripreso a lavorare attorno ai suoi progetti. Ha ritrovato, grazie a Roberto ed agli amici della Redazione di Seagreen, quel coraggio e quella grinta che credeva ormai irrecuperabili, anche se la sua situazione economica permane tutt’altro che florida

22 marzo l988! Un'altra conferma: l'esperimento del Nevada

Il ventidue marzo scorso, i giornali italiani hanno riportato una notizia “BOMBA” pubblicata il giorno precedente sul “New York Times”:

“Due anni fa, nel campo prove nucleari collocato nel sottosuolo del deserto dei Nevada, un segretissimo esperimento di fusione nucleare ha avuto luogo con successo”.

A titolo di cronaca si fa notare che questo esperimento, realizzato probabilmente nel marzo '86, segue a distanza di una ventina di mesi l'arrivo nei principali laboratori scientifici americani di alcune copie della NOTA SULLA FUSIONE '”ERMONUCLEARE” da Boscoli pubblicata nel giugno dell'84.

Ma in che cosa consiste l'esperimento del Nevada? Gli americani hanno fatto esplodere una bomba-A in caverna ed hanno fatto arrivare su un bersaglio costituito da palline di deuterio-trizio posto ad una qualche distanza dalla bomba-A, probabilmente in una seconda caverna attigua, il fascio delle radiazioni emesse nello scoppio della bomba-A. Queste, che sono inevitabilmente costituite da raggi gamma e neutroni, anche se i giornali parlano solo di raggi X, viaggiando molto più velocemente dell'onda d'urto termica dell'esplosione, sono arrivate prima di questa sul bersaglio che ha subito la fusione nucleare, certamente registrata dai sensori degli strumenti di controllo collocati al riparo in una zona più sicura.

Subito dopo è arrivata la caldissima onda d'urto che ha distrutto tutta l'attrezzatura usata. Ma ormai l'esperimento era stato fatto! Lo conferma il Nobel Carlo Rubbia in una intervista concessa a Franco Foresta Martin del “Corriere della Sera”, pubblicata il 13 maggio 1988.

Questa notizia, che lo si voglia ammettere o no., è LA CONFERMA più lampante che Boscoli potesse andare a cercare della giustezza delle sue idee. La “FUSIONE” infatti, del deuterio e del trizio nell'esperimento del Nevada è avvenuta. per opera delle radiazioni gamma e dei neutroni generati dalla A, PRIMA ANCORA CHE ARRIVASSE L'ONDA DI CALORE!

Si teme però che molti degli “addetti ai lavori”, sia in Italia che all'estero, non abbiano capito niente dell'esperimento americano, se non hanno letto il suo lavoro o se, dopo avergli si e no dato un'occhiata, l'hanno cestinato e se ne sono dimenticati. Si può capirlo dai commenti che, per esempio, il “Corriere della Sera” riporta nella stessa notizia da me citata: “L'esperimento statunitense ‑scrive il giornale‑ non è del tutto ortodosso, come hanno fatto rilevare gli scienziati, in quanto è impensabile ricorrere allo scoppio di bombe atomiche per ottenere la fusione”. Ma dalle bocche di quali “scienziati” possono essere uscite simili puerili baggianate? Certamente da chi, ancora legato all'idea del CALORE, di FUSIONE NON SA E NON HA ANCORA CAPITO UN BEL NIENTE!

Domande & Risposte

17. Ciao Dani, sia la fusione nucleare fredda sia quella naturale del sole si basa su nuclei di idrogeno che hanno cariche elettriche uguali. Dov’è allora la differenza? Nella diversa vibrazione? Comunque la tecnologia della fusione fredda, se produce energia pulita, si può utilizzare. Nell'articolo n.16 ho detto che la fusione artificiale non è pura in quanto non è stata creata da Dio, ma può essere comunque utilizzata come tecnologia. Vi è comunque da fare una nota.

La fusione naturale del sole appare tale a noi in terza dimensione. Ma in realtà la terza dimensione del sole corrisponde alla prima dimensione della Terra, dove abbiamo scaricato la radioattività. Quindi in realtà la fusione solare che vediamo corrisponde agli scarti solari radioattivi. E' si naturale, ma è un rifiuto solare, per così dire.

Ho scritto quindi che la fusione solare significa simile attira simile, sebbene si tratti di nuclei di idrogeno con cariche elettriche uguali, perché è un processo che deriva dall'ascensione del sole. E l'ascensione completa e pura, basata sul principio che simile attira simile, fa sì che una volta che in una dimensione non vi è più una certa forma-pensiero, allora tutto ciò che è connesso ad essa venga scaricato in dimensioni più basse. Quindi il sole ha scaricato in 3a dimensione (almeno in parte) della radioattività per la quale ha rilasciato il karma in 5a dimensione.

fonte:http://spazioinwind.libero.it/risvegliodiadamo/fusione_fredda.htm

SOLE FREDDO E FUSIONE NUCLEARE CONTROLLATA ultima modifica: 2007-12-02T19:59:04+00:00 da Quantico
About the Author
Quantico