La Terra – In attesa dell’ultima superonda galattica

superonda galattica

Il nostro sistema solare è soggetto ad un’intensa scarica di raggi cosmici provenienti da un’esplosione del nucleo della galassia che si verifica ogni 10.000 -26.000 anni. La prossima catastrofe è già attesa da tempo.

Le comete e gli asteroidi non rappresentano gli unici pericoli provenienti dallo spazio che minacciano la Terra. Esiste un altro fenomeno, che si verifica assai più di frequente, ma che è stato scoperto solo in tempi recenti: l’arrivo di un’intensa scarica di raggi cosmici galattici, ovvero quella che è stata denominata una superonda galattica. La superonda più recente ha interessato la Terra e l’intero sistema solare nel periodo intercorrente fra 16.000 e 11.000 anni fa e, tramite il suo estremo effetto sul sole, fu responsabile dell’improvvisa fine dell’ultima era glaciale.

Tramite questi effetti solari, la superonda è stata anche responsabile dell’estinzione di massa verificatasi 12.750 anni fa e che spazzò via il 95% dei mammiferi di grandi dimensioni dal continente nord americano. I paleontologi concordano sul fatto che questa è stata la peggiore estinzione di massa a partire dalla scomparsa dei dinosauri avvenuta 65 milioni di anni fa, ma la cui causa è stata per lungo tempo un mistero. Una caccia eccessiva da parte delle tribù del Paleolitico non può dare ragione dell’ estinzione di 22 specie di uccelli, scomparse anch’ esse a quell’epoca, ne del perché in concomitanza il radiocarbonio atmosferico salì a livelli senza precedenti, o del perchè le rocce lunari registrano un’attività di vampe solari oltre 50 volte maggiore dei livelli attuali; e nemmeno dell’estesa carneficina di mammiferi grandi e piccoli, non solo a sud della distesa di ghiaccio nord americana ma anche nella regione artica (Alaska e Siberia), in Europa e persino in Sud America, essendo stati scoperti i loro resti sepolti in depositi lasciati dal passaggio di catastrofiche inondazioni di acqua glaciale disciolta.

Scrutando il cielo notturno presumiamo con facilità che ciò che vediamo è il modo in cui le cose sono state per milioni di anni: i cieli punteggiati di stelle, un bella luna ed un sole che al mattino sorgerà nel pieno del suo splendore. Sfortunatamente non è stato sempre così, ne lo sarà in futuro. Durante la notte, questa tranquilla visione potrebbe trasformarsi in un grottesco scenario che potrebbe essere meglio definito come <l’intero inferno che si scatena>. Il nucleo ibernato e avvolto nella polvere della nostra galassia – che è rimasto a lungo nascosto alla vista, annidato fra le costellazioni del Sagittario e dello Scorpione – quel giorno fatale verrà visto risvegliarsi e risplendere di una strana, brillante lucedi colore bianco-blu (si legga anche HERA 85, pago 63 e quanto si afferma sulla porta Scorpione-Sagittario N.d.R.).

Apparirà come una stella ospite, assai più splendente del pianeta Venere al suo massimo fulgore, segnalando l’arrivo della superonda galattica. La scarica di particelle dei raggi cosmici che per 23.000 anni ha viaggiato senza sosta verso di noi, attraversando senza essere notata il vuoto che ci separa dal centro della galassia, in quel momento sarà diventata uno spettacolo visibile per tutti noi. Questi raggi cosmici sono ultra-relativistici, il che significa che essi viaggiano a una velocità così prossima a quella della luce che danno origine ad effetti visivi superluminali. Le radiazioni sincrotroniche emesse nel corso del loro viaggio di 23.000 anni appariranno dispiegarsi verso di noi in un arco di giorni, rovesciandoci addosso di tutto, da onde radio a bassa frequenza e radiazioni visibili ed ultraviolette, a raggi-X e raggi gamma, per non parlare della scarica stessa di particelle penetranti. Quello di cui saremo testimoni è ciò che gli astronomi definiscono una esplosione del nucleo della galassia. Si tratta di un fenomeno che essi hanno osservato verificarsi in galassie lontane. Ora, con l’arrivo della superonda, essi e il mondo intero sperimenteranno direttamente il medesimo fenomeno che accade nella nostra galassia della Via Lattea.

 

L’esplosione del nucleo

Negli anni ’70 del secolo scorso, gli astronomi compresero che il nucleo della nostra galassia non è immune da fenomeni esplosivi. Sebbene i movimenti gassosi nelle immediate vicinanze del nucleo della nostra galassia suggerissero che il nucleo era divenuto attivo appena 15.000 anni fa, all’epoca gli astronomi erano riluttanti a considerare che ciò fosse indice di un’esplosione del nucleo in piena regola.

Nelle loro menti immaginavano la Via Lattea come un luogo tranquillo; ritenevano che il nucleo rimanesse nel suo stato apparentemente inattivo da milioni di anni, e che esso avrebbe continuato a restare quiescente per molti altri milioni di anni a venire. Ma anche se il nucleo fosse esploso, nessuna preoccupazione, essi supponevano che per noi non ne sarebbe derivato alcun danno, poiché il nostro sistema solare si trova ben al di fuori del rigonfiamento nucleare della galassia e sul margine esterno di una delle sue braccia a spirale.

Immaginarono che i campi magnetici presenti nel1a regione del nucleo della galassia avrebbero intrappolato i raggi cosmici diretti verso l’esterno portando lo sbarramento, nell’ arco di poche centinaia di anni luce, ad un lento procedere. I quattro anni di dottorato di ricerca che ho dedicato a questo argomento mi hanno dimostrato che le loro idilliache ipotesi erano assolutamente errate.

La discussione del mio dottorato del 1983, dal titolo Esplosioni del Nucleo della Galassia, Invasioni di Polvere Cosmica e Variazioni Climatiche, presentava prove indicanti che il nucleo del1a nostra galassia esplode 10,000 volte più di frequente di quanto si pensava, circa ogni 10.000 anni invece che ogni 100 milioni di anni. Inoltre la mia discussione dimostrava che i campi magnetici non avrebbero fermato questa esplosione. Al contrario, la scarica di raggi cosmici soverchierebbe qualsiasi campo magnetico incontrato sul cammino e lo allineerebbe al1a propria traiettoria radiale.

Il risultato sarebbe un involucro di raggi cosmici che si espande, viaggiando radialmente fuori dal centro della nostra galassia a una velocità assai prossima a quella della luce, e si diffonde attraverso l’intera estensione del1a galassia. La mia tesi ha dimostrato che lo scenario della superonda spiegava molte delle caratteristiche tipiche delle lontane galassie in fase di esplosione.

Queste scoperte vennero successivamente presentate in occasione di conferenze scientifiche e pubblicate su riviste scientifiche accreditate. Numerose previsioni fatte in questo studio di dottorato vennero in seguito confermate. Nel 1997 venne pubblicato il mio libro su questo argomento, intitolato Earth Under Fire, Il Codice dell’Apocalisse (in Italia da Nexus edizioni), che ricevette entusiastiche recensioni ed una classificazione a cinque stelle da parte dei lettori mentre, nel 1999, su questo fenomeno galattico fu prodotto un documentario video, mandato in onda sulle reti televisive via cavo consociate a livello nazionale. Anche così, i principali media sono stati indolenti nell’occuparsi di questo importante tema.

Come risultato il cittadino medio, fiducioso di essere stato adeguatamente informato dai media dell’informazione, continua a contemplare il cielo notturno come un luogo tranquillo. Uno degli obiettivi principali della Starburst Foundation è quello di richiamare l’attenzione di quanti più individui possibile verso la nuova e diversissima consapevolezza che le superonde galattiche esistono e che possono piombare sul nostro mondo con ben poco preavviso.

Il fronte d’urto

Se dovesse arrivare una superonda, la nostra preoccupazione più immediata sarebbe l’impulso elettromagnetico (EMP) che essa porterebbe come sua avanguardia. Questo fronte d’urto elettromagnetico ad alta intensità invierebbe alti voltaggi che scorrerebbero lungo qualsiasi oggetto che fosse conduttore elettrico. Nel momento dell’arrivo, esso creerebbe sbalzi di alta tensione sulle reti delle linee elettriche, cortocircuitando i trasformatori delle linee e facendo scattare gli interruttori di linea, provocando black-out energetici globali; arrostirebbe i satelliti e distruggerebbe tutte le attrezzature elettroniche non protette collegate alle reti delle linee elettriche, provocando la perdita delle comunicazioni elettroniche (TV, telefoni, sistemi GPS, etc.), i disastri aerei sarebbero inevitabili.

Fulminerebbe le persone che si trovassero a contatto con ampie superfici metalliche. Ionizzerebbe l’atmosfera del1a Terra e, di conseguenza, distruggerebbe lo strato di ozono, aumentando perciò l’esposizione del pianeta ai dannosi raggi UV ed al1e radiazioni ionizzanti. La pioggia atmosferica di elettroni prodotta dai raggi cosmici della superonda, unitamente all’accresciuta penetrazione di raggi ultravioletti solari, aumenterebbe l’incidenza del cancro al1a pel1e così come il tasso di mutazioni genetiche. Esiste la forte possibilità che il fronte d’urto dell’impulso elettromagnetico che precede la superonda sia anche accompagnato da un’ onda gravitazionale.

La forza di marea esercitata sulla Terra potrebbe, al suo passaggio, scatenare terremoti ed eruzioni vulcaniche. E il peggio dovrebbe ancora venire. Il vento di raggi cosmici della superonda vaporizzerebbe frammenti di comete ghiacciati che circondano il nostro sistema solare e spingerebbe verso l’interno questa polvere e gas. L’analisi dei carotaggi di ghiaccio del1a Groenlandia ha dimostrato che il Sistema Solare, durante l’ultima era glaciale, era pieno di grandi concentrazioni di polvere cosmica. Alla sua entrata nell’interno del Sistema Solare, questo materiale nebulare diffonderebbe la luce solare cosicché una parte delle radiazioni terrestri proverrebbe da una luminescenza uniforme che occuperebbe sia il cielo diurno sia quello notturno; esso inoltre arrosserebbe lo spettro delle radiazioni solari.

Poiché la nostra atmosfera è opaca rispetto alle radiazioni infrarosse, queste variazioni tenderebbero a riscaldarne la parte superiore e a raffreddare il suolo, producendo condizioni di inversione che provocherebbero violente attività temporalesche e rapide precipitazioni di nevischio e ghiaccio. Per di più, essendo caduto sulla superficie del sole, questo materiale gli infonderebbe energia, aumentando la sua luminosità e la sua emissione di raggi cosmici.

Tutti questi effetti messi assieme influirebbero drammaticamente sul clima terrestre. In alcuni casi quest’ultimo provocherebbe un prolungato influsso di raffreddamento o darebbe persino inizio ad un’era glaciale, se non ve ne fosse già una in evoluzione; in altri momenti, esso potrebbe provocare un periodo di calore eccessivo che potrebbe porre fine a un’era glaciale già esistente o determinare una breve fase di passaggio.

I riscontri geologici rivelano che il nostro pianeta è stato afflitto da ere glaciali per gran parte dei svariati milioni di anni, passati. Il clima temperato di cui beneficiamo nell’ attuale periodo interglaciale di 11,600 anni è stato accompagnato da un interludio fra superonde ugualmente lungo. Ad ogni modo, i periodi interglaciali e gli interludi fra i principali assalti delle superonde, raramente si sono prolungati come quello che stiamo abbastanza fortunosamente vivendo.

La prossima superonda, che sembra essere già attesa da tempo, potrebbe scagliarci a capofitto in nuova era glaciale.

I dati del ghiaccio polare terrestre contengono le prove che di fatto il Sole era molto attivo al termine dell’ultima era glaciale. I glaciologi, ad esempio, hanno studiato i dati di acidità presso la Byrd Station, nell’ Antartico, risalendo a 50.000 anni fa e hanno scoperto una sezione, risalente circa alla fine dell ‘ultima era glaciale, nella quale i livelli di acidità erano di gran lunga più elevati che in qualsiasi altra parte dell’analisi del ghiaccio.

Tali livelli superano di venti volte la quantità di ricaduta acida depositata dalle più grandi eruzioni vulcaniche note. Questa scoperta confuse gli scienziati, non solo a causa della sua magnitudine, ma perché essa durava un intero secolo in cui la ricaduta di acidità cresceva e calava secondo cicli regolari. Non si conosce alcuna eruzione vulcanica che possa averlo fatto. Nondimeno, essi compresero che questo evento deve aver avuto un sostanziale impatto climatico, poi che esso accadde all’inizio di un’ importante fase di riscaldamento globale che alla fine pose termine all’ era glaciale. Ad ogni modo, grazie all’esame di queste scoperte sull’ acidità notai qualcosa che apparentemente era stato trascurato.

Quando al campione di ghiaccio viene conferita un’adeguata datazione, esso indica che questi picchi di acidità ricorrono di media ogni 11 anni, combaciando col ritmo delle macchie solari. Questo indica che tali alte concentrazioni di acidità con tutta probabilità hanno origine dal sole piuttosto che da eruzioni vulcaniche. Tuttavia, per lasciare nel campione di ghiaccio una traccia del ciclo solare così singolare e pronunciata, il sole avrebbe dovuto essere di gran lunga più attivo di quanto non sia attualmente. Il deflusso del vento solare a quell’epoca avrebbe dovuto essere più intenso di almeno un ordine di magnitudine rispetto a quanto non sia stato nei tempi storici, con un’attività di vampe solari comparabilmente elevate e con il sole in qualche modo più luminoso di quello dell’attuale periodo interglaciale.

Questa prova di un sole attivo che annuncia la tendenza al riscaldamento e alla deglaciazione confermava che il sole fu significativamente energizzato dalla polvere cosmica in arrivo e come risultato provocò un riscaldamento globale che pose termine all’ultima era glaciale. In base a riscontri incrociati fra il campione di carota del ghiaccio di Byrd e quello di Summit, in Groenlandia, accuratamente datato, fui in grado di determinare che questo evento abbracciò un periodo di 95 anni, che si estese dal 13.880 al 13.785 a.C. circa.

La scoperta inoltre sottolinea l’importanza della data del 13.860 a.C. codificata nella dottrina zodiacale dell’ antica costellazione scorpione-sagittario (vedi grafico a sinistra). La scoperta che il sole, alla fine dell’ultima era glaciale, era fortemente infuso di energia, conferma una precedente scoperta fatta dallo scienziato della NASA Herbert Zook e dal suo team. Essi, in base alle registrazioni delle tracce delle vampe solari impresse sulla superficie delle rocce lunari, conclusero che 16.000 anni fa l’attività delle vampe solari era sino a 50 volte più elevata e che declinò rapidamente nei seguenti millenni.

Ho suggerito che l’attività solare ha raggiunto il suo apice intorno al 12.200 a.C., quando il riscaldamento globale era al suo massimo, ed anche per un breve periodo intorno al 10.700 a.c., all’epoca dell’estinzione di massa del Tardo Pleistocene, evento che sembra essere stato provocato dal sole. Il periodo, di svariate migliaia di anni, intercorrente fra il fenomeno del vento solare e queste date sarebbe stato un arco di tempo in cui l’attività solare stava raggiungendo il suo punto culminante.

Come un ladro nella notte

Nel 1983, quando proposi per la prima volta l’idea che scariche di raggi cosmici sono in grado di propagarsi sino alla Terra ad una velocità prossima a quella della luce, il mio suggerimento cadde per lo più nel vuoto; ma non passò molto tempo prima che, a sostegno della mia ipotesi, venissero alla luce delle prove. Nel 1985, degli astronomi scoprirono che Cygnus X-3, una potente fonte di raggi cosmici che è distante circa quanto il centro della galassia (da 25.000 a 30.000 anni luce), stava inondando la Terra di particelle ad alta energia. Essi trovarono che, nonostante i campi magnetici della galassia, queste particelle riuscivano a raggiungere la Terra alla velocità della luce e seguendo traiettorie rettilinee.

Diversi anni dopo, degli scienziati scoprirono che la Terra veniva inondata anche da particelle provenienti da un’altra fonte ad elevata energia, la pulsar a raggi-X Hercules X-1. Si scoprì che le particelle arrivavano a raffiche intervallate da 1,2357 secondi, accordandosi strettamente col periodo intrinseco della pulsar. Anche se questa fonte si trovava a 12.000 anni luce di distanza, il medium interstellare interposto aveva un effetto talmente inconsistente sulle raffiche che il loro periodo di pulsazione era costante entro 300 microsecondi. Nel gennaio del 2000, nel corso del 1950 meeting della Società Astronomica Americana tenutosi ad Atlanta, in Georgia, arrivarono ulteriori conferme a sostegno della mia teoria della superonda. Un gruppo di radioastronomi presentò delle scoperte che indicavano che l’emissione radio sincrotronica proveniente dal centro della galassia è polarizzata circolarmente.

Il relatore disse di aver trovato “misterioso” tale risultato, poiché tutte le altre fonti galattiche di raggi cosmici emettono radiazioni sincrotroniche che, al contrario, sono polarizzate linearmente. Durante il dibattito seguito alla loro conferenza, io feci presente che le loro scoperte sulla polarizzazione circolare potevano essere facilmente spiegate se i raggi cosmici che davano origine a tali radiazioni stessero fluendo radialmente verso di noi seguendo un lungo sentiero di volo. Queste scoperte sono motivo di gravi preoccupazioni in merito agli effetti di un’esplosione del nucleo della galassia. Esse implicano che i raggi cosmici generati possono collidere con il nostro pianeta,virtualmente senza preavviso, precedute soltanto dal lampo d’onda dell’esplosione iniziale.

I raggi cosmici della superonda, viaggiando alla velocità della luce, rimangono mascherati e nascosti alla nostra vista fino al momento stesso in cui colpiscono. Il loro lungo viaggio sino a noi, nel corso del quale percorrono la distanza di 23.000 anni luce che ci separa dal centro della galassia, passerebbe del tutto inosservato. In effetti, noi viviamo sul bordo di un “vulcano galattico”, senza conoscere il momento, la magnitudine o la gravità della prossima eruzione, ne quale impatto essa avrà sul nostro ambiente.

Ci troviamo impreparati ad affrontare un evento di tale genere ed ancor meno ad anticiparne l’arrivo. Non vi è modo di dire se una superonda potrebbe colpire fra svariate centinaia di anni, in qualche momento del prossimo decennio o nel corso di quest’anno. Possiamo farci un’idea della frequenza di questi fenomeni esaminando i dati registrati nel nucleo ghiacciato polare della Terra, il quale registra l’arrivo delle precedenti superonde tramite aumenti nelle concentrazioni dell’ isotopo di berillio-10 nel ghiaccio.

Essi mostrano che le ere glaciali sono correlate agli intervalli di elevata attività dei raggi cosmici, con picchi di questi ultimi che di preferenza coincidono con i confini climatici. Questo determina che ci deve essere un nesso causale fra le superonde ed il clima, e suggerisce che esse siano attive sia nel dare inizio che nel porre termine alle ere glaciali. Inoltre, se ci si può fidare dei dati del nobile solitario berillio, potrebbe esserci la prova che una superonda assai breve e di bassa intensità ci ha investiti verso il 3300 a.c.

Curiosamente, questo evento cade al termine del i periodo Neolitico e precede l’ascesa della civiltà dell’ Antico Regno egizio, iniziato intorno al 3100 a.c., e quello della civiltà olmeca, la madre delle culture amerinde. Molti anni prima che questi dati fossero disponibili, la mia discussione di tesi del 1983 aveva azzardato che le superonde si ripetono ogni 10.000 anni e che un fenomeno di primaria importanza aveva attraversato il sistema solare con inizio 14.200 anni fa e una durata di 2.000-3.000 anni. I dati del berillio indicano che tale valutazione non era poi così fuori misura. I dati registrati indicano che rilevanti fenomeni di superonde si verificano mediamente ogni 26.000 ± 3.000 anni ma, a volte, possono ripresentarsi dopo un periodo più limitato di 10.000/13.000 anni.

Essi inoltre mostrano che l’ultima grande superonda raggiunse il suo apice fra 14.500 e 11.500 anni fa. I movimenti gassosi al centro della nostra galassia così come altri riscontri astronomici indicano che il fuoco di fila di raggi cosmici che ha posto termine all’ultima era glaciale ha avuto sicuramente origine da una rilevante esplosione nel nucleo della nostra galassia. Dato che le superonde si sono ripresentate dopo intervalli di tempo di soli 10.000 anni, è prudente concludere che attualmente possiamo attenderci un altro di questi fenomeni. La superonda potrebbe essere in procinto di ripetersi.

Paul A. La Violette è laureato in fisica e scienze dei sistemi. E’ presidente della Starbust Foundation e autorie di altri saggi come Genesis ofthe Cosmos e Subquantum Kinetics. Vive a New York.

Paul A. La Violette, da Hera n°86 Marzo 2007

La Terra – In attesa dell’ultima superonda galattica ultima modifica: 2007-09-20T15:37:47+00:00 da Richard
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Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)