The Day After Tomorrow – terza parte

Saturno

Come si vede nella figura 27, Saturno mostra uno schema lineare di nubi quasi-stazionarie, altamente geometrico, e su file multiple, disposto nella forma di un esagono perfetto, centrato perfettamente nella sua regione polare settentrionale. Questa notevole formazione (le nubi all’interno di questo schema geometrico girano continuamente alla rovescia, al contrario rispetto alla rotazione verso est di Saturno) è stata scoperta per la prima volta da una sequenza di immagini delle missioni senza presenza umana Voyager, nel 1980-81.

L’apparente “schema d’onda stazionaria dell’atmosfera superiore” è rimasto stabile e visibile per almeno 15 anni, “suggerendo [che sia] una caratteristica duratura apparentemente insensibile alla forte pressione stagionale nelle regioni polari di Saturno”.

La struttura d’onda esagonale quindi “si congettura che sia profondamente radicata nell’interno di Saturno”. Questo fornisce un forte supporto geometrico per un attivo flusso di energia iperdimensionale interno attraverso saturno, che, a sua volta, crea un risonante, esagonale (cioè tetraedrico) schema atmosferico a grande altitudine, intorno al suo asse di rotazione settentrionale [82].

Figura 27 – L’Esagono del Polo Nord di Saturno: visto dalla navicella Voyager nel 1980 (A) (risoluzione — 566 nm; da Godfrey 1988) e con il Telescopio Hubble nel Luglio 1991 (B) (risoluzione — 656 nm)

Nello spazio immediatamente attorno a Saturno, la nube tubolare (toroidale) di energia plasmatica del pianeta (simile a quella che giace lungo l’orbita della luna di Giove, Io) è diventata tra il 1981 ed il 1993 il 1000% più densa di quanto ci si aspettasse… un cambiamento veramente stupefacente per un periodo di soli 12 anni, esattamente come gli incrementi energetici che stiamo osservando su Giove [83].

Sappiamo che questa nube è strettamente allineata con l’orbita della luna di Saturno, Enceladus. Purtroppo, non siamo stati ancora in grado di localizzare nessuna immagine di questa sbalorditiva formazione di nubi rapidamente mutevoli. E, sebbene Saturno sia stato avvicinato ben tre volte in precedenza – dalla Pioneer II (1979) e dalle Voyager 1 e 2 (rispettivamente1980 e 1981) – fino al 1995 non è stato possibile fotografare una brillante aurora intorno ai poli di Saturno dal Telescopio Spaziale Hubble, un’aurora capace di “rapidi cambiamenti nella sua luminescenza in brevi periodi di tempo” [84].

Questa non è la prova definitiva che le aurore di Saturno siano un fenomeno nuovo, ma è certamente un altro potenziale punto di interesse che si correla bene con l’aumento di oltre il 1000% nella densità del toroide plasmatico di Saturno. Qui sotto (Figura 28) c’è un’altra immagine delle brillanti aurore di Saturno del 1998.

Figura 28 – Aurora di Saturno ritratta su entrambi i poli dal Telescopio Spaziale Hubble nel 1998 (NASA)

Tra il 1980 ed il 1996, la velocità di rotazione delle nubi di Saturno all’equatore si è ridotta di un impressionante 58,2%, descritto come un “inaspettato e drammatico cambiamento meteo”. La spiegazione della NASA offerta per questo comportamento decisamente anomalo, tuttavia, è stato il solito, attendistico, “cambiamento stagionale”:

WELLESLEY, Mass. – Saturno, uno dei pianeti più ventosi, ha recentemente vissuto un inaspettato e drammatico cambiamento meteo: i suoi venti equatoriali sono declassati dai rapidi 1700 Km/h durante i sorvoli della Voyager nel 1980-81 ai modesti 990km/h dal 1996 al 2002. Questo rallentamento nei venti è stato rilevato da un team di scienziati americani e spagnoli, comprendente Richard French del Wellesley College nel Massachusetts, che ha riferito le loro scoperte nell’edizione del 5 Giugno della rivista, Nature (5 Giugno 2003, vol.423, pp 623-625)

Utilizzando la capacità di alta risoluzione del Wide Field Planetary Camera a bordo del Telescopio Spaziale Hubble, il team ispano-americano è stato in grado di tracciare su Saturno elementi nebulosi sufficienti per misurare la velocità del vento su un ampio raggio di latitudini. I venti equatoriali misurati nel 1996-2001 sono forti solo la metà di quanto trovato nel 1980-81, quando la Voyager ha visitato il pianeta. Per contro, i flussi ventosi lontani dall’equatore sono rimasti stabili e mostrano una forte simmetria emisferica non riscontrata su Giove.

Il differente comportamento dei venti di Saturno, fanno notare gli scienziati, potrebbe avere una semplice spiegazione. Il lungo ciclo stagionale nell’atmosfera di Saturno (un anno di Saturno equivale a circa trenta anni terrestri) e l’ombreggiamento equatoriale dovuto agli anelli giganti del pianeta potrebbero avere un peso nell’improvviso rallentamento dei venti equatoriali [grassetti aggiunti]… [85]

Cambiamenti ancor più provocatori sono stati rilevati su Saturno da dati telescopici non ottici…

“Massicce” emissioni altamente anomale di raggi X dalla regione equatoriale di Saturno (Figura 29) – opposte come ci si aspettava ai raggi X che accompagnano le aurore polari – sono state rilevate e localizzate all’Equatore di Saturno per la prima volta nel 2004, dal Chandra X-Ray Observatory della NASA, che opera nell’orbita terrestre [86].

Sebbene l’immagine a sinistra pare mostrare un altro “Grande Punto” simile a quello di Giove, questa in realtà è un’immagine a lunga esposizione, che ritrae oltre dieci ore della rotazione di Saturno (in realtà circa 20 ore in totale)! Perciò, la concentrazione di luminosità qui NON è dovuta a nessun “Grande Punto Saturnino”, ma è dovuto a fattori geometrici del processo stesso di acquisizione dell’immagine ai raggi X. I raggi X maggiormente luminosi emergono lungo tutto il piano equatoriale, non solo in ogni singola area.

Figura 29 – Immagine di Saturno dal Chandra X-Ray (sin.), confrontata con l’immagine visiva dell’Hubble (des.)

Notare la concentrazione di emissione raggi X dall’atmosfera equatoriale di Saturno, sotto il piano soleggiato degli anelli (NASA)

Gli scienziati della NASA hanno dovuto confrontarsi con i cambiamenti altrettanto drammatici che a quanto pare stavano verificandosi anche nella caratteristica più conosciuta e illustre di Saturno: i suoi sorprendenti anelli planetari…

Curiose figure lineari scure… chiamate formazioni “spoke” (Figura 30)… sono state osservate per la prima volta sugli anelli durante i sorvoli robotici della Voyager, menzionati in precedenza, del 1980-81.

Figura 30 – Immagine composita delle formazioni “Spoke” osservate dalla Voyager nel 1980-81 (NASA)

La loro caratteristica più anomala: gli spoke giravano in un distinto modo “non-Kepleriano”, con le sezioni più esterne delle strette formazioni inesplicabilmente radiali che girano intorno a Saturno molto più velocemente di quanto le particelle dell’anello sottostante possano orbitare sotto attrazione gravitazionale… alla stessa distanza dal pianeta gigante [87].

Nel Dicembre del 2003, gli scienziati planetari che lavoravano sulla Missione Cassini – il primo veicolo spaziale nuovo a tornare su Saturno dalle visite della Voyager negli anni ’80 – hanno anticipato entusiasticamente di apprendere di più a proposito di queste notevoli formazioni radiali; stavolta, attraverso estremi ingrandimenti, acquisiti con un sistema di rilevazione di immagine della Cassini oltre 100 volte migliore di quello delle “primitive” macchine fotografiche vidicon della Voyager [88] . Come sarebbero apparse? Quali nuove cose potevano mai insegnarci? Come ci sono arrivati? E prima di tutto perché esistono?

Comunque, nel Febbraio 2004, il problema non poteva più essere ignorato… il team addetto alla fotografia della Cassini è stato costretto a riconoscere che, misteriosamente, gli spoke, nonostante la qualità di immagine assai superiore, prese da distanze minori rispetto alle osservazioni della Voyager (Figura 30), non erano più visibili [89] . Essi sono letteralmente e semplicemente scomparsi! Quindi, anche nei formidabili anelli di Saturno “qualcosa” è cambiato… drammaticamente… in soli due decenni, proprio come gli altri cambiamenti che stiamo osservando su Saturno e in tutto il sistema solare.

Figura 31 – Saturno in una fotografia mozzafiato presa dalla navicella Cassini durante l’avvicinamento.

E… neanche uno “spoke” da vedere. (NASA)

Rivolgendosi verso alcuni dei maggiori satelliti di Saturno:

Le osservazioni a raggi X con Chandra della più grande luna di Saturno, Titano, ha prodotto una importante sorpresa: pare che Titano abbia avuto un aumento del 10-15% nell’altezza della sua atmosfera, rispetto al Gennaio 2003 (Figura 32). Secondo il dispaccio ufficiale della NASA:

“Il 5 Gennaio 2003, Titano – la più grande luna di Saturno e l’unica luna del sistema solare con una spessa atmosfera, è passato davanti alla Nebulosa Crab…

Si è scoperto che il diametro dell’ombra di Titano era più grande del diametro conosciuto della sua superficie solida. Questa differenza nei diametri restituisce una misurazione di circa 550 miglia (880 chilometri) per l’altezza della regione di assorbimento dei raggi X della atmosfera di Titano.

La dimensione dell’atmosfera superiore è paragonabile, o leggermente superiore (10-15%), a quella sottintesa dalle osservazioni della Voyager I eseguite su lunghezze d’onda radio, infrarosse e ultraviolette del 1980. Saturno era il 5% più vicino al Sole nel 2003, quindi l’aumentato riscaldamento solare di Titano può aver causato l’espansione della sua atmosfera” [90].

Figura 32 – Il Telescopio a raggi X Chandra cattura l’ombra a raggi X di Titano, misurandone il diametro, mentre il più grande satellite di Saturno passa davanti alla Nebulosa Crab,

Una nebulosa residua di una stella frantumata che emette copiosamente raggi X, localizzata approssimativamente a 6000 anni luce oltre Saturno. (NASA)

Comunque, se le più caute stime della precedente altezza atmosferica di Titano (250 miglia, dalle osservazioni della Voyager del 1981) fossero corrette [91], allora l’atmosfera totale di Titano può in realtà essersi espansa di almeno il 200%… in soli 23 anni… da 250 a 550 miglia di altezza!

Nella stessa atmosfera di Titano, le osservazioni ottiche e infrarossi condotte con i telescopi Keck da 10 metri nelle Hawaii hanno fotografato luminose nubi di metano in rapido movimento nell’emisfero meridionale di Titano, che sono altrettanto inspiegabili nei modelli ufficiali. Secondo un recente documento su Nature:

La nube del Dicembre 2001 ha una luminosità equivalente a circa lo 0,3% della luminosità totale del disco di Titano a queste lunghezze d’onda, e possono essere spiegate da una singola (raggruppata) nube di 200km di diametro o nubi più piccole all’interno della stessa area totale. La nube del 28 Febbraio 2002 è significativamente più grande, che riflette un flusso equivalente a circa l’1% del flusso totale di Titano…

La più impressionante proprietà di questi transitori eventi nebulosi è la loro inattesa concentrazione vicino al polo sud di Titano. Sebbene si possa prevedere che il riscaldamento al solstizio estivo meridionale porti la convezione polare, gli studi delle condizioni troposferiche su Titano hanno suggerito un’assenza di variazioni stagionali (12, 13) e previsto che le nubi di metano, se presenti, dovrebbero concentrarsi al circolo equatoriale (14)…” [92] [grassetti aggiunti]

Figura 33 – Immagine sequenziale a Infrarossi durante parecchi mesi dal telescopio Keck da 10 metri, che mostra le caratteristiche della superficie di Titano e le luminose nubi polari di metano di alta quota.

Nella meteorologia convenzionale di Titano, ci si aspetta che le nubi “luminose” siano nelle regioni più calde, non in quelle più fredde (per via della convezione termica, movimento verso l’alto dovuto al riscaldamento, che risulta in una ricondensazione di alto livello in un “cirro ghiacciato” di metano altamente riflettente).

A latitudini più fredde, non ci si aspetterebbe che un simile cirro di metano di alta quota, ammesso che esista, si muova in giro così velocemente… quindi le osservazioni di “nubi luminose in rapido movimento” nelle regioni polari meridionali di Titano pongono un altro importante quesito su Saturno.

Comunque, dato che il polo sud di Titano segna un altro perfetto punto di risonanza di “onde stazionarie” nel Modello Iperdimensionale, non sorprende affatto vedere bagliori luminosi in, ed attorno a quella esatta locazione, poiché là le forze iperdimensionali, assistite in realtà da un freddo estremo (attraverso una incredibile riduzione nella attività termica casuale), potrebbero essere la causa dell’alto grado di condensazione osservato.

Ancora, se si ritorna alla Figura 33 e si osserva ancora – particolarmente a quelle del 10 e 11 Dicembre 2001, ed anche quella del 22 Febbraio 2002 (ma in particolar modo quella dell’11 Dicembre) – si possono vedere porzioni di quelle che sembrano essere due linee rette convergenti in un’area più luminosa che potrebbe formare parte di un “esagono”, o “pentagono”. In realtà nell’immagine dell’11 Dicembre all’interno della Figura 33 sono visibili tre linee…

E, mentre siamo ancora sull’argomento di Titano e delle “tracce di Iperdimensionalità”, non possiamo lasciare senza dimostrare solo una cosa ancora…

Pochi anni fa, in una delle prime immagini telescopiche scattate da terra per penetrare con l’infrarosso la spessa atmosfera di metano su Titano e vedere la vera superficie della luna, è “stata avvistata” una luminosa “montagna vicino all’equatore di Titano”. Le attente misurazioni della sua posizione eseguite da uno di noi (Hoagland), hanno rivelato un’altra affascinante conferma del Modello Iperdimensionale del fluido risonante interno (lava) (Figura 34)…

19,5°… strano vero?

Il punto luminoso in un’immagine ad infrarosso del telescopio nelle Hawaii potrebbe essere una montagna gigante vicino all’equatore di Titano

Figura 34 – L’immagine ad infrarossi del telescopio Keck da 10 metri rivela una possibile “grande montagna” su Titano a 19,5° sud di latitudine. (Keck)

Riguardo alle altre lune di Saturno: per la prima volta sono state rilevate molecole di ozono su altri due satelliti, tramite le osservazioni con Hubble nei tardi anni ’90. L’ozono è stato visto sollevarsi dalle lune di Saturno, Dione e Rhea, nel 1997. La presenza di ozono è impossibile senza una riserva di ossigeno libero, presumibilmente dalle estese superfici ghiacciate (acqua) di queste due lune [93].

Ma, cosa potrebbe liberare improvvisamente abbastanza vapore acqueo da questi freddi satelliti che poi viene scisso in ossigeno libero… che poi si ricombina in un nuovo distinguibile ozono… nel vuoto essenziale proprio sopra quei paesaggi perpetuamente ghiacciati? A meno che, ovviamente, il vapore acqueo non provenga da acqua calda sotto tutto quel ghiaccio (ma scaldato da cosa poi, vulcani sommersi?!), e il vapore acqueo non venga poi scisso in idrogeno e ossigeno, dopo essere fuoriuscito (attraverso crepe nella superficie) ed esposto a intense radiazioni ionizzanti intorno a Saturno…

Gli atomi di ossigeno divisi si sarebbero poi ricombinati (velocemente) nelle rilevate molecole di ozono.

Non importa quale sia la spiegazione finale, le osservazioni con Hubble sono una significativa prova addizionale che le cose si stanno “riscaldando” – più energia disponibile, proveniente da “qualche parte” – attraverso il sistema di Saturno…

Di tutte queste nuove osservazioni – dalle persistenti geometrie esagonali delle nubi polari e le misteriose “nubi polari di metano”, alla comparsa di ozono molecolare sopra satelliti ghiacciati altrimenti geologicamente inattivi… tutti indicativi di schemi di risonanza iperdimensionale interna sia a Saturno sia alla sua luna più grande… ai nuovi, assolutamente sconcertanti, fenomeni di raggi X nell’atmosfera di Saturno… all’incremento del 1000% nelle nubi luminose che circondano Saturno… alla sorprendente scomparsa di uno dei più seducenti “nuovi fenomeni della Voyager” degli anelli di Saturno, i suoi notevoli “spoke” – l’opprimente prova è che Saturno, come il resto del Sistema Solare, sta inspiegabilmente cambiando. Non in un periodo di tempo dell’ordine delle “ere geologiche”… e neanche nel tempo di una vita umana… ma in pochi decenni.

In un altro documento, tratteremo in qualche dettaglio due di questi drammatici cambiamenti – le assai misteriose scomparse degli “spoke”… e il simultaneo rilevamento di raggi X altrettanto misteriosi provenienti dalle regioni equatoriali di Saturno – e come questi si rapportino tra loro.

Perciò, è ovvio dal commento ufficiale…

“E’ un rebus, dato che l’intensità dei raggi X di Saturno richiede che Saturno rifletta raggi X con efficienza 50 volte maggiore della luna”.

…che i planetologi ufficiali della NASA non abbiano una prova su cosa stia causando questi due fenomeni simultanei… O –

Il grave pericolo in cui stanno mettendo la miliardaria Missione Cassini in avvicinamento.

Fortunatamente, noi le abbiamo.

Figura 35 – La Cassini frena nell’orbita di Saturno, 1 Luglio 2004, direttamente sopra gli anelli, accendendo i suoi motori di bordo, per permettere la cattura da parte del potente campo gravitazionale di Saturno. (disegno di un artista della NASA)

Urano

Sebbene Urano nel 1986 quando la Voyager gli è volata vicino “è apparso liscio come una biglia”, nubi notevolmente luminose hanno cominciato a comparire almeno dal 1996… nuvole “larghe quasi come continenti terrestri, come l’Europa” comparendo in soli 10 anni o meno! [94]

Nel 1998, due anni dopo, il Telescopio Spaziale Hubble ha scoperto in un breve periodo quasi più nuvole nell’alta atmosfera di Urano di quante ne siano state mai osservate nell’intera storia di Urano. Una di queste nubi era “più luminosa di qualsiasi altra nube mai vista su Urano.” [95] (Figura 36)

Circa un anno dopo nel 1999, con i cambiamenti che continuano solamente ad aumentare, gli articoli della NASA si sono riferiti ad Urano come se fosse stato colpito da “Enormi Tempeste” [96], rendendolo “un mondo dinamico con le nubi più luminose del sistema solare esterno”. Come interessante analogia, la NASA ha anche detto che “se la primavera sulla Terra fosse simile a quella di Urano, sperimenteremmo ondate di tempeste massicce. Ognuna delle quali estese come dal Kansas a New York, con temperature di 300° [F, n.d.t.] sotto zero” [97].

Suona un po’ familiare… come certi cataclismi meteorologici dipinti proprio ora sulla Terra… forse in un film?

Figura 36 – Immagine Infrarossi a colori ritoccati delle emergenti nubi luminose di alta quota su Urano (NASA/HST 1998)

Tutto questo implora una domanda, tuttavia…

Urano è sempre stato così, mostrando queste specifiche caratteristiche nelle sue nubi, e semplicemente noi non abbiamo mai avuto prima la possibilità di osservarle in modo appropriato? O, semplicemente si sono inclinate in modo visibile dalla Terra col passare del tempo e della immensa orbita di 64 anni di Urano intorno al Sole? Ci sono veramente dei cambiamenti in corso che sono tanto inusuali… o, stiamo semplicemente imparando qualcosa che c’era già da prima?

Ecco la risposta: lo scienziato capo della NASA ha parlato di queste nubi sempre più luminose e attive come di “cambiamenti veramente molto, molto grandi” su Urano [grassetto aggiunto], in confronto a quello che si è visto con la Voyager solo pochi anni prima. E, non dimentichiamo che la Voyager non ha visto Urano dalla stessa angolazione da cui l’abbiamo visto noi dalla Terra con i telescopi di terra o con l’Hubble [98].

Anche così, alcuni scettici probabilmente attaccheranno ancora, asserendo con sicurezza “non sta avvenendo niente di insolito” … “è sempre la stessa vecchia storia” … o “tutti i cambiamenti sono solamente il risultato delle normali variazioni stagionali, dovute al continuo cambiamento della posizione di Urano rispetto al Sole”.

Tutto al contrario

Nell’Ottobre 2000, un dispaccio ufficiale della NASA ha ammesso che ci sono “diversi fenomeni separati nel settentrione a 25° Nord che possiedono il più alto contrasto mai visto per una nube di Urano” [enfasi aggiunte] Ricordiamo: le nubi di maggior contrasto (leggi: di maggior luminosità) mai viste su Urano non sono state mai individuate prima dell’anno… 2000.

Ecco l’argomento ufficiale decisivo: “le osservazioni a lungo termine da terra [di Urano, stanno mostrando] cambiamenti stagionali di luminosità”… Quindi, anche da Terra, sono stati catalogati cambiamenti significativi… basati su nuovi schemi nebulosi “le cui origini non sono ben comprese” [99] [enfasi aggiunte]

Ok, sebbene la cosa più facile sia incolpare le nuovissime nubi sorprendentemente luminose, grandi come continenti, con la loro posizione angolare relativa alla sua orbita solare, la precedente analisi ufficiale della NASA rivela che la scienza non esiste per spiegare come tali nubi possano essersi formate… in una tale maniera.

Il Modello IperDimensionale invece si…

Energia fluida di una dimensione più alta (che esiste tutt’intorno a noi, in forma di etere senza massa, solamente fuori dalla portata dei nostri cinque sensi fisici e dei più convenzionali strumenti di rilevamento…) sta ovviamente aumentando su Urano, e sui molti altri corpi che abbiamo esaminato in tutto il sistema solare. Quando questo avviene, gli oggetti (come i pianeti o i satelliti) sono costretti a espellere questa energia nella nostra realtà di riferimento tridimensionale, dove si manifesta in varie forme a seconda della natura dei materiali tridimensionali coinvolti.

Nei pianeti gassosi gonfiati, questo è segnalato dalla comparsa di “nuovi fenomeni nuvolosi luminosi”, attraverso l’aggiunta di energia addizionale che sostiene l’aumentata attività convettiva, e la conseguente condensazione d’alta quota di nuvole brillanti di cristalli ghiacciati… come i cirri di metano che stanno comparendo ora nell’atmosfera superiore di Urano.

Dall’altro lato, se l’energia compare in un satellite roccioso (o pianeta), senza una sostanziale atmosfera, come il satellite Io di Giove, l’aumentata attività termica crea uno schema geometrico riconoscibile di riscaldamenti ed eruzioni vulcaniche interne, corrispondenti al flusso di risonanza iperdimensionale fra dimensioni, col risultato, per esempio, di nuovi “punti caldi di lava grandi 200 miglia” in una precisa locazione geometrica sulla superficie di Io.

Che cosa dire poi dell’atmosfera di Urano stesso?

Se la luminosità planetaria generale di Urano, dovuta all’aumentata attività convettiva delle nubi, sta cambiando drasticamente, c’è allora una qualche traccia di altrettanto massicci cambiamenti nella composizione atmosferica che dovrebbe accompagnare queste variazioni climatiche nel Modello ID? Ora si stanno osservando cambiamenti simili ai “grandi aumenti di elio e di ioni più pesanti” nelle emissioni di plasma del Sole; l’ “imbarazzante” diminuzione del 10% di elementi pesanti nell’atmosfera di Giove (insieme con il corrispondente aumento del 10% di elio, uno degli stessi elementi di base che stanno altrettanto misteriosamente aumentando nel Sole); la recente “sorpresa… abbondanza” di ozono nell’atmosfera di Marte; o, la “drastica” diminuzione di gas solfurici nell’atmosfera di Venere… insieme con l’altrettanto sconcertante, apparentemente simultaneo aumento di ossigeno – con quest’ultimo che appare in forma di un aumento di luminosità dell’aurora geometricamente definita secondo un una forma tetraedrica … di oltre il 2500%?!

E infatti, c’è.

Infatti, noi vediamo un cambiamento misurabile nella composizione dell’atmosfera uraniana, che è comparsa solo recentemente. Per la prima volta nel Dicembre del 2003 è stato rilevato del Monossido di Carbonio gassoso nell’atmosfera di Urano, e gli scienziati che osservano il caso ritengono che questo gas provenga dalla polvere che viaggia sospesa attraverso il sistema solare [100]. L’origine di questa nuova polvere gioca un ruolo importante nella (versione di Wilcock della) teoria Iperdimensionale, come diremo brevemente più avanti nella Parte 4… Questa polvere “anomala” pare che stia trovando la sua collocazione nelle atmosfere interplanetarie di tutto il sistema solare dove non si era mai visto prima, inclusa la Terra.

Per contrasto, c’è l’opinione dell’altro autore (Hoagland) – tratta dai dati del rivoluzionario laboratorio della “new energy community” – che tali drastici cambiamenti di composizione sono probabilmente un diretto sottoprodotto delle crescenti energie Iperdimensionali stesse… una trasformazione alchemica letteralmente planetaria da un elemento (o elementi) ad un altro, entro queste atmosfere planetarie… Un approfondimento più accurato di questo Modello, e un accenno di quello corrente, che supportano la prova di laboratorio, verrà presto su Enterprise…

Prima di lasciare il sistema di Urano, abbiamo in serbo ancora un’altra sorpresa.

C’è un fenomeno geometrico unico presente su una delle più intriganti lune di Urano, non direttamente connesso con alcuno dei correnti cambiamenti che abbiamo sottolineato, ma altamente indicativo della Fisica fondamentale che soggiace a tutti questi cambiamenti del sistema solare. L’ultimo nostro gruppo di immagini in questa sezione rivela drammaticamente questo notevole fenomeno – un processo fisico, coinvolto nella formazione (secondo uno di noi, Wilcock) della luna di Urano, Miranda – un processo che supporta direttamente la teoria ID.

Acquisite dalla Voyager 2, nel Gennaio 1986, le sbalorditive immagini di una luminosa, ovviamente geometrica, formazione a forma di L su Miranda – (Figura 37 – a sinistra) è molto ambigua – e completamente priva di alcuna spiegazione teorica ni modelli geologici convenzionali sulla formazione delle lune, o la successiva evoluzione… Guardate da vicino, e studiate attentamente le due parti dell’immagine (sotto)…

Figura 37 – Immagine della Voyager della luna uraniana Miranda (sin.) e la relativa geometria triangolare a tre falde (des.). (NASA (sin.) con le aggiunte di Wilcock (des.), 2004)

Qual’è la probabilità di vedere un gruppo di angoli simili, in una prossimità e relazione di questo tipo, con una tale perfezione geometricamente rettilinea, se questo fosse solamente una “formazione naturale” (nel senso inteso dalla scienza ufficiale)? Anche la natura moderatamente allargata dei due triangoli superiore ed inferiore non è inaspettata: dato che la forma degli “schemi geometrici di stress” che ne soggiacciono sono proiettati su una superficie sferica. La geometria è palesemente ovvia, anche senza una base teorica in opera, con l’indizio importante sulla sua origine che il più largo triangolo visibile su Miranda è … o una volta era … perfettamente equilatero.

Uno sguardo più completo dello scenario che influisce su questa unica geometria del satellite è stata presentata in “Divine Cosmos” di Wilcock (e sarà riproposta, in qualche modo, nella 4° Parte di questo Rapporto), ma ecco il punto cruciale del modello:

Dopo la formazione di Miranda, nella nebulosa di polvere e gas che orbitava intorno a Urano nel nascente sistema solare, c’era una successiva, apparente, espansione fisica di Miranda… poco dopo (geologicamente parlando) la sua stessa formazione. Il processo pare sia stato modellato da “forze geometriche”, schemi di energia risonante interna ancora non compresi (lasciamo perdere spiegati) da alcuno dei modelli planetari ufficiali.

Quando si verificava questo processo, la gran parte della superficie attualmente ghiacciata di Miranda era composta, per un periodo, di un’alta percentuale di acqua liquida (!) – condizioni ideali affinché un’energia fluida Iperdimensionale si esprima come “geometria modellante” nella nostra dimensione. In quell’era primitiva, le risonanze geometriche interne, normalmente invisibili, che sono state proposte altrove in questo Rapporto, come la formazione di altri fenomeni in superficie su altri pianeti e sulle loro lune, sono stati apparentemente in grado di lasciare la loro inequivocabile impronta geometrica sugli strati superficiali ghiacciati in rapido raffreddamento di questa “palla di ghiaccio”… affinché vengano trovati dalla Voyager.

Secondo Wilcock, pare che i “triangoli” che possiamo tracciare nelle Figure 37 e 38 mostrino le facce di un solido geometrico regolare – un icosaedro – che ha la forma di un pallone da calcio, con 20 facce, ognuna delle quali è un triangolo equilatero perfetto. Studiando l’immagine più da vicino, è anche possibile vedere una linea retta bianca (indicata) – che potrebbe indicare un quarto triangolo, in una posizione angolare perfettamente “scalata” immediatamente sotto gli altri due, e perfettamente sfalsato dello stesso angolo di base. Ancora un altro segno bianco sulla superficie della luna potrebbe localizzare l’angolo superiore di un quinto triangolo, più piccolo e con la stessa rotazione di base, ma non lo abbiamo disegnato nella Figura 38 affinché l’immagine resti un po’ meno disordinata. Vedetelo voi stessi:

Figura 38 – Immagine composita della luna uraniana Miranda (sin.) e la implicita geometria triangolare “scalata” a quattro pieghe (des.). (NASA 1988 / Wilcock 2004)

Sebbene non abbiamo provato a disegnarlo qui, si noti che il più grande (ancora equilatero) triangolo non è solamente una linea… esso è una serie di linee rette “concentriche” o “striate”, che suggeriscono che “la geometria dell’energia” può essere stata in rapida espansione (o la luna in rapida contrazione), lasciando indietro le striature nel ghiaccio e nella polvere in congelamento…

Queste striature sono più facili da individuare investigando sulla prossima immagine, Figura 39, dove otteniamo una visuale molto più ravvicinata e personale del vertice di questa notevole formazione triangolare.

Figura 39 – Parete rocciosa verticale posizionata geometricamente su Miranda, alta 5-6 miglia (NASA1986)

Esaminando la Figura 39, presa ancora una volta dalla serie di immagini del 1986 della Voyager 2 di questo emozionante paesaggio, si può notare un fenomeno che è rimasto un rebus per gli scienziati della NASA per quasi una generazione… una parete rocciosa verticale molto grande che spunta dritta fuori dalla superficie, proprio sopra la punta nord del triangolo più grande (Figura 39 – in alto a destra), ed allineata con il suo bordo occidentale. Alla prova dei fatti, con un’altezza da 5 a 6,25 miglia, questa è letteralmente la parete rocciosa più grande dell’intero sistema solare, oltre il 300% più alta di quanto sia profondo il Grand Canyon!

Questa scogliera rettilinea alta 6 miglia, mostra chiaramente gli enormi stress interni che queste energie geometriche sono state in grado di esercitare durante la formazione della luna. La natura apparentemente fragile del ghiaccio superficiale ha permesso alle risonanze geometriche interne di strappare letteralmente la fragile superficie della luna, lasciando delle “impronte digitali” alte 6 miglia che puntano verso le stelle.

Queste sentinelle silenziose si ergono ora come brillanti cocci di ghiaccio alti 30.000 piedi… muti testimoni delle grandiose forze Iperdimensionali che possono letteralmente frantumare mondi…

Presentate con queste stupende evidenze, che ricadono sulla stessa esatta linea retta che chiunque può estendere dal “triangolo” principale su Miranda, anche la NASA ha dovuto dire “qualcosa” a proposito di quanto questo fatto fosse “anomalo”… osservando una tale immensa scogliera svettare sulla superficie di una luna a confronto tanto minuscola (Miranda è larga solo 300 miglia). Non accade spesso che la NASA affermi che un’anomalia è “piuttosto sorprendente”, ma questo è un esempio in cui hanno dovuto: [101]

La Figura P-15.3 offre più prove dell’intensità della deformazione sia orizzontale sia verticale su Miranda. Una scarpata stratificata quasi verticale di 8-10 Km [5-6,25 miglia] in altezza (in alto a destra) rappresenta il più alto sperone roccioso conosciuto nel sistema solare (superando anche il rilievo dell’enorme sperone nella Valle Marineris su Marte e di oltre tre volte il rilievo del Grand Canyon). Solchi verticali (dalla separazione fra due blocchi fratturati?) appaiono sulla faccia della parete rocciosa. Una scogliera tanto enorme, che rimane intatta, è piuttosto sorprendente su un piccolo corpo di ghiaccio [grassetti aggiunti].

Altrettanto potenzialmente significativa è la struttura apparentemente pentagonale nella stesso polveroso ghiaccio striato, a est della principale figura triangolare. Nella prossima immagine della Voyager 2, vediamo strati “concentrici” multipli di linee rette sul lato destro della luna, proprio come abbiamo visto nella principale area triangolare. Gli angoli tra queste linee sembrano essere perfettamente pentagonali… il secondo enorme, inconfondibilmente geometrico “morso” ad un altrimenti piccolo “biscotto”, con molti visibili strati di striature (Figura 40).

Figura 40 – Figure pentagonali concentriche della luna uraniana Miranda (NASA 1988, Wilcock 2004)

Inoltre, se si guarda da vicino l’immagine sulla sinistra nella Figura 40, si vedrà un’area nel centro della figura striata “pentagonale” dove c’è un distinto cambiamento… una diversa geometria sembra scivolare attraverso le linee rette, come se fosse sovrapposta sopra di esse! All’interno dell’area geometrica, le striature si fermano, e la superficie sembra molto più simile al resto della superficie della luna. Con un’ispezione ravvicinata, anche questa “area “sovrapposta” appare pentagonale, ma con un leggero sfalsamento rotazionale rispetto all’altra formazione pentagonale. Quindi, i “triangoli” non sono l’unica visibile geometria a scalare nella formazione di Miranda.

Per coloro che sono realmente eccitati dai dettagli, l’angolo di sfalsamento tra queste due principali formazioni pentagonali sembra molto simile al principale angolo di sfalsamento tra i triangoli delle Figure 37 e 38. L’immagine NASA composita della intera luna mostrata in Figura 37 e 38 sembra avere distorto alcuni dei dettagli pentagonali, dato che le aree grigie sono state arbitrariamente riempite laddove i dati erano mancanti (in alto)… presumendo apparentemente che la struttura striata non continui oltre il punto dove le immagini della Voyager si fermano.

Quando guardiamo ad ovest della principale immagine triangolare, appaiono strutture ancora più stratiformi… (!)… che suggeriscono che potrebbe esserci ancora dell’altra geometria da scoprire, se si fotografasse appropriatamente l’intera luna, dato che al momento abbiamo visto solo la parte migliore di un lato di essa.

Figura 41 – Figura Stratificata possibilmente triangolare ad Ovest della formazione a “Triangolo Scalato” (NASA 1986)

In questo caso, pare (Figura 41) che stiamo ancora osservando un angolo di 60° fra le linee rette, suggerendo triangolo equilateri simili a quelli che appaiono nella principale formazione ad “L”.

Per dirla tutta, la luna uraniana Miranda non è seconda a nessuno nel mostrarci quanto queste “energie di risonanza” geometrica emergano in un oggetto planetario solido e possano dare forma a importanti porzioni della sua superficie, anche se tale oggetto è di “sole” 300 miglia di diametro. In queste storiche immagini della Voyager, viene quindi fornito un ulteriore supporto notevole e sorprendente al modello Iperdimensionale… che ci dà il motore fisico per comprendere questi altrimenti totalmente inspiegabili schemi superficiali su Miranda.

Un importante pensiero successivo: perché solo su Miranda? Perché non altrettanto chiare, altrettanto geometriche “figure iperdimensionali di superficie” su alcuno degli altri 138 satelliti… attualmente conosciuti che orbitano i maggiori pianeti di questo sistema solare?

A causa dell’unicità di Miranda nel mostrare formazioni altamente ordinate sulla superficie, unite con la sua posizione unica nel sistema solare, l’altro autore di questo Rapporto (Hoagland) ha una spiegazione leggermente diversa per queste notevoli geometrie che la Voyager 2 ha scoperto su Miranda…

Come molte persone interessate nel sistema solare già sanno, Urano possiede un’obliquità (inclinazione) altamente anomala per il piano della sua orbita intorno al Sole (98° circa), rispetto a tutti gli altri pianeti. Per questa ragione, Hoagland teorizza che in un qualche periodo nella storia passata del sistema solare, Urano abbia sperimentato una letterale, radicale, inversione dei poli nello spazio. “Tale “importante riorientamento polare”, per un oggetto tanto massiccio in rapida rotazione, avrebbe creato enormi forze iperdimensionali, non solo all’interno di Urano… ma anche nello spazio immediatamente attorno al massiccio pianeta in rapida rotazione, forze che avrebbero incluso la ravvicinata orbita di… Miranda.

Hoagland contesta che tali inimmaginabili forze avrebbero letteralmente “ribaltato Miranda come un calzino”, ri-sciogliendo nel processo l’intera luna precedentemente ghiacciata!

Quando Miranda si è letteralmente risolidificata, le enormi risonanze iperdimensionali nello spazio circostante, nel tentativo di ridare forma alla struttura interna della luna per conformarla a tali risonanti geometrie ancora presenti nell’etere provenienti dal suo massiccio, importante vicino di casa, sono state letteralmente congelate in porzioni della superficie di questo ghiacciata luna in ricongelamento, preservando… per sempre… le altrimenti invisibili impronte della grandiosa catastrofe planetaria che è avvenuta.

La presenza di una moltitudine di crateri in alter regioni di questo satellite, proprio lungo le sezioni altamente geometriche, ritiene Hoagland, testimoniano la vera natura dell’Evento che ha causato questa distruzione e ricreazione della luna: l’esplosione, 65 milioni di anni fa, di un altro importante pianeta – Pianeta V – che orbitava più vicino al sistema solare interno… dove ora vagabondano solamente detriti sparpagliati di asteroidi. [Per un esame più completo di questa teoria e delle sue altre implicazioni a lungo raggio nel sistema solare, il lettore può fare riferimento a “The Mars Tidal Model” su http://www.enterprisemission.com/tides.htm].

Quindi, nel Modello di Hoagland,è a causa dell’unicità della posizione di Miranda – il satellite più vicino ad un pianeta maggiore che un giorno si è letteralmente ribaltato, creando enormi stress iperdimensionali nello spazio (e in tutti gli oggetti) immediatamente intorno – che questa piccola luna ha ora conservato sulla propria superficie una registrazione unico di un letterale processo di creazione iperdimensionale… vitali, addizionali prove a quello che sta realmente accadendo in tutto il sistema solare.. anche adesso.

La nostra prossima fermata in questo coraggioso viaggio nel sistema solare è Nettuno… e se pensate che i dati debbano cominciare a scarseggiare e a diventare un po’ meno drammatici, mentre ci addentriamo in regioni sempre più fredde del sistema solare esterno, dove l’energia solare deve portare effetti sempre minori…allora state per avere una vera sorpresa.

Nettuno è un “caso iperdimensionale da manuale” – in tutti i sensi.

L’immagine di Nettuno riportata nella Figura 43 è una delle singole immagini a pieno colore più drammatiche dell’innegabilmente ovvia trasformazione del sistema solare che abbiamo attualmente a disposizione. Se conoscete qualcuno che ha veramente problemi a crede a qualcuna di queste cose, non importa quanto chiaramente glielo abbiate dettagliato, mostrategli la Figura 43… e mostrategliela per prima.

La crescente luminosità che abbiamo appena esplorato su Urano si specchia precisamente con un’ancora maggiore aumento di luminosità su Nettuno… più una miriade di altri cambiamenti che rinforzano totalmente le nostre precedenti argomentazioni.

Nettuno

Nel Giugno 1994, il “Grande Punto Scuro” di Nettuno – un fenomeno atmosferico circolare nell’emisfero sud, alla familiare latitudine di 19,5°, proprio come il “Grande Punto Rosso” su Giove – è misteriosamente scomparso.

Come riferimento, la Figura 42 ci mostra come appariva il Grande Punto Scuro alla Voyager 2… prima di svanire letteralmente.

Figura 42 – Nettuno, col Grande Punto Scuro nel centro, come osservato dalla Voyager 2 nel 1989. (NASA)

Nell Aprile del 1995, il Grande Punto Scuro di Nettuno era ricomparso… ma… nell’emisfero nord di Nettuno… accompagnato da nubi di alta quota più luminose! La NASA stessa han otato che questo nuovo punto era una “immagine quasi speculare del primo punto ritratto in precedenza dalla Voyager2” [102] [grassetti aggiunti]

Anche questo sorprendente cambiamento ha portato gli scienziati della NASA ad osservare che “Nettuno è radicalmente cambiato dal 1989… Nuove formazioni indicano che con queste straordinarie dinamiche di Nettuno, il pianeta può apparire completamente differente in sole poche settimane”. Ed ancor più importante, per il modello ID, la NASA ha detto: “L’energia del Sole governa il sistema meteorologico della Terra. Comunque, il meccanismo su Nettuno deve essere molto diverso perché il pianeta irradia 2 volte più energia di quanta ne riceva dal lontano, pallido, Sole…” [103] [grassetti aggiunti]

State cominciando ad intravedere uno schema ora?

Due anni dopo queste descrizioni ufficiali la NASA ha scritto di “un emergente mistero”:

Quando la sonda planetaria Voyager ha visitato Nettuno nel 1989, ha rilevato il Grande Punto Scuro, un fenomeno pulsante quasi della grandezza della Terra stessa. Due anni dopo, le osservazioni con Hubble hanno mostrato che il punto era scomparso, e che era emerso quell’altro punto più piccolo. Ma invece di crescere fino a diventare una tempesta di grande scala come il Grande Punto Scuro, pare che il nuovo punto sia intrappolato ad una latitudine fissa e che possa essere in calo di intensità, ha detto Sromovsky, uno scienziato anziano… [104] [grassetti aggiunti].

Cosa, esattamente, potrebbe intrappolare il nuovo punto ad una latitudine ben precisa, esattamente allo stesso numero di gradi sopra l’equatore di quanti il precedente punto era sotto l’equatore stesso?!Questo è facilmente spiegabile nel Modello Iperdimensionale, come uno spostamento di fase di 180° nel più semplice degli schemi risonanti (il tetraedro) che soggiace alle dinamiche dei fluidi interni di Nettuno… che forza la precisa collocazione del “Grande Punto Scuro” – con il vortice che slitta in modo risonante dai 19,5° sud… ai 19,5° nord. [Si faccia riferimento alla Figura 3, nella Seconda Parte di questo Rapporto, per un diagramma esplicativo di questa soggiacente geometria ID].

Se state pensando che questo “slittamento di fase ID” di Nettuno sia in qualche modo correlato con lo spostamento dell’attività vorticosa lontano dalle regioni equatoriali di Giove, verso le regioni polari… e il 58,6% di rallentamento delle rotazioni delle nuvole nelle regioni equatoriali di Saturno… con la sorpresa della crescita delle emissioni di raggi X lungo l’equatore di Saturno, invece che ai poli come la NASA si aspettava… e la scomparsa delle cosiddette formazioni “spoke” negli anelli di Saturno… allora congratulazioni, Neo…

…hai preso “la pillola rossa” e hai cominciato ad usare per la prima volta i tuoi nuovi occhi … a vedere “il mondo reale” oltre le limitazioni insite nella confinante scatola delle tre dimensioni… o quella che alcuni potrebbero chiamare “Matrix”.

Ben fatto. Infatti, non c’è nessun cucchiaio…

E c’è di meglio. Nel 1996, meno di un anno dopo questa “iperdimensionale inversione polare di Nettuno”, il dott. Lawrence Sromovsky ha notato un incremento nella luminosità generale di Nettuno, che ha continuato drammaticamente a crescere durante il 2002 (Figura 43). Sebbene la foto a colori sfalsati parli molto più chiaro delle statistiche, il fatto è che in soli sei brevi anni, la luce blu è diventata su Nettuno il 3,2% più intensa, la luce rossa il 5,6%… e la luce vicino all’infrarosso si è intensificata di un enorme 40%. In modo ancor più sorprendente, alcune aree di latitudine sono diventate oltre il 100% più luminose!

In questo caso, vi invitiamo a leggere questa sbalorditiva scoperta nelle parole stesse della NASA, notando nel contempo quanto questi cambiamenti senza precedenti a livello planetario nella luminosità siano noiosamente “liquidate” come un “semplice modello di variazione stagionale” relativo all’angolo di inclinazione di Nettuno rispetto al Sole… (…yawn…)

22 Aprile 2002, Madison, WI— Le osservazioni delle immagini del Telescopio Spaziale Hubble (HST) nell’Agosto 2002 mostrano che la luminosità di Nettuno è significativamente aumentata rispetto al 1996… e ora pare essere conforme ad un semplice modello di variazione stagionale…

Comparando le osservazioni dell’Agosto 2002 con le osservazioni simili del 1996, gli autori hanno trovato che la media della riflettività della faccia del pianeta di Nettuno (media del disco) è aumentata del 3,2% a 467 nm (blu), 5,6% a 673 nm (rosso), e del 40% nella banda fra 850 e 1000 nm (vicino all’infrarosso). Questi cambiamenti risultano da ancor maggiori incrementi di brillantezza a ristrette fasce di latitudine, raggiungendo in certi casi il 100%. La ragione di questi incrementi potrebbe essere nelle forze stagionali, che sono una variazione stagionale nel riscaldamento solare locale” [105].

Figura 43 – Aumenti di luminosità atmosferica su Nettuno, 1996-2002. (Sromovsky et al. / NASA / HST)

Sebbene quest’ultimo articolo della NASA renda tutto semplice e bello, come “un puro piccolo spettacolo di luce condotto da una meteorologia molto ordinaria” … ci sono altri articoli che parlano in modo molto più candido. Il fondo è che la fisica per spiegare un tale cambiamento nella luminosità semplicemente non esiste nei modelli convenzionali, dato che Nettuno pare che “funzioni quasi senza energia”. Ma non prendete le nostre parole così tanto per dire… leggete quello che gli scienziati stessi hanno dovuto dire:

Una delle più ventose, dure condizioni meteorologiche del sistema solare… un pianeta il cui spavaldo meteo – mostruose tempeste e venti equatoriali da 900 miglia all’ora – rendono perplessi gli scienziati

Il meteo su Nettuno, l’ottavo pianeta dal sole, è un enigma da cui iniziare. Il meccanismo che governa i suoi venti supersonici e le sue giganti tempeste devono ancora essere chiarite.

Sulla Terra, il meteo è governato dall’energia proveniente dal Sole dato che essa scalda l’atmosfera e gli oceani. Su Nettuno, il sole è 900 volte più debole e gli scienziati non devono ancora capire come il meccanismo di generazione del meteo di Nettuno possa essere così potente. “E’ un meccanismo meteorologico potente comparato alla Terra” ha detto Sromovsky. “Sembra che funzioni quasi senza energia”…

Sromovsky ha detto che comparato all’immagine fornita dalla navicella Voyager, Nettuno è un altro posto: “Il carattere di Nettuno è differente da quello che era ai tempi della voyager. Il pianeta sembra stabile, tuttavia differente”[106]. [grassetti aggiunti]

Se il pianeta stesso sta cambiando, allora cosa ne è dei suoi satelliti?

Senza guardare troppo lontano: la più importante luna di Nettuno, Tritone, ha anch’essa vissuto grandi cambiamenti… in questo caso, un “molto grande” 5% di aumento di temperatura tra il 1989 ed il 1998. Secondo i ricercatori dell’MIT, questo sulla Terra è comparabile ad un riscaldamento atmosferico globale pari a 22° F (circa 12°C)… in soli 9 anni! [107]. Si crede che anche la pressione atmosferica di Tritone sia almeno raddoppiata… dal tempo dell’incontro con la Voyager [1989]” [108].

E’ curioso che ognuno di questi componenti che abbiamo scoperto attraverso il sistema solare, come la tendenza al riscaldamento di Tritone vengano così spesso discussi come singoli eventi, o forse con inclusi “uno o due altri”… in poche, rare occasioni.

La NASA ci dà tutte le dure prove di cui avremmo bisogno per creare un caso… ma loro, o i media che riportano sulle loro scoperte, semplicemente non mettono mai queste prove insieme sotto lo stesso tetto. Quindi, i dati continuano a scivolare via nella vastità dell’irrilevato, mentre il meravigliato silenzio degli sbadigli del pubblico cacciano perpetuamente le prospettive di qualsiasi nuova proposta di missione spaziale che sempre si soleva da terra.

Se questi cambiamenti stessero per irrompere sui media pubblici è piuttosto naturale ritenere che il pubblico diventerebbe molto più interessato a seguire questi cambiamenti veramente notevoli… specialmente a causa di come potrebbe influire su di noi e i finanziamenti comincerebbero a venir meno.

Sappiamo che anche la Terra sta vivendo importanti cambiamenti, come vedremo con dettagli senza precedenti nella Parte 4 di questo Rapporto.

Nel frattempo, l’unico territorio rimanente ancora inesplorato è il lontano Plutone, il pianeta ghiacciato su una lunga orbita ellittica ai più reconditi confini del nostro sistema solare, declassato recentemente ad uno status “pianetesimale” agli occhi della maggior parte dei planetologi. Se si può mostrare che Plutone ha un qualsiasi cambiamento, allora stiamo quasi certamente avendo a che fare con un effetto grande quanto il sistema solare. Caso chiuso. E Plutone non delude.

Plutone

Prima di discutere la probabilità di un qualsiasi reale cambiamento in corso su Plutone, dobbiamo cominciare a prendere nota di qualcosa di importante. La maggior parte delle spiegazioni convenzionali della NASA per questi cambiamenti, come abbiamo visto, gravita intorno alla nozione (gioco di parole intenzionale!) che l’angolo di inclinazione (obliquità) del pianeta o del satellite relativamente al Sole, è di gran lunga la causa più probabile di qualsiasi cambiamento osservabile.

Nel caso di Plutone, l’orbita ellittica di 248 anni che esso traccia intorno al Sole in realtà lo porta in certi periodi più vicino di Nettuno al Sole cosa che, per inciso, è accaduta proprio tra il 1979 ed il 1999 e molto più lontano dal Sole in altri periodi.

Ovviamente, presumeremmo naturalmente che se un pianeta si avvicina la Sole, esso sia più esposto al calore che non quando si allontana dal Sole. Semplice, no? Se stai scaldando casa tua con un singolo focolare, non andrai a startene in cucina se il fuoco è in solotto. E allora, dov’è Plutone ora?

Sotto (Figura 44) c’è una foto di Plutone dal Telescopio Spaziale Hubble, presa parecchi anni fa. Poiché Plutone era a quasi 3 miliardi di miglia dalla Terra (e ancora, al tempo, dentro l’orbita di Nettuno) quando l’immagine è stata acquisita, anche se con la superba risoluzione di Hubble, la dimensione di ogni “pixel” sulla superficie del minuscolo pianeta era più di 100 miglia di diametro!

A quell’enorme distanza, la forza (e quindi l’effetto riscaldante) della luce del sole che raggiungeva la superficie di Plutone era 800 volte minore della luce alla distanza della Terra… e diventava sempre più piccola ad ogni ora che passava!

Figura 44 – Plutone fotografato dal Telescopio spaziale Hubble (immagini attuali, in alto a destra).

Le due immagini più grandi sono mappe sintetizzate al computer realizzate dalle nude immagini di Hubble (NASA/ST Sci)

Questo avviene perché, crucialmente, dal 1989 Plutone si sta allontanando dal sole nella sua orbita fortemente ellittica di 248 anni. Come avete probabilmente già indovinato, il 1989 era esattamente a metà strada del periodo 1979-99 in cui Plutone era interno all’orbita di Nettuno.

Nonostante questa deriva nelle regioni più interne, dove logicamente ci aspetteremmo che diventi sempre più freddo, si sta verificando qualcosa di fenomenale, qualcosa che mette definitivamente, totalmente una chiave di volta sul nostro Modello Iperdimensionale.

La temperature di Plutone sta aumentando. La sua pressione atmosferica sta aumentando. E non di poco… Parecchio…

No, precisiamolo… di una quantità veramente esagerata.

Ancora, questo sta avvenendo anche se, come ammette Space.com, “La logica suggerisce che il pianeta possa raffreddarsi dato che riceve ogni giorno meno luce” [109]. Effettivamente.

Uno sconvolgente studio su Plutone, condotto recentemente dal dott. James L. Elliot, si è avvantaggiato di un raro evento, simile a quello di cui abbiamo discusso prima per il satellite di Saturno, Titano. Plutone è passato davanti ad una stella nel 2002, e questo ha permesso al dott. Elliot ed ai suoi associati di determinare se la struttura e la composizione di Plutone era rimasta la stessa, vista in precedenza nel 1989, o se era in qualche modo cambiata.

Con loro ovvia sorpresa, hanno scoperto che la pressione atmosferica di Plutone è aumentata… di oltre il 300%… (!)… tra il 1989 ed il 2002! Questo ha causato anche una notevole crescita nelle temperature superficiali di Plutone. Ancora una volta, questo viene attribuito dai planetologi ufficiali ai: avete indovinato “cambiamenti stagionali”[110].

Ricordate di quando, poco fa, stavamo parlando della luna di Nettuno, Tritone… di come il suo riscaldamento corrispondesse sulla Terra ad un aumento globale di 22°F, in soli nove anni? Secondo il dott. Elliot, “I cambiamenti osservati nell’atmosfera di Plutone sono molto più severi [rispetto al “riscaldamento globale” osservato su Tritone]. I cambiamenti osservati su Tritone erano lievi. I cambiamenti su Plutone non sono lievi… Non sappiamo proprio cosa stia causando questi effetti” [111].

Effettivamente, altrove il dott. Elliot dice che l’idea dei “cambiamenti stagionali” come responsabili di tali “severi” aumenti è “controintuitiva”, perché, orbitando più lontano dal Sole, ci si aspetterebbe che le temperature di Plutone diminuiscano naturalmente… non che aumentino! [112]

Quindi, il dott. Elliot e gli altri membri del suo team della NASA ammettono questo inatteso “riscaldamento globale” di Plutone, ma essi dicono anche che questa tendenza al riscaldamento è “probabilmente non connessa con quello della Terra” dato che “l’emissione del Sole è troppo regolare” [113].

Inoltre, alcuni cambiamenti a più lungo termine, analoghi ai cambiamenti climatici a lungo termine sulla Terra” potrebbero essere responsabili [114].

Senza indicare con precisione quali potrebbero essere questi cambiamenti a lungo termine, essi sono molto vicini al suggerire una qualche singola, unica causa… tipo quella che abbiamo presentato noi qui nel nostro modello iperdimensionale.

Inoltre, non solo è aumentata la pressione atmosferica di Plutone, si stanno anche mostrando segni di meteo per la prima volta, come abbiamo riferito in un articolo su Space.com:

Nel frattempo, i nuovi studi rivelano quelli che paiono essere i primi segni di attività meteorologica su Plutone, piccole fluttuazioni della densità e temperatura dell’area. Il team di Sicardy immagina che i cambiamenti, visti nei picchi dei dati, siano causati “o dai forti venti tra gli emisferi in luce e in ombra del pianeta, o dalla convezione vicino alla superficie di Plutone”.

Gli scienziati hanno sospettato a lungo che la differenza di pressione nella tenue atmosfera, creati da forti differenze di temperatura tra il lato diurno ed il lato notturno, alimentino vivaci brezze.

I ricercatori non hanno provato a stimare la forza dei venti apparenti di Plutone.

Plutone rivela i propri segreti più lentamente di ogni altro pianeta. [115]

Dato che anche la NASA sembra essere vagamente cosciente del fatto che questi distanti, totalmente inspiegabili, cambiamenti nell’ambiente di Plutone siano, in qualche modo, analoghi all’altrettanto inesplicabile “riscaldamento globale” qui sulla Terra… fatto salvo che “i riscaldamenti globali” sulla Terra e su Plutone “probabilmente non sono connessi”… nella sezione di chiusura di questo Rapporto volgeremo quindi la nostra attenzione di nuovo verso la Terra, dove tutti questi cambiamenti importano davvero di più…


Perché, è in queste variazioni terrestri che ci si mostrano più direttamente come le nostre stesse vite possano drammaticamente subire i processi fisici “cosmici” e i cambiamenti che sono argomento di questa discussione.

La Terra, nella Parte 4 (n.d.t: che non è stata ancora pubblicata), rivelerà drammaticamente una quantità di anomalie che sono letteralmente identiche a molte delle altre che abbiamo indagato altrove nel sistema solare. Esploreremo anche “le interazioni di risonanza” tra la Terra, il Sole, La Luna, gli altri pianetii ed anche la vicina pulsar, CP1133. Una volta che i dati sulla Terra sono completi, chiunque abbia letto questo documento con mente aperta si farà una grassa risata degli scienziati finanziati dal petrolio che cercano di insistere a dire che “non granché è cambiato” sulla Terra… o nel più vasto sistema solare.

Il cambiamento climatico è qui. E’ reale. Sta avvenendo simultaneamente su tutti i mondi nostri vicini. Non può essere negato.

La domanda è… può la conoscenza del Modello Iperdimensionale rendere l’Umanità capace di riunirsi e trovare un modo per evitare i cataclismi che altrimenti ci aspettano?

Non sarebbe meglio per gli scienziati e per i leader politici prendere tutto questo seriamente, sapendo che se continuano a ignorare questa situazione potrebbero girare le spalle a miliardi di vite che potrebbero essere salvate?

Pensateci. Poi agite. Fate conoscere ad altri quello che potreste aver imparato qui per la prima volta. Girate loro il link a questo completo Rapporto… o, riassumetene i concetti che voi pensate siano più importanti e costruite la vostra propria sinossi, dando ai vostri lettori il link per rimandarli al Rapporto completo, nel caso siano interessati…

Se vivono sulla Terra, probabilmente lo sono. Ecco “la pillola rossa” che potete dare loro: [ http://www.enterprisemission.com/_articles/05-14-2004/Interplanetary_1.htm ]

Il tempo per dire che “non sta succedendo niente” è esaurito.

Questi sono i cambiamenti stagionali che stanno avvenendo tutto intorno a noi… una “Primavera Iperdimensionale” che sta sbocciando attraverso tutto il sistema solare. Ci sarà qualcuno abbastanza coraggioso, abbastanza preoccupato, da agire… in tempo?

Lo sarai tu?

Richard C. Hoagland & David Wilcock
Copyright © 2004
stazioneceleste.it

The Day After Tomorrow – terza parte ultima modifica: 2008-10-02T22:00:00+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)