Il treno, la mosca e la Terra immobile

Ogni volta che mi avventuro in viaggi in treno, mi capita spesso d’osservare un fatto semplice ma, nel contempo, molto curioso.

Allorché, fermo in stazione, s’affianca un altro treno dal lato del finestrino vicino al quale sono seduto, nel momento in cui parte, non si riesce mai a capire se è il treno sul quale stai comodamente occupando un posto che s’avvia, o se invece è quello che stazionava affianco.

Questo dubbio, in assenza di sbuffi e sussulti, dura finché non appare sullo sfondo un qualsiasi punto fisso che confermi che è l’altro treno a essersi avviato. Oppure confermi indifferentemente anche l’opposto.

Trasportando l’evento e l’esperienza su altri argomenti di più rilevante importanza, il risultato non cambia. Se viene a mancare quel benedetto terzo punto, quello fisso che confermi chi o cosa si sta muovendo, il dilemma non si dissipa e rimarrebbe irrisolvibile, a meno ché non si trovi qualche altro valido escamotage. Allora, proviamo a confrontarci con qualcosa di grande:

è la Terra che ruota attorno al Sole, o è l’esatto opposto?

Esistono prove certe che ci confermino chi sta fermo e chi si muove rispetto a un qualsiasi punto fisso preso come riferimento?

Il problema è che un tale punto fisso non esiste da nessuna parte. Le osservazioni, quindi, sul parallasse possono essere spiegate inequivocabilmente bene sia con un modello geocentrico che con un modello eliocentrico, per cui il moto può essere contemplato da entrambi i punti di vista.

Per non risolvere la questione sorta tra le due fazioni (geocentristi ed eliocentristi) con la sola forza bruta, per stabilire cioè chi delle due avesse ragione, s’è fatto ricorso “all’aberrazione stellare”, quel fenomeno che dovrebbe spiegare il fatto che, nel corso di un anno, una stella pare non occupi mai la sua posizione media ma, in qualche modo, ci giri attorno segnando una piccola traiettoria a ellisse.

Tuttavia, questo tipo d’osservazione (scientifica!) prevede che sia puntato un telescopio, tenendolo fisso sulla stella nel corso dell’anno, cosicché la proiezione sulla lente, lato astronomo, percorrerebbe nel corso del predetto anno, una piccola ellisse.

Ma qui, pur trovando uno “scandaloso” analogismo nel “Messaggio di Arecibo” (1974), il problema si complica notevolmente: la Terra non dovrebbe ruotare, come ci dicono, sul suo asse! Quest’asse poi, oscillerebbe (precessione) fino a formare un cono come fa una trottola quando perde velocità…

Per non creare confusione vediamo di affrontare un problema alla volta e cerchiamo di concludere la questione sul presunto “moto di rivoluzione”.

Il principio copernicano (eliocentrismo) è stato confutato da molti, per esempio dai fisici: George F. R. Ellis, Stephen Hawking, Henrick Lorentz, Henri Poincaré, Bernard Jaffe, nonché da Robert Jastrow ex direttore e fondatore della Nasa e, molti altri (tra i quali: Boscovich, Arago, Michelson-Morley, Sagnac, Airey), hanno dimostrato coi loro esperimenti la validità del geocentrismo tolemaico (con l’interferometro di Michelson – calcoli e formule li trovate pubblicati su “Scienceworld” – con telescopi anche accoppiati riempiti d’acqua o prismi, ma pur sempre fissi, ancora una volta a significare come la scienza si muova in perfetta sintonia con una Terra priva di rotazione, lasciando che siano le masse incolte a sostenere un’assurdità a quanto pare superata da tempo).

interferometro di Michelson

Interferometro di Michelson

Altre vie (gli escamotage di cui sopra) portarono a prendere in considerazione l’etere e la velocità della luce che, secondo Einstein, era inesistente il primo e costante la seconda, arrivando a sconfessarlo.

Gli esperimenti condotti da Sagnac smentirono Einstein ed erano tutt’altro che speculativi: “l’effetto Sagnac” è incluso, infatti, nei sistemi di posizionamento satellitare GPS (Global Positioning System), a riprova di una validità pratica e strumentale.

Schizzo originale di Georges Sagnac – Crediti: it.wikipedia.org

Purtroppo, le conseguenze sarebbero state troppo pesanti e, negare Copernico, era qualcosa che il sistema scientifico non è mai stato in grado d’accettare.

Meglio continuare con una Terra che ruota attorno al Sole, meglio adeguarsi al sistema di censura, perché solo chi era, ed è, in linea con la versione ufficiale trovava e, trova, posto nel sistema accademico scientifico.

Così si digerisce anche un ignorantone come Einstein, le cui teorie (copiate per non dire rubate a: De Pretto, Boscovich, Ricci Curbastro, Levi-Civita, Riemann, Schwarzschild, Cayley & Sylvester e, storpiate) sono state ripudiate da diversi premi Nobel, tra i quali: Hidaki Yukawa (Ginevra, 10/09/1958), Oppenheimer (Ginevra, 1957), Heisemberg (Lindau – D, giugno 1958) e da ben 400 scienziati che parteciparono al XXV Congresso della Società di Fisica Americana, svoltosi a New York nel marzo del 1956.

Da rammentare che il ripudio fu esteso anche a Plank (teoria dei quanti) e, successivamente a Newton (gravità), ma Einstein, Plank e Newton continuano a imperversare anche nelle più facoltose università, con quello che ne consegue!

Albert EinsteinCiò nonostante, restando nel tema, lo stesso Albert Einstein confessò pubblicamente:  «Sono giunto alla conclusione che il moto della Terra non possa essere rilevato da un esperimento ottico».

Meglio, allora, continuare a pensare a un Terra che ruota sul suo asse, a dispetto della logica, degli esperimenti che si dicono scientifici e che ne contraddicono il movimento.

Frank Drake la Terra

Frank Drake – SETI

Tornando in particolare ad Arecibo, il SETI, fondato (con Carl Sagan) da Frank Drake e, dallo stesso diretto (Frank Drake: astronomo e astrofisico statunitense, laureato ad Harvard e docente alla Cornell University, indicato come membro dell’Accademia Nazionale per le Scienze, ex presidente della Società Astronomica del Pacifico, impiegato anche al JPL e poi impegnato nel Progetto Phoenix, quindi non un “pinco pallino” qualsiasi) inviò un messaggio in codice il 16 novembre 1974 nella direzione dell’ammasso globulare di Ercole (M13), da un radiotelescopio fisso e, quel che conta ancora di più, lo stesso radiotelescopio captò 19 messaggi di risposta, di cui purtroppo solo due comprensibili.

Se ciò non bastasse, oltre il sistema di rilevamento della richiamata aberrazione stellare e gli escamotage successivi, ci sono altri esempi a supporto di un Terra che non ruota affatto e qui, gli escamotage coi telescopi non sono applicabili, perché riguardano il centro della Terra.

L’unico elemento di confronto dato è il punto fisso, in perfetta sintonia con il cosiddetto Ermete Trismegisto:

«Il motore non è più forte del mosso?… Il luogo del movimento non ha, di necessità, una natura contraria a quella del mobile?».

Nel 1906 fu scoperto il “Core” e nel 1936 la sua porzione solida cristallina con un raggio di 1.220 km. Da allora, l’idea che gli strati superiori esercitino una forte pressione su quelli inferiori è stata smentita dal fatto che il Core è un unico cristallo con densità elevatissima, altrimenti sarebbe liquido.

«I geofisici lo chiamano “Inner Core” e chiamano “Outer Core” la sfera cava e fluida che lo avvolge che ha lo stesso raggio di Marte (come sosteneva Halley nel lontano 1692)».

Il Core si muove in modo autonomo rispetto agli altri strati e ha quella che è definita “una super rotazione e una sorprendente libertà“.

Dal 2000 un’altra scoperta sconvolgente: al centro del Core c’è una sfera più piccola e più “soffice” con un raggio di circa 300 Km che si muove in modo indipendente, anzi opposto, al Core stesso. Gira, infatti, in senso orario, mentre l’Inner Core in senso antiorario. I geofisici l’hanno chiamato “Inner Inner Core“.

All’interno della Terra poi, ci sarebbero altre due “sfere”, separate da gap, che avrebbero esattamente l’una il raggio di Venere e l’altra quello di Mercurio (sempre in sintonia col modello di Halley), che anch’esse ruotano liberamente… ma rispetto a cosa?

Se gli scienziati hanno stabilito che all’interno della Terra tutto gira, per un verso o per l’altro, cosa costituisce “il luogo del movimento”, o il punto di riferimento fisso che autorizzi tali affermazioni… scientifiche?

Se è accertato ormai che il Pianeta Terra non è “un blocco unico” (dato che l’idea, ripeto, l’idea, non una tesi, che gli strati superiori esercitino una forte pressione su quelli inferiori è stata smentita), di punto fisso per il confronto rimarrebbe solo la sua parte esterna. La “povera” crosta che per millenni se n’è stata tranquillamente immobile e che, solo negli ultimi 400 anni, ha dovuto girare vorticosamente per soddisfare un sistema a dinamo “autoeccitabile”, come se fosse una sorta di masturbazione.

E per fortuna che, a dispetto degli sciocchi, la Terra non si muove!

Sull’ultimo scorrimento, infatti, si registra che il movimento complessivo sarebbe stato di circa 30° – approssimativamente tremila chilometri – e avrebbe trovato il suo culmine tra il 14.500 a.C. e il 12.500 a.C., ma con massicce ripercussioni su scala mondiale verificatesi a lunghi intervalli fino al 9.500 a.C. circa.

«Un tremendo evento (attenzione: si sta parlando di parziale rotazione!) che, nell’arco di una giornata, modificò la topografia e spazzò via la maggior parte dei consistenti branchi di mammiferi. Sotto gran parte del territorio artico è sepolta, infatti, un’accozzaglia congelata, zeppa di resti di vari mammiferi, piccoli insetti e piante del Pleistocene (Michael W. Weir – Quilcene – WA – USA su Nexus 2009)».

Dai rilievi di alcune zone dell’Alaska e della Siberia è emerso poi che: «[…] fu smembrato tutto ciò che i venti, all’epoca, spazzarono via (R.C. Leonard “Paleonthological Testimony: The Pleistocene Extinction” – T.A. Badger “Tunnels Bare Ancient Past” – 2000)».

Per chi faticasse a capire il nesso, i venti furono la concomitanza dello spostamento della crosta…

Tuttavia, la convinzione che la Terra ruoti attorno al suo asse è talmente radicata anche nelle menti brillanti, come il mio caro amico col quale dialogavo recentemente su questo tema, che mi ha risposto così: «Beh la velocità di una mosca, se salta da un sedile all’altro in un treno che viaggia a 200 km orari non fa della mosca un bolide». Al ché, non ho potuto fare a meno di fargli osservare che, o si toglieva la carrozzeria al treno, oppure si doveva trovare la “carrozzeria” della Terra…

Mentre un Einstein si spiega per contrastare l’emergente Free Energy, o un darwinismo per cancellare la scomoda idea che l’umanità potesse evolvere al pari della natura (Wells), che la Terra ruoti o meno su se stessa e/o attorno al Sole si può spiegare unicamente con un motto latino (che se è in latino significa che è da tempo che è applicato):
Vulgus vult decipi, ergo decipiatur!”…

Roberto Morini – Fisico Nucleare

Il treno, la mosca e la Terra immobile ultima modifica: 2017-05-16T10:38:59+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org – Conoscere non è avere l’informazione.