Un cocktail di DNA

Il Giornale OnlineFolli tecnologie sull'inserimento nelle piante transgeniche più comuni di geni ricavati da batteri, virus, insetti, animali ma anche… da esseri umani, potrebbero innescare una reazione a catena più pericolosa di un'esplosione nucleare

Nel 1981 Primo Levi pubblicò un racconto intitolato “Disfilassi”, dove immaginava un futuro in cui l'umanità – a causa dell'abuso di un miracoloso farmaco creato per evitare le crisi di rigetto dopo i trapianti – finisce per distruggere il proprio sistema immunitario e le invisibili barriere genetiche che separano le diverse specie. Così gli esseri umani diventano vulnerabili a tutte le nuove ed antiche malattie che affliggono questo mondo e, incrociandosi (volontariamente o meno) con ogni possibile specie animale e vegetale, creano un'incredibile e mostruosa varietà di ibridi.

Fantascienza? Forse. Più probabilmente, premonizioni.

Prima dell'avvento dell'ingegneria genetica gli incroci erano possibili solo tra organismi della stessa specie. Oggi invece i genetisti possono inserire nel corredo genetico di una specie parte del DNA di un'altra, ad esempio, introdurre il gene di un pesce artico che produce una sostanza anticongelante nel DNA di un pomodoro per renderlo resistente al gelo e via dicendo. Nelle piante transgeniche più comuni vengono innestati geni ricavati da batteri, virus, insetti, animali ma anche… esseri umani.

Si tratta di tecnologie molto recenti. Degli effetti a lungo termine di tali “cocktails di DNA”, si conosce ben poco. Gli esperimenti potrebbero causare imprevedibili ed incontrollabili reazioni a catena, distruggendo la biodiversità e l'equilibrio naturale. È stato provato, recentemente, che il polline di piante GM trasportato dal vento raggiunge le altre coltivazioni e la vegetazione spontanea circostante, trasmettendo loro le proprie caratteristiche mutanti. Quindi la massiccia introduzione di organismi geneticamente modificati nell'ambiente potrebbe rivelarsi più catastrofica di una guerra nucleare. Tuttavia, le ditte produttrici continuano ad affermare che gli OGM sono assolutamente innocui e sicuri.

Falsa propaganda

Il mercato agro-chimico mondiale è interamente nelle mani di poche, potentissime multinazionali come la Monsanto, la DuPont, la Novartis e la Pioneer le quali, per ottenere l'appoggio e la fiducia dell'opinione pubblica e dei governi, dichiarano che la manipolazione genetica risolverà il problema della fame nel Terzo mondo e quello dell'inquinamento derivante dall'uso eccessivo di prodotti chimici in agricoltura. La realtà, come vedremo, è ben lontana da queste roboanti affermazioni.

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I dati della FAO (l'Agenzia ONU che si occupa della sicurezza alimentare e dell'agricoltura) e quelli di Action Aid e Christian Aid – due associazioni umanitarie che forniscono sostegno tecnico ed economico ai Paesi in via di sviluppo – rivelano che in realtà le tecnologie genetiche hanno un effetto deleterio sull'economia delle nazioni più povere.

Infatti, sebbene l'80 % dei raccolti nel Terzo mondo sia frutto di sementi ricavate dalla precedente mietitura (una pratica in uso fin dalla preistoria), le società produttrici di sementi GM vietano per contratto ai contadini di riutilizzarle l'anno seguente, perché non è possibile coprire gli alti costi della sperimentazione con le vendite di una singola generazione di semi. Ciò costringe gli agricoltori a contrarre sempre più debiti per poter comprare le costose sementi GM ed i prodotti chimici annessi e li riduce in uno stato di totale dipendenza dalle ditte produttrici. In India, centinaia di agricoltori si sono suicidati perché ridotti sul lastrico.

Poiché risulta impossibile controllare il rispetto della clausola, la Monsanto, società leader del settore, ha brevettato un'aberrante tecnologia ribattezzata Terminator che consiste nell'inserire un gene che rende automaticamente sterile la pianta dopo la prima germinazione. Ma c'è di peggio. Terminator 2: una manipolazione genetica che rende sterili i semi a meno che non vengano irrorati con una sostanza chimica prodotta dalla stessa Monsanto.

D'altronde i maggiori introiti della Monsanto non derivano dalle vendite di sementi, bensì da quelle del Roundup, un diserbante chimico da loro brevettato e prodotto. In effetti, tutte le sementi Monsanto sono state geneticamente modificate esclusivamente per resistere a dosi talmente poderose di Roundup da uccidere qualunque pianta tradizionale. Con buona pace di chi sostiene che l'ingegneria genetica eliminerà la chimica dall'agricoltura!

Lo spettro della carestia

Durante il 1998 ben 23 milioni di ettari, in tutto il mondo, sono stati coltivati con semi GM prodotti dalla sola Monsanto e gli esperti della compagnia contano di superare i 73 milioni entro il 2002. Se si continua così, ben presto la maggior parte del cibo che mangeremo proverrà dai loro laboratori e le multinazionali agro-chimiche avranno il monopolio globale dell'agricoltura: una prospettiva agghiacciante. Un ristretto gruppo di individui si troverebbe ad avere il controllo, pressoché totale, dei principali mezzi di sussistenza della popolazione mondiale.

Il monopolio del petrolio, al confronto, diventa ben poca cosa! Persone senza scrupoli potrebbero mettere in ginocchio un'intera nazione rifiutando di fornirle le sementi necessarie o chiedendo un prezzo esorbitante. Inoltre, cosa accadrebbe se, dopo aver soppiantato ed eliminato le piante normali, quelle geneticamente modificate si rivelassero troppo pericolose per poterle utilizzare ancora? O se il gene sterilizzante Terminator si trasmettesse ad altre specie vegetali, spontanee o coltivate, sterminandole? Carestie senza precedenti minaccerebbero la sopravvivenza della specie umana e di ogni forma di vita sulla Terra.

I ricatti delle multinazionali

Le ultime ricerche statistiche hanno confermato che la maggioranza degli Italiani è contraria all'immissione sul mercato degli alimenti transgenici. Molti non sanno che, anche qui in Italia, stiamo consumando tali prodotti (soprattutto soia e derivati: olio, farina e lecitina) già da diverso tempo, fungendo da cavie ignare ed involontarie per le industrie agro-chimiche.

Non vi è infatti alcuna legge che imponga di indicare sull'etichetta la presenza di componenti geneticamente modificati. Quando la Commissione Europea si riunì nel 1996 per deliberare sull'obbligo di distinguere gli alimenti GM dagli altri, subì tali pressioni da parte delle aziende produttrici che finì per autorizzarne l'importazione e la vendita indifferenziata rispetto ai prodotti tradizionali. I Paesi contrari all'introduzione delle coltivazioni dei prodotti GM vengono letteralmente ricattati dalle multinazionali e dai governi che le sostengono.

Nel 1998 gli USA minacciarono di escludere la Nuova Zelanda da un accordo di libero commercio perché voleva introdurre l'obbligo di etichettare i prodotti GM. In Italia, il Codacons – associazione a difesa dell'ambiente e dei diritti dei consumatori – ha chiesto il sequestro di tutti i prodotti contenenti OGM o loro derivati, appellandosi al fatto che nessuno può prevedere gli esiti del consumo prolungato di tali alimenti da parte dell'uomo o degli animali da allevamento.

Anche quando si decise di produrre il mangime per bovini con carcasse di pecora non si pensava che ciò avrebbe creato problemi, invece causò la famigerata epidemia della “mucca pazza”. (V. in Attualità “Origini di un'epidemia”)

I rischi che corriamo

Esistono diversi casi documentati dai quali risulta che:

1. La manipolazione genetica altera le reazioni chimiche all'interno delle cellule, aumentando in modo abnorme la produzione di sostanze normalmente innocue ma tossiche e cancerogene se presenti in concentrazioni maggiori.

2. L'introduzione di geni provenienti da organismi mai usati prima nell'alimentazione, come virus e insetti, ha provocato casi di allergie sconosciute.

3. L'introduzione di geni resistenti all'ampicillina nelle piante GM facilita lo sviluppo di batteri antibiotico-resistenti: se ciò portasse alla comparsa di un batterio patogeno resistente agli antibiotici conosciuti, ci troveremmo di fronte al peggiore incubo sanitario della storia.

Purtroppo il miraggio di rapidi, lucrosissimi profitti è sufficiente a far tacere le coscienze di molti e a porre in secondo piano la salute, l'equilibrio ambientale, la giustizia sociale e qualunque altra considerazione etica o morale.

Fortunatamente, l'ampia risonanza data a questo tema, le allarmanti notizie divulgate dalle associazioni ambientaliste e dalle autorità mediche e scientifiche, e la decisa opposizione dell'opinione pubblica, cominciano a dare risultati positivi. Grecia, Francia, Italia e Portogallo hanno chiesto al Consiglio dei Ministri per l'Ambiente dell'Unione Europea una moratoria contro l'immissione di nuove sementi o prodotti GM sul mercato europeo.

Non ci resta che insistere su questa strada, cercando con tutti i mezzi a nostra disposizione di contrastare gli interessi delle multinazionali e di difendere i nostri diritti.

di Laura Ayo

Fonte: http://www.isolachenonce-online.it/et/tabloid/infoitalia/cocktail_dna.html

Un cocktail di DNA ultima modifica: 2009-01-30T13:00:02+00:00 da Quantico
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