Un Premio Nobel per il lato oscuro

di Wal Thornhill

“Attualmente la scienza verte sul conseguimento di alcuni risultati, che enuncia su canali mediatici accattivanti per poi crogiolarsi nella gloria.”

– Kerry Cue, Canberra Times, 5 ottobre 2011

In data 4 ottobre 2011, il Premio Nobel per la Fisica è stato conferito a tre astrofisici per “L’Accelerazione dell'Universo”. Il Professor Perlmutter della University of California, Berkeley, si è aggiudicato metà del premio di 10.000.000 di corone svedesi (pari a 1.456.000 dollari statunitensi ovvero 940.000 sterline britanniche), condividendolo con il Professor Schmidt dell'Australian National University e con il Professor Riess in forza al Johns Hopkins University’s Space Telescope Science Institute, ai quali è andata l'altra metà. La nozione di un'espansione in accelerazione dell'universo si basa sull'osservazione di supernove a elevato redshift, o spostamento verso il rosso, nota come The High-Z SN Search.


Saul Perlmutter rappresentato con una immagine della supernova 1987a sullo sfondo. Foto: Lawrence Berkeley National Laboratory


Brian Schmidt dell'Australian National University. Foto di Belinda Pratten

Ad ogni modo, l'espansione in accelerazione prevede una misteriosa fonte di energia presente nello spazio, denominata “energia oscura”, che agisce contro la gravità. I calcoli indicano che l'energia necessaria equivale al 73% della massa-energia totale dell'universo! Gli storici considereranno increduli e divertiti la 'scienza' odierna. Seguendo 'buchi neri' e 'materia oscura', ammantati da un analogo mistero, se continueremo a scoprire oscurità al ritmo attuale ben presto non conosceremo più alcunché!

“Attualmente la presunzione degli espositori e la credulità degli ascoltatori contravvengono allo spirito critico, ovvero il presunto carattere distintivo della scienza.”
– Jacques Barzun, Science: the glorious entertainment

Di recente ho assistito a una conferenza pubblica sull'argomento “Confusione Cosmologica… la rivelazione dei comuni malintesi relativi al Big Bang, all'espansione dell'universo e agli orizzonti cosmici”, presentata presso la Australian National University dall'astrofisica australiana D.ssa Tamara Davis.


Gli specifici interessi della D.ssa Davis vertono sui misteri determinati da 'materia oscura' ed 'energia oscura', da cui il titolo di questo pezzo. Il teatro era gremito e l'oratrice briosa come una scolaretta concitata che ha svolto i compiti per casa ed è orgogliosa di proporli alla classe. La prima domanda posta alla sala stipata era, “Quanti fra gli astanti hanno nozioni di fisica?” A quanto pareva, la maggioranza. Di conseguenza è stato alquanto deprimente ascoltare i quesiti posti durante la trattazione e rendersi conto che l'eminente storico della cultura Jacques Barzun aveva ragione. Calzante è apparsa anche la valutazione di Halton Arp inerente alle conseguenze della moderna istruzione: “Se si prende un individuo di intelligenza assai elevata e gli si impartisce la migliore istruzione esclusiva possibile, allora con tutta probabilità ci si ritroverà un accademico del tutto refrattario alla realtà.”

Nel 1758 Linneo (Carl Nilson Linnaeus) manifestò la tracotanza e l'antropocentrismo accademici allorquando denominò la nostra specie Homo sapiens sapiens (“Sapiens” è il termine latino corrispondente a “uomo saggio” o “uomo intelligente”). Tuttavia, come ha scritto di recente (18 agosto) un corrispondente di Nature, risulta discutibile il fatto che addirittura “meritiamo un singolo 'sapiens', per non parlare dei due che attualmente ci accolliamo”. Tanto per cominciare, la cosmologia del big bang accantona il principio fisico secondo cui nulla si crea dal nulla. Quindi procede con la falsa nozione che Hubble scoprì l'espansione dell'universo; non è così, Hubble scoprì l'apparente rapporto redshift/distanza (di fatto il rapporto redshift/luminosità), che sino alla morte lo scienziato non ritenne cagionato da un universo in espansione.

A tale travisamento segue l'erroneo presupposto che l'evoluzione di un universo in espansione sia deducibile dalla 'non fisica' teoria einsteiniana della gravità, la quale unisce due concetti distinti, spazio e tempo, in una certa 'cosa' a quattro dimensioni denominata “la struttura dello spazio-tempo”. Dovrei apprezzare il fatto di sapere da cosa è costituita questa “struttura” e in che modo è possibile creare la materia per darle una forma? Lo spazio è il concetto inerente solo al rapporto fra oggetti in tre dimensioni ortogonali. Il tempo è il concetto inerente all'intervallo fra eventi e non ha alcunché a che vedere con gli orologi fisici di Einstein. Appare evidente che il tempo non ha alcuna dimensione fisica. Secondo le parole di David Harriman, “Un concetto avulso dalla realtà corrisponde potenzialmente a un treno fuori controllo, che distrugge qualsiasi cosa incontri lungo il proprio percorso”. Certamente questo vale per le teorie della relatività di Einstein.

La relatività speciale non fa eccezione, enunciando che l'apparente dimensione decrescente di un treno in partenza e l'inferiore altezza del suo fischio sono dovute a una reale contrazione dello spazio sul treno e al rallentamento dei suoi orologi. In base all'esperienza sappiamo che questo non corrisponde al vero. La farsa va recitata fino in fondo, come nel caso del personaggio di un cartone animato che supera il ciglio di un dirupo e non precipita sino al momento in cui si fa strada la consapevolezza che non esiste più una superficie di appoggio. Ma quanto dobbiamo ancora attendere? Ci stiamo rapidamente avvicinando al centenario del big bang. La suspense è diventata fastidiosa e ci sta costando cara. Alcuni si stanno arrabbiando. In astronomia tutte le cose 'oscure' sono artefatti di una cosmologia sballata. Il modello dell'universo basato sulla 'energia oscura' prevede che alla fine tutte le stelle scompariranno e regnerà un'oscurità eterna. Per dirla con Brian Schmidt, “Il futuro dell'universo appare assai fosco”. Egli conferma la mia rappresentazione della cosmologia del big bang in quanto “senza speranza”.

Il Comitato del Premio Nobel ha avuto l'opportunità di prendere in considerazione una serie di riscontri e argomentazioni razionali a sfavore della teoria dell'accelerazione di un universo in espansione:

1. La Relatività Generale (RG) è erronea – non comprendiamo la gravità. Brian Schmidt cita tale eventualità e la etichetta in quanto “eretica”. Nondimeno la RG deve essere errata poiché lo spazio non è un qual 'cosa' misteriosamente curvabile dalla presenza di materia. La matematica della RG non spiega alcunché.

2. Le supernove non sono comprese. (Brian Schmidt cita anche tale eventualità.) Anche tale aspetto sarebbe dovuto risultare ovvio in quanto la teoria è talmente complessa e adattabile da non riuscire a prevedere alcunché. Il modello implicante l'improvvisa esplosione di una nana bianca in processo di accrezione non è dimostrato e non predice il legame fra luminosità di picco e durata delle 'candele standard' delle supernove di tipo 1a ovvero il complesso schema bipolare dei loro residui.

3. L'universo non si sta espandendo – Hubble aveva ragione. Se il redshift non è semplicemente un effetto Doppler, “la regione osservata si presenta come una limitata, omogenea ma insignificante porzione di un universo esteso in modo indeterminato nello spazio e nel tempo”.

4. In merito al redshift intrinseco, Halton Arp e colleghi hanno da tempo dimostrato che, come scrisse Hubble, esiste “un nuovo principio della natura” ancora da scoprire.

5. Nello 'spazio vuoto' non può esistere 'energia oscura'. E=mc2 ci dice che l'energia (E) è una proprietà intrinseca della materia. Non esiste alcuna misteriosa energia, che non si sa da dove venga, disponibile per accelerare qualche 'cosa', tanto meno accelerare il concetto di spazio.

Evitando di affrontare tali questioni il Comitato del Nobel perpetua l'assenza di progresso in campo scientifico. Stiamo pagando miliardi di dollari in quantità incalcolabile per esperimenti volti a individuare i fantasmi che spuntano incessantemente da teorie deliranti. Ad esempio, si continuano a costruire, e a perfezionare quanto a precisione, telescopi per l'individuazione di onde gravitazionali con lo scopo di scoprire le immaginarie “increspature nella struttura dello spazio-tempo”. Gli scienziati sono potenzialmente paragonabili a studiosi medievali che formulano teorie sul numero di angeli in grado di danzare sulla punta di uno spillo. Alla fine del 2010 il Large Hadron Collider ha raggiunto un costo di oltre 10 miliardi di dollari alla ricerca del mitico bosone di Higgs che si presume induca tutte le altre particelle a manifestare una massa! In questo caso, ancora una volta, E=mc2 indica che la massa (m) è una proprietà intrinseca della materia. Ricercare altrove una causa è un esercizio futile. In ambito scientifico fare riferimento a un'unica nozione presenta dei rischi e quello corso dai cosmologi si manifesta in tutta la sua evidenza. Costoro hanno elaborato un riferimento culturale unico; una leggenda urbana denominata big bang.

Qualsiasi sorprendente scoperta deve essere adattata a forza nel contesto di tale mito, malgrado le sue assurdità. Attualmente gli scienziati si trovano così distanti 'attraverso lo specchio' [riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie, NdT] che l'universo reale che osserviamo costituisce un semplice 4% del loro universo immaginario.


L'universo del Big Bang dove il 96%dell'universo è immaginario. L'universo plasma ha più del 99% dell'universo in forma di plasma e meno dell'1% di materia, liquidi e gas neutri.

L'aspetto stile 'Alice nel paese delle meraviglie' della cosmologia del big bang viene evidenziato dal fatto che sussiste una 'cosmologia del plasma' concorrente, riconosciuta dai pratici ingegneri elettrici ma misconosciuta o trascurata dai creatori del mito. La cosmologia del plasma verte sulla forma dominante (>99%) della materia nell'universo visibile e, ricorrendo alle sole leggi di Maxwell sull'elettromagnetismo, è in grado di dimostrare la formazione e la dettagliata rotazione delle galassie a spirale, sia tramite esperimenti sia tramite simulazione al computer particle-in-cell. La debole forza di gravità è potenzialmente trascurabile! La cosmologia del plasma è altresì in grado di spiegare l'attività nei centri delle galassie senza far ricorso alla mitica bestia gravitazionale oscura – il 'buco nero.' L'Universo Elettrico va oltre e rende conto in termini elettrici anche degli effetti gravitazionali osservati presso il centro della Via Lattea. Basta con la cosmologia gravitazionale del big bang! Per salvaguardare il modello basato sul plasma non è necessario evocare, né sistemare ove richiesto, alcuna invisibile 'materia oscura'.

La più radicale e importante richiesta che dobbiamo rivolgere agli astrofisici è quella di giustificare la loro ignoranza di questa 'seconda idea' liberamente disponibile.

Si presume che l''energia oscura' costituisca il 73% dell'universo. I riscontri interpretati secondo tale bizzarra modalità derivano dal confronto fra distanze di redshift delle galassie e luminosità delle loro supernove di tipo a1, utilizzata come 'candela standard'. Si è rilevato che le supernove in galassie a elevato redshift risultano più fievoli del previsto, a indicare che si trovano più lontano di quanto valutato in precedenza, il che a sua volta, secondo il modello del big bang, ha implicato una sconcertante accelerazione dell'universo in espansione. Quindi si è inventata una misteriosa 'energia oscura' che riempie il vuoto e opera contro la gravità. Per produrre tale 'energia del vuoto' ci si è rivolti al genere di argomentazione stile “Generatore di improbabilità infinita” di Douglas Adams [autore della celebre serie della Guida galattica per autostoppisti, NdT]. Il linguaggio utilizzato per definire l'energia del vuoto è emblematico: “L'energia del vuoto è un'energia di fondo che esiste nello spazio anche quando lo spazio è privo di materia (spazio libero). La nozione di energia del vuoto è stata dedotta dal concetto di particelle virtuali, derivato a sua volta dal principio d'indeterminazione dell'energia-tempo.” Forse noterete l'assurdità del concetto; posto che il vuoto non contiene materia, 'di fondo' o di altro genere, pur tuttavia si presume che contenga energia. Adams parodiava il 'principio d'indeterminazione' di Heisenberg proprio della meccanica quantistica, la quale è semplicemente una descrizione probabilistica di quel che accade sulla scala delle particelle subatomiche in assenza di qualsivoglia comprensione fisica di causa ed effetto. Heisenberg era incerto poiché non sapeva di cosa parlava; era tuttavia sincero quando scrisse, “quanto alla nostra immagine della struttura della materia ancora non disponiamo di una qualche caratteristica essenziale”. Il concetto di 'particelle virtuali' che guizzano fra esistenza e non-esistenza sfida il succitato primo principio della fisica, “Non materializzerai né smaterializzerai magicamente la materia”. Definire 'virtuale' tale materia ne sottolinea semplicemente la non-realtà.

Invero, la 'scoperta' dell'accelerazione dell'universo in espansione è un'interpretazione basata sulla totale ignoranza della reale natura delle stelle e della 'candela standard', la supernova di tipo 1a. Si presume che una supernova di tipo 1a sia determinata da una ipotetica serie di incredibili eventi implicanti una stella nana . Tuttavia, come ho dimostrato, una supernova è semplicemente la esplosione elettrica di una stella che attinge la propria energia da un circuito galattico. La notevole luminosità di una supernova, in grado di surclassare per giorni o settimane quella della galassia che la ospita, si spiega grazie al genere di interruzione della linea di trasmissione dell'energia altresì occasionalmente visibile sulla Terra. Se un circuito del genere viene aperto all'improvviso, l'energia elettromagnetica accumulata diffusamente nel circuito stesso si concentra presso il punto in cui il circuito è interrotto, producendo un catastrofico effetto ad arco. Anche le stelle possono 'aprire il proprio circuito' in virtù di un'instabilità del plasma che provoca, ad esempio, un 'distacco' magnetico della corrente interstellare di Birkeland. L'effetto di 'candela standard' e curvatura della luce è quindi determinato semplicemente dai parametri del circuito delle linee di trasmissione galattiche, che alimentano tutte le stelle.


Spettacolare arco a 500,000 Volt su distacco di corrente

Quanto alle supernove più fievoli e di vita più breve in galassie a elevato redshift? Arp ha dimostrato che oggetti fievoli a elevato redshift, come le quasar, sono intrinsecamente fievoli a causa della loro giovane età e non della loro distanza. Le quasar 'nascono' sporadicamente dal nucleo di galassie attive. Inizialmente si allontanano assai velocemente dalla galassia madre lungo l'asse di rotazione; man mano che maturano diventano più luminose e rallentano, come se stessero acquisendo massa; infine si evolvono in galassie compagne. Il decrescente redshift delle quasar si verifica in fasi distinte, il che indica un processo tramite cui protoni ed elettroni sono soggetti a una serie di esigui, quantizzati (risonanti) incrementi di massa mentre lo stress elettrico e la densità di potenza all'interno della quasar aumentano. La carica richiesta giunge tramite un 'cordone ombelicale' elettrico, nella forma di jet nucleare delle galassie madre. In base alla scoperta di Arp e al modello elettrico di stelle e galassie, tanto le stelle quanto le supernove di tipo 1a risultano naturalmente più fioche – e le supernove hanno vita più breve – in galassie a elevato redshift piuttosto che in galassie a basso redshift, in virtù della minore densità di potenza galattica e inferiore massa (energia) di tutte le particelle subatomiche che costituiscono le prime.


L' 'albero genealogico' galattico di Arp che mostra la nascita delle quasar con alto-redshift (z) che diminuisce gradualmente con l'età e alla fine forma galassie compagne e progenitori di gruppi di galassie.

Per questa sensata spiegazione non mi aspetto certo un Premio Nobel. Altrimenti potrei fare la fine dello sventurato studente che creò il ‘Generatore di improbabilità infinita' nella favolosa Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams: “Non appena ricevuto il Premio dell'Istituto Galattico per la Massima Ingegnosità venne linciato da una infuriata masnada di autorevoli fisici, i quali avevano infine compreso come l'unica cosa che non potevano davvero tollerare fosse un saputello.” L'impiego del titolo Il Lato Oscuro per il discorso sulla cosmologia di Davis appare inconsapevolmente appropriato. Fu Joseph Campbell ad affermare “Viviamo la nostra mitologia”, mentre George Lucas attribuisce il successo dei suoi film della saga di Guerre Stellari, che fanno riferimento a un malvagio e degenerato 'lato oscuro', alla lettura dei libri di Campbell.

Il trionfo del mito del big bang sul buon senso e la logica va a sostegno dell'asserzione di Campbell, laddove il richiamo commerciale dell'approccio mitico di Lucas alla narrazione si manifesta nel 'lato oscuro' della cosmologia. Anche gli scienziati vivono la propria mitologia. La “confusione cosmica” della scienza è auto-inflitta. Il paradigma dell'Universo Elettrico si distingue dalla propria origine interdisciplinare nella spiegazione della mitologia grazie all'impiego di tecniche scientifiche forensi; chiede il coraggio solitario di rinunciare a convinzioni e pietre miliari consuete. L'altra sera, seduto fra il docile pubblico che ascoltava il professore di astrofisica, mi è tornata alla mente The Galaxy Song from Monty Python, che termina con le dolorosamente sagaci frasi “E auguratevi che da qualche parte lassù nello spazio esista vita intelligente, perché quaggiù sulla Terra non ce n'è un cazzo!”

Link all'articolo originale: http://www.holoscience.com/wp/a-nobel-prize-for-the-dark-side/?article=8qx7sc1r
Fonte: http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Scienza-del-futuro/PREMIO-NOBEL-PER-IL-LATO-OSCURO/
Vedi: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=2485

Un Premio Nobel per il lato oscuro ultima modifica: 2012-06-04T08:40:04+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)