Unità, la prima lezione

di Kevin J.Todeschi

Una delle grandi ironie della natura umana è il fatto che la struttura stessa intesa ad arricchire il nostro rapporto con Dio è quello che ci divide maggiormente come famiglia umana. Sono state combattute più guerre per i principi religiosi che per ogni altro motivo, perché un gruppo ha cercato di inculcare (o forzare) il suo sistema di fede o la supremazia del loro Dio, sugli altri. Questi conflitti non esistono semplicemente fra le religioni, ma sono anche all’interno dei nomi. Ci sono sette nel cristianesimo, nel buddismo, nel giudaismo, nell’induismo, nell’islam – all’interno di ogni religione – che sono convinte di avere l’unica “vera” fede. Oltre a separare la gente fra di loro, questi conflitti hanno anche causato un diffuso disinganno per quanto riguarda le religioni. Molte persone hanno rinunciato alla loro fede in Dio a causa della loro delusione per l’umanità. Il materiale di Edgar Cayce attribuisce questo problema alla nostra ignoranza della nostra unità uno con l’altro. Cayce presenta un approccio pieno di speranza e ispirazione a spiritualità e religione che intreccia tutta l’umanità inscindibilmente insieme. Piuttosto che focalizzarsi sulla forma di religioni o dogma particolari i readings si concentrano sull’importanza di ogni singola anima che tenta di manifestare una consapevolezza dello spirito vivente nella terra. Dalla prospettiva di Cayce la nostra meta non è semplicemente aspettare il paradiso o fuggire dalla terra, ma portare una consapevolezza del Creatore nelle nostre vite e in tutto ciò che ci circonda, dovunque ci troviamo, proprio ora. Anche se usano la terminologia del cristianesimo tradizionale, i readings di Cayce sono profondamente universali. Lo schema della vita di Gesù viene visto come un esempio per ogni singola anima. Infatti, in risposta ad una domanda sull’ortodossia religiosa, Cayce affermò:

“Qual è la differenza? … La verità è dell’Unica Fonte. Non ci sono alberi come querce, frassini o pini? Ci sono le necessità per questi per affrontare questa o quella esperienza… Quindi tutti occupano il loro posto. Non criticate nessuno, ma piuttosto mostrate che buon pino, o frassino o quercia siete!” (254-87)

Oggi l’A.R.E., l’organizzazione che Cayce ha fondato, è composta da individui di ogni razza e retroscena religioso che hanno trovato un significato nuovo all’eterna domanda che cosa significa essere un figlio di Dio sulla terra. In verità questo è il legame comune che condividiamo tutti come umanità collettiva: non c’è che un solo Dio e siamo tutti figli di Dio. Per risvegliare quel senso di concatenazione che condividiamo uno con l’altro i readings affermano che ogni viaggio spirituale dovrebbe cominciare con la consapevolezza che il Signore Dio è Uno. Senza tener conto del nome col quale chiamiamo quel Dio o delle religioni sulla terra dalle quali ci sentiamo attratti non c’è che un Creatore, una Fonte, una Legge. Questo concetto di unità è alla base della filosofia dei readings di Edgar Cayce. In un mondo pieno di varietà questa nozione di unità può dapprima sembrare un concetto difficile da comprendere. Dopotutto siamo circondati da una miriade di piante, alberi, animali, esperienze e persone. Piuttosto che tentare di rendere tutte le cose uguali, l’unità suggerisce invece che abbiamo l’opportunità di considerare questa ricca diversità come un esempio di modi molteplici in cui l’uno Spirito cerca di trovare espressione nella nostra vita. Siccome c’è soltanto un Dio – la fonte di tutto quello che esiste – l’universo deve essere composto fondamentalmente da una forza soltanto. Unità come forza implica che tutte le cose sono interconnesse. Ognuno di noi ha una connessione con tutti gli altri, la terra, l’universo e Dio. Questa una forza è una forza per il bene che sta tentando di portare la spiritualità del Creatore nella terra. Sfortunatamente, a causa della nostra consapevolezza limitata della forza del libero arbitrio, gli individui possono indirizzare quella forza verso scopi e desideri egoistici, creando del male nel processo.
La buona notizia è che, a dispetto di come le cose appaiono nel mondo di oggi, i readings asseriscono che tutto ciò che fa parte della Creazione sarà col tempo portato ad una consapevolezza di questa unità e della legge dell’amore che implica. Una delle nostre sfide come individui è fare del mondo un posto migliore perché siamo vissuti in esso. Forse il migliore approccio a questa consapevolezza viene riflesso nella Bibbia quando afferma che dobbiamo amare Dio con tutto il nostro cuore, mente e anima, e i nostri vicini come noi stessi. In termini di spiritualità il concetto di unità suggerisce che Dio non è limitato ad esprimersi attraverso una religione soltanto. Invece, il Creatore si manifesta nella vita degli individui a causa della loro fede e della loro relazione con la fonte spirituale, non a causa della loro religione specifica. Dalla prospettiva di Cayce la religione è la forma in cui gli individui tentano di capire la manifestazione di questo Spirito. Dio può lavorare (e lo fa) attraverso ogni anima sulla terra. Come modo di scoprire l’unità dello spirito, i readings incoraggiano lo studio religioso comparativo. Attraverso tale disciplina ognuno di noi potrebbe vedere al di là delle differenze di superficie e trovare invece ciò che ci accomuna con gli altri:

“…coordinate gli insegnamenti, le filosofie dell’Est e dell’Ovest, dell’Oriente e dell’Occidente, le nuove verità e quelle vecchie …Mettete in correlazione non le differenze, ma dove tutte le religioni s’incontrano – là vi è un Dio. ‘Sappi, Oh Israele, il Signore Dio è uno!’” (991-1)

Nel concetto di reincarnazione quello che è più importante non è a quale religione la gente possa appartenere nel presente, ma come applica la conoscenza che possiede. Nel ciclo della reincarnazione siamo tutti stati degli ebrei, siamo tutti stati studenti delle religioni orientali o medio-orientali, siamo tutti stati agnostici o anche ateisti, siamo tutti stati cristiani. E’ importante ricordare che prima di tutto siamo tutti figli dello stesso Dio, e solo secondariamente siamo divisi da dottrine o credo religiosi specifici. Siamo degli esseri spirituali che si manifestano nel mondo fisico. I nostri dogmi e credo religiosi hanno cambiato tanto prontamente quanto noi. Essere bigotti verso una situazione, tipo di individuo o esperienza – sapendo che attrarremo a noi quelle stesse circostanze nel futuro – è in disaccordo con il concetto di unità. Discutendo definizioni religiose i readings affermano:

“…considerate un campo di grano. Nel chicco di grano c’è la vita. L’uomo lo pianta nel terreno, lo lavora e quindi riceve il raccolto. Non tutti gli uomini selezionano lo stesso tipo di grano. Non tutti lo arano allo stesso modo. Non tutti lo seminano allo stesso modo. Non tutti lo raccolgono allo stesso modo. Eppure in ogni caso produce il meglio che ci sia. E’ il Dio o la vita dentro ogni chicco che l’uomo sta cercando. Sostiene il suo corpo e produce anche abbastanza semenza per coltivare ancora. Quella è la religione. Quelle sono le definizioni.” (1089-3)

Religione

I readings di Cayce non hanno mai consigliato ai cercatori di cambiare il loro credo religioso. Cayce era più preoccupato dell’applicazione dei principi spirituali che con la religione di un individuo. Sebbene entrambi siano importanti, c’è una differenza fra spiritualità e religione. La religione si preoccupa principalmente di questioni di dogma, rituale, struttura e tradizione. Sfortunatamente certe strutture religiose specifiche sono state viste troppo spesso come lo strumento per la salvezza personale piuttosto che essere semplicemente una delle varie forme nelle quali l’umanità sta cercando di comprendere la manifestazione dello spirito nella propria vita. Molti individui hanno elevato una religione al di sopra di tutte le altre, credendo che ci sia soltanto una forma con la quale dimostrare la vera fede. D’altra parte, a volte è stata la struttura religiosa stessa a frustrare o deludere gli individui, forse anche a farli decidere che non avevano più bisogno della religione. Nessuna di queste risposte riflette il concetto dell’unità. E’ importante ricordare che la religione serve ad uno scopo. Senza alcuna forma la spiritualità può troppo facilmente diventare giusto un gioco mentale filosofico senza ramificazioni pratiche per la vita quotidiana. La spiritualità sciolta può essere frammentata, indipendente in modo egoistico, privo di comunione, ecc. Senza la forma religiosa i bambini possono venir tirati su senza un senso dell’applicabilità dello spirito nella loro vita.

Una delle nostre perplessità rispetto alla religione è che spesso scambiamo la forma per lo spirito. Per esempio, certi individui possono avere un’esperienza religiosa particolarmente toccante mentre frequentano una chiesa particolare, come essere sopraffatti dallo spirito, risvegliarsi alla consapevolezza della presenza di Dio, o addirittura parlare una lingua sconosciuta. Piuttosto che vedere queste esperienze nel contesto della forma, però, la gente spesso presume che, visto che la loro esperienza era valida, ogni altra cosa associata a quella forma religiosa contenga lo stesso grado di validità. Dimenticano soltanto che in tutta la storia dell’umanità gli individui hanno avuto esperienze simili di trasformazione in ogni religione. Rispetto alle varie forme religiose i readings spiegano:

“Ci possono essere diversi canali di approccio, sì. Perché non tutti i popoli camminavano nei campi quando il frumento era maturo! Né tutti stavano dalla tomba quando Lazzaro fu chiamato a venire fuori. Nemmeno erano presenti tutti quando Egli camminò sull’acqua, ne quando sfamò i cinquemila, né quando fu appeso sulla croce. Eppure ogni esperienza ha risposto e risponde ancora a qualcosa dentro ogni individuo e entità-anima. Perché ogni anima è un corpuscolo nel corpo di Dio.” (3395-2)

Uno dei readings afferma: “…Dio ama coloro che Lo amano, siano essi chiamati di questa o quella setta o -ismo o culto! Il Signore è uno!” (3976-8)

Ricordate, una delle premesse dei readings di Cayce è che siamo tutti figli di Dio – esseri spirituali che si manifestano sulla terra. Benché possiamo trovarci nella dimensione fisica, non siamo creature fisiche con le anime, piuttosto siamo anime alle quali succede di esprimersi sulla terra. La distinzione è importante, Perché troppo spesso possiamo metterci in relazione con aspetti esterni, temporanei, come razza, sesso, colore e religione che non fanno parte della nostra vera natura spirituale. Dalla prospettiva dei readings di Cayce la salvezza non dipende dall’appartenenza ad una religione specifica, dalla meditazione o da qualsiasi attività, diversamente dal manifestare la spiritualità del Creatore in terra – un destino collettivo che fa parte della nostra unità. Non è così che andiamo in paradiso, piuttosto cresciamo nella consapevolezza della nostra vera natura spirituale e del nostro rapporto con Dio e uno con l’altro. Questo processo di crescita e sviluppo viene chiaramente descritto nel Nuovo Testamento (Matteo 13:31-33), quando Gesù discute la natura del cielo in parabole:

“Spiegò a loro un’altra parabola che diceva: Il regno dei cieli è come un granello di seme di senape che un uomo prese e seminò nel suo campo: che in verità è il più basso di tutti i semi: ma quando è cresciuto, è la più grande fra tutte le erbe e diventa un albero, così che gli uccelli dell’aria vengono e abitano fra i suoi rami. Raccontò loro un’altra parabola; Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e nascose in tre misure di farina, finché il tutto non era lievitato.”
E, dai readings, “Perché crescete al cielo, non andate in cielo. E’ dentro la vostra stessa coscienza che crescete là.” (3409-1)

Spiritualità

Mentre la religione ha spesso a che fare con la forma, la spiritualità ha a che fare in generale con l’applicazione del sapere o della consapevolezza individuale. Dato che il nostro stato naturale è spirito, il risveglio alla piena consapevolezza spirituale è uno degli scopi che noi tutti abbiamo in comune. Nel reading 3357-2 Cayce afferma che “lo sviluppo dell’anima dovrebbe avere la precedenza su tutte le cose”. Questo sviluppo non viene raggiunto attraverso qualche grande atto o azione, ma è invece un compimento graduale che viene raggiunto “riga per riga, regola per regola”. Quello che sembra più importante in termini di sviluppo dell’anima è l’applicazione di un individuo delle cose dello spirito nelle loro interazioni con gli altri: amore, gentilezza, dolcezza, pazienza e determinazione. Siccome lo scopo della vita è portare la spiritualità del Creatore sulla terra, sia l’essere in sintonia che l’applicazione sono il nocciolo della crescita spirituale. L’essere in sintonia è il processo del risveglio ad una consapevolezza della nostra natura spirituale e il nostro vero rapporto con Dio. Gli strumenti raccomandati più frequentemente per raggiungere questa sintonizzazione sono la pratica regolare di preghiera e meditazione. Sia preghiera che meditazione sono inestimabili per ristabilire una piena consapevolezza della nostra fonte spirituale, mentre invitiamo la volontà di Dio a operare attraverso noi come canale delle Sue benedizioni per gli altri.

Oltre ad enfatizzare l’importanza della sintonizzazione i readings di Cayce includono delle lezioni per l’applicazione pratica di principi spirituali. Raccolti in un libro, Una Ricerca di Dio, coprono argomenti come cooperazione, virtù e comprensione, pazienza ed amore – lezioni che vengono studiate in tutto il mondo. Essenzialmente queste lezioni aiutano i cercatori a diventare più coscientemente consapevoli dell’unità di tutta la vita e del loro rapporto con Dio, uno con l’altro e con se stessi. Un concetto spesso ripetuto nel materiale di Edgar Cayce è che “lo Spirito è la vita, la mente è il costruttore, e quello che è fisico è il risultato”. Questo significa che quell’unica forza, lo Spirito, fluisce attraverso di noi continuamente. Però le proprietà della mente agiscono su di esso e quindi esso viene incanalato nella vita di tutti a seconda del loro libero arbitrio. Per quanto un individuo creda o meno in Dio, a ogni cosa intorno a quella persona viene dato vita attraverso le proprietà dell’unico spirito attivante. Quello che egli o ella fanno con quello spirito è una questione di scelta. E, come Cayce ha affermato, crimini o miracoli possono esserne il risultato.

Questa capacità della creazione personale, sia attraverso pensiero, esperienza o attività, ha fatto sì che i readings identificassero l’anima umana come co-creatrice con Dio. A causa di questo dono di co-creazione Cayce consigliava alle persone di stabilire una motivazione (o ideale) spirituale appropriata per la loro vita, indirizzando così la scelta personale verso direzioni positive. Dalla prospettiva di Cayce abbiamo troppo spesso perso i contatti con l’intenzionalità (il perché) dietro alle nostre azioni quotidiane. Se stabiliamo coscientemente una motivazione spirituale come servizio o compassione o amore e se quindi cerchiamo di rendere quella motivazione una parte maggiore della nostra vita può risultare una vera trasformazione personale e un vero sviluppo dell’anima.

La trasformazione spirituale non è soltanto la nostra meta, ma è anche il nostro diritto di nascita. I readings suggeriscono che ognuno possiede uno schema di perfezione spirituale nel profondo di se stesso che sta soltanto aspettando di venir risvegliato dall’applicazione e dalla volontà umana. In un certo senso è una mappa della nostra vera natura spirituale. Con la motivazione spirituale giusta verremo allineati con questo schema perfetto, operando con sintonizzazione, atteggiamenti mentali appropriati e il desiderio di portare il nostro ideale spirituale all’applicazione fisica. Secondo i readings questo schema (o modello, N.d.T.) di perfezione – che permetteva agli individui di portare la spiritualità del Creatore nella forma fisica – fu dimostrato per primo da Gesù. Alla fine saremo tutti sfidati a manifestare quello stesso schema nella nostra vita attraverso servizio e amore incondizionato.

Gesù e la Coscienza di Cristo

Mentre da alcuni Gesù è stato visto come l’unico Figlio di Dio che portava salvezza soltanto a quelli che si chiamavano cristiani, altri sono spesso stati in disaccordo con questa opinione. Membri di confessioni non cristiane possono aver ignorato la sua vita e la sua missione o possono aver pensato che i cristiani sono stati crudeli, e perciò non sono interessati in Gesù. Studenti del Nuovo Pensiero o di religioni comparative possono aver deciso che Gesù fosse soltanto un insegnante, o possono averlo ignorato del tutto. Secondo i readings di Cayce ognuno di queste prospettive è miope. Anche se era un insegnante della Scuola Domenicale per tutta la sua vita, nonché un dignitario nella chiesa presbiteriana, per Cayce il significato della vita di Gesù andava oltre a quello descritto parimenti da cristiani e non-cristiani. Il materiale di Cayce offre informazioni illuminanti e stimolanti sulla vita e l’opera di questo uomo Gesù che diventò il Cristo. Essenzialmente i readings presentano Gesù come nostro fratello maggiore, un’anima che venne per mostrare ad ognuno di noi la via di ritorno alla nostra fonte spirituale manifestando perfettamente le leggi del Creatore. parte della sua missione era dimostrare in pieno la consapevolezza vivente dello spirito sulla terra – qualcosa che ognuno di noi dovrà fare col tempo. Perciò la vita di servizio per gli altri di Gesù serve come esempio per tutta l’umanità. Il reading afferma:

“Perché il Maestro, Gesù, proprio il Cristo, è il modello per ogni uomo sulla terra, sia egli nobile o ebreo, parteniano o greco. Perché tutti hanno il modello, facciano essi appello a quel nome o meno”. (3528-1)

Questo modello di perfezione, chiamato la Coscienza Cristica, è la “consapevolezza in ogni anima, impressa come schema nella mente e in attesa di venir risvegliata dalla volontà, dell’unità dell’anima con Dio” (5749-14). Senza riguardo alla religione individuale o a credo personali questo modello Cristico esiste in potenzialità nella fibra stessa del loro essere. E’ quella parte di noi che è in perfetto accordo con il Creatore e che sta semplicemente aspettando di trovare manifestazione nella nostra vita.

“Perché davvero in Lui, il Dio-Padre, vi muovete ed avete il vostro essere. Agite di conseguenza! Non agite pensando di essere un dio! Potete diventarlo, ma quando lo siete non pensate a voi stessi. Poiché qual è il modello? Egli non pensava che fosse ruberia fare Se Stesso uguale a Dio, ma Egli agì di conseguenza sulla terra”. (4083-1) Noi, come il figliol prodigo (Luca 15:11-32), eravamo con Dio in principio, e per scelta e esperienza ci siamo trovati tagliati fuori da una consapevolezza completa di Lui.

Da un punto di vista la caduta dell’umanità è stata davvero la nostra discesa nella coscienza dai regni dell’infinito a quelli di tempo e spazio. Però questa non è stata necessariamente una cosa brutta o una scelta erronea. Proprio come un bambino impara con l’esperienza, con le scelte e con gli errori fatti lungo la strada, le nostre proprie esperienze attraverso scelta e volontà danno corpo ad un processo di maturazione che ci permetterà di venire in possesso di tutta la nostra eredità e di una consapevolezza della nostra vera natura spirituale. Col tempo, man mano che portiamo la spiritualità di Dio sulla terra, ci desteremo alla nostra propria Fonte spirituale e troveremo infine la nostra via del ritorno al Creatore.

“L’anima, quindi, deve ritornare – ritornerà – al suo Fattore. E’ una porzione delle Forze Creative che viene colmata di energia perfino nella materialità, nella carne…Quindi, siate soltanto gentili, siate soltanto pazienti, mostrando soltanto dell’amore fraterno per il vostro simile; quello è il modo in cui un individuo si adopera per diventare consapevole dello Spirito di Cristo”. (272-9)

Gesù stesso dichiara: “Io sono nel Padre mio, e voi in me, e io in voi” (Giovanni 14:20). Facciamo tutti parte di quella stessa fonte spirituale. Gesù era un figlio di Dio – proprio come siamo tutti figli di Dio. Quello che Gesù fece lo siamo tutti chiamati a fare, e come nostro fratello maggiore e nostro modello, Egli ci mostrerà la via. Infatti, Gesù è il Buon Pastore che proprio ora è molto impegnato a riunire il gregge di Dio e a insegnarci sul nostro rapporto con il Creatore. Il fatto che ognuno fa parte integrale del gregge di Dio e che noi tutti condividiamo la stessa relazione con il Creatore proprio come Gesù, trasformerà col tempo – rivoluzionerà addirittura – i modi in cui pensiamo di noi stessi e come ci trattiamo reciprocamente.

Unità e Spiritualità

Se il principio di unità è una forza diffusa nell’universo, perché abbiamo così tante sette religiose? In parte perché ognuno di noi è attratto da ciò che gli serve in un dato momento per la propria crescita personale. Possediamo anche la caratteristica molto umana di voler definire con precisione la nostra verità, mettendo parametri intorno alla nostra comprensione in modo da poterlo affrontare. Ma la verità è una cosa in crescita, e i readings di Cayce affermano che nessuno ha tutte le risposte alla domanda fondamentale chi siamo veramente come figli spirituali di Dio. Però malgrado tutte le nostre differenze Edgar Cayce credeva che potremmo condividere un ideale comune. Questo preciso ideale era la sua risposta al mondo:

“Il mondo come mondo … ha perso il suo ideale. Gli uomini possono anche non avere la stessa idea. L’uomo – tutti gli uomini – possono avere lo stesso ideale! … quello può avvenire soltanto se tutti hanno quell’unico ideale; non quell’unica idea, ma ‘Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, il tuo vicino come te stesso!’ Questa è l’intera legge, questa è l’intera risposta al mondo, per ogni singola anima. Quella è la risposta alle condizioni mondiali come esistono oggi”. (3976-8)

Fonte: http://www.edgarcayce.it/media/unit%E0laprima.htm

Unità, la prima lezione ultima modifica: 2012-10-07T10:00:05+00:00 da Richard
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Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)