Ci sono ancora verdi speranze nel settore automotive?

automotiveChi l’avrebbe mai sospettato? Chi avrebbe mai immaginato che la nazione del regime dell’Austerity, la Germania che si propone come la paladina dell’ordine, e del rispetto delle regole e degli accordi internazionali potesse venire coinvolta in un contenzioso di portata planetaria per non aver rispettato le regole statunitensi sulle emissioni nocive delle auto?

A chi sarebbe venuto in mente che il colosso di Wolfsburg, la casa costruttrice teutonica, che regalò al mondo vetture leggendarie, dall’animo anticonformista e sessantottino, quali il maggiolone ed il VW bus, potesse passare da simbolo per antonomasia dell’“auto del popolo”, made in Germany, ad auto dello scandalo?

La Volkswagen da qualche settimana a questa parte si trova al centro di accese polemiche e nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica mondiale a causa della truffa delle emissioni al gasolio, perpretrata ai danni degli Stati Uniti. Il colosso teutonico ha volutamente ingannato le autorità statunitensi, immettendo sul mercato USA veicoli diesel, le cui emissioni nocive superavano di ben 40 volte il limite consentito dalla legislazione a stelle e strisce. Per aggirare i severi controlli la casa tedesca si è servita di un software, installato su tutte le vetture in questione, in grado di rilevare il momento in cui le auto vengono sottoposte ai test di prova, e quindi di manipolare i dati, facendo in modo che queste ultime superino “le prove” senza problemi.

Il colosso teutonico questa volta aveva puntato tutto al guadagno economico, si era votato in toto alla “divinità degli utili e dei profitti” ignorando completamente l’aspetto ecosostenibile, ed anzi calpestando a colpi di acceleratore e a suon di marmitta scoppiettante l’etica della mobilità verde.

Parafrasando un vecchio detto: “chi di cupidigia ferisce, di cupidigia perisce” ed infatti le conseguenze non hanno tardato ad abbattersi sulla nazione tesoriere d’Europa. Il titolo Volkswagen in borsa ha visto un calo quasi epocale del 19% in chiusura.  Nonostante l’ampia portata di questo Dieselgate dai teutonici natali, nel settore automobilistico purtroppo non sono mai mancati gli scandali, anzi, ce ne sono stati davvero moltissimi, alcuni dei quali dai risvolti ben più gravi di questo. La casa costruttrice nipponica Tataka ad esempio, venne coinvolta in uno scandalo letteralmente da brivido, poiché fabbricò una nutrita serie di airbag difettosi che  scoppiavano durante l’impatto, e invece di contribuire a salvare la vita di conducente e passeggeri, si dimostrarono essere un’arma fatale causando ferite mortali. La lunga lista degli scandali automotive a tinte forti purtroppo non finisce qui, e qualora siate interessati a conoscerne altri e a comprenderne i retroscena, vi invitiamo a leggere questo articolo.

Fortunatamente però, di fianco a tanti marchi dell’automotive che non conoscono scrupoli, ce ne sono altri, come la casa costruttrice a stelle e strisce, Tesla, che ha deciso di puntare sul rispetto dell’ambiente, invece che su profitto e prestazioni, in omaggio a quel Nikola Tesla, padre dell’ingegneria elettrica e detentore del segreto dell’energia gratuita, dal quale prese il nome. La casa automobilistica americana è infatti conosciuta per la sua anima tutta green, ed è apprezzatissima anche tra le star hollywoodiane. Il tasso di gradimento di questa vettura è molto alto – dal momento che è la prediletta di Obama e la preferita di molti ambientalisti –  e ciò si riflette anche nella sfera economica, dal momento che anche in borsa la Tesla si attesta su alti livelli, pur rimanendo una micro-azienda, sia per capitalizzazione che per quota di mercato.

La Tesla Motors tuttavia, chiamata anche “la Porsche a zero emissioni”, unico marchio automobilistico al mondo che realizza solo veicoli sportivi elettrici, ora punta ad ampliarsi anche sul vecchio continente e ad introdurre sul mercato un modello popolare, con un prezzo dimezzato (ca. 50.000 euro che speriamo dimezzi ancora nell’immediato futuro) rispetto ai veicoli prodotti fino ad ora.

E speriamo allora che questo malefico Dieselgate dalle dimensioni planetarie insieme allo sviluppo di case automobilistiche dal cuore verde come la Tesla, contribuiscano a velocizzare il passaggio dai motori tradizionali a quelli ecosostenibili, per regalarci nuove auto dalle belle e verdi speranze, con un motore “con lo scarico calibrato ed un odore che non inquina”, proprio come lo descriveva Lucio Dalla, tanto tempo fa.

Ci sono ancora verdi speranze nel settore automotive? ultima modifica: 2015-10-08T17:29:46+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Conoscere non è avere l'informazione.