Wormholes e cronovisione. Tra scienza e fantascienza

arthur c. clarke WormholeNel romanzo di fantascienza “La luce del passato” l’autore Arthur C.Clarke, descrive il concetto di un futuristico “visualizzatore del tempo” o “cronovisore”, una nozione che ha i primi barlumi di plausibilità scientifica nelle ricerche attuate dalla fisica moderna. In questo articolo cercheremo di analizzare in maniera scientifica i punti chiave in cui lo scrittore descrive le svariate possibilità offerte da una tecnologia futuristica.

Wormholes

Lo spazio “vuoto” riempie l’universo. Se fosse possibile vedere lo spazio al livello in cui sono visibili i singoli elettroni, diventerebbero visibili gli effetti quantistici. Lo spazio “vuoto” in realtà è pieno di campi fluttuanti di energia. Questi campi si manifestano come particelle (virtuali): fotoni, coppie di elettroni-positroni, quark. Brillano durante una breve esistenza supportata da massa-energia presa in prestito, poi scompaiono appena la legge della conservazione di energia torna a farsi valere. Al “livello di Planck”, ad una “profondità” superiore a venti ordini di magnitudo rispetto alle particelle virtuali, non è possibile neppure essere certi della struttura stessa dello spazio: la geometria e la topologia non esistono, mentre lo spazio ed il tempo si “svincolano”.

A quel livello assolutamente fondamentale non esiste più la sequenza del tempo nè l’ordine dello spazio: l’unità spazio-tempo è “lacerata” dalle forze della gravità quantistica, e lo spazio diviene una ribollente schiuma probabilistica percorsa da “cunicoli”, appunto i wormholes (cioè dei passaggi o corridoi che collegherebbero un buco nero ad un buco bianco nello spazio). Le aperture dei cunicoli che si formano spontaneamente, sono pervase da campi elettrici. A questo livello lo spazio perde “compattezza”, e non è possibile essere certi che continui a svolgere la sua funzione. Quindi l’imbocco di un wormhole può, in una piccola regione di spazio-tempo, collegare qualunque punto con qualsiasi altro punto ed in qualunque posto, come se i “ponti” spazio-temporali entrassero ed uscissero spontaneamente dall’esistenza. Ipotizziamo di “immergerci” nella schiuma quantistica e scegliamo il wormhole che ci interessa: ad esempio, quello che collega un laboratorio di fisica al Cern con una struttura analoga situata in un laboratorio dell’Università di Princeton, in America.

Quando l’avremo stabilizzato (ammettiamo per adesso di essere in grado di farlo), il wormhole formerà un collegamento lungo il quale è possibile trasmettere segnali, alla velocità della luce, e in alcuni casi, come vedremo, anche di “superarla”, questo senza violare alcuna legge fisica. Accurati studi matematici mostrano che i wormholes possono effettivamente “accorciare” la distanza tra due punti A e B a condizione che lo spazio sia piegato a forma di U ed il cunicolo appaia come un breve tubo tra i due estremi. In un lavoro eseguito con Nathan Rosen verso la metà degli anni ’30, Albert Einstein aveva anticipato questo tipo di geometria. Per questa ragione, un wormhole viene a volte indicato come “ponte di Einstein-Rosen”. Può accadere che un segnale passi da A a B attraverso il cunicolo più “rapidamente” di quanto la luce possa fare lungo il percorso “normale”. In questo modo, muovendosi più velocemente della luce, il segnale può anche viaggiare indietro nel tempo.

Un “ponte di Einstein-Rosen” è un oggetto dinamico attaccato ai due buchi che si stringe molto rapidamente fin quasi a scomparire. Il wormhole collasserebbe prima che un qualsiasi segnale o singolo raggio di luce lo attraversasse. Michael Morris e Kip Thorne del California Institute of Technology per evitare il collasso del wormhole hanno proposto un’interessante soluzione: il “ponte di Einstein-Rosen” deve essere fatto di materia negativa. Un tale tipo di materia avrebbe un comportamento opposto a quello della materia normale, eserciterebbe “repulsione gravitazionale” anzichè attrazione, ed in questo modo potrebbe “stabilizzare” il wormhole consentendo ad un segnale di attraversarlo.

I fisici conoscono almeno un sistema che è dominato dalle pressioni negative ed inoltre sono stati in grado di misurarne gli effetti. Questo esempio di pressione negativa è l’effetto Casimir, proposto dal fisico olandese Hendrick Casimir. Egli suggerì, sulla base di calcoli teorici molto precisi, un esperimento in cui due piastre di metallo venivano collocate una di fronte all’altra a breve distanza; essendo metalliche queste sono altamente riflettenti per le onde elettromagnetiche. La teoria quantistica ci dice che il vuoto tra le due piastre in realtà è pieno di campi elettromegnetici fluttuanti che vengono definiti campi “virtuali”. (Anche qui è possibile notare la connessione tra vuoto pieno di campi elettromagnetici fluttuanti e vuoto perturbativo di stringa. Essendo i fotoni, quindi bosoni, i “quanti” dell’elettromagnetismo è logico dedurre che si tratti di un vuoto perturbativo di stringa bosonica. Non solo, essendo campi virtuali è possibile che tali stringhe bosoniche, come le particelle, siano da considerarsi anch’esse virtuali).

Anche questi campi verranno efficacemente riflessi dalle due superfici metalliche. Gli effetti di queste riflessioni, nel rimbalzo dei campi tra una piastra e l’altra, modificano la natura del vuoto di un’entità misurabile. Le due piastre metalliche consentono solo alle onde elettromagnetiche di un certo tipo di riflettersi avanti e indietro tra lo spazio che le separa, creando per così dire una “nota elettromagnetica”. (Anche qui è possibile una descrizione in termini di stringhe bosoniche che vibrano in maniera tale da produrre un determinato tipo di fotoni). Pensando adesso in termini di fotoni “virtuali”, ci saranno meno fotoni in un centimetro cubo nello spazio tra le due piastre che all’esterno, perchè là dentro alcune “note elettromagnetiche” sono state messe al bando.

L’assenza di tali fotoni virtuali determina una piccola “pressione negativa”, quindi una sorta di anti-gravità, che si manifesta come una forza di attrazione tra le due piastre. Tale pressione è minima; però nel vuoto tra le due piastre la massa è addirittura nulla, cosicchè l’anti-gravità diviene dominante. (L’anti-gravità può essere benissimo concepita in termini di stringhe bosoniche, in questo caso di anti-gravitoni). Kip Thorne e la sua equipe si richiama all’effetto Casimir per dimostrare la possibilità di produrre l’anti-gravità. Immaginiamo una coppia di piastre riflettenti molto vicine fra loro; per impedire l’attrazione reciproca per “effetto Casimir” tra le parti a contatto, potremmo porre una piccola carica elettrica su ciascuna in modo che la forza elettrica di repulsione controbilanci esattamente la forza quantistica di attrazione. Questo sistema lo si deve pensare inserito dentro un wormhole.

I calcoli matematici mostrano che le equazioni relativistiche del campo gravitazionale possono essere soddisfatte in tali circostanze e che l’anti-gravità dominante della coppia di piastre può essere sufficiente a contrastare la tendenza di un wormhole a collassare in una singolarità. All’ingresso ed all’uscita del tunnel non ci sono dei buchi neri, ma regioni di intensa gravità attraverso le quali un segnale o un singolo raggio luminoso può transitare.

Effetto Casimir, Wormhole, WormCam.

Sulla base di quanto appena descritto, il Clarke immagina che nel futuro venga costruito un “motore Casimir”, un motore cioè che sfrutta l’effetto Casimir.

In tale macchina, larga meno di qualche centinaio di diametri atomici, lo strato esterno, il guscio, è fatto di atomi di carbonio. La struttura è correlata alle strutture naturalmente stabili chiamate “buckyballs”, carbonio-60. I gusci si ottengono bombardando la grafite con raggi laser. Il motore si riempie di cariche elettriche usando gabbie chiamate “trappole di Penning”, ovvero campi elettromagnetici. I vari gusci vengono mantenuti ad una distanza minima pari al diametro di pochi elettroni. L’effetto Casimir è correlato alle particelle virtuali di cui è pieno lo spazio “vuoto”. Nello spazio esiguo fra i gusci atomici, solo certi tipi di particelle possono esistere, a causa degli effetti di risonanza. Pertanto i vuoti sono più vuoti dello spazio “vuoto”, quindi dotati di minore energia.

Questo effetto energia-negativa produce l’anti-gravità. Iniettando energia negativa di effetto Casimir nei wormholes della schiuma quantistica, gli effetti anti-gravità stabilizzano e ingrandiscono i wormholes. Secondo alcuni calcoli teorici, le probabilità di trovare un wormhole che connetta il laboratorio di fisica del Cern al laboratorio dell’Università di Princeton con precisione accettabile, ammontano ad una su dieci milioni. Pertanto si dovranno fare circa dieci milioni di tentativi per localizzare il wormhole che serve. Però con un super-computer, o, addirittura, con un futuro computer quantistico, che opera ad altissima velocità (quello quantistico a velocità luminale o quasi), anche cento milioni di tentativi richiedono meno di un secondo. E’ importante sottolineare che a livello quantistico esistono già i collegamenti con qualunque sito possa interessare: tutto quello che bisogna fare è trovarli.

I wormholes che fanno parte della schiuma quantistica, vengono fuori alla lunghezza Planck-Wheeler che è 10 elevato alla meno 35 centimetri. Espandendoli attraversando venti ordini di magnitudo, i wormholes possono essere resi grandi quanto basta per trasmettere raggi gamma, i quali, a loro volta, possono essere usati per inviare flussi di dati digitalizzati. La lunghezza d’onda dei raggi gamma è circa un milione di volte più piccola di quella della luce visibile. Supponendo di poter espandere la bocca del wormhole fino alla grandezza di un micron (cioè un milionesimo di metro, o, micrometro), si potrebbero trasmettere da qualunque parte della Terra le immagini di un evento, virtualmente senza ritardo, quindi istantaneamente (praticamente senza bisogno di apparecchiature trasmittenti in loco).

Per far ciò si potrebbe cercare di “spingere” lo spazio-tempo verso una forma che per sua natura non assumerebbe. I wormholes sono intrinsecamente instabili e per tenerli aperti bisogna caricarli di materia estranea, di anti-gravità. Però la tensione nella gola di un wormhole è gigantesca; è quindi necessario continuamente equilibrare una forte pressione con una analoga. Finchè sono equilibrate tutto procede in maniera regolare, basta però una minima perturbazione e tutto potrebbe perdersi. E questa instabilità fondamentale, detta “instabilità di Wheeler” aumenta parallelamente alla dimensione. La gravità di una bocca di wormhole attira fotoni, li accelera alle alte energie, e questa radiazione energizzata bombarda la gola e produce la contrazione.

Bisogna cercare di “monitorare” le condizioni all’interno del wormhole e regolare l’immissione di materia-energia estranea, quindi di anti-gravità, per compensare le fluttuazioni. La bocca del wormhole è raffigurabile come una piccola sfera su cui cade luce tridimensionale da tutte le parti. L’immagine globale è un pò “sporcata” dal passaggio attraverso il wormhole stesso. Usando un software che si basa sui programmi usati dagli astronomi per scomporre in fattori la distorsione atmosferica, il lampeggio, la scintillazione e la rifrazione quando studiano le stelle, l’immagine può essere resa nitida. Nell’ambito poi di una immagine di un determinato sito ci si potrebbe poi spostare a proprio piacimento. Nella realtà, il punto di osservazione non si muove affatto; sono i motori Casimir a “creare e distruggere” una serie di wormholes, indipendentemente dalle lunghezze di Planck, e li dispongono in fila nella direzione in cui si desidera andare. Le immagini rinviate dai buchi successivi arrivano abbastanza ravvicinate fra loro per dare l’illusione del movimento. Un macchinario di questo tipo è definito dal Clarke “WormCam”.

WormCam, visualizzatore spaziale e temporale.

Nel romanzo le “WormCam” possono raggiungere ogni parte della Terra superando distanze di qualche migliaio di chilometri, non solo, da queste si “estraggono” e “stabilizzano” dei wormholes che coprono intervalli significativi nello spazio-tempo di Minkowski, praticamente decine di minuti-luce. In tal modo si possono realizzare delle “WormCam” capaci di esplorare lo spazio profondo (ragionando infatti in minuti-luce, il pianeta Saturno, ad esempio, dista dalla Terra circa un miliardo e mezzo di Km, pari a circa 80 minuti-luce). La sola difficoltà risiede nel fatto che i wormholes che coprono intervalli così grandi sono rari nella scala probabilistica della schiuma quantistica. Un intervallo è come una distanza, ma nello spazio-tempo, che è lo spazio più il tempo: questo corrisponde in pratica al Teorema di Pitagora. Se immaginiamo di andare in una città e camminare per qualche isolato ad est e per qualche isolato a nord, possiamo esprimere la distanza che abbiamo percorso in questo modo: distanza al quadrato = est al quadrato + nord al quadrato.

Abbiamo, cioè, camminato “intorno” ad un triangolo rettangolo. In fisica si pensa allo spazio ed al tempo come ad un’unica entità (lo spazio-tempo), con il tempo come quarta coordinata, oltre alle tre dello spazio. Quindi: intervallo al quadrato = separazione tempo al quadrato – separazione spazio al quadrato; questa relazione viene chiamata “metrica per uno spazio-tempo di Minkowski”. E’ possibile parlare di una separazione nel tempo ed allo stesso modo di una separazione nello spazio, soltanto se si usano unità di misura in cui il tempo e lo spazio sono resi equivalenti; e questo lo si ottiene misurando il tempo in minuti e lo spazio in minuti-luce. In una mappa di spazio-tempo la metrica è predisposta in modo che il percorso di un protone, particella che viaggia alla velocità della luce, sia un intervallo nullo. L’intervallo è zero, perchè i termini spazio e tempo si cancellano.

Parlando in termini relativistici, si dice che questa metrica è “invariante secondo la trasformazione di Lorentz”; e questo è il tipo di equazione che bisogna usare quando si opera in un universo relativistico e se si cerca di costruire un wormholeche giunga, ad esempio, fino a Saturno ed oltre. Adesso, se le distanze in spazio e tempo si equivalgono ed i wormholes misurano intervalli di spazio-tempo anzichè semplici distanze, se si riesce a stabilizzare un wormhole grande quanto basta per raggiungere Saturno in 80 minuti-luce, uno stesso tipo di wormhole potrebbe fare un percorso di 80 minuti attraverso il tempo. I due wormholes, quindi, avrebbero la stessa lunghezza, ma uno percorrerebbe 80 minuti-luce, mentre l’altro si estenderebbe per 80 minuti ordinari, precisamente 80 minuti nel passato.

Il Clarke poi afferma che le condizioni per produrre energia negativa, quindi anti-gravità con l’effetto Casimir, possono presentarsi anche naturalmente. Se lo spazio è distorto a oltranza, si verifica un sottile effetto quantico: il vuoto compresso. Per avere però un campo di gravità abbastanza forte, c’è bisogno di un buco nero quantistico. Il Clarke quindi immagina che nel futuro possano essere costruite WormCam con questo tipo di tecnologia, detta del “vuoto compresso”. Inoltre, questo “visualizzatore spaziale e temporale” può avere una quantità di miglioramenti e di interpolazioni prodotti dalla realtà virtuale, affinchè la scena risponda in modo convincente se si cerca di interagire con essa. Lo scrittore immagina l’accesso alla WormCam da parte degli utenti tramite Internet.

E’ quindi possibile selezionare su un menu di scelta rapida il luogo da visionare; questo può essere in qualunque parte del mondo, specificato per quanto possibile da dati geografici o da codici postali al fine di restringere la ricerca. Il software intermediario convertirebbe la richiesta dell’utente in coordinate di latitudine e longitudine e gli offrirebbe ulteriori opzioni. L’idea sarebbe quella di circoscrivere la selezione finchè si possa raggiungere un obiettivo volumetrico equivalente alle dimensioni di una stanza, in qualche posto sulla superficie della Terra, o nei suoi immediati paraggi, dove sia possibile collocare la bocca di un wormhole. Quando l’utente fa la propria scelta, un wormhole viene aperto dalla locazione del server centrale, al sito desiderato. Le immagini della WormCam sono trasmesse direttamente all’utente, sul suo terminale. E’ possibile persino, entro certi limiti di volume, “guidare” il punto di osservazione.

Il potere della WormCam è quello di osservare in qualunque posto, in qualunque momento e anche, retrospettivamente dal futuro. I segnali possono viaggiare avanti nel tempo attraverso un wormhole (ad una velocità superluminale). In tal modo è possibile “visualizzare” il passato, anche quello più remoto. Le leggi della fisica non consentono però “visualizzatori del futuro”, non consentono cioè ad un segnale di viaggiare indietro nel tempo, visualizzando così il futuro, almeno in questo contesto. Il passato è un blocco-universo relativistico, il futuro è un’incertezza quantistica, e passato e futuro sono uniti al presente che è un’interfaccia a “gravità quantistica”.

Ulteriori utilizzi della WormCam. L’uomo, la mente e Dio.

L’idea più ambiziosa della tecnologia WormCam, sempre in un lontano futuro, è quella di un piccolo generatore di wormholes a vuoto compresso che, insieme ad un apparato sensore neurale, viene inserito in profondità nella corteccia cerebrale di un individuo. Il generatore contiene prodotti chimici che agiscono sui tessuti nervosi, con il risultato che, nel corso di parecchi mesi, i neuroni della persona si “scavano” il proprio percorso nel generatore. Il sensore neurale è altamente sensibile, analizzatore degli schemi di attività e capace di localizzare le giunzioni sinaptiche individuali.

(Ricordiamo che il neurone è in anatomia un’unità morfologica e funzionale del sistema nervoso, costituita dal corpo cellulare e dai suoi prolungamenti. La sinapsi è la giunzione che si stabilisce fra le terminazioni di due cellule nervose, e tra la fibra nervosa e l’organo periferico di reazione, consentendo il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula all’altra). Con un atto di cosciente volontà, il portatore può stabilire un collegamento WormCam tra la propria mente e quella di qualunque altra persona (a sua volta munita di tale apparecchiatura). Le comunità di menti connesse con altre menti, tra loro si definiscono i “Comunicanti”. In tal modo, il Clarke immagina che una tale scienza possa portare alla “sopravvivenza della mente dopo la morte del corpo fisico”. Il proprio “io”, la propria consapevolezza, i propri ricordi, non saranno residenti nel corpo di un membro o di un altro della “comunità”, ma saranno distribuiti, ripartiti tra tutti i membri di essa.

Nel centro della Galassia è situato un enorme buco nero, grande un milione di volte la massa del Sole che cresce continuamente; nubi di polveri e di gas, stelle morte, fluiscono nel buco da tutte le direzioni. Il Clarke immagina che nel futuro remoto, punti di osservazione delle WormCam, osservatori senza corpo che vagano nello spazio e nel tempo, possano studiare da vicino il buco nero. L’idea è praticamente quella di inviare menti umane attraverso un blocco di spazio-tempo largo 200.000 anni-luce e profondo 100 millenni, attraverso 100 miliardi di sistemi stellari, risalendo fino all’origine del genere umano. Le nuove super-menti cominceranno a porsi le più grandi sfide, che esigeranno il meglio dell’intelletto umano, insieme alla soppressione dell’egoismo e delle peggiori tendenze discriminatorie.

Le sempre più nuove generazioni di “Comunicanti” che sarebbero maturate, lavoreranno a “plasmare il futuro”, un futuro in cui la democrazia apparirà irrilevante ed i principi delle religioni in comunione con quelli della scienza, in quanto i “Comunicanti” pian piano riusciranno addirittura ad abolire la morte. Sarà quindi possibile guardare “indietro nel tempo” e leggere una sequenza DNA completa iniziando da qualunque momento della vita di una persona. Sarà possibile il “download” della mente di un individuo: dopo averla resa temporaneamente “comunicante” per anni o per decenni, la mente potrà essere “scaricata” e “ricongiunta” al corpo rigenerato, risanando l’individuo in questione. Ci sarà anche la possibilità di scaricare menti umane nella “schiuma quantistica”. Facendo ciò si cercherà di ripristinare ogni anima umana risalendo fino all’inizio della specie; si cercherà di “raddrizzare” il passato e debellare l’orrenda tragedia della morte in un universo che potrà durare decine di miliardi di anni.

Questa la fantascienza. Ma vediamo adesso cosa dice la scienza unita alla fede riguardo alla possibilità di una cronovisione e di una sconfitta totale della morte.

Le singolarità sono rotte di uscita dall’universo osservato, vie verso universi paralleli. Una singolarità è uno “stargate”, una porta tra due mondi: l’uscita, cioè la scomparsa da uno e l’ingresso ovvero la comparsa in un altro. Consideriamo adesso i buchi neri che ruotano intorno al proprio asse, sia quelli giganti, astrofisici, che quelli microscopici, cioè le particelle elementari che compongono tutti i corpi fisici.

Tutte le particelle possono considerarsi mini buchi neri, sostengono oggi le teorie del tutto, quindi anche la teoria di stringa. Le particelle perciò, malgrado ci appaiano divise tra loro nello spazio e nel tempo, nel cuore sono tutte in reciproca comunione; difatti così provano vari esperimenti che hanno messo in luce le loro proprietà non locali. (Una particella a spin 0 si divide in due particelle a spin 1/2, un elettrone ed un positrone, ad esempio. La misura dello spin di una, fissa istantaneamente lo spin dell’altra, anche se si trovano a distanza reciproca tale da richiedere un messaggio a velocità superluminale).

L’anello che mette in comunione ogni corpo con il Computer Cosmico, è la composizione di tutti gli anelli, ovvero delle singolarità anulari cioè delle particelle che compongono un corpo. L’anello è una comunione non nello spazio, ma con altri tempi, futuro e passato.

S. Hawking ha dimostrato che i buchi neri sono sorgenti di ordine. Tutte le particelle sono minibuchi, neri e bianchi dello spazio-tempo. Hawking ha dimostrato l’evaporazione dei buchi neri: questi “evaporano” nel senso che emettono radiazione o informazione e quindi sono sorgenti di ordine; assorbono materia, cioè forma e trasmettono informazione, generando ordine o sintropia nello spazio circostante. I buchi bianchi viceversa, assorbono informazione ed emettono forma cioè eruttano la materia, accrescendo il disordine ovvero l’entropia. Poichè, per legge, i buchi neri sono tanti quanti i buchi bianchi, devono coesistere entrambe le due frecce del tempo: dal futuro al passato e dal passato al futuro.

La temperatura interna dei minibuchi neri e bianchi è elevatissima. Secondo i calcoli riportati da vari autori, la loro temperatura interna è circa 10 elevato alla 11 °K, cioè circa cento miliardi di gradi. Questa enorme temperatura interna avvalora la tesi che i minibuchi neri, ovvero le particelle nucleari o quark, siano “cavi” collegati con il Computer Cosmico (la Forza Elettrodebole) che si trova a temperature ancora più elevate (10 elevato alla 16°K). I buchi neri ruotanti sono comunque dei tunnel dello spazio-tempo: le singolarità al loro interno possono connettere all’istante sia punti di questo universo, distanti nello spazio, sia universi paralleli, distanti tra loro migliaia se non miliardi di anni. Il nostro corpo, formato anch’esso da quark e quindi da minibuchi neri, può essere perciò unito al futuro.

Rotazione e carica dei buchi neri, dimostrano i calcoli, cambiano in modo radicale le condizioni fisiche del viaggio nell’iperspazio, che coincide con un “viaggio nel tempo”. Il primo a scoprirlo fu il matematico Kurt Godel, con la scoperta di alcune soluzioni delle equazioni della relatività generale di Einstein. In base a queste, un turista può partire dalla Terra, fare il giro di tutto l’universo e poi ritornare sulla Terra prima della data della sua partenza; può cioè spingersi nel passato di questo pianeta tanto quanto vuole. Quella di Godel fu la prima ipotesi scientifica di “macchina del tempo” ed anche la scoperta che l’universo stesso è una macchina del tempo. La rotazione dell’universo di Godel era molto aderente a quella reale, perchè considerava ogni punto come centro di rotazione, dotato cioè di spin, come lo è di fatto: l’universo infatti è composto da particelle, stelle, pianeti e galassie che ruotano tutti intorno al proprio asse. Da allora i viaggi nell’iperspazio sono oggetto di studio teorico della fisica.

Il viaggio nell’iperspazio, però, può benissimo non richiedere astronavi o “macchine del tempo”, ma soltanto l’evoluzione del veicolo che l’uomo già possiede: il suo corpo. Questo, infatti, è composto da particelle elementari che sono tutte singolarità anulari microscopiche. Nel loro insieme tutte le particelle che compongono un corpo possono comporre un’unica singolarità, una “porta” dell’iperspazio. La “macchina del tempo”, o meglio il “cronovisore”, già esiste e in alcuni casi funziona: è il cervello umano. Questo potrebbe funzionare miliardi di volte meglio se l’uomo sapesse utilizzare le sue infinite potenzialità. Il fatto che molti “illuminati” o “santi” abbiano visto e vedano realtà diverse o anticipino eventi, è l’evidenza che le “porte” si possono aprire. Soltanto se il corpo umano è una singolarità nuda compie un balzo verso il futuro (o il passato) più avanzato: il modo per diventarlo è la conoscenza di se stessi.

Il passaggio da un universo parallelo all’altro è oggi oggetto di studio e di calcoli accurati. Uno stargate è come un anello, affermano le teorie; chi entra nell’anello sbuca all’istante o quasi in un mondo parallelo, ed all’interno dell’anello avviene un fenomeno incredibile ma rigorosamente matematico: l’inversione della gravità. La forza di gravità cioè cambia segno; diviene repulsiva anzichè attrattiva. Il fenomeno è ormai noto come anti-gravità: dentro l’anello, infatti, il buco nero che attrae tutto irresistibilmente, diviene buco bianco il quale, invece, respinge tutto, sia la materia che la luce. L’anti-gravità è la spinta verso l’alto, anzichè verso il basso: in altre parole è ascensione. Questi sono gli elementi scientifici più idonei a spiegare il fenomeno dell’ascesa e scomparsa di un corpo umano descritto da vari testi sacri antichi. La scomparsa in questo caso, coinvolge il corpo e non è la “morte”, ma l’evidenza che l’uomo ha saputo imboccare la Via, la Vita, la Verità interiore, ricevendo e riconoscendo l’Energia della Fonte, il Messaggio unico ed unitario che può allineare gli spin nucleari del corpo umano.

E’ questo l’evento cosmico che coinvolge l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande: l’unità dei tre principi sovrani, saggezza, amore e volontà di evolvere è il richiamo alla Fonte della Vita, l’Energia Intelligente di altissima qualità che può allineare gli spin nucleari di ogni corpo, trasformandolo in una singolarità nuda. E’ importante sottolineare che per Fonte della Vita o Energia Intelligente si deve intendere il “Campo di Higgs”. Nell’universo esistono due tipi di particelle: messaggere (bosoni) e materiali (fermioni). E’ possibile che entrambi i due tipi di particelle discendano da un’unica Fonte, ovvero da un unico Campo? Dal Campo di Higgs sgorgherebbero tutte le particelle esistenti, materiali e messaggere, fermioni e bosoni (quindi stringhe bosoniche e fermioniche). Tale Campo si trova ad energie ancora superiori a quelle del Campo Elettrodebole e potrebbe identificarsi con il campo che unifica la forza elettrodebole con quella forte (sarebbe quindi composto da superstringhe, cioè da stringhe sia bosoniche che fermioniche).

La Fonte della Vita è il “combustibile” necessario per il “viaggio” che richiede l’evoluzione genetica del corpo fisico. Solo la Fonte della Vita può renderlo una singolarità nuda, pronta all’ascesa verso il nuovo mondo. Il “viaggio” è verso la piena coscienza di sè. Questo proseguirà a livello individuale, fino al momento cosmico in cui ci sarà una “massa cosciente” tale da consentire l’ascesa istantanea e collettiva di tutta l’umanità al nuovo mondo, alla dimensione o universo parallelo a questo in cui regnerà in eterno la pace e l’amore ed in cui la morte ed il peccato saranno per sempre sconfitti.

Michele Nardelli

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Wormholes e cronovisione. Tra scienza e fantascienza ultima modifica: 2008-01-30T07:53:29+00:00 da Richard
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Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)