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#130052
brig.zero
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Partecipante

Padre mio, io vivo i miei giorni come un cerbiatto pauroso del buio; e nella notte mi avvio lungo le strade della mia città ed in ogni angolo buio credo di scorgere creature che vogliono farmi soffrire, farmi del male.
Vado a lavorare: intorno a me mi sembra di vedere soltanto persone pronte ad approfittare di ogni mio errore, di ogni mia debolezza, pronte a sopraffarmi soltanto se mi distraggo un attimo.
Mi guardo allo specchio e gli occhi che vedo così tante volte, Padre mio, non mi sembrano neppure i miei occhi; sembrano quelli di uno sconosciuto, che dallo specchio mi guardano malevoli e che io non comprendo; la loro luce mi sembra estranea; ciò che cercano di dirmi, sembra volermi danneggiare.
E allora chiudo gli occhi, i miei occhi e non so se l'altra figura davanti a me, invece, continua ad osservarmi con la stessa aria maliziosa, maligna.
Quando riapro gli occhi, Padre mio, mi sta ancora a guardare; ed io non so più che cosa fare, dove fuggire, perché so che, anche se mi allontano, domani, dopo domani, fra tre giorni, fra un mese, fra un anno, per tutta la vita, prima o poi, dallo specchio lo stesso viso mi guarderà; ed in me nascerà ancora la stessa paura, la stessa disperazione, lo stesso dolore.
Padre mio, come posso sfuggire a tutto questo?

Anonimo

Figlio mio, non vi è molto da dire su ciò che tu mi chiedi.
Non chiudere gli occhi di fronte a quell'immagine; non evitare di vivere la tua città, perché se tutti gli uomini le evitassero, le città diventerebbero morte; invece hanno bisogno di vita per vivere, per diventare sempre migliori.
Non sentirti in affanno allorché sei sul lavoro, perché tu, la tua famiglia, la tua città, il tuo mondo, ha bisogno che proprio tu, in prima persona, riesca ad essere un lavoratore coscienzioso, riesca con l'esempio a dimostrare agli altri che si può vivere, lavorare ed operare nella società senza essere in contrasto con quelle regole morali interiori che da tanto tempo ormai si conoscono.
Non distogliere lo sguardo dallo specchio; fissa i tuoi occhi in quegli occhi, che paiono malevoli; cerca di penetrare in essi ed andare al di là di ciò che tu proietti su quell'immagine; cerca di essere consapevole che ciò che non vuoi vedere ti appartiene e che soltanto tu puoi impedirgli di farti del male, conoscendo, comprendendo, riuscendo ad eliminare tutti i motivi di sofferenza.
Se riuscirai a farlo, se riuscirai a non essere più un cerbiatto spaventato da te stesso, senza dubbio riuscirai anche a lavorare anche con felicità, con gioia; riuscirai anche a girare per le strade sorridendo a coloro che incontri; riuscirai anche a trovare un sorriso allorché osservi te stesso allo specchio.
Non aspettarti che sia il mondo a cambiare per te; devi essere tu, figlio mio, a cambiare per il mondo.
Pace a voi.
Moti
estratto da un brano Estratto seduta 21 Novembre 1992
del Cerchio Ifior
:bay:


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