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Anonimo

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2012/05/tav-terzo-valico-ci-riprovano.html

Tav Terzo Valico, ci riprovano!

Da il M5S Piemonte

di Fabrizio Gallo e Davide Bono

Le recenti decisioni del Governo dei tecnici, nominato dalle Banche, di stanziare per l’inizio lavori dell’Alta Velocità Genova-Milano, il cosiddetto“Terzo Valico”, ben 1,6 miliardi di Euro su un costo totale presunto di 6,2 (poi destinato almeno a raddoppiare a consuntivo come per ogni opera in Italia), fanno subito pensare come per il TAV in Val di Susa, madre di tutte le opere inutili, ad un immane sperpero di denaro e di risorse pubbliche per sovvenzionare imprenditoria parassita e politica partitica. I dati sono forniti da Comitati di Cittadini uniti contro l’ennesima assurdità.

Basti pensare alla nomina di figure come Passera e Ciaccia, ministro e viceministro del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico, entrambi provenienti da Banca Intesa-San Paolo, tra i promotori dell’opera, o la presenza nello stesso Ministero di personaggi come Ettore Incalza, già incriminato nel 1998 insieme al senatore Luigi Grillo, il fu Marcellino Gavio (Impregilo) e Bruno Binasco (manager Gavio, coinvolto nell’affaire con Penati) per la realizzazione con soldi pubblici dei tunnel geognostici del terzo valico senza approvazione del progetto (165 miliardi di Lire di costo), tutti salvati dalla prescrizione con il solito gioco dei rinvii delle udienze dopo derubricazione.

Questo progetto viene chiamato impropriamente “Terzo Valico”. Sarebbe in realtà il sesto considerando i valici appenninici già esistenti: i due sulla linea storica dei Giovi, quello sulla Genova-Ovada-Alessandria (questo già a sagoma per il trasporto intermodale) che insistono in un’area di pochi km. nell’entroterra Genovese, area che comprende anche le Autostrade A7 e A26 e la Statale nr. 35, più i valici sulle linee Savona-Carcare e La Spezia-Pontremoli.

La pesante situazione economica attuale, con l’aumento delle imposte dirette ed indirette insieme al taglio dei servizi a gravare sulle tasche dei cittadini nell’immediato, con il taglio delle pensioni a farlo nel prossimo futuro, avrebbe invece richiesto una sospensione o meglio la cancellazione di queste opere, esattamente come si è fatto con il Ponte di Messina o le Olimpiadi di Roma, realizzando così un immediato risparmio di risorse da destinare al welfare e ai servizi pubblici.

I costi di tutte le linee AV oggi in progettazione o in fase di avvio di cantiere, comprese la Val di Susa e il Terzo Valico, arrivano a sfiorare i 100 miliardi di euro a progetto, mentre finora se sono spesi già 70 di miliardi di euro. La riconsiderazione del sistema Alta Velocità è attualmente la linea di pensiero prevalente in Europa, dove paesi con problemi economici paragonabili ai nostri, come il Portogallo, hanno deciso da tempo l’interruzione della realizzazione della tratta di loro competenza del fantomatico corridoio 5, Lisbona-Kiev, mentre altri più stabili come l’Austria si interrogano, dopo averne ricontrollato i costi e la sostenibilità economica, sull'effettiva opportunità di procedere con la realizzazione della tratta AV del Brennero per non rischiare un default nei prossimi anni. Dubbi sono sorti un po’ ovunque, in Inghilterra, in Olanda, specialmente in Spagna dove i costi di realizzazione e la non sostenibilità dei costi di gestione delle tratte Alta Velocità sono, insieme alle altre grandi opere realizzate dal governo uscente, alla base del dissesto economico del paese, questo nonostante il costo di realizzazione al km. in Spagna sia stato di 6/8 volte inferiore a quello già sopportato in Italia per le tratte già realizzate e di 8/10 volte inferiore a quello stimato per quelle in corso di realizzazione (20 milioni al km contro 150 milioni e oltre).

In Italia si continua a sostenere ad oltranza questo tipo di opere come irrinunciabili per lo sviluppo e il rilancio del sistema paese, negando ogni contraddittorio, ogni confronto basato su dati e previsioni reali di traffico (merci e passeggeri) e di sostenibilità economica, sociale ed ambientale dell’investimento, perché il fronte del Sì non ha basi valide di alcun tipo, non ha argomentazioni se non quelle del profitto per pochi e delle perdite socializzate (come si è realizzato nella più grande tangentopoli italiana dell’AV Milano-Napoli che doveva costare 13 miliardi di euro e ne è costata 70). Anzi, si cerca di demonizzare o intimidire chi è contrario per influenzare l’opinione pubblica, già ampiamente controllata dagli stessi gruppi promotori, come accade in Val di Susa e ad Alessandria, con gli avvisi di garanzia recapitati dopo circa sei mesi dai fatti, a persone manifestanti in Alessandria contro lo sgombero in Val di Susa. Recapitati molto casualmente a breve distanza dall’ennesima dichiarazione di avvio lavori per il Terzo Valico.

Esistono solo motivazioni contro, di ogni genere, economiche e ambientali prima di tutto. Il progetto del Terzo valico è stato presentato la prima volta nel 1990 ed è stato bocciato già numerose volte dal Ministero dell’Ambiente, per rientrare sempre dalla porta di servizio. Grazie alla vergogna della Legge Obiettivo, nel 2001 è stato fatto rientrare tra le opere strategiche per le quali la stessa legge alleggerisce le prescrizioni per il superamento della Valutazione Impatto Ambientale. Secondo il piano di fattibilità di RFI del 2004, solo il 15% del costo della realizzazione e delle spese di funzionamento (e relativa manutenzione) dell’opera verrà coperto dai ricavi di mercato mentre il restante 85% resterà a carico delle casse dello Stato in modo perpetuo. Nel 2007 Moretti ribadisce che non renderebbe più del 9% della spesa sostenuta ed il ministro Padoa Schioppa dinanzi alla Commissione Lavori pubblici del Senato affermano che il Terzo Valico è antieconomico, di conseguenza non verrà inserito nel DPF come priorità. Ma ad ogni intoppo, si trova una scappatoia. Per fare un paragone, nei servizi pubblici locali, si richiede una copertura di almeno il 35% da parte dei passeggeri.

La necessità dell’opera è nulla in quanto i 5 valici già esistenti sull’Appennino Ligure già ora senza alcun intervento possono sopportare i volumi di trasporto attuali, anche nell’utopistico caso di totale trasporto ferroviario delle merci in arrivo a Genova (dati 2011 di circa 1.850.000 TEU. Un TEU è pari a circa 15 m3.) Attualmente solo circa il 4% viaggia su rotaia, la quasi totalità su gomma e appare quantomeno improbabile un' inversione di tendenza così forte, anche con l’applicazione di forti disincentivi per il trasporto su gomma. Investendo sulle linee esistenti, si può più che raddoppiare la capacità di trasporto ad un costo notevolmente inferiore rispetto alla realizzazione della linea ad Alta Velocità. Sempre che ci siano le merci da trasportare, il cui volume è caratterizzato negli anni da un continuo trend negativo, con un modesto aumento nell’ultimo anno, comunque clamorosamente inferiore di oltre l’80% rispetto alle previsioni sulle quali si è progettata e giustificata l’opera vent’anni fa.

Il ritorno occupazionale a fronte delle dimensioni dell’opera e del suo costo è basso, in quanto è dimostrato da precedenti esperienze cantieristiche simili come l’occupazione sarà di livello temporaneo e limitata numericamente, con contratti a tempo rinnovati con scadenze piuttosto brevi, legati al puro avanzamento dei cantieri. Preoccupazioni legittime sorgono anche in merito alla qualità della sicurezza sul lavoro, con decine di morti nei cantieri del TAV, a partire dal Mugello.
Sempre restando in ambito edilizio, si potrebbe garantire molto più lavoro investendo molto meno, realizzando però quelle opere che servono veramente quali adeguamenti delle linee ferroviarie per una migliore fruibilità, tutela del territorio, manutenzione strade, interventi sul dissesto idrogeologico che ultimamente mettono a rischio la vita di migliaia di italiani.

L’impatto ambientale su di un territorio già provato come la Valle Scrivia e la Val Lemme in territorio piemontese e la Valpolcevera in Liguria sarà drammatico. Andrà ad aggiungersi alla cementificazione estrema dell’ultimo ventennio, che ha lasciato capannoni sfitti, centri commerciali, aziende insalubri e pericolose sparse per tutto il territorio, considerato poco più che un’appendice nel Piemonte e reietto dalla Liguria (un tempo era territorio ligure). Bombe ecologiche come Ecolibarna, stoccaggi noti o meno di rifiuti tossici sparsi qua e là lungo lo Scrivia per i quali non ci sono i fondi per lo smaltimento e la messa in sicurezza. E’ inoltre accertata la forte presenza di rocce amiantifere lungo il percorso di scavo del tunnel, amianto che sarà quindi presente in tutto lo smarino che verrà stoccato nelle cave della provincia e respirato da tutti, con aumento dell’incidenza di tumori mortali come il mesotelioma pleurico.

Chi realizzerà l’opera, il General Contractor COCIV (composto da Impregilo, ormai totalmente controllata da Gavio dopo il ritiro di Ligresti e Benetton, dalla Condotte del gruppo Ferfina e dalla Civ), il cui interesse é aprire i cantieri allungando i lavori senza fine, in modo di fagocitare risorse pubbliche per anni, dietro la finzione del finanziamento privato (project financing). In più, il Terzo Valico arriverà giusto giusto nella zona della logistica di Rivalta Scrivia, casualmente sempre del gruppo Gavio, dove dovrebbe essere costruita un'immensa stazione che fungerebbe da retro porto di Genova, per trasformare, nelle smanie folli dei costruttori, il Piemonte nella piattaforma logistica del Mediterraneo!!

Le banche che presteranno i soldi allo Stato per la realizzazione dell’opera, dopo averli precedentemente ricevuti dallo Stato stesso o dalla BCE all’1%, non li daranno alle piccole e medie imprese italiane che chiudono per fallimento o per il suicidio dei loro imprenditori.

Politici, ovviamente trasversalmente sostenitori a spada tratta di questo genere di opere, Pd e Pdl, entrambi sostenuti economicamente da Gavio & co. Per loro sono cambiali da presentare all’incasso. Cooperative varie, sindacati, faccendieri. Senza dimenticare le infiltrazioni mafiose che sono sempre presenti in queste grandi opere. Non a caso nel basso Alessandrino c’era una bella ‘ndrina che parrebbe essere stata decapitata dalle ultime indagini che hanno portato all’arresto del consigliere comunale di Alessandria, Caridi.

Il Movimento 5 Stelle sostiene in modo fermo e deciso i Comitati, le Associazioni, la Popolazione e le ragioni della protesta contro il Terzo valico e l’Alta Velocità, in Valle Scrivia e Lemme come in Val di Susa, e saremo presenti sabato 26 maggio ad Arquata Scrivia, ore 15 alla manifestazione contro questo ennesimo caso oltraggio agli interessi dei cittadini.