Rispondi a: Meditazione Unificata per la Liberazione Planetaria! :)

Home Forum L’AGORÀ Meditazione Unificata per la Liberazione Planetaria! :) Rispondi a: Meditazione Unificata per la Liberazione Planetaria! :)

#142652

Anonimo

Le parole sono ingannevoli…

Sulla meditazione e il suo significato ci sono varie posizioni.
Ho scelto, tra le tante, quelle che sento in sintonia con la mia visione della vita e la mia Mission, con i valori espressi su questo sito e con il mio agire, in una parola con la mia vita.

Il suo significato etimologico.

La meditazione (dal latino meditatio, riflessione) è, in generale, la pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini, pensieri (o talvolta su nessun oggetto) a scopo religioso, spirituale, filosofico o semplicemente di miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche. Tale pratica, in forme differenti, è riconosciuta da molti secoli come parte integrante di tutte le principali tradizioni religiose. Nelle Upaniṣad, scritture sacre induiste compilate approssimativamente a partire dal VII secolo, è presente il primo riferimento esplicito alla meditazione che sia giunto fino a noi, indicata con il termine sanscrito dhyāna. Nell’ambito della psicosintesi è definita uno stato della coscienza che può essere ottenuto mediante l’indirizzamento volontario della nostra attenzione verso un determinato oggetto (meditazione riflessiva) o mediante la completa assenza di pensieri (meditazione recettiva).

La meditazione recettiva ha come scopo l’assenza di pensieri e permette alla mente di raggiungere un livello di “consapevolezza senza pensieri”. È un tipo di meditazione tipica di numerose filosofie e religioni orientali.

Nella meditazione riflessiva l’oggetto della meditazione può essere qualsiasi cosa. In genere nella pratica vengono utilizzate visualizzazioni di oggetti fisici oppure semplicemente oggetti che riguardano il mondo interiore come emozioni o qualità, oppure immagini o testi sacri. Questo tipo di meditazione è più vicina alla cultura occidentale. http://www.for-mother-earth.it/blog/cosa-significa-meditare.html

L' etimologia della parola è la chiave per interpretare e comprendere il profondo significato di una “pratica” che, in tutte le culture, religiose e non, è stata tramandata nei millenni.
Il termine latino “meditatio” , in sanscrito “Dyana”, significa riflessione e la radice dello stesso “med – a” indica la mente – l' anima.
La riflessione è l' atto del riflettere, l' elemento alla base di tale atto è la luce. Ogni essere umano ha una luce interiore che comunica con la luce del cielo attraverso gli occhi, fisici e non. La luce interiore è il fuoco dello spirito che illumina la mente, dissolve gli affanni dell' anima e indica la giusta direzione. Il fuoco dello spirito è nel nostro centro, dove ha sede il nostro essere, il saggio interiore, lo spirito guida.

Entrando in contatto con il nostro essere, attraverso le pratiche di meditazione, entriamo in contatto con la nostra essenza. Nel silenzio, nella fase di non-mente, possiamo percepirci, ascoltarci, osservarci e prendere consapevolezza della nostra esistenza, qui ed ora, nel passaggio su questo pianeta. La percezione del nostro essere è la chiave per vivere in armonia con se stessi e con l' universo intero, nel rispetto della propria e dell' altrui individualità sessuata, tra personalità ed essenza. http://www.shiatsu-pantarei.com/d/90/meditazione/

Esiste un solo Insegnante e Insegnamento, conosci cosa sei, sperimenta la tua Vera Natura.

Conoscere l'Io Sono, la Presenza consapevole interiore, segna la fine della sofferenza, il dolore del passato si dissolve nella Luce della Consapevolezza.

La meditazione (dall’etimologia della parola: mediatore per l’azione) è un’esperienza che ci permette di essere sempre più presenti al presente, di rendere “vivo” ogni istante di vita, di non creare più separazione tra noi e ciò che esiste.

Non intendiamo la meditazione come uno stato passivo, ma come uno sviluppo (attraverso varie tecniche e modalità espressive) delle capacità di aderire totalmente al proprio essere fino a partecipare alla profonda Natura Divina presente in ognuno di noi. La pratica sarà ogni volta adatta al momento e ai partecipanti. http://www.associazionelanuovavita.it/progetto_salute/index.php?option=com_content&view=article&id=65&Itemid=72

C’è molta confusione sul termine meditazione, i dizionari la definiscono in genere “Esaminare, fare oggetto di attenta riflessione su un testo, un'idea, un problema. Progettare, tramare qualcosa.” O nella migliore delle ipotesi interpretano questo termine come sinonimo di contemplazione. In realtà la meditazione non è altro che l’esperienza della nostra più profonda essenza, di ciò che si cela dietro i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni e le nostre emozioni, sprofondare nella parte immortale di noi. L’etimologia di questo termine corrisponde, nel latino usato dai colti, a meditationem, derivato dal verbo meditari, forma intensiva di mederi che significa riflettere, aiutare, curare, una riflessione concepita nell’ accezione di ricerca del nostro autentico sé. Il nostro stato quotidiano è lo stato opposto a quello meditativo, viviamo immersi nei nostri pensieri, ricordi, progetti, giudizi. Viviamo in una condizione mentale di continua tensione, la nostra mente è sempre satura di pensieri, perfino quando dormiamo. La meditazione è uno stato che avviene dal momento che la mente tace e in quel silenzio è possibile accedere alla nostra più intima essenza e riorganizzare la psiche e tutti i suoi contenuti. È proprio lo svuotarsi di ogni contenuto esterno che permette alla mente di concentrarsi su se stessa. http://coscienzaliena.blogspot.it/2012/05/la-meditazione-di-ambra-guerrucci.html

La meditazione si avvale della concentrazione per superare quel muro di confusione e superficialità che ci impedisce il contatto con la chiara e lucida comprensione della realtà. (…) http://www.altrasalute.it/meditazione_000004.html

Il termine italiano “meditazione” viene comunemente usato come derivazione del verbo 'meditare su o circa'. Implica quindi un'attività mentale di profonda attenzione, in cui è implicita una relazione tra un soggetto e un oggetto: “Io, individuo medito circa qualche oggetto e perciò focalizzo la mia attenzione in modo conscio su qualcosa di prestabilito”.

Ma questa attività mentale andrebbe piuttosto definita come 'concentrazione'. Inoltre, ci sembra che la maggior quantità di incomprensioni e fraintendimenti si concentri attorno alla parola “meditazione” che spesso, nel senso comune, si associa all' ottenimento di un risultato di particolari condizioni psicofisiche con cui essa, nel nostro caso, non ha nulla a che fare.

Si sa che la meditazione comprende una varietà di tecniche e di approcci, propri di ogni tradizione religiosa, le quali però convergono su alcune caratteristiche essenziali che consentono una nitida distinzione rispetto a ciò che la meditazione in senso proprio, si potrebbe forse dire tradizionale, non è. Non è, pertanto, una condizione di trance, con indebolimento o scomparsa della consapevolezza. Non è una condizione mistica, intesa come involontario presentarsi di immagini e visioni di significato “religioso”. Non è, soprattutto, una tecnica di rilassamento, e neppure un metodo il cui lo scopo sia il raggiungimento di uno stato di “benessere” fisico o mentale anche se, a volte, questo può esserne un effetto collaterale.

Appare evidente che non è agevole rendere a parole qualcosa che si riferisce innanzitutto ad un'esperienza particolare. Proprio per tale motivo, la parola mindfulness spesso non viene tradotta, anzi si preferisce un nome vuoto di significati immediati, da riempire gradualmente e successivamente con l'esperienza diretta. Inoltre, le traduzioni più immediate, ossia “attenzione”, “avvedutezza”, “attenzione sollecita”, “presenza mentale” rischiano di far scattare una serie di associazioni semantiche svianti o ambigue e possono diventare un ostacolo prima di dare al lettore il tempo di capire il senso che vogliamo dare che, in ultima analisi, è proprio di consapevolezza.

Tuttavia, va precisato che nella tradizione in lingua pali il termine sati (consapevolezza) fu utilizzato originariamente dal Buddha in un suo discorso. Esso si riferisce ad una attenzione consapevole al respiro, ai movimenti lenti del corpo e a tutto ciò che la mente può sperimentare nel presente. Proprio in questo senso, il termine occidentale più vicino al concetto di sati è quello di 'mindfulness' che, in Inglese, non è per niente associato a connotazioni religiose o spirituali. Il suo significato reale è racchiuso nella seguente definizione, attualmente ampiamente condivisa:

'Mindfulness' è 'realmente' portare consapevolezza ad ogni situazione, ogni circostanza, ogni stato mentale, in un modo non giudicante. 'Mindfulness' è 'presenza mentale'. Non è stare in un particolare stato mentale, ma significa praticare la consapevolezza di qualsiasi stato mentale. http://www.mindfulnessitalia.it/2005/10/mindfulness_e_psicoterapia_cog.html

LA MEDITAZIONE NELLA S. SCRITTURA, I. AT.

L’idea di meditazione si collega alla radice haga tradotto in greco con melete e il latino con meditari.
La radice originariamente significa “mormorare a bassa voce“. La sede o l’organo del meditare è dunque la gola, la laringe.
La meditazione può dunque originariamente avere valore sia religioso che profano (vi è ad es. un meditare anche contro Dio: “populi meditati sunt inania” Sl 2,1).

Talvolta alla componente auditiva-fisica si affianca una componente spirituale o mentale: “Non si allontani dalla tua bocca il libro della legge, ma meditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto” (Gs 1,8), la meditazione della legge conduce a regolare la propria vita su questa stessa legge (cfr. “la sua legge medita giorno e notte” Sl 1,2). La meditazione procede dunque dal cuore, dalla bocca del giusto e ha per oggetto la giustizia-legge di Dio.

In sl 77,13 (“mi vado ripetendo le tue opere, considero tutte le tue gesta”) e sl 143,5 (“Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito i tuoi prodigi”) haga è posto in relazione con zakar, il fare memoria meditandole delle meraviglie di Dio.
Nella letteratura sapienziale, dove non troviamo espressamente la radice haga, ritroviamo tuttavia più volte una sorta di meditazione sui testi più antichi che narrano gli interventi di Dio nella storia del popolo eletto (Sap 10-19: Sir 44-49).

La traduzione del termine ebraico in greco e in latino comporterà successivamente una espansione di significato. Infatti il termine greco significa “prendersi cura di”, “prendersi a cuore”; mentre il termine latino contiene il concetto di “esercitarsi” con un grande ventaglio di utilizzo (dal memorizzare parti teatrali, brani musicali, discorsi, ecc…).
Questa accezione si mantenne nell’epoca patristica sino al medioevo: studenti e monaci, come vedremo, si esercitavano alla recita dei salmi o delle lezioni. http://www.abbaziaborzone.it/index.php/2009/03/14/che-significa-meditare/

Possiamo essere concentrati su qualche cosa o porre la nostra attenzione su qualche cosa. Se spesso nel linguaggio e nell’interpretazione non si fa differenza, nella meditazione, sono quasi all’opposto.

La meditazione è attenzione, non è concentrazione. Nel dizionario Sabatini per esempio si legge per Attenzione: “concentrazione dei sensi e della mente su un oggetto, un’ attività o uno scopo … cura, diligenza”
e per Concentrazione: “capacità di fissare l’attenzione su un solo dato”. Così anche in altri vocabolari, si usa un termine per spiegare l’altro. Hanno ragione nel senso che l’uso che facciamo dell’attenzione è analogo a quello della concentrazione.

Tra i termini differenze nascono fin dalla loro etimologia: concentrazione deriva da stare insieme al centro, con il centro mentre attenzione ad at (ma, invece) e tentus ovvero teso. Uno indica focalizzazione, l’altro assenza di tensione.

Molti maestri hanno già parlato delle differenze tra i due stati mentali. Ricordo tra tutti ad esempio i dialoghi all’inizio degli anni ’80 tra Krishnamurti ed il fisico quantistico David Bohm. Dialoghi di grande interesse di cui parleremo altre volte.

Concentrazione ha quindi a che vedere con focalizzare, chiudere il campo, restringere. Mi concentro su qualchecosa, ad esempio mi concentro per capire, imparare, colpire qualche cosa. Sono concentrato sul bersaglio, sull’obbiettivo. Quindi ho “chiuso” il mio campo di attenzione. Quello che avviene al di fuori del mio centro di interesse è ignorato, anzi neppure percepito. Quindi è divisione, separazione, etichetto, colloco in categorie e rifiuto quello che c’è intorno al fuoco.

La concentrazione è dunque l’unione tra chiusura e raggiungimento di un obbiettivo. Quindi è anche movimento, aspettativa, desiderio, visione futura. Vi è una tensione attiva verso qualche cosa. Mi muovo, sono dunque nel tempo. Chiusura, obbiettivo, separazione, movimento, tempo.

L’attenzione, intesa come assenza di tensione, è apertura. Se ascolto chi mi parla senza tensione vuol dire che non sto pensando mentre ascolto a come ribatterò, a quello che dirò, non sto giudicando, etichettando in vero-falso, bello-brutto,… quello che ascolto. Semplicemente ascolto. È totale ricettività, senza giudizio. In quest’ascolto non c’è aspettativa né desiderio, non c’è visione futura o obbiettivo da raggiungere. Non c’è movimento “verso” né “via da”. Non c’è tempo, sono qui e ora. L’attenzione come pura ricettività estende la nostra mente alla percezione del Tutto. Non c’è separazione o divisione, è unità.

Un ascolto senza tensione, come ha mostrato chiaramente anche Charles Berner, creatore dell’Intensivo di Illuminazione, dissolve la carica emotiva di chi ascolta. Così avviene con lo psicologo che ha sviluppato presenza mentale (mindfulness). C’è totale ricezione di quello che viene detto. C’è totale accettazione di chi ci parla. Non c’è giudizio né etichette. Quindi l’emozione che ci è comunicata è scaricata. Provate a parlare di un vostro problema a qualcuno che mentre voi parlate sta pensando a cosa vi dirà poi, sta aspettando il momento in cui può parlare. Oppure a qualcuno, non coinvolto nella situazione, che semplicemente ascolta con interesse ed attenzione, da cui non vi sentite giudicati e ne esprime giudizi nei confronti di altri. Nel primo caso appena terminato il “colloquio” sentirete la necessità immediata di trovare qualcun altro con cui parlarne ancora. Nel secondo vi sentirete può tranquilli. Naturalmente è estremamente difficile che qualcuno coinvolto nella situazione possa ascoltarvi senza tensione. Se non c’è nessun altro e abbiamo la necessità di parlare, allora è importante parlare di noi stessi, di come ci sentiamo di quello che proviamo, senza menzionare l’altro, suoi comportamenti o quant’altro. È praticamente impossibile essere ascoltati dal partner senza tensione mentre lo state criticando per quello che fa o che non fa! La vostra critica farà scattare l’ego e le sue difese, quindi perde in ricettività, apertura, crea movimento e tempo. Ma se trovate una persona in grado di ascoltare senza tensione, avete trovato un tesoro.

La Meditazione sviluppa l’attenzione. Anzi: la meditazione è attenzione, non è concentrazione. Non è fuga dalla realtà, ma completa attenzione alla realtà, a tutta la realtà senza smembrarla e dividerla. Non c’è meditazione senza completa attenzione. Per questo si dice che l’attenzione è uno stato di totale allerta, completamente rilassati, ovvero senza tensione.

Prova un esercizio.

Leggi un testo, qualche cosa ad esempio che devi capire.

Mentre leggi, apriti completamente alla sua comprensione senza frapporre giudizi ed etichette. Non concentrare l’attenzione ma aprila. Non elaborare, semplicemente osserva. Mantieni l’attenzione su quello che hai letto e su tutto quanto avviene attorno a te, sui rumori che senti. Non etichettare nulla. Non pensare “auto” quando passa un’automobile e “cane” quando senti abbaiare. Semplicemente ascolta.

Dovranno passare alcuni minuti, forse più.

Osserva, respira, osserva e impara questo modo diverso di conoscere. http://www.369luce.com/concentrazione-attenzione/

Michel Foucault. L'ermeneutica del soggetto. Corso al Collège de France (1981-1982)
Le regole pratiche della buona lettura e la determinazione del suo fine: la meditazione
Il significato antico di meletē/ meditatio come azione del pensiero sul soggetto

Attraverso la lettura, infatti, si trattava essenzialmente di fornire un'occasione di meditazione, e comunque questo era il suo obiettivo principale.

Incontriamo così, allora, una nozione di cui dovremo in seguito riparlare, ma sulla quale vorrei comunque soffermarmi un istante fin d'ora. Mi riferisco alla nozione di “meditazione”. Il termine latino meditatio (insieme al verbo meditari) traduce il sostantivo greco meletē (insieme al verbo greco meletan). Ma sia il sostantivo meletē, sia il verbo meletan, non hanno assolutamente lo stesso significato di ciò che, almeno ai nostri giorni, vale a dire nel XIX e nel XX secolo, noi definiamo come una meditazione. La meletē infatti era l'esercizio. E il meletan era del tutto simile, per esempio, al gumnazein, che a sua volta [significa] “esercitarsi”, “addestrarsi a”. Le due espressioni, tuttavia, presentano una connotazione, un centro di gravità, se volete, e un campo semantico, un po' diversi. In generale, infatti, gumnazein designa soprattutto una sorta di prova “secondo realtà”, ovvero un modo di confrontarsi con la cosa in quanto tale, esattamente come ci si misura con un avversario per sapere se si è capaci di resistergli o di essere più forti di lui. Il meleten, per contro, rappresenta piuttosto una sorta di esercizio di pensiero, di esercizio “secondo il pensiero” ma, lo ripeto, in base a un'accezione abbastanza diversa … http://books.google.it/books?id=0D24ORJ5A_EC&pg=PA315&lpg=PA315

Molto è stato scritto riguardo la meditazione, interi libri che insegnano tecniche e posizioni diverse. Non lasciatevi intimidire dalla grande quantità di materiale e di informazioni su tale argomento, non preoccupatevi perché ognuno sviluppa col tempo una sua tecnica per portare tranquillità nel proprio spirito.

Meditare significa riflettere ed esercitarsi a comprendere, o meglio, secondo la definizione classica, penetrare col pensiero in un oggetto per conoscerne la natura più profonda, controllando al mente per accedere all’anima. Il primo passo in realtà è la concentrazione, la capacità di portare l’attenzione su un oggetto e mantenerla senza essere distratti da pensieri, sensazioni, emozioni che non riguardano l’oggetto stesso. Il secondo è la meditazione e l’ultimo la contemplazione, la capacità di perdersi nell’oggetto della meditazione, fino a identificarsi con esso.

Meditare significa ricondurre corpo, anima e mente al centro dell’essere, dove viene generata ogni nostra energia e facoltà.

Lo scopo della meditazione è di passare dall’esterno all’interno dell’oggetto e per ottenere ciò bisogna liberare la mente da tutti i pensieri e i sentimenti che disturbano, per permettere all’oggetto esterno di entrare nel mondo interiore.

Le leggi della meditazione:

Esistono alcuni enunciati sulla meditazione che costituiscono il cardine per iniziare questa tecnica:

Il pensiero è una forza creatrice e le azioni sono pensieri materializzati. La forza-pensiero è più potente della forza fisica e meno condizionata dal tempo e dallo spazio.
La forza più grande per l’uomo è quella spirituale, che si manifesta in modo spontaneo e naturale.
Il carattere e la personalità di un uomo sono il risultato dei suoi pensieri e possono essere modificati dalla meditazione, che purifica tutto il suo essere.
La mente è una forza creativa che diviene operante nella calma e nel silenzio.
Quando meditiamo, una grande quantità di energia mentale e creativa viene immagazzinata nella psiche. http://tarocchistregati.forumfree.it/?t=30987209

Alla base della meditazione sta il concetto di equilibrio che se ben assimilato esclude per sua stessa natura tutti gli eccessi, e' un cammino di esercizi che si e' conservato nei secoli che conduce ad esperienze individuali consentendoci di vedere con una nuova prospettiva noi stessi e il mondo che ci e' intorno. In occidente la meditazione e' stata trascurata e boicottata poiche' spesso oscuri personaggi l'hanno usata per i propri dubbi scopi e solamente da alcuni anni ne e' stata rivalutata l'importanza. La parola meditare viene dal latino MEDITARI che significa contemporaneamente “esercitarsi” e “riflettere” e osservare .

Esistono diversi tipi di meditazione. Su funzioni del proprio corpo come il respiro o il movimento; Su sensazioni, pensieri, rappresentazioni, contenuti, parole, frasi;
Stimola in noi importanti facolta' e aumenta la nostra concentrazione e il nostro equilibrio. Per es. le persone guidate dalla ragione impareranno a concedere maggior spazio ai propri sentimenti; le persone piu' emotive impareranno ad acquisire maggior controllo sugli istinti; sviluppa in noi serenita' e calma anche in condizioni di inevitabili difficolta' esterne. http://www.vivereloyoga.it/xsaperedi+meditazioneold.html

I due canali energetici ida e pingala, che si avvolgono intorno al canale centrale sushumna, sono il simbolo della vita che si manifesta attraverso polarità opposte e complementari: sistema nervoso parasimpatico-simpatico, femminile-maschile, lunare-solare, passività-attività, narice sinistra-destra.
La rappresentazione di queste nadi è conosciuta in tutte le culture, basti pensare al babilonese Albero della Vita e al Cadùceo della mitologia greca (il bastone alato, lo scettro di Hermes).
Simbolo adottato da Esculapio, costituito da un bastone con ai lati due serpenti che si attorcigliano con movimento sinusoidale, metafora del duplice aspetto del bene e del male. Il Cadùceo in seguito è divenuto emblema universale della scienza medica e simbolo di armonia, di integrazione e di pace.
La parola “meditare” ha la stessa origine di “medicare”.
La radice med deriva dal latino, lingua indoeuropea, medium che sta nel centro (es. Mediterraneo); stha significa essere immobile, fermarsi; meditare è stare fermi nel centro, nel proprio centro. Meditare deriva anche dal latino dotto meditari che significa esercitarsi. http://www.soleeluna.org/purificazione-cavita-nasali.html

Insomma ognuno dice la sua…