Rispondi a: Godman, l'universo olografico. Oltre la mente di Dio vol. III – di Alessio e Alessandro De Angelis

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#16209
RichardRichard
Amministratore del forum

[quote1354566930=Tru]
Ma come si fa a capirci qualcosa avete una mente malata questa non e' conoscenza questa non ti porta verso a nulla.
Qui si addormentano tutti in un delirio di Libri inutili.Se sapete la verita' ditela senno e' solo propaganda per una nuova oblavizzazzione.Cioe' un'altra inutile cosa.
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se non capisci un certo linguaggio non significa che non sia conoscenza
E' stata presentata una proposta in termini scientifici e tecnici, se non ti è chiaro ed è normale, basta chiedere.

Lo puoi abbreviare e capirne il concetto, che è stato descritto in modo matematico..non piacerà a te, ma c'è sempre qualcosa di nuovo da apprendere, non dovremmo chiuderci a riccio, basta chiedere..


In fisica il tempo di Planck è l'unità naturale del tempo. È considerato il più breve intervallo di tempo misurabile Esso è uguale a 5,391X10 alla-44s ~ 10 alla-43s
Il tempo di Planck è il tempo che impiega un fotone che viaggia alla velocità della luce per percorrere una distanza pari alla lunghezza di Planck. È il “quanto del tempo”, la più piccola misurazione del tempo che abbia qualche significato.
Notiamo che il valore 5,391 è praticamente uguale a 5,39344663 che è una frequenza del sistema musicale Aureo, praticamente un sistema musicale le cui “frequenze” corrispondono a “potenze” di Phi che è il cosiddetto “rapporto aureo” che è uguale a 1,618033989… = (√5 + 1) / 2
il sistema musicale Aureo è stato concepito in quanto, secondo gli studi del Nardelli, le stringhe essendo delle “cordicelle” infinitesimali, “vibrano” come le corde di un violino e le “note” che emettono corrispondono alle moltissime particelle elementari reali e/o virtuali
Ma cosa c’era prima del tempo di Planck? È possibile intravedere una teoria “unificata” sull’origine dell’Universo e sull’unificazione delle forze? Per rispondere a queste domande, prenderemo spunto dallo studio descritto nel libro dei fratelli Igor e Grichka Bogdanov
Se alla scala di Planck il pre-spazio-tempo era in equilibrio, allora doveva necessariamente trovarsi in uno stato fisico molto speciale, denominato “stato KMS (Kubo, Martin, Schwinger)”: una condizione che dominò i primissimi istanti dell’universo nascente

Quando raggiungiamo la scala di Planck, lo spazio si dissolve in una specie di “schiuma quantistica”. Le scoperte sulla “fluttuazione del tempo” cominciano a dirci che cosa contenga quel vuoto: qualcosa che potremmo paragonare ad una specie di “oceano scatenato”.
In altre parole, l’espansione dell’universo prima del Big Bang segue una spirale logaritmica che in matematica viene definita “spirale aurea”.
L’oceano quantistico è un ambiente instabile a cinque dimensioni: la dimensione supplementare raccoglie le fluttuazioni della quarta coordinata, che si trasforma alternativamente in coordinata di genere spazio e/o di genere tempo
le metriche sono “atomi” di spazio o di tempo. Ne esistono soltanto due classi: innanzitutto, i “monopoli” (cariche magnetiche o gravitazionali che hanno non due, ma un solo polo) che troviamo nello spazio-tempo e la cui segnatura è (+++ –), ma anche i cosiddetti “istantoni”, la cui segnatura è euclidea (++++). Contrariamente ai monopoli, che sono dotati di un’energia, gli istantoni contengono esclusivamente “informazione”.

Più ci spingiamo in profondità nell’”oceano quantistico”, più lo spazio delle metriche si fa “agitato”. Per via delle fluttuazioni della curvatura dello spazio primigenio, i monopoli si trasformano in istantoni prima di tornare ad essere monopoli; la metrica comincia a fluttuare fra le due configurazioni. Poi, via via che progrediamo verso gli “abissi”, i vortici (mulinelli) quantistici si fanno più imponenti: a metà strada fra la superficie (la scala di Planck) ed il fondo (la scala zero), fluttuazioni gravitazionali molto violente aprono immensi vortici nell’oceano quantistico, nei quali “sprofondano” monopoli ed istantoni in un turbinio che oscilla fra correnti di energia e di informazione. Al centro di questa spaventosa “tempesta” primordiale, onde di metriche degenerate si spingono nel vuoto per mescolare monopoli ed istantoni in una “schiuma quantistica” in cui l’informazione diviene energia. Questo formidabile passaggio tra informazione primordiale ed energia è, in fondo, legato alla trasformazione del tempo immaginario in tempo reale. Tutto questo avveniva nell’epoca lontanissima in cui l’universo primigenio era sottoposto, nella sua totalità, alla supersimmetria della condizione KMS

Vi fu quindi un tempo in cui i lampi di energia altro non erano che nubi d’informazione. Poi a mano a mano che ci si spinge verso lo zero, verso il fondale estremo del nostro oceano, le fluttuazioni perdono progressivamente intensità. A poco a poco, gli istantoni divengono più stabili, cessano di trasformarsi in monopoli così che, nel momento in cui finalmente ci avviciniamo al fondo, esiste soltanto qualche rarissimo monopolo: gli istantoni euclidei dominano interamente il paesaggio. E qui, quando finalmente siamo in vista della scala zero, scopriamo qualcosa di straordinario: tutti gli istantoni convergono in una spirale (aurea) verso il Punto Zero dove si sovrappongono, si confondono e si fondono in un unico istantone a quattro dimensioni: l’istantone gravitazionale singolare di dimensione zero.

Quella configurazione primordiale, allo stesso tempo infinitamente semplice ed infinitamente complessa, contiene da sola tutta l’informazione dell’intero universo, da zero all’infinito. Si tratta di un oggetto puramente topologico, che vive fuori dal tempo reale e che racchiude in sé tutta l’evoluzione dell’universo in tempo immaginario.

L’istantone gravitazionale singolare è un punto: la sua dimensione è zero, non occupa alcun volume nello spazio, né alcun istante nel tempo.

Il Punto Zero può così essere visto come un’infinità di istantoni di dimensioni nulle raccolti su di un unico punto (un po’ come oggi milioni di libri sono compattati nei minuscoli solchi di un DVD). Allo stesso modo, un’infinità di istantoni si trovano sovrapposti al Punto Zero, conferendogli una ricchezza infinita in termini di informazione

È qui, all’infinito rispetto a zero, che avviene il fenomeno di “decompattazione” del tempo: la fisica definisce quel momento “istante di Planck” (o tempo di Planck). Solo in quell’istante comincia l’ultima tappa: il tempo immaginario è scomparso, l’energia immaginaria si converte in energia reale ed il “Big Bang caldo” prende l’avvio. Con esso, comincia l’espansione dell’universo, che avviene soltanto nel tempo reale. È questo, quindi, il fantastico potere dello zero, il suo mistero affascinante: dispiegare tutta l’informazione numerica che contiene in potenza. E se supponiamo che il punto della Singolarità Iniziale altro non sia che l’immagine dello zero, allora la rappresentazione “geometrica” di quel che abbiamo appena visto ci ha permesso di assistere all’espansione fredda, silenziosa, della sfera originale da zero all’infinito. Un’espansione che, tenuto conto di quanto appena visto, non è soltanto naturale: è inevitabile, inscritta nell’esistenza stessa dello zero. Questo è il segreto del primo Big Bang, quello che ha permesso la transizione da zero verso l’infinito proiettato sul Muro di Planck. Un Big Bang freddo e buio, grazie al quale c’è stato qualcosa a partire dal nulla; attraverso il quale l’infinito è sbocciato dallo zero. E l’essere dal nulla.

Tradotto in termini spirituali da Cayce

“L’uomo esige un inizio e un termine; così all’origine c’era un mare di spirito, ed esso riempiva tutto lo spazio. Era statico, contento, consapevole di sé, un gigante che riposava in seno al proprio pensiero, contemplando ciò che esso era.
Poi si mosse. Si ritirò in se stesso finché tutto lo spazio rimase vuoto e ciò che lo avevo riempito brillò dal suo centro, una mente irrequieta, in subbuglio. Questa era l’individualità dello spirito; era ciò che scoprì di essere svegliandosi; questo era Dio.