Acqua pubblica in vendita

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Questo argomento contiene 27 risposte, ha 11 partecipanti, ed è stato aggiornato da  windrunner 11 anni, 1 mese fa.

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  • #75981
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [color=#ff0000]Napoli come Parigi, l’acqua è di nuovo pubblica[/color]
    !lol !lol !lol !lol !lol

    http://informarexresistere.fr/2011/10/27/napoli-come-parigi-lacqua-e-di-nuovo-pubblica/#axzz1byFazjir

    Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Comitato Acqua Pubblica Napoli salutano con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all’unanimità, la trasformazione dell’azienda “Arin S.p.a.” in “Acqua Bene Comune Napoli”, un ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche.

    Si tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, e della volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli l’acqua torna pubblica.
    Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese.
    Ci aspettiamo adesso che tutte le altre città seguano l’esempio napoletano e che oltre alla ripubblicizzazione si vada nella direzione di una reale partecipazione dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del Servizio Idrico Integrato.
    Da oggi, 26 ottobre, inizia il percorso della gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, a cui tutti i cittadini e tutte le cittadine saranno chiamati a contribuire.
    L’acqua torna ed essere un bene comune e nessuno, d’ora in poi, potrà dire che non si poteva fare. Su acqua e referendum indietro non si torna.
    Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
    Comitato Acqua Pubblica Napoli
    Napoli, 26 ottobre 2011
    Luca Faenzi
    Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

    Tratto da: Napoli come Parigi, l’acqua è di nuovo pubblica | Informare per Resistere http://informarexresistere.fr/2011/10/27/napoli-come-parigi-lacqua-e-di-nuovo-pubblica/#ixzz1byFukH2t
    – Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #75982
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    a casa mia è un mese che abbiamo ripreso a bere l'acqua della fontana 🙂


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #75983

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/banca_mondiale_multinazionali_privatizzazione_acqua.html

    Banca Mondiale e multinazionali insieme per privatizzare l'acqua
    La Banca Mondiale vara una nuova alleanza con le multinazionali al fine di privatizzare definitivamente il servizio idrico. Ma l'accesso all'acqua deve restare comune e questo è l’ennesimo tentativo, da parte delle corporations, di interferire nella gestione democratica e legittima dell’acqua.

    di Redazione – 30 Novembre 2011

    La partnership tra la Banca Mondiale e varie multinazionali fa parte di una più vasta tendenza da parte dell'industria di influenzare le politiche globali sull'acqua
    La Banca Mondiale vara una nuova alleanza con varie multinazionali, tra le quali Nestlè, Coca Cola e Veolia. Con sede presso l’IFC (International Finance Corporation), questa nuova iniziativa mira a 'trasformare il settore idrico' introducendo il settore privato in quello che è, storicamente, un servizio pubblico.

    Questa nuova partnership fa parte di una più vasta tendenza da parte dell'industria di influenzare le politiche globali sull'acqua. Questa iniziativa industriale, denominata The 2030 Water Resources Group Phase 2 Entity schiera multinazionali con grossi interessi finanziari nella governance dell’acqua con la Banca Mondiale, una delle più importanti istituzioni per lo sviluppo a livello mondiale.

    Peter Brabeck, presidente della Nestlé, è stato chiamato a presiedere il Water Resources Group, che ha già ricevuto 1,5 milioni di dollari di finanziamento IFC. Nestlé è la più grande multinazionale di imbottigliamento acque.

    I difensori dell’accesso all’acqua sottolineano come questo non sia che l’ennesimo tentativo da parte delle multinazionali dell’acqua di interferire nella gestione democratica e legittima dell’acqua.

    Il Water Resources Group rappresenta un conflitto di interessi rispetto all’obiettivo della Banca Mondiale, che è quello della riduzione della povertà. Presenta inoltre un approccio alla gestione dell’acqua incompatibile con il diritto all’acqua riconosciuto dalle Nazioni Unite.

    Al momento, il 90 per cento degli utenti dell’acqua utilizza il servizio pubblico
    La campagna del settore privato per ottenere finanziamenti

    “Siamo senza ombra di dubbio in presenza di una campagna attivista dell’industria privata per l’ottenimento di finanziamenti e credibilità, nel tentativo di ottenere un potere totale”, ha dichiarato Shayda Edwards Naficy, dirigente del Corporate Accountability International, un organismo non governativo.

    “Stando alla Banca Mondiale, il 34 per cento dei contratti idrici di tipo privato sono in sofferenza o vengono rescissi prima della scadenza.

    Ad aprile, l’ufficio di vigilanza dell’Ombudsman ha dichiarato che un sorprendente 40 per cento dei reclami ricevuti da tutti i settori e da tutte le regioni era correlato con l'acqua. Questo dimostra quanto la privatizzazione dell’acqua si sia rivelata una miniera di problemi, quali promesse non mantenute di fornitura di servizi allargati, finanziamenti pubblici sprecati, minacce ai diritti umani, specie per quanto riguarda le famiglie a basso reddito.

    Interessi finanziari

    Se la Banca, nonostante una lunga storia di fallimenti, approva questo approccio, questo fa legittimamente pensare a un processo decisorio inquinato da diffuse partnership con multinazionali e quote finanziarie in queste ultime.

    Al momento, il 90 per cento degli utenti dell’acqua utilizza il servizio pubblico. Affidare questi sistemi ad aziende private porterebbe a aumento dei prezzi, interruzioni di servizio, e significativi licenziamenti degli impiegati del settore.

    Focalizzare sul settore privato significa inoltre distogliere l’attenzione dal sostegno ai governi nella protezione dei diritti umani.

    Il Water Resources Group mira a “sviluppare un nuovo approccio normativo alla gestione dell’acqua”, preparando la strada per un ruolo sempre più ampio del settore privato a livello mondiale. Per poter ottenere questi nuovi finanziamenti, tutti i progetti devono presentare “almeno un partner del settore privato”, non come semplice finanziatore benefico, ma “come parte delle operazioni”.

    La strategia del gruppo consiste nell’inserire il settore privato nella gestione dell’acqua un paese alla volta
    Un paese alla volta

    La strategia del gruppo consiste nell’inserire il settore privato nella gestione dell’acqua un paese alla volta, attraverso una combinazione tra ricerca finanziata dall’industria e partecipazione diretta in organismi governativi.

    Al momento, il Water Resources Group sta formalmente lavorando con i governi, rispettivamente, della Giordania e del Messico, e con lo stato indiano di Kanataka. Inoltre, colloqui sono in corso con i governi del Sud Africa, della Cina, e di vari altri paesi scelti per la fase successiva.

    “Corporate Accountability International ha dimostrato in modo consistente l’inerente conflitto di interessi della Banca Mondiale, che agisce come investitore, consulente del governo, arbitro, e veicolo di pubbliche relazioni a sostegno del profitto nel settore dell’acqua” ha dichiarato Naficy.

    Alle multinazionali dell’acqua non deve essere permesso…

    Alle multinazionali globali dell’acqua non deve essere permesso di aprire i rubinetti dei fondi per lo sviluppo per promuovere le propri interessi privati, perché tutti i casi hanno dimostrato come profitto e rispetto dei diritti umani nel settore dell’acqua sono in conflitto.

    Corporate Accountability International (ex Infact) è un’organizzazione di soci che, negli ultimi 34 anni, ha con successo portato avanti campagne a difesa della salute, dell’ambiente e dei diritti umani.

    Attraverso la sua campagna Challenging Corporate Control of Water (sfidare il controllo delle multinazionali sull’acqua), Corporate Accountability International ha assunto un ruolo leader nel movimento globale per proteggere il diritto e l’accesso all’acqua; preservare e proteggere le risorse idriche e i sistemi per il bene pubblico; e preservare le risorse idriche in quanto patrimonio ecologico.


    #75984

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/politica_non_rispetta_esiti_referendum_acqua_pubblica.html

    Acqua pubblica: la politica non rispetta gli esiti dei referendum
    9 Gennaio 2012

    Attacco ai referendum sull'acqua pubblica: il governo vuole privatizzare, mentre regioni e province già lo stanno facendo.
    Il ministro Passera s'ingegna per inserire nel disegno di legge di gennaio nuove norme per la privatizzazione del servizio idrico ed il mantenimento in bolletta del 7 per cento di rendimento del capitale investito; a Cremona viene riconfermato il Piano d'Ambito della società gestrice Aem, che prevede tappe serrate per la privatizzazione; persino in Puglia la giunta Vendola annuncia aumenti in bolletta e dichiara di non voler rinunciare al 7 per cento. Cosa sta succedendo? Eppure appena 7 mesi fa due referendum sancivano, con il 96 per cento di sì, che l'acqua è un bene comune, e pertanto deve essere pubblica, fuori dal mercato e su di essa non si devono fare profitti.

    Sembrano passati anni, se è vero che giusto tre giorni fa l'antitrust è tornato a chiedere al governo – come se ce ne fosse bisogno, poi – ulteriori liberalizzazioni che coinvolgano i servizi pubblici locali. E, a quanto riporta Paolo Viana sul quotidiano l'Avvenire, un gruppo di funzionari del Ministero dell'Economia starebbe da giorni studiando come aggirare l'ostacolo del voto referendario e procedere alla privatizzazione del servizio idrico.

    Un metodo condiviso anche dal ministro allo Sviluppo Corrado Passera, che ha lasciato intendere più volte la volontà di inserire norme per la privatizzazione dell'acqua nel maxidisegno di legge che verrà presentato a fine gennaio. Per implementare, a suo dire, le leggi europee sulla liberalizzazione dell'acqua, la stessa cui il Decreto Ronchi si proponeva di dare attuazione.

    Peccato che non esista nessuna legge europea che imponga la privatizzazione dell'acqua. “L’Europa – ricorda l'avvocato Ugo Mattei, membro del cda di Arin, la società pubblica che gestisce l'acqua a Napoli – non impone la privatizzazione ma esige che laddove il pubblico gestisce un servizio non utilizzi la propria posizione di monopolio per intervenire in altri campi violando il principio di concorrenza. Questo può avvenire con una società per azioni, non con un’azienda speciale partecipata”. Insomma, secondo Mattei la forma di società pubblica rispetterebbe alla perfezione i criteri dettati dalla Ue per la gestione dell'acqua.

    Ma se lo stato sembra muoversi a passi spediti in direzione contraria ai referendum, le amministrazioni locali non sono da meno. A Cremona era stato indetto per il 14 dicembre un Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito, per revocare il Piano d'Ambito di Aem, la società che gestisce l'acqua nella provincia. Il Piano in questione infatti, prevede una serie di tappe serrate per la cessione a privati di quote sempre maggiori della società, ed il mantenimento della remunerazione del capitale investito.

    Il 12 dicembre i sindaci riuniti avevano votato a favore della revoca. Solo due giorni più tardi, il Piano è stato invece riconfermato. La sentenza definitiva deve ancora arrivare, ma sulla decisione pesa la pressione del presidente della Provincia Massimiliano Salini, convinto fautore delle privatizzazioni.

    Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha espresso la sua preoccupazione sulla vicenda: “Ci pare che il progetto di privatizzazione disegnato dal Presidente della Provincia Salini – si legge in un comunicato – stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica”.

    E che dire della “rossa” Puglia? Neanche la giunta Vendola sembra intenzionata a rispettare quanto emerso dai referendum. La società gestrice, Acquedotto Pugliese s.p.a. è rimasta, come si evince dal nome, una società per azioni, dunque un ente di diritto privato, seppur a totale capitale pubblico. La remunerazione del capitale investito non è stata eliminata dalla bolletta, ma anzi è stata confermata la volontà di mantenerla. Inoltre da qualche giorno l'acqua costa più cara del 3,9 per cento.

    Tutto ciò, nonostante il risultato di bilancio “straordinario” ottenuto dalla società nel 2011, con un attivo di 37 milioni di euro. L'apparente contraddizione è stata spiegata da Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche, in virtù della necessità di effettuare gli investimenti infrastrutturali previsti dal Piano d'Ambito. “Il piano prevede un miliardo e 500 milioni. Un miliardo va in tariffa e i 500 milioni sono contributi della Regione. Quel miliardo di investimenti prevede l’ampliamento delle reti idriche e si ottiene con mutui presso le banche.”

    Giustificazioni a parte, resta il fatto che l'applicazione dei risultati di un referendum non dovrebbe certo essere discrezionale. Al pari di una legge un referendum deve sancire una decisione del popolo sovrano che va rispettata in quanto tale. Al governo e alle amministrazioni spetta il compito di trovare il modo di applicare correttamente questa decisione, non certo quello di decidere se e in quali circostanze applicarla.

    A.D.


    #75985

    Anonimo

    http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/acqua_pubblica_governo_monti_rispetti_voto_referendario.html

    Acqua pubblica: “Il Governo Monti rispetti il voto referendario”
    “Basta trucchi e trucchetti, il Governo Monti rispetti il voto popolare”. Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua chiede al Governo di rispettare la volontà degli italiani che nel giugno scorso hanno scelto la gestione pubblica dell'acqua e la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.

    di Comitato Acqua Bene Comune – 11 Gennaio 2012

    Nel giugno scorso 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico
    Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i suoi ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico. Ultimi in ordine di tempo il sottosegretario Polillo secondo cui il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e il sottosegretario Catricalà che ha annunciato “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell'acqua.

    Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell'acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.

    Non pensi il Governo Monti, con la scusa di risanare il debito, di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni.

    Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

    L'applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, per questo il Forum chiede, come già fatto e sinora senza risposta, un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nel contempo chiede a tutte le realtà che hanno sostenuto i referendum, ai partiti che da fuori o dentro il Parlamento hanno dato indicazione per il 'Sì' ai referendum di giugno, di prendere da subito una netta posizione in difesa del voto democratico del popolo italiano.


    #75986

    Anonimo

    http://eddyburg.it/article/articleview/18312/0/418/.

    Difendiamo i beni comuni dalle liberalizzazioni

    di Alberto Lucarelli – il manifesto.

    È necessaria una grande battaglia di civiltà contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali. E per dire al governo «tecnico» che l'acqua non si tocca. Un grande appuntamento a Napoli il 28 gennaio, con amministrazioni locali e movimenti.

    Un governo “politico” in agosto ha violato la Costituzione reintroducendo, in contrasto con l'esito referendario del 12 e 13 giugno 2011, meccanismi concorrenziali e logiche di mercato per l'affidamento dei servizi pubblici locali (ad eccezione dei servizi idrici),

    determinando un preoccupante scollamento tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa. Un governo “tecnico”, nella cosiddetta fase due della sua azione politica, vuole accelerare tale processo, con l'obiettivo di reintrodurre privatizzazioni forzate anche nel settore all'acqua.

    È bene allora ricordare che l'art. 4 d.l. n. 138/2011, convertito con la L. n. 148/2011 riproduce l'abrogato art. 23 bis del Decreto Ronchi, che trovava applicazione per tutti i servizi pubblici locali (spl), prevalendo sulle discipline di settore con esso incompatibili, salvo quanto previsto in materia di distribuzione di gas naturale e di energia elettrica, gestione delle farmacie comunali, trasporto ferroviario regionale.

    Attraverso procedure competitive ad evidenza pubblica, da svolgersi nel rispetto della relativa normativa comunitaria, gli spl potevano essere affidati ad imprenditori o a società in qualunque forma costituite oppure a società a partecipazione mista pubblica e privata (mediante il ricorso alla gara cosiddetta a doppio oggetto), con l'attribuzione al socio privato di una partecipazione non inferiore al 40%.

    L'affidamento in house veniva ammesso come deroga al regime ordinario, a patto che fossero presenti «situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato» e che si rispettasse la procedura indicata (svolgimento di un'analisi del mercato per motivare la scelta dell'in house, consultazione dell'Agcm).

    In ultimo, la norma abrogata prevedeva un regime transitorio per gli affidamenti già in essere all'entrata in vigore della disciplina, fissandone la scadenza ed una data certa per la messa a gara, a seconda del tipo di affidamento e della natura dell'ente gestore. La norma trovava applicazione per tutti i servizi pubblici di rilevanza economica, come del resto era stato riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza n. 24 del 2011, la quale, proprio in forza dell'applicazione estesa a tutti i servizi, aveva ritenuto il primo quesito rispettoso del requisito di omogeneità, richiesto ai fini dell'ammissibilità dalla giurisprudenza della Consulta.

    L'abrogazione referendaria dell'art. 23 bis, come indicato dalla stessa Corte Costituzionale, non determinava né la reviviscenza dell'art. 113 T.u.e.l. né tanto meno creava una lacuna normativa, giacché la disciplina comunitaria poteva infatti trovare diretta applicazione nel nostro ordinamento, anche in assenza di una intervento nazionale di adeguamento.

    Tale cornice giuridica ha avuto una assai breve vigenza: l'articolo 4 è stato infatti introdotto dal legislatore solo due mesi dopo l'avvenuta abrogazione dell'art. 23 bis, ignorando di fatto la volontà referendaria. La consultazione di giugno avrebbe reso prioritaria una discussione profonda in materia di spl, al fine di intervenire in maniera razionale e sistematica in un settore da sempre oggetto di continui ritocchi normativi. Ciò tuttavia non è avvenuto: il decreto legge n. 138/3011 è stato votato in una situazione di asserita emergenza, per rispondere al mercato.

    Il risultato, per quel che concerne i servizi pubblici locali, è stato – come si è detto – la riproposizione della norma abrogata solo due mesi prima, con una scelta che ha definitivamente segnato l'incapacità di una classe politica di saper cogliere le novità politiche ed istituzionali generate dal processo referendario.

    Ancora una volta, il legislatore ha posto le basi per un processo di dismissione, segnato da uno sbilanciamento dell'assetto delle gestioni a favore del privato, contribuendo alla svalutazione degli stessi assets che saranno messi a gara, essendo indiscutibile che una contestuale immissione sul mercato di numerosi beni e servizi è idonea a determinare il crollo del loro prezzo. In questo modo, il legislatore ha anche ignorato la maggiore autonomia che il diritto comunitario assicura agli enti locali in materia di definizione delle procedure di affidamento.

    Attualmente la situazione è la seguente: l'art. 4 d.l. 138/2011 disciplina la gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ad eccezione del servizio idrico e dei settori già esclusi dal Decreto Ronchi, «liberalizzando tutte le attività economiche e limitando, negli altri casi, l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad un'analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità».

    L'affidamento dei servizi avviene «in favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità» (comma 8); inoltre, per quel che concerne gli affidamenti a società miste, al partner privato selezionato con gara a doppio oggetto dovrà detenere «una partecipazione non inferiore al 40 per cento» (comma 12). L'affidamento in house, possibile ma solo in via derogatoria rispetto al regime ordinario, è ammesso «a favore di società a capitale interamente pubblico che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la gestione cosiddetta in house», a patto che «il valore economico del servizio oggetto dell'affidamento sia pari o inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui».

    Infine, è definito un regime transitorio per gli affidamenti già in essere all'entrata in vigore della nuova disciplina, determinandone la scadenza e la relativa messa a gara (comma 32, lett. a, b, c, d). Se all'esistenza del regime transitorio e del meccanismo delle gare a data certa si aggiunge da una parte il “premio” che i Comuni riceveranno una volta effettuate le dismissioni (l'art. 5 prevede infatti l'assegnazione di una somma non sottoposta ai vincoli di spesa propri del patto di stabilità), dall'altra la sanzione del commissariamento per gli enti che invece risulteranno inadempienti alla data del 31 marzo 2012, non è certamente infondato parlare di una violazione dei principi comunitari e costituzionali dell'autonomia decisionale dell'ente locale.

    Occorre reagire, e subito, a questa situazione di illegalità diffusa, di attentato alla Costituzione e di vulnus alla democrazia partecipativa; occorre reagire agli ulteriori e attuali progetti politici dell'attuale governo “tecnico” (fase 2) che intendono estendere gli effetti di tali provvedimenti anche all'acqua.

    La reazione deve partire non “soltanto” dal Forum dei movimenti per l'acqua pubblica e dai ventisette milioni di cittadini che hanno votato contro le privatizzazioni “forzate”, ma anche da parte di tutte quelle amministrazioni locali che rivendicano il rispetto della Costituzione e della loro dignità ed autonomia decisionale. Democrazia partecipativa e democrazia locale, in una dimensione nazionale, devono unirsi in una grande battaglia di civiltà, una grande battaglia per i diritti.

    Una prima e importante occasione per discutere di questi temi sarà il 28 gennaio a Napoli, giorno in cui de Magistris ha invitato, nell'ambito del I forum dei comuni per i beni comuni, le amministrazioni e i movimenti a discutere di tali temi e a produrre un documento unitario.


    #75987

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/bologna/2012/01/acqua-pubblica-a-bologna-approvato-un-importante-odg.html

    ACQUA PUBBLICA A BOLOGNA! Approvato un importante ODG

    DI MARCO PIAZZA

    Bologna –

    (Consiglio 9 gennaio 2012 ore 19:01)

    SIAMO APPENA RIUSCITI A FAR APPROVARE UN IMPORTANTE ODG SULL'ACQUA post referendum!!!
    Vi allego il testo con in rosso gli emendamenti che mi sono stati chiesti dal PD. Vi assicuro che e' stato un serratissimo confronto all'ultimo comma.

    Considerando che dopo la discussione in commissione, pensavo di riuscire ad ottenere molto meno, devo dire che sono soddisfatto.

    Ora si dovra' organizzare una sottocommissione statuto per trasformare questi “concetti” in “commi” da inserire nello statuto del comune di Bologna.

    Votanti 34, favorevoli 23 (PD, IDV, SEL, Amelia x Bologna, M5S), 1 non votante 10 ASTENUTI e NESSUN CONTRARIO.

    Vi copio di seguito la parte dispositiva (ma merita di essere letto il testo completo: sono partito dalla proposta del forum dei movimenti per l'acqua pubblica e ho raccolto il meglio da decine di ODG approvati negli altri comuni):

    SI IMPEGNA A
    Dare seguito alla chiara volonta' popolare espressa con l'esito del primo quesito referendario, inserendo all'articolo 2 dello statuto comunale i seguenti commi concetti:

    – Il comune riconosce l'acqua quale patrimonio dell'umanita' e lo status dell'acqua come bene comune pubblico.

    – Il Comune riconosce l'accesso all'acqua come diritto naturale, inalienabile di ogni essere vivente.

    – Afferma inoltre il principio che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;

    – Il Servizio idrico integrato e' di interesse generale

    – La proprieta' delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e' pubblica e inalienabile

    – La gestione del servizio idrico integrato e' effettuata esclusivamente da soggetti interamente pubblici o a controllo pubblico con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini

    INVITA LA GIUNTA
    – a valutare l'opportunita' e la fattibilità dell'istituzione di un “minimo vitale idrico”, finalizzato, a garantire tendenzialmente a tutti i cittadini la disponibilità domestica di un quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile per persona.

    Marco Piazza
    Consigliere Comunale di Bologna
    Portavoce dei cittadini


    #75988
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1326458329=Pier72Mars]
    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/bologna/2012/01/acqua-pubblica-a-bologna-approvato-un-importante-odg.html

    ACQUA PUBBLICA A BOLOGNA! Approvato un importante ODG

    DI MARCO PIAZZA

    Bologna –

    (Consiglio 9 gennaio 2012 ore 19:01)

    SIAMO APPENA RIUSCITI A FAR APPROVARE UN IMPORTANTE ODG SULL'ACQUA post referendum!!!
    Vi allego il testo con in rosso gli emendamenti che mi sono stati chiesti dal PD. Vi assicuro che e' stato un serratissimo confronto all'ultimo comma.

    Considerando che dopo la discussione in commissione, pensavo di riuscire ad ottenere molto meno, devo dire che sono soddisfatto.

    Ora si dovra' organizzare una sottocommissione statuto per trasformare questi “concetti” in “commi” da inserire nello statuto del comune di Bologna.

    Votanti 34, favorevoli 23 (PD, IDV, SEL, Amelia x Bologna, M5S), 1 non votante 10 ASTENUTI e NESSUN CONTRARIO.

    Vi copio di seguito la parte dispositiva (ma merita di essere letto il testo completo: sono partito dalla proposta del forum dei movimenti per l'acqua pubblica e ho raccolto il meglio da decine di ODG approvati negli altri comuni):

    SI IMPEGNA A
    Dare seguito alla chiara volonta' popolare espressa con l'esito del primo quesito referendario, inserendo all'articolo 2 dello statuto comunale i seguenti commi concetti:

    – Il comune riconosce l'acqua quale patrimonio dell'umanita' e lo status dell'acqua come bene comune pubblico.

    – Il Comune riconosce l'accesso all'acqua come diritto naturale, inalienabile di ogni essere vivente.

    – Afferma inoltre il principio che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;

    – Il Servizio idrico integrato e' di interesse generale

    – La proprieta' delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e' pubblica e inalienabile

    – La gestione del servizio idrico integrato e' effettuata esclusivamente da soggetti interamente pubblici o a controllo pubblico con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini

    INVITA LA GIUNTA
    – a valutare l'opportunita' e la fattibilità dell'istituzione di un “minimo vitale idrico”, finalizzato, a garantire tendenzialmente a tutti i cittadini la disponibilità domestica di un quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile per persona.

    Marco Piazza
    Consigliere Comunale di Bologna
    Portavoce dei cittadini
    [/quote1326458329]
    !amazed :bravo:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #75989

    sephir
    Partecipante

    [quote1326501157=Pier72Mars]
    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/bologna/2012/01/acqua-pubblica-a-bologna-approvato-un-importante-odg.html

    ACQUA PUBBLICA A BOLOGNA! Approvato un importante ODG

    DI MARCO PIAZZA

    Bologna –

    (Consiglio 9 gennaio 2012 ore 19:01)

    SIAMO APPENA RIUSCITI A FAR APPROVARE UN IMPORTANTE ODG SULL'ACQUA post referendum!!!
    Vi allego il testo con in rosso gli emendamenti che mi sono stati chiesti dal PD. Vi assicuro che e' stato un serratissimo confronto all'ultimo comma.

    Considerando che dopo la discussione in commissione, pensavo di riuscire ad ottenere molto meno, devo dire che sono soddisfatto.

    Ora si dovra' organizzare una sottocommissione statuto per trasformare questi “concetti” in “commi” da inserire nello statuto del comune di Bologna.

    Votanti 34, favorevoli 23 (PD, IDV, SEL, Amelia x Bologna, M5S), 1 non votante 10 ASTENUTI e NESSUN CONTRARIO.

    Vi copio di seguito la parte dispositiva (ma merita di essere letto il testo completo: sono partito dalla proposta del forum dei movimenti per l'acqua pubblica e ho raccolto il meglio da decine di ODG approvati negli altri comuni):

    SI IMPEGNA A
    Dare seguito alla chiara volonta' popolare espressa con l'esito del primo quesito referendario, inserendo all'articolo 2 dello statuto comunale i seguenti commi concetti:

    – Il comune riconosce l'acqua quale patrimonio dell'umanita' e lo status dell'acqua come bene comune pubblico.

    – Il Comune riconosce l'accesso all'acqua come diritto naturale, inalienabile di ogni essere vivente.

    – Afferma inoltre il principio che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici;

    – Il Servizio idrico integrato e' di interesse generale

    – La proprieta' delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e' pubblica e inalienabile

    – La gestione del servizio idrico integrato e' effettuata esclusivamente da soggetti interamente pubblici o a controllo pubblico con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini

    INVITA LA GIUNTA
    – a valutare l'opportunita' e la fattibilità dell'istituzione di un “minimo vitale idrico”, finalizzato, a garantire tendenzialmente a tutti i cittadini la disponibilità domestica di un quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile per persona.

    Marco Piazza
    Consigliere Comunale di Bologna
    Portavoce dei cittadini
    [/quote1326501157]

    Ah, queste sono buone notizie!
    Mica le scelgo a caso le città! :hehe: :VV:


    #75990
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    mò shorbole ! non sharai mica di buloggna ! :hehe:
    !heart


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

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