ancora nucleare??? no grazie

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Questo argomento contiene 136 risposte, ha 26 partecipanti, ed è stato aggiornato da  FREESPIRIT 10 anni, 8 mesi fa.

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  • #54465

    patrizia.pr
    Partecipante

    Solare in Africa, nucleare in Italia: dove trovare la giusta energia?

    Quali le scelte giuste riguardo alle energie alternative?In Germania alcune tra le più grosse compagnie tedesche nel campo bancario (la Deutsche Bank), assicurativo (la Muenchener Rueca), elettrico (la E.on e la RWE) ed il gigante dell’elettronica Samsung hanno firmato una sorta di alleanza con il Club di Roma per sviluppare un’iniziativa industriale battezzata Desertec.

    Il Desertec è sostanzialmente un progetto che, con un investimento di 400.000 miliardi di euro in dieci anni, prevede la costruzione di centrali solari termodinamiche ed eoliche nei deserti dell’Africa settentrionale per fornire elettricità al continente europeo attraverso casi a corrente continua ad alta tensione srotolati lungo il Mar Mediterraneo.

    L’iniziativa poggia sul semplice assunto che la quantità di energia solare che arriva in Africa in sole sei ore è pari a quella consumata dal mondo in un anno. Se una superficie pari allo 0,3% dei deserti nordafricani e mediorientali fosse coperta da pannelli solari si fornirebbe energia pulita all’intero continente europeo ed ai territori stessi su cui i pannelli fossero installati.

    Il Desertec è un progetto che che prevede la costruzione di centrali solari termodinamiche ed eoliche nei deserti dell’Africa settentrionale. Se da un lato il progetto sembra essere interessante e suscita il consenso di esperti ed ambientalisti, dall’altro c’è chi storce il naso ed avanza alcune critiche. In primo luogo si punta il dito contro l’eccessivo capitale investito, i 400.000 miliardi di cui sopra. In secondo luogo si fa concreto il sospetto che l’iniziativa sia inutile e di portata troppo ampia. Se si pensa, infatti, al costo per il trasporto dell’energia dall’Africa all’Europa viene spontaneo pensare che se al posto di un’opera elefantiaca, come effettivamente è il progetto Desertec, si favorisse l’installazione di impianti fotovoltaici ad uso domestico oltre ad ottenere un risultato più concreto si avrebbe anche un’incidenza economica ed ambientale minore per il trasporto stesso dell’energia attraverso i cavi.
    Una centrale fotovoltaica decentralizzata, infatti, copre superfici enormi di materiale inorganico, impedendo la fotosintesi; il trasferimento dell’energia attraverso i cavi di trasmissione che dovranno percorrere chilometri prima di portare l’elettricità a destinazione, comporta anche una grossa dispersione del contenuto.
    I cavi, appunto. Non è chiaro come morfologicamente si presenterà il progetto.

    Intanto il sito ufficiale della Fondazione Desertec ci restituisce l’immagine di un deserto che assomiglia più al gioco “unisci i puntini” che ad una mappa, in un intricato dedalo multicolore di cerchietti, quadrati, triangoli e addirittura parallelepipedi, uniti insieme da una trama di trattini che coprono l’intera area del deserto, spingendosi anche oltre.

    Se questi sono i dubbi di natura tecnica, diciamo, ed economica, da un punto di vista pratico e soprattutto politico possono esserne avanzati degli altri.

    Mi chiedo infatti se sia necessario concepire un progetto simile proprio in Africa quando, per similarità di clima, si potrebbe ugualmente utilizzare l’area meridionale dell’Europa. Soprattutto, mi chiedo se sia oculato, in un contesto di forte instabilità politica, come in quegli scenari, impiantare strutture che genereranno sì energia pulita, ma anche affari sporchi, consorterie, altri conflitti per il controllo del territorio ed un aumento del già alto livello di corruzione.

    La risposta è presto data. In economia, come in politica, la filantropia è lungi dall’essere una virtù consigliabile e praticabile, non si va troppo per il sottile, non si perde tempo ad argomentare sui probabili danni collaterali. Chi se ne frega, insomma, se tappezzare il Sahara di specchi creerà qualche problema ai Beduini che quel deserto lo abitano e lo conoscono palmo a palmo. Chi se ne importa se la questione potrebbe appiccare nuovamente il fuoco che cova sotto la cenere tra il Marocco, entusiasta del progetto, ed il Movimento di liberazione del Sahara (il Fronte Polisario), che non riconosce l’autorità Marocchina sul territorio che fu un tempo colonia spagnola.

    In Africa la situazione magmatica rende più agili nell’aggirare gli ostacoli, e proprio perché pecunia non olet, i politici da convincere sono, forse, meno esigenti; la stessa bilancia dei rapporti indica chiaramente la semplicità di raggiungere accordi vantaggiosi. Diventa quindi abbastanza immediato capire come mai è più facile lastricare il Sahara piuttosto che elaborare progetti meno pantagruelici in casa propria.

    Nel frattempo in Europa qualcuno fa a cazzotti con il solare.

    In Italia, infatti, già da un pò di tempo a questa parte si vive un ritorno di fiamma per il nucleare. Le linee guida del governo fanno sorgere il sospetto che si stia facendo strada la sciagurata idea che il nucleare costi meno del solare e che sia più facile costruire centrali nucleari piuttosto che installare pannelli solari, impianti fotovoltaici o pale eoliche.

    Il dubbio viene leggendo il decreto che ha eliminato il parere del Ministero dell’ambiente sulla costruzione di impianti nucleari e soprattutto il contenuto delle linee guida per le autorizzazioni alla costruzione di centrali ad energie rinnovabili. Il testo, pensato per attuare una legge del 2003 sulla velocizzazione dell’installazione degli impianti, in realtà pone una lunga serie di pastoie burocratiche che prevedono la necessità di consultare un esperto del Ministero dei Beni culturali, l’impossibilità di aggiornare le tecnologie senza autorizzazione, la richiesta di studi di impatto sanitario, paesaggistico, sociale, idrogeologico, faunistico e botanico e l’esclusione dell’eolico da buona parte del territorio.

    In Italia sembra che il pannello solare faccia più paura della scoria radioattiva. Eppure, nel profondo sud, in Calabria, conosciuta più per il sangue che lava le strade o per i morti sulle barelle, qualcosa si muove.
    L’Assessorato regionale all’Urbanistica e Governo del Territorio, infatti, già da un anno, ha rilanciato il progetto di trasformare in Parco solare il tratto autostradale che va da Scilla a Reggio Calabria. L’idea è quella di riconvertire una corsia della vecchia arteria in una centrale di energia solare installandovi dei pannelli solari in grado di garantire energia sia alla nuova Salerno-Reggio Calabria, per l’illuminazione stradale o gli autogrill, sia ai comuni cittadini vicino al tratto stradale. Il progetto è molto ambizioso anche perché i 40 milioni di euro previsti per distruggere il tratto autostradale potrebbero essere ridistribuiti, in misura minore, per costruire una fondamentale fonte di energia pulita.

    Certo, il progetto, interessante, è ancora in fase di studio, ma già il fatto che esistano menti in grado di concepirlo è confortante rispetto al rischio di vedere piazzate nel Paese ben quattro centrali nucleari, con il bagaglio di umori neri che si portano appresso.

    È così necessario andare a pescare il sole in Africa?
    http://www.terranauta.it/a1308/energie/solare_in_africa_nucleare_in_italia_dove_trovare_la_giusta_energia.html


    #54466

    patrizia.pr
    Partecipante

    Samsø: il paese delle meraviglie ecologiche
    di Virginia Greco

    Samsø è la terra abitata più pulita, ecologista e a basso impatto ambientale del pianetaE’ chiamata il paese delle meraviglie ecologiche. Samsø, isola della Danimarca grande tre volte Ischia, annovera 4500 abitanti, 22 centri urbani e 21 turbine eoliche. Tra campi di grano e zucche, si ergono affusolati ma robusti pali bianchi come immensi fiori dalla corolla girevole: sferzate da raffiche alla velocità di 32km/h, le pale ruotano nel cielo danese convertendo l’energia del vento in 105 milioni di kW/h annuali di elettricità, con cui sono alimentate più di 600 abitazioni.

    Tutto ebbe inizio nel 1997, quando l’Agenzia Danese per l’Energia, interessata a sperimentare soluzioni per ridurre l’impronta ecologica degli insediamenti urbani nel Paese, decise di lanciare un concorso nazionale: l’obiettivo era individuare il sito ideale da trasformare nel giro di 10 anni nel paradiso ecologico, ossia un’area abitata approvvigionata esclusivamente da energia prodotta da fonti sostenibili.

    Samsø vinse la selezione e da allora ha messo in atto una riconversione verde che – oggi si può dire – ha prodotto risultati eccezionali, i quali hanno superato le aspettative dello stesso governo e degli abitanti.

    Il primo ad essere realizzato è stato l’impianto offshore, ossia dieci turbine localizzate al largo dalla costa, che si innalzano per 77 metri fuori dalle acque del Mar del Nord. Via via sono spuntate pale eoliche anche sulla terraferma: oggi se ne contano undici. Il risultato di tale grande opera è che, come auspicato, ora il 100% degli abitanti dell’isola usa energia verde per soddisfare le proprie esigenze. Ma non finisce qui: la produzione supera ampiamente le richieste isolane, per cui l’energia derivante dal vento viene venduta al continente, o meglio inserita nella rete elettrica danese.

    Il 100% degli abitanti dell’isola usa energia verde per soddisfare le proprie esigenzeOgni turbina a terra è costata 570 mila euro, mentre quelle in mare 2,2 milioni l’una. Si è dunque trattato di un investimento di 28 milioni di euro, sostenuto dai comuni locali e dagli abitanti, ma agevolato dal governo centrale tramite abbattimenti fiscali e sovvenzioni. Una grande impresa, ma anche un fantastico successo.

    Oggi l’isola può vantarsi di essere l’unico territorio abitato (di dimensioni significative) ad avere un bilancio “negativo” di emissioni di gas serra. Essa, infatti, ha ridotto la produzione di anidride carbonica, biossido di zolfo e biossido di azoto rispettivamente del 142%, del 71% e del 41%. Poi, con il sovrappiù di energia pulita che cede alla rete nazionale, controbilancia quel che le resta di emissioni, fino a superarle: è in questo modo che ne risulta un bilancio negativo, una sorta di credito anziché debito nei confronti dell’ambiente.

    La conversione all’energia pulita ha fatto bene anche al portafoglio, oltre che all’ambiente. Quasi tutti a Samsø, infatti – in un modo o nell’altro -, guadagnano grazie al vento: le turbine sono possedute in percentuali variabili da investitori privati (abitanti del posto), dal governo stesso e da cooperative di cittadini. La rivoluzione verde ha risollevato l’economia dell’isola, frenando l’emigrazione di giovani ed attirando turisti, incuriositi dal particolare stile di vita della gente del luogo.

    Infatti non si risolve tutto semplicemente nel pur eccellente impianto eolico. Gli isolani, i “samsingers” (cantanti di Samsø), come amano definirsi per sottolineare la positività e la leggerezza della loro vita, sperimentano quotidianamente varie forme di eco-sostenibilità.

    I tetti degli edifici sono rivestiti di muschio per essere termicamente isolati e sono coperti di pannelli solariI tetti degli edifici sono rivestiti di muschio per essere termicamente isolati e sono coperti di pannelli solari: con l’energia tramite essi prodotta si riscalda l’acqua e, in parte, gli ambienti interni. Il “resto” del riscaldamento è coperto dalle biomasse, ossia bruciando in grandi (ed efficienti) fornaci paglia e trucioli di legno. Tali materiali vengono considerati CO2-neutrali in quanto sono sottoprodotti dell’agricoltura per alimentazione, vale a dire che essi sarebbero comunque scarti e, soprattutto, derivano da piante, le quali per loro natura durante il proprio ciclo vitale assorbono anidride carbonica restituendo ossigeno all’ambiente. Per giunta, le ceneri che restano dopo la combustione sono sparse nei campi come fertilizzanti. E’ davvero il caso di dire che non si butta via nulla: tutto è inserito in un circolo virtuoso.

    Soddisfatto degli eccellenti risultati, che rendono l’isola il fiore all’occhiello della Danimarca ecologista (e in fondo anche dell’Europa), il governo locale vuole provare ad andare oltre, pertanto si sta lanciando in nuovi progetti. In primo luogo ci sarà l’inserimento del biogas nel riscaldamento comunale, inoltre si sta studiando il modo di sfruttare la forza delle onde marine.

    Sul piano dei trasporti, oggi una grossa fetta degli abitanti dell’isola ha ridotto al minimo l’uso dei mezzi motorizzati e la maggior parte di essi sono comunque alimentati tramite olio di colza. Il petrolio non è vietato, però si sta superando. Ma il progetto a lungo termine nel quale i samsingers stanno investendo è lo sviluppo di impianti ad idrogeno con i quali alimentare un giorno i motori dei veicoli.

    Per ridurre le emissioni di gas serra legate all’alimentazione, la popolazione ha deciso di prediligere i prodotti locali, riducendo al minimo indispensabile l’importazione di cibo. Come ricorda Bente Hessellund Andersen, guru autoctona della lotta all’effetto serra e ambientalista di lunga data, “la regola d’oro per un’alimentazione a basso apporto di CO2 è: mangiare cibo vegetariano, locale (niente emissioni per il trasporto) e biologico (meno fertilizzanti e pesticidi chimici). Se poi si vuole andare oltre, meglio optare per cibo freddo, risparmiando in tal modo l’energia necessaria per cuocerlo, e quando si cucina, non dimenticare mai di porre un coperchio sulla pentola, così da ottenere lo stesso effetto con meno consumo.”

    Samso è destinata a restare un’anomalia virtuosa?Samsø rappresenta dunque, oltre che un esempio di grande virtuosismo ecologico, un vero e proprio laboratorio sperimentale in cui nuove idee vengono proposte e progetti messi all’opera sul campo. Certo non è solo senso civico ed ecologista, il ritorno economico ha man mano convinto anche i più scettici. Come ad esempio Jørgen Tranberg, coltivatore di zucche e produttore di latticini: “Non sono un ambientalista”, dichiara, “è una questione di business”.

    L’isola assiste ora anche al continuo sbarco di turisti: da coloro che vogliono semplicemente godere della rilassatezza di un luogo che ha riscoperto una dimensione di vita “slow” (lenta) e molto più in armonia con l’ambiente circostante, a coloro che – invece – vogliono vedere con i propri occhi come funzioni il sistema e acquisire informazioni, trarre spunti, apprendere tutto ciò che si può fare per ridurre l’impronta ecologica delle attività umane.

    A margine di tutto ciò restano degli interrogativi (forse i soliti): è possibile trasferire un simile modello a realtà molto più grosse fino alla totalità del pianeta? O tutto funziona proprio perché piccolo e più facilmente gestibile? E’ Samso destinata a restare un’anomalia virtuosa?

    Forse per scoprirlo dovremmo prendere esempio proprio dalla filosofia dei samsingers: mettere in tavola nuove idee e sperimentarle sul campo. Cosa aspettando dunque gli altri governi a lanciare un concorso analogo a quello vinto dalla cittadina danese? Potremmo scoprire che centinaia di zone dell’Italia – per esempio – ambiscono a diventare a loro volta paesi meravigliosamente ecologici.
    http://www.terranauta.it/a1227/citta_ecologiche/samsø_il_paese_delle_meraviglie_ecologiche.html

    Un modello esportabile!!! Materiali autoctoni, nulla viene da fuori usano ciò che hanno in casa!!! :ok!:


    #54464
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    il nucleare e' morto e sepolto


    #54467

    marì
    Bloccato


    Il nucleare non passerà

    [link=hyperlink url][youtube=450,340]7PPdIPqxsQs[/link]

    http://www.beppegrillo.it/


    #54468
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum
    #54469
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [youtube=425,344]XdvB9BDy7Kc


    #54470

    skorpion75
    Partecipante
    #54472

    skorpion75
    Partecipante

    appena trovata :yesss:

    Ben quindici regioni contro il nucleare!
    http://www.aamterranuova.it/article4148.htm


    #54473
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    POCATELLO – Thursday night a different kind of lecture was held at Idaho State University in Pocatello. It was a lecture on unidentified flying objects or UFOs.

    Robert Hastings says for the last 30 years the Freedom of Information Act has helped declassify thousands of documents about UFOs. He says a number of them deal with UFO activity at nuclear weapons sights.
    http://www.localnews8.com/Global/story.asp?S=11862747

    [youtube=480,340]0opN0WhSjlo


    #54471
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1264457454=Marì]

    Il nucleare non passerà

    [link=hyperlink url][youtube=450,340]7PPdIPqxsQs[/link]

    http://www.beppegrillo.it/

    [/quote1264457454]
    a questo punto non si tratta di avere una visione o meno
    si tratta di essere folli, aver perso le rotelle


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