ANTICHI MESTIERI, LA PARSIMONIA

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Questo argomento contiene 89 risposte, ha 15 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 2 mesi fa.

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  • #138024
    prixi
    prixi
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    Repair Café, dove riparare gli oggetti e gli elettrodomestici non costa nulla!

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    Cosa ce ne facciamo di tutti quegli oggetti che, una volta rotti, sono troppo costosi da far riparare? In genere ce ne liberiamo, buttandoli nella pattumiera. Altri fanno la stessa fine senza nemmeno un tentativo di riparazione.

    Cosa comporta questo? Oltre ad un inesauribile spreco (perchè gettarne uno spesso significa comprarne uno nuovo), anche un ammontare di rifiuti, e nel nostro Pianeta giustamente di rifiuti ne abbiamo pochi.

    Dovremmo invece prendere spunto dalla Francia, dove è stato da poco aperto il sesto Repair Café.

    Di cosa si tratta? Semplice, si tratta di luoghi in cui elettricisti, sarti, falegnami, riparatori di computer, giocattoli, elettrodomestici, biciclette e moto, mettono in maniera volontaria la propria esperienza per riparare il vostro oggetto rotto, di qualunque natura esso sia.

    Non solo. Questi volontari, infatti, vi insegnano anche a riparare gli oggetti più disparati così che, in caso di ulteriore guasto dell’oggetto stesso o di un altro oggetto in vostro possesso, possiate essere voi stessi a ripararlo.

    Insomma, in tempi di crisi come questi si tratta di un’ottima alternativa che ci permette non solo di risparmiare denaro, ma che combatte anche l’accumulo inutile di rifiuti.

    I Repair Café sorgono in Francia, ma anche altri Paesi come Belgio, Canada, Stati Uniti, Paesi Bassi, Regno Unito, Brasile, Francia, Polonia, Australia e Germania sono interessati a questa iniziativa.

    E non ci resta che augurarci che questo progetto, che ha ottenuto grandi favori e consensi, possa svilupparsi anche in tutti gli altri Paesi del mondo, Italia compresa

    Eticamente


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #138025
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Speriamo cara Pri che venga anche da noi…


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #138026
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    COME CONSERVARE A LUNGO LE CIPOLLE

    Quando si smaglia un paio di collant, non buttatelo ma riutilizzatelo per conservare le cipolle! Basta infilarne una e fare un nodino, continuare così fino alla fine della calza, quindi sistemare la treccia in un luogo asciutto, fresco e buio: in questo modo saranno libere di respirare e dureranno fino a 8 mesi senza rovinarsi! Quando ve ne occorrerà una, sarà sufficiente tagliare con un paio di forbici lo scomparto della cipolla più bassa: partite dal piede e – cipolla dopo cipolla – arrivate fino al principio del collant.

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    http://www.bioradar.net/curiosita/rimedi-consigli/27671/


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    #298735
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    .. esperimento “fresco, fresco” di giornata 😆 è proprio il caso di dirlo

    Come ammorbidire la guarnizione del congelatore

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    Le guarnizioni, sono state ideate per far aderire perfettamente due superfici a contatto, con la duplice funzione di evitare la perdita di liquidi e aria. Qualsiasi guarnizione, essendo di gomma o silicone, è soggetta a deformarsi, irrigidirsi o spaccarsi a seguito del freddo intenso. Un esempio può essere quella del congelatore che se non è in perfetto stato, non solo provoca l’entrata o la fuoriuscita di aria bensì tende a guastarli del tutto ed irrimediabilmente. Vediamo allora in questa guida come ammorbidire la guarnizione del congelatore.

    Assicurati di avere a portata di mano:
    Vaselina(paraffina liquida)
    Grasso al silicone
    Talco

    Per una buona tenuta stagna del congelatore, la guarnizione deve aderire perfettamente sia sulla superficie di appoggio che su quella di contatto in fase di chiusura. La forma in molti casi, è di tipo trapezoidale in modo da impedire qualsiasi contatto con l’aria esterna. Nel momento stesso che viene a mancare il contatto in uno o più punti, si è costretti a sostituirla per evitare problemi alla struttura e ai cibi in essa contenuti.

    Ci sono tuttavia molti metodi per impedire alla guarnizione del congelatore di subire danni. Fondamentale è la morbidezza e per ottenerla e mantenerla costante si possono utilizzare molti prodotti di facile reperibilità e molto efficaci. Il primo è senza dubbio la vaselina, meglio conosciuta come paraffina. Si può trovare senza problemi in farmacia sia allo stato solido che liquido. Nel nostro caso, quest’ultimo è il più adatto in quanto lo si può cospargere su tutta la superficie con un pennellino. L’operazione va comunque ripetuta almeno una volta al mese. Da evitare sono altri tipi di olio come quello da cucina, che diventa gommoso essiccandosi o quello per lubrificare macchinari, che tende a sporcarla eccessivamente, cosa che invece non accade con la vaselina che è perfettamente inodore ed incolore. Un altro prodotto ammorbidente e quindi ideale per la guarnizione del congelatore è il silicone. In commercio, esiste del grasso proprio a base di questa sostanza, vendibile in un barattolino, che è trasparente, non annerisce e non si solidifica, per cui è da ritenersi in assoluto il miglior ammorbidente e lubrificante in circolazione.

    Infine, troviamo un’altra sostanza di facile reperibilità che da dei buoni risultati ai fini della morbidezza. Parliamo infatti del talco che è ideale poiché non si solidifica, è naturale, non inquina i cibi all’interno del congelatore ed inoltre una volta spalmato su tutta la superficie vi rimane attaccato creando una pellicola di protezione molto efficace.

    Tutti i prodotti sin qui elencati, sostituiscono nel migliore dei modi qualsiasi tipo di grasso, ammorbidente e lubrificante industriali ed il loro uso, non solo ha dei costi irrisori, ma se vengono applicati spesso, la guarnizione del congelatore non vedrà mai la fine..

    Pianeta Fai Da Te


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    #298974
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    9 Modi per Riutilizzare l’Acqua di Cottura della Pasta

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    In un’ottica di riutilizzo di tutte le risorse, forse non tutti sanno che abbiamo un tesoro che viene sprecato e buttato quotidianamente nelle nostre cucine. Si tratta infatti di un prodotto considerato di scarto, a cui non diamo nessun peso, è l’acqua di cottura della pasta o del riso che può invece avere molteplici usi casalinghi e personali, dopo essere stata utilizzata per servirci un bel primo piatto.

    Innanzitutto già basti pensare che contiene amido, rilasciato dalla pasta, e sali minerali in quantità.

    Ecco, nello specifico, a cosa può servire:

    1 – Già durante la cottura, come anche molti chef consigliano, può essere utilizzata per rendere più morbidi e solubili alcuni condimenti densi come il pesto o la carbonara, dunque è bene conservare un mezzo bicchiere di brodo proprio a questo scopo.

    2 – Dopo la cottura, l’acqua può essere raccolta direttamente in una ciotola mentre scolate la pasta o lasciata nella pentola, prelevando la pasta con una schiumaiola. Potete poi riutilizzarla direttamente per lavare la pentola stessa, infatti, grazie all’amido, raffreddandosi, renderà più facile la pulizia della pentola e lo scioglimento dei grassi dei piatti che man, mano, potete depositare all’interno della pentola o nel lavandino chiuso con il tappo dove avrete versato l’acqua.

    3 – L’acqua può essere riutilizzata come base per zuppe, brodi o anche semplicemente per cuocere le verdure in acqua o al vapore!

    4 – Non salata, potrà essere utilizzata per mettere a mollo i legumi, magari con una foglia di alloro per renderli più digeribili.

    5 – Ve ne potrete servire per la preparazione dell’impasto in varie ricette, dal pane, alla pizza ma anche per la pasta di sale con cui far giocare i bimbi.

    6 – L’acqua così ricca di amido è un portento per irrobustire i capelli e renderli più docili, dunque potete utilizzarla per creare un impacco da tenere una mezz’ora prima di lavarvi i capelli.

    7 – Potete anche fare un ottimo pediluvio emolliente per piedi e gambe pesanti. In questo caso potrete aggiungervi, a piacere, qualche goccia di olio essenziale alla menta o alla lavanda.

    8 – Se non è salata, potete utilizzarla come preziosa acqua concimante per le vostre piante e il vostro giardino. Mi raccomando di farla raffreddare prima. Potete anche conservarla nell’innaffiatoio o in bottiglie.

    9 – Si può anche riporre in bottiglia, far raffreddare e aggiungere qualche goccia di sciroppo d’acero, o di altro gusto, per farne una bevanda ricostituente e rigenerante. Se addirittura vi piace così com’è, senza l’aggiunta di nulla, contenendo amido, vi darà una certa sensazione di sazietà, dovete solo stare attenti al sale contenuto e ai suoi effetti.

    Insomma anche con questi piccoli gesti quotidiani possiamo evitare sprechi e usufruire delle proprietà inaspettate di ciò che usiamo tutti i giorni!

    Vitadamamma.com


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    #311319
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    🙂 LE BUSTINE DEL TÈ USATE

    Una bella tazza di tè è quello che ci vuole per fare una pausa durante il giorno. In Italia, ogni anno si consumano circa 70 grammi di tè a testa. Bevanda molto diffusa in tutto il mondo, e particolarmente apprezzata in Turchia, con un consumo annuo pro capite che sfiora i 200 grammi, che la fa diventare la nazione col più alto indice di consumo di tè al mondo. Esistono svariate qualità di tè, e ognuno sceglie secondo le proprie preferenze. C’è chi lo beve al naturale, chi con aggiunta di latte – come gli inglesi – chi con qualche fogliolina di menta. In ogni caso, sono poche le persone che non ne apprezzino il sapore.

    Nel nostro paese, il tè viene commercializzato fondamentalmente confezionato dentro le classiche bustine, che si calano nella tazza di acqua bollente per creare l’infuso. Pochi minuti, ed è pronto. Normalmente poi, le bustine di tè usate vengono gettate nella pattumiera, a meno che, non si conoscano gli usi alternativi che scoprirete leggendo di seguito. E’ possibile quindi, riciclare le bustine usate di tè? Sì! E non immaginate nemmeno in quanti modi, tutti utilissimi, eccoli:


    1) Deodorante naturale per le scarpe: spesso le scarpe, specialmente quelle da ginnastica, emanano cattivi odori. Per deodorarle in maniera naturale, inserite all’interno delle scarpe, una bustina di tè asciutta. E’ miracoloso!

    2) Occhi gonfi? Prendete due bustine di tè nero, usate dopo aver preparato la tisana, e poggiatele sugli occhi per qualche minuto. E’ un trattamento perfetto al mattino, al risveglio

    3) Trattamento antiforfora e illuminante per capelli: in questo caso, va usata la tisana a base di tè, come ultimo risciacquo. Prepara la tisana facendo bollire le bustine di tè avanzate, in modo che rilascino tutte le loro sostanze residue. Poi, quando diventa tiepida risciacqua i capelli con questo preparato. La forfora ne subirà un grave danno, ed i capelli brilleranno in maniera del tutto eccezionale


    4) Per lenire le scottature: prendete un sacchetto di tè, immergetelo in acqua fredda e poggiatelo sulla zona da trattare. E’ ottimo sia per alleviare il bruciore sia per far guarire prima la pelle ustionata

    5) Per rimuovere le verruche: soffrite di verruche e non sapete come rimuoverle o prevenirle? Ancora una volta il tè è la soluzione che non si immagina. Prendete la solita bustina di tè, ancora umida, e tenetela premuta sulla verruca per circa un quarto d’ora. Sostituite con un’altra bustina di tè, e attendete ancora 15/20 minuti. Ripetete per qualche giorno, e vedrete le verruche cadere come per magia.

    6) Per lavare i piatti: non lo avreste mai detto vero? Eppure, le bustine usate del tè, sono un ottimo detergente, specialmente quando i piatti sono molto sporchi e incrostati. Lasciateli a mollo, per tutta la notte, in una bacinella di acqua in cui metterete una bustina di tè. Al mattino, sarà più facile e veloce lavar via lo sporco.

    7) Fertilizzante per i fiori: il tè contiene acido tannico, una sostanza benefica sia per l’organismo umano, sia per il terreno in cui piantiamo i nostri fiori. Ha la capacità di abbassare il PH della terra, e contribuisce a evitare lo sviluppo di microrganismi, come i funghi, che sono nocivi per le nostre piante e per i fiori.

    8) Antiodorante naturale per le mani: specialmente quando si cucina, e si usano aglio e cipolla, è difficile poi, rimuovere il cattivo odore. Niente paura: anche stavolta, la soluzione è il tè. Prendete una bustina di tè, e lavatevi le mani con essa. Tutti gli odori cattivi spariranno.

    9) Per curare la gengivite: è un disturbo che colpisce molte persone, ed è doloroso oltre che fastidioso. A volte poi, le gengive si gonfiano, e sono dolori. Prendete un paio di bustine di tè e inseritele all’interno del cavo orale, dove avete dolore. Mantenetele per almeno 15 minuti. Dovrebbe alleviare il dolore.

    10) Specchi brillanti: provate questa soluzione per pulire gli specchi e i vetri: preparate un tè e lasciatelo raffreddare. Poi prendete un panno pulito, immergetelo nel tè, strizzate e passatelo sullo specchio: voilà, scintillante e a poco prezzo!

    Come avete visto, una semplice bustina di tè, risolve molti piccoli problemi quotidiani. In maniera naturale e particolarmente economica. Conservate questa piccola guida, e mettete in pratica i consigli: diventeranno una buona abitudine, tutta al naturale.

    meteofan.it


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    #311538
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    🙂


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    #311588
    abuandre
    abuandre
    Partecipante

    grazie prixi.
    Interessante anche il riutilizzo delle bustine da te.


    #311614
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    🙂


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    #312907
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    “Il rimedio è la povertà”

    Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di Goffredo Parise.

    «Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

    Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

    Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

    Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

    Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

    Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

    Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

    Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

    Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

    Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.

    I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

    La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

    Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

    globalist.it


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