Batterie ad acqua

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Questo argomento contiene 20 risposte, ha 9 partecipanti, ed è stato aggiornato da  meskalito 11 anni fa.

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  • #76747

    meskalito
    Partecipante

    Deduco che se facessi lo stesso con un enorme contenitore di acqua non avrei lo stesso effetto,secondo voi?


    #76748

    windrunner
    Partecipante

    [quote1224710276=mesKalito]
    Deduco che se facessi lo stesso con un enorme contenitore di acqua non avrei lo stesso effetto,secondo voi?
    [/quote1224710276]

    Mi sa di si… nel senso che in base alla quantità di acqua dovresti aumentare la quantità di zinco e di rame… qiundi per un contenitore grande ti servirebbe non più l'asticella del computer ma una bella barra di zinco ed una bella barra di rame… questo ad intuito 😉


    #76737

    ezechiele
    Partecipante

    ce l'abbiamo un ingegnere su ag? … ripeto, secondo me e' il principio della batteria tradizionale! … soprattutto se per fare una lampadina ci vogliono 100 bicchieri d'acqua….

    http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_allo_zinco

    http://it.wikipedia.org/wiki/Pila_(chimica)#La_prima_pila

    un ingegnere… che legge AG … MH… forse e' una contraddizione in termini… chi mi smente?


    #76749
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    [quote1224713306=ezechiele]
    ma scusate non hanno acqua anche le batterie tradizionali? e non sfruttano lo stesso principio? dov'e' il “trucco”?
    [/quote1224713306]

    Le batterie che dici tu, sono ricaricate.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #76750

    ezechiele
    Partecipante

    pas anche la “prima pila”? quella di volta? … il secondo link che ho messo per intenderci?

    non fa corrente pure questa con lo stesso principio?

    Nel 1799 Alessandro Volta riprese gli studi di Luigi Galvani sulla corrente elettrica, riuscendo a realizzare la prima pila (oggi detta voltaica), con i seguenti costituenti:
    Un supporto di legno posto verticalmente su una base circolare
    Dischetti di rame e zinco
    Panno imbevuto di una soluzione acida formata da acqua e acido solforico
    Due fili di rame
    La pila consiste in dischetti di rame e zinco alternati, seguendo la logica rame, zinco, umido, rame, zinco, e così via il tutto tenuto a posto dalla struttura di legno esterna. Una volta disposti i dischetti e il panno sul supporto, collegando il primo e l'ultimo dischetto della colonna con due fili di rame, si viene a creare tra essi una differenza di potenziale in grado di produrre il passaggio di corrente.
    In realtà Volta credeva che il passaggio di corrente fosse dovuto alla differenza di potenziale originatasi in seguito al semplice contatto dei due metalli, mentre ora si sa che il passaggio di corrente è dovuto alla differenza di potenziale creata dai due metalli, ma il passaggio di corrente è provocato dalle reazioni chimiche al quale concorre anche il mezzo umido.
    Infatti si può notare che nella pila così formata lo zinco si consuma mentre il rame rimane intatto (può eventualmente ossidarsi). Questo perché lo zinco cede due elettroni e passa da Zn metallico a Zn2+, questi elettroni contrariamente a quanto si possa pensare non passano al rame, che serve solo per creare la differenza di potenziale, ma passano allo ione ossonio H3O+ formatosi dalla dissociazione ionica dell'acido solforico in acqua, che si trasforma in idrogeno molecolare gassoso H2. Infatti la differenza di potenziale che si può misurare con un potenziometro è di ca. 0,7 V (solo di uno strato rame, umido, zinco) che equivale alla semicoppia Zn/Zn2+ utilizzando come altra semicoppia quella dell'idrogeno H2/H3O+.
    Il dispositivo così costituito permise a Volta di produrre una corrente elettrica, di cui osservò il flusso riuscendo a indurre la contrazione dei muscoli di una rana morta.


    #76751
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Mah eze, però mi fa strano che fino ad oggi nessuno abbia messo 2 fili in un bicchiere d'acqua 😀


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #76752

    ezechiele
    Partecipante

    confermo e' l'esperimento della “seconda pila di volta”

    ho chiesto a un guru di pile sul forum delle bici elettriche, ti inoltro la risposta

    “PIXBUSTER” DISSE:
    Quella del filmato è la seconda versione della “pila di Volta” : la prima era fatta da dischetti impilati (rame, feltro imbevuto, zinco) da cui il nome di PILA; la seconda era fatta “a tazze” per ovviare all'inconveniente per cui, col peso dei dischi, il liquido dei dischetti di feltro se ne usciva

    La cosa che non dicono nel filmato è che se si mette ACQUA non funziona: bisogna mettere una soluzione acida (normalmente con acido solforico) ed è quello che, scomponendosi in due parti che migrano verso ognuno dei due poli, genera l'energia elettrica
    E dopo un certo tempo l'acido si esaurisce, i due elettrodi si sono modificati e la pila non funziona più (è “scarica”)

    Le “pile” attuali usano coppie di elementi diversi da rame e zinco, ma il principio è sempre quello (ma in più dentro ci sono altri “additivi”); solo che durano immensamente di più

    Anzi aggiungo un annedoto: le torce elettriche, in americano, si chiamano “flashlights” perchè, a causa delle batterie per niente performanti di cui si disponeva ai primi del '900, riuscivano a far luce per pochissimi istanti (flash) e poi bisognava lasciarle riposare
    A quell'epoca il massimo della tecnologia erano le pile zinco-carbone


    #76753
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Grazie eze 😉


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #76755
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum
    #76754

    Spiderman
    Partecipante

    [quote1239100256=Richard]
    https://www.altrogiornale.org/news.php?item.2917.7

    [youtube=425,344]eb9urNUFzAM

    [/quote1239100256]

    Siamo già oggi in deficit di acqua e le previsioni non sono molto incoraggianti, non la trovo una buona soluzione questo genere di macchine.


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