Come risolvere..a lungo termine..la questione rifiuti?

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Questo argomento contiene 90 risposte, ha 24 partecipanti, ed è stato aggiornato da  mysterio 10 anni, 7 mesi fa.

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  • #73624

    sephir
    Partecipante

    [quote1288297836=brig.zero]
    [youtube=425,344]J2Zs1yWlLtY :bravo:
    [/quote1288297836]

    non resisto, anche per me ci vuole un applausone :bravo:


    #73625
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    è chiaro che le cose vanno così perchè non vogliono sistemarle… :bravo:


    #73626
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante
    #73627
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1289848524=brig.zero]
    [youtube=425,344]CzjwxaeE5j4.

    http://www.nocensura.com/2010/11/adriano-celentano-da-fabio-fazio-parla.htmlhttp://www.nocensura.com/2010/11/adriano-celentano-da-fabio-fazio-parla.html
    [/quote1289848524]
    #fisc
    sembra a me o ultimamente la tv è diventata un pò più critica e un pò meno “plagiante”? :vir:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #73628

    Anonimo

    [quote1289900185=brig.zero]
    [youtube=425,344]J2Zs1yWlLtY :bravo:
    [/quote1289900185]

    :K: :bravo: :bravo: :bravo: :K:


    #73629
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [youtube=425,344]I8PPprqVbLc


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #73630
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #73631

    Anonimo

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/12/oceano-pacifico-sempre-piu-vasta/164205/?bcsi-ac-BD206F1A835A2F32=1DABD0D600000503GaISvbZe1xu7DxjL/J968FJtl1csAAAAAwUAADN/AgAIBwAABwAAAJJ8AAA=

    Oceano Pacifico, è sempre più vasta l’isola dei rifiuti di plastica
    Il Pacific Trash Vortex è in continua crescita. Secondo gli esperti ha ormai raggiunto un'estensione pari al doppio degli Stati Uniti e nel prossimo decennio potrebbe raddoppiare. Sotto accusa i sacchetti di plastica usa e getta
    di Andrea Bertaglio | 12 ottobre 20111 commento
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    25
    Più informazioni su: Giappone, oceano pacifico, Pacific Trash Vortex, plastica, rifiuti, Stati Uniti.

    Cresce costantemente il Pacific Trash Vortex, l’isola di rifiuti di plastica che galleggia nell’Oceano Pacifico. Con decine di milioni di tonnellate di detriti che fluttuano tra le coste giapponesi e quelle statunitensi, si tratta di fatto della più grande discarica del pianeta. Secondo scienziati ed oceanografi intervistati dal giornale britannico The Independent, la sua estensione ha ormai raggiunto “livelli allarmanti”: il doppio di quella degli Stati Uniti d’America. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.

    Palloni da calcio e da football, mattoncini di Lego, scarpe, borse, Kayak e milioni di sacchetti usa e getta. Sono questi gli ingredienti della “zuppa di plastica” che anno dopo anno si sta impossessando del Pacifico. Un quinto di essi, secondo gli studiosi, proviene da oggetti gettati da navi o piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma.

    Scoperto alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ma resa nota soprattutto da Charles Moore, il Great Pacific Garbage Patch (altro nome del Trash Vortex) non è un’isola su cui si possa camminare, come generalmente si tende a pensare, ma una “zuppa”, appunto, che si divide in due grandi blocchi: uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi.

    In quest’area del Pacifico settentrionale le correnti portano ogni anno ad accumularsi enormi quantità di rottami marini e rifiuti, composti per il 90 per cento da plastica, di cui si ritrovano anche pezzi fabbricati negli anni ‘50. Le materie plastiche, infatti, fotodegradandosi possono disintegrarsi in pezzi anche molto piccoli, ma sostanzialmente non si biodegradano. I polimeri che le compongono possono così finire nella catena alimentare, in quanto queste briciole vengono scambiate per plancton o altri tipi di cibo da molti animali marini. Un problema comune anche al Mare Mediterraneo, che vede però nelle dimensioni raggiunte nel Pacifico un fenomeno decisamente allarmante.

    Questa enorme “isola” è in realtà visibile solo da navi e barche, non dai satelliti. Essa si trova infatti al di sotto della superficie marina, fra i pochi centimetri e i 10 metri di profondità. Per Curtis Ebbesmeyer, oceanografo che da oltre 15 anni studia gli effetti sui mari di rifiuti e relitti galleggianti, il Trash Vortex è come un organismo vivente: “Se ne va in giro come un animale senza il guinzaglio”, afferma lo studioso. E quando questo animale si avvicina alla terraferma, come è già accaduto nelle isole Hawaii, i risultati possono essere drammatici, a partire da spiagge completamente ricoperte di “confetti di plastica”.

    Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante. Oggi, secondo i calcoli più recenti, si è arrivati con il solo Trash Vortex ad un totale di 100 milioni di tonnellate. Per Charles Moore il problema è dovuto soprattutto all’enorme diffusione nel mondo dei sacchetti di plastica. Se non se ne ridurrà il consumo, avverte “Captain” Moore, “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.

    Un fenomeno, quello dei sacchetti usa e getta, di cui si sta discutendo molto in Europa, ma che finora ha portato solo l’Italia a metterli definitivamente al bando. Nel Belpaese, una volta tanto all’avanguardia nella tutela dell’ambiente, la legge che dall’inizio del 2011 vieta la produzione e la commercializzazione di questi sacchetti è diventata un esempio virtuoso per tutto il resto del vecchio continente. Tanto che, secondo una consultazione pubblica della Commissione europea sull’uso delle buste di plastica non biodegradabili, a cui hanno partecipato oltre 15mila cittadini dell’Ue e centinaia fra associazioni, Ong ed università, “il 70 per cento degli europei vuole che il bando italiano venga esteso al resto dei Paesi membri”.


    #73632
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [size=36][color=#0033ff]Il secondo referendum propositivo della storia d’Italia [/color]

    Succede nella regione più piccola e misconosciuta d’Italia, la Valle d’Aosta, che – insieme alla provincia autonoma di Bolzano – è l’unica porzione del territorio nazionale a possedere uno strumento partecipativo come il referendum propositivo.

    Si tratta di un genere di consultazione che obbliga il potere legislativo a legiferare nella direzione proposta dai cittadini; una sorta di legge d’iniziativa popolare la cui applicazione sarebbe automatica in caso di vittoria dei Sì. Uno strumento che sarebbe bello poter estendere a tutta Italia (magari senza quorum), in questi tempi in cui la crisi economica è lo spauracchio brandito da più parti per convincerci tutt@ che occorre percorrere strade obbligate e non c’è spazio per gli idealismi e quegli orpelli che in realtà si chiamano democrazia e giustizia.

    Nel caso specifico, si tratta di dire no (o anche di dire sì, al limite, ma esprimendo il proprio parere in prima persona, senza delegare) a un inceneritore pensato per bruciare per pirogassificazione i rifiuti dei valdostani (neanche 130 mila persone!). Ma del merito della questione parlo più avanti. Per ora voglio invitare la cittadinanza locale e il resto d’Italia a osservare attentamente quanto accade in Valle d’Aosta.

    Il primo referendum propositivo della storia d’Italia – tenutosi il 18 novembre del 2007 – è stato affossato con una martellante campagna elettorale da parte del partito di governo, l’Union Valdôtaine, che incredibilmente (e con gran senso delle istituzioni!) aveva invitato il cittadino… a non andare a votare! Messaggio ricevuto e quorum abbondantemente mancato, allora. Chissà che oggi non si possa fare di meglio, anche dopo la dimostrazione, giusto lo scorso giugno, che un referendum può davvero cambiare le cose, costringendo la politica (per “mala” o buona che sia) a uscire dalla propria autoreferenzialità e seguire il volere del «popolo sovrano».

    Sull’argomento avrò modo di tornare. Per ora siamo ancora alla fase della raccolta delle firme necessarie per l’indizione del referendum (la cui ammissibilità è stata però già stabilita dagli organismi preposti). Per il momento mi limito a una prima presentazione, utilizzando allo scopo (non me ne voglia) il testo di un’e-mail ricevuta da Paolo Fedi, consigliere comunale di Aosta e membro del circolo locale di Legambiente.

    I primi banchetti utili per la raccolta delle firme saranno sabato 15 ottobre in via Aubert angolo biblioteca, e martedì 18 in via Aubert angolo Via Croce Città: mattina e pomeriggio.

    «Ci siamo.
    Superato lo scoglio dell’ammissibilità del quesito, siamo adesso a raccogliere le firme per poter fare il Referendum che vieta sul territorio regionale impianti che brucino i rifiuti.
    Si tratta di una iniziativa seria, perchè anche la commissione europea sconsiglia i trattamenti a caldo per gestire i rifiuti in zone di montagna a causa delle possibili ricadute sanitarie e ambientali.
    Una iniziativa saggia, poichè tutte le soluzioni alternative costano meno del pirogassificatore.
    Una iniziativa necessaria, poiché la Regione, a fronte di 11.000 firme, ha finora negato un confronto reale tra l’ipotesi di pirogassificazione e la proposta alternativa avanzata dal comitato ValleVirtuosa.
    Una iniziativa democratica, perché dà la possibilità ai cittadini di esprimersi, senza subire le scelte altrui, su un progetto importante, che per più di 20 anni condizionerà la nostra vita, la salute dei nostri figli, i costi delle bollette.
    Una iniziativa virtuosa, per l’orgoglio di poterci presentare in tutta Italia e dire: «La mia regione è all’avanguardia nella gestione dei rifiuti”».
    In questi giorni un comitato regionale sta valutando le uniche due proposte (!) di imprese che si sono presentate per costruire “l’innovativo” impianto. È importante che la Regione non affidi in questo momento l’appalto: se lo facesse, in caso di vittoria referendaria chiederemo che a pagare le penali siano quei politici che continuano a ignorare la volontà dei tanti valdostani che non vogliono in casa propria un inceneritore mascherato con nomi strani.
    Il comitato referendario ha tempo fino alla fine dell’anno per raccogliere 5000 firme. Chi ha firmato lo scorso anno per la petizione, deve farlo nuovamente: in questo modo la sua firma avrà valore legale al fine di permettere il voto nell’autunno 2012.
    Alcuni dei primi appuntamenti per la raccolta firme ad Aosta:
    Sabato 15 ottobre in via Aubert angolo biblioteca, e martedì 18 in via Aubert angolo Via Croce Città: mattina e pomeriggio.
    Oltre a firmare, sarebbe fantastico se tu dessi la tua disponibilità ad aiutarci ai tavolini: niente di eccezionale da fare, anche solo invitare le persone a passeggio che conosci a fermarsi. Più siamo più siamo forti. Come per acqua e nucleare, tutti dobbiamo sentirci parte di questa iniziativa referendaria». [Paolo Fedi]

    Io ho già firmato
    #= , in anteprima, domenica scorsa a Bard. Invito tutte e tutti a fare lo stesso.

    Guarda il manifesto di ValleVirtuosa «La parola ai cittadini».

    >>> Nell’immagine, un manifesto che invitava al voto in occasione del primo refrendum propositivo della storia d’Italia, tenutosi in Valle d’Aosta il 18 novembre 2007. Il testo si riferisce all’invito allora espresso dal locale partito di governo, l’Union Valdôtaine, a disertare le urne, con il pretesto che i quesiti proposti non avevano «senso».

    http://mariobadino.noblogs.org/post/2011/10/15/il-secondo-referendum-propositivo-della-storia-ditalia/


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #73633
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante
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