Crisi economica mondiale

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Questo argomento contiene 635 risposte, ha 54 partecipanti, ed è stato aggiornato da  sharon 10 anni, 5 mesi fa.

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  • #73102

    marì
    Bloccato

    Allo studio anche la proposta di legalizzare e tassare la marijuana

    Bilancio in rosso per Schwarzenegger
    Statali costretti al weekend lungo

    Il governatore della California toglie un giorno di lavoro (e di stipendio) a tutti i lavoratori pubblici

    WASHINGTON – Dipendenti pubblici a riposo forzato e senza stipendio per tre giorni al mese: lo ha ordinato in California il governatore Arnold Schwarzenegger. Con il bilancio dello Stato in passivo di oltre 26 miliardi di dollari, e di fronte allo spettro della bancarotta, l’ex «Terminator» del cinema ha deciso che occorre risparmiare. La chiusura degli uffici, dalla motorizzazione all’anagrafe e ai tribunali, è di venerdì: in questo modo, ha spiegato Schwarzenegger, gli statali godono almeno di un lungo week end. Restano aperti, naturalmente, altre alle scuole, i commissariati, le caserme dei pompieri e altri servizi per le emergenze.

    OBBLIGAZIONI AL POSTO DEI DOLLARI
    – Il risparmio annuo calcolato è di circa un miliardo di dollari, una goccia nel mare in tempesta. Il governatore, un repubblicano, ha perciò adottato anche altre misure, a esempio quella di fare alcuni pagamenti in obbligazioni, anziché in dollari. E si accinge ad apportare drastici tagli all’istruzione e alla assistenza sanitaria pubbliche. Ma ha contro il Parlamento californiano, che è controllato dai democratici. L’amministrazione Obama potrebbe essere costretta ad aiutarlo: in California, la disoccupazione supera il 12 per cento (nel Michigan, il regno dell’auto, è ancora più elevata, il 15 per cento) e le agenzie di rating la hanno declassata. A causa della crisi, altri Stati, provincie e comuni americani tengono gli uffici chiusi uno o due giorni al mese. E cercano contemporaneamente nuovi introiti.

    TASSE SULLA MARIJUANA – La California è all’avanguardia anche in questo campo. Tony Ammiato, un deputato democratico, ha presentato un disegno legge per la legalizzazione e tassazione della marijuana. Attualmente, essa può essere coltivata e usata solo a fini medici. Ma se fosse permessa e regolamentata come gli alcolici, afferma Ammiato, un italo americano, lo Stato incasserebbe quasi un miliardo e mezzo di dollari all’anno, forse di più. Una proposta controversa su cui Schwarzenegger non si è ancora pronunciato, ma che è appoggiata da personalità come George Soros, il mago degli investimenti, secondo cui se la marijuana venisse legalizzata il commercio clandestino delle droghe subirebbe un duro colpo.

    Ennio Caretto
    http://www.corriere.it/esteri/09_luglio_17/shwartzenegger_california_ferie_forzate_dipendenti_pubblici_0ead8d4c-7308-11de-a0f6-00144f02aabc.shtml

    :hehe:


    #73103
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    (ANSA) – TOKYO, 24 LUG – E' partito dalla citta' di Kashiwazaki, nel nord-est del Giappone, il primo taxi commerciale del tutto elettrico. E' basato sulla nuova monovolume 'i-MiEV' di Mitsubishi, e' a emissioni zero, puo' ospitare 4 persone e ha una ricarica completa di energia elettrica -30 minuti con una speciale presa ad alta velocita' o 7 ore con una normale spina casalinga da 200 volt- che permette di percorrere fino a 160 km, mentre la velocita' massima dichiarata e' di 130 km/h.
    http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/scienza/news/2009-07-24_124371206.html


    #73104

    zret
    Partecipante

    Taxi ad emissioni zero; intanto in cielo sciano con emissioni un milione… un lievissimo contrasto.


    #73105
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum
    #73106

    zret
    Partecipante

    Aspettiamo i Kachina.


    #73107
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    probabilmente possiamo pensare che siano le stesse entità che con una forma di energia producono i cerchi nel grano facendo da messaggeri..


    #73108

    zret
    Partecipante

    Può darsi, Rich.


    #73109

    sev7n
    Partecipante

    …mi ricordavo, l'anno scorso, di aver letto quest'articolo e di aver sorriso…

    Il rossetto come simbolo della crisi economica

    pubblicato: martedì 18 novembre 2008 da Beherenow in: Società

    Il signor Leonard Lauder, proprietario di un’importante casa produttrice di cosmetici, è fondatore di una teoria economica molto interessante. Questa tesi è nota con il nome di “Leading Lipstick Indicator” e si basa sul concetto che, nei periodi di crisi economica, le vendite dei rossetti aumentano. Sembra proprio che le donne, in particolare, non potendo spendere e spandere il loro patrimonio, a causa dei tempi incerti, si “accontentano” di acquistare degli oggetti meno cari. Il rossetto è considerato un punto di riferimento economico proprio perché è l’oggetto meno costoso che appaga e gratifica una donna.

    Questa teoria si è dimostrata efficace dopo l’11 settembre e sembra proprio che sia valida anche in questo periodo, tanto che le vendite di rossetto sono aumentate del 40%. Questo è un segno negativo per l’economia ma positivo per le case produttrici di cosmetici.

    Certo queste tesi sono del tutto rispettabili, ma sono convinta che in un periodo di incertezza, in particolare economica, quello che ci potrebbe gratificare è sempre un buon pezzo di cioccolato per sentirsi meglio.

    http://www.pinkblog.it/post/2784/il-rossetto-come-simbolo-della-crisi-economica/1

    …poi oggi sul corriere ho trovato quest'articolo….

    La bellezza non conosce crisi:
    successo di creme e fondo tinta
    Le azioni di L'Oreal salite del 10%. «A un rossetto non si rinuncia»

    ROMA – Rinunciare a tutto, ma non alla bellezza. Una crema idratante non allunga la vita, ma evidentemente aiuta a vivere. Soprattutto in tempi difficili come questi. La crisi che attanaglia la Gran Bretagna, come ogni altro Paese, induce la gente a mille sacrifici. Ma c'è una cosa cui nessuno – le donne in primo luogo – intende rinunciare: i prodotti di bellezza. Lo scrive la stampa britannica sottolineando come il settore non avverta minimamente la recessione.

    IL SUCCESSO DELLE AZIENDE DEL SETTORE – L'Oreal, la compagnia francese leader nel settore dei cosmetici e che controlla tra l'altro marchi come Lancome e Garnier, ha annunciato profitti maggiori di quanto ci si aspettasse: 1,37 miliardi di euro nel primo semestre dell'anno, con le azioni schizzate in alto del 10%. Il numero uno britannico dei cosmetici, Boots, è sulla stessa lunghezza d'onda. Il Guardian riporta le parole del direttore commerciale della società, Peter Baimbridge: «I consumatori stanno cercando cose che costino poco e che li facciano sentire bene. Piccole cose come un rossetto possono fare la differenza nella giornata di molte persone». Il mercato tira malgrado la recessione. Un esperto interpellato dal giornale spiega: «La crisi economica non produce cambiamenti nella insicurezza della gente circa il suo look… Si può rinunciare a fare lunghe vacanze o all'auto nuova, ma qualche cosmetico è solo una piccola rottura allo schema di economia».

    IL SUCCESSO DEI FONDO TINTA – Già si sospettava che alla bellezza non si rinuncia. Ma all'Oreal si è andati in profondità e si è scoperto che l'indice del rossetto non è determinante. Conta semmai il “fattore fondo tinta, cresciuto del 15% in tempi di crisi”. Se i soldi sono pochi insomma, meglio una pelle perfetta, dalle tonalità giuste, che labbra vistose. Anche coi capelli però non si scherza. Alla famiglia si può comprare un bagno schiuma da poco, ma per i propri capelli ragazze e signore vogliono shampoo di alta qualità, magari da nascondere agli altri.

    http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_29/crisi_prodotti_bellezza_b25a3a92-9489-11de-aa5b-00144f02aabc.shtml

    …evidentemente…


    #73110

    zret
    Partecipante
    #73111

    sephir
    Partecipante

    Non mi ricordo dov'era l'articolo affine, posto qui…
    si ripete di nuovo!

    fermati giapponesi e filippini: forse tentavano una truffa
    Il mistero dei bond falsi
    Miliardi verso la Svizzera
    Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30»

    MALPENSA (Varese) — Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliar­di!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestra­ti in un colpo solo a due giapponesi. Accade­va all’inizio di giugno alla frontiera ferrovia­ria italo-svizzera di Chiasso. Mistero sulla lo­ro provenienza e sulla loro destinazione. Adesso il mistero si moltiplica per due per­ché lo scorso agosto uno stock quasi identi­co di bond americani è stato intercettato al­l’aeroporto di Malpensa nel bagaglio di due filippini diretti in Svizzera: stavolta addirittu­ra 180 miliardi di dollari, l’equivalente del de­bito di un Paese come il Brasile, roba in gra­do di terremotare l’intero mercato finanzia­rio del pianeta.

    Chi sta cercando di piazzare una quantità di bond e obbligazioni per un valore pari a due punti di pil americano? E cosa sarebbe successo se a Chiasso e a Malpensa non fos­sero intervenuti gli uomini in divisa? A far rientrare parzialmente l’allarme c’è una noti­zia dell’ultima ora che trapela dagli ambienti investigativi: i titoli bloccati a Malpensa so­no quasi certamente delle patacche. E quasi certamente lo sono anche quelli di Chiasso perché i due carichi appartenevano quasi in­teramente alla stessa partita: titoli — in appa­renza — emessi dal governo americano ne­gli anni ’30, all’indomani della Grande De­pressione. La Guardia di Finanza di Malpen­sa attende nelle prossime ore una mail dagli Stati Uniti: sarebbe la conferma che quella trasportata dai due filippini è in realtà solo carta straccia.

    «Ma di certo nessuno ha interesse a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono ve­ri… » si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli ve­nissero messi tutti all’incasso, le finanze Usa andrebbero a fondo in un battibaleno e lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L’ultimo capito­lo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all’aeroporto milanese, controllando il conte­nuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippi­no: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle do­mande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l’arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso. Ai primi di giugno, su un treno diretto a Basilea ci sono due distinti signori giapponesi, Akihiro Yamaguchi e Mitsuyoshi Watanabe: in un doppio fondo delle loro valigie ci sono bond americani per 131 miliardi di dollari. Una pic­cola parte del carico è costituita da «Kenne­dy bonds» emessi fino agli anni ’90 e così chiamati perché riportano l’effigie del presi­dente ucciso a Dallas; la maggior parte, inve­ce, sono titoli antecedenti la Seconda Guerra mondiale. «Ai finanzieri i due dissero che si trattava di reperti storici senza valore», ricor­da l’avvocato comasco Massimo Scopelliti che fu chiamato come difensore d’ufficio. Sa­rà, ma perché nascondere dei souvenir in un doppio fondo?

    Yamaguchi e Mitsuyoshi vengono subito rilasciati dalle autorità italiane e da allora so­no spariti. La notizia fa quasi subito il giro del mondo scatenando specie negli Usa rea­zioni ufficiali e fantasiose congetture. Una fo­to dei titoli sequestrati viene inviata via mail a Washington e il 19 giugno Stephen Meye­rhardt, portavoce del Tesoro americano di­chiara: «Quei titoli sono falsi». Ma il giudizio si basa solo su una immagine scannerizzata e su una considerazione: di quelle obbligazio­ni negli anni ’30 ne risultano emesse per un valore di 105 miliardi, molto meno dunque di quanto sequestrato a Chiasso. Si aggiunge al coro anche Darrin Blackford, «spokeman» della Cia che il 25 giugno dichiara: «Quei tito­li non sono stati emessi dal governo Usa». Ma le fonti, benché ufficiali, non rassicura­no la stampa americana: il Financial Times arriva a ipotizzare lo zampino della mafia nel traffico dei bond, ma è solo una ipotesi che appare più dettata dal folclore (se quei titoli vengono dall’Italia, deve esserci per forza di mezzo il Padrino). Il «carico da 11» ce lo mettono invece qual­che giorno dopo l’agenzia Asia News e il gior­nalista americano Hal Turner: i titoli sono ve­ri e il governo giapponese sta tentando di li­quidarli perché non crede più nelle possibili­tà del governo Usa di far fronte al suo debito pubblico; a supporto della tesi viene aggiun­to un particolare suggestivo: uno dei due bu­sinessmen giapponesi transitati da Chiasso è imparentato con un alto dirigente del Teso­ro giapponese. Ma Turner non è in grado di citare le fonti del suo scoop e la sparata si riduce a un semplice fuoco d’artificio.

    Su Internet a questo punto circola una nuova versione: durante la Seconda guerra, diversi Paesi belligeranti hanno stampato e messo in circolazione moneta e titoli dei Pae­si nemici perfettamente contraffatta. Ecco perché dei giapponesi (o dei filippini) sono in possesso di titoli americani degli anni '30, ecco perché quanto sequestrato a Chiasso e Malpensa può essere gettato nel cestino. Se anche così fosse, resta in piedi un interroga­tivo: quale era lo scopo dei corrieri dei bond? Secondo fonti della Finanza italiana l’obietti­vo era depositarne una piccola parte in ban­che svizzere a mo’ di garanzia e sperare in questo modo di ottenere denaro contante. Nessun terremoto finanziario planetario, in­somma, ma solo una versione di Totò e Pep­pino con gli occhi a mandorla. Una risposta definitiva è attesa nei prossi­mi giorni: a Como si riunirà una commissio­ne di esperti Usa che esaminerà «de visu» i bond di Chiasso, la Finanza di Malpensa an­nuncia la chiusura delle indagini per i prossi­mi giorni.

    Claudio Del Frate

    Fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_20/bond_falsi_delfrate_661f9a3e-a5c6-11de-a2a4-00144f02aabc.shtml


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