CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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  • #116429
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Saldi: commercianti, flop vendite -18%
    arrivano 'saldi dei saldi'
    (ANSA) – ROMA, 5 FEB – A dieci giorni dalla fine delle 6 settimane di saldi invernali, i commercianti tirano le somme e il bilancio e' sconsolante: un calo delle vendite del 18% sull'anno scorso. Dopo una partenza sprint, la gelata: 'tra il 15 e il 25 gennaio il Paese si e' fermato e non si e' piu' battuto uno scontrino', dice la Fismo, la federazione di categoria della Confesercenti. Federmoda annuncia i saldi dei saldi, una coda delle vendite a prezzi stracciati per rimpinguare gli introiti dei negozianti.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/02/05/visualizza_new.html_1611610185.html

    FISCO, CONTRIBUENTI.IT: EVASIONE RECORD, 2 SU 3 NON RILASCIANO SCONTRINI.

    ROMA – Evasione record in continua ascesa in Italia. L'Italia è il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 54,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato, e il record tocca a Napoli (66%) e alla Campania (64%) dove 2 commercianti su 3 non hanno rilasciato lo scontrino fiscale ai contribuenti italiani.
    Lo rileva un'indagine di KRLS Network of Business Ethics, condotta su dati divulgati dalle polizie tributarie dei singoli stati Ue, per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani, che sarà pubblicata sul magazine “Contribuenti.it”.
    Nella speciale classifica degli evasori, l'Italia è al primo posto (54,5% del reddito non dichiarato), seguita da Romania (42,4%), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,2%), Slovacchia (35,4%). Fanalino di coda l'Inghilterra con il 11,7%, il Belgio con il 10,1% e chiude la Svezia con il 7,3%.
    In Ital ia i principali evasori sono le industrie (32,8%) seguiti da banche e assicurazioni (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
    A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Sud (24,5%), dal Centro (23,2%) e dal Nord Est (22,9%).
    In valore assoluto, in Lombardia, si è registrato il maggior aumento dell'evasione fiscale con il 14,7%.
    Perché si evade? Dall'indagine condotta per l'Associazione Contribuenti Italiani è emerso che il 42% dei contribuenti evade per l'insoddisfazione verso i servizi pubblici erogati dallo stato a fronte dell'alto prelievo fiscale, per il 39% per la complessità delle norme (fisco lunare) ed il mancato rispetto dei diritti dei contribuenti e solo il 19% per la scarsità dei controlli o per mancanza della cultura della legalità.
    Ciò che incentiva maggiormente l'evasione fiscale, che nel 2010 è cresciuta complessivamente del 1 0,4% raggiungendo – considerando anche l'evasione derivante dall'economia criminale – la cifra astronomica di 159 miliardi di euro all'anno, è l'inefficienza della pubblica amministrazione, con la scarsa qualità dei servizi offerti, le numerose violazioni allo statuto dei diritti del contribuente, i mancati rimborsi fiscali, il fisco lunare e l'inefficacia delle esattorie che rendono superfluo la gran parte del lavoro fatto nella lotta all'evasione fiscale. Ogni anno gli enti impositori riscuotono, tramite le esattorie, meno del 9% di quanto accertato.
    «Di fronte a un fenomeno così pervasivo – afferma Vittorio Carlomagno presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani – servono strategie fiscali diverse. Bisogna puntare sulla tax compliance anziche' sui tradizionali strumenti di repressione. È necessaria un'illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti per generare una autentica cultura antievasione».
    Contribuenti.it – Associaz ione Contribuenti Italiani


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    #116430
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Bankitalia: riserve a 112,4 mld Alla fine del 2010 ammontavano a 118,9 mld
    – ROMA, 7 FEB – Le riserve ufficiali della Banca d'Italia ammontavano a fine gennaio a 112,424 miliardi di euro rispetto ai 118,9 miliardi di fine 2010. E' quanto informa l'istituto centrale secondo cui le riserve in valuta estere ammontavano a fine gennaio a 27,13 miliardi mentre quelle in oro a 76,39 miliardi

    😕 … si comincia a vendere … ?!
    se uno stato vende le sue riserve ci saranno dei motivi e delle conseguenze per i cittadini… :ummmmm:
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/02/07/visualizza_new.html_1591322356.html


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #116431
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Qual è il futuro dell’Europa e dell’Euro?
    http://www.professionefinanza.com/Articoli/ViewArticolo.php?idArticolo=2637&idcategoria=37
    :ummmmm:

    In many countries the government has assigned exclusive power to issue or print its national currency to independently operated central banks. For example, in the USA the independently owned and operated Federal Reserve banks do this.[1] Such governments thereby disavow the overly convenient 'slippery slope' option of paying their bills by printing new currency. They must instead pay with currency already in circulation, or else finance deficits by issuing new bonds, and selling them to the public or to their central bank so as to acquire the necessary money. For the bonds to end up in the central bank it must conduct an open market purchase. This action increases the monetary base through the money creation process. This process of financing government spending is called monetizing the debt.[2] Monetizing debt is thus a two step process where the government issues debt to finance its spending and the central bank purchases the debt from the public. The public is left with an increased supply of base money.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Monetization


    #116418
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    J.P. Morgan Will Accept Gold as Type of Collateral

    Gold hasn't reinvented itself as a currency yet. But it is getting closer.

    J.P. Morgan Chase & Co. said it will allow clients to use the metal as collateral in some transactions. For example, a hedge fund wanting to borrow money for a short period can put up gold as collateral and use the borrowings to invest elsewhere, betting on making a better return. Typically, banks accept only Treasury bonds and stocks in such agreements.By making the announcement, J.P. Morgan is effectively saying gold is as rock solid an investment as triple-A rated Treasurys, adding to a movement that …

    http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704422204576130192457252596.html?mod=WSJ_Markets_LEFTTopNewsInt

    JP Morgan Will accettare oro come tipo di garanzia

    L'oro non si è reinventata come una moneta ancora. Ma si sta avvicinando.
    JP Morgan Chase & Co. ha detto che consentirà ai clienti di utilizzare il metallo come garanzia in alcune operazioni. Ad esempio, un hedge fund che vogliono prendere in prestito denaro per un breve periodo può mettere l'oro come garanzia ed utilizzare i prestiti per investire altrove, scommettendo sulla creazione di un ritorno migliore. Tipicamente, le banche accettano solo buoni del Tesoro e gli stock in tali accordi.

    Facendo l'annuncio, JP Morgan è effettivamente dire l'oro è come solida roccia un investimento come tripla A Treasurys nominale, aggiungendo a un movimento che …

    il futuro della carta come mezzo di scambio … #fisc


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #116432
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Benzina sintetica dall'idrogeno la sfida di Cella Energy
    http://www.repubblica.it/ambiente/2011/02/06/news/benzina_sintetica-11822129/

    Un carburante pulito, non emetterebbe Co2 con la combustione. E soprattutto economico, costo di produzione circa 50 centesimi di dollaro al litro. Funzionerebbe sugli attuali motori benzina e diesel. E' il progetto finora top secret di un'azienda inglese e dei laboratori Rutherford Appleton
    di TIZIANO TONIUTTI

    OXFORD – Benzina senza petrolio, ottenibile senza attendere milioni di anni che servono ai fossili per diventare idrocarburi. Secondo l'azienda inglese Cella Energy 1, dopo quattro anni di ricerche segrete, condotte con i laboratori Rutherford Appleton di Oxford, è possibile. La parola magica che ci sarebbe dietro è già nota: idrogeno. Cella Energy dichiara che il carburante sintetico prodotto utilizzando questo processo di sintesi avrebbe almeno tre qualità: non produrrebbe emissioni nocive, costerebbe circa 1 dollaro e 50 al gallone, attorno ai 50 centesimi di euro al litro. E soprattutto funzionerebbe sui motori a scoppio così come sono ora, senza modificare nulla.

    I laboratori Rutherford Appleton sono considerati luoghi di scienza di un certo livello. E infatti, il processo di produzione di questo “benzidrogeno” sembra piuttosto sofisticato. Il progetto del nuovo carburante è stato portato avanti dall'equipe del professor Stephen Bennington, in collaborazione con scienziati delle università di Oxford e di Londra. Nomi importanti, che ammantano la notizia con il fascino dei grandi momenti della scienza. Stephen Voller, CEO di Cella Energy, descrive il processo di produzione del nuovo carburante utilizzando concetti complessi. “Sono stati impiegate materie ad alta energia, incapsulate utilizzando una tecnica di nanostrutturazione chiamata elettrospray coassiale”. Parole difficili, che Voller poi sintetizza in frasi più immediate: “Abbiamo sintetizzato un carburante che può essere utilizzato nei motori attuali, rimpiazzando i combustibili tradizionali. Abbiamo impiegato materiali basati sull'idrogeno, che quindi non producono emissioni nocive. Come se il motore utilizzato fosse elettrico”. Naturalmente, il brevetto sulla tecnologia di incapsulamento del “benzidrogeno” è proprietario di Cella Energy.

    La chiave. L'idea dietro il nuovo carburante è la conservazione dell'idrogeno in una maniera innovativa, più semplice ed economica. L'incapsulamento sviluppato da Cella Energy permetterebbe, grazie alle nanotecnologie, di produrre microfibre di materiale di spessore fino a 30 volte inferiore a un capello. Questo nuovo materiale forma una fibra in grado di contenere tanto idrogeno quanto i tradizionali contenitori speciali, e possono essere trasformati in sostanza liquida distribuibile alle pompe. L'idrogeno produce circa tre volte l'energia di una stessa quantità di carburante basato sul petrolio, e dai tubi di scappamento esce soltanto acqua. Insomma fare il pieno rimarrebbe un'esperienza del tutto simile a quella attuale, senza l'odore del carburante e i fumi nocivi. E con qualche euro in più nel portafoglio una volta ripartiti. Il problema dell'idrogeno come carburante per veicoli sta nello stoccaggio e la distribuzione, che hanno bisogno di condizioni termiche particolari e costi di gestione elevati, entrambi freni alla diffusione delle nuove forme di propulsione. E molte ipotesi sul futuro della mobilità sono al momento rimaste tali. Se l'idea di Cella Energy dovesse produrre i risultati che promette, la rimandata era dell'idrogeno potrebbe iniziare davvero.

    (06 febbraio 2011)


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #116433

    deg
    Partecipante

    Le banche britanniche si preparano all’apocalisse. Virtuale.

    La Financial service authority chiede agli istituti del Regno Unito di valutare le loro capacità di risposta di fronte a ipotetiche catastrofi.

    Una richiesta che non convince le banche. E che riafferma, implicitamente, l’inadeguatezza degli stress test Ue.

    In gergo nemmeno troppo tecnico si chiama “worst case scenario” o, per usare un’espressione più criptica, “reverse stress test”. E’ un esame completamente virtuale eppure, a detta di chi lo impone, del tutto necessario. L’idea è quella di cautelarsi per ogni eventualità catastrofica. Come una guerra commerciale tra Usa e Cina, ad esempio, oppure una rivoluzione, una carestia, o magari un’eruzione vulcanica in grado di bloccare il traffico aereo per mesi (invece che per qualche giorno come accaduto ad aprile dopo il risveglio dell’islandese Eyjafjallajökull). Per farla breve siamo al classico “non-succede-ma-se-succede”, il dubbio atroce che impegna costantemente tutti gli analisti dotati di spiccato pessimismo. Solo che questa volta l’operazione è condotta su larga scala coinvolgendo nuovi soggetti che l’esame di rito, in realtà, pensavano di averlo già superato una volta: le banche del Regno Unito.

    L’idea, racconta il Wall Street Journal, l’hanno avuta quei menagrami della Financial Service Authority (Fsa), il massimo organo di regolamentazione del settore finanziario britannico. In pratica si tratta di chiedere alla banche di valutare ipotetici scenari catastrofici ipotizzandone l’impatto sul mercato finanziario e sulla contabilità degli stessi istituti. Cosa accadrebbe se il Paese fosse investito da una crisi di disponibilità dei generi alimentari? E se il personale della vostra banca fosse “decimato” da una pandemia d’influenza? Sì, d’accordo, sa tanto di fantascienza (almeno nel primo mondo). Ma voi, nel caso, come vi comportereste? Per gli analisti bancari di sua Maestà le domande sono ormai familiari.

    Eppure, nonostante tutto, il malcontento regna sovrano. Per molti operatori la richiesta della Fsa appare inopportuna così come lo “spreco di tempo” che ne deriverebbe. Ma ad alimentare l’insoddisfazione ci sarebbe anche altro. Gli istituti britannici e le filiali locali delle banche straniere, sostiene il Wall Street Journal, temono che la richiesta di test “apocalittici” nasconda in realtà l’imposizione di nuovi requisiti di sicurezza. Ovvero, in estrema sintesi, l’obbligo di un maggiore accantonamento di capitali “primari” e di riserve valutarie. Uno scenario del tutto in linea con le nuove norme imposte dalla Banca dei regolamenti internazionali nel cosiddetto “Basilea III”.

    La Fsa non esclude l’introduzione di nuovi requisiti di capitale difendendo l’utilità del test. “Potrà sembrar loro bizzarro ma il punto è che questo (esercizio, ndr) spinge il modello di business al punto del collasso” ha dichiarato al quotidiano Usa una portavoce dell’ente regolamentare britannico lasciando intuire, forse, il vero significato dell’esame. Negli ultimi tre anni la crisi finanziaria ha messo le banche a dura prova costringendole ad affrontare scenari fino a poco tempo prima impensabili imponendo loro, implicitamente, l’obbligo di non escludere nessuna eventualità. Il problema però è che ad oggi nessun esame ha saputo rivelarsi realmente attendibile. Ovvero, per dirla in altre parole, nessuna prova si è dimostrata capace di rassicurare in pieno gli investitori.

    Prendete i famosi stress test. Lo scorso anno l’Unione europea li prescrisse ai maggiori istituti del Continente e il risultato fu apparentemente lusinghiero. Eppure, nonostante le diffuse “promozioni” distribuite all’esame qualcuno pensò bene di non fidarsi. Quegli scettici dei gestori di Noster Capital, un fondo speculativo londinese, decisero ad esempio di ignorare le rassicurazioni e di “shortare” allegramente (ovvero scommettere al ribasso) i titoli di cinque grandi istituti europei che avevano passato il test: la britannica Barclays, la spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva), la svizzera Ubs e le italiane Ubi e Intesa Sanpaolo. Sotto accusa, nell’occasione, la validità di un test che aveva escluso dalla valutazione il conteggio delle perdite sulle obbligazioni governative in deposito. Se queste ultime avessero trovato spazio nella prova, spiegarono allora gli analisti di Citigroup, l’elenco dei respinti si sarebbe allungato a 24 banche (contro le 7 su 91 riconosciute ufficialmente sulla base del test) coinvolgendo, tra gli altri, anche l’italiana Monte dei Paschi.
    http://www.stampalibera.com/?p=22334


    #116434
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

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    #116436
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Economia, la Cina sorpassa il Giappone
    E' la seconda potenza dopo gli Usa

    PECHINO – La Cina è diventata ufficialmente oggi la seconda economia più grande del mondo, scavalcando il Giappone, ma la sua crescita dipende troppo dagli investimenti e dalle esportazioni, mentre il suo livello di sviluppo è ancora molto lontano dai paesi ricchi. L'evento, il superamento del Giappone, era abbondantemente previsto. Dopo il sorpasso della Germania nel 2007, l'economia cinese ha preso il sopravvento sul paese del Sol Levante dal secondo trimestre dello scorso anno. Per tutto il 2010, il prodotto interno lordo registrato dal Giappone è di circa il 7% inferiore a quello annunciato il mese scorso da parte della Cina. Dopo tre decenni di riforme e di crescita sfrenata, «è del tutto normale che un paese popoloso come la Cina sia ora in competizione in termini assoluti con un paese come il Giappone,» ha dichiarato Jean-Francois Huchet, direttore del Centro di Studi sulla Cina Contemporanea a Hong Kong. Huchet ha aggiunto che l'anomalia era «che prima delle riforme, iniziate nel 1978, la Cina pesava solo per lo 0,4% del commercio internazionale».

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=138535


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #116437
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    non vogliono ancora affermare che la Cina è sopra gli USA


    #116438
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    si esatto ma credo che non lo faranno ancora per un pò


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