CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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  • #116559
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    può essere come dici
    però magari non può avvisare prima se certe operazioni fossero in corso veramente
    se magari avvisa prima e non accade allora diviene un buffone
    se lo dice dopo allora diviene un buffone perchè è come per i terremoti
    se sono in Oriente allora può essere che abbiano dato quel nome a quella presunta coalizione di forze mi pare cinesi, giapponesi e dell'india e non ricordo quali ancora..


    #116560
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    un pò come giuliani quando parla di bendandi..però fatto sta che meglio dirle prima le cose(magari poi passi per buffone) ma se sei sicuro di quello che sai 5 su 7 come diceva giuliani li becchi


    #116561
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    se vogliamo dare qualche credito a Fulford
    magari lui non è a conoscenza di ogni passo e piano e non potrebbe suggerire nemmeno volendo o sapendo


    #116562

    Erre Esse
    Partecipante

    [quote1305636154=Richard]
    se vogliamo dare qualche credito a Fulford
    magari lui non è a conoscenza di ogni passo e piano e non potrebbe suggerire nemmeno volendo o sapendo
    [/quote1305636154]

    Certamente non è a conoscenza di ogni intenzione che circola e si può concretizzare.
    E va anche detto che diverse volte ho notato corrispondenze tra ciò che scriveva e le notizie ufficiali, per esempio inerenti alla Cina e al Giappone. Inoltre i suoi interventi sono così documentati che è difficile credere siano tutte invenzioni, in caso contrario sarebbe una specie di incrocio tra pazzo e genio. Però i dubbi sono leciti…


    #116563
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Quando ho sentito che avevano arrestato il presidente dell'FMI ho subito pensato che Fulford avrebbe detto qualcosa… :hehe:
    Col senno di poi è facile.


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #116564
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    .

    In piazza la «primavera spagnola»
    Bivacchi e slogan: «Yes, we camp»
    Giovani, pensionati, famiglie intere unite contro il sistema politico-finanziario, i tagli, la crisi, banche e corruzione

    Dal nostro corrispondente ELISABETTA ROSASPINA

    MADRID – Se ha funzionato da Reykjavik al Cairo e a Sana’a, perché non a Madrid? «Yes, we camp» annunciano almeno 5000 spagnoli che, dopo un vano tentativo di sgombero da parte della polizia, bivaccano (non sempre tutti assieme) da due giorni nel «punto zero» della capitale iberica: la Puerta del Sol. Nell’era di Twitter e dei social network, la sollevazione è avvenuta contemporaneamente in una quarantina di città spagnole, ma il centro nevralgico è qui, ai piedi del monumento equestre di re Carlo III, davanti alla sede della Comunità di Madrid, sotto la storica insegna al neon di Tio Pepe. E, soprattutto, ad appena quattro giorni dalle elezioni amministrative nel paese. Per i partiti tradizionali, contro i quali sono scesi in piazza i dimostranti, la «primavera spagnola» non poteva sbocciare in momento peggiore: tutta l’attenzione è concentrata ora sull’eterogeneo movimento che è iniziato con un nome utopistico, quello della piattaforma «Democracia real ya», democrazia vera ora, ma che ormai è noto piuttosto come il «15 M», il 15 maggio, data in cui, per un virtuale tam tam, è cominciato il raduno.
    La protesta a Madrid

    ACCAMPATI – Giovani, pensionati, famiglie intere unite contro il sistema politico-finanziario, i tagli determinati dalla crisi, il forte bipolarismo parlamentare, la corruzione, le banche, la legge elettorale attualmente in vigore. Non c’è un leader, o ancora non s’è visto, nell’«acampada Sol», l’accampamento che già fa gola come palcoscenico a qualche partito minore: «Niente da fare, qui non facciamo propaganda» è la risposta dalla Puerta del Sol, anche se nella piazza tira aria di astensionismo per domenica prossima. E intanto i manifestanti si organizzano per resistere almeno fino alla chiusura delle urne, il 22 maggio. Anche in altre città, come Barcellona (piazza Catalunya), Saragozza e Granada, i partecipanti si preparano a resistere: a Barcellona, dove non sono stati i poliziotti ma gli idranti dei camion della pulizia a far sloggiare gli accampati, gli organizzatori hanno pattuito di occuparsi direttamente delle pulizie, per evitare lo sgombero. A Saragozza, invece, i più giovani passano il tempo simulando l’intervento degli agenti e i metodi di resistenza passiva. A Granada, la polizia ha avuto la meglio. Ma su Twitter la rivolta è, al momento, inarrestabile.

    18 maggio 2011

    http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_18/rosaspina-spagna-protesta-15maggio_b85f728a-8141-11e0-ab0f-f30ae62858c8.shtml

    Spagna, onda popùlar
    Le amministrative, tra crisi economica e malcontento giovanile.

    di Giovanna Faggionato

    (© getty images) Il Movimento 15 maggio a Madrid ha riempito le piazze di 50 città spagnole.

    «!Asì no!». Così no!. Uno tra gli slogan del Movimento del 15 maggio, che ha raccolto alla Puerta del Sol di di Madrid fino a 4 mila persone per protestare contro i partiti e la politica di austerità del governo, racconta bene la Spagna che il 22 maggio si recherà al voto per le elezioni amministrative. Un Paese al bivio, che vuole cambiare. In gioco c’è il rinnovo delle assemblee di 13 regioni su 17, di 50 province e della maggior parte dei comuni, tra cui i municipi di Madrid, Barcellona, Siviglia.
    LA DÉBÅCLE SOCIALISTA. I socialisti hanno cominiciato il countdown. I sondaggi li danno in discesa e, nonostante siano in cantiere anche le primarie per scegliere in fretta il successore di José Zapatero, l’ordine impartito dall’alto è concentrarsi sulla sfida elettorale.
    Il Partido socialista obrero (Psoe) sta affrontando un'emorragia di consensi. Lo conferma il fatto che nelle elezioni locali di quattro anni fa, il Partito Popolare raccolse 160 mila voti in più.
    Ma alla vigilia della nuova consultazione, le previsioni sono ancora più fosche e tra gli uomini del Psoe circola l’idea che «il meglio che si può fare è pareggiare». A peggiorare ulteriormente le aspettative ci si è messo pure il blocco degli “indignati”.
    LA RABBIA DEGLI INDIGNATI. Indignati. È questo uno degli appellativi dato al movimento di giovani che dal 15 maggio ha organizzato proteste e riempito le piazze di più di 50 città spagnole.
    Nato dalla convocazione della piattaforma Democracia real ya! (democrazia vera subito!), il movimento chiede una politica socio-economica nuova, che metta al centro le persone e non più gli imperativi finanziari.
    I manifestanti contestano anche il sistema del bipartitismo (esistente nei fatti), accusando socialisti e popolari di fare tutti la stessa politica, al servizio delle banche, delle élite e della casta. Così, al grido di «Non ci rappresentano» o «Non è una crisi, è una truffa», giovani, disoccupati, famiglie intere si sono ritrovate insieme ad animare quella che su Twitter è già marchiata come la Spanish revolution.
    IL MOVIMENTO, PROBLEMA DI SINISTRA. Anche se da tutte le parti viene invocata l’egiziana Piazza Tahrir, a dividere le due sponde del Mediterraneo è una differenza evidente. Da una parte si tratta di rivoluzioni di stampo liberale, che reclamano diritti civili di fronte a regimi autoritari, dall’altra della rivolta di generazioni che hanno perso diritti sociali.
    Sarà per questo che la piazza non preocupa i dirigenti del Partito popolare, considerando le manifestazioni un problema tutto interno alla sinistra. La governatrice della Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre, ci ha persino scherzato sopra: «I ragazzi antisistema dovrebbero proprio candidarsi», ha dichiarato al quotidiano El Pais.
    La crisi economica al centro della campagna elettorale

    (© getty images) Il premier Zapatero durante la campagna elettorale per il Psoe.

    In realtà, è la crisi economica a toccare tutti ed è il primo argomento di campagna elettorale anche per il Pp di Mariano Rajoy. Gli ultimi dati diffusi dall’Ine, l’istituto nazionale di statistica, non sono rassicuranti: in un anno i consumi interni sono scesi da una percentuale dello 0, 9% sul prodotto interno lordo allo 0,0%, registrato nel primo trimestre del 2011.
    LACRIME E SANGUE. È vero che contemporaneamente cresce il peso dell’export in aumento dal 2,8% dei primi mesi del 2010 al 5% del 2011, ma la diagnosi è chiara: la società spagnola da sola non riesce più a sostenere la propria economia.
    In un anno sono spariti 24 mila posti di lavoro. Se il governo è in panne, il leader popolare ha tirato fuori dal cappello solo la proposta di ridurre ulteriormente l’Iva sulle attività turistiche, l’economia del futuro, dall’8% al 4%. E poi stringere la cinghia.
    «È il programma elettorale più difficile che abbiamo presentato da quando siamo nel partito», ha affermato il responsabile della campagna elettorale della Aguirre, «tutto basato sul contenimento del debito e della spesa».
    GRANDI OPERE A MADRID. Un’inversione di tendenza per la regione di Madrid, che ha visto negli ultimi anni un fiorire di grandi opere. Secondo le previsioni, la popolare che ha visto dimettersi due assessori della giunta perché indagati per corruzione, dovrebbe battere il rivale Tomas Gomez, che si presenta come “il presidente della gente comune” e punta tutto sulla battaglia contro le privatizzazioni.
    La Comunidad con il debito maggiore e la spesa fuori controllo è quella di Valencia, guidata Francisco Camps, discusso e amato leader popolare, anch’egli imputato nel famoso scandalo Gürtel, dal soprannome dell’imprenditore accusato di aver corrotto un folto gruppo di politici del Pp. Tra i candidati alle amministrative valenciane gli indagati di tutte le parti politiche sono almeno sette.
    I CASI DI BASCO E ASTURIE. Nonostante ciò, la regione non è in discussione: resterà saldamente nelle mani dei conservatori, come del resto la Castilla y Léon.
    Nelle Asturie a scombinare le carte è stato Alvarez Cascos, ex ministro del governo Aznar ed ex popolare, che non trovando l’accordo con i suoi ex compagni di partito, si è candidato con il Foro Asturias.
    Clamorosa invece la sentenza della corte costituzionale del 5 maggio che ha riabilitato Bildu, il partito indipendentista basco, che ha sostituito Batasuna, e che ora è pronto a concorrere per le elezioni nei Paesi Baschi e in Navarra.
    Il partito di Zapatero dovrebbe calare in Aragona e Extramadura dove ne guadagnerebbe la Izquierda Unida. Stessa previsione nell'amministrazione di Castilla y Mancha dove il Partito popolare potrebbe sottrarre agli avversari dai tre ai sette seggi.
    LA BATTAGLIA PER LA SICUREZZA. Altro passaggio di consegne è atteso per il municipio di Siviglia, in un’Andalusia che, fortunatamente per il Psoe, non va al voto regionale. Nei comuni di Barcellona e di Madrid la sfida è fortemente incentrata sui temi della sicurezza: con i candidati sindaci del Pp schierati per il decoro, contro i senzatetto e a favore di politiche anti immigrati.
    Per le federazioni territoriali del Psoe raggranellare più voti equivale anche avere più voce in capitolo nella scelta del successore di Zapatero. Per il cui posto, i candidati più papabili sono ministro della Difesa Carmen Cachon e il vicepremier Alfredo Pérez Rubalcaba. E se va male possono consolarsi e pregare: quasi sicuramente Santiago de Compostela e il suo santuario resteranno socialisti.

    Giovedì, 19 Maggio 2011

    http://www.lettera43.it/politica/16366/spagna-onda-popular.htm


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #116565
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    .

    assolutamente da vedere (TUTTO) …

    Lettera aperta ad Alfonso Luigi Marra di Fermiamo Le Banche (& Il Nucleare).

    Alfonso Luigi Marra ha recentemente utilizzato Ruby Rubacuori per pubblicizzare il suo ultimo libro “il labirinto femminile”. Ecco lo spot che è andato in onda in tv:

    All'interno dello spot Ruby dice che “la radice del male è nel signoraggio primario e secondario”. Lo spot è stato molto discusso (come se gli italiani non fossero abituati a vedere ragazze mezze nude in televisione) e finalmente due giorni fa, il 17 maggio, è uscita l'attesa seconda parte dello spot, annunciata dall'avvocato Marra subito dopo lo spot televisivo.
    Il video dura ventitrè minuti e non credo che passerà in tv. Probabilmente questa seconda parte avrà su youtube molti meno click rispetto alla prima. Eccola:

    Personalmente ho da subito apprezzato il tentativo di Marra come potete constatare da qui. Questa seconda parte però mi ha un po' deluso. Dato che il video termina con le parole dell'avvocato “sapere dà luogo al confronto”, mi permetto di rivolgermi direttamente a lui per confrontare le mie perplessità:

    “Avvocato Marra, Lei inizia la spiegazione del signoraggio dicendo che le Banche Centrali non sono pubbliche ma private e prosegue dicendo che stampano i soldi a costo di produzione (carta e inchiostro) e poi VENDONO i soldi allo stato. In realtà i soldi non vengono venduti allo stato ma PRESTATI come dice anche il professor Giacinto Auriti più volte citato nel suo filmato. La differenza è che le banche, prestando i soldi, indebitano gli stati di tutta la moneta emessa più una percentuale di interessi che neppure esiste! Ma questa potrebbe anche essere un'imprecisione trascurabile.
    Assolutamente non trascurabile è un'altra “imprecisione”. All'interno dello spot lei dice per ben due volte (e cito testualmente): “…per eliminare il debito pubblico basterebbe nazionalizzare le banche..” e poi “..la nazionalizzazione delle banche centrali è il punto di partenza per ogni processo evolutivo della società..”
    In realtà, come spiega benissimo Auriti, le banche centrali di emissione potrebbero benissimo rimanere private, basterebbe che lo stato pagasse le banche per il loro reale lavoro cioè come se fossero una tipografia! Dal 1971, infatti, anno dell'abolizione del corrispettivo in oro, le banche sono diventate delle semplici tipografie che, come dice giustamente lei, stampano moneta spendendo somme irrisorie per la carta e l'inchiostro ma PRESTANO (e non VENDONO) agli stati le banconote al valore nominale.
    Personalmente non credo che la soluzione sia la nazionalizzazione delle banche centrali, credo invece che per rompere le catene con cui il sistema bancario tiene schiava l'umanità, bisogna riappropriarsi della sovranità monetaria cioè, come diceva Auriti, occorre che all'atto dell'emissione la moneta sia ACCREDITATA ai cittadini invece che ADDEBITATA.
    Sicuramente lei, rispetto a me, si occupa da più tempo dell'argomento e quindi spero mi possa rispondere per chiarire questi punti.

    Dato che ci sono, vado oltre e ne approfitto per fare altre osservazioni da complottista quale sono:
    1. All'inizio lei scrive che l'uomo nero simboleggia quella grande maggiornaza di “complottisti depravati – siano essi giornalisti, magistrati, politici, nobel o guitti”; immagino che lei intenda per “complottisti” chi i complotti li fa e non l'accezione del termine più conosciuta sul web che con “complottisti” indica chi i complotti cerca di denunciarli, ovvero i ricercatori delle verità che si celano dietro le menzogne ufficiali, giusto?
    2. Ad un certo punto del video lei parla di destra e di sinistra ed utilizza il classico giochino hegeliano tanto caro ai membri delle società segrete: tesi-antitesi-sintesi. A volte basta poco per vedere il complotto anche dove non c'è… Per questo mi chiedo: non poteva utilizzare un altro simbolo a chiusura del suo video al posto della rosa rossa (famosissimo ordine massonico che lavora per la realizzazione del nuovo ordine mondiale)?

    http://lalternativaitalia.blogspot.com/2011/05/lettera-aperta-ad-alfonso-luigi-marra.html


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #116566
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Germania: stanziato un miliardo di euro per incentivare le auto elettriche
    pubblicato: mercoledì 18 maggio 2011 da Simone Muscas

    E’ dura ripetersi, ma altri Paesi dimostrano di essere molto, ma molto più avanti del nostro. E’ il caso della Germania, il cui consiglio dei ministri in questi giorni ha approvato un provvedimento da un miliardo di euro per lo sviluppo delle auto elettriche, raddoppiando così il proprio impegno finanziario nel settore. L’obiettivo è di quelli importanti: si punta ad avere un milione di auto elettriche sulle strade del paese entro il 2020 e 5 milioni entro il 2030. Su Ecoblog avevamo già riportato notizia degli intenti del governo tedesco; ora però è arrivata conferma dell’entità e delle modalità della manovra.

    Il pacchetto prevede incentivi fiscali per gli acquirenti di auto elettriche e con essi annessi tutta una serie di misure volte a privilegiare l’uso di queste vetture nelle città, quindi una serie di leggi nazionali che favoriscano la circolazione di queste in tutti i centri urbani. Da segnalare (come si sospettava) il fatto che l’iniziativa non contempli alcun bonus per l’acquisto di questi veicoli, respingendo di fatto la richiesta che i costruttori volevano venisse introdotta nel pacchetto.

    Per il momento sembrerebbe che i costruttori non abbiano accolto di buon grado l’iniziativa. Effettivamente quest’aspetto lascia aperto più di un dubbio. E’ risaputo infatti che la Germania in quanto ad incentivazione per azioni di sostenibilità non solo è sempre stata capace di attuare con successo manovre volte alla diffusione delle tecnologie sostenibili, ma ha sempre avuto un occhio di riguardo verso chi le stesse tecnologie le produce, creando di fatto le condizioni per la crescita industriale dei produttori.

    Che questa trascuratezza determini un flop? Chissà; nonostante tutto è giusto comunque rimarcare un aspetto: fra noi e loro ci siano poche centinaia di chilometri, ma il divario, in termini di intuizione e coraggio, è effettivamente abissale. In Italia si sa, siamo da decenni che discutiamo del passato senza affrontare mai sfide importanti; con questa miopia politica invertire un trend così poco invidiabile continuerà ad essere pura utopia.

    Via | Magazin-deutschland.de


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #116567
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Rivoluzione pacifica in Spagna?

    [size=18]Los Indignados y Beppe Grillo
    Sono arrivato a Barcellona per la mia tournée e ho trovato piazza Catalunya piena di ragazzi che chiedevano un cambiamento radicale dell'attuale modello di (sotto) sviluppo e la partecipazione diretta alla democrazia. Ho sentito aria di casa. La rivoluzione dolce spagnola è nata a Puerta del Sol a Madrid e si è diffusa subito in tutta la Spagna, da Valencia a Siviglia a Santiago. I ragazzi sono chiamati “Los indignados”, gli indignati, ma il loro nome è “Movimiento 15-M”, dal 15 maggio, il giorno in cui è nata la protesta. Non si riconoscono in alcun partito. Non vi ricordano qualcosa?
    Un giornale spagnolo ha fatto un raffronto tra il “Movimiento 15-M” e “El Movimiento 5 Estrellas” in Italia. Si sono sviluppati entrambi su Internet, sono formati in prevalenza dalle giovani generazioni che non vedono prospettive per il loro futuro, si chiamano Movimento tutti e hanno un 5 tutti e due nel nome (“Gimme five!”), vogliono una riforma del sistema elettorale, l'abolizione di leggi ingiuste, l'esclusione degli indagati dalle liste elettorali, il divieto di finanziamento ai partiti, rifiutano il monopolio della politica da parte dei due partiti maggiori, i loro Pdl e Pdmenoelle, che sono il Psoe e il Pp, sono contro l'ologarchia dei partiti e per una democrazia partecipata.
    Domenica ci sono le elezioni amministrative in Spagna, ma giornali e televisioni parlano solo delle nuova rivoluzione spagnola. I politici sembrano diventati di colpo relitti del passato, statue di cera del museo di madame Tussaud.
    La rivoluzione dal basso ha superato Gibilterra ed è arrivata in Spagna dai Paesi del Maghreb. In Islanda e in Italia sta facendo da tempo le prove generali e il contagio potrebbe espandersi in tutta Europa. Il 2011 potrebbe diventare come il 1848, quando le vecchie istituzioni vennero travolte e la “questione sociale” divenne parte della politica.. Può essere che in futuro questo periodo sia citato con frasi come “E' successo un duemilaundici!” come oggi si dice “E' successo un quarantotto!”. Nel 1848 la rivoluzione avvenne, quasi istantaneamente, in tutta Europa, da Vienna a Berlino, da Budapest a Parigi. Gli storici definiscono il '48 un fenomeno di “sincronizzazione storica”. Un momento in cui tutto cambia ovunque senza spiegazioni apparenti. Un mondo nuovo sta nascendo, l'indignazione è il suo carburante. Un indignado aveva un cartello ben visibile: “E' il sistema che è contro di noi, non noi contro il Sistema”. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
    fonte: http://www.beppegrillo.it/2011/05/sono_arrivato_a/index.html

    Mitici…

    “Partiamo dall’economia: mettiamo un tetto ai grandi patrimoni. Fino a un certo punto sono capitali, poi è psichiatria. Pretendiamo che una quota delle società sia riservata all’azionariato diffuso. Affrontiamo il conflitto di interessi, anche quello di banche, fondazioni, partiti ed enti pubblici. Ancora: facciamo una legge seria sulla class action.

    Beppe Grillo: “Adesso dobbiamo
    trovarci un’identità politica”

    Il comico genovese parla dell'exploit del Movimento Cinque Stelle: “Alleati di Berlusconi? Macché, strappiamo voti a tutti, anche alla Lega”

    “Parlamento pulito”, una delle campagne del MoVimento 5 stelle – Amici di Beppe Grillo
    “Basta discorsi su apparentamenti, percentuali, poltrone. Noi non li facciamo. Al ballottaggio i nostri elettori possono fare quello che vogliono: restare a casa oppure portare crisantemi al capezzale della politica”. Beppe Grillo è lontano dall’Italia non soltanto con la testa: passa da Parigi a Barcellona con il suo tour. Ma il telefono gli squilla in continuazione. Tutti che gli fanno la stessa domanda: con chi si schiera adesso il Movimento Cinque Stelle? E sempre la stessa risposta: “Con nessuno”. Ma Grillo fa anche grandi progetti per il futuro: “Finora ci siamo concentrati sulle proposte concrete, adesso dovremo anche trovare un’identità politica. Ideale. E saremo pronti per il prossimo passo: governare”.

    Grillo, tutti vi cercano…
    “Non possono più fare finta di niente: la rivoluzione è cominciata, ci sono grandi comuni dove siamo al 15%. Siamo come la peste nera nel Medioevo: tutti negavano che ci fosse, mettevano gli “infetti” in quarantena, ma il contagio non si fermava. Intanto ci copiano i programmi. Noi siamo contenti, ma, belin, ci vuole anche un po’ di correttezza. Invece ripetono le nostre parole d’ordine. E quando vincono se ne dimenticano”.

    Insomma, restate per conto vostro. E già vi accusano di fare il gioco di Berlusconi…
    “Mi fanno pena. Dicono che abbiamo gli stessi ideali, ma dov’erano quando si votavano l’indulto e lo scudo fiscale? Quando si doveva votare una legge sul conflitto di interessi? Quando passavano leggi ad personam? Ecco, io con questa gente non ho molto a che fare”.

    Però gli togliete un sacco di voti…
    “Sono stufo di questa storia. Guardi che noi di voti e di consenso ne prendiamo tanti anche da gente che voterebbe Lega”.

    Il Movimento Cinque Stelle come la Lega?
    “No, non la Lega di oggi. Ma vi ricordate la Lega prima maniera, quando Bossi andava nelle piazze piene di gente e urlava che Berlusconi era mafioso, che la politica romana era ladrona? Era molto più duro del Pd. Girava in canottiera e a riascoltarlo oggi sembra quasi uno statista. Ma poi si è perso per strada, con i compromessi, le poltrone, i soldi. Ha tradito gli elettori e i risparmiatori, che erano la sua forza, e ha cominciato ad andare dietro ai posti nei consigli comunali, nelle fondazioni, nelle banche. E poi adesso ci sono anche due Bossi: quel ragazzo, Renzo, mi fa quasi tenerezza. Avevamo già due Letta, due Craxi, come le figurine doppie che non ti servono a niente e devi cambiare”.

    Adesso, però, tocca anche a voi amministrare. Riuscirete a restare puri?
    “Noi chiediamo due cose: che i candidati abbiano il certificato penale pulito e che abitino dove si candidano. È già una rivoluzione. Qualcuno lo perderemo per strada, entrerà anche qualche furbo. Ma stiamo attenti a chi si imbarca con noi, perché adesso tutti vogliono salire sul carro. Vedo gente che fa tripli salti mortali”.

    Ma qual è il segreto per allontanare le tentazioni?
    “Togliere i soldi dalla politica. Addio a paghe stratosferiche, bonus, viaggi gratis, doppi e tripli incarichi. La politica si fa per passione. E poi c’è il rapporto tra gli eletti e gli elettori: noi non lasciamo soli i nostri rappresentanti. Ma li teniamo anche sotto controllo: ogni sei mesi si ripresenteranno a chi li ha votati per farsi dare un voto. Una lettera di dimissioni in bianco, nessuno ha il posto garantito. Ancora: nei comuni vorremmo organizzare assemblee, anche su internet, per lasciare decidere ai cittadini le voci di spesa”.

    Una politica condivisa?
    “Sì, i nostri elettori non possono pensare di cavarsela con il voto. Il lavoro continua. La gente ci ha perfino dato i soldi per la campagna elettorale… ma vi rendete conto, i cittadini che pagano per fare politica. Fantastico, questo vuol dire partecipare senza delegare”.

    Un’altra accusa: facile essere puri se sai dire soltanto “no”…
    “È vero, abbiamo detto tanti “no”, ma la colpa è di chi faceva cose pazzesche e rovinava l’Italia. Comunque noi abbiamo proposte e programmi. Basta leggerli”.

    Esempi concreti?
    “Partiamo dall’economia: mettiamo un tetto ai grandi patrimoni. Fino a un certo punto sono capitali, poi è psichiatria. Pretendiamo che una quota delle società sia riservata all’azionariato diffuso. Affrontiamo il conflitto di interessi, anche quello di banche, fondazioni, partiti ed enti pubblici. Ancora: facciamo una legge seria sulla class action. Poi la politica: noi siamo per referendum propositivi validi anche senza il quorum, così gli elettori possono davvero partecipare, non come adesso, con questo Parlamento. E poi aboliamo le Province: tutti lo dicono in campagna elettorale, ma poi se ne dimenticano”.

    Chi ci dice che voi non farete lo stesso?
    “Noi alle elezioni provinciali non ci siamo nemmeno candidati perché le Province vanno cancellate”.

    Ma è possibile che gli unici bravi siate voi?
    “Noi lo sappiamo benissimo, siamo all’inizio, all’asilo della vera politica. Ma con questa concorrenza arriveremo presto all’università”.

    Facile a dirsi, ma tra amministrare un Comune e un Paese come l’Italia il passo è lungo.
    “E noi lo faremo. Con umiltà. Tanto per cominciare sta nascendo una nuova classe dirigente. Vera, noi siamo il neorealismo della politica: abbiamo tolto gli attori di professione, per mettere sul palco gente comune. Ma attenzione, non gente qualunque: ci sono professori, architetti, medici, manager. Andate a vedere il lavoro che fanno i nostri consiglieri in Regioni come il Piemonte e l’Emilia Romagna”.

    Tante proposte concrete. Ma che cosa c’è alle spalle? Qual è la vera anima del Movimento Cinque Stelle?
    “È la grande sfida: dopo i programmi, che sono la base, adesso dobbiamo trovarci un’identità politica e ideale. Ma ce la faremo, tutti insieme. E allora faremo il prossimo passo: governare”.

    da Il Fatto Quotidiano del 19 maggio 2011
    fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/beppe-grillo-%E2%80%9Csiamo-prontiper-governare%E2%80%9D/112173/


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #116568
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    L’attuale dirigenza del FMI è cosciente della grave crisi attuale e per bocca del suo massimo rappresentante, Dominique Strauss-Khan, il segretario generale, lo scroso febbraio arriva a dichiarare non solo che è necessario abbandonare il dollaro, ma occorre anche agire con urgenza perchè i conflitti all’interno del sistema finanziario mondiale potrebbero trascinare nel caos il mondo intero (vedasi nostro articolo: “Verso il tramonto del dollaro: anche Dominique Strauss-Kahn, segretario del FMI, chiede l’abbandono del dollaro”).
    http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Economia/Lo-strano-caso-di-Dominic-Strauss-Khan/


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