CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9480

    CI SARÀ DEL SANGUE. I COSTI DELLA PARTITA DI POKER DELLA BCE
    Postato il Giovedì, 08 dicembre @ 11:55:00 CST di supervice

    DI MARSHALL AUERBACK
    Counterpunch
    Manca ancora una settimana prima che l’Euro salti in aria, o almeno è così che ci hanno detto per la millesima volta. È più probabile che la BCE faccia il minimo sufficiente per tenere in piedi la baracca, che l’austerità fiscale prosegua, e che aumentino le rivolte nelle strade di Madrid, Atene, Roma e Parigi. Come nel film “Il petroliere” (“There will be blood”), “ci sarà sangue” prima che nell’area Euro avvenga un verosimile cambiamento verso un’apprezzabile politica orientata alla crescita.

    Viste le traversie dell’eurozona, come mai l’Euro è rimasto relativamente solido? Certo, una moneta che si presume svanisca nel giro di qualche settimana dovrebbe essere scambiata vicino alla parità con il dollaro? Eppure si continua a essere colpiti dalla divergenza tra le supposizioni e l’effettivo movimento di mercato. Con tutti i discorsi sul come l’Euro possa evaporare a Natale, è impressionante il fatto che rimanga saldamente stabile intorno a 1,34 dollari, notevolmente al di sopra del minimo di 1,20 raggiunto nel maggio 2010 (quando imperversavano i pronostici sulla parità con il dollaro).

    Per lo stesso motivo abbiamo d’altra parte anche un paradosso: ogni volta che una soluzione ai problemi presentati dall’Euro sembra avviarsi a una conclusione, l’Euro si rafforza. Forse non è così strano, se non che la soluzione per la quale ognuno è di fatto d’accordo possa funzionare, ovvero una prolungata operazione di acquisto di titoli avviata dalla BCE – si dica rappresentare un genere di “alleggerimento quantitativo”: e non ci hanno sempre raccontato che esso significa “stampare valuta”, il che dovrebbe provocare il suo deprezzamento? Non è quanto sostenevano lo scorso anno gli avversari del piano della Fed?

    Naturalmente, nel caso dell’Unione Monetaria Europea, il presidente della BCE Mario Draghi ha ribadito che tali acquisti di titoli non avranno luogo in mancanza di opportune “progressi”, con i quali intende innanzitutto un’unanime austerità fiscale, seguita poi dall’acquisto dei titoli. L’effetto della prima neutralizzerà il potenziale impatto del secondo, dato che la “strada inflattiva” (proprio nella misura in cui l’inflazione si verifica) può derivare solo da politiche fiscali. E certamente, a dispetto di una grave recessione, tagli come quelli presentati dai governi degli stati-satellite di Italia e Grecia (insieme a un rinnovato attacco del presidente Sarkozy al welfare francese), quasi certamente inaspriranno le pressioni fortemente deflattive all’ opera adesso nell’eurozona. In definitiva, ciò avrà di sicuro la conseguenza di creare una maggiore instabilità sociale e spargimento di sangue, potendo tuttavia avere un modesto impatto sullo stesso Euro.

    Allora, cosa sta succedendo in realtà all’Euro? Facciamo un passo indietro, oltre le chiacchiere da panico. I più recenti dati del COMEX (Commodity Exchange: borsa americana delle materie prime, Ndt) rivelano che gli speculatori hanno venduto allo scoperto in massa sull’Euro, eppure la valuta è calata meno del 10 percento dai suoi ultimi massimi. La domanda che ci si può legittimamente fare è: in quale fase l’attuale austerità fiscale provoca dei deficit maggiori, cosa che in teoria dovrebbe produrre un Euro più debole (dal momento che diventa più “facile da procurarsi”)?

    Ho lottato con questo problema e continua a risultarmi la valuta forte, persino con un disavanzo fiscale più alto. Perché?

    Per prima cosa, l’acquisto di titoli da parte della BCE nel mercato secondario è operativamente sostenibile e non inflazionistico. Quando la BCE si impegna in operazioni di acquisto di titoli, l’operazione sposta semplicemente gli utili netti conseguiti dall’‘economia’ dalle passività dei governi nazionali alle passività della BCE, sotto forma di saldo di compensazione presso la BCE. Allo stesso tempo le passività dei governi cosiddetti PIIGS si spostano dall’‘economia’ alla BCE. Nota: questo processo non altera i “flussi” o le “giacenze nette” di Euro nell’economia reale.

    Fino a quando la BCE detterà termini e condizioni dell’austerità, l’acquisto dei titoli di stato non sarà inflazionistico. Da questa via l’inflazione è il risultato della spesa. Comunque, in questo caso il sostegno della BCE si accompagna soltanto alla riduzione della spesa dovuta all’imposizione dell’austerità fiscale. Draghi la ha ora resa esplicita, quasi certamente come tacita contropartita tedesca per il sostegno al Piano di Mercato Secondario (SMP). Inoltre, minore spesa significa minore domanda aggregata, che a sua volta vuole dire inflazione più bassa e una valuta più forte. Sappiamo anche da una fonte autorevole, nientemeno che dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, per ironia della sorte le stesse iniziali di “blood in streets” (‘sangue nelle strade’, NdT), che le banche non possono dare in prestito le riserve, quindi l’aumento delle riserve nel sistema bancario NON È di per sé inflazionistico, come continuano ad ammonirci gli iper-insinuatori dell’iperinflazione di Weimar.

    Consideriamo ora il lato commerciale: nonostante la brusca contrazione economica odierna (senza dubbio, oggi l’Europa è in recessione), nell’area euro non si assiste a un marcato peggioramento del deficit delle partite correnti. L’eurozona, anzi, sembra essere un’economia piuttosto autosufficiente e un po’ mercantilista, che mostra molta meno propensione a importare quando l’economia tracolla. Quindi, anche se le importazioni calano, lo fa anche il deficit commerciale a causa del calo nella domanda. Le esportazioni non crollano, anzi in questo tipo di ambiente possono salire.

    Essenzialmente è questo l’Euro.

    Parlando di cosa potrebbe avvenire se la BCE dovesse ampliare sensibilmente il suo piano di acquisto di titoli nel mercato secondario, l’idea che l’Euro possa cadere è simile al ragionamento sull’eventuale crollo del dollaro nel caso ci impegnassimo in una seconda fase dei cosiddetti “alleggerimenti quantitativi”. E se questi fossero inflazionistici, allora il Giappone sarebbe già da adesso in iperinflazione, con gli Stati Uniti a seguire di poco.

    NON c’è alcun indizio che l’acquisto da parte della BCE di titoli di stato denominati in Euro abbia portato a una qualche inflazione monetaria, dato che sono proprio le pressioni deflazionistiche che continuano ad alimentare l’implosione del debito in corso. Il motivo per cui non c’è alcuna inflazione dall’acquisto di titoli da parte della BCE sta nel fatto si spostano solamente i titoli degli investitori dai debiti dei governi nazionali ai bilanci della BCE, il che non cambia niente nell’economia reale.

    Ma la domanda che ci si pone con insistenza quando si sostiene un ruolo istituzionale più ampio della BCE è se il bilancio di questa possa essere compromesso o no. E la tesi delle iniezioni di ‘mantenimento’ è stata per lungo tempo NO, perché se la BCE ha acquistato i titoli, allora per definizione i “dissoluti” non diventano inadempienti. In effetti, come fornitore monopolista la BCE potrebbe fissare con facilità il tasso a cui compra i titoli (ad esempio, 4% per l’Italia) e infine potrebbe reintegrare il suo capitale mediante gli utili che ricaverebbe dall’acquisto del debito dissestato (la BCE non necessita di capitale in senso operativo; come al solito, per l’area Euro, si tratta di un problema politico). Per certi versi, il professor Paul de Grauwe ha ragione: convinti che la BCE abbia preso sul serio la soluzione al problema della solvibilità del debito, i mercati inizierebbero a ricomprare i titoli di stato, e lo farebbe per loro in modo massiccio ed efficace la BCE. I titoli non sarebbero scambiati a questi livelli di criticità, se non ci fosse il problema della solvibilità, del quale la BCE si può occupare facilmente se sceglie di farlo. Ma la presente è una questione di volontà politica, non di “sostenibilità” operativa.

    Così la grande ironia del giorno rimane questa: mentre non c’è nulla che la BCE possa fare per provocare un’inflazione monetaria – nemmeno se lo volesse – , temendo l’inflazione si trattiene dall’acquisto di titoli statali che eliminerebbe il rischio legato alla solvibilità dei governi nazionali, ma che non fermerebbe le forze di deflazione monetaria attualmente in azione.

    Ok, a chi finiscono le perdite? Bene, supponendo che i titoli giungano a scadenza sotto il valore nominale, non c’è dubbio che se una banca privata li vendesse ai critici livelli odierni, potrebbe anche subire delle perdite, e se le perdite sono abbastanza grandi allora le banche in questa condizione potrebbero anche aver bisogno di un piano di ricapitalizzazione. In questo scenario, quindi, anche la Germania potrebbe subire un colpo, così come ogni altro governo nazionale, dato che questi utilizzano risorse fiscali statali per ricapitalizzare. E il colpo diventerà tanto più grande quanto più a lungo i tedeschi continueranno a spingere al limite questa crisi.

    Ma questo è un problema diverso rispetto alla questione se il piano di acquisti in titoli rappresenta di per sé oppure no una minaccia al bilancio della BCE. Non lo sarà: bensì vi sarà un grande trasferimento di utili dai possessori privati dei titoli in vendita alla BCE, la quale può rafforzare il suo capitale di base attraverso i guadagni dovuti all’ acquisto di questi critici titoli. Ancora una volta, l’idea di una BCE con vincoli di capitale è folle.

    Al contrario, nello status quo ci rimettono tutti, Germania compresa. Un ruolo più ampio della BCE come ultima fonte di credito [ovvero prestatore di ultima istanza, NdT], del genere al quale i tedeschi ancora si oppongono pubblicamente, anche con inutili discorsi su tagli di valore di mercato oppure su maggiori perdite nel settore privato, in realtà farebbe MOLTO DI PIÙ che mandare all’aria la posizione creditizia della Germania rispetto alle misure politiche che praticamente chiunque altro propone in Europa. Perché un possessore privato di titoli con un briciolo di responsabilità fiduciaria dovrebbe comprare un titolo europeo, sapendo che sono cambiate le regole del gioco e che l’acquirente privato potrebbe ritrovarsi perdite imposte unilateralmente? La buona notizia è che qui sembra siano stati definitivamente individuati i pericoli di questo ragionamento. Dal Wall Street Journal:

    La signora Merkel ha annunciato venerdì che sta avendo ripensamenti sulla sensatezza del sottolineare le perdite dei possessori di titoli: “Abbiamo una bozza per l’ESM [European Stability Mechanism, fondo che sostituirà il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, NdT], il quale dovrà essere modificato alla luce degli sviluppi” nei mercati finanziari dopo la decisione in luglio sulla ristrutturazione greca, ha detto a Berlino, dopo aver incontrato il Primo Ministro dell’Austria.

    Il Ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter, parlando venerdì al convegno di Amburgo, è stata più diretta: “Il coinvolgimento di investitori del settore privato nell’alleggerimento del debito ha distrutto talmente a fondo la fiducia nei buoni del Tesoro, che ci si chiede perché mai tutti comprino ancora titoli di stato”, ha detto la signora Fekter.

    Ci sono altre questioni che rendono la posizione della Germania sempre più insostenibile – specialmente sul fronte politico -, in particolare le crescenti tensioni tra Francia e Germania. Wolf Richter osserva che praticamente ogni candidato di punta nella campagna presidenziale francese auspica un ruolo molto più aggressivo nel futuro della BCE. Se la cancelliera Merkel crede di passare un momento difficile, aspettate quando avrà poi a che fare con Francois Hollande, il candidato presidenziale socialista – ora in testa a tutti i sondaggi – che sostiene un programma in cinque punti che è una vera maledizione per la coalizione di governo tedesca:

    Aumentare al massimo grado possibile il Fondo Europeo di Salvataggio (EFSF)
    Emettere eurobond e distribuire i debiti nazionali in tutti i paesi dell’eurozona
    Far sì che la BCE inizi ad avere un “ruolo attivo”, cioè inizi a comprare il debito sovrano dell’eurozona
    Istituire un’imposta sulle transazioni finanziarie
    Avviare iniziative per la crescita, piuttosto che misure di austerità
    Come osserva Richter, i punti 1, 2, 3 e 5 sono tutti inutili per i vertici del potere esecutivo tedesco.

    Ancor più estremista è il punto di vista del candidato socialista Arnaud Montebourg, che ha parlato apertamente di “annessione della destra francese a quella prussiana”.

    A destra le cose non vanno molto meglio. Il presidente francese Nicolas Sarkozy rischia di avere la peggio contro la leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen (figlia di Jean Marie Le Pen), che quale sta adottando una linea per la candidatura esplicitamente anti-euro, una tendenza che si sta facendo popolare dato che anche in Francia le nuove misure di austerità continuano a limitare la crescita economica. Sarkozy, con i suoi vani tentativi di conservare il rating AAA del debito francese con una maggiore austerità fiscale, rischia di cadere nella propria trappola, poiché il probabile effetto di tali misure sarà di riportare una disoccupazione francese a due cifre. Inchinarsi al santuario di Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s mediante l’austerità fiscale è l’equivalente economico del cercare di negoziare un trattato di pace con Al-Qaida.

    È vero, la Germania potrebbe decidere bene di averne abbastanza, che l’attività della BCE consiste nello “stampare valuta” e perciò avvii un’operazione per uscire dall’area euro. Ma mettiamo in chiaro le conseguenze: se dovesse adottare questo sistema, la Germania probabilmente subirebbe un enorme crollo commerciale, in particolare per il fatto che la sua avversione alla “dissolutezza fiscale” la condannerebbe a livelli molto più alti di disoccupazione (a meno che il governo di colpo non subisca una conversione sulla via di Damasco al keynesianesimo, probabile quasi quanto la presenza di un membro del Ku Klux Klan alla corsa presidenziale di Obama), oppure dovrebbe ritornare alla sua precedente politica di acquisto di dollari. Potrebbe anche incidere sul tenore di vita del tedesco medio, perché in origine i grandi produttori tedeschi investivano nella moneta unica, siccome credevano con ciò di prevenire la tendenza degli accaniti svalutatori di moneta, come gli italiani, di utilizzare questo espediente per ottenere maggiori quote del commercio mondiale a scapito della Germania. Se dovessero far fronte alla perdita di quote di mercato, le multinazionali tedesche potrebbero semplicemente trasferire gli impianti di produzione nelle nuove regioni europee a basso costo per conservare le quote di mercato e avere l’ abbattimento dei costi, oppure come ultima spiaggia utilizzerebbero la minaccia del trasferimento per strappare ai lavoratori tedeschi tagli di salari e indennità, come ricompensa per essere rimaste in patria. A quel punto, può darsi che anche nelle strade di Berlino ci potrà essere sangue.

    In effetti è doppiamente ironico che la Germania castighi i propri vicini per la loro “dissolutezza”, quando è il “vivere oltre i propri mezzi” che riesce a generare un attivo della bilancia commerciale che permette poi al suo governo di registrare un minore passivo di bilancio. In realtà, la crescita tedesca è strutturalmente e interamente dipendente dalla “dissolutezza” estera. Gli attuali deficit di bilancio in altre parti dell’eurozona sono necessari alla crescita della Germania. Per i tedeschi, è il colmo dell’ipocrisia rimproverare gli stati del sud per il loro eccesso di spesa, quando è grazie a questo che la Germania è potuta crescere. Per i tedeschi è ancora più stupido sollecitare una rigida austerità per gli stati del sud, intromettersi nel loro potenziale di spesa senza pensare che questo può ripercuotersi sulla stessa Germania.

    Bene, naturalmente la cancelliera Angela Merkel può anche non essere consapevole di tutto questo. In effetti ha definito “stravaganti” le accuse alla Germania di cercare di dominare l’Europa. Ma è chiaro a ogni osservatore imparziale che la ricompensa politica per avere un maggiore intervento della BCE nell’affrontare la crisi di solvibilità delle nazioni europee è il controllo tedesco sulla gestione fiscale di paesi come Grecia, Italia, eccetera. Mario Draghi è italiano, ma il capo della BCE sta facendo il gioco al massacro della Germania. Sta adottando la stessa identica strategia che il direttore politico della Merkel, Klaus Schuler, ha spiegato diverse settimane fa: ottenere un impegno per l’unione fiscale da parte dei deboli paesi del “Club Med” in cambio della trasformazione della BCE in “prestatore di ultima istanza”. Quindi, mentre molti tedeschi potrebbero credere che vogliano un’area Euro più piccola, più coesa e senza i fastidiosi “dissoluti”, i vertici politici in realtà riconoscono che gli “Stati Uniti di Germania” – sotto la maschera degli Stati Uniti d’Europa – sono in effetti corrispondenti alle loro aspirazioni di dominio politico ed economico dell’Europa. È per questo che già nascendo i punti salienti di un accordo, sulla falsariga di un maggiore impegno della BCE come contropartita per un più forte controllo tedesco sulla politica fiscale in tutta l’area euro. È l’equivalente della regola aurea: “Chi ha l’oro, ha le regole.”

    È un poker con forti rilanci, che alla fine porterà ancora più spargimento di sangue. Il fatto è che non esiste un piano di riserva. Si continua soltanto ad aumentare le tasse e a tagliare la spesa, proprio quando questi interventi operano aumentando il deficit piuttosto che farlo calare. Così, mentre il problema della solvibilità e del consolidamento del debito potrebbe risolversi, il rimbalzo nei mercati non durerà a lungo, perché il consolidamento continuerà a essere condizionato da una permanente austerità e dalla crescita negativa. E l’austerità potrebbe non solo continuare, ma anche intensificarsi, proprio come se l’eurozona fosse già scivolata in recessione. Quindi, sembra non esserci alcuna possibilità che la BCE consolidi il debito, mentre allo stesso tempo si intima la necessità di recupero per i deficit più alti. In tal caso, l’unica cosa che porrà fine all’austerità sarà sangue nelle strade in quantità sufficiente per scatenare il caos e cambi di governo.

    A proposito, l’idea suggerita da qualcuno, secondo cui questa dinamica orribile potrebbe essere arrestata dalla Fed se si comportasse come una specie di banchiere centrale globale di “ultima istanza”, è un’idea stupida. Come ha osservato recentemente Bill Mitchell:

    A tutt’oggi, 1 Euro = 1,3294 dollari. Quindi, il solo acquisto del debito dei PIIGS per ripagare il loro deficit del 2010 avrebbe richiesto da parte della Federal Reserve la vendita di circa 347.024 milioni di dollari, ovvero circa il 5,8 percento del PIL degli Stati Uniti negli ultimi quattro trimestri. Cioè una enorme iniezione di dollari nei mercati mondiali internazionali dei cambi.

    Il volume di spesa che sarebbe necessario è anche più grande delle stime qui fornite. Questo perché per risolvere veramente la crisi dell’Euro, i deficit in (probabilmente) tutte le nazioni dell’Unione Economica e Monetaria devono salire considerevolmente.

    Cosa pensate che accadrebbe al valore della valuta americana? La risposta è che ci sarebbe un calo molto sensibile. Il termine “crollo” potrebbe essere più adatto rispetto a “calo”. […] A questo punto della crisi non c’è nulla da guadagnare da un pesante deprezzamento del dollaro e dalle spinte inflattive che probabilmente diffonderebbe.

    Prendersela con la Fed per non essere riusciti a sostenere i bond dell’eurozona è come biasimare un passante per non mettersi davanti a un proiettile mentre vede qualcuno estrarre una pistola e sparare a un’altra persona. Colui che preme il grilletto ha la responsabilità finale. Per la stessa ragione, la crisi europea è una crisi che affonda le sue radici nell’imperfetta struttura finanziaria dell’eurozona (nientemeno che l’autorevole Jacques Delors lo ha recentemente ammesso). E può essere risolta soltanto dagli europei, in particolare dalla BCE, l’unico organo dell’Unione Monetaria che può spendere senza ricorrere al finanziamento primario, a causa della difettosa ideazione del sistema monetario che è stato imposto agli stati membri agli inizi dell’Unione. Però Mario Draghi approva la contropartita politica tedesca: per agire, come condizione necessaria si ostinerà a una maggiore austerità fiscale, cosa che avrà l’effetto perverso di deflazionare ulteriormente queste economie fino allo sfiancamento e di produrre un MAGGIORE disavanzo pubblico. È questo evidentemente uno dei motivi per i quali i tedeschi si sono sentiti così a proprio agio nell’eleggere un italiano alla BCE. A quanto pare, di questi tempi, i cavalli di Troia non arrivano soltanto dalla sponda greca. Un’Europa in cui paesi come Italia e Grecia divengono satelliti della Germania fornisce alla stessa Germania un risultato molto più efficace, diciamo, del provare a ottenere la stessa cose con un’altra distruttiva Guerra Mondiale.


    #117219
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

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    #117220

    giovanni
    Partecipante

    IL Nuovo Presidente del Consiglio Italiano Prof. Mario Monti, sembra a me, un Essere Superiore di Massimo Rispetto ma come di un Essere non di questo Mondo, direi di più, inserito in questo Mondo a compimento di un Alto Compito e Servizio All’umanità ?

    E’ una mia impressione non del tutto peregrina del Personaggio in questione.

    Vi prego, studiatelo a fondo nel suo direi quasi freddo ma estremamente Determinato linguaggio e nella sua quasi non gestualità Terrene, con quasi sensazioni in noi comuni mortali che generano quasi brividi di freddo a volte lungo la schiena, nel senso di sensazioni non ancora conosciute in noi.

    Certamente si tratterà di una mia personale Lettura e Interpretazione del Personaggio in rapporto a me stesso, io ve la propongo non senza un mio certo imbarazzo, ma tanto è che questo è.


    #117221

    Anonimo

    A me + che brividi fa venire conati di vomito!

    Viene dal mondo della finanza, si parla dello stesso mondo che ci sta distruggendo, e infatti questa sua fianziaria è solo il primo di tanti atti che ci porterà al massacro.
    E molte volte comincio anche a capire la rabbia che serba dentro di sè Barnard nel volersi scagliare coi lettori e tutti i critici in generale, solo parole e niente fatti, non solo, c'è ancora moltissima gente che crede che siamo noi disinformati a distorcere la realtà.

    E queste manovre lacrime e sangue siano giuste, allora andassero a pagare la benzina per me, l'ICI e tutti i beni necessari che stanno subendo un'impennata paurosa negli ultimi mesi.

    E andassero pure ………..


    #117222

    Anonimo

    http://www.eurasia-rivista.org/note-sul-discorso-di-nigel-farage/12676/

    IL DISCORSO DI NIGEL FARAGE: NOTE A MARGINE
    Postato il Venerdì, 09 dicembre @ 22:40:00 CST di davide

    DI ALESSANDRA COLLA
    eurasia-rivista.org

    Nelle scorse settimane un nuovo astro ha brillato nel firmamento del web: Nigel Farage, il cui discusso intervento al Parlamento Europeo è stato fatto rimbalzare innumerevoli volte da un capo all’altro della rete.
    Prima di riproporre il testo integrale del discorso di Farage, e di aggiungervi qualche considerazione a margine (ma forse non marginale), vediamo un po’ chi è questo personaggio.

    Un leghista per la Regina

    La sua biografia è disponibile sulla solita Wikipedia, quindi non mette conto riassumerla qui.

    Più interessante, invece, è sapere che Farage è copresidente del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (in inglese The Europe of Freedom and Democracy Group, EFD; in francese Groupe Europe Libertés Démocratie, ELD — i francesi, sempre desiderosi di distinguersi, hanno le libertà al plurale). Il gruppo è di recente costituzione, essendo nato il 1° luglio 2009, ed è formato da diversi partiti politici provenienti da otto Stati membri: Gran Bretagna, Italia, Grecia, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Finlandia e Slovacchia. Il suo programma politico è in generale di opposizione al centralismo burocratico dell’Unione Europea, e si articola in quattro punti fondamentali: 1) libertà e cooperazione fra i popoli dei diversi Stati; 2) maggiore democrazia e rispetto per la volontà popolare; 3) rispetto per la storia, le tradizioni e i valori culturali dell’Europa; 4) rispetto per le differenze e gli interessi nazionali. (Per correttezza, rendo noto di aver ripreso il programma dal sito ufficiale del Gruppo, che è in inglese: non sembra esistano versioni nelle diverse lingue nazionali degli altri membri, o almeno io non sono riuscita a trovarle — ciò che, mi pare, renderebbe legittimo il sorgere di qualche dubbio sull’effettivo senso dei punti 3 e 4 del programma citato).
    Tornando a Farage, si è visto che è copresidente del Gruppo; questo implica che ci sia almeno un’altra persona a capo dello stesso. E infatti un’altra persona c’è: è l’italiano Francesco Speroni, membro della Lega Nord. Vale la pena di ricordare che la Gran Bretagna è quella nazione da sempre impegnata a contrastare l’unità del blocco europeo occidentale; e la Lega Nord è quel partito da sempre impegnato a contrastare l’unità italiana — l’art. 1 (“Finalità”) del suo Statuto recita testualmente: «Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” […] ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana»). Insomma Dio li fa e poi li accoppia.
    Così parlò Farage

    Come annunciato, ecco il testo integrale del discorso tenuto da Nigel Farage al Parlamento europeo, il 16 novembre 2011:
    «Eccoci qui, sull’orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando. L’euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel. Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania e neanche i cittadini europei lo vogliono. Ma ragazzi, siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreu decise di chiedere un referendum, lei, signor Rehn, parlò di “violazione della fiducia”, e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreu, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso. E non ancora soddisfatti, avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch’esso architetto di questo euro-disastro. Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, che 18 mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così, lo sta facendo molto rumorosamente. Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: “non è il momento di votare, è il momento di agire”. Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?».

    Parole-chiave

    Curiosamente, tutti sono rimasti così abbacinati dalla totalità del discorso di Farage da non prestare la minima attenzione a poche frasi tutt’altro che di secondaria importanza. E queste frasi sono precisamente: «Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania».
    Pur senza voler entrare nel merito delle posizioni del duo Merkel-Sarkozy, tuttavia è impossibile non ricordare che Francia e Germania sono acerrime rivali da molto prima di costituirsi in Stati-nazione: è praticamente la prima cosa che apprendiamo da Giulio Cesare, il quale all’inizio del suo De bello Gallico (libro I, cap. I) ci informa che dei tre popoli che abitano la Gallia «i più valorosi sono i Belgi, perché sono i più lontani dalla raffinatezza e dalla civiltà della provincia, cosicché molto raramente i mercanti si recano da loro a portarvi quei prodotti che servono ad effeminare gli animi, e sono al contempo i più vicini ai Germani che abitano oltre Reno, con i quali sono ininterrottamente in guerra. Questa è la ragione per cui anche gli Elvezi superano nel valore gli altri Galli, perché quasi ogni giorno combattono contro i Germani, o tenendoli fuori dal proprio territorio o portando essi la guerra nel territorio di quelli». Materia del contendere, allora come adesso — e stiamo parlando di duemila anni fa —, la supremazia sul continente europeo: i sorrisi e lo scambio di cortesie fanno parte dell’etichetta diplomatica e non bisognerebbe farsene trarre in inganno.
    Infatti fu proprio la volontà di superare questo antagonismo che diede la spinta decisiva alla costituzione della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, proclamata il 18 maggio 1951 col Trattato di Parigi. A dichiararlo senza mezzi termini era stato, un anno prima, Robert Schuman, ministro degli esteri francese dal 1948 al 1952 e promotore del processo di integrazione europea. Nel suo discorso del 9 maggio 1950, Schuman si espresse come segue: «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. […] L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di […] mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei. La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime. La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica. […] Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni. Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace».

    Se la Germania diventa über alles

    Il fatto è che un’effettiva unità dell’Europa a guida tedesca ha sempre rappresentato, e ancora rappresenterebbe, una seria preoccupazione per l’unipolarismo di matrice anglosassone: lo spiega assai bene Charles A. Kupchan, uno dei massimi esperti americani di relazioni transatlantiche e di studi europei. Docente di relazioni internazionali presso la Georgetown University di Washington, direttore degli affari europei all’interno del National Security Council-NSA durante la prima amministrazione Clinton e attualmente Senior Fellow di studi europei presso il Council on Foreign Relations-CFR, Kupchan è fra l’altro autore di un interessante saggio — The End of the American Era: U.S. Foreign Policy and the Geopolitics of the twenty-first Century (2002), pubblicato in italiano nel 2003 col titolo La fine dell’era americana. Politica estera americana e geopolitica nel ventunesimo secolo. Per la cronaca, l’editore italiano è Vita&Pensiero, la casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; e il volume è curato dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali-ASERI, nata «nel 1995 dalla collaborazione tra l’Università Cattolica e la Camera di Commercio di Milano quale centro di formazione e ricerca sui fattori e le dinamiche economico-politiche della globalizzazione. Direttore dell’ASERI è Lorenzo Ornaghi»: Ornaghi, magnifico rettore dell’Università Cattolica di Milano e attuale ministro per i Beni e le attività culturali nel governo Monti.
    Scrive dunque Kupchan: «L’unificazione della Germania nel 1871 riunì comunità che per secoli erano state feudi, principati e ducati indipendenti. […] La creazione di una Germania unita, anche senza l’Austria, non poteva non alterare la mappa geopolitica d’Europa. […] La vittoria nella Guerra franco-prussiana, la popolazione e le risorse poi disponibili per il nuovo Stato confermarono che la Germania aveva eclissato tutti gli sfidanti, inclusa la Francia, come nazione dominante sul continente. […] L’unificazione tedesca sferrò alla Francia il colpo più immediato — la sconfitta e l’umiliazione per mano della Prussia — ma anche per la Gran Bretagna le conseguenze furono sinistre. Una Germania unificata e la sua conseguente ascesa significarono la fine dell’egemonia britannica e avrebbero in ultima istanza reso obsoleta la sua grande strategia consistente nel perseguire il dominio navale globale evitando contemporaneamente impegni militari rilevanti sul continente europeo. La Gran Bretagna non dominò mai l’Europa come fece Roma. Ma non farlo fu il colpo di genio della sua grande strategia. La Gran Bretagna intervenne sul continente solo quando necessario per mantenere un equilibrio stabile. Con potenziali rivali che si tenevano reciprocamente in scacco, la Gran Bretagna fu libera di concentrarsi sullo sviluppo e la difesa del proprio impero d’oltremare. Non così dopo l’unificazione tedesca. Venne ufficialmente proclamato un Reich tedesco federato il 18 gennaio 1871 […]. I leader inglesi ne compresero subito le implicazioni. Dopo solo tre settimane, Benjamin Disraeli, il leader conservatore che di lì a poco diventò Primo ministro, disse alla Camera dei Comuni che l’unificazione della Germania “rappresenta la Rivoluzione tedesca, un evento politico più importante della Rivoluzione francese del secolo scorso. […] cosa è successo realmente in Europa? L’equilibrio di potenza è stato completamente distrutto” . L’unione del popolo tedesco in un solo Stato, temeva Disraeli, avrebbe stravolto irreversibilmente l’equilibrio europeo, erodendo per sempre il fondamento della grande strategia britannica, e preparando il campo per la fine del suo dominio globale» (op. cit., pp. 149-150). Settant’anni dopo, in pieno XX secolo, «se non fosse stato per l’eccessiva ambizione di Hitler — la sua decisione di aprire un secondo fronte contro la Russia nel 1941 logorò le risorse tedesche — e la volontà americana di mettere fine una volta per tutte alla macchina da guerra nazista, la Germania avrebbe potuto guadagnare un controllo duraturo sull’Europa centro-orientale. […] Alla fine della Seconda guerra mondiale, gli Alleati […] occuparono la Germania e divisero il Paese in unità amministrative, assicurandosi che la sua forza unificata non potesse più precipitare l’Europa in guerra. Quando iniziò la guerra fredda, la Germania fu formalmente separata in due Paesi: la metà occidentale entrò nella NATO e quella orientale nel Patto di Varsavia. Gli Alleati permisero ben presto alla Germania occidentale di riarmarsi e ricostruire la sua economia per contribuire a opporsi alla minaccia sovietica. Ma il ritorno della potenza tedesca fu tollerato solo all’interno del contesto vincolante della NATO e della Comunità Europea. In nessun caso l’America e i suoi Alleati avrebbero permesso alla Germania di seguire la sua strada» (op. cit., pp. 152-153).

    Dio deve ancora stramaledire gli inglesi?

    La citazione di Kupchan, lunga e in neo-lingua, ha il merito di essere sufficientemente chiara ed esaustiva. Come chiaro ed esaustivo, a leggerlo fra le righe, è il senso dell’intervento di Nigel Farage, che ha fatto innamorare tanti italiani a destra e a sinistra — non è un modo di dire, bensì un riferimento ideologico preciso e un po’ inquietante: l’esterofilia italica è una piaga trasversale.
    Ma Farage, e credo che non lo si dovrebbe dimenticare, è un inglese purosangue (benché inviso a tanti suoi compatrioti): antieuropeista fino al midollo, si capisce che non ha perso l’atavico vizio di dividere et imperare, affinché Britannia rules. Ah, il fardello dell’uomo bianco…

    Alessandra Colla, giornalista, è frequente contributrice a “Eurasia”


    #117223

    Anonimo

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    GLI STUPIDI IDIOTI DELL’EUROPA E IL LORO TRATTATO FARLOCCO
    Postato il Sabato, 10 dicembre @ 03:20:00 CST di supervice

    DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
    Telegraph.co.uk
    Quanti capricci e quanta stupidità.

    I leader di Francia e Germania hanno più o meno buttato fuori la Gran Bretagna dall’Unione Europea per il bene dei trattati che non offrono alcuna soluzione alla crisi in corso, tanto meno a qualsiasi crisi futura. È il palazzo dell’UE al suo peggio, credendo che il veleno sia una buona medicina.

    È rischioso fare delle conclusioni immediate su una storia sempre più rapida, ma sembra che l’UE possa presto ridursi a un guscio, con una nuova unione formata attorno ai paesi della zona centrale.

    Sono state dette molte cose su David Cameron, se abbia gestito la cosa bene o male. Lascio questo dibattito ai miei colleghi. Quello che mi colpisce da ex corrispondente dell’UE è quanto tutto questo sia minaccioso per il progetto dell’Unione Europea.

    Una nazione – una importante – potrebbe per la prima volta cominciare a proseguire per conto proprio. L’aura di inevitabilità storica che aveva spinto l’Europa verso un’unione più marcata per metà secolo si è sgonfiata. Sì, la Croazia si unirà fra poco, come ha cinguettato trionfalisticamente Sarkozy, ma non è davvero la stessa cosa (senza voler offendere gli slavi del Sud).

    Una confusione totale si insinuerà nelle strutture legali dell’UE. Per chi lavorerà la Commissione Europea? Per chi la Corte Europea? Ci sarà caos per un bel po’. Questo è l’incubo che i funzionari hanno sempre temuto.

    E a che scopo? Tutti questi contrasti per un piatto di lenticchie, per un trattato farlocco? L’accordo non è uno “sporco compromesso”, ha detto Angela Merkel. Bene, invece proprio di questo si tratta per quei politici dell’eurozona che cercano una svolta.

    Dà un po’ di trucco al vecchio Patto di Stabilità senza cambiare la sostanza (anche se ci saranno controlli preventivi sui bilanci). Questo “comparto fiscale” non farà la minima impressione sui mercati globali, e sono loro i giudici che contano in questa prova del fuoco.

    Sì, c’è una maggiore disciplina per i peccatori fiscali, ma senza alcuna trasformazione in arrivo. Persino il vecchio “Piano Marshall” della riunione di luglio è andato a rotoli.

    Non ci sono istanze per la condivisione del debito, nessun trasferimento fiscale, nessuna iniziativa verso un Tesoro dell’UE, nessuna autorizzazione bancaria per il fondo di salvataggio ESM e nessuna modifica al mandato della Banca Centrale Europea.

    In breve, non c’è alcuna cesura che possa convincere gli investitori asiatici che questa unione monetaria abbia un governo affidabile o persino un futuro.

    La Germania ha tenuto la barra esclusivamente sui deficit fiscali anche se tutti oramai devono aver capito che questa crisi non è stata causata dai deficit fiscali (Grecia a parte). Spagna e Irlanda erano in attivo, e l’Italia aveva un surplus primario.

    Come ha detto Sir Mervyn King la scorsa settimana, il disastro è stato causato dagli squilibri nelle partite correnti (il passivo della Spagna, l’attivo della Germania) e dai flussi di capitali che hanno avviato il boom del credito privato.

    Le proposte per il Trattato evadono l’argomento chiave.

    Francia e Germania hanno davvero causato questa frattura, lanciando un attacco alla City che ha davvero poco a che fare con la crisi dell’UEM? Sì, credo di sì.

    Dato che Merkozy non potranno mai accettare che la debacle europea derivi dall’euro stesso, da un 30 per cento di disallineamento tra Nord e Sud e da una bolla del settore bancario per 23 trilioni di euro dovuta alla troppa leva che i regolatori tedeschi, francesi, olandesi e belgi hanno lasciato avvenire… per questo, è ovvio, credo che dovessero cercare un capro espiatorio.

    Dovevano attizzare una caccia alle streghe contro qualcuno, perché non i banchieri anglosassoni? Ci sono conseguenze spiacevoli in arrivo. I politici tedeschi e francesi in particolare dovrebbero porre grande attenzione nell’incitare la rabbia populista contro un gruppo che è una preda troppo facile. Ci siamo già passati da questa strada.

    Non ci sono dubbi che questi gravi eventi saranno spiacevoli per il Regno Unito, ma tutto questo verrà spazzato via entro breve da fatti più ben salienti. Gli agenti dell’Europol non hanno nemmeno iniziato a trovare una soluzione fattibile per la propria unione monetaria deforme e impraticabile, e forse questa soluzione neppure esiste. Il sistema sbanderà da una crisi all’altra fino a che esploderà nel livore.

    Quindi, potrebbe emergere un gruppo separato (non i 10 “out” contro i 17 “in”, un concetto ridicolo), quanto piuttosto un composito insieme anglo-nordico-svizzero che potrebbe non essere una cattiva idea per la periferia e che potrebbe cominciare a solidificarsi con uno strato esterno seduttivamente comodo.

    La sola esistenza di una costellazione simile potrebbe modificare i calcoli della Spagna, che si potrebbe stancare dei dettami e della recessione franco-tedeschi, o potrebbe far dire ai portoghesi che il troppo stroppia.

    E la Francia, per dire, vuole davvero essere stretta in un umido abbraccio con una Germania ancora più forte? Lo scopo principale dell’unione monetaria per Parigi era quello di legare una Germania unita con lacci di seta. La Francia ora si vede con le mani legate a causa dell’UEM, ridotta al ruolo di assistente.

    Ma quel vano e isterico piccolo uomo che ora abita l’Eliseo presto se ne andrà. Un dirigente apparirà ancora una volta con una “certaine idée de la France”.

    Per la Gran Bretagna, impossessiamoci del momento della liberazione, e godiamocelo.


    #117224

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9489

    LA STRATEGIA DI USCITA PER LA GRECIA DI WARREN MOSLER
    Postato il Sabato, 10 dicembre @ 08:15:00 CST di supervice

    DI L. RANDALL WRAY
    Economonitor.com
    Sembra proprio che un'uscita della Grecia dall'euro sia sempre più probabile, e ciò significa che la fine dell'Unione monetaria potrebbe essere prossima.

    Anche se le uscite e il crollo dell'eurozona non sono inevitabili, tutte le nazioni dovrebbero fissare un piano per questa eventualità. È chiaro che la Germania insisterà per la massima austerità per spremere le nazioni che vedono una fuga dal proprio debito. In ogni caso, una strategia di uscita è necessaria per le trattative seguenti. La strategia migliore sarebbe che tutti i cosiddetti PIIGS si unissero, minacciando con forza un'uscita collettiva. E questo potrebbe finalmente porre fine all'intoppo.

    Ma non sono ottimista. Comunque, è il caso di esaminare le proposte per uno scioglimento. Warren Mosler ha elaborato quella che sembra una strategia di uscita chiara e semplice che i membri dell'UEM potrebbero adottare. La riproduco qui con il suo permesso.

    Godetevela!

    Warren Mosler:

    1. Il governo greco dovrebbe annunciare che inizierà a tassare solamente nella nuova valuta.

    2. Il governo greco dovrebbe annunciare che effettuerà tutti i pagamenti nella nuova valuta.

    Ecco fatto! Il governo ora può provvedere a sé stesso e continuare a funzionare in modo sostenibile.

    Ora, alcune domande e risposte:

    D: Come sarà il nuovo cambio in euro?

    R: La nuova moneta fluttuerà liberamente, con gli scambi tra acquirenti e venditori ai prezzi di mercato.

    D: Che ne sarebbe del debito pubblico denominato in euro?

    R: Il governo dovrà dire che la cosa deve ancora stabilirsi, senza un piano specifico per i pagamenti.

    D: Che ne sarebbe dei contratti pubblici in essere di beni e servizi?
    R: Verranno ridenominati nella nuova valuta.

    D: E dei depositi e prestiti bancari in euro?
    R: Rimarranno in euro.

    D: E cosa avverrà col commercio estero?
    R: Le forze del mercato aggiusteranno la bilancia commerciale per rispondere alle richieste proveniente dall’estero per gli asset finanziari denominati nella nuova moneta.

    Per mantenere la piena occupazione e la stabilità dei prezzi, vorrei consigliare ciò che segue:

    1. Il governo dovrebbe finanziare un salario minimo per tutti coloro che sono disposti e sono in grado di poter lavorare.

    2. In base alle dimensioni delle nazioni, le imposte dovranno essere regolate per far sì che la forza lavoro che lavora al salario minimo sia quanto possibile ridotta.

    3. Vorrei raccomandare che il governo vada a riscuotere solamente una tassa sugli immobili per i seguenti motivi:

    a. la disciplina fiscale è massimizzata e i costi di applicazione e le questioni connesse sono ridotte al minimo; se la tassa non verrà pagata, la proprietà può essere semplicemente messa all'asta.

    b. Tutti contribuirebbero, sia come proprietari dell'immobile che come affittuari, dal momento che i costi dei proprietari alla fine vengono trasferiti agli affittuari.

    c. Le imposte sulle transazioni vengono abolite, eliminando così questo tipo di restrizione al mercato. La libertà di scambio è la fonte del maggiore contributo alla ricchezza reale.

    4. Una politica di tassi di interessi pari a zero dove viene mantenuta la spesa a deficit del governo e non sono ammessi titoli di debito pubblico.

    5. Tutti i depositi bancari nella nuova valuta saranno assicurati in toto dal governo.

    6. Le banche verranno regolate e controllate dal governo, che introdurrà un requisito patrimoniale del 15%, una liquidità garantita dallo Stato e il divieto di qualsiasi attività sul mercato secondario.

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    #117225

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9498

    ATENE, OSPEDALE DEL TERRORE
    Postato il Domenica, 11 dicembre @ 17:10:00 CST di supervice

    DI ANDY ROBINSON
    La Vanguardia
    Una visita al maggior centro della salute di Atene evidenzia il collasso della sanità, dopo i tagli alle spese del 40 per cento.

    Anche se nessuno ci fa molto caso, decine di adesivi tappezzano le pareti dell'ospedale, il più grande di Atene nel quartiere popolare di Nikaia, a cinque chilometri del porto del Pireo. Gli adesivi ci mostrano un disegno di una busta con una sbarra rossa in diagonale sullo stile di segnale di stop. “No al fakelaki” è il messaggio, un riferimento alla già più che nota banconota da 50 euro che alcuni medici greci chiedono ai pazienti in cambio di un buon servizio. Il fakelaki è una delle molte manifestazioni di corruzione in Grecia, analizzate fino alla saturazione dall'inizio della crisi per giustificare le “forti” misure di liberalizzazione e di austerità.

    Nel 2010 il governo di Georgos Papandreou annunciò ai quattro venti una lotta senza tregua contro la cultura del fakelaki, e allo stesso tempo mise in opera una serie di tagli draconiani alla sanità pubblica, facenti parte del piano di aggiustamenti richiesto dalle potenze europee.

    Due anni dopo, con l'ospedale in uno stato prossimo al collasso, privato dei fondi e utilizzato da sempre più pazienti, il problema del fakelaki è oramai poco più che un aneddoto. “In quest’ospedale ci sono medici che accettano bustarelle”, dice Olga Kosmopoulou, specialista di malattie contagiose e membro del sindacato di medici ospedalieri che ha organizzato alcune campagne contro la corruzione: “Tentiamo di convincere i pazienti affinché denuncino i medici che richiedono denaro; ma, di questi tempi, i pazienti hanno paura: il fakelaki non è una priorità.”

    Qual è, allora, la priorità dei pazienti dal reddito basso in questo ospedale, in mezzo a un quartiere di Atene con enormi problemi di disoccupazione e povertà? Pazienti che aspettano cinque o sei ore per vedere un medico e pagano tra gli 80 e i 100 euro per un’analisi del sangue e delle urine. La priorità “è sopravvivere”, dice Kosmopoulou.

    Nikaia era un ospedale che aveva già grossi problemi prima della crisi. Già nel 2007 era considerato un luogo di sventura, più che uno “terapeutico”, dagli ispettori del Governo che denunciarono la mancanza di igiene nella preparazione dei cibi. Ma, dopo i tagli del 40 per cento ai fondi a disposizione dell’ospedale dall'inizio del programma di austerità, il cibo è il una cosa da poco.

    Intanto, mancano medici e infermiere. “Nel turno di notte abbiamo sole due infermiere per sessanta pazienti”, ha detto Kosmopoulou. Nikaia è il più grande ospedale di Atene per numero di pazienti soddisfatti, ma per quello dei letti, solo 650. Ha duecento infermiere. Kosmopoulou insegna in camere da letto dove i pazienti, per la di terza età, occupano letti con soli cinque o sei centimetri di distanza tra loro. Il taglio del 42 per cento dei contribuiti fornita da IKA – la compagnia di assicurazione pubblica che offriva assistenza primaria e medici di famiglia a milioni di pensionati – ha costretto i pazienti ad andare direttamente al pronto soccorso. I tempi di attesa sono aumentati del 30%. “Dico sempre ai miei colleghi: 'Svelti! Svelti!”' Ma non ce la fanno”, ci dice Kosmopoulou: “So che la gente in Europa dice che in Grecia non si lavora, ma è una leggenda.”

    Dopo l'aumento dell'età pensionabile per i dipendenti pubblici da 65 a 67 anni, “la maggioranza delle infermiere continua a lavorare con problemi di salute come l’artrite”. I tagli agli stipendi dei medici ospedalieri che arrivano fino a mille euro mensili, oltre agli extra, ha dato il via alla fuga del personale. “Non è tanto per il denaro, ma soprattutto perché non senti oramai più soddisfazione per questo lavoro”, ci racconta un medico. Nel frattempo, i problemi di disoccupazione e indigenza che ci sono nelle strade del quartiere di Nikaia trapelano nell'ospedale. “Quindici o venti persone senza casa dormono nei corridoi del centro”, aggiunge Kosmopoulou.

    Percorrendo i corridoi, una donna delle pulizie spiega – Kosmopoulou fa da interprete – che lavora per un'impresa privata in subappalto. Guadagna 500 euro al mese per una giornata di quindici ore senza diritti sindacali. Le forniture di prodotti non essenziali – dal cotone ai bicchieri di plastica – sono terminate. “È come se lo facessero per umiliarci”, racconta un Kosmopoulou mentre si accende una sigaretta. La situazione non migliora. Dopo le nuove misure draconiane di austerità richieste alla Grecia per poter ricevere la prossima tranche di crediti europei, i fondi destinati al Ministero della Sanità hanno subito un taglio ulteriore del 6,5%.
    Con gli ospedali in queste condizioni, non è strano che le campagne adottate per sradicare il fakelaki non abbiano dato risultati positivi. Secondo un studio sugli effetti dei tagli alla sanità della rivista medica Lancet (numero 378, 22 ottobre 2011), invece di risolvere il problema della corruzione, i tagli preventivi forse stanno aggravando la cultura della bustarella: “Si tenta di corrompere gli impiegati per evitare le code negli ospedali al collasso”. Lo studio del Lancet riporta che nel primo anno della crisi – il 2009 – si è avuto “un aumento significativo delle persone che non vanno più dal medico o dal dentista”. “Se non si ha qualcosa di grave e si ha un’assicurazione privata, si aspettano tre o quattro mesi; e allora la gente evita”, ci spiega una dipendente pubblica che ha partecipato a una manifestazione nel centro di Atene. “Il nuovo contributo di cinque euro aumenta il disinteresse per andare dal medico. E la nuova politica di far pagare tra gli 80 e i 100 per avere un’analisi chiude il cerchio. “Le persone non ci fanno più le analisi che gli chiediamo”, assicura Kosmopoulou.

    Tutto questo, ovviamente, riduce il costo della sanità a breve termine anche se a lungo lo può aumentare. Allo stesso modo, il tasso preoccupante di infermiere per letti negli ospedali si è risolta in alcuni ospedali con estrema facilità, grazie all'eliminazione di ma di 11.000 posti letto, una riduzione del 23 per cento in due anni. Questo si intenderà degli auditori della nuova “unione fiscale europea come un ritaglio della spesa. Ma il numero di pazienti che accorrono agli ospedali pubblici è salito del 30 per cento dal 2009 perché la gente non può più permettersi il lusso di pagare un'assicurazione privata. Invece, si sono assegnati 550 letti degli ospedali pubblici al settore privato.

    Lo studio del Lancet suggerisce il fatto che la situazione sanitaria sia peggiorato specialmente per i gruppi vulnerabili. E quasi tutti questi gruppi – anziani con la pensione minima, bambini di famiglie povere, tossicomani, immigrati – si possono incontrare nell'ospedale di Nikaia. Kosmopoulou ritiene che ci sia una “crisi umanitaria” dovuto all’aumento disperato dei casi di pazienti sieropositivi. Secondo The Lancet, le diagnosi di sieropositivi è salita del 52% tra il 2010 e il 2011. In parte, la risposta si può trovare nelle strade vicino al Politecnico, nel centro di Atene, dove centinaia di eroinomani evocano l’epoca dura degli anni ’70 nel sud dell’Europa. Anche se la distribuzione di metadone non è stata colpita dai tagli, non c’è più il sostegno degli assistenti sociali né degli psicologhi. “Molti dei miei pazienti sono giovani donne che hanno perso il lavoro e che ricorrono alla prostituzione”, ha concluso Kosmopoulou.

    Come creare ancor più corruzione

    Uno degli errori più ripetuti durante la crisi è che le misure di austerità, i tagli degli stipendi dei funzionari, la privatizzazione e la liberalizzazione aiuteranno a porre fine alla corruzione. Ma non è un caso che la corruzione sia di solito endemica nei paesi poveri prossimi al fallimento. Basta vedere i primi segnali che arrivano dalla Grecia: il piano radicale della troika, invece di far terminare la corruzione e l'evasione fiscale, le può trasformare in strategie di sopravvivenza. Negli ospedali con le code chilometriche, un paziente passa la bustarella al medico. Dopo aver visto decimata la pensione, il poliziotto reintegra con una bustarella mensile del club notturno.

    Quale funzionario, dopo un taglio del 40 per cento del salario, può resistere a qualche “incentivo?” E i piccoli commercianti, prima nella legalità, iniziano a vendere nei mercati all’aperto per evitare la batteria di nuove imposte in un mercato in crisi.

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    #117226

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9499

    L'ESPERIENZA ARGENTINA E LA CRISI EUROPEA
    Postato il Domenica, 11 dicembre @ 20:50:00 CST di supervice

    “CON LA GUIDA DEL FMI, I RISULTATI FURONO DISASTROSI”. INTERVISTA A JOSEPH STIGLITZ

    DI TOMAS LUKIN E JAVIER LEWKOWICZ
    Pagina12.com.ar
    Il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz rivendica la strada scelta dall’Argentina dopo la fine della convertibilità e il default, “anche se in tanti hanno idee diverse su quelle che debbano essere le buone ricette economiche”.

    Joseph Stiglitz è un militante contro le ricette di aggiustamento fiscale che propongono una “svalutazione interna” grazie alla diminuzione dei salari e alla sottomissione dei debitori nei confronti dei creditori. Anni fa l'Argentina soffrì di questa malattia come nessun altro paese al mondo, una situazione che riuscì a lasciarsi alle spalle grazie all'applicazione di una serie di politiche economiche di segno opposto, come il ripristino della competitività partendo da una forte svalutazione, compensata dall’incremento della spesa pubblica e una politica dei redditi di stile keynesiano, oltre a una forte ristrutturazione del debito estero che ripartì i costi del default.

    Per questo motivo Stiglitz è diventato un difensore del modello argentino. “Negli anni '90, fu proprio il FMI a guidare l'Argentina nell’applicazione delle politiche di austerità, con risultati disastrosi. Nell’eurozona non sono riusciti ad imparare questa lezione. Ancora una volta, l'Europa dovrebbe prestare attenzione alla crescita argentina, mostrandole che c'è vita anche dopo un default”, ha spiegato in un reportage concesso in esclusiva a Pagina 12.

    Alle prime ore del mattino e appena prima di partire verso il Cile, il Premio Nobel del 2001, mentre assaporava all'aperto un'abbondante colazione all’americana con pane, uova poché, lardo e frutta, ha analizzato a fondo la crisi dell'euro, la possibile uscita delle economie più deboli, l'incapacità dei governi di Germania e Francia e i nuovi governi “tecnocratici” che sono saliti al potere in Italia e in Grecia. Stiglitz ha ricordato l’articolo che questo quotidiano realizzò ad agosto nella città tedesca di Lindau, dove si tenne la conferenza mondiale dei Premi Nobel per l’Economia. Ha ammesso, in rapporto a quella chiacchierata, che la sua percezione della crisi europea è ancora più negativa: “L'Europa e l'euro sono sulla strada del suicidio.” Ha anche raccomandato alla Grecia un’uscita dalla moneta comune.

    Ha anche sottolineato l’importanza del favorevole contesto internazionale per spiegare il successo economico argentino, riferendosi all'inflazione e ai profitti delle multinazionali. Questa settimana Stiglitz si è incontrato con presidente, Cristina Fernández: “Sia Néstor, quando ebbi l'opportunità di conoscerlo, che Cristina mi sono sembrate due persone molto interessanti. Ma lei è più passionale.”

    Lei dice che “l’Argentina questa volta sta facendo bene”. Che spiegazione si è dato per il buon funzionamento dell'economia nazionale e di quella di altri paesi emergenti?

    In Argentina, la fine del regime di convertibilità e il default provocarono molti danni e un forte periodo di decrescita. Poi l'economia ha iniziato a crescere molto rapidamente, addirittura in assenza di quelle che molta gente considera le “migliori” pratiche economiche. Credo che Argentina, Brasile e Cina hanno realizzato buone politiche macroeconomiche, applicando stimoli keynesiani ben progettati per rafforzare l'economia, per diversificarla e per migliorare la situazione del mercato di lavoro. Inoltre, i regolamenti bancari di molti paesi in sviluppo sono migliori rispetto a quelli presenti negli Stati Uniti e in Europa. In qualche caso, ciò è dovuto al fatto che questi paesi avevano già attraversato una profonda crisi.

    Che ruolo ha avuto il favorevole contesto internazionale?

    Si sono avvantaggiati della continua crescita economica della Cina. Per questo, si può dire che hanno avuto fortuna.

    Si riferisce al cosiddetto “vento in coda”?

    Sì, ma per spiegare il risultato finale c’è bisogno senza dubbio di molto di più. L'Argentina riuscì a mantenere un flusso di credito, svalutò la sua moneta e spinse gli investimenti in salute e formazione. Anche la crescita del Brasile è stato un aspetto importante. Un fattore fondamentale, ovviamente, fu la ristrutturazione del debito che può ora servire in Europa da guida in quei contesti che richiedono una soluzione. Le politiche applicate, nel suo complesso, le permisero di cominciare a migliorare la forte disuguaglianza dei redditi.

    Il surplus delle partite correnti sta diminuendo a mano a mano che l'economia cresce. Un fattore che genera un importante calo delle valute è dato dal trasferimento all’estero di profitti e dividendi da parte delle multinazionali. Cosa potrebbe fare l'Argentina per affrontare questo problema?

    I profitti di alcuni imprese si devono a posizioni di monopolio, per l’assenza di concorrenza. Per cercare di risolverlo, bisogna favorire la concorrenza, per far sì che l’ammontare di questi redditi subisca un calo. Aprire i mercati può restituire molte cose positive in ambito sociale. Probabilmente alcuni dei problemi si risolverebbero con una maggiore concorrenza. Dipende molto dal settore.

    In che misura i trattati bilaterali d’investimento firmati dall'Argentina riducono il margine di azione per dare regole alle multinazionali?

    Molte iniziative che si possono prendere nell’ambito dei regolamenti possono poi provocare nuove richieste, per il fatto che si sono introdotte modifiche ai termini del contratto. Bisogna cercare di uscire da questi accordi e far valere le proprie ragioni in tribunale. La politica economica non deve essere dettata per quegli accordi.

    Perché la crisi è piombata sull’Europa e non vede una via d’uscita?

    Il problema fondamentale è che è sbagliato il modo in cui l'Unione Europea è stata concepita. Il trattato di Maastricht stabilì che i paesi dovessero tenere un basso deficit bassa e un basso rapporto del debito nei confronti del PIL. I dirigenti dell'UE ritenevano che questo sarebbe stato sufficiente per fare funzionare l'euro. Tuttavia, Spagna e Irlanda avevano un attivo prima della crisi e un buon rapporto tra debito e PIL, e anche in questo caso ci sono problemi. Si potrebbe pensare che, dopo questi avvenimenti, l'UE si sia resa conto che quelle regole non erano sufficienti, ma in verità non ha appreso la lezione.

    A cosa si riferisce?

    Ora propongono quello che chiamano un’”unione fiscale” che è solo l'imposizione di una maggiore austerità. Reclamare austerità è un modo per garantire il collasso delle economie. Credo che lo schema che la Germania sta imponendo al resto dell'Europa porterà alla stessa esperienza che l'Argentina ebbe col FMI, con l’austerità, il calo del PIL, le basse entrate fiscali e, quindi, la necessità di ridurre ancora di più il deficit. Tutto questo provoca una caduta a spirale che porta a più disoccupazione, povertà e acuisce le disuguaglianze. Il deficit fiscale non è stato l'origine della crisi, ma è stata la crisi a generare il deficit fiscale.

    Che ruolo riveste la Banca Centrale Europea?

    La BCE fa cose sempre più complicate, perché ha il mandato di occuparsi solamente dell'inflazione, quando ora sono la crescita, la disoccupazione e la stabilità finanziaria le materie importanti. Inoltre, la BCE non è democratica. Può decidere politiche che non sono in linea ai voleri dei cittadini. Fondamentalmente rappresenta gli interessi delle banche, non regola il sistema finanziario in modo adeguata e c'è un attitudine di stimolo ai CDS (Credit Default Swaps) che sono strumenti davvero dannosi. Anche ciò dimostra che le banche centrali non sono indipendenti, ma che hanno valenza politica.

    Come si spiega che Germania e Francia stiano spingendo gli europei verso l'abisso?

    Credo che vorrebbero fare cose buone, ma che hanno idee economiche sbagliate.

    Sono errate o in realtà rappresentano interessi di settori ben determinati?

    Credo entrambe le cose. Ad esempio, è chiaro che pongono gli interessi del settore bancario al di sopra di quelli della gente. Questo vale sicuramente per la BCE, ma non credo valga anche per Nicolas Sarkozy o Angela Merkel. Credo che siano davvero convinti. Stanno proteggendo le banche, ma lo fanno perché credono che una caduta delle banche farebbe cadere tutta l'economia. Per questo motivo dico che hanno un approccio sbagliato, anche se non penso che stiano mettendo gli interessi dei greci o gli spagnoli in cima all’ordine del giorno. Questo è un altro problema, la mancanza di solidarietà. Dicono di non essere un’”unione di trasferimenti di denaro”. In realtà, lo sono, ma il passaggio avviene dalla Grecia alla Germania.

    L'unione monetaria è un problema in sé?

    Sì, è un problema. Non c'è sufficiente similitudine tra i paesi affinché funzioni. Con l'unione monetaria si sono privati dei meccanismo di aggiustamento, come la modifica dei tassi di cambio. È come avere imposto in questa zona del mondo un sistema basato sull’oro. Se avessero una banca centrale con un mandato più ampio che contempli, oltre l'inflazione, anche la crescita e la disoccupazione – e con una cooperazione fiscale effettiva e l’assistenza tra le frontiere – potrebbe essere possibile il funzionamento dell'unione monetaria, anche se già così sarebbe difficile. Nello schema attuale può funzionare solo con enorme sofferenze per un numero enorme di persone.

    Che analisi fa della comparsa dei governi tecnocratici, come quello di Mario Monti in Italia o quello di Lucas Papademos in Grecia?

    Il principale problema è avere creato un quadro economico in cui la democrazia è subordinata ai mercati finanziari. È un qualcosa che la Merkel conosce molto bene. La gente vota, ma alla fine si sente ricattata. Si dovrebbe riformare il quadro economico, per fare in modo che le conseguenze di non dover seguire i mercati non siano troppo pesanti.

    In agosto lei disse che l'euro non doveva sparire. Qual è ora la sua posizione?

    Allora ero più ottimista. Pensavo che i dirigenti si sarebbero resi conto che il costo della dissoluzione dell’euro era davvero alto. Ma da quel momento il confronto col mercato è peggiorato e l'incapacità dei governi europei è diventata sempre più evidente. Invece di imparare dai propri errori, li stanno ripetendo. Credo che in realtà vorrebbero farlo sopravvivere, ma dimostrarono una mancanza di comprensione delle basi dell’economia, e questo mi fa venire molti dubbi.

    È possibile avere un euro a due velocità, come proposto da alcuni economisti?

    Un euro a due velocità è uno della delle possibili forme di rottura dell'euro. La soluzione può venire dalla creazione di due monete con una maggiore solidarietà. La moneta unica ha contribuito alla creazione del problema. Il collasso non era inevitabile, ma è avvenuto. Quando si capisce che i mercati hanno una certa parte di irrazionalità, allora si potrebbe preferire avere una maggiore autonomia monetaria.

    Lei suggerisce che la ristrutturazione del debito è positiva per le finanze pubbliche europee e fa l'esempio dell'Argentina. Ma anche il nostro paese svalutò. Crede che la Grecia deve adottare questa misura?

    Si tratta di una domanda fondamentale. La Grecia deve ristrutturare il suo debito, un qualcosa che tutti ora accettano, a differenza di un anno fa. Se due anni fa si fossero fatte le scelte giuste, la ristrutturazione si sarebbe potuta evitare. Invece, è stata imposta l’austerità. Ora la domanda è se la ristrutturazione sarà sufficiente per ridare vita alla crescita economica? Credo che per la Grecia la risposta è “no”. A meno che non ci sia un qualche aiuto esterno, anche dopo la ristrutturazione dovranno subire un regime di austerità. Per questo motivo il PIL cadrà ancora di più. Non sono competitivi e ci sono solo due modi per diventarlo. Una è con la svalutazione interna, ma se i salari calano, riducono ancora più la domanda e indeboliscono l'economia. Invece, se la Grecia esce dall'euro e svaluta, la transizione sarà difficile e complessa, ma una volta terminato questo processo, il fatto che la Grecia confini con l'Unione Europea darà forza alla ripresa. Nascerebbero nuove banche e ci sarebbero più scambi.


    #117227
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1323762819=Richard]
    [quote1322654834=InneresAuge]
    [quote1322270757=Erre Esse]
    Fulford
    http://benjaminfulford.typepad.com/benjaminfulford/2011/11/the-lawsuit-that-could-end-the-gangster-rule-of-western-civilization.html

    La causa legale che potrebbe porre fine ai gangster alla guida della civiltà occidentale

    24 novembre, 2011

    Una causa legale è stata archiviata oggi (23 novembre, fuso orario USA) che potrebbe terminare il governo segreto che ha guidato la civiltà occidentale per almeno gli ultimi 300 anni. La causa dichiara che circa 1 trilione di dollari furono rubati da, tra gli altri, l'ONU e il suo segretario generale Ba.., l'ex.. e il governo italiano, Gia.. e il World Economic forum di Davos e altri credono di includerci molti dei proprietari della banca centrale privata Federal Reserve. La causa è stata archiviata a New York da Neil Keenan, agendo in rappresentanza della Dragon family, un gruppo isolato di facoltose famiglie asiatiche. Questa archiviazione è il risultato di approfondite evidenze raccolte da agenzie e forze di polizia internazionali come l' Interpol, la CIA, la polizia di sicurezza giapponese, i servizi segreti dell'Est Europa e ha il sostegno del Pentagono così come delle forze armate di Russia e Cina.
    Gli imputati definitivi in questa azione legale si crede siano quelli della stessa cabala dietro l'assassinio del presidente John F. Kennedy e molti altri maggiori crimini internazionali.

    L'articolo continua citando i due giapponesi che più di due anni fa erano stati trovati in possesso di titoli di stato USA del valore di miliardi alla frontiera con la Svizzera, la loggia massonica di Montecarlo legata alla P2, Le.. e il Vaticano.
    Segue un racconto che, come al solito con Fulford, sembra una spy-story.
    [/quote1322270757]
    Solo io non ho capito niente? Mi sembra sinceramente uno scritto parecchio “fumoso”…

    Oggi ho sentito alla “Zanzara di Radio 24” Magaldi, del Grande Oriente Democratico (vero Massone ?), dire che Monti è un Massone “British” ma ora si trova davanti una scelta, importante, che influenzerà anche il nostro paese e l'Europa. Se seguire la corrente dominante liberista che ci ha fin'ora portato sin qui, o un altra corrente che vorrebbe fare come ai tempi di Roosvelt (Eurobond) e reinvestire nell'Europa (non si sa a che prezzo dico io…).
    [/quote1322654834]

    http://translate.google.it/translate?u=http%3A%2F%2Fkauilapele.wordpress.com%2F2011%2F11%2F28%2Fdavid-wilcocks-comment-on-ben-fulfords-11-28-11-article-and-the-lawsuit-document%2F&sl=en&tl=it&hl=&ie=UTF-8

    qui il commento di Wilcock
    http://benjaminfulford.net/2011/11/28/chaos-prevails-at-the-highest-levels-of-government-in-the-west-as-the-financial-fraud-unravels/
    [/quote1323762819]

    CONFIRMED: The Trillion-Dollar Lawsuit That Could End Finanical Tyranny
    http://translate.google.it/translate?u=http%3A%2F%2Fdivinecosmos.com%2Fstart-here%2Fdavids-blog%2F995-lawsuit-end-tyranny&sl=en&tl=it&hl=&ie=UTF-8

    http://www.courthousenews.com/2011/12/05/41930.htm
    MANHATTAN (CN) – An American expatriate in Bulgaria claims the United Nations, the World Economic Forum, the Office of International Treasury Control and the Italian government conspired with a host of others to steal more than $1.1 trillion in financial instruments intended to support humanitarian purposes.


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