CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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  • #117248
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Ma la cosa scandalosa, non so se avete notato, è che le voci “banconote in circolazione” e “allocazione delle banconote
    in euro all'interno dell'Eurosistema”, sono nel capitolo “PASSIVO”, questo vuol dire che per la banca centrale mettere in circolazione banconote è un passivo, cioè una spesa, quando in realtà è un guadagno (illecito), come se un falsario detraesse dalle tasse le banconote che stampa.
    Sentiamo cosa ne pensa il prof. Nino Galloni, economista tra i più affermati a livello nazionale, già Direttore del Ministero del Lavoro e presidente del Centro Studi Monetari http://www.centrostudimonetari.org in un'intervista, ecco alcuni
    estratti:
    D: “In una recente dichiarazione pubblicata dall’Agenzia Parlamentare per gli Studi economici e politici lei ha detto che “lira, euro e valuta complementare non è questo il problema” ma semmai chi emette la moneta. Penso si riferisse al poco famoso Signoraggio. Ci può spiegare cos’è questo benedetto Signoraggio?”
    R: “Il signoraggio è la differenza tra il valore facciale di una banconota e quello che è costato produrla. Il punto è che noi stiamo parlando di moneta che ha corso legale, cioè che noi siamo obbligati forzosamente ad accettare. Allora è chiaro che chi può emettere questa moneta ha un grandissimo potere: il potere di creare un valore, perché poi questa moneta deve essere accettata.”
    … “Ora se questa autorità è lo stato nazionale è chiaro che non è la stessa cosa delle singole persone che compongono la collettività, però se questo stato emette questa moneta per fare degli investimenti produttivi, c’è una logica, se invece di essere gli stati (come sappiamo nel caso europeo, che hanno rinunciato alla propria sovranità sia nei confronti delle
    banche centrali che nei confronti nella banca centrale europea), accade che la popolazione non ha più alcun vantaggio da questa grande invenzione dell’umanità che è la moneta.”
    D: “Quindi se ho capito bene: la banca centrale stampa la moneta spendendo pochissimi spiccioli tra carta e inchiostri e la vende allo stato al valore nominale, cioè a quel numerino stampigliato sopra, giusto. Il signoraggio pertanto in termini economici è un guadagno impressionante. Che viene incassato dalle banche centrali che sono private…”
    R: “Sì, praticamente le banche centrali, così come la banca europea, sono organismi privati…
    L’idea del signoraggio precostituisce il diritto da parte dei cittadini di vedersi restituite queste somme. Ci sono della cause in corso in molti paesi, anche negli Stati Uniti, per ottenere questo rientro da parte dei cittadini stessi.”
    D: “L’ultima domanda poi la lascio. Sento sempre più spesso parlare del crollo del dollaro USA a causa di una economia indebitata fino all’osso. Ecco perché ogni 2 anni devono fare una guerra. Le risulta una situazione allarmante del genere oppure no?”
    R: “Arrivo subito alla risposta altrimenti dovrei fare dei discorsi di natura storico-economica molto lunghi. Se Cina, India e Russia, che sono i principali detentori di dollari, li buttassero sul mercato (per fare la cosa più razionale) per prendere una valuta più forte come l’euro, succederebbe una crisi di tali proporzioni che saremo costretti a cercare di
    risolvere i problemi con dei criteri e logiche che adesso sembrerebbero impensabili. Ci troveremo di fronte alla più grande crisi finanziaria e valutaria nella storia dell’umanità, quindi loro non lo possono fare: se li debbono tenere, e in cambio di questo cercano di avere dei vantaggi dagli Stati Uniti e nell’ambito del sistema, facendo un tira e molla sulla
    competitività, sulla vendita dei loro prodotti, e su altre cose.
    Però è un sistema assolutamente instabile e non votato al successo, quello nel quale ci siamo venuti a trovare. Quindi sicuramente si dovrà arrivare o a nuova Bretton Woods o a un grande cambiamento di politica economica, o entrambi”
    http://www.gambelli.org/download/banche%20-%20finanza/La%20moneta.pdf


    #117249
    maraxma
    maraxma
    Partecipante

    COSTRUIRE UN’ECONOMIA SALVA VITE, SALVA NAZIONE, SALVA DEMOCRAZIA.

    Gli economisti della Modern Money Theory in Italia per formare il primo gruppo di attivisti della MMT contro lo scempio del Colpo di Stato Finanziario.

    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=283&fb_source=message


    #117250
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1324078791=maraxma]
    COSTRUIRE UN’ECONOMIA SALVA VITE, SALVA NAZIONE, SALVA DEMOCRAZIA.

    Gli economisti della Modern Money Theory in Italia per formare il primo gruppo di attivisti della MMT contro lo scempio del Colpo di Stato Finanziario.

    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=283&fb_source=message
    [/quote1324078791]
    :ummmmm: potrebbe essere un' idea. :ok!:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #117251

    giovanni
    Partecipante

    IL Presidente del Consiglio Italiano Prof Mario Monti è una superlativa persona indipendentemente da come la pensi sia politicamente che in altre faccende affaccendato.

    Resta purtroppo il tragico fatto che nessuno e dico nessuno potrà rimuoverci dalla condizione di sfacelo finanziario mondiale in cui stiamo sprofondando, anche se lui ci proverà fino allo stremo delle forze.

    IL Prof Mario Monti, assurge a Eroe Nazionale Internazionale e Mondiale votato alla causa ma alla lunga purtroppo, temo, nulla potrà contro l'iper gigantesco tzunami di ogni tipo, tosto in arrivo.

    Io sto prendendo pratica nel nuovo linguaggio in corso d'opera nel Mondo, fatelo anche voi.

    Nessuno può insegnarvi come fare, dovete accedervi da soli.


    #117252

    Anonimo

    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=284

    LA CHEMIOECONOMIA DEL MOSTRO CHE CONTA
    Postato il Giovedì, 15 dicembre @ 05:00:47 CST di davide

    DI PAOLO BARNARD
    paolobarnard.info

    E’ Draghi, non Monti. Io, il 15 novembre scorso, ho urlato (ho dovuto urlare) a Matrix di Canale 5 che Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea (BCE), è un golpista. Mi sbagliavo: è un mostro. In diversi interventi scritti a seguire ho fornito le prove del coordinamento fra Draghi e il servo di scena Monti, e fra Draghi e la Merkel nel consolidare il golpe finanziario.

    La Merkel = gli interessi del Neomercantilismo, dei Neomercantili.

    Neomercantili = le mega industrie europee multinazionali che vivono di export, e per export intendo l’export del futuro: cioè, non la vecchia versione dove per esempio la Germania esportava in Italia o in Grecia, ma la nuova versione, dove i Neomercantili esporteranno verso mercati 4 volte più grandi, quelli di Cina, Brasile, India e Sud Est asiatico. Di vendere a noi non gli frega più nulla, siamo quattro gatti, e anche viziati.

    Incappo in un articolo a firma dell’economista Andrea Terzi di Lugano (http://www.mecpoc.org/2011/12/not-only-in-germany-the-ecb-now-wants-export-driven-growth-for-whole-europe/), che ha raccolto poche battute di Mario Draghi a una oscura conferenza stampa della BCE datata 8 dicembre. Terzi, che è un vero economista di ricerca, sviluppa un’ottima critica alle parole di Draghi, ma stranamente gli sfugge l’essenza del crimine mostruoso. Il governatore dice a un certo punto che “in effetti nel breve termine l’austerità e l’aumento delle tasse (pacchetto Monti) causeranno impoverimento economico”. Ma aggiunge subito che si tratta di un effetto collaterale sulla via di una splendida guarigione per un motivo: perché mentre verrà applicata l’austerità, confermata come essenziale (sì, dobbiamo sanguinare), i popoli europei sottoposti a questa cura diventeranno “competitivi, potranno contare sull’export”. Cinque parole che rivelano un'apocalisse in arrivo.

    Diventare competitivi nell’export, si fa in 2 modi: si svaluta la propria moneta sovrana, quindi i propri prodotti risultano per gli acquirenti stranieri più a basso prezzo di quelli della concorrenza; oppure, se uno Stato non ha una moneta sovrana, svaluta gli stipendi di quelli che li fanno quei prodotti, così risulteranno egualmente più a basso prezzo di quelli della concorrenza e si otterrà il medesimo risultato. Noi abbiamo l’Euro, che non è sovrano in Italia, non possiamo svalutarlo, e quindi svaluteremo gli stipendi, semplice. Ma svaluteremo stipendi già svalutati dall'austerità, un lago di lacrime e sangue. Questa è la ricetta Draghi. I Neomercantili, ci arriverebbe un bambino, sono in tripudio, pagheranno salari da galera. Per i lavoratori e le relative famiglie è una sciagura, per generazioni.

    Ma attenzione ora al riassunto 1) Le nazioni come Italia, Spagna, Portogallo, Belgio ecc. non devono avere moneta sovrana, se no la svalutano, diventano competitive e fregano l’export tedesco, quindi devono rimanere nell’Euro. Ecco il preciso motivo dell’insistenza fanatica della Merkel per difendere l’Eurozona a qualsiasi costo. Riassunto 2) L’austerità, cioè la chemioeconomia, deve permanere ad ogni costo, per impoverirci e sospingerci così alla corsa a trovar denaro nell’export, che però causerà le doppie conseguenze salariali di cui sopra. Ecco il preciso motivo del rifiuto di Draghi di usare i poteri della BCE per alleviare la stretta economica che ci impone proprio di applicare questa chemioeconomia dei redditi.

    Avete capito cosa ha nella testa Mario Draghi governatore della BCE? E' un doppio gioco perverso come pochi nella storia dell'economia: l'austerità ci impoverisce, è ovvio, allora per rimediare dobbiamo diventare competitivi correndo all'export, che per accadere richiede però altro impoverimento, che ovviamente richiederà altra austerità, che richiederà altra competitività e altro export che chiede altro impoverimento… Non c'è bisogno di continuare.

    Un momento, direte: non c'è una contraddizione? Perché da una parte ci vogliono impedire di competere nell'export, ma poi ci affamano per costringerci a competere nell'export? No, è tutto chiaro: la corsa all’export è già truccata, noi la perderemo di sicuro, e come risultato ci sarà un ulteriore succulento regalo per la Germania. Lo Stato tedesco sono anni che, violando tutte le regole di Libero Mercato il cui rispetto invece pretende da chiunque altro, sta rimodernando a spese proprie le sue mega industrie private. Cioè: ci hanno presi per il collo e sbattuti su una pista dove dovremo gareggiare per sopravvivere, solo che noi abbiamo la bicicletta che ci è rimasta dopo che hanno costretto papà (lo Stato) a toglierci la paghetta, la Germania ha una Maserati pagata proprio da papà, di nascosto.

    Risultato 1) Draghi e Merkel ottengono così la fortuna dei Neomercantili tedeschi prima di altri, e affossano noi Paesi del sud Europa costringendoci a una gara truccata in partenza. Risultato 2) Quando le nostre aziende saranno doppiate sul circuito, senza fiato, e licenzieranno migliaia di lavoratori (in aggiunta a quelli già oggi a spasso), la Germania scenderà qui ad aprire filiali con manodopera a prezzi kosovari in un Paese del tutto moderno. Il succulento regalo a Berlino da parte di Messieur Draghi.

    I giochi che contano li sta facendo il Mostro che conta, il Mario BCE, non quell’altro della Bocconi. Svegliatevi. Per pietà, non replicate anche questa volta la desolante miopia dei travagliati e santorati tinti di viola che per 11 anni hanno inseguito l’uomo sbagliato.

    (quest’ultimo appello è scritto così, giusto per dire)

    Paolo Barnard


    #117253

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9521

    INIZIA L'EPICA SBRONZA CINESE
    Postato il Giovedì, 15 dicembre @ 14:53:10 CST di supervice

    DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
    Telegraph.co.uk
    La bolla creditizia della Cina è finalmente esplosa. Il mercato immobiliare sta dondolando pericolosamente tra ascesa e crollo, l’esposizione ammonitrice del sogno di un BRIC che alla fine sta atterrando con un tonfo sordo.

    È difficile ottenere dati affidabili dalla Cina, ma si può capire che qualcosa non va dal momento che il sito web delle proprietà immobiliari Homelink ha riportato un calo del 35 per cento del prezzo delle nuove case a Pechino a novembre rispetto al mese precedente. Se la cosa fosse lontanamente vera, il calibrato atterraggio morbido delle autorità cinesi ha fallito e rischia di andare fuori controllo.

    La crescita della massa monetaria M2 è crollata a novembre del 12,7 per cento, il minimo da dieci anni. I nuovi prestiti sono diminuiti del 5% su base mensile. La banca centrale ha iniziato a invertire la sua politica stringente mentre l’inflazione si placa, tagliando i requisiti di riserva degli istituti per la prima volta dal 2008 per alleggerire gli stress di liquidità.

    La domanda è se la Banca del Popolo possa fare di meglio della Federal Reserve o della Banca del Giappone nel deflazionare la bolla creditizia.

    Le azioni cinese stanno lanciando segnali di avvertimento. L’indice Shanghai è calata del 30% da Maggio. È inferiore del 60% al suo picco del 2008, simile a quanto avvenne a Wall Street dal 1929 al 1933 in termini reali.

    “Gli investitori stanno fortemente sottostimando il rischio di un atterraggio duro in Cina e anche negli altri BRICS (Brasile, Russia, India, Cina) […] secondo me un 'Concetto di Investimento Tremendamente Ridicolo’”, ha affermato Albert Edwards della Societe Generale.

    “I BRIC stanno precipitando e le crisi sono di fattura interna, causate dai loro cicli creditizi di boom & bust. La produzione industriale sta già calando in India, e il Brasile avrà la stessa sorte.”

    “C’è così tanta capacità di risparmio che inizieranno a fare dumping sulle merci, colo rischio di uno shock deflazionistico nel resto del mondo. Non è una sorpresa che la Cina ha già imposto dazi sulle importazioni di autovetture GM. Penso che sia altamente probabile che la Cina svaluterà lo yuan il prossimo anno, paventando una guerra commerciale”, ha detto.

    Le riserve estere cinesi pari a 3,2 trilioni di dollari stanno calando da tre mesi malgrado l’attivo commerciale. I soldi stanno uscendo dal paese. “I flussi di capitale a senso unico o le scommesse a senso unico su una risalita dello yuan fanno oramai parte della storia. Le nostre riserve estere sono davvero calando ogni giorno”, ha detto Li Yang, un ex fissatore dei tassi della banca centrale.

    Le perdite nelle riserve sono come una forma di stretta monetaria, esattamente l’effetto opposto rispetto al boom. Le riserve non possono ripristinate per sostenere il sistema bancario interno della Cina. Fare questo significherebbe rimpatriare i capitali, che ora sono nei bond del Tesoro USA e dell’Europa, spingendo in alto lo yuan nel momento peggiore.

    L’economia è malamente fuori uso. I consumi sono caduti dal 48 al 36% del PIL dalla fine degli anni ’90. Gli investimenti sono saliti al 50% del PIL. Questo è fuori misura, persino per gli standard di Giappone, Corea o Taiwan nel corso dei loro picchi di risalita. Non si è visto niente del genere nei tempi moderni.

    Fitch Ratings ha riferito che la Cina è appesa al credito, ma riceve sempre meno spinta da ogni dose ulteriore. Un dollaro in più di prestito incrementava il PIL di 0,77 nel 2007. Oggi siamo a 0,44 dollari nel 2011. “La realtà è che oggi l’economia cinese richiede un finanziamento significativamente maggiore rispetto al passato per raggiungere lo stesso livello di crescita”, ha detto l’analista cinese Charlene Chu.

    Chu ha avvisato che c’è stato un “massiccio aumento del leverage” e teme una “fondamentale erosione strutturale” nel sistema bancario che differisce dai rovesci passati: “Per la prima volta un gran numero di banche cinesi ha iniziato ad affrontare pressioni di liquidità. La prossima ondata di valutazioni di qualità degli asset ha la potenzialità di diventare più pesante rispetto agli episodi precedenti.”

    Gli investitori avevano pensato che la Cina fosse immune al collasso dell’immobiliare perché la finanza dei mutui è solo il 19% del PIL. I ricchi cinese spesso comprano, due, tre o più appartamenti in contanti per parcheggiare i soldi, perché non possono investire oltre oceano e i tassi dei depositi bancari sono stati del –3% in termini reali quest’anno.

    Ma con l’indice del prezzi in rapporto agli stipendi che ha raggiunto il livello emorragico di 18 nelle città costiere dell’Est, è chiaro che gli appartamenti, spesso lasciati vuoti, sono diventati uno scambio pericoloso.

    Il professor Patrick Chovanec della Tsinghua School of Economics di Pechino ha affermato che la flessione dell’immobiliare in Cina è iniziata ad agosto quando le imprese costruttrici hanno riportato che l’inventario invenduto era pari a 50 miliardi di dollari. Ora si assiste a “una spirale di aspettative di cali”.

    Ci sono svendite in corso nelle città costiere con gli sviluppatori di Shanghai che, a novembre, hanno tagliato i prezzi del 25, con grandi escandescenze dei precedenti acquirenti che si aspettano rimborsi. La cosa si sta diffondendo. Le vendite di immobili sono calate del 70% nella città interna di Changsa. I prezzi dovrebbero essere diminuiti del 70% nella “città fantasma” di Ordos nella Mongolia Interna. Il China Real Estate Index riporta che lo scorso mese i prezzi sono calati solo dello 0,3 nelle 100 maggiori città cinesi, ma sembra un indicatore non esauriente. Nel frattempo, il rallentamento sta filtrando nelle industrie chiave. La produzione di acciaio ha ceduto.

    Pechino è stata abile a contrastare la contrazione globale nel 2008-2009 liberando il credito, agendo da ammortizzatore per il mondo intero. Si può dubitare del fatto che Pechino possa rinnovare questo stratagemma per la seconda volta.

    “Se gli investitori cercano di nuovo la crescita a tutti i costi, potrebbero scoprire che la cosa funziona peggio che in passato e che l’inflazione ritorni velocemente in modo vendicativo”, ha detto Diana Choyleva di Lombard Street Research.

    Zhu Min del Fondo Monetario Internazionale afferma che i prestiti sono raddoppiato fino quasi al 200% del PIL negli ultimi cinque anni, includendo i prestiti sommersi.

    È circa il doppio dell’intensità della crescita creditizia nei cinque anni che hanno preceduto la bolla del Nikkei giapponese alla fine degli anni ’80 o la bolla immobiliare negli USA dal 2002 al 2007. Tutti questi boom hanno visto una crescita dei prestiti vicina a 50 punti percentuali del PIL.

    Il FMI dice che in novembre gli istituti di credito hanno affrontato una “costante ascesa delle vulnerabilità del settore finanziario”, avvertendo che, se fosse colpito da multipli shock, “il sistema bancario potrebbe venire severamente colpito”.

    Mark Williams di Capital Economics ha affermato che la grande speranza era che la Cina avesse usato la propria bolgia creditizia dopo il 2008 per prendersi del tempo, passando da un cronico iper-investimento a una crescita guidata dai consumi: “Non ha funzionato nel modo previsto. Le prossime settimane potrebbe rivelare quanto pochi siano i progressi fatti. La Cina potrebbe dover uscire dalla tempesta nei prossimi mesi, ma i pericoli di una sovrapproduzione e del debito cattivo potranno solo intensificarsi.”

    A dire il vero, la Cina affronta una colossale sbronza di diminuzione della leva finanziaria, come tutti noi.


    #117255

    giovanni
    Partecipante

    Io sto prendendo pratica nel nuovo linguaggio in corso d'opera nel Mondo, fatelo anche voi.

    Nessuno può insegnarvi come fare, dovete accedervi da soli.


    #117256

    giovanni
    Partecipante

    In Verità, non è che il linguaggio Umano in uso sia cambiato, ma in Vero, è la Comprensione in esso che Vive Nuova Esistenza Umana Terrestre, dove nulla è scollegato dove tutto è collegato.

    Come non rendersi conto che il Mondo è andato, punto, e che sta implodendo, punto.

    Quando dico ironicamente ( spostiamoci un pò più in là ) mi riferisco, al prendere in esame tale reale possibilità che si presenterà a breve con l’ascensione nei cieli, e al completo raggiungimento del riassetto della Amata Terra, seguito dalla conseguente ri-immissione sulla Terra per i Figli di DIO a completo riassetto avvenuto della Terra.

    AMATO GESU’ CRISTO, STRAVVIENI A PRENDERCI PORTA IN SALVO I TUOI FIGLI DI DIO.


    #117254

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9528

    I “FONDI AVVOLTOIO” SI ABBUFFANO SULLE ECONOMIE DISASTRATE
    Postato il Sabato, 17 dicembre @ 06:25:00 CST di supervice

    PER L'EUROPA UN CAMPO DI BATTAGLIA MORTALE

    DI OLAFUR ARNARSON, MICHAEL HUDSON E GUNNAR TOMASSON
    Counterpunch
    Il problema delle insolvenze dei prestiti bancari, specialmente quelli garantiti dal governo come i prestiti agli studenti e i mutui della Fanny Mae, ha riportato all’attenzione la questione su quale dovrebbe essere il “valore di mercato” di questi debiti obbligazionari. Il valore di mercato dovrebbe rispecchiare ciò che i debitori sono in grado di pagare (ovvero pagare senza andare in bancarotta)? Oppure è corretto da parte delle banche e persino dei “fondi avvoltoio” spremere tutto ciò che possono dalle tasche dei propri debitori?

    La risposta dipenderà principalmente dal grado in cui i governi sosterranno le pretese dei creditori. La definizione legale di quanto sia lecito “ottenere” sta divenendo una questione politica che pone in conflitto i governi nazionali, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e le altre agenzie finanziarie mettendo contro le banche e i fondi avvoltoio alla popolazione con poca liquidità.

    Consideriamo per primo il caso dell’Islanda, dove tale importante questione sta ora esplodendo. Il paese in questo momento soffre una seconda ondata della crisi economica e finanziaria derivata dal collasso del suo sistema bancario avvenuto nell’ottobre del 2008. Quella crisi ha causato una significativa perdita di risparmi non solo per i cittadini locali, ma anche per i creditori internazionali come Deutsche Bank e Barclays e i loro clienti istituzionali.

    Invischiati con i prestiti e le obbligazioni delle banche fallite, gli investitori esteri delle vecchie banche hanno venduto le loro obbligazioni per pochi spiccioli a compratori che nei loro siti web si definiscono “specializzati in operazioni pericolose” ma sono più comunemente noti come “fondi avvoltoio” (rumors insistenti suggeriscono che alcuni di questi soggetti stiano lavorando con i precedenti proprietari delle banche islandesi fallite operando tramite banche offshore nei paradisi fiscali e che siano sotto indagine da parte delle autorità competenti).

    Nel momento in cui quei bond furono messi sul mercato, il governo islandese possedeva il 100% delle tre nuove banche. Rappresentando l’interesse nazionale, lo Stato islandese progettava di girare ai debitori anche il grado di svalutazione con cui rilevò i titoli dalle vecchie banche. Questa è la definizione di “valore di mercato”: il più basso prezzo di mercato in quel dato momento. Si intendeva tener conto della reale capacità dei proprietari e degli imprenditori di ripagare i prestiti che erano divenuti “impagabili” dal momento che la valuta locale era crollata e i prezzi delle importazioni cresciuti di conseguenza.

    Il Fondo Monetario Internazionale entrò in scena nel novembre del 2008, consigliando al governo di ricostruire il sistema bancario in maniera che contemplasse le misure per assicurare il valore di mercato del patrimonio e ottimizzare il recupero dei crediti. Il Governo creò tre nuove banche “buone” dalle rovine degli istituti di credito falliti, trasferendo i prestiti dalla vecchie alle nuove banche con uno sconto del 70% al fine di rispecchiare appunto il valore di mercato dei tassi di interesse e degli asset obbligazionari, stabilito attraverso il parere di una commissione super partes.

    Gli “avvoltoi” divennero poi proprietari di due delle tre banche islandesi. Su consiglio del FMI, all’epoca il governo sottoscrisse un accordo così approssimativo e privo di vincoli che concesse agli istituti di credito una licenza di caccia nei confronti dei proprietari e degli imprenditori islandesi. I fondi agirono cooptando il modus operandi che le agenzie finanziarie e le banche americane utilizzano quando acquistano debiti tossici come quelli legati al credito al consumo, i prestiti bancari o i mancati pagamenti da parte dei clienti, obbligazioni che tali operatori acquistano al prezzo stracciato del 30% incalzando poi i debitori al fine di spremergli tutto ciò che possono, con le buone o con le cattive.

    Questi “accattoni” del sistema finanziario sono la rovina di molti stati. Ma il pericolo ora è rappresentato dalla loro scalata internazionale al vertice del potere fino al punto di essere nella posizione di schiacciare intere economie con il conforto della legalità.

    Il caso islandese ha una sua speciale peculiarità. Per legge i mutui islandesi e molte altre tipologie di credito al consumo sono legati all’indice dei prezzi e quindi all’inflazione galoppante. I creditori hanno il diritto non solo di richiedere il 100% del valore nominale dei titoli ma possono anche aggiungervi l’adeguamento all’inflazione. Migliaia di proprietari di case affrontano ora la povertà e la perdita della proprietà poiché i loro debiti, in alcuni casi, sono più che raddoppiati a causa del crollo della valuta locale e della conseguente inflazione. Ma il FMI, il governo islandese e la Corte Suprema hanno sostenuto l’indicizzazione dei tassi d’interesse usurai delle principali tipologie di prestiti per timore che il ristrutturato sistema bancario andasse di nuovo in malora.

    Questo non era ciò che ci si aspettava. Nel 2009 il governo di sinistra in carica negoziò un accordo con i creditori per collegare i pagamenti dei prestiti alla nuova valutazione scontata. Su suggerimento del FMI, il governo consegnò nelle mani dei creditori delle vecchie banche il controllo dei tassi di interesse dei debiti delle nuove banche. Lo scopo era quello di limitare al minimo il costo di rifinanziamento del sistema bancario e non quello di far crollare l’economia. I prestiti furono trasferiti dalle vecchie alle nuove banche dopo il collasso del 2008 con uno sconto del 70% per rispecchiare il loro ormai svalutato prezzo di mercato. Questa riduzione doveva essere trasferita ai debitori (proprietari di case e piccoli imprenditori) che vedevano gonfiarsi i propri debiti a causa dell’indicizzazione dei prestiti all’inflazione dei prezzi al consumo.

    Ma la sopravvivenza dell’economia non è il principale interesse degli aggressivi fondi di investimento che avevano preso il posto delle banche creditrici degli istituti islandesi. Invece di trasferire le riduzioni delle valutazioni ai proprietari ed agli altri debitori, essi stanno rivalutando verso l’alto il capitale dei prestiti. Le loro assurde pretese stanno comprimendo l’economia all’interno di un vestito che le sta stretto. La ristrutturazione del debito invece di prendere la piega che si sperava sta preparando la scena per una nuova crisi bancaria.

    Qualcosa si deve pur fare. Ma per l’economia islandese, non certo per i fondi avvoltoio. Il FMI insiste affinché il governo si astenga dall’intervenire, mentre il gradimento degli islandesi nei confronti dell’esecutivo è crollato a circa il 10% della popolazione a causa della sua incapacità di destreggiarsi di fronte alle sparate dei nuovi creditori.

    Le nuove banche hanno tagliato i debiti delle maggiori aziende le cui costanti operazioni finanziarie hanno loro consegnato il ruolo di vacche da mungere per i fondi avvoltoio. Per quanto riguarda invece i mutui, acquistati al 30/50% del loro valore nominale, essi sono stati rivalutati fino al 100%. Le aspettative dei proprietari sono evaporate in un istante. Il governo non è intervenuto accettando l’affermazione da parte delle banche di non disporre delle risorse sufficienti per garantire un significativo aiuto nei confronti dei proprietari mutuanti. In tal modo i giganteschi impagabili debiti rimangono su i libri contabili a prezzi di trasferimento che sono una manna per i predatori finanziari e che condannano i debitori ad un decennio o più di equity negativa.

    Completato il lavoro preparatorio, per i fondi avvoltoio è ora arrivato il momento di monetizzare attraverso la vendita dei titoli ai nuovi prezzi di mercato entro la fine dell’anno. Le nuove banche hanno mantenuto a galla le proprie vacche grasse, ovvero le grandi aziende, camuffando le loro equity tramite titoli di credito al consumo che non possono essere pagati se non al costo di mandare in bancarotta l’economia.

    C’è la netta sensazione che il governo islandese sia stato inibito dall’agire come un onesto broker dal momento che le lobby bancarie hanno lavorato con degli insider trading, sostenuti dal FMI, per procurare ricchi profitti ai creditori.

    Il problema sta assumendo dimensioni mondiali. Molti paesi europei e anche gli Stati Uniti affrontano il problema del fallimento dei loro istituti di credito e della crisi del sistema bancario. Come risponderanno il FMI e la BCE? Prescriveranno le stesse ricette del modello islandese di collaborazione fra i governi e i fondi di investimento? O dovrebbero consentire ai governi di esercitare il potere per resistere ai profittatori internazionali dei fondi avvoltoio comminando loro sanzioni in risposta alle loro assurde richieste?

    La pericolosa politica che affronta l’Europa

    Una crisi economica è l’equivalente finanziario di una conquista militare. Essa rappresenta un opportunità per le elite finanziarie di ottenere profitti prima che giunga il tempo dei pignoramenti. Costituisce per loro una possibilità per rubare la scena alla politica ed affermare le proprie istanze divenute ormai inesigibili e falsamente riferite a un modello di mercato. La retorica populista è manovrata ad arte per spostare il generale e diffuso malcontento nei confronti della finanza ed utilizzarlo per scatenare i cosiddetti “perdenti” l’uno contro l’altro e non verso i veri colpevoli.

    Questo è l’obiettivo cui tutti questi anni di propaganda finanziaria hanno mirato. I neoliberisti hanno persuaso l’opinione pubblica a credere che le banche servano ad “oliare le ruote del commercio” ovvero fornire il flusso di credito vitale che porta nutrimento alle parti attive dell’economia. Solamente durante condizioni di crisi come questa le banche possono guadagnare da ciò che è divenuto un fittizio accumulo di posizioni debitorie. L’ eccessiva crescita dei mutui, crediti d’impresa, prestiti agli studenti, carte di credito revolving ed altre tipologie di debito è fasulla in quanto in condizioni normali non c’è modo che i debiti vengano onorati.

    I pignoramenti non sono sufficienti poiché la maggior parte delle proprietà in America ha subito un equity negativa fino ad un quarto del proprio valore originario. E in Irlanda il valore di mercato delle proprietà immobiliari copre solamente il 30% del valore nominale dei mutui. Così si rende necessario il salvataggio. Le banche scambiano i loro debiti tossici con il governo in cambio di debito pubblico. La Federal Reserve ha sistemato più di due trilioni di dollari di swap di proprietà delle amiche banche. Le banche hanno ricevuto titoli di stato o depositi liquidi delle banche centrali in cambio dei loro debiti tossici accettati al loro valore nominale anziché a quello di mercato.

    Almeno negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la banca centrale può stampare tanta valuta locale quanta è necessaria per pagare gli interessi e garantire la liquidità dei titoli di stato. Le agenzie governative possono quindi sostenere la posizione dei creditori che affrontano faccia a faccia i debitori insolventi.

    Oppure compiere un'altra scelta. Le agenzie governative possono cercare di incassare l’intero ammontare del debito (o almeno il massimo possibile) come nel caso della Fanny Mae e della Freddie Mac negli Stati Uniti oppure possono vendere i debiti tossici ai fondi avvoltoio ad una frazione del loro valore nominale.

    Dopo il collasso del settembre 2008, il governo islandese sostituì gli istituti di credito falliti con nuove banche di sua proprietà create dalle ceneri delle vecchie. Gli obbligazionisti originari delle banche islandesi avevano svenduto i loro titoli nei mercati a prezzi stracciati. I compratori erano i fondi avvoltoio. Allo stesso tempo questi ultimi divennero i proprietari di fatto delle vecchie banche dal momento che gli azionisti furono spazzati via. Ad ottobre l’autorità monetaria governativa nominò i nuovi consigli d’amministrazione per controllare le banche. Furono costituite tre nuove banche e contestualmente tutti i depositi, i mutui e gli altri prestiti bancari furono trasferiti a queste nuove e più robuste banche con un considerevole sconto. Queste nuove banche ricevettero l’80% degli asset mentre il restante 20% rimase di proprietà delle vecchie banche.

    Dopo di che ai proprietari delle vecchie banche fu dato il controllo delle nuove (87% e 95% rispettivamente). I proprietari di queste nuove banche sono considerati avvoltoi non solo per il notevole sconto a cui ricevettero gli asset finanziari e i crediti delle vecchie banche, ma soprattutto perché avevano già ottenuto il controllo delle vecchie banche a prezzi stracciati.

    Il risultato è che il governo invece di mantenere il controllo delle nuove banche lasciando andare in bancarotta le vecchie si è tenuto in disparte ed ha consentito ai fondi avvoltoio di raccogliere i frutti di quelle immense fortune ed ora minaccia di far cadere a picco l’Islanda in una cronica austerità finanziaria. Col senno di poi nulla di tutto ciò era necessario. La domanda è: che cosa può fare ora il governo per uscire dal casino in cui si è cacciato dando ingenuamente ascolto ai consigli del FMI?

    Negli Stati Uniti le banche che hanno ricevuto denaro federale dal programma TARP (Troubled Asset Relief Program) si riteneva dovessero rinegoziare i crediti con gli intestatari dei mutui al fine di ridurre il valore dei debiti al prezzo di mercato e/o in proporzione alla capacità di pagamento dei debitori. Questo non fu fatto. Ugualmente in Islanda si supponeva che i fondi avvoltoi, compratori dei debiti tossici delle vecchie banche, dovessero trasferire la riduzione del valore dei titoli ai debitori. Neanche questo fu fatto. Infatti le principali tipologie di prestiti continuarono ad essere valutati verso l’alto mantenendo il tipico modello islandese di indicizzazione, progettato per salvare le banche dalle perdite – in altre parole questo significa mandare in sofferenza l’intera economia, persino condannarla ad un fatale attacco di austerità, al fine di ottimizzare le entrate dei banchieri e salvare i loro profitti. Tutto ciò significa per gli avvoltoi ottenere un immensa fortuna da debiti tossici comprati per pochi spiccioli.

    Questo è anche il futuro dell’Europa? Se così, l’attuale crisi finanziaria rappresenterà una manna dal cielo per i fondi avvoltoio e per le banche in generale. Mentre nei secoli passati i crack finanziari hanno spazzato via i profitti e le pretese dei creditori (titoli, prestiti etc.) che rappresentano il rovescio della medaglia dei “cattivi” prestiti, oggi stiamo vedendo che tali debiti tossici sono mantenuti sui libri contabili ma le banche e i proprietari dei titoli che hanno fornito prestiti inesigibili sono salvaguardati a spese dei contribuenti.

    Non è così che ci si aspettava funzionasse la democrazia guidata dal riformismo parlamentare nel 20esimo secolo. All’inizio del 21esimo secolo si riteneva che i partiti socialdemocratici e laburisti prendessero le redini del sistema bancario portando il mercato del credito lungo un percorso di pubblica utilità. Ma oggi, dalla Grecia all’Islanda, i governi stanno agendo addirittura come esattori per conto del sistema finanziario – come ben esprime il movimento “Occupy Wall Street” (l’1% dei ricchi non il 99% dei poveri).

    L’Islanda costituisce la prova generale per questo furto di sovranità. Il Fondo Monetario Internazionale e il governo islandese hanno tenuto una conferenza a Reykjavik il 27 ottobre per festeggiare questo apparente successo nella ricostruzione dell’economia e del sistema bancario islandese.

    Negli Stati Uniti, la crisi che il Capo di Stato Maggiore di Obama Rahm Emanuel festeggiò come “troppo bella per lasciarsela scappare” sarà coperta diminuendo la spesa per la sicurezza sociale e la sanità non appena l’orologio dell’apocalisse comincerà a correre e la super commissione del Congresso formata da 12 membri (con il Presidente Obama che si riserva il 13esmo voto in caso di contesa) raggiungerà l’accordo per far pagare alla working class i debiti di Wall Street. Il piano di austerità greco serve appunto come prova generale per gli Stati Uniti, con il Partito Democratico a giocare il ruolo del Partito Socialista greco che sta sostenendo le misure di austerità arrivando fino al punto di espellere dalle proprie fila i leader laburisti che si oppongono al loro diabolico doppio gioco.


    #117257

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9530;bcsi-ac-20A76BC15DBD50F6=1DC2671000000503k3yGRVEdZZKTepbMYH4js9FO2gOiBAAAAwUAANl9RQAIBwAApgEAAOTaCwA=

    PORRE FINE ALL’ECONOMIA INDUSTRIALE È UN ATTO MORALE?
    Postato il Sabato, 17 dicembre @ 17:10:00 CST di supervice

    DI GUY MCPHERSON
    Transitionvoice.com
    Le persone spesso mi accusano di avere una condotta inappropriata perché credo che porre fine all’economia industriale sia una buona idea. È interessante notare come alcune di queste persone sembrano preoccuparsi della moralità delle grandi banche nel momento in cui escogitano modi capaci di trarre profitto dalla contrazione dell’economia industriale. In verità, i politici cercano regolarmente di prendere le distanze da quei pochi individui informati che hanno una idea su dove siamo diretti.

    Ma torniamo a me – il mio soggetto preferito, dopo tutto – e alle accuse di condotta inappropriata che mi tiro addosso, come i serpenti che attaccano le uova degli uccelli che nidificano sul terreno.

    “Le persone moriranno”, gridano, mentre intenzionalmente e diligentemente ignorano i milioni di persone e di altri animali uccisi ogni giorno dall’economia industriale. Agiscono come se l’economia industriale fosse edificata su solide basi di amore e pace mondiale. Quella buona vecchia economia industriale, tutta arcobaleni e farfalle.

    E come dovrebbe essere ovvio per ogni adulto, nessuno ne viene fuori vivo: nascere è mortale.

    Le persone mi accusano di condotta inappropriata perché, in questo mondo sempre più postmoderno, non si parla del bene e del male. Sensibilità culturali, si sa. Per non menzionare il relativismo culturale.

    Datemi di insensibile – sono stato chiamato in modi peggiori e ho la pelle dura – ma ritengo che il bene e il male esistano. Sono troppo postmoderno per credere nell’esistenza di un bene o di una male assoluti. Ho rinunciato a quel tipo di religione anni fa. Ma su specifici problemi, in particolari circostanze, si sono ben poche tonalità di grigio. Persino nel relativamente ampio caso della cultura industriale si trova molto bianco e nero.

    Definire la moralità

    La definizione che userò è tratta dai miei amici Merriam e Webster [dizionario on line, ndt].

    Morale: 1. a.: di o in relazione ai principi del bene e del male nel comportamento: etico (giudizi morali); b.: esprimere o insegnare un concetto di corretto comportamento (una poesia morale); c.: conformarsi a uno standard di corretto comportamento; d.: sancito da o operativo sulla coscienza di qualcuno o giudizio etico (un obbligo morale); e.: capace di azioni giuste o sbagliate (un agente morale).

    Come ho indicato prima in questo testo, possono esistere pochi dubbi sul fatto che un sistema che schiavizza, tortura e uccide le persone è sbagliato. La cultura industriale fa tutto ciò con straordinaria efficienza. Le grandi fonti energetiche contaminano la nostra acqua. L’agricoltura delle multinazionali controlla le nostre sementi, quindi il nostro cibo. Le società farmaceutiche controllano, attraverso i farmaci, il comportamento dei nostri bambini. Wall Street controlla il flusso di capitali. Le grandi aziende pubblicitarie controllano i messaggi che si ricevono ogni giorno. Quelli vergognosamente ricchi diventano sempre più ricchi attraverso il crimine: l’America funziona così.

    Nonostante tutto ciò, crediamo di essere liberi.

    Diversamente dal concetto di civilizzazione occidentale, penso che un sistema sia giusto – e persino equo – se tratta le persone allo stesso modo e le libera, dando loro l’opportunità di vivere al di là degli obblighi culturali e politici, svincolati da un sistema monetario sviluppato e potenziato da altri.

    Non imboccherò la strada della oppressione con un fucile spianato o la pala di un bulldozer, ma è semplice estendere la nozione di schiavitù-tortura-morte all’intera popolazione e al consorzio vivente. È abbastanza chiaro che non mi serve percorrere questa strada: siamo del tutto sconnessi dalla terra e dai nostri vicini che non sappiamo più a cosa assomigli la felicità, e ancor meno come potremmo farlo comprendere.

    Cosa c’è di sbagliato: facciamo una lista
    Cosa non funziona nella cultura industriale? Cominciamo dalla moralità dei criminali di guerra come Barack Obama, che, nel distruggere il pianeta vivente e ogni forma di cultura non ispirata al modello industriale, sta semplicemente seguendo le orme di altre persone civilizzate, come Thomas Jefferson e George W. Bush.

    Consideriamo, per esempio, le azioni di Obama agli incontri sui cambiamenti climatici mondiali, stretto in mezzo a una manciata di guerre ancora in corso e da lui iniziate: dà lustro alla dialettica politica proclamando vittoria, persino quando che il mondo ha riconosciuto i suoi (e di conseguenza i nostri) terribili fallimenti.

    Le sue azioni mi ricordano la citazione di John Ralston Saul con la quale ho iniziato uno dei miei libri: “Mai fallimento è stato così ardentemente difeso alla stregua di un successo.”

    In Nord America, abbiamo represso il terrorismo nel e dal 1492 e perseveriamo, riducendo in polvere il pianeta continuando a imprigionare e torturare chiunque sbarri il passo alla civilizzazione. Abbiamo una storia lunga e sordida, che perdura ancora e ancora e ancora.

    In cambio di una vita confortevole e miserabile, segnata da un misto d’infelicità e di iPod, tolleriamo qualunque cosa alla quale i nostri dirigenti prescelti ci assoggettano. Tutta questa attività di prosciugamento e svuotamento delle nostre vite necessita che ci venga raccontato un numero sempre maggiore di menzogne assurde, della cui veridicità ci convinciamo. Fortunatamente, ciò richiede poco sforzo da parte nostra, perché siamo immersi nella dissonanza cognitiva, nuotando come ci capita nell’oceano della negazione culturale.

    È relativamente semplice fare un caso morale della distruzione delle terre e delle acque e delle miriadi di altre specie, compresa la nostra, che hanno bisogno di sopravvivere. Dobbiamo semplicemente convincerci di non essere veramente parte della natura. E grazie al sopradetto oceano, tutto ciò non è un problema.

    Ma allora esiste una questione più complessa: il futuro dell’umanità.

    Come giustifichiamo la continua e montante distruzione della vita sul pianeta, ormai appeso a un filo, quando noi insieme alle future generazioni abbiamo bisogno proprio dell’oceano per sopravvivere? Come giustifichiamo il mortifero grumo di crescita economica in nome di carabattole e al prezzo della vita umana? Sembra giusto? Nel distruggere il pianeta vivente e tutta la speranza per il futuro dell’umanità per poter presidiare il pianeta, trovo difficile pensare che stiamo “esprimendo o insegnando una concezione di comportamenti corretti” mentre “ci conformiamo a uno standard di comportamenti corretti”.

    Le scelte da affrontare
    Sono sempre più convinto che la sola scelta morale consista nell’abbattere l’economia industriale, il più velocemente possibile e con ogni mezzo necessario. Se questo significa distruggere la proprietà, pensate alla distruzione di vite causata dalla cultura industriale. Se i mezzi richiesti per fermare l’attività industriale sono violenti, pensate alla violenza e alla morte causata da ogni atto di civilizzazione.

    Usare un telefono cellulare è legale, e persino incoraggiato dalla cultura industriale: ma in Congo uccide donne e bambini. Di contro, fare a pezzi una torre cellulare che uccide migliaia di uccelli ogni anno e facilita la morte e la tortura del popolo congolese è una offesa criminale punibile con la prigione. Perché fare a pezzi una torre cellulare quasi certamente rappresenta un atto di terrorismo ed è punibile con la sospensione del diritto di habeas corpus [nella legislazione anglosassone, appello al giudice contro una detenzione ingiustificata, ndt], con la tortura e con una vita in prigione.

    In mancanza di atti violenti e illegali, restano a nostra disposizione poche altre possibilità. In verità, utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione ci consente ancora qualche migliaia di opportunità, poco meno di una tavolozza completa. Sembra che persino le nostre azioni più “oltraggiose” risultino insignificanti se confrontate con l’ampiezza del problema da fronteggiare. I banchieri comandano, senza alcuna preoccupazione per le conseguenze delle loro azioni. Il potere che ci resta è quello di svignarcela più velocemente rispetto a quanto non faccia la giustizia nelle nostre aule di tribunale.

    Cosa significa questo per noi, le persone che sono senza voce? Ci lascia scelte morali? Ci indica come dobbiamo vivere, in un mondo divenuto terribilmente distorto, mentre sediamo comodi di fronte allo spettacolo dei mostri?

    Qui ho poco da offrire, se non annoiarvi con consigli pratici sulle risorse personali e l’introspezione. Dovremmo investire sui nostri vicini, poiché è sempre risultato corretto. E quei vicini non sono unicamente umani. Sono animali e piante, terreno e acqua.

    Abbiamo bisogno di proteggerli e onorarli perché procreiamo. Abbiamo bisogno di salvaguardarli dalle devastazioni della guerra, ma anche da una economia edificata sulla guerra. Abbiamo bisogno di vivere al di fuori dell’economia industriale e dentro il mondo reale fatto di lavoro onesto, di ruoli onesti, di piaceri semplici, assumendoci le responsabilità delle nostre azioni quotidiane. Abbiamo bisogno di abbandonare un sistema politico che prende senza dare, dopo averci abbandonati. Ad un più alto livello essenziale, abbiamo bisogno di ristrutturare la società in modo che i bambini comprendano e apprezzino le origini del cibo e della vita. Non è più del pianeta vivente che dovremmo essere preoccupati, ma di noi stessi. La questione morale, allora è: “Che cosa abbiamo intenzione di fare a riguardo?”

    Ma aspettate, c’è dell’altro
    Ponderando la questione, tenete presente l’orribile caso del sovrappopolazione alla quale contribuiamo ogni giorno. Tenete presente le culture non industriali e i loro linguaggi che distruggiamo con regolarità. Tenete presente le decine di migliaia di specie che conduciamo all’estinzione ogni anno. Tenete presente che, in considerazione della nostra dipendenza da una biosfera sana e un clima stabile, una delle specie che stiamo conducendo all’estinzione è l’Homo sapiens.

    Se avete proseguito la lettura fin qui, e concordate anche con una minima parte di questo testo, ormai non c’è più modo di tornare indietro. Una volta riconosciuto che l’economia industriale è micidiale e che gli Stati Uniti sono il maggiore impero distruttore di vita nella storia mondiale, una volta riconosciuto che i politici sono semplici strumenti dell’imperialismo nel perdurante miraggio economico, non c’è modo di chiudere semplicemente gli occhi di fronte alla cultura della morte.

    Riconosco la mia responsabilità. Non voglio portare torture e sofferenza agli umani e agli altri animali. Non voglio distruggere il pianeta vivente affinché un pugno di esseri umani possano continuare a vivere in modo confortevole al prezzo di ogni altra cultura e specie sul pianeta. Non voglio essere responsabile dell’esaurimento dell’habitat per gli umani sulla Terra.

    E voi?

    Dopo avere compiuto il primo passo – allontanarsi dalla cultura industriale – i passi successivi non comportano nulla di più semplice. Se la cultura sta uccidendo noi, le altre specie e le prospettive future per una qualche vita umana sulla Terra, abbiamo l’obbligo di porre fine all’economia industriale. Se è così, cosa significa? Dobbiamo metterci a rischio di essere imprigionati, torturati e persino uccisi per salvare il pianeta vivente a favore delle future generazioni di umani?

    I genitori ovviamente non possono rischiare di finire in prigione. L’obbligo morale verso la famiglia si contrappone all’obbligo morale verso il pianeta. Ma se il pianeta vivente fosse la vostra famiglia? E se la longevità dei vostri figli dipendesse completamente dal porre fine all’economia industriale? Entrambe le cose sono senza dubbio certe: il pianeta vivente è la vostra famiglia, anche se non lo riconoscete, e la longevità dei vostri figli dipende dal porre fine all’economia industriale in un prossimo futuro.

    Come vi ricorderanno i vostri figli? Come un terrorista (alias una combattente per la libertà)? Come un imperialista indifferente, pronto a sacrificare il pianeta vivente per il proprio fondo pensione? Come guarderemo in faccia i nostri figli dopo che avremo distrutto ogni possibile habitat per gli esseri umani in questo pianeta? O, dopo avere fatto poco, come guarderemo in faccia i nostri figli quando avremo fallito nella difesa del pianeta vivente?

    Possiamo estendere le motivazioni parentali a ogni essere umano sul pianeta. Tutti noi abbiamo qualcuno che amiamo e che ci ama. Esistono poche persone che vivono da eremiti e non credo possiamo far loro affidamento per salvarci dall’economia industriale.

    Eroi contemporanei
    Immaginate il mondo senza Patrick Henry e pochi altri combattenti per la libertà che sono stati pronti a dare le proprie vite in nome di un futuro più luminoso. Immaginate se fossero stati pacifisti, desiderando solamente firmare petizioni ed escogitare boicottaggi. Dare alla pace una possibilità? Ciò è esattamente quello che gli industriali vogliono da noi: gente passiva, sempre dipendente dalla televisione e dalla politica, così da poter derubarci distruggendo il pianeta vivente dal quale dipendiamo. Siamo come Winnie the Pooh nella vecchia storiella:

    Il Cavaliere: Ti piacerebbe essere il mio lacché?
    Pooh: Cosa è un lacché?

    Il Cavaliere: Qualcuno che fa cosa gli dico, senza porre domande, e senza essere pagato.

    Pooh: Dov’è l’inghippo?

    Molte persone sostengono che l’era industriale si sta avviando alla sua conclusione, quindi non sono necessarie ulteriori azioni da parte nostra. Queste persone sono seriamente surclassate da quelle che pensano che l’era industriale non finirà mai. Entrambi i gruppi sono lacchè dell’imperialismo, e non hanno la volontà di assicurare all’umanità un futuro migliore compiendo azioni coraggiose.

    In fine, tutto ciò che mi chiedo è se farete qualcosa. C’è molto da fare e ognuno può giocare un ruolo. Vi unirete a me?

    Questo brano è estratto e adattato da un capitolo del libro: Walking Away from Empire.

    All’età di 49 anni e all’apice di una carriera produttiva e ricca di riconoscimenti, Guy McPherson, me stesso, ha lasciato la sua posizione ben pagata e con un lavoro non faticoso da docente a tempo pieno in una prestigiosa università, per ritornare alla terra. Perché si dovrebbe lasciare un lavoro sicuro, facile e remunerativo nel quale si eccelle per impiantare orti e allevare capre, galline e papere? Vengono in mente quattro ragioni: 1) è un modo per resistere all’imperialismo consiste nel ritirarsi dall’impero; 2) esiste un imperativo morale riguardo il modo in cui viviamo; 3) i messaggi di McPherson sulle conseguenze della nostra dipendenza dai combustibili fossili hanno richiesto molto più tempo di quanto a sua disposizione nella qualità di professore nella torre d’avorio; e 4) per credere di poter allungare la mia vita qualche anno oltre il completamento del collasso, dell’attuale economia e dell’ambiente, a cui stiamo conducendo la Terra.

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