CRISI FINANZIARIA: un nuovo mondo sta nascendo

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  • #117359
    maraxma
    maraxma
    Partecipante

    Ho trovato anche questo… :

    IL “MESSAGGIO”. Insomma, il naufragio davanti all'isola del Giglio sarebbe un chiaro messaggio all'Italia e all'Europa da parte dei cospiratori per il Nuovo Ordine Mondiale: presto affonderete tutti. Se l'incidente del Concordia non avesse causato morti e non ci fossero persone tuttora disperse, ci sarebbe quasi da ridere. Come qualcuno sul web ha già iniziato a fare, prendendo in giro i complottisti e confutando punto per punto la loro “strana e inquietante” teoria.

    http://www.ilreporter.it/index.php?option=com_content&view=article&id=20353:x&catid=76:cronaca-e-attualita&Itemid=125


    #117360
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1326882294=maraxma]

    Certo che … se il caso non esiste… in effetti le coincidenze sono parecchie (anche se certe mi sembrano delle forzature).

    Che ne pensate?
    [/quote1326882294]
    Forze un tantino esagerato… :ummmmm:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #117358
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Eppur qualcosa si muove….in Sicilia !lol :VV: !lol


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #117361
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Da questa mattina la Guardia di Finanza sta compiendo verifiche nella sede milanese dell'agenzia di rating Standard & Poor's. Gli accertamenti sono stati disposti dalla procura della Repubblica di Trani. La magistratura della città pugliese ha da tempo in corso un'inchiesta nei riguardi di S&P e Moody's accusate di aver manipolato il mercato con «giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti» sul sistema economico-finanziario e bancario italiano.
    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-19/guardia-finanza-uffici-milano-111115.shtml?uuid=Aa8gmzfE


    #117362

    Anonimo

    http://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9724;bcsi-ac-1167ACFE98C9ECAB=1E24061600000503tVHowOK3cN6eNMGr4CDe5Sgc16YHAQAAAwUAABJhDwAIBwAACAAAAHNXAwA=

    RISVEGLIO MORALE DI UN MATURANDO
    Postato il Venerdì, 20 gennaio @ 13:55:00 CST di supervice

    DI GILAD ATZMON
    Dissident Voice
    Questa settimana, Jesse Lieberfeld, un adolescente ebreo americano ha vinto il Martin Luther King, Jr. Writing Awards del Dietrich College per aver composto un bel pezzo sul proprio risveglio morale e sul suo allontanamento dal Giudaismo.

    “Ho appartenuto a una religione meravigliosa. Ho fatto parte di una religione che permette, a coloro che vi credono, di sentire che siamo il più grande popolo al mondo, e allo stesso tempo di dispiacersi di noi stessi”, ha detto il giovane Jesse. Comunque, sembra che non ci sia voluto troppo tempo prima che Jesse abbia scoperto di qualcosa che non era né lusinghiero, né glorioso.

    L'indottrinamento culturale tribale ebraico è un processo inteso e omnicomprensivo: “Anche se sono stato abbastanza fortunato da avere genitori che non hanno cercato di obbligarmi verso un insieme di credenze, essere ebreo non rende assolutamente possibile eludervi quando si cresce”, ha detto Jesse: “Ero sempre stimolato in ogni festa, in ogni servizio e ad ogni incontro assieme ai miei parenti.”

    L’amor proprio è inerente alla cultura e al suo mantenimento: “Mi veniva sempre ricordato quanto fosse intelligente la mia famiglia, quanto fosse importante ricordarsi da dove eravamo venuti ed essere orgoglioso di tutte le sofferenze che il nostro popolo aveva patito per poter alla fine realizzare il sogno della società perfetta di Israele.”

    La programmazione ideologica e culturale ebraica è piuttosto sofisticata. È un modello dinamico molto particolare, praticato sia a livello collettivo che individuale. Ma quelli che portano il messaggio non sono pienamente consapevoli del loro ruolo all'interno dell'ideologia tribale che vogliono mantenere.

    È ovvio che gli ebrei abbiano credenze variegate, e persino contraddittorie. Ma per quanto possano essere diversificati i loro punti di vista, quelli che sono identificati politicamente come ebrei si uniscono sempre contro ogni tentativo di criticare i fondamenti ideologici e culturali dei loro obblighi tribali. Il giovane Jesse è chiaramente consapevole di questo. In superficie, sono i crimini contro i palestinesi ad aver stimolato il suo senso etico. “Crescendo ero sempre più preoccupato. Sentivo continuamente parlare di uccisioni di massa senza motivazioni, attacchi su strutture mediche e altre allarmanti violenze di cui non riuscivo a comprendere la ragione. 'Genocidio' mi sembrò essere il termine più adatto, anche se nessuno di quelli che conoscevo si sarebbero mai sognato di descrivere il conflitto in questo modo; parlavano sempre della situazione in termini scandalosamente neutrali.”

    Uno degli aspetti tribali più sofisticati del mantenimento della cultura ebraica è il modo graduale con cui le critiche vengono messe a tacere: “Ogni qualvolta ne parlavo, mi veniva sempre data la risposta che le responsabilità erano su tutti e due i fronti, che nessuno doveva essere incolpato e che era semplicemente una ‘situazione difficile’.” Questo comune argomento di Hasbara in superficie sembra ragionevole, ma ignora il fatto che nel conflitto israelo-palestinese c’è una chiara distinzione tra l'aggressore e la vittima. Gli israeliani sono quelli che fanno pulizia etnica e sono gli occupanti. I palestinesi, dall’altro lato, sono gli espulsi, i razzialmente discriminati, i deprivati, i confinati dietro ai muri e al filo spinato nelle prigioni a cielo aperto e, in qualche caso, gli affamati.

    Ma Jesse sembra essere fatto di onestà. Diversamente da alcuni ebrei di sinistra che presentano un argomento pseudo-moralista solo per guadagnare credibilità così da porre il veto al discorso, il giovane Jesse è andato oltre, strappandosi di dosso ogni traccia di elitarismo e di eccezionalismo. “Avevo appena finito la seconda superiore quando compresi a pieno da che parte stavo. Un pomeriggio, dopo che, sul tram che ci riportava a casa, fu annunciata una nuova serie di omicidi, chiesi a due dei miei amici che sostenevano attivamente Israele cosa ne pensassero. ” ‘Noi dobbiamo difendere la nostra razza’, mi dissero: ‘È il nostro diritto’”.

    Il “dobbiamo difendere la nostra razza” è una scusa comune che gli attivisti ebrei usano fra di loro. Anche se gli ebrei non formano una razza, la politica identitaria ebraica è ancora apertamente razzista. Infatti, tutte le forme di politica identitaria secolare ebrea hanno un volano razziale e sono alimentati dall’esclusivismo razziale. Questo non si riferisce solo agli ebrei pro-Israele, ma sfortunatamente anche ai gruppi ebraici 'anti'-Sionisti.

    Credo che sia ovvio il punto di arrivo di Jesse. Lui chiaramente ha notato un continuum ideologico tra il movimento dei diritti civili in America e la lotta di liberazione palestinese. Nelle due lotte, c’è chiaramente un oppressore razzialmente guidato e una vittima collettiva, e Jesse ne ha tratto la conclusione necessaria: “Mi sentii inorridito avendo capito che ero per natura dal lato degli oppressori. Ero raggruppato ai suprematisti razziali. Facevo parte di un gruppo che uccideva lodando la propria intelligenza e il proprio raziocinio. Ero parte di un inganno.”

    Jesse ha evidentemente identificato la politica ebrea e la cultura di cui era parte come una forma di “supremazia razziale”. Non ha mai menzionato il Sionismo e, infatti, la parola “Sionismo” non viene mai citata nel suo sincero post che ha scritto dopo aver ricevuto il premio. Ha parlato semplicemente della sua educazione ebraica, della cultura e dell'ideologia.

    Il giovane Jesse già ha compreso che un appello rivolto ai suoi amici ebrei non porterà da nessuna parte. Scrive: “Decisi di fare un ultimo appello alla mia religione. […] La volta successiva, presenziai a un servizio, c'era una sessione aperta di domande e risposte sui temi della nostra religione. Quando finalmente mi fu data l'opportunità di fare una domanda, chiesi, 'Io voglio sostenere Israele. Ma come posso farlo, quando lascia che il suo esercito commette così tanti omicidi?' Mi furono puntati addosso una serie di sguardi focosi e adirati da alcuni degli uomini più anziani, ma fu il rabbino a rispondermi. ‘È una cosa terribile, non è vero?', disse. 'Ma non c'è niente che possiamo fare. È solo un fatto della vita.' Sapevo, naturalmente, che la guerra non è una cosa semplice, e che noi non ammazzavamo per gioco, ma descrivere le nostre migliaia di uccisioni come un 'fatto della vita' era per me semplicemente troppo per essere accettato.”

    Sembra che Jesse abbia il coraggio per riscattare la sua anima: “Lo ringraziai (il Rabbino) e feci poi una breve camminata. Non ho mai fatto ritorno. […] Se non altro, posso almeno tentare di liberarmi dal fardello di una credenza di cui non potevo avere una coscienza chiara. […] Non ho intenzione di proseguire a sentirmi uno del Popolo Eletto, identificandomi in un gruppo a cui non appartengo.”

    Sorprendentemente, Jesse non fu costretto a scusarsi per aver detto la verità. Non ha dovuto ritrattare per aver spiegato le cose come sono. Infatti ha vinto il premio umanistico più prestigioso per il suo saggio. Ma mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che Abe Foxman di ADL e l’infame sostenitore della pulizia etnica Alan Dershowitz lancino una campagna l’istituto che lo ha premiato.

    Essendo una persona che oscilla continuamente tra essere un “ex ebreo” e un “orgoglioso ebreo che odia sé stesso”, abbraccio il giovane Jesse e lo tengo vicino al cuore. Mio caro giovane gemello, non voler essere un eletto è una lotta che dura una vita. A volte ti potrai sentire solo, ma non lo sarai mai. L’umanità e l'umanesimo sono al tuo fianco, per sempre.


    #117363
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    A differenza dei paesi ricchi del G7, altamente indebitati e con scarse reserve internazionali, i paesi del BRIC oltre alle cospicue riserve di cui sopra hanno anche bassissimi livelli di indebitamento. A parte l’India, con un debito pubblico al 58% del PIL, in parte eredità dall’Impero britannico, il Brasile ha un debito del 45%, la Cina del 18% e la Russia solamente del 6%.

    I paesi ricchi hanno, invece debiti pubblici altissimi: gli USA sono arrivati nel 2011 al 100% del debito pubblico in proporzione al PIL; l’Italia è oltre il 100%; la Germania ha un indebitamento pari al 77%. Il Giappone, seconda economia del mondo fino a quest'anno, in procinto di essere superata dalla Cina, ha un debito pubblico del 199%; al mondo solo lo Zimbabwe ha un debito pubblico più alto del Giappone. Paradossalmente ricchezza sembra essere sinonimo di grandi debiti e bassi risparmi se è vero che dei 7 grandi, a parte il Giappone seconda riserva al mondo con poco più di 1.000 miliardi di dollari, gli altri paesi del G7 hanno riserve internazionali limitate: la Germania ha 130 miliardi, Italia e Francia circa 100, gli USA e la Gran Bretagna attorno a 70 ed il Canada meno di 50 miliardi.

    Previsioni di crescita del PIL [modifica]

    Secondo un rapporto di Goldman Sachs [1] , i Paesi del BRIC, ed in particolare Cina ed India si avviano a superare gli Stati del G6 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia) in termini di PIL nominale, riconsegnando all'Asia il primato economico che aveva perso nel XIX secolo. Infatti, se ancora nel 2000 il BRIC produceva solo il 13% della ricchezza del G6, nella prima metà del XXI secolo questo dato è destinato a cambiare radicalmente. La Cina avrebbe dovuto superare il Giappone nel 2016, ma il sorpasso è già avvenuto nel tardo 2010. Nel 2023 sarà in grado di produrre più dei quattro paesi europei messi insieme (obiettivo che l'India raggiungerà qualche anno più tardi, nel 2039, anno nel quale il BRIC avrà un PIL superiore a quello del G6). Infine, nel 2041 è previsto che la Cina superi gli Stati Uniti per PIL nominale, divenendo così la prima potenza economica mondiale.
    http://it.wikipedia.org/wiki/BRIC


    #117364
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #117365

    Anonimo

    http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/7565-la-rivoluzione-qsilenziosaq-che-ha-salvato-lislanda.html

    La rivoluzione “silenziosa” che ha salvato l'Islanda

    di Corrado Benigni – http://www.nazioneindiana.com

    Luogo dell’anima, sogno di molte infanzie, una sorta di terra sacra. Esploratori, monaci, viaggiatori solitari, artisti e poeti, in tantissimi hanno sognato prima o poi di mettere piede su questa landa piena di fiordi e steppe, elfi e pietre runiche, dove risuonano antiche saghe e una millenaria geometria naturale ogni cosa stratifica. Guardando l’Islanda dall’alto, un’isola sola nell’Atlantico, sfigurata da fessure da cui sono eruttate immense colate laviche, viene da chiedersi com’è possibile che la crisi economica mondiale sia partita da qui, da questa frazione di territorio grande un terzo dell’Italia, abitata da sole 320mila anime, un luogo che sembrerebbe lontano da ogni presenza umana, innocente, incontaminato, quasi inaccessibile a parole come spread, crack, rating.

    Eppure, il rischio-default che in questi mesi spaventa l’Europa intera ha avuto inizio proprio qui, con l’indebitamento delle banche islandesi verso i paesi esteri, Inghilterra e Olanda, soprattutto. Tre anni fa la situazione era estremamente delicata ed è stata necessaria una “rivoluzione silenziosa” per evitare un disastro sociale. Opponendosi all’ipotesi di un salvataggio da parte della Bce e dell’Fmi, o a cessioni della propria sovranità a nazioni straniere, gli islandesi sono riusciti a convincere le istituzioni che il debito non è un’entità sovrana in nome della quale è legittimo sacrificare un’intera nazione e che i cittadini non dovevano pagare per gli errori di un manipolo di finanzieri. Questo ha portato alle dimissioni del governo e alla nazionalizzazione della maggioranza degli istituti bancari, oltre all’arresto dei banchieri che avevano spinto il paese alla bancarotta.

    Atterrati al piccolo aeroporto Keflavik, a pochi chilometri dalla capitale Reykjavik, noleggiamo un fuoristrada per muoverci sulle strade sterrate dell’isola. Il paesaggio è lunare: pietre laviche ovunque e fumi di gas che salgono da terra; non c’è un solo albero, solo linee essenziali con geometrie senza angoli che salgono e scendono dolcemente. Il metro di misura è l’infinito. Siamo sulla Ring Road, la strada principale dell’Islanda, l’unica interamente asfaltata, che percorre ad anello l’intera isola e sembra attraversare un paesaggio preistorico.

    Lungo la strada, tuttavia, in mezzo ad ammassi di rocce scure, appaiono grandi tubi metallici che viaggiano paralleli a noi sputando vapore acqueo. Sono le condutture di una delle tante centrali geotermiche islandesi, precisamente quella di Svartsengi, una delle più importanti, vicino al complesso termale Blue Lagoon: una piscina naturale all’aperto, contornata da nere rocce laviche, frequentata ogni anno da migliaia di visitatori convinti di uscire ringiovaniti da quelle acque minerali dense di silice scivoloso. Incontreremo spesso queste centrali, con quei tubi lucidissimi che sembrano eliminatori di scorie radioattive, ma che in realtà producono solo energia naturale.

    Colpisce il contrasto tra la dimensione primordiale della natura e l’avanzatissima tecnologia di cui dispone l’Islanda, che da decenni è riuscita a sfruttare al meglio le risorse della propria terra, senza per questo compromettere l’equilibrio ambientale. L’energia geotermica è una risorsa fondamentale, grazie alla quale quest’isola minuscola, che confina con il circolo polare artico, è diventata uno dei Paesi più ricchi al mondo: dopo lo spaventoso default finanziario, l’indipendenza energetica ha contribuito ad avviare quella rapida ripresa economica che sta diventando un modello per tutto l’Occidente.

    Un altro aspetto che colpisce è il legame sottile e profondo che unisce la natura di questo luogo con lo spirito di chi lo abita. Thomas Mann scriveva che la patria ideale del sentimento era “nordica”, ritrosa interiorità sensibile capace di raccogliersi nel minimo e nel vicino, nell’intimità della casa sperduta in un paesaggio solitario. E l’Islanda è proprio questo: una terra che insegna a svuotare la vita di ogni superfluo, a toglierle ogni oncia di grasso sentimentale.

    Un luogo, in particolare, sembra riassumere questo spirito, uno dei più misteriosi dell’Islanda: il lago glaciale dello Jökulsárlón, dove gli iceberg si staccano ripetutamente dal fronte del Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa. Ci arriviamo percorrendo la Ring Road, a sud dell’isola, poco distante dalla cittadina di Höfn. Massi di ghiaccio si schiantano in acqua spostandosi inesorabilmente verso il mare. La vista lascia senza fiato: una specie di laguna fredda, scura, senza vegetazione. È come se un pezzo di Polo Nord si fosse staccato e avesse deciso di stabilirsi qui. Architetture poliformi abitano questo luogo, il ghiaccio si colora di azzurro quando la luce lo attraversa con una certa angolazione e si annerisce quando la lava entra negli interstizi. Gli iceberg, sospinti dal vento fortissimo, si muovono in continuazione. Si ammassano insieme, collidendo e assestandosi, oppure si sparpagliano all’interno dello Jökulsárlón. È uno spettacolo che rivela tutta la forza misteriosa della natura: un’immensità che sembra volerci risucchiare dentro le sue fauci. Non a caso Leopardi, nel suo famoso “Dialogo”, fa incontrare la Natura al suo islandese, raffigurandola come una figura femminile di enormi proporzioni “di volto mezzo tra bello e terribile”, indifferente all’inerme viaggiatore.

    Ai piedi del Vatnajökull la temperatura è polare. Saliamo su una specie di anfibio, ovvero un grosso camion che, a contatto con l’acqua, non usa più le ruote ma pinne retrattili. L’aria è tersa, i colori incredibili. L’acqua vira al turchese, dà un’impressione di assoluta trasparenza. Il camion diventato barca sfiora gli iceberg, alcuni raccolti l’uno accanto all’altro come per proteggersi. Questi massi di ghiaccio, visti da vicino, assumono i colori e le forme più diversi: un bianco folgorante, con profili che ricordano le montagne himalaiane, frastagliati, tozzi, appuntiti e grandiosi. Dall’acqua ogni tanto fanno capolino testoline scure di foche che riposano sulla costa vicina.

    Benché possa sembrare un prodotto dell’ultima glaciazione, la laguna si è formata soltanto 75 anni fa e cresce a ritmi consistenti a causa del repentino ritirarsi del ghiacciaio. La laguna è piena di turisti, segno che la ripresa economica è in atto, dopo la grande crisi. È come se gli abitanti avessero deciso di uscire dalle difficoltà economiche con il bene più prezioso di cui dispongono, la natura.Non a caso, qualche mese fa la popolazione è insorta contro un magnate immobiliare cinese che aveva offerto l’equivalente di circa 70 milioni di euro per acquistare 300 chilometri quadrati di deserto islandese: il suo obiettivo era la costruzione di un gigantesco resort fatto di ville, alberghi e campo da golf. Il progetto non è andato in porto.

    Ma l’Islanda sa che deve tenere sempre la guardia alta: la sua è una posizione strategica, soprattutto a causa dello scioglimento dei ghiacciai, che aprono nuove vie marittime e rendono le risorse minerarie della regione più accessibili. Molti Paesi, in particolare la Cina, vedono nell’Islanda un potenziale hub per il commercio globale delle merci, soprattutto asiatiche. Questo è un altro dei possibili rischi del disastro economico che ha investito l’Islanda: la svendita del patrimonio naturale “per fare cassa”. Ma questo è un Paese abituato alle bufere e ai terremoti e i discendenti degli esploratori vichinghi hanno temprato il loro coraggio e la loro saldezza aggrappandosi a questa terra rude, superando con tenacia colonizzazioni, carestie ed eruzioni.

    Di recente qualcuno ha definito l’Islanda la “nuova Atene” (paragonandola alla capitale della grande civiltà antica, non certo alla Grecia di oggi), per la straordinaria rivoluzione democratica e pacifica che ha intrapreso, un Paese in cui la nuova carta costituzionale è stata scritta con il coinvolgimento di tutti gli abitanti, usando come mezzo anche i social network: su Facebook, il lavoro della Commissione Costituzionale è stato vagliato, discusso e modificato grazie alla partecipazione attiva dei cittadini che potevano esprimere la loro opinione liberamente.

    “Ho capito per la prima volta cosa davvero significa la parola democrazia. Avere contribuito a scrivere la Carta, oltre a riempirmi di orgoglio, mi fa sentire molto responsabile verso il mio Paese e verso la libertà della mia gente”, dice una ragazza, dal nome impronunciabile, incontrata in uno dei tanti locali della capitale Reykjavik.

    Gli investitori internazionali sono tornati ad avere fiducia in questo Paese, a dimostrazione che le linee economiche dettate da Fmi e le analisi delle società di rating non sono dogmi. In fondo quest’isola, squassata da terremoti e scolpita dalle eruzioni è la terra più giovane del mondo e non ha cessato di ingrandirsi in balia della tettonica e dell’espansione dei fondi oceanici. E i suoi abitanti sono consapevoli di appartenere a un mondo imperfetto, tanto che sono loro stessi i primi a dire di essere solo al quinto giorno della creazione, geologica quanto civile, di quest’isola incompiuta.

    Fonte: http://www.nazioneindiana.com/2012/01/23/la-rivoluzione-silenziosa-che-ha-salvato-lislanda/

    NOTA DI MEGACHIP

    L'articolo descrive bene la solida dignità che ha impedito all'Islanda di precipitare nella spirale insensata da cui sono attratti e travolti altri paesi, in primis la Grecia. Tuttavia va precisato che a Reykjavík non sono riusciti ad evitare l'abbraccio del Fondo Monetario Internazionale, che invece è intervenuto con un ruolo non secondario. Potremmo dire che la “rivoluzione islandese” è attraente perchè si è dimostrata una concreta alternativa al “pensiero unico”, ma che non va


    #117366
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Milano, la Guardia di finanza perquisisce
    la sede dell’agenzia di rating Fitch
    I militari della Guardia di Finanza di Bari, su ordine della Procura della Repubblica di Trani, stanno compiendo accertamenti e verifiche nella sede di Milano della società di rating Fitch. Gli accertamenti di oggi fanno seguito alla perquisizione compiuta il 19 gennaio scorso negli uffici milanesi della Standard e Poor’s. La magistratura di Trani, nell’inchiesta diretta dal pm Michele Ruggiero, ha da tempo in corso un’indagine nei riguardi di alcune società di rating accusate di aver manipolato il mercato con “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti” sul sistema economico-finanziario e bancario italiano. L’inchiesta, cominciata diversi mesi fa, è stata recentemente allargata anche all’ultimo declassamento del rating dell’Italia
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/milano-guardia-finanza-perquisisconola-sede-dellagenzia-rating-fitch/186089/


    #117367

    Xeno
    Partecipante

    Scusate in base a questo articolo http://qpotere.blogspot.com/2012/01/125-miliardi-di-euro-entro-luglio-2012_6100.html#!/2012/01/125-miliardi-di-euro-entro-luglio-2012_6100.html

    non mi è chiaro se per entrare nel MES dobbiamo ancora sborsare 125 miliardi (quindi altra manovra entro luglio)oppure se già la manovra di monti attuale copre questa cifra?
    -|-


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