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Questo argomento contiene 110 risposte, ha 15 partecipanti, ed è stato aggiornato da franco franco 3 anni, 1 mese fa.

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  • #59385
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    Allucinante! Ma in Italia è la stessa cosa, ti assicuro.
    Sono stata ricoverata 10 giorni in ospedale nel mese di Marzo.
    Ho ribadito la mia scelta a non mangiare nessun tipo di prodotto animale. Mi è stato chiesto se ero sicura della mia scelta anche considerando il fatto che avevo subito un intervento.
    Ho riposto:-Perfettamente-
    A parte la considerazione che i pasti erano disgustosi comunque,mi è stato servito lo stesso identico pasto riservato a tutti,togliendo le parti animali..quindi c'erano: insalate scondite…scarsa verdura scotta…come frutta..mela…sempre.
    Meno male che la mia famiglia mi è venuta in soccorso, portandomi almeno 1 volta al giorno un pasto vegano cucinato divinamente ( da mio marito ) e rifornendomi di frutta,biscotti e budini vegani.
    In verità il mio comodino sembrava la tana di un criceto.
    Manon sono tutti così fortunati….


    #59386

    Anonimo

    [quote1319122688=sphinx]
    Allucinante! Ma in Italia è la stessa cosa, ti assicuro.
    Sono stata ricoverata 10 giorni in ospedale nel mese di Marzo.
    Ho ribadito la mia scelta a non mangiare nessun tipo di prodotto animale. Mi è stato chiesto se ero sicura della mia scelta anche considerando il fatto che avevo subito un intervento.
    Ho riposto:-Perfettamente-
    A parte la considerazione che i pasti erano disgustosi comunque,mi è stato servito lo stesso identico pasto riservato a tutti,togliendo le parti animali..quindi c'erano: insalate scondite…scarsa verdura scotta…come frutta..mela…sempre.
    Meno male che la mia famiglia mi è venuta in soccorso, portandomi almeno 1 volta al giorno un pasto vegano cucinato divinamente ( da mio marito ) e rifornendomi di frutta,biscotti e budini vegani.
    In verità il mio comodino sembrava la tana di un criceto.
    Manon sono tutti così fortunati….

    [/quote1319122688]

    Mah, solo io ero sfigato nel periodo che mangiavo quintali di carne e mi lamentavo che in ospedale e nelle mense non la mettevano?
    Mi pare strano, la carne e il pesce costano, non credo sia conveniente fare una scelta del genere allo stato


    #59387
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    Evidentemente…non so che dirti!
    Mia madre l'anno scorso è rimasta al Pio albergo Trivulzio per due mesi. Se vuoi ti declamo il menu'.
    Primi:
    Risotto ai frutti di mare, lasagne alla bolognese,pasta ai 4 formaggi, pasta al pesto, rigatoni al ragù. La imboccavo io,quindi me lo ricordo bene. D'accordo,la sera minestrina o zuppa di verdure.
    Secondi:
    Sogliola in bianco, roastbeef,petto di pollo arrosto,cotoletta,zampone con lenticchie, mozzarella e formaggi magri assortiti…non mi ricordo altro,ma c'erano almeno 2 scelte al giorno.
    Contorni:
    Purè,verdure lesse.
    Poi frutta assortita,yogurt bianco o alla frutta,la domenica dolce..

    E meno male che eravamo al reparto geriatrico…tu dovevi vedere 'sti vecchietti,genitrice compresa, come si scannavano tutto quello che c'era nei piatti. :hehe:
    Ti dirò….ho sentito dire che in effetti la cucina del Trivulzio è rinomata..se non si è vegani ci si può fare un pensierino…
    :hehe:


    #59389

    Xeno
    Partecipante

    (riflessioni)

    Credo che parlando di dieta della salute non si possa non tener conto delle impressioni.
    Se è vero che è importante quello che mangiamo è altrettanto importante il come.
    Spesso si mangia in modo meccanico non assaporando le cose.
    Il lavoro di tutti i giorni spesso per alcuni impedisce questa pratica importante e lo capisco ed in questo caso si può soprasedere relegando il tutto al semplice nutrirsi per impedire cali di energia sul lavoro dopo.
    Ma esiste un momento nell'arco della giornata,per qualcuno la colazione per altri la cena….in cui possiamo dedicarci a questa pratica.
    Diceva Gurdjieff che il nutrimento del corpo e quindi della salute non passa solo dal cibo ma anche dalle impressioni.
    Quando mi siedo è gusto il mio cibo ne traggo giovamento anche da quest'ultime.
    Credo che il sentire il profumo di una mela,il gusto la forma….non possono che fare bene alla mia anima.
    Questo modo di vedere secondo me comporta tra l'altro le seguenti cose:
    1)Sono presente a me stesso (eliminazione della meccanicità)
    2)Apprezzamento e riconoscenza per il cibo che noi diamo per scontato
    3)Comprensione del fatto che molti nel mondo non hanno di che sfamarsi.
    4)Un tipo di meditazione

    E' tradizione per esempio in certe culture orientali ritagliarsi momenti della giornata per dedicarsi a questo,magari bevendo thè.

    ps. a che serve la preghiera prepasto se poi si litiga dopo tra un seitan ed una carotina?


    #59390

    Anonimo

    Xeno

    la tua è una giusta riflessione, se penso che noi praticamente viviamo per mangiare e non il viceversa, che ci sono milioni di persone che in una settimana si nutrono con quello che noi mangiamo in un pasto( o meno), mi viene il disgusto per quello che sono e che siamo diventati.


    #59388
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1319195902=Xeno]
    (riflessioni)

    Credo che parlando di dieta della salute non si possa non tener conto delle impressioni.
    Se è vero che è importante quello che mangiamo è altrettanto importante il come.
    Spesso si mangia in modo meccanico non assaporando le cose.
    Il lavoro di tutti i giorni spesso per alcuni impedisce questa pratica importante e lo capisco ed in questo caso si può soprasedere relegando il tutto al semplice nutrirsi per impedire cali di energia sul lavoro dopo.
    Ma esiste un momento nell'arco della giornata,per qualcuno la colazione per altri la cena….in cui possiamo dedicarci a questa pratica.
    Diceva Gurdjieff che il nutrimento del corpo e quindi della salute non passa solo dal cibo ma anche dalle impressioni.
    Quando mi siedo è gusto il mio cibo ne traggo giovamento anche da quest'ultime.
    Credo che il sentire il profumo di una mela,il gusto la forma….non possono che fare bene alla mia anima.
    Questo modo di vedere secondo me comporta tra l'altro le seguenti cose:
    1)Sono presente a me stesso (eliminazione della meccanicità)
    2)Apprezzamento e riconoscenza per il cibo che noi diamo per scontato
    3)Comprensione del fatto che molti nel mondo non hanno di che sfamarsi.
    4)Un tipo di meditazione

    E' tradizione per esempio in certe culture orientali ritagliarsi momenti della giornata per dedicarsi a questo,magari bevendo thè.

    ps. a che serve la preghiera prepasto se poi si litiga dopo tra un seitan ed una carotina?
    [/quote1319195902]
    quoto in toto Xeno :ok!:
    … in queste tue riflessioni si cela un importantissimo e fondamentale aspetto: … la qualità della nostra vita !
    Una scelta consapevole, che ci induce a “togliere il piede dall'acceleratore” … a sottrarsi, per quanto ci è possibile, e via via, gradualmente, riportare i ritmi di vita ad una dimensione più umana, preferendo l'armonia dello “scorrere del tempo” allo stress della corsa sfrenata.

    Qualche “rinuncia” agli status simbol che la società “impone”, può lasciare spazio al ritrovamento dei veri e preziosi valori della vita :medit:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #59391

    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/kamut.htm

    Kamut: un mito da sfatare
    Massimo Angelini, tratto da http://www.donnagnora.it/DonnanoniGnora.aspx

    Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica. Luci ed ombre del Kamut – o meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in Italia.

    “Kamut” non è il nome di un grano, ma il marchio commerciale (come “Mulino Bianco” o “McDonald’s”) che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.
    C’è chi chiama questa varietà il “grano del faraone” perché si racconta che i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove dopo migliaia di anni sono stati “risvegliati” e moltiplicati.

    Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.
    Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone.

    Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan – lo chiamiamo col suo nome tramandato, comune e “pubblico”, mentre Kamut è un nome di fantasia registrato – è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro: presenta un culmo (fusto) alto anche 180 cm; ha la cariosside (chicco) nuda e molto lunga, più di quella di qualunque altro frumento; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravissuto all’espansione del frumento duro e tenero.

    L’invenzione commerciale del ritrovamento
    Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è laSaragolla, da non confondere con una omonima varietà migliorata di frumento duro ottenuta da un incrocio e registrata nal 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Inoltre non bisogna dimenticare che la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni, per quanto ideali siano le condizioni di conservazione. Tutto questo porta ariconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo una fantasiosa invenzione commerciale, eleborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onor del vero, la stessa K.Int. ha preso le distanze salla leggenda che, prealtro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata.
    Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.

    Glutine: non ne è né privo né povero
    Bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.

    ___________________________________________________________

    Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%

    Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%

    Farro dicocco: glutine secco 14%, glutine/proteine 79%

    Frumento tenero: glutine secco 13,4%, glutine/proteine 80,6%

    Farro spelta: glutine secco 17,1%, glutine/proteine 93%

    ____________________________________________________________

    Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia: ma questo è proprio ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.

    Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta
    Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut (ma non sul Khorasan!):

    è il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato;

    è il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziaòe parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso ed ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute;

    è la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.

    Note
    Per i dati riferiti in questo articolo sono stati consultati i siti dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it), dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (www.inran.it), della Kamut International (www.kamut.com), dell’United States Department of Agricolture (www.usda.gov), dell’Insitute Sciwentifique de Recherche Agronomique (http://grain.jouy.inra.fr), l’articolo di A. R. Piergiovanni, R. Simeone, A. Pasqualone, “Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions” su Chemical Engineering Transactions, 2009, vol. 17: 891-896. Alcuni dati sonostati indicati da Oriana Porfiri (comunicazione personale).
    Fonte: aam Terra Nuova, marzo 2010, n°248, pagg.73-76


    #59392
    maraxma
    maraxma
    Partecipante

    Le industrie alimentari e farmaceutiche puntano a staccare la gente dal prodotto naturale, spingendola verso il grasso, il proteico, il concentrato, il precotto, il congelato, il sintetizzato, l'integrato, l'arricchito, il salato, lo zuccherato. il chemicalizzato, il cocacolizzato, il caffeinizzato e il redbullizzato.
    Non vorrei andare fuori tema, ma parlare di frutta e verdura, parlare di voglia di vivere e di liberarsi giustamente, in modo prudente e progressivo, dal condizionamento dei farmaci, porta inevitabilmente a parlare del Codex, delle multinazionali e di cosa bolle nel pentolone politico internazionale.
    I drammi economici e politici di questi ultimi mesi, comporteranno un incremento di queste campagne e un rafforzamento dei piani diabolici già in corso di realizzazione da parte del NWO (Nuovo Ordine Mondiale dei cosiddetti Illuminati). Il potere bancario sta impoverendo volutamente i popoli secondo precisi schemi strategici che portano al prosciugamento progressivo della moneta circolante, alla scomparsa dei posti di lavoro, alla strozzatura definitiva delle aziendine artigianali e al sospirato obiettivo kissingeriano del diradamento umano, dello sfoltimento demografico.

    ATTENZIONE ALLE PROSSIME MOSSE DEL CODEX ALIMENTARIUS
    In tali condizioni, avrà buon gioco il Codex Alimentarius, potente arma nelle mani del gruppo Bilderberg e delle multinazionali.
    Con la crisi dell'Euro acquisirà più potere ancora l'avvocato Michael Taylor, abile manovratore capo del Food Safety Working Group (FSWG), partner del Codex, dirigente della FDA e del gruppo Shapiro, azzeccagarbugli della più bieca e corrotta plutocrazia statunitense (vedi tesina “I magna-magna planetari dell'Avvocato Taylor”, del 10/9/09).
    Quando si dice Codex Alimentarius, si dice hamburger, wurstel, Monsanto, Burger King, McDonald's, KFC, Coca e Pepsi, caffè, cioccolato, Cremonini, Montana, Manzotin, Star, Alemagna, Motta, Algida, Nestlé, Danone, Findus, Tonno Nostromo, farmaci e integratori. Tutto fuorchè frutta, verdura e cereali.

    DOLLARI FALSI, SANTINI E PUBLICAZIONI PORNO

    L'Italia non è mai stata un modello di paese dal punto di vista della finanza pubblica e del suo vizietto ad indebitarsi sul mercato obbligazionario e dei titoli di stato. Non per questo è mai stato considerato paese fallimentare o in stato di bancarotta.
    Il debito netto globale dell'Italia verso l'estero (quello che aziende, privati e stato messi assieme devono a creditori esteri) era nel 2010 del 24% del prodotto interno lordo (GDP), percentuale per nulla lontana da quella americana. Solo che gli USA possono permettersi enormi debiti esteri grazie ai solerti stampatori di moneta falsa della Federal Reserve, mentre l'Italia può solo stampare santini, francobolli e riviste porno. Mentre la nostra povera Italia deve dipendere dall'umore altalenante delle agenzie di rating, e dalle banche internazionali come il Citigroup e gli altri istituti americani di credito, spaventati dal caso MF Global, banca media di investimento fallita in ottobre per eccesso di titoli statali tossici e invendibili. Banche che fino a ieri hanno trovato conveniente comprare i fondi governativi italiani pagandoli con dollari svalutati, e che oggi si rifiutano di farlo per una improvvisa caduta di credibilità, per i dubbi sulla capacità del Belpaese di far fronte al suo debito pubblico e alla sua perversa spirale a crescere, da esse stesse ingegnerizzata.

    IL DE PROFUNDIS ANTI-ITALIANO DEGLI USURAI E DEGLI STROZZINI INTERNAZIONALI

    L'Italia nuovamente nelle mani dei peggiori speculatori stile George Soros, amico intimo di Prodi, e di una congrega mondiale di banche strozzine ed usuraie, nonchè di organismi europei fortemente politicizzati e franco-germanizzati tipo la stessa ECB (European Commercial Bank), la Commerzbank e la BNP Paribas, maggiori scaricatrici di fondi italici e ipocrite becchine dell'economia italiana. “E' il mercato che ci chiede di farlo”, dicono i banchieri amici della Merkel e di Sarkozy.
    Nessuno dice però che “mercato” non significa tanto la borsa, quanto il NWO, il Nuovo Ordine Mondiale che sta da tempo manovrando, tirando le fila e complottando in determinate direzioni.
    Il gruppo Rothschild, David Rockefeller, Soros, Kissinger, Brezinsky, Gorbachev, Billy Gates, Bill Clinton, Draghi e Monti in particolare, hanno notoriamente le mani “in pasta”.

    UNA STRENNA NATALIZIA A BASE DI DELIZIOSE SPREMUTE

    Meno radicchio, meno kaki, meno bietole, meno zucche, meno carote. Il cibo giusto sarà il formaggio Emmenthal, il grana e la mortadella, oltre a nuove deliziose spremute.
    Non però le spremute di arancia, care ai salutisti dell'area Mediterranea.
    E nemmeno le spremute di melograno, delizia dei buongustai del Medio e dell'Estremo Oriente.
    La pozione numero uno del Codex è quella derivata dalle budella di maiale, chiamata anche “eparina” con un termine non sinistro e stomachevole, ma al contrario apparentemente suadente e vezzeggiativo.
    La pozione numero due, che ci vogliono rifilare in modo sistematico e massiccio, è quella di occhi di balena, di delfino e di tonno, ottenuta da pressatura a freddo e incapsulamento in pastiglie gialle apparentemente innocenti, chiamate Omega3.
    La pozione mumero tre, ce la venderanno molto cara, in quanto porterà alla sostituzione dell'ormai obsoleto Viagra. Si tratterà di spremuta di fegato crudo mista a succo di testicoli di manzo, rafforzata, com'è ovvio, dalla immancabile vitamina B12.

    Valdo Vaccaro
    https://www.facebook.com/notes/valdo-vaccaro/tiroide-asportataeutirox-dipendenza-e-spremute-degli-usurai-anti-italiani/255220981193577


    #59393

    Anonimo

    http://www.tuttogreen.it/guida-alle-proprieta-del-te/

    Guida alle proprietà del té
    di BARBARA NAZZARI il 1 GENNAIO 2012 · 0 COMMENTI

    Earl Gray, Darjeeling, Gunpowder. Nero, Lampsang Suchong, Oolong, Sencha… Tante varietà, un’unica preziosissima sostanza: il tè. Conosciuto e amato in tutto il mondo, tanto da essere la seconda bevanda più diffusa dopo l’acqua, il tè si ricava dalle foglie essiccate della Camellia Sinensis, pianta diffusa soprattutto in Cina, India, Sri Lanka, Malesia e Giappone. Ma il tè non è solo buono e dissetante: dentro una tazza di tè si trova un elisir di lunga vita e di salute insuperabile.

    Il tè, infatti,contiene molte sostanze fondamentali che ne fanno una bevanda dalle virtù antiossidanti.

    Bio-flavonoidi (detti anche vitamina P): sostanze antiossidanti capaci di contrastare la diffusione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento cellulare. Al tal proposito un’equipe di oncologi nipponici ha studiato questo strano paradosso: i giapponesi, pur essendo uno dei popoli con più alta percentuale di fumatori, ha un tasso di tumori ai polmoni estremamente basso. Il merito sarebbe dell’Egcg (epigallocatechina), un polifenolo contenuto soprattutto nel té verde, che sembra rallenti la diffusione delle cellule tumorali. Ma i flavonoidi, grazie alle loro virtù antiossidanti, agiscono sull’intero organismo, dando innumerevoli benefici: proteggono il sistema cardiovascolare, riducendo notevolmente il rischio di infarto, di ipertensione e di aterosclerosi.

    Vitamina E, vitamina C e vitamine del gruppo B: presenti in tutti i tipi di té in grande quantità, sono indispensabili per il buon funzionamento dell’organismo ed efficaci nel riparare i danni del fumo e dell’inquinamento.

    Aminoacidi (come la teanina): hanno una azione rilassante. Il tè infatti, al contrario del caffé, pur essendo uno stimolante che favorisce la concentrazione, non dà agitazione, anzi, è capace di rilassare senza causare sonnolenza!

    Oligoelementi: rendono più forti capelli, unghie e smalto dentale.

    E questi sono solo gli effetti più notevoli. Il té è utile anche in caso di diarrea, infezioni dell’apparato gastrointestinale, alitosi, mal di testa. Insomma, una vera panacea.

    E per chi cerca di perdere qualche chilo di troppo, ricordiamo che il té aiuta a bruciare i grassi senza che questo abbia effetti negativi per il cuore e il sistema nervoso.

    Ne basta una tazza al giorno, meglio se bevuto al naturale o dolcificato con miele o zucchero di canna. Ogni volta che assaporerete questa bevanda amarognola dalla storia antica saprete di bere dei veri e propri sorsi di salute.


    #59394

    Anonimo

    http://www.disinformazione.it/limone.htm

    Le fantastiche proprietà del limone
    Giancarlo Fornei – tratto da cucinanaturale.blogspot.com – visto su http://www.ecplanet.com/node/2973

    Il limone fa parte della famiglia delle Rutacee, cui appartengono anche arance, mandarini, bergamotti, cedri, pompelmi.
    Le varietà principali di limoni sono:

    · Il Femminello, tipico della Sicilia, dal frutto di forma oblunga, la polpa succosa e molti semi. Esiste però anche il Femminello apireno, molto pregiato, poiché è quasi privo di semi; dai Femminelli Santa Teresa provengono i migliori verdelli;

    · Il Monachello, resiste poco alla conservazione ed è utilizzato, principalmente, per la produzione di verdelli;

    · L’Interdonato, dal frutto grosso, ma poco succoso, utilizzato per la produzione del primofiore.

    I limoni giungono a maturazione in tre diversi periodi dell’anno, la prima fruttificazione, chiamata invernale o primofiore, giunge a maturazione in Ottobre; la seconda fruttificazione avviene a Marzo (i limoni di questo tipo – conosciuti anche come bianchetti – sono di minor pregio commerciale); nel corso della terza fruttificazione, tra Giugno e Luglio, maturano i limoni verdelli, così chiamati per il colore della buccia, che è particolarmente compatta e aderente alla polpa.
    Il limone è ricco di oli essenziali, il principale dei quali è il limonene, concentrato prevalentemente nella scorza. Gli oli essenziali del limone hanno un elevato potere antibiotico e disinfettante. Applicati sulla pelle, svolgono anche un’azione revulsiva (richiama il sangue in superficie) e per tale motivo risultano utili in caso di reumatismi, inoltre, sono cicatrizzanti.

    Il limone (assieme al pomodoro) è il vegetale con il più alto contenuto di acido citrico, una sostanza essenziale per il ricambio energetico delle cellule. Contiene inoltre citrati di sodio e di potassio, che hanno un notevole potere depurativo.
    Dal limone lo scienziato ungherese Albert Szent-Gyorgy riuscì per primo a isolare la vitamina C, di cui il frutto è particolarmente ricco.
    Anche in questo caso, come spesso accade, non è tanto la presenza di questo o di quell’elemento a essere efficace, quanto piuttosto l’armonico contributo di diverse sostanze che interagiscono tra loro (è proprio grazie alla relazione con altre sostanze che la vitamina C contenuta nel limone cura lo scorbuto: la stessa vitamina, ottenuta in laboratorio, risulta inefficace).

    Discreto è l’apporto di vitamine del gruppo B e della vitamina P. Nella scorza si trova un’altissima quantità di flavonoidi.

    · Riduce i livelli di colesterolo e contrasta l’arteriosclerosi: grazie all’azione fluidificante dei citrati di sodio e di potassio, il sangue circola più liberamente nelle arterie e passa facilmente attraverso le pareti dei capillari, apportando alle cellule una maggiore quantità di sostanze nutritive. Se bevuto abitualmente e in quantità significative, il succo di limone aumenta i livelli di colesterolo HDL, il cosiddetto ‘colesterolo buono’ e abbassa il livello di colesterolo LDL, ‘quello cattivo’. Riduce inoltre i livelli di omocisteina messa in relazione con alti rischi d’infarto.

    · Combatte reumatismi, artrite e gotta: il limone contiene oligoelementi che sciolgono i cristalli di acido urico. L’acido citrico, inoltre, ha un effetto depurativo.

    · Allevia i sintomi di mal di gola, raffreddore e influenza: per le loro proprietà antivirali e antibatteriche gli oli essenziali del limone sono efficaci nel contrastare le malattie infettive. Per stroncare un raffreddore sul nascere, ai primi sintomi, quando la gola inizia a pizzicare, si consiglia di mangiare un limone intero, buccia e semi compresi (di produzione biologica); in caso di mal di gola, si consiglia di fare gargarismi con il succo di limone. Se il naso è otturato, instillate alcune gocce di succo di limone direttamente nel naso.

    · Aiuta a digerire i grassi: il limone si è dimostrato utile a chi ha tendenza a formare calcoli alla cistifellea. Uno dei sintomi più frequenti è la difficoltà a digerire i grassi, dovuta alla presenza di piccoli calcoli. A digiuno o lontano dai pasti, bevete il succo di almeno tre limoni nell’arco della giornata.

    · Cura le affezioni della pelle: per le sue proprietà antivirali e antisettiche, il succo di limone favorisce la guarigione in caso di verruche, foruncoli, vescicole, afte, pustole, ferite e piaghe. Si consiglia di mettere sulla zona interessata qualche goccia di limone, due o tre volte il giorno.

    · Disinfetta: in caso di punture d’insetti (zanzare, pulci o altro) strofinate sulla zona interessata una fettina di limone.

    Nello svezzamento: come tutti gli agrumi, il limone può essere introdotto nell’alimentazione del bambino all’ottavo mese. Una o due gocce di questo frutto possono però essere offerte anche nei mesi precedenti, in caso di singhiozzo. Si fa tuttavia eccezione a tali indicazioni se in famiglia vi sono predisposizioni alle allergie: in questi casi per offrire gli agrumi è bene aspettare dopo l’anno, anche qualora il bambino abbia il singhiozzo e comunque, sentire prima il proprio pediatra.

    Grazie alle sue mucillagini, il succo di limone ammorbidisce la pelle e la nutre con gli oligoelementi di cui è ricco. Inoltre, grazie al suo contenuto di vitamina C, di acidi citrico e malico, la tonifica, riduce la secrezione di sebo e mantiene la giusta acidità.

    1. Tonico per pelli grasse: massaggiate il viso due volte il giorno (la mattina e la sera), con un batuffolo di ovatta imbevuto di succo di limone (avendo l’accortezza di evitare gli occhi). Lasciate seccare e poi ripetete l’operazione. Alla fine lavate il viso con acqua fredda.

    2. Maschera per pelli grasse: sbattete un tuorlo d’uovo con due cucchiai di miele liquido, aggiungete due cucchiai di olio extra vergine d’oliva, amalgamate bene aggiungendo – se necessario – altro olio e infine due/tre cucchiai di succo di limone. Ungete il viso con questa crema e lasciatela seccare. Poi, lavatevi con acqua tiepida.

    3. Per ottenere denti bianchi: ogni giorno – per una settimana – affondate i denti in un grosso spicchio di limone (completo di buccia), assicurandovi che penetrino nella polpa e nella parte bianca, quindi passate lo spicchio avanti e indietro per tutta la dentatura.

    4. Per rafforzare le unghie fragili: spremete il succo di due/tre limoni in 50 ml di olio di avocado (si trova in erboristeria), miscelate bene e ogni sera ungete le unghie con questo miscuglio. Per evitare, di macchiare la biancheria, indossate guanti di cotone bianco.

    Il limone deve avere buccia soda, sottile, liscia, senza macchie e di colore brillante. Per verificare che sia fresco controllate che la rosetta a cui è attaccato il picciolo sia di colore verde. Una buccia rugosa e spessa, macchie verdi, deformità, ammaccature e cicatrici, dovute a grandine o ad attacchi di parassiti, sono da considerarsi difetti. Utilizzate limoni maturi, più ricchi di aroma.
    Al momento dell’acquisto accertatevi che i frutti non siano trattati in superficie con una sostanza che impedisce lo sviluppo delle muffe, detta ‘difenile’ o ‘bifenile’. Nel corso di esperimenti di laboratorio condotti su animali, il difenile non si è dimostrato nocivo, ma altera il sapore del frutto. Qualora vogliate utilizzare la scorza, soprattutto se a scopi curativi, si consiglia di acquistare limoni non trattati.

    Per conservare i limoni maturi la temperatura ideale è di 0 – 4°C, mentre i limoni verdi possono essere mantenuti a una temperatura di 11 – 14°C. E’ consigliabile, quindi, tenere i limoni maturi in frigorifero, mentre i limoni verdi possono rimanere in un ambiente fresco.
    Attenzione: chi soffre d’irritazione allo stomaco o dei postumi di un’ulcera può risultare insofferente al limone. In questi casi bisogna iniziare ad assumere il limone gradualmente. Alcuni sopportano meglio il succo di mezzo limone diluito in acqua fredda, preso prima dei pasti. Altri preferiscono assumerlo dopo il pasto, disciolto in acqua calda addolcita con un po’ di miele.
    Inoltre, è del tutto priva di fondamento la credenza, piuttosto diffusa, che il limone possa togliere calcio alle ossa (rendendole fragili), al contrario, l’acido citrico contenuto nel frutto favorisce l’assimilazione del calcio da parte dell’intestino.

    È buona abitudine grattugiare un po’ di scorza di limone sulle verdure e sulle insalate, oltre a dare sapore al piatto, la scorza è particolarmente ricca di limonene; è anche possibile sostituire il limone all’aceto di vino nel condire le insalate. Il limone ha un aroma meno aggressivo dell’aceto, si adatta a vivande delicate come pesci, crostacei o verdure di gusto non accentuato. Il succo di limone ha la capacità di ‘cuocere’ le carni, ammorbidendone le fibre e rendendole più digeribili.

    · La scorza grattugiata del limone conferisce un aroma gradevole a dolci, gelati, paste frolle e lievitate, creme, carni e salse (grattugiarne solo la parte gialla e non quella bianca che è amara).

    · Per evitare che i carciofi puliti anneriscano, immergeteli in acqua acidulata con succo di limone.

    · Aggiungete una fettina di scorza di limone al caffè (secondo la tradizione popolare, aiuta la digestione di un pasto ‘pesante’).

    · Per eliminare l’odore del cavolfiore, durante la bollitura, mettete mezzo limone nell’acqua di cottura.

    · Nella preparazione delle marmellate, durante la cottura della frutta, aggiungete succo di limone. Impedisce che le marmellate inacidiscono (nonostante il limone abbia un sapore acidulo).

    Autore: Giancarlo Fornei / Fonte: cucinanaturale.blogspot.com


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