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Questo argomento contiene 188 risposte, ha 35 partecipanti, ed è stato aggiornato da  altair 10 anni, 6 mesi fa.

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  • #103865
    elerko
    elerko
    Partecipante

    [quote1269804599=Richard]
    sto leggendo questi 🙂

    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__universo_organico_utopia_reale.php

    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-storia-di-edgar-cayace.php?pn=678
    [/quote1269804599]
    ottimi prima o poi mi deciderò a leggere “universo organico”. :ok!:


    #103866
    elerko
    elerko
    Partecipante

    [quote1269804874=Xeno]
    Se qualcuno conosce ed ha il libro di Ouspensky “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” ediz. astrolabio,
    potrebbe gentilmente leggere da pag 45 a pag 47 (dove parla della conoscenza) e spiegarmi cosa intende Gurdjieff nel discorso?

    Perchè io non lo capisco o meglio non mi torna.
    Grazie anticipatamente

    Ps. ritengo il punto in questione importante per quello che stiamo facendo.
    [/quote1269804874]
    per chi volesse il libro in versione pdf eccolo qui http://www.google.it/url?sa=t&source=web&ct=res&cd=1&ved=0CAYQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.gianfrancobertagni.it%2Fmateriali%2Fgurdjieff%2Fframmenti.pdf&ei=LLGvS8uXIpP1_AaLi43ADw&usg=AFQjCNEOwBB7_8YomghFawdlT_NosTIaWQ&sig2=y3RMqFZoSkFyop9rLDcJ7w 😉

    Ecco il passo del libro:


    “Ma innanzitutto bisogna capire che la conoscenza non può appar-
    tenere a tutti e non può neppure appartenere a molti. Tale è la legge.

    Voi non la comprendete, perché non vi rendete conto che la conoscenza,
    come ogni cosa di questo mondo, è materiale. È materiale, ossia possiede
    tutte le caratteristiche della materialità. Ora, una delle prime caratteri-
    stiche della materialità è che la materia è sempre limitata, voglio dire
    che la quantità di materia in un dato luogo e in determinate condizioni
    è sempre limitata. Anche la sabbia del deserto e l'acqua dell'oceano
    sono in quantità invariabile e strettamente misurata. Di conseguenza,
    dire che la conoscenza è materiale significa che in un luogo e in un tempo
    dato ve ne è una quantità definita. Si può dunque affermare che, nel
    corso di un certo periodo, poniamo un secolo, l'umanità dispone di una
    quantità definita di conoscenza. Ma noi sappiamo, attraverso un'osser-
    vazione anche elementare della vita, che la materia della conoscenza
    possiede qualità interamente diverse a seconda che essa sia assorbita
    in piccole o in grandi quantità. Presa in grande quantità in un dato
    luogo, da un uomo, o da un piccolo gruppo di uomini, essa da risultati
    molto buoni; presa in piccola quantità da ognuno degli individui che
    compongono una grande massa di uomini, essa non da alcun risultato,
    o forse talvolta dei risultati negativi, contrari a quelli che si attende-
    vano. Dunque, se una quantità definita di conoscenza viene ad essere
    distribuita tra milioni di uomini, ciascun individuo ne riceverà pochis-
    sima, e questa piccola dose di conoscenza non potrà cambiare nulla né
    nella sua vita, né nella sua comprensione delle cose. Qualunque sia il
    numero di coloro che assorbiranno questa piccola dose, il suo effetto
    sulla loro vita sarà nullo, seppure non la renderà anche più difficile.
    “Ma se, al contrario, grandi quantità di conoscenza possono essere
    concentrate in un piccolo gruppo di persone, allora questa conoscenza
    darà risultati grandissimi. Da questo punto di vista, è molto più van-
    taggioso che la conoscenza sia preservata in un piccolo gruppo e non
    diffusa tra le masse.
    “Se, per dorare degli oggetti, prendiamo una certa quantità d'oro,
    dobbiamo conoscere o calcolare il numero esatto degli oggetti che con
    questa quantità si potranno dorare. Se tentiamo di dorarne un numero
    maggiore, la doratura risulterà ineguale, a chiazze, ed essi appariranno
    peggiori che se non fossero stati dorati del tutto; di fatto, avremo
    sprecato il nostro oro.
    “La distribuzione della conoscenza si basa su un principio rigorosa-
    mente analogo. Se la conoscenza dovesse esser data a tutti, nessuno
    riceverebbe nulla. Se essa è riservata a pochi, ciascuno ne riceverà
    abbastanza non solo per conservare ciò che riceve, ma per accrescerlo.
    “A prima vista questa teoria sembra molto ingiusta, perché la situa-
    zione di coloro ai quali la conoscenza è, in certo qual modo, rifiutata
    affinché altri ne possano ricevere di più, sembra tristissima, immeritata
    e più crudele di quanto dovrebbe. La realtà è però del tutto diversa;
    nella distribuzione della conoscenza non vi è ombra di ingiustizia.
    “Il fatto è che l'enorme maggioranza della gente ignora il desiderio
    di conoscere; essa rifiuta la sua parte di conoscenza, trascura persino
    di prendere, nella distribuzione generale, la parte che le è assegnata
    per i bisogni della vita. Questo è particolarmente evidente in periodi
    di pazzia collettiva, di guerre, di rivoluzioni, quando gli uomini sem-
    brano ad un tratto perdere persino quel piccolo granello di buon senso
    che di solito avevano e, trasformati in completi automi, si abbandonano
    a giganteschi massacri, perdendo persino l'istinto di conservazione.
    Enormi quantità di conoscenza rimangono così, in certo modo, non
    richieste, e possono essere distribuite a coloro che sanno apprezzarne
    il valore.
    “Non vi è nulla di ingiusto in tutto questo, perché coloro che rice-
    vono la conoscenza non prendono niente che appartenga ad altri, non
    privano gli altri di qualcosa; prendono soltanto ciò che gli altri hanno
    rigettato come inutile e che, in ogni caso, andrebbe perduto se essi non
    lo prendessero.
    “L'accumulare conoscenza da parte di alcuni, dipende dal fatto che
    altri la rifiutano.
    “Vi sono periodi nella vita dell'umanità, che generalmente coincidono
    con l'inizio del declino delle civiltà, in cui le masse perdono irrimedia-
    bilmente la ragione e si mettono a distruggere tutto ciò che era stato
    creato in secoli e millenni di cultura. Tali periodi di demenza, che spesso
    coincidono con cataclismi geologici, perturbazioni climatiche, ed altri
    fenomeni di carattere planetario, liberano una grandissima quantità di
    questa materia di conoscenza. Ciò che, a sua volta, rende necessario
    un lavoro di ricupero, senza il quale essa andrebbe perduta. Così, il
    lavoro consistente nel raccogliere la materia sparsa della conoscenza,
    molto spesso coincide con il declino e la distruzione di culture e civiltà.
    “Questo aspetto della questione è chiaro. Le masse non si preoccu-
    pano della conoscenza, non vogliono saperne, e i loro capi politici,
    nel proprio interesse, non lavorano che a rafforzarne l'avversione, la
    paura del nuovo e dell'ignoto. La schiavitù nella quale vive l'umanità
    è basata su questa paura. È persino difficile immaginarne tutto l'orrore.
    La gente non comprende il valore di ciò che perde. Ma per capire la
    causa di tale schiavitù basta osservare come vivono le persone, ciò che
    costituisce lo scopo della loro esistenza, l'oggetto dei loro desideri, delle
    loro passioni e aspirazioni, a che pensano, di cosa parlano, cosa servono
    e adorano. Guardate dove va a finire il denaro della società colta dei
    nostri tempi; a parte la guerra, considerate ciò che impone i prezzi più
    alti, dove si riversano le grandi folle. Se si riflette un momento intorno
    a questi fatti, diventa chiaro che l'umanità, così com'è ora, con gli inte-
    ressi di cui vive, non può aspettarsi niente di diverso da ciò che ha.
    Ma come ho già detto, non può essere altrimenti. Immaginate che, per
    tutta l'umanità, non vi sia che una mezza libbra di conoscenza dispo-
    nibile all'anno! Se questa conoscenza viene diffusa tra le masse, ciascuno
    ne riceverà così poco che continuerà a restare il pazzo che era. Ma, grazie
    al fatto che pochissimi uomini hanno il desiderio di questa conoscenza,
    coloro che la chiedono potranno riceverne, per così dire, un granello
    ciascuno, e acquistare la possibilità di diventare più intelligenti. Tutti
    non potrebbero diventare intelligenti, anche se lo desiderassero. Se an-
    che diventassero intelligenti, non servirebbe a nulla, perché esiste un
    equilibrio generale che non potrebbe essere rovesciato.
    “Ecco un aspetto. L'altro, come ho già detto, consiste nel fatto che
    nessuno nasconde nulla; non vi è il minimo mistero. Ma l'acquisizione
    o la trasmissione della vera conoscenza esige grande fatica e grandi
    sforzi, sia da parte di chi riceve che da parte di chi da. Coloro che
    possiedono questa conoscenza fanno tutto ciò che possono per trasmet-
    terla e comunicarla al più gran numero possibile di uomini, per aiutarli
    ad avvicinarsi ad essa e renderli capaci di prepararsi a ricevere la verità.
    Ma la conoscenza non può essere data con la forza a coloro che non
    la vogliono e, come abbiamo appena visto, un esame imparziale della
    vita dell'uomo medio, dei suoi interessi, di ciò che riempie le sue
    giornate, dimostrerà immediatamente che è impossibile accusare gli
    uomini che posseggono la conoscenza di nasconderla, di non volerla
    trasmettere o di non desiderare di insegnare agli altri ciò che essi sanno.
    “Colui che desidera la conoscenza deve fare egli stesso gli sforzi
    iniziali per trovarne la sorgente, per avvicinarla, servendosi delle indi-
    cazioni date a tutti, ma che generalmente la gente non desidera vedere,
    né riconoscere. La conoscenza non può venire agli uomini senza che
    essi facciano degli sforzi. Essi lo capiscono benissimo quando non si
    tratta che di conoscenze ordinarie; ma nel caso della grande conoscenza,
    posto che ne ammettano la possibilità di esistenza, pensano che ci si
    possa aspettare qualcosa di diverso. Ognuno sa benissimo, per esempio,
    che chi voglia imparare il cinese dovrà lavorare intensamente per molti
    anni; tutti sanno che cinque anni di studi sono indispensabili per affer-
    rare i principi della medicina, e più del doppio, forse, per lo studio
    della musica e della pittura. E tuttavia certe teorie affermano che la
    conoscenza può venire senza alcuno sforzo, che essa può essere acquisita
    anche dormendo. Il solo fatto che esistano simili teorie costituisce una
    spiegazione supplementare del fatto che la conoscenza non può raggiun-
    gere gli uomini.


    #103867
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Parte dal presupposto che la conoscenza è una quantità finita e non lo penso, il problema per me è che in media sono pochi quelli che, per quello che possiamo dire e che sappiamo della nostra civiltà, hanno l'intento necessario per riceverla…o forse questa capacità arriva a cicli in modo piu diffuso..
    ——————

    Cayce:
    Da 262-104:

    Nella preparazione di questo, molto sui preconcetti nella mente di molti come la Conoscenza, così della Saggezza. La conoscenza, com’è stato nell’interpretazione di quello che è stato presentato, non è sempre potere, a meno che la Saggezza non venga usata nell’applicazione della stessa. Oppure, come è stato dato, la paura o la conoscenza del Signore è l’inizio della conoscenza e della saggezza. La saggezza è quindi l’applicazione di ciò che è la comprensione, che è il concetto alla luce di ciò che è l’ideale dell’individuo che applica conoscenza e saggezza.

    http://www.edgarcayce.it/media/saggezza.htm


    #103868
    elerko
    elerko
    Partecipante

    [quote1269807313=Richard]
    Parte dal presupposto che la conoscenza è una quantità finita e non lo penso, il problema per me è che in media sono pochi quelli che, per quello che possiamo dire e che sappiamo della nostra civiltà, hanno l'intento necessario per riceverla…o forse questa capacità arriva a cicli..

    [/quote1269807313]

    la stessa cosa penso anch'Io!
    Non credo ci sia limitazione ma solo l'incapacità di vedere “oltre”!


    #103869
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    l'incapacità però direi che è mancanza di volontà, forte intento..
    [youtube=480,340]tNn6qOrXkYM


    #103870

    skorpion75
    Partecipante

    mancanza di volonta o di sforzo…l'unica differenza tra un maestro “auto-realizzato” e noi “comuni mortali” è proprio lo sforzo compiuto dal 1° e la mancanza di esso nel resto.


    #103871

    zret
    Partecipante

    Tutto ciò che è spirituale deve avvenire senza sforzo. Wu wei si dice in cinese.


    #103873

    Xeno
    Partecipante

    Dopo aver letto le vostre risposte che mi sono state utili per focalizzare la questione e rileggendo più volte il contesto nelle pagine del libro, sono arrivato alla conclusione che probabilmente Gurdjieff non sbaglia e che può essere una legge come lui dice.
    Facciamo un esempio:
    Oggi l'uomo riguardo alla fisica quantistica è arrivato ad un “tot” di conoscenza e non è escluso che in futuro questo “tot” di conoscenza non aumenti.
    Ora a che serve che questa conoscenza sia distribuita a milioni di persone?
    A niente.
    E' giusto che tale cosa sia conosciuta dagli addetti ai lavori ed [u]a chi è interessato a questa conoscenza[/u]
    La parte sottolineata è importante;perchè non è la conoscenza che deve andare verso l'uomo MA è l'uomo che deve andare verso la conoscenza.
    E qui entra il discorso che si diceva prima di sforzo

    Una persona può essere condotta nella più grande biblioteca del mondo,ma non aprire nemmeno un libro.

    Ecco perchè si dice:”quando l'allievo è pronto,il maestro appare”
    Oppure del come mai voi noi spieghiamo alle persone alcune cose nel tentativo di “svegliarle” ma non ci sentono o non vedono. (per fortuna non tutte)

    Nessuno vuole quì negare niente a nessuno,bisogna solo essere disposti a coglierlo.
    Ed in questo Farfalla 5 ha ragione.

    Un grazie a voi

    ps. inoltre credo che molti benefici la popolazione li ottenga per “induzione”


    #103874
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    come dice la Conforto, alla natura interessa piu la qualità che la quantità


    #103875
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Dunque, se una quantità definita di conoscenza viene ad essere distribuita tra milioni di uomini, ciascun individuo ne riceverà pochissima, e questa piccola dose di conoscenza non potrà cambiare nulla né nella sua vita, né nella sua comprensione delle cose.
    Qualunque sia il numero di coloro che assorbiranno questa piccola dose, il suo effetto
    sulla loro vita sarà nullo, seppure non la renderà anche più difficile.

    Se, per dorare degli oggetti, prendiamo una certa quantità d'oro,
    dobbiamo conoscere o calcolare il numero esatto degli oggetti che con
    questa quantità si potranno dorare. Se tentiamo di dorarne un numero
    maggiore, la doratura risulterà ineguale, a chiazze, ed essi appariranno
    peggiori che se non fossero stati dorati del tutto; di fatto, avremo
    sprecato il nostro oro.

    Grazie Ele, praticamente è già scritto tutto ed è molto chiaro!!!1


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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