Igor Sibaldi

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Questo argomento contiene 71 risposte, ha 10 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 5 mesi fa.

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  • #37399
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    😉


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37404
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Pri bisognerebbe trovare la conferenza intera oppure compriamola…solo che per me, in questo momento, sarebbe problematica la cosa. Devo provare ad usare sta pratica dei 101 desideri…con i buddisti funzionava :ummmmm:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #37405
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [color=#6699cc][size=20]Istruzioni per l'Arca[/color]

    4. TU COSTRUISCITI UN’ARCA!
    7:50 am | Postato da Igor Sibaldi

    24/10/13

    Ma passiamo all’aspetto più pratico della costruzione. Quanto a questo, occorre sapere innanzitutto che l’Arca non è una barca. Arca è un termine latino che non ha mai riguardato la nautica, e significa «scrigno». Per di più, nella Bibbia ebraica il termine adoperato per arca è tutt’altro: ciò che Dio consigliava a Noè di costruire era, in ebraico antico, una tebah, che voleva dire «parola».

    Il lettore non se ne meravigli: certi passi delle Scritture hanno avuto traduzioni ben più strambe; e d’altra parte, nel discorso di Dio a Noè, la distanza tra «scrigno» e «parola» è meno ampia di quel che sembra.

    Se infatti un Dio ti consigliasse di costruirti una tua «parola», un tuo linguaggio, per sottrarti al Diluvio, tu capiresti benissimo qual è il punto. Un linguaggio è un sistema di significati, un modo di interpretare la realtà: «costruiscitene uno tuo» viene dunque a significare: non limitarti al linguaggio dei molti!

    Comincia a domandarti qual è il senso che tu, solo tu dai alle cose. Molti, per esempio, dicono di desiderare soprattutto i soldi, e molti altri ritengono quasi obbligatorio dire lo stesso, per non apparire strani. Ma tu li desideri davvero? Scopri che valore ha la parola soldi solamente per te.

    Oppure parole come lavoro, professione. Per molti il lavoro è una specie di Dio esigente e spietato: gli sacrificano anche otto ore al giorno, quasi ogni giorno della settimana, e gran parte dei loro pensieri, e le loro migliori energie, ponendolo più in alto di tutti i loro bisogni fisici e spirituali, e precipiterebbero nel panico se non lo facessero. Anche per te è così? Sei sicuro che sia bene?

    E così via per tante altre parole importanti per molti: potere, stato, sesso, età… La costruzione della tua Arca-linguaggio comincia proprio così. Ne parleremo più in dettaglio, tra qualche puntata, ma fin d’ora suggerirei – ai lettori che volessero già cominciare a costruire la loro tebah – di non spaventarsi della diversità che in tal modo si creerà tra loro e i molti, tra la loro oggettività e la tua conoscenza soggettiva. L’Arca può essere solo la tua arca. Lo scrigno dei tuoi valori. Solo con quello puoi salvarti, anche perché solo in quello trovi ciò che vale veramente la pena di salvare.

    «Voi adorate ciò che non conoscete; noi, adoriamo quello che conosciamo».
    Giovanni 4,23

    http://nonsoloanima.tv/sibaldi-arca/2013/10/24/4-tu-costruisciti-unarca/


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37406
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    Pubblicato in data 24/nov/2013 su youtube

    prima parte della prima presentazione del nuovo libro di Igor Sibaldi, il libro dell'abbondanza. La sua traduzione e interpretazione della Genesi dall'ebraico antico illumina nuove maniere di pensare e percepire la relazione dell'uomo con Dio. Una continua scoperta di cambi di punti di vista


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37407
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    seconda parte della presentazione del nuovo libro di Igor Sibaldi, il libro dell'abbondanza.


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37408
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    terza e ultima parte della presentazione del nuovo libro di Igor Sibaldi, il libro dell'abbondanza


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37409
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37410
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #37411
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [size=18]Istruzioni per l'Arca

    5. TRECENTO, CINQUANTA E TRENTA

    D’altronde, molti non hanno la Bibbia sottomano e, come dicevo, le versioni sono spesso farraginose. Per comodità del lettore, riassumo qui i punti salienti del discorso di Dio a Noè nell’imminenza del Diluvio, così come lo si legge nel testo ebraico antico:

    «La fine di ogni forma sta arrivando, ormai, davanti a me, perché la terra si è riempita tutta quanta di quest’afa soffocante. Non lo impedirò. Lascerò che questa terra sprofondi del tutto. Tu costruisciti una tebah – un linguaggio tuo – con ciò che cresce e che dura della tua crescita. Questa tebah, la farai tutta quanta a compartimenti che comunicano tra loro, e ben protetta, isolata all’interno e all’esterno, e salda. E sarà di trecento misure di lunghezza, cinquanta di larghezza, trenta di altezza. Per raccogliervi la luce la farai, in alto, in modo che sia la sfera dell’universo. E dalla parte opposta, in basso, vi farai la porta d’ingresso… Così tutto ciò che in questa terra attuale perirà, ma io farò in modo che la mia forza creatrice rimanga insieme a te».

    Un teologo tradizionalista potrebbe avere da ridire su questa traduzione, ma ne ho già accuratamente spiegato le ragioni filologiche in un mio libro, La creazione dell’universo (Sperling, 1999), e a quello rimando i più curiosi e meticolosi.

    Balzano agli occhi, innanzitutto, quelle misure dell’arca-parola: trecento, cinquanta e trenta – che nessun teologo spiega sensatamente. Aveva queste dimensioni l’arca? Ma se era un «linguaggio», uno «scrigno dell’universo», come poteva avere misure?

    Il segreto è, come spesso avviene, abbastanza semplice. Nell’ebraico antico le lettere indicavano anche i numeri: trecento si scriveva SH, cinquanta si scriveva N, e trenta si scriveva L. Ne risultava la formula … SHANEL, sì, praticamente la stessa che adoperò la celebre e sapiente Coco, come suo pseudonimo (Chanel). Era una parola magica, oggi diremmo un mantra, e aveva un significato preciso, dato dai valori geroglifici delle tre lettere che la compongono: «la conoscenza delle cose fa salire verso l’alto ». S’intende, anche qui, la tua conoscenza, il tuo modo di intenderla, quando è solo tua, e non quella degli altri.

    I farisei gli avevano chiesto: «Ma allora quando verrà, questo regno di Dio?» Rispose loro: «L’avvento del regno non lo si può avvertire, e perciò non si può dire: «Eccolo qui!» oppure «Eccolo, è là». Il regno di Dio, infatti, è dentro di voi».
    (Luca 17,20-21)

    6. CHI SALVARE CON TE

    Ma non è troppo egocentrico? Torniamo alla questione iniziale: un animo sensibile può trovare un po’ troppo crudele il fatto che, nelle istruzioni di Dio a Noè, non sia nemmeno sfiorata la possibilità di mettere in guardia il prossimo dal disastro imminente. Dio non chiede a Noè di trasformarsi in profeta, in maestro, guru, sacerdote, critico sociale o cos’altro. Gli raccomanda soltanto di preoccuparsi di sé, della sua famiglia: gli dice, a un certo punto, «prendi con te la tua sposa, i tuoi figli e le spose dei tuoi figli» (Genesi 6,19) e tutti quegli animali a coppie – ma nessun altro.

    È duro, sì, da accettare; e a guardar bene, decifrando i geroglifici dell’ebraico antico, questa limitazione risulta ancor più stretta. I tre figli di Noè si chiamavano Shem, Kham e Yapheth, e in ebraico significavano: Shem, «il Nome», cioè la facoltà di dare il nome, di intuire il senso delle cose; Kham, «il sole di mezzogiorno», la chiarezza cioè nel pensare e nel decidere; e Yapheth, «l’estendere», la capacità cioè di guardare più oltre, di allargare il tuo orizzonte, i tuoi progetti. Erano dunque tre funzioni fondamentali di Noè, dell’uomo che sa costruirsi un suo linguaggio indipendentemente dalle certezze altrui.

    E anche le «spose» non erano donne in carne e ossa. L’espressione «la tua sposa», nei primi capitoli della Genesi, ha sempre un valore simbolico, e rappresenta ciò che non sai di te: ciò che imparerai a scoprire nella tua anima o nelle tue capacità, e che ti cambierà la vita via via che lo scoprirai – ti darà figli, farà nascere cioè nuovi aspetti di te.

    Quanto alle coppie di animali, sono simboliche anch’esse: sono l’immagine di tutto ciò che di vivo e fertile puoi trovare nel tuo mondo. Dunque l’equipaggio dell’arca sei sempre e di nuovo tu, soltanto: ciò che tu sai di te, ciò che saprai di te e ciò che per te vale la pena di sapere di quel che ti circonda.

    Vengono in mente certe frasi terribili di Gesù: «chi mette mano all’aratro e si volta indietro non è degno del Regno», «lascia che i morti seppelliscano i loro morti» ecc. Insomma, non perdere tempo a cercar di convincere gli altri! Questa durezza è un po’ mitigata dall’idea che Noè sia non un vecchio fortunato di migliaia di anni fa, bensì il simbolo di chiunque sappia essere se stesso. Ma come non sentirsi a disagio, almeno un po’, davanti a un tale disprezzo del repertorio consueto dell’altruismo, della corretta condivisione… E there’s the rub, come diceva Amleto: qui è un incaglio, cioè, su cui conviene riflettere.

    «Badate a voi stessi!»
    Luca 17, 3

    7. TU, I MOLTI E LA GENTE

    Anche Amleto voleva salvare e convertire sua madre – che nel dramma di Shakespeare rappresenta anche il popolo oppresso dall’usurpatore – e ci lasciò la pelle. Forse è capitato anche a voi di chiedervi, in questi ultimi tempi, se per parte vostra avevate fatto abbastanza per evitare che questo Paese andasse tanto in rovina.

    Io credo che la risposta migliore sia questa: le vicende dei popoli, delle civiltà, obbediscono a forze sulle quali il singolo individuo non ha alcun influsso; non puoi pretendere di cambiarle; viceversa, il tuo compito è crescere in modo che quelle vicende di popoli e civiltà cambino te. «Ti servano i popoli!» come disse Isacco benedicendo Giacobbe (Genesi 27,29).

    Sia i periodi belli, sia – soprattutto! – i periodi cupi dei popoli che conosci e ami, servono a far emergere in te qualità, desideri, energie che non sapevi ancora di avere. E la cosa più utile e importante che tu possa fare per la gente è non ignorare, non trascurare, non negare queste tue qualità e desideri ed energie, e continuare a crescere e accorgertene. Nessuno, infatti, cambia in meglio la gente, più di chi si accorga dei cambiamenti che avvengono in lui. Non occorre spiegarli a parole, cercando di tradurli nei linguaggi altrui: quando hai nuove energie e capacità e desideri, e ne gioisci, avviene regolarmente che anche con il tuo modo di sorridere, di guardare, di camminare, con il tono di voce, con i colori che indossi, con una carezza o una stretta di mano, tu risvegli nella gente nuove possibilità evolutive, nuove verità.

    Ma attenzione: nella gente, non nei cosiddetti «molti» di cui parlavo qualche puntata fa. Sono due concetti ben distinti. I «molti» sono quelli che ragionano con la testa altrui, e che censurano ogni pensiero e sentimento secondo quel che sembra corretto a chi è come loro. La gente, invece, non ragiona. Sente. Ha bisogni, intuizioni, passioni. I «molti» possono aver ragione o sbagliare, ma in ogni caso nessuno di loro è mai veramente se stesso: se riescono in qualcosa, non sono loro a riuscire ma solamente le idee, le norme, le certezze a cui loro obbediscono.

    La «gente», invece, ha sempre ragione, salvo quando cerca di capire ciò che sente, ama, intuisce: lì, quasi sempre, sbaglia, perché la razionalità non è il suo forte – soprattutto in conseguenza del fatto che la gente tende a pensare come i «molti». Ma tu non sei né la gente né i «molti». Tu sei tu. E per esserlo occorre coraggio. E generosità anche: perché quanto più salvi la tua autenticità, tanto più puoi aiutare altri come te a destarsi e a scoprire cosa valga la pena di salvare davvero.

    Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di pietre preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. (Matteo 13,45-46)

    8. IL CORAGGIO E IL PRINCIPIO CAUSALE

    Il coraggio è, naturalmente, indispensabile per la costruzione della tua Arca-linguaggio. Occorre un buon terzo chakra, direbbero gli orientali; ci vuole fegato, usiamo dire anche noi. E a questo riguardo vale la pena di spendere qualche frase, dato che sul coraggio girano tante convinzioni non tutte fondate. Il coraggio è, come dice la parola stessa nelle lingue neolatine, l’ampiezza del tuo cuore.

    E ciò che generalmente riduce le dimensioni del tuo cuore è soprattutto il passato. Sono le ferite che hai subito, gli errori che hai commesso, e i rimorsi, i rancori, la rabbia, il rimpianto che ti porti dietro dal tuo passato. Sono anche le condizioni in cui vivi, e che è stato il tuo passato a determinare. Sono gli influssi che hanno esercitato su di te le circostanze, dall’istante in cui sei nato e fino a un secondo fa. Sono le circostanze in cui è vissuto, nei secoli e fino a un attimo fa, il popolo in cui sei nato. Sono le leggi e le istituzioni a cui quel popolo obbedisce, e che sono cominciate a esistere prima che esistessi tu e senza chiedere il tuo assenso. Tutto ciò comprime il tuo cuore-coraggio, nella misura in cui tu lo ritieni più forte, più importante, più decisivo del tuo presente.

    Le persone di scarso coraggio danno perciò tanto rilievo al principio di causa-effetto, e si convincono – in ogni campo dello scibile – che qualunque cosa esista e qualunque atto o decisione tu possa compiere, abbiano una lunga serie di cause determinanti, e siano dunque il prodotto del tuo passato – dato che una causa non può che trovarsi nel passato. Tu dirai che molti (i soliti «molti») la pensano così.

    Ed è verissimo, ma ciò non toglie che sia obbligato a pensarlo anche tu. Le cose, a quel che ne so io, stanno diversamente.

    Alle tue spalle, nel tuo passato, tu trovi miliardi di circostanze, ciascuna delle quali potrebbe essere causa di qualche tua decisione o comportamento. Ma quei miliardi di circostanze non agiscono tutte insieme. Agiscono – e diventano cause determinanti – solo quelle circostanze che corrispondono a ciò che tu decidi adesso di fare e di ottenere. Se decidi di avere gioia, riuscita, affetti, agiranno dal tuo passato milioni di cause che determineranno la tua gioia, la tua riuscita e l’abbondanza dell’affetto che riceverai. Se vuoi ammalarti, soffrire, morire, agiranno le cause necessarie alle tue malattie e alla tua morte. Dipende solo da te. Non puoi dare la colpa a nessuno.

    Il coraggio consiste nell’accorgersi di questo. E da un lato, ti fa sentire completamente libero, come infatti sei – e come devi necessariamente essere, per poterti costruire l’Arca. Dall’altro, ti pone il problema di difendere, di non intralciare (solo tu potresti farlo) la tua libertà.

    «Conoscerete la verità, e sarà la verità a rendervi liberi».

    9. STRATEGIA

    Ci sono tanti modi di difendere la tua libertà, e di non intralciarla; ma quanto più li si prende sul serio, tanto più ci si accorge che conducono tutti a uno solo: e precisamente alla costruzione di quel tuo linguaggio autonomo, che nella Bibbia è chiamato l’Arca.

    Ora che alcune implicazioni dell’arca ci sono più chiare, riepiloghiamo ciò che abbiamo scoperto di questo cantiere interiore.

    Abbiamo visto come, più che di costruire, si tratti in realtà di smantellare: di liberare la mente e la tua vita dalle parole non tue, e dal potere che queste esercitano su di te. Il loro potere è di natura causale: le parole a cui tu dai valore influiscono sui tuoi pensieri, sulle tue decisioni, sui tuoi comportamenti, sui tuoi desideri anche, e li plasmano come altrettante cause determinanti. Ma – come avviene per ogni altro tipo di causa – quelle parole non hanno potere di per sé: sei tu che decidi di attribuirne a ciascuna di esse in maggiore o minor misura. Quel potere è tuo. Puoi toglierlo alle parole che non accetti più, che hanno cessato di essere veramente fertili per te. Puoi destituire quelle parole-cause come si destituisce un funzionario da una carica; e il loro potere tornerà a te. Meglio ancora: puoi staccare da te quelle parole, come staccheresti dei ganci che ti tengono attaccato a ciò che sta per essere sommerso.

    È un compito emozionante, che dà i suoi frutti da subito. Abbiamo già accennato ad alcune parole-cause che possono determinare la tua vita. Vediamone altre, usate spesso dai «molti» – e va da sé che, se i «molti» le usano volentieri, difficilmente quelle parole significheranno qualcosa che ti riguardi personalmente.

    Per esempio, la parola politica. I «molti» ne parlano in continuazione. Ma cos’ha propriamente a che fare questa parola con te? Indica le azioni che altri – e non tu – devono compiere per esercitare un dominio sulla gente. Politica è solo un termine di origine greca, ormai antiquato, con il quale si camuffa e si indora un dominio che alcuni esercitano, e che vogliono vedere riconosciuto dai dominati. Allora tu parla chiaro. Chiamalo semplicemente dominio, e una gran quantità di chiacchiere che oggi ti inquinano la mente e la vita perderanno immediatamente significato per te, mentre tu acquisterai, altrettanto immediatamente, un significato diverso e maggiore di prima – di quando ti consideravi soltanto un individuo escluso dalla sfera dei politici.

    Ne sei veramente escluso, o è la tua autenticità a escluderla dalla tua Arca? Ha senso, per te, la prospettiva di aiutare persone che non conosci a dominare altri? Io penso sinceramente di no: qualunque cosa ne dicano i «molti», mi pare che le parole politica, politici, dominio intralcino la costruzione della mia Arca – non mi occorrano, cioè, a descrivere ciò che conta veramente per me. E credo che anche se fossi un politico di professione, in realtà, per me, per la mia vita, per la mia libertà, non mi servirebbero affatto.

    «Vi dico: se il vostro senso di giustizia non sarà superiore a quello dei maestri di sapienza e delle persone per bene, voi non entrerete nel regno dei cieli». (Matteo 5,20)

    Igor Sibaldi
    http://nonsoloanima.tv/sibaldi-arca/2014/01/16/9-strategia/


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #37412
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Molto molto interessante!!!
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    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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