IN DIRETTA DA WALL STREET

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Questo argomento contiene 62 risposte, ha 17 partecipanti, ed è stato aggiornato da NEGUE72 NEGUE72 10 anni, 6 mesi fa.

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    Articoli
  • #75486

    SpikeZ
    Bloccato

    Se continuano così i campi della FEMA si riempiranno molto presto uhuhuh


    #75487
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    ehehe, ma le persone si stanno preparando in America e non solo , da quanto sappiamo


    #75488

    Xeno
    Partecipante

    [quote1223036695=Richard]
    ehehe, ma le persone si stanno preparando in America e non solo , da quanto sappiamo
    [/quote1223036695]

    Speriamo.
    :scare:


    #75489
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Dalla recente intervista del Project Camelot a Benjamin Fulford

    “K: Quale pensi sia il loro piano? In altre parole, pensi che vogliano attaccare l'Iran o Israele. Qual'è il loro piano?

    BF: C'è un gruppo che vuole causare la Terza Guerra Mondiale. Noi siamo quelli che vogliamo fermarli. E' chiaro che l'Aeronautica USA ha evitato che Israele attaccasse l'Iran, volando sopra lo spazio aereo dell'Iraq. Quando gli Israeliani hanno messo una base aerea in Georgia, i Russi hanno catturato gli aerei e smantellato la base. Chiaramente esiste un gruppo nell'esercito USA, in Russia, che ha cercato di fermarli.

    Però controllano il Congresso, controllano la stampa, controllano la Corte Suprema, controllano l'ufficio del Presidente e controllano circa 190000 mercenari Blackwater.

    K: Chi controlla queste persone? Hai…

    BF: Un gruppo di Neo-Nazi guidati dal fuerher, George Bush Sr. e queste persone che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno detto, hanno trovato i documenti Nazi in Germania che dicevano, “Per noi la guerra non è mai finita.” Stanno pianificando questo da 50 anni. Sono quello che hanno assassinato Kennedy e Martin Luther King. Hanno molte persone al potere. Stavano aspettando fino ad avere le persone giuste nei posti giusti. Ora siamo “alla fine dei giochi”.

    Il loro piano era di avere Hillary Clinton seguita da Jeb Bush per….completare la Nazificazione e portare gli USA ad un paese fascista. Però la perdita della Clinton e un cambiamento nel potere politico tra il “governo segreto” li ha resi disperati e vogliono fare qualcosa di pazzesco………

    K: Sei sempre nella stessa posizione, sei allineato con queste Società Segrete Asiatiche che possono essere chiamate a modificare gli eventi?

    BF: Si. Ho chiesto loro di stare attenti e di insistere per avere accesso alle basi militari USA, per assicurarsi che non ci sia un genocidio pianificato. Ho anche detto loro di non prendere tempo e di non dargli tempo, perchè il tempo non è dalla nostra parte. Penso stiano lavorando verso il 2012. Stanno cercando di accelerare i piani. Prima reagiamo e meno avranno successo.

    Sono stato contattato da altri gruppi, la Karate Association? Cinquanta milioni di persone nel mondo stanno studiando il karate e hanno offerto aiuto. Potrebbero unire tutte le altre società di arti marziali. Molte persone stanno studiando arti marziali e non sono Asiatiche. Sono in tutto il mondo. Io ho studiato Judo in Messico da bambino e ho continuato in Canada. Queste società sono molto importanti.

    Alla fine del giorno speriamo che tutto vada pacificamente, senza una singola morte o un singolo combattimento. Sapete che i bulli diventano deboli se le persone si alzano. Se abbastanza persone si alzano, Hey! loro sono a terra. Spero che vedano la pazzia di quello che vogliono fare e si sveglino………..

    https://www.altrogiornale.org/_/content/content.php?content.282


    #75490

    mysterio
    Partecipante

    Il punto di vista del regista Michael Moore sulla crisi di Wall street e le soluzioni che propone..mi sembra un articolo interessante:

    [link] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5084%5B/link%5D


    #75491

    meskalito
    Partecipante

    Ciao, sentivo poco fà il tg di rainews24 e dava un servizio su un paese (Europa dell'est,non ho fatto a tempo a sentire quale) dove è in atto un mega sciopero che discute il modo in cui il governo ha sborsato SUBITO moltissimi danari per le banche e non sia mai riuscito a far niente per le condizioni di vita sul filo del rasoio delle classi sociali più basse.

    Riprende mi pare il tema lanciato da Moore e a livello popolare mi sembra una buona leva per smuovere finalmente le istituzioni e fargli capire che le cose stanno cambiando o che comunque vogliamo che cambino.


    #75492

    erroll
    Partecipante

    SULLE NAZIONI OCCIDENTALI

    DI PETER OBORNE
    Daily Mail

    Circa sette anni fa i terroristi di Al Qaeda colpivano con gli aerei che avevano dirottato le Twin Towers nel cuore del centro finanziario di New York – e il mondo risultava trasformato.

    Non ci sono stati morti questa settimana, ma gli effetti della strage avvenuta nei mercati finanziari saranno molto più profondi e destabilizzanti delle atrocità dell’11 settembre.

    Per quasi tutti noi si tratterà, prevedo, di un cambiamento in peggio e per un’ampia minoranza le conseguenze saranno estremamente dolorose.

    Il mondo occidentale – la Gran Bretagna, l’Europa e gli USA – sono passati dall’eccesso all’austerità nel giro di poco tempo. La tempesta finanziaria di questa settimane avrà un forte impatto sugli standard di vita.

    A suo tempo, farà cadere i governi e condurrà ad un trasferimento permanente del potere politico ed economico dall’Europa e dall’America alle emergenti e, in alcuni casi, come la Cina, semi-barbare economie orientali.

    So che sarò accusato di essere apocalittico senza necessità e pessimista senza responsabilità, ma credo che il più grande errore che possiamo fare ora è sottovalutare la serietà della situazione e mettere la nostra testa sotto la sabbia.

    Gli eventi sismici che hanno visto la quasi distruzione del settore delle banche d’investimento e il collasso del gigante delle assicurazioni AIG sono sullo stesso livello del Grande Crollo del 1929.

    Quello fu un disastro tale perché creò le condizioni per l’emergere del fascismo nell’Europa continentale e poi per la Seconda Guerra Mondiale.

    Benché sia difficile prevedere le conseguenze, dobbiamo aspettarci complicazioni di uguale importanza – inclusa la rinascita in tutto il mondo di partiti di Estrema Destra che faranno uso della violenza.

    Alcuni esperti parlavano questa settimana come se la crisi finanziaria fosse quasi superata. Erano più che mai dalla parte del torto [E l'articolo si riferisce alla settimana tra il 14 e il 21 Settembre! N.d.r.]. La crisi è appena iniziata – e molti cittadini che non hanno nulla a che fare con la finanza non se ne sono nemmeno accorti.

    Ma se ne accorgeranno presto e in modo brusco. L’economia britannica è nelle stesse condizioni in cui si trovavano all’inizio di questo mese le coste texane poco prima dell’arrivo dell’uragano Ike – apparantemente calma, con la vita che procede normalmente, mentre una onnipotente tempesta si fa minacciosa all’orizzonte e si dirige verso di noi ad una velocità spaventosa.

    Possiamo attenderci un forte aumento di bancarotte individuali. Tuttavia, esse raggiungeranno il loro picco non prima dell’anno prossimo in questo periodo.

    Centinaia di migliaia di persone perderanno il loro posto di lavoro, con molti di essi obbligati a vendere la propria casa. I prezzi degli immobili crolleranno.

    Vi saranno una grande sofferenza umana, panico e disperazione. Molte carriere saranno distrutte. Questa recessione è notevolmente peggiore rispetto a quella avvenuta all’inizio degli anni ’90.

    L’ortodossia del governo britannico, della Confindustria britannica e di altri, secondo i quali vi sarà un lieve rallentamento dell’economia che si concluderà alla fine del prossimo anno, è priva di senso.

    Questa crisi è violenta, dinamica ed è soltanto appena iniziata.

    Anche coloro tra noi che saranno abbastanza fortunati da non perdere il lavoro e la casa avranno amici e parenti a cui accadrà..

    Prendiamo in esame, per prima cosa, il destino dei banchieri della City come quelli della Lehman Brothers – quasi tutti licenziati quando la loro azienda è fallita questa settimana.

    Non riceveranno la loro liquidazione e non avranno quasi più nessuna occasione di beneficiare dei salari a sei zeri e degli ingenti bonus che avevano dato per scontati negli ultimi anni.

    Questo significa che non potranno più restituire i giganteschi mutui che avevano ottenuto per costosissime case. Perciò questo fine settimana sono diventati venditori obbligati – il che significa che centinaia di nuovi cartelli con la scritta “Vendesi” compariranno a Londra e nel Sud Est nelle prossime settimane.

    Benché questi banchieri d’investimento disoccupati abbiano avuto la sventura di acquistare ciò che di meglio vi era sul mercato, ora devono affrontare una bancarotta individuale.

    Questo perché scopriranno che le loro case valgono di meno rispetto a quanto le avevano pagate, e perciò non saranno in grado di restituire il mutuo.

    Con così tanti venditori sul mercato obbligati a vendere a qualunque prezzo, può essere dato per certo che questo fine settimana qualunque casa a Londra varrà il 25% in meno rispetto allo stesso periodo della scorsa settimana..

    Molti giovani banchieri – ventenni e trentenni con una famiglia recentemente costituita – si trovano ad affrontare un disastro totale.

    Sicuramente, c’è scarsa simpatia verso questi ex-“padroni dell’universo” che si sono divertiti.

    Ma sappiamo già che la fusione avvenuta giovedì [18 settembre] tra la Lloyds Bank e HBOS (ammesso che sia completata: contrariamente a quanto affermato dal Cancelliere dello Scacchiere Alistar Darling questo non e' affatto certo) porterà alla perdita di 40.000 posti di lavoro tra i lavoratori nel settore bancario.

    Avverrà una strage in ogni via dove vi sia tanto uno sportello della HBOS che uno della Lloyd – una filiale verrà sicuramente chiusa.

    Ma questo massacro è solo l’inizio. Nei prossimi mesi, il ciclone finanziario si spingerà oltre senza pietà e condurrà l’economia alla rovina.

    Le banche chiuderanno le porte a centinaia di piccole imprese. Un ingente numero di aziende fallirà inevitabilmente.

    Questi disastri si ripercuoteranno quindi sul settore finanziario, dal momento che le bancarotte delle aziende e il crollo dei prezzi immobiliari costringeranno ad attuare svalutazioni contabili e ulteriori licenziamenti.

    Si prevede che la disoccupazione – già rapidamente in crescita e che è aumentata di 80.000 persone nel corso dell’estate– farà un balzo in avanti e che aumenterà superando i due milioni previsti dagli economisti.

    Questo produrrà un circolo vizioso. Ogni lavoratore disoccupato significa meno ricavi dalla tassazione e maggiore spesa sociale.

    Nel bilancio dello scorso marzo ([considerato] irrealistico quando fu pubblicato), Alistair Darling prevedeva di prendere in prestito 43 miliardi di sterline. Anche allora, questo dato sembrava spaventosamente eccessivo.

    Ciò significava che solo l’Egitto, il Pakistan e l’Ungheria tra le principali economie mondiali avevano una spesa statale più dissoluta di quella britannica.

    Questo fine settimana, i prestiti dello Stato sono fuori controllo.

    Essi raggiungeranno quota 100 miliardi di sterline il prossimo anno – più del doppio di quanto stimato da Darling. Questo farà suscitare dei dubbi sulla capacità della Gran Bretagna di finanziare il nostro debito sul mercato del credito internazionale

    Il Fondo Monetario Internazionale ha già messo in guardia Darling in merito alle sue spese sfrenate. Nei prossimi mesi, chiederà di attuare dei tagli nella spesa statale, come fece negli anni ’70 quando il Cancelliere dello Scacchiere Denis Hailey, laburista, fu costretto a chiedere un prestito al FMI.

    Darling sarà costretto a prendere provvedimenti urgenti e dolorosi per invertire la rotta rispetto alle recenti spese pazze – ben accolte dai parlamentari laburisti con poche conoscenze finanziarie – per i servizi pubblici, in particolare per la sanità e per l’istruzione.

    E qualora l’ala responsabile del governo laburista sosterrà, come fece negli anni ’70, questo atteggiamento prudente, la Sinistra chiederà di aumentare la spesa per salvare i posti di lavoro.

    È probabile che il Partito Laburista si spaccherà su questo tema – come fece dopo il Crollo nel 1931 e nuovamente all’inizio degli anni ’80. Nel medio termine, l’unica soluzione a questa crisi del debito è l’incremento dell’inflazione, dal momento che i governi sono obbligati a stampare moneta per evitare la depressione.

    I risparmiatori dovrebbero perciò prepararsi al ritorno di incrementi dei prezzi a doppia cifra che non si vedono dai primi anni ’80.

    Sotto la spinta della povertà, anche la criminalità crescerà – in particolare quella contro il patrimonio. Dovremmo anche prepararci al ritorno della violenza di matrice politica nelle strade.

    Sicuramente il British National Party sfrutterà il rallentamento dell’economia per attaccare gli immigrati, accusandoli di aver “rubato il lavoro ai britannici”.

    Il BNP ha registrato una crescita di consensi sorprendente in occasione delle elezioni dello scorso maggio, e questi cresceranno ancora alle elezioni europee del prossimo giugno.

    Questo è il panorama problematico che ci aspetta. Ma le conseguenze a livello mondiale sono altrettanto significative e possiamo aspettarci che l’Euro resti schiacciato dal collasso economico.

    L’Euro non è mai stato messo alla prova dalle avversità. Coloro che hanno progettato la moneta unica hanno commesso un errore folle quando la lanciarono dieci anni fa: hanno istituito l’unione monetaria prima di quella politica.

    In democrazie da lungo tempo in vita come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, è normale che un’area del paese aiuti l’altra nei momenti di difficoltà.

    Per esempio, non vi è stata nessuna forte opposizione da parte dei contribuenti del Sud quando è stato chiesto loro di salvare dalla bancarotta la Northern Rock, benché le sue attività fossero concentrare nel Nord Est.

    Tuttavia, questo non è il caso dell’Europa continentale dove i contribuenti francesi si rifiuterebbero di fornire somme ingenti per salvare, ad esempio, il settore bancario italiano.

    Ecco spiegato il motivo per cui è probabile che l’Euro verrà distrutto dalla tempesta economica in arrivo – come l’adesione della Gran Bretagna al sistema monetario europeo andò in pezzi in occasione del Mercoledì Nero del 1992. La verità è che il terremoto di questa settimana si trasformerà in una pesante umiliazione per la classe politica europea.

    Come in Gran Bretagna, questa crisi sarà sfruttata dall’Estrema destra in paesi come la Francia, l’Olanda e l’Austria.

    Questi paesi hanno potenti partiti neo-fascisti che apprezzeranno la recessione, in particolare destinando le minoranze etniche ad esserne accusate, come fecero i nazisti in Germania dopo la crisi del 1929.

    La buona notizia è che la Gran Bretagna – nonostante lo sforzo di Tony Blair e di altri – rimane fuori dall’Euro..

    Questo significa che possiamo controllare i nostri tassi d’interesse e consentire che la sterlina venga svalutata, diversamente da molti Stati europei, alcuni dei quali (come l’Irlanda) sono già distrutti dalla recessione.

    Ma la più grande preoccupazione riguarda quello che avverrà negli USA. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’America è stata il guardiano del mondo.

    È stata in grado di ricoprire questo ruolo e di respingere quelli che riteneva propri nemici, come l’Unione Sovietica e l’Iraq di Saddam Hussein, perché negli ultimi 60 anni è stata la più grande potenza economica mondiale.

    Il problema più importante che oggi il mondo sta affrontando è se gli Stati Uniti – già azzoppati dai 2 trilioni di dollari stimati per il finanziamento dell’occupazione dell’Iraq – possono permettersi di mantenere il loro ruolo a livello globale..

    Il precedente storico è tutt’altro che incoraggiante.

    Dopo il crollo del 1929, gli Stati Uniti si sono chiusi in se stessi, reintroducendo il protezionismo.

    Tornò ad avere rapporti con il resto del mondo solo dopo l’attacco del Giappone a Pearl Harbour nel dicembre del 1941.

    È ancora troppo presto per dirlo con certezza, ma è possibile che l’America sia a un punto di svolta simile nella propria storia.

    La decisione del Presidente Bush di trasferire il denaro dei contribuenti ad istituzioni finanziarie andate in bancarotta ha condotto ad un’esplosione del debito pubblico degli USA, che peggiorerà enormemente a causa della decisione presa ieri a Washington.

    Come conseguenza di ciò, l’affidabilità creditizia degli USA a livello globale è a rischio, ed è probabile che entro il prossimo decennio il dollaro perderà il suo status mai messo in discussione di valuta principale nelle riserve mondiali.

    Vi sono segni che [dimostrano] che questo processo è già iniziato.

    Il destino della sterlina è stato segnato da questo tipo di svalutazione in occassione della crisi economica degli anni ’30.

    In verità, la decisione successiva di interrompere la corrispondenza tra sterlina e Gold Standard nel 1931 segnò la fine dell’Impero Britannico.

    Il dominio globale dell’America – già minacciato dall’emergere di potenze economiche rivali come la Cina – potrebbe presto avere fine.

    Gli Stati Uniti probabilmente si ritireranno al proprio interno, diventando isolazionisti, almeno temporaneamente – aprendo la strada ad un nuovo e persino più minaccioso ordine globale.

    È inevitabile che l’America si ritirerà presto dall’Iraq, lasciando che il suo peggior nemico, l’Iran, sia la potenza dominante nella regione senza essere messo in discussione.

    La Cina si farà valere maggiormente e vorrà umiliare Washington imponendo il proprio controllo su Taiwan, fatto di fronte al quale la Casa Bianca avrà difficoltà a opporre resistenza. Essa passerà poi a minacciare la vicina India.

    L’Africa diventerà la sede di guerre per procura tra la Cina e l’Occidente, come lo fu delle guerre delegate tra gli Stati Uniti e la Russia sovietica per gran parte del periodo post-bellico.

    La Cina, irritando ulteriormente gli Stati Uniti, inizierà anche ad intromettersi in America Latina.

    Il mondo che uscirà dal Grande Crollo del 2008, perciò, sarà oscuro e imprevedibile.

    Questo fine settimana, tutte le famiglie sagge analizzeranno la loro situazione finanziaria, preveniranno gli inevitabili problemi che li aspettano, e faranno immediatamente dei tagli alle spese non necessarie come i pasti fuori casa, le seconde auto e le vacanze all’estero.

    Negli ultimi 25 anni abbiamo vissuto in una bella festa, tutti noi – governi, aziende, banche e, naturalmente, consumatori – abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi e ne stiamo pagando il prezzo.

    Questo fine settimana iniziano i postumi della sbornia. Dureranno a lungo.

    Lo stile di vita sarà molto più simile all’austerità del secondo dopoguerra piuttosto che al boom delirante e sostenuto dai debiti degli ultimi due decenni.

    Forse le nostre vite non peggioreranno a causa di tutto questo. I nostri valori sicuramente cambieranno – molti diranno che era ora.

    Gli oggetti materiali dovrebbero contare molto di meno.

    Quasi dall’oggi al domani siamo entrati in nuovo mondo, e dobbiamo imparare a trarne il meglio.

    Titolo originale: “Apocalypse Now?: New world order could have devastating implications for Western nations”

    Fonte: http://www.dailymail.co.uk/
    Link


    #75493

    deg
    Partecipante

    Grazie erroll. :si:


    #75494

    erroll
    Partecipante

    di mazzetta
    Le ragioni dell'attuale crisi dell'economia globale sono state enunciate fin dall'alba del nuovo secolo. La mancanza di controlli, regole e responsabilità, risultato delle grandi deregulation degli anni ottanta e novanta, era attesa a produrre i suoi effetti fin dagli inizi del secolo e non ha mancato l'appuntamento. Poco importa che sovrane macchiette come Gasparri o Tremonti ora si travestano da nemici della globalizzazione per opportunismo politico e che lo stesso facciano i loro colleghi repubblicani negli Stati Uniti, non erano loro a sfilare per le strade di Seattle, Praga e Genova a cavallo del secolo. Loro semmai erano chiusi nei palazzi ad ordire l’uno rappresaglie cilene e l’altro magie contabili. L'attesa crisi è arrivata ed ora ci sono solo due possibili esiti, comunque di segno negativo. Un crollo repentino della fiducia e l'incapacità dei governi possono portare ad uno schianto epocale, al contrario la collaborazione di tutte le forze in gioco e il mantenimento della calma possono condurre ad un atterraggio più morbido simile ad una lenta agonia, ma più lento.

    Quello che è certo è che la montagna di denaro virtuale costruita grazie alle magie finanziarie è destinata a trasformarsi in una montagna di debiti che peserà sulle generazioni future; negli Stati Uniti, in Europa, ovunque. Già oggi nessuna economia nazionale può dirsi al riparo dalla tempesta, tanto che anche la remota e minuscola Islanda sembra correre sul filo del default in stile argentino. Non c'è niente di esoterico nella crisi di questi giorni, la natura della quale è allo stesso tempo ideologica e criminale. L'ideologia che ha dato ossigeno alla grande corsa all'oro di carta la conosciamo benissimo. Discende dalle sciagurate imprese di Thatcher e Reagan, passa per le grandi istituzioni come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, per finire la sua parabola negli anni di governo di Bush, Blair, Berlusconi e Aznar.

    In quegli anni l'astrattismo finanziario ha superato ogni record, il conflitto d'interessi è diventato la regola e ogni operatore economico ha coltivato aspettative di guadagni assolutamente irrealistiche. La finanziarizzazione dell'economia ha significato principalmente un brutale drenaggio di risorse verso i grandi casinò della finanza, fino a che molti business si sono trasformati in semplici fonti di finanziamento per operazioni sempre più complesse e volatili. Il lato criminale di queste attività risiede nelle diffuse complicità che hanno consentito di farsi beffe persino delle più elementari regole contabili.

    A ruota delle parole d'ordine delle reaganomics, capaci definire l'istituzione della sanità pubblica come il primo passo verso il comunismo e la perdita della libertà, si è fatto largo il credo liberista, secondo il quale tutto doveva essere privatizzato ed affidato a mani capaci di farlo fruttare. Sono così stati privatizzati i servizi, le reti nazionali e i beni comuni che sono presto andati a costituire rendite di posizione nelle mani di pochi eletti. C'è voluto davvero poco perché dall'alto di posizioni dominanti l'elite economica decidesse di taglieggiare i cittadini di ogni continente per spremerne quanto più denaro possibile da investire poi nella grande giostra del turbocapitalismo. Coperti dal fragore della guerra all'Islam il governo americano, molti governi occidentali e asiatici hanno poi aperto le gabbie, favorendo il credito facile e su quello permettendo di costruire meccanismi simili a quello piramidale che bruciò l'Albania nel decennio precedente.

    Ancora nel 2004 il Congresso americano, la borsa e le grandi banche premevano su Fannie Mae e Freddie Mac perché acquistassero e garantissero una massa sempre più ingente di mutui ad alto rischio. Una maniera di alimentare il sacro fuoco della finanza, ma anche di bruciare il proprio capitale, un keynesismo tutto nuovo (alla rovescia) che ha pompato risorse ai piani alti della finanza, prosciugando le tasche di tutti gli altri. Chiamarlo keynesismo potrebbe sembrare strano, ma è attraverso una lunga serie di provvedimenti legislativi che gli stati hanno dirottato risorse e ricchezze verso i mercati finanziari, legando le loro sorti a quelle delle borse. Mentre però la versione originaria prevedeva una ricaduta certa degli investimenti decisi dallo stato sulla società impedendo in ogni caso la perdita secca degli investimenti, gli investimenti stimolati dal keynesismo 2.0 di marca neo-liberista sono stati completamente bruciati nel tentativo di moltiplicarli all'infinito. E non poteva essere diversamente.

    Mutui promossi dall'alto per sostenere una piramide che già allora si rivelava insostenibile, ma che trovò scampo temporaneo proprio nell'esplosione del credito facile anche livello individuale. Costruita una narrazione fascinosa quanto falsa, per la quale l'investimento immobiliare era destinato alla rivalutazione galoppante e perenne, s’instaurò un circuito relativamente virtuoso per il quale la grande domanda di immobili, spinta dal credito facile, alimentava i prezzi e l'illusione che il sistema fosse in grado di garantire felicità e profitti a chiunque. Anche nel nostro paese si è ballata questa musica e proprio durante il precedente governo Berlusconi abbiamo assistito alla grande orgia degli immobiliaristi e dei furbetti del quartierino, alla svendita dei servizi e alla privatizzazione di reti e beni comuni.

    La finanza creativa di Tremonti era il perfetto equivalente del tentativo americano di raschiare il fondo del barile offrendo mutui a chiunque. Non a caso nel nostro paese la vendita di un ingente patrimonio immobiliare pubblico non ha minimamente calmierato il mercato immobiliare. Nonostante gli immobili pubblici siano stati immessi sul mercato a prezzi di saldo, il loro valore si è immediatamente moltiplicato a sostenere castelli di debiti molto più ingenti del valore di mercato degli immobili stessi. Il meccanismo adottato da Ricucci e compagnia è lo stesso che ha permesso, attraverso la costante sopravvalutazione dei valori immobiliari, di creare ricchezza virtuale destinata poi a dar vita alla grande bolla ed è lo stesso che ha sostenuto l'incessante valorizzazione degli immobili anche nel nostro paese. Un dato evidente drogato, stante la massiccia perdita di potere d'acquisto da parte della grande maggioranza dei cittadini italiani negli ultimi. Drogato dall'operare l'uno accanto all'altro di politici e grandi dell'economia.

    Ovviamente la responsabilità della crisi non si esaurisce in coloro che hanno promosso i diabolici meccanismi in nome dell'ideologia liberista, ma si diffonde a ogni livello dell'economia, coinvolgendo banche commerciali e banche d'affari, le società di revisione contabile e i grandi mercati finanziari mondiali, tutti soggetti che si sono resi complici della più grande rapina di risorse ai danni delle comunità. Il mantra liberista è stato accolto con favore dalle elite di ogni latitudine e non poteva essere diversamente: come resistere ad un'ideologia che afferma con forza che il progresso economico passa attraverso il maggior arricchimento dei ricchi?

    Ora a pagare saranno figure di secondo piano, funzionari ed amministratori, mentre i grandi sono seduti ai tavoli dove si decide il salvataggio delle economie. Molti dei politici, banchieri e finanzieri che negli anni scorsi hanno sbandierato il liberismo, ora si travestono da populisti seguendo l'esempio del partito Repubblicano americano. La retorica di Sarah Palin, candidata alla vicepresidenza per il GOP esprime l'espediente in maniera cristallina: l'economia è stata rovinata da “loro”, i signori dell'economia e “noi”, i demagoghi che accorrono ad indicare la via alle plebi, siamo diversi. Un'abiura decisa e netta degli ultimi trenta anni di politiche repubblicane, sostenute senza troppe difficoltà anche dalla controparte democratica, da tempo spalla inseparabile di un governo oligarchico saldamente alla guida degli Stati Uniti. Oligarchia che non potrebbe essere più evidente anche in Italia, dove l'uomo più ricco del paese controlla tutta l'informazione, una parte importante dell'economia e ha riempito il parlamento di suoi dipendenti e soci in affari.

    La vittoria del liberismo sulle socialdemocrazie ha segnato l'inizio della fine nel momento esatto del suo trionfo. Al cedere delle istanze sociali il mondo della finanza ha avuto campo libero, si diceva qualche anno fa che l'immagine di questo liberismo si potesse riassumere nella frase “libera volpe in libero pollaio”, essendo fin troppo chiaro che la demolizione di limiti e regole poteva andare a vantaggio solo dei soggetti economicamente più forti.

    Oggi il giocattolo si è rotto, perché il dare e l'avere dei conti economici non s’incontrano più. La concentrazione dei capitali si è fatta sempre più decisa, fino a prosciugare la fonte che alimentava la giostra. Ovunque nel mondo la classe media si è trovata stretta tra prezzi in aumento e retribuzioni sempre più misere, come limoni spremuti i cittadini comuni non hanno più la possibilità di alimentare il circuito e il loro impoverimento è stato il segare il ramo sul quale stava seduta la finanza mondiale. L'avidità incontenibile delle elite smarrite nella rincorsa a profitti sempre più rapidi ed elevati, si è dispiegata senza limiti fino a prosciugare le fonti del loro stesso sostentamento, quello stesso circuito virtuoso ha invertito il suo senso e ora trascina inesorabilmente al ribasso le economie.

    Niente di esoterico, nessun Big Complotto, ma solo gli effetti prevedibili e previsti di politiche irresponsabili. In queste ore sentiremo molte prediche, dal Papa che approfitta della disgrazia per raccattare qualche anima al cattolicesimo in crisi, ai soliti sciacalli neri per i quali invariabilmente “é colpa degli ebrei”, fino a quelli che dopo aver provocato il disastro ora si offrono di rimediarlo. Questi ultimi, decisamente meno folcloristici degli altri, sono quelli veramente pericolosi. In realtà, come dimostra anche il piano Paulson non ci sono grosse idee su come uscire dalla crisi, anche se è chiarissima la richiesta d'aiuto della finanza nei confronti dei governi e delle casse pubbliche.

    Sembra che l'unico modo per evitare un collasso dell'economia globale sia quello di trasformare i debiti privati, frutto di anni di operazioni selvagge e spericolate quanto redditizie, in debiti pubblici a carico dei contribuenti. Con una singolare conversione oggi tutti i soggetti dell'economia globale chiedono di socializzare le loro perdite, dopo aver preteso per anni la privatizzazione dei profitti.

    L'unica via d'uscita praticabile sembra quella di un lento riallineamento dei corsi alla realtà economica sottostante, anni e anni di depressione economica provocata dal drenaggio di capitali che saranno destinati a pagare il conto della grande sbornia liberista. A pagare il conto saranno, come sempre in questi casi, i soggetti più deboli, quelli che già oggi non arrivano alla fine del mese. Per loro è facile prevedere un periodo di disoccupazione diffusa e di retribuzioni miserabili, visto che nessuno dei padroni dell'economia sembra ancora disposto a ripartire dal cittadino come base per la ricostruzione di un altro mondo possibile.

    Gli stessi soggetti che hanno provocato il disastro si sono offerti di rimediarlo, ma è abbastanza chiaro che non sono disposti a pagare nessun prezzo in prima persona. Il piano Paulson nella sua prima stesura è stato esemplare in questo senso. Allo Stato, rinnegato negli ultimi anni, si chiedeva solo una montagna di denaro a ripianare i debiti senza offrire nulla in cambio, nemmeno una revisione di quelle regole (o della loro assenza) che hanno portato al disastro. Sembra incredibile, ma può accadere grazie alla profonda sovversione delle democrazie e al grande controllo esercitato sulle opinioni pubbliche da parte delle elite, anche nelle “grandi democrazie”, grazie al controllo dell'infosfera globalizzata e dei finanziamenti elettorali.

    Un controllo ed una sovversione che però da soli non saranno in grado di arginare il panico e ammortizzare lo scoppio della crisi. Nessun discorso potrà mai oscurare la chiarezza di numeri che raccontano di come i settecento miliardi di dollari messi sul piatto del bailout statunitense siano una cifra insufficiente. Quando si voglia misurare l'abisso che si è spalancato salta immediatamente agli occhi che somma copre appena i buchi di Fannie Mae e della tedesca Hypo RE, una cifra che è l'equivalente a sua volta della somme dei deficit di Freddie Mac e del colosso assicurativo AIG. Tutti insieme non rappresentano che una parte del dissesto americano e una frazione modesta degli sbilanci che oggi animano le riunioni di decine di banche ed istituzioni finanziarie in giro per il mondo, in attesa di un “salvataggio” che eviti il loro fallimento e quello a catena di interi sistemi-paese.

    Non è una situazione che possa essere affrontata fidando in chi ha già dimostrato di poter mandare in rovina compagnie centenarie per lucrare qualche milione di dollari, ma è esattamente quello che sta accadendo in queste ore ed è esattamente il motivo per il quale il panico monta attraverso i mercati internazionali. Servono soldi, serve liquidità, serve onorare i debiti, ma servirebbe più di tutto un piano d'azione serio, verosimile e sostenibile per ridare respiro ai mercati e guidare con mano salda la discesa agli inferi, in modo da renderla meno impattante sulle vite di miliardi di persone.

    Un piano del genere è plausibile e praticabile, ma non vedrà la luce perché implicherebbe sostanziose transizioni di potere dall'economia alla politica, l'introduzione di limiti e controlli e il ritorno della mano pubblica in interi settori dell'economia. Una necessità imposta dal carattere sistemico di questa crisi, destinata a deflagrare proprio perché il sistema liberista, esclusivamente orientato al profitto, non può sopportare alcuna incrinatura del quadro ideologico che non consista nel versare nuovamente risorse pubbliche verso l'elite.

    Questa è la grande sfida che pone questa crisi, un bivio di fronte al quale la scelta sarà tra un futuro nel quale le collettività dipenderanno più di prima dalle corporation finanziarie che hanno scatenato la crisi e un altro nel quale l'imprenditorialità e il gioco finanziario potranno esercitarsi solo all'interno di confini ben definiti, attraverso regole certe e procedure contabili trasparenti. Questo è uno di quei momenti della storia nei quali gli uomini dovrebbero sedersi insieme e disegnare il loro futuro: se il progetto sarà affidato ancora una volta a chi ha così clamorosamente fallito, possiamo scommettere amaramente che le regole del gioco cambieranno in peggio e che i disastri e la regressione sociale e civile siano solo all'inizio.


    #75495

    erroll
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