Intervista a Franco Battiato

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Questo argomento contiene 48 risposte, ha 12 partecipanti, ed è stato aggiornato da  sephir 10 anni, 1 mese fa.

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  • Autore
    Articoli
  • #84793
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Li vedrò domani…
    Buona Notte a tutti


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #84790
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [youtube=]rEYs29SSvFo


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #84794
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    Grazie Brig e Inne per questi filmati
    bellissimi !
    :cor:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #84795
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Quanto avrei voluto assistere a lezioni come quella… sentire da viva voce persone che hanno fatto incredibili esperienze e studi… Sono come un assetato in pieno deserto 😀


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #84796

    Erre Esse
    Partecipante

    Un testo di Franco Battiato del 2007
    Notate la strofa in neretto! :salu:

    IL VUOTO

    Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
    inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto
    E persone quante tante persone un mare di gente nel vuoto

    year play rest my way day thing man your world life
    the hand part my child eye woman cry place work week
    end your end case point tu sei quello che tu vuoi
    government the company my company ma non sai quello che tu sei
    Number group the problem is in fact
    money money……
    Danni fisici psicologici collera e paura stress
    sindrome da traffico ansia stati emotivi
    primordiali malesseri pericoli imminenti
    e ignoti disturbi sul sesso

    Venti di profezia parlano di nuovi dei che avanzano

    year play……………….

    Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
    inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto

    Danni fisici psicologici collera e paura stress
    sindrome da traffico ansia stati emotivi
    primordiali malesseri pericoli imminenti
    e ignoti disturbi sul sesso

    Venti di profezia parlano di nuovi dei che avanzano

    Tu sei quello che tu vuoi ma non sai quello che tu sei
    end your case point Tu sei quello che tu vuoi
    government and company my company ma non sai quello che tu sei
    number group the problem is in fact
    money money……..

    Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
    inseguo il nostro tempo
    vuoto di senso senso di vuoto


    #84797
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1303925767=InneresAuge]
    [youtube=]rEYs29SSvFo
    [/quote1303925767]


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #84798
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [size=20]IL VANGELO SECONDO BATTIATO
    “Ho un certo disprezzo per le masse – Detesto DI piacere a tutti – a New York provai un'attrazione fortissima a buttarmi sotto la metro – La castità è fantastica. Non avere pulsioni sessuali è una fortuna”…

    Giancarlo Dotto per “La Stampa”

    I cinquantuno chilometri dall'aeroporto di Catania a Milo bastano appena a Said per testimoniare quanto è bravo, generoso e illuminato l'uomo per cui da quindici anni lavora come autista tuttofare. È di Casablanca anche Sanàa, la giovane moglie. Anna è invece un'indigena. Paffuta, allegra e tonda, una cuoca da manuale. È a loro tre che Franco Battiato ha affidato la sua esistenza terrena in questa villa nel parco dell'Etna, il suo monastero «dove tutto è bellezza, calma e voluttà».

    Da queste parti il sacro è ovunque, Maria, Padre Pio e Sant'Egidio. Contro la montagna che fiata e butta fuoco le donne conoscono un solo metodo, pregare. Ogni tanto piove cenere. Estasi e scosse. Si trema e si gela tutti insieme, nella stessa lava, nella stessa neve e sotto le stesse nuvole. Battiato qui studia, ascolta e medita nella vibrante intesa dei sensi in festa. Le due piscine, l'amaca, il bosco con i pini e le querce.

    Allunga la mano e trova di tutto, nespole, prugne, ciliegie, melograni, l'albero di fico nato dal nulla, la sua pianta preferita. Niente animali, da quando è morto Clemente, il gatto impallinato dai cacciatori, che forse era stato una lepre in un'altra vita. Battiato è un maniaco dell'ospitalità. E degli orari. All'una in punto, a tavola per il pranzo. Da vegetariano convinto si avventa sullo spaghetto, perché bisogna pur che il corpo esulti.

    «Questi rossi dell'Etna sono straordinari… Io sono astemio. Il mio corpo rifiuta tutto ciò che è tossico, alcol e fumo inclusi».
    Franco BattiatoFranco Battiato

    Franco Battiato detesta.
    «Detesto i politici che smaniano per piacere a tutti. Oggi si vive l'epoca dei leader tribali alla Tamerlano, ignoranti ed egoici. Leggevo un'intervista di Catherine Deneuve. Adoro questa donna per la sua brutalità. Quando dice: “Piacere a tutti mi fa schifo”».

    Condivide?
    «Gli applausi non mi piacciono, ma li accetto. Ho un certo disprezzo per le masse. Ti fanno diventare fetente anche se non lo sei».

    Le piacciono i fischi?
    «Trovo sia un malcostume manifestare il dissenso. Una volta, era il 1980, Dario Fo aspettò che la gente defluisse dal concerto per venirmi a dire: “Non condivido i tuoi testi”. “Non m'interessa”, risposi».

    Complicato incastrarla in una definizione. Razionalista e spiritualista, scientista e mistico.
    «La scienza non è un dogma. Penso a certi cretini patentati. A certo determinismo che ti condanna a partire dai tuoi geni. Io credo a qualcosa di extracorporale che sta in un punto fuori di noi. Ma credo, ancora di più, al libero arbitrio. In un milionesimo di secondo possiamo cambiare la rotta della nostra esistenza».
    Fleur JaeggYFleur JaeggY

    È stato il primo a cantare in Vaticano.
    «Non era forse un titano del pensiero Wojtyla, ma mi conquistavano la sua bontà e la sua moralità».

    Canterebbe per Ratzinger?
    «Lui e i suoi cardinali si comportano da anticristiani. Agevolano il mondano, contro tutti i religiosi che credono alla vita terrena come a un passaggio. Il caso Englaro ci ha anche mostrato senza pietà che con i furiosi lanzichenecchi della politica l'unica soluzione è l'esorcista».

    La vita è sacra?
    «Solo se rifiuta la dittatura della carne. Mi stupisce un certo attaccamento alla vita. Credo nel passaggio da un'esistenza all'altra. Intanto liberiamoci di questa, se non ne vale più la pena».

    «Breve invito a rinviare il suicidio» è il titolo di una sua canzone.
    «I monaci tibetani ogni notte capovolgono la loro coppa perché potrebbe essere la loro ultima. L'occidente è pieno di zavorra, di dolori inutili, un fardello di schifezze emotive che ti annienta. Penso alla depressione di Gassman e di Tognazzi. Nella mia “Stage Door” si dice: “Sapessi che dolore l'esistenza che vede nero dove nero non ce n'è”».

    Come se la cava con la morte dei cari?
    «Ero molto legato a mia madre, ma sono rimasto inalterato alla sua morte. Questo lo trovo impagabile. Sarò capace di farlo con la mia morte? Vorrei non avere nessuno accanto quando sarà il momento».

    Meditare è l'equivalente dello svuotamento fisiologico. Un clistere spirituale.
    «Svuotamento è il vocabolo giusto. Se stai in un bosco e sei vuoto dentro, puoi sentire tutta questa armonia pazzesca. Non hai bisogno d'altro. In quel momento potresti dire arrivederci alla vita senza rimpianto».

    I dolori inutili del giovane Battiato.
    «Era il regno della paranoia e dei finti malesseri. Una piéce insopportabile. Ho avuto un periodo molto difficile dal ‘70 al ‘72. Una volta a New York provai un'attrazione fortissima a buttarmi sotto la metro. L'idea del mio corpo che si sfracellava m'inebriava. Un secondo prima di farlo mi afferrai a un palo vicino a me».

    Niente incubi nel suo letto?
    «Sono uno solare, trovo la notte minacciosa. Avverto presenze ostili. E allora dormo per difendermi».

    L'inconscio non basta a spiegarli?
    «L'inconscio è zavorra stupida. Fosse per me, il mestiere dello psicoanalista andrebbe in estinzione. L'individuo può e deve risolvere da sé il suo caso».

    Il corpo va punito?
    «L'ho fatto una sola volta, quando smisi di fumare. Una fatica bestiale perdere sedici chili. Mi facevo schifo. Il corpo è solo una custodia, un fagotto. Mi comporto con lui come un padre. A volte lo assecondo, altre no».

    Niente è come sembra.
    «Non dovevo fare il cantante. Non mi piace esibirmi. La mia vanità è zero. Cerco di fare bene questo mestiere. Sono cosciente di aver scritto cose belle e cose pessime».

    Un esempio del pessimo.
    «”La voce del padrone”, tre milioni di copie in tutta Europa. Lo feci per i soldi, aggiunsi molta acqua al mio vino. “Centro di gravità permanente” è una canzoncina modesta con un buon testo»..

    Il meglio.
    «Le canzoni che incidono sul profondo. “Stage Door” è un pezzo formidabile. Anche “L'ombra della luce” è tra le mie preferite».

    “La cura”. Perché ha così toccato gli italiani? Mi risultano decine di risvegli dal coma indotti da questa sua canzone.
    «Di questo non parlo. Si rischia il macchiettismo. Un giorno Sgalambro, scherzando, mi propose di vendere la canzone alle case farmaceutiche. E' un pezzo ispirato, per questo arriva alla gente. Ma non è tra le mie preferite».

    Questa sua casa sull'Etna s'ispira ai conventi di clausura?

    «Ne ho frequentati di conventi e di suore di clausura. Non le dico quali, Ratzinger li farebbe chiudere. Quella è la veranda dove ogni giorno medito. Mi sveglio alle cinque e ascolto musica classica. Alle sei e mezzo mi alzo e inizia l'avventura».

    Vedo libri su Haendel ovunque.
    «Si chiamerà “Georg Friedrich Haendel”, sottotitolo “Viaggio nel regno del ritorno”, il mio nuovo film . Una riflessione sul ‘700 che non è mai stato raccontato. Il problema sarà trovare i soldi».
    battiatobattiato

    Sesso o castità?
    «La castità è fantastica. Ogni volta che sono coinvolto in un progetto artistico, le mie energie sessuali si trasformano in atto creativo. Non sono disponibile ad altro che a questo».

    Sublimazione permanente.
    «So di questi politici, poveretti, che s'imbottiscono di Viagra. Non avere pulsioni sessuali è una fortuna. Pagherei per questo. La vera prigionia è quando sei schiavo dei sensi».

    Lei è un uomo fortunato?
    «Purtroppo no, devo farci ancora i conti con la pulsione sessuale, ma non vedo l'ora che arrivi la pace dei sensi».

    Talenti della musica di oggi.
    «Ascolto solo musica classica. A 64 anni, quando sento alcune arie di Haendel devo fermarmi per la gioia insostenibile che m'ingorga. La musica leggera l'ascolto incidentalmente sul taxi o in tv».

    Lucio Dalla e Carmen Consoli hanno casa da queste parti.
    «Lucio lo vedo poco. Carmen è un talento sorprendente con un grande cervello. Si sta anche liberando di un certo manierismo».

    Tre miti al femminile: Mina, Milva, Vanoni.
    «La Vanoni l'ho capita in ritardo, però, quando l'ho capita, l'ho capita davvero. Mina l'ho capita in anticipo. Dopo, da cantante nazionalpopolare l'ho capita meno. Di Milva apprezzo il percorso intellettuale».

    Un pezzo di strada assieme a Gaber.
    «Ero un ragazzo alle prime armi. Si prese cura di me. Ci siamo divertiti da pazzi nelle balere dell'hinterland milanese. Giocavamo a poker io, lui, Ombretta Colli, Roberto Calasso e Fleur Jaggy. Ci giocavamo i libri dell'Adelphi».

    Il suo sodalizio con le donne. Fiorella Mannoia, Elisabetta Sgarbi.
    «Fiorella è un talento. Mi piace il suo timbro vocale. Elisabetta è come il mio Etna, in continua eruzione. Siamo affiatatissimi».
    MinaMina

    Un equivoco necessario l'amore?
    «E' bello conoscere le pene e i piaceri dell'amore, una, due, tre volte, poi basta. Nell'innamoramento ci si annulla nell'altro. Se non sei equilibrato, arriva il dolore e quindi il massacro».

    Manlio Sgalambro. Più di un sodalizio.
    «Con lui si respira l'aria delle vette. Un giorno eravamo lì che prendevamo una granita. “Perché non facciamo un disco pop?”, mi fa. Venivo dal mio periodo fondamentalista, accettai la sfida. I miei fan si ribellarono. Dovettero ricredersi».
    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media%20e%20tv/il-vangelo-secondo-battiato-ho-un-certo-disprezzo-per-le-masse-detesto-di-piacere-5640.htm


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #84799
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Ho trovato un altra intervista di Battiato e la condivido con voi 🙂

    Franco Battiato
    Alla ricerca di un oceano di silenzio

    intervista di Claudio Fabretti

    In quasi 45 minuti d'intervista, il musicista siciliano dispensa ironia e buon umore, a conferma di una ritrovata serenità. “Una stabile precarietà” più che un “centro di gravità permanente”, come ha tenuto a precisare. Fatto sta che il Battiato del Duemila ha subìto una trasformazione che lo ha portato a cercare un maggior contatto con il pubblico. E la risposta è arrivata con il successo dei suoi ultimi tour e dei sui più recenti lavori, forti anche della presenza di ospiti d'eccezione, come Natacha Atlas e Jim Kerr (Simple Minds), in “Ferro Battuto”. E il pubblico ha particolarmente apprezzato anche la sua divagazione di “Fleurs”, il suo primo disco di cover. “Un'idea nata in Spagna, in qualche teatro d'opera dove ho fatto dei recital – racconta -. Visto che si trattava di teatri di tradizione, ho pensato di fare una sorta di lideristica leggera, con un programma diviso in due parti, con tutto quello che c'e' nel disco (tranne le due cover di De Andre'). Dopo un po' di tempo, ho visto la reazione di vari pubblici e mi sono detto che forse potevo riuscire a documentare questa storiella. In realta', comunque, la prima idea e' nata in Sicilia, durante la prima estate catanese che dirigevo: sia sindaco che assessore alla Cultura volevano a tutti i costi che facessi un concerto; io non volevo, loro insistevano, finche' ho detto: cantero' tre o quattro brani non miei. Interpretai quattro canzoni, tra cui “La canzone dei vecchi amanti”. In Spagna trasferii questa idea: dieci canzoni invece di quattro e concerto diviso in due tempi. Cosi' e' nata l'idea che sta alla base di Fleurs”.

    In quel disco ci sono anche due cover molto “sentite” di due classici di De Andre'. Che cosa ha rappresentato De Andre' per la canzone d'autore italiana?
    Credo che soprattutto per “La canzone dell'amore perduto” ho realizzato un buon arrangiamento. Ero un ascoltatore di Fabrizio, negli anni Sessanta nella mia stanza ascoltavo le sue ballate, che avevano un sapore di novita'. Lo ricordo con l'affetto di un suo ascoltatore, piu' che di un collega.

    E il progetto-tributo a Robert Wyatt?
    Robert Wyatt negli anni Settanta era un nostro contemporaneo, era uno di noi. Cercavamo di fare ognuno la propria sperimentazione; chi in Italia, chi Germania, chi in Francia, chi in Gran Bretagna. Facevamo parte tutti di un stesso movimento, che veniva poi chiamato “kosmische musik” o “progressive” a seconda dei Paesi. Eravamo tutti dentro quella frenesia di nuovo che ci investi'. Il mio e' stato un piccolo omaggio a un grande artista spesso sottovalutato.

    Ha detto che voleva “alzarsi dal tappeto”, per cercare di rivolgersi a un pubblico piu' vasto. Che cosa intendeva dire?
    Per cantare un certo genere di canzoni bisogna essere in piedi, per cantarne altre bisogna essere seduti… A me poi piace cambiare, non mi pongo il problema della fedelta' a se stessi. Comunque, anche quando sto seduto mi sento a mio agio, e per cantare un certo genere di canzoni utilizzo le mani piu' che il corpo.

    A proposito del rapporto con il pubblico, è cambiato qualcosa oggi nella figura del cantautore? Una volta era chiuso nel suo eremo, isolato dai mezzi di comunicazione e si esprimeva solo attraverso i dischi, oggi e' ancora possibile?
    No, oggi il mercato e' assolutamente spietato. Succede che se una persona sta fuori e' “fuori” veramente, in qualche modo non esiste. Io non mi creo il problema, perche' fortunatamente potrei fare a meno di fare questo mestiere oggi. Mi piace farlo, continuo, ma sono sempre all'erta. Mi posso permettere anche il lusso nel prossimo disco, chissa', di fare cose terribili…

    Il sodalizio con il professor Sgalambro va avanti ormai da sei anni. In che modo i testi di Sgalambro hanno cambiato il Battiato musicista?
    Adesso abbiamo un affiatamento che prima non c'era. Credo che si veda anche sul palco, nei concerti. Ho sempre scritto i miei testi, sono sempre stato un cosiddetto “cantautore”, addirittura per molti pezzi ho scritto prima i testi e poi li ho musicati. Ora ho chiuso quel periodo. Non amo ripetermi, cosi' anche nell campo di quella musica parallela che faccio e che potremmo chiamare classica: ho scritto una Messa Arcaica che per me rimane una vetta della mia produzione, ma non mi mettero' a fare una messa bis. Devo affrontare altri messaggi e altri materiali. L'arrivo di Sgalambro mi ha fatto fare i conti con una prosa che ti puo' sembrare non naturale come la tua, ma nello stesso tempo mi ha dato un a diversita' di approccio al mio lavoro e mi ha fatto superare problemi nuovi nella scrittura musicale.

    [u]La ricerca del sacro e' uno dei temi principali della sua opera da sempre. In una canzone diceva perfino “cerco di inseguire il sacro quando dormo”. Puo' raccontare a che punto e' arrivata la sua ricerca?
    Ho alle spalle trent'anni di meditazione, quindi mi posso ritenere forse un “professionista”… E senza non potrei piu' vivere. Dovunque io viva, sento il bisogno di ritirarmi. Lo faccio due volte al giorno, come gli antichi egizi: mi ritiro all'imbrunire e al mattino prima di fare colazione e dopo aver fatto le abluzioni mattutine… Non e' mai cambiato mai il sapore di questa dimensione metafisica (che poi per me e' fisica), dai primi tempi a oggi, sono cambiate le tecniche, ma il sapore resta identico.

    Una ricerca che pero' non si sposa alla fede in una religione esistente…
    L'atteggiamento religioso e' la prima tappa di una ricerca del sacro, diversamente non si puo' entrare in quelle zone, bisogna lasciare un po' di zavorra fuori, insomma.

    Insomma, una “religione universale”…

    Assolutamente si'. Le parrocchie mi hanno sempre spaventato. Amo i veri mistici , e non i burocrati. E tutto sommato un mistico alto del monachesimo occidentale e' vicino a un monaco buddhista, anzi sono identici.

    Un po' di tempo fa aveva detto che sognava “la fine del mondo occidentale”. Che cosa andrebbe seppellito? E c'e'invece qualcosa da salvare?
    Il mondo occidentale ha fatto dei passi eccezionali nel campo della scienza e della tecnica. Da questo punto di vista l'Occidente e' intoccabile. Un po' meno per quello che ha dimostrato nell'aspetto esteriore: non ha pazienza, non si dedica, non ha voglia di studiare, punta a fregare gli altri. Tutte nostre specialita'. Il problema e' che ormai abbiamo contagiato il mondo…

    Gia', la pazienza e la lentezza. Due altri temi fondamentali della sua opera. Ma e' possibile “rallentare la vita”, anche per chi fa il suo mestiere?
    Io vivo cosi'. Anche quando vado in giro difficilmente inseguo il tempo. Ci sono le stanchezze di una tournee, quando ti sposti per trecento chilometri al giorno. Non le posso sottovalutare. Pero' per quella mezz'ora in cui mi ritiro ritrovo il mio mondo.

    Un mondo fatto soprattutto di silenzio, come ribadisce in canzoni come “Un'altra vita” e “Un Oceano di silenzio”…
    Gia', il silenzio per me e' come l'ossigeno: e' vita.

    Lei e' stato uno dei primi a parlare di commercializzazione della religione, preconizzando l'avvento di “buddha sui comodini” o di “rubriche aperte sui peli del Papa” (Magic Shop, 1980). C'e' il rischio oggi di un supermarket della spiritualita' con new age e fenomeni affini?
    Dio che sconforto… In genere non mi interessano i “fenomeni”. Come non sono interessato al movimento cattolico, non mi interessa quello new age. A me piace parlare con un cattolico, con un buddhista. Ma che cos'e' il buddhismo? Vallo a sapere con tutto quello che si e' scritto…. Buddha ha lasciato solo tradizione orale. E con Cristo e' un po' la stessa cosa. Lo sfruttamento della spiritualita' e' un problema di chi lo fa. Mi ricordo da bambino un episodio: mio padre, in piazza, fu avvicinato da un amico che gli diceva: “Ho visto padre non so come si chiama che mangiava carne di venerdi', e io dovrei credere in Dio?”. Possibile mai che la fede si riduca a questo? Ognuno deve fare la sua strada, gli altri faranno quello che vogliono. Cosi' come non vado in chiesa perche' quella liturgia non mi affascina, ma non posso fare come Savonarola e andare li' a dire “tu andrai all'inferno”…[/u]

    Che cosa e' rimasto dell'esperienza con Baghdad dopo quello storico concerto in terra irachena?
    Lasciammo un segno indelebile nel loro mondo. A scuola, fino a poco tempo fa, si sentivano le cassette con la mia musica, si studiavano le mie canzoni. Poi fu un rapporto umano molto toccante, che ho cercato di portare avanti negli anni lavorando con associazioni come “Un ponte per Baghdad”. Ma certo gli interessi contro cui fare i conti erano enormi. Abbiamo portato dei bambini all'ospedale di Parma, piccole cose, quando dietro ci sono colossi che hanno interesse a mantenere certe situazioni. Sono loro che creano le guerre.

    Ha mai temuto di essere strumentalizzato da parte del regime iracheno?
    No, di questo non mi e' mai importato niente. D'altronde mi dicevano “vai dal diavolo” e io rispondevo “perche' qui e' il paradiso?”.

    Di recente ha collaborato con Csi , Bluvertigo e altri nuovi musicisti italiani emergenti. Crede che ci sia stata negli ultimi tempi una crescita della musica italiana d'autore?

    Si', e anche notevole. Ho sentito diversi gruppi interessanti, molti ragazzi che stanno facendo strada. C'e' piu' spazio, il pubblico si e' allargato e anche la realta' musicale italiana e' piu' complessa. Sono entrati in classifica gruppi che solo due-tre anni fa non potevano neanche sperare di essere nei primi cinquanta!

    Ha ancora rapporti con teatri e festival culturali italiani? E come giudica questa esperienza?

    Lo considero un “servizio”, che per me e' soprattutto un divertimento, e qua e la' riesce a dare dei risultati importanti. Abbiamo ospitato personaggi come Sakamoto e David Byrne. E per Bjork, sempre a Fano, sono venuti da tutto il mondo…

    In “Shock in my town”, uno dei suoi pezzi piu' recenti, ricorrevano le parole “Velvet Underground”. Solo un ritornello divertente o un omaggio a una band storica?
    Un po' tutti e due, in relta' era un pezzo allucinante, una sorta di delirio urbano. Comunque, posso dire di aver conosciuto alcuni musicisti dei Velvet Underground. Nel 1975 sono stato in tour in Francia con Nico e John Cale (la prima cantante e uno dei musicisti-chiave dei Velvet, ndr). C'erano problemi molti forti tra loro due, per l'invidia di John Cale verso Nico, che era la beniamina del pubblico. E poi notevoli problemi di droga da parte di lei. La prima volta che la vidi mi chiese se avevo visto “mister powder”. “Chi e'?”, le chiesi ingenuamente. Mi fece un segno inequivocabile aspirando con il naso… “No, non ce l'ho”, le risposi… Poi una volta al mitico Bataclan di Parigi, Nico si stava truccando. Io sussurrai: “Cazzo, ma questa c'ha cinquant'anni!”. Lei mi guardo' dallo specchio e mi disse: “Veramente qualcuno di meno”… Restai immobile. Poi mi spiego' che era stata due anni a Roma e capiva bene l'italiano.

    Un'ultima curiosita': tornera' mai a cantare con Alice ?
    Per ora non credo, ma non si puo' mai sapere…
    fonte ondarock: http://www.ondarock.it/interviste/francobattiato.htm


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #84800
    sphinx
    sphinx
    Partecipante


    #84801
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Grazie Inneres della bella intervista. Mi piace Battiato, forse un po' pieno di sè ma almeno sa quello che dice.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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