l’ italia in rovina

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  • #69373
    RichardRichard
    Amministratore del forum

    [quote1321214289=NEGUE72]
    ma guarda che la penso come te….credo di non essermi espresso bene.

    [/quote1321214289]
    ok scusami
    è che sono incompatibile con la mania che c'è in giro di vedere satanassi ovunque 😉


    #69374
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    Partecipante

    [quote1321236462=Richard]
    [quote1321214289=NEGUE72]
    ma guarda che la penso come te….credo di non essermi espresso bene.

    [/quote1321214289]
    ok scusami
    è che sono incompatibile con la mania che c'è in giro di vedere satanassi ovunque 😉
    [/quote1321236462]

    Perdonami Richard ma io non ci scherzerei proprio…
    Il culto di Lucifero è una realtà, e che sia malvagia lo testimoniano le loro azioni.
    Tutti questi movimenti New Age, sembra siano spinti da loro e, a valle, dalla massoneria.
    Andiamoci piano… In fondo è quello che ha fatto l'Impero Romano con la religione cattolica no? E in più ci sono sempre “vari livelli”…

    Più in generale, ogni volta che penso agli scienziati di avanguardia, spesso senza Coscienza e Amore, sembrano voler manifestare quasi la loro ribellione…che combacia guarda caso con quella di Lucifero (l'Ego). I nostri drammi odierni spesso nascono dal mancato rispetto della natura, dell'uomo, etc inseguendo modelli alienanti…

    p.s. Poi a che pro utilizzare continuamente il numero storicamente noto come quello della bestia se è a loro estraneo?
    Io se non sono Musulmano, non vado in giro con il Corano o simboleggiando qualche figura “malvagia” dello stesso… (esempio molto pratico)


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #69375
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    Partecipante

    [quote1321237010=pasgal]
    … se è una cosa da divulgare, come mai è a pagamento? Addirittura 3 euro per la visione?
    [/quote1321237010]
    Sono temi talmente delicati che non mi fiderei proprio a inviar loro soldi…
    Ci sono troppi ciarlatani, da migliaia di anni, che sfruttano la voglia di conoscere la verità.
    Avrei preferito un sistema di donazioni.
    Poi magari ci sono cattivi messaggeri che involontariamente portano un messaggio quasi integro… non so.
    La realtà è così nebbiosa, complicata e varia che è difficile distinguere… non a caso forse abbiamo la coscienza e il raziocinio.
    Se un culto, dopo tante belle parole, mi chiede di uccidere, rubare, manipolare etc di sicuro non è buona cosa :hehe:


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #69376
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    Partecipante

    fonte: [link=http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/11/il-drago-rosso-dellapocalisse-draghi-e.html]http://paolofranceschetti.blogspot.com[/link]
    [size=24]Il drago rosso dell'Apocalisse, Draghi e Monti.

    Amici miei, complottisti immaginari.

    Dopo il governo Berlusconi, arriva, come i “complottisti” avevano previsto, un governo tecnico. Vediamo il curriculum di Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi, per capire chi è e cosa ci aspetta. Cito solo gli incarichi più significativi per noi, paranoici complottisti:

    1) Presidente europeo della Commissione Trilaterale.

    2) Consigliere di Goldman Sachs, la stessa banca d’affari di rilevanza mondiale da cui provengono Tremonti, Prodi, Draghi.

    3) Membro del Bilderberg Group.

    4) E’ ovviamente un accanito sostenitore dell’Unione Europea, tanto che nel 2010, su incarico di Barroso, ha anche preparato il libro bianco dell’UE.

    5) La sua attività si è sempre svolta in ambito bancario; tra le sue pubblicazioni ci sono libri come “Gli obiettivi delle banche”, “Ricerca sul sistema creditizio” e altri testi assolutamente indicativi della formazione e dell’ambiente culturale–politico da cui Monti proviene.

    Insomma… nessuno meglio di lui, dopo l’inizio dello sfascio del paese e dell’Europa in generale, era indicato alla guida dell’Italia per sfasciarla completamente e definitivamente.

    Era assolutamente ovvio che dopo Berlusconi nessun altro poteva governare, se non un governo tecnico. Berlusconi infatti, con tutti i difetti che possono attribuirglisi, ha comunque il grosso pregio di avere la stoffa del leader e la personalità idonea ad aggregare attorno a sé diverse fazioni. Nessuno, a sinistra, ha lo stesso carisma e potrebbe trovare un largo consenso (essendo la sinistra composta solo di decerebrati che ripetono la stanca litania di Berlusconi origine di tutti i mali); ma anche a destra pochi sono i politici che avrebbero potuto cercare di succedere a Berlusconi con una personalità altrettanto forte.

    Il governo tecnico, soprattutto, è una grande opportunità politica per poter operare quelle riforme che nessun altro politico avrebbe il coraggio di effettuare, per paura di perdere anche quel poco consenso che rimane a ciascun partito.

    Quindi il governo tecnico, e solo un governo tecnico, potrà attuare le seguenti riforme: liberalizzazioni delle professioni, aumenti delle tasse, soppressione dei carabinieri per farli confluire in Eurogendfor, imposizione di restrizioni alla libertà di stampa, di siti internet, e di manifestazione, completamento dello sfascio della giustizia e della scuola operando tagli di tutti i tipi.

    In conclusione.

    I complottisti sono paranoici e io sono un complottista.

    Noi complottisti paranoici vedevano un complotto ovunque, un complotto della Trilaterale, del Bilderberg e delle banche; noi complottisti paranoici pensavano che il problema mondiale più grosso fosse lo strapotere delle banche e la centralizzazione degli stati nell’UE.

    Sempre noi paranoici complottisti dicevamo che destra e sinistra sono sempre state d’accordo per condurre allo sfascio il paese, e che dopo il governo Berlusconi sarebbe venuto un governo tecnico, di larghe intese, approvato da destra e sinistra (basta vedere la mia conferenza di Verona di qualche settimana fa per ascoltare che avevo appunto previsto questo).

    Oggi, per pura coincidenza, ma solo per coincidenza, le nostre previsioni si avverano e alla guida della nazione va un uomo che appartiene alla Trilaterale, al Bilderberg, e che è emanazione diretta del potere bancario. E che ovviamente ha il gradimento di destra e sinistra.

    Veramente una incredibile coincidenza.

    Alcune rosee previsioni per il futuro.

    Cosa ci aspetta quindi nel prossimo futuro?

    – peggioramento della crisi economica e fallimento della maggior parte delle imprese;

    – aumento delle tasse e diminuzione dei salari;

    – perdita di potere di acquisto della moneta a favore della moneta cinese soprattutto;

    – aumento del potere invisibile delle banche: molte di esse falliranno apparentemente, ma considerando che sono tutte sostanzialmente in mano agli stessi poteri economici, non sarà un vero fallimento ma un sostanziale rimescolamento delle carte;

    – giri di vite autoritari su quella poca libertà di informazione e perdita delle libertà fondamentali: giustificheranno queste misure con la necessità di prevenire e punire i disordini (come è successo a Roma di recente) ma di fatto si tratterà di un giro di vite sull’informazione e sulle libertà fondamentali;

    – sfascio definitivo del sistema della giustizia: se non fosse bastata la riforma della prescrizione, la mediazione civile, la riforma del meccanismo dei concorsi e dell’esame da avvocato che ha mandato in vacca i criteri di selezione, e se non bastasse il recentissimo decreto stabilità che aumenta i contributi unificati in alcuni casi del 100 per cento, ci penseranno le successive riforme a creare un disastro totale: riforma delle professioni, riforma dei codici, cambiamento delle regole per l’accesso alla magistratura.

    Delirio complottista finale.

    Ora, in un delirio complottista paranoico, non solo non crediamo che sia una coincidenza che l’uomo delle banche per eccellenza sia stato posto alla guida del paese, ma pensiamo che non siano casuali neanche le date:

    11.11.11 (numero che contiene tre volte l’11, il numero della giustizia, e la cui somma finale è 33, il numero per eccellenza della massoneria): proposta alla presidenza del consiglio.

    13.11.11 (ove il 13 iniziale indica il cambiamento): nomina a presidente del consiglio.

    Probabilmente è anche un caso che lo sfascio dell’Europa venga dal sistema bancario e dall’Unione Europea, e che il simbolo della BCE, il cui attuale presidente è Draghi, siano dodici stelle attorno al simbolo dell’Euro, e che l’Apocalisse al capitolo 12 dica:

    Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso.

    E al capitolo 13:

    Il drago operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia …. e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

    Fine del delirio e ritorno alla normalità.

    Il delirio ora è finito. Ho preso la mia pillola quotidiana per evitare di vedere rose rosse, omicidi rituali, e complotti ovunque, e sono tornato sereno.

    Ora mi rendo conto che sicuramente sarà un caso che Draghi si chiama Draghi, e che Monti provenga dal sistema bancario di cui sia la massima espressione.

    Se lo votano sia la sinistra che la destra, sicuramente è perché vuole il bene del paese. Loro, i politici, si sa, in fondo lavorano per il bene del paese.

    Ora leggiamo il giornale, e vediamo cosa dicono i giornali. Quelli sì che fanno informazione. No come tutti questi siti internet complottisti che pensano che i politici siano tutti d’accordo sullo sfascio del paese.

    Sì a governo Monti, ma con paletti, dice il PDL.

    Voteremo il governo Monti, solo se lavorerà per il bene del paese, dichiara Di Pietro.

    Il governo Monti dovrà durare il meno possibile per poi andare a libere elezioni, dichiarano Bersani e Bertinotti.

    Sì a governo Monti, perché rappresenta una soluzione tecnica condivisa, dichiara Pannella, il leader della Rosa nel pugno.

    Meno male.

    Tiro un sospiro di sollievo.

    Per un momento, quando ho iniziato a delirare, ho pensato che la nomina di Draghi alla BCE e Monti alla Presidenza del Consiglio, rappresentassero la fine definitiva, il sigillo finale messo dal potere ai diritti dei cittadini.

    Ma sentire Bertinotti, il paladino dei poveri, che è dalla parte dei deboli, mi rassicura.

    Ma ancor di più mi rassicura Pannella, che ha sempre combattuto per i diritti civili. Figurarsi che quando non prendo la pillola per i deliri penso che non sia un caso quella Rosa nel pugno che è il simbolo del suo partito.

    Ora vado a festeggiare la fine del governo Berlusconi. Il problema del paese è risolto.

    Dipinto di William Blake, il Drago Rosso dell'Apocalisse.

    Impressionante in effetti la data… (i numeri sarebbero a “loro” molto cari).
    La parte ” una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso” suscita la mia curiosità… cosa potrebbe essere, se reale?


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #69377
    Pasquale GalassoPasquale Galasso
    Amministratore del forum

    [quote1321255482=InneresAuge]
    [quote1321237010=pasgal]
    … se è una cosa da divulgare, come mai è a pagamento? Addirittura 3 euro per la visione?
    [/quote1321237010]
    Sono temi talmente delicati che non mi fiderei proprio a inviar loro soldi…
    Ci sono troppi ciarlatani, da migliaia di anni, che sfruttano la voglia di conoscere la verità.
    Avrei preferito un sistema di donazioni.
    Poi magari ci sono cattivi messaggeri che involontariamente portano un messaggio quasi integro… non so.
    La realtà è così nebbiosa, complicata e varia che è difficile distinguere… non a caso forse abbiamo la coscienza e il raziocinio.
    Se un culto, dopo tante belle parole, mi chiede di uccidere, rubare, manipolare etc di sicuro non è buona cosa :hehe:
    [/quote1321255482]

    3 euro per un affitto “digitale”? La conoscenza la si dona e, per sostenere il tutto, si attiva un canale donazioni o simili. Logicamente ognuno ha la propria opinione.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #69378
    RichardRichard
    Amministratore del forum

    giusto
    comunque anche Haramein vende dvd e cerca di chiedere sostegni oltre che muoversi per partecipare a conferenze dove divulgare la sua teoria e le sue idee, poi tramite internet si trova anche altro gratuitamente

    http://members.theresonanceproject.org/

    oppure Wilcock ha scritto moltissimo gratuitamente ma ora vende il suo libro dove raccoglie tutto insieme e per sostenere la sua attivita di ricerca e divulgazione oppure partecipa a conferenze e deve riuscire a finanziarsi un film al cinema sempre per divulgare la sua ricerca e chiaramente sì, si comprerà anche dei vestiti o altro..

    Il sito di THRIVE è pieno di informazioni gratuite e non è quindi indispensabile vedere il film a noleggio, poi è dichiarato apertamente il perchè del pagamento

    non penso che di conseguenza debba ritenere tutti quanti dei truffatori..almeno io la vedo così, viviamo ancora in un mondo dove è necessario sostenersi e produrre qualcosa col denaro, il punto è come lo usi, non è che per fare buone cose si debba stare con i “buchi nelle scarpe”.


    #69379
    Anonimo

    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=885:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments

    LA VIE EN ROSE
    Postato il Domenica, 13 novembre @ 16:46:51 CST di davide

    DI GIANLUCA FREDA
    blogghete!

    Premetto che Paolo Barnard è un personaggio che mi è umanamente simpatico. Probabilmente perché mi somiglia parecchio. O almeno, somiglia a me come ero fino a qualche anno fa. Dietro i suoi sbrocchi sempre più veementi, dietro la sua furia impotente di fronte allo sfascio economico, dietro al suo continuo prendere a ceffoni gli allibiti lettori che lo seguono, scorgo una rabbia sincera, il travaso di bile genuino e incontenibile di chi crede di aver compreso (e in parte ha compreso effettivamente) alcuni meccanismi economici che stanno conducendo il nostro continente ad una devastazione senza precedenti, al guinzaglio delle politiche di potenza dell’impero centrale; e non scorge, né riesce a produrre nell’opinione pubblica – nonostante l’impegno e i sacrifici personali – una reazione adeguata alla minaccia incombente.

    Preferisco di gran lunga Barnard ai suoi detrattori, benché le analisi economiche di questi ultimi siano spesso più accurate e convincenti delle sue. Le analisi, giuste o sbagliate che siano, non servono a un tubo senza l’energia e l’impegno che nascono dall’indignazione, dalla ribellione morale, dal desiderio di agire. Leonida fermò i persiani alle Termopili partendo da una valutazione completamente sbagliata delle forze in campo. Colombo scoprì il continente americano mentre cercava di raggiungere l’oriente, fondandosi su calcoli pacchianamente erronei della misura della circonferenza terrestre. Tutte le grandi imprese della storia umana sono scaturite dalla risolutezza di individui o gruppi di individui animati dalla determinazione a muoversi ad ogni costo, prescindendo dalle dotte ed accurate analisi che – razionalmente e fondatamente – consigliavano di restare fermi dove si era.
    Somigliavo parecchio a Barnard, meno di una decina di anni fa. Facevo il rappresentante sindacale e mi ero reso improvvisamente conto di come la collusione tra sindacati e gruppi imprenditoriali lavorasse, in realtà, per lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, anziché per la loro salvaguardia. E’ terribile entrare in un ente che si crede (ingenuamente) composto di “difensori della patria” e trovarlo interamente occupato da agenti del nemico. Roba da sbroccare di brutto. Urlavo e strepitavo contro tutti e tutto, prendevo a parolacce i superiori (con i conseguenti provvedimenti disciplinari del caso), assalivo i miei stessi referenti sindacali durante le assemblee, mettendo in scena memorabili risse verbali, adiacenti alla colluttazione fisica. Soprattutto, me la prendevo con i miei colleghi di fabbrica, colpevoli, ai miei occhi, di una pavidità e di un’incomprensione criminale delle strategie con cui padronato e sindacati confederali li stavano conducendo alla schiavitù.

    Ci avevo visto giusto? Certamente sì, come tristemente evidenziato dai recenti sviluppi contrattuali.

    Facevo bene a trattare tutti da vigliacchi e da idioti? Certamente no. Ero io l’idiota. E’ da stupidi pretendere di “convincere” le persone a mobilitarsi contro il potere costituito, per quanto ottimi possano essere gli argomenti che si possiedono. La prudenza e l’istinto consiglieranno sempre di rimanere dalla parte del più forte, anche se il più forte è colui che si appresta a macellarti e servirti in tavola con contorno di broccoli. E’ la natura umana a determinare questo atteggiamento; e delle leggi della natura bisogna limitarsi a prendere atto, non serve a niente aggredirle a parolacce. O si possiedono i mezzi, non per “convincere”, ma per costringere, con le buone e/o con le meno buone, i recalcitranti a seguirti sulla strada che intendi intraprendere; oppure è meglio non sprecare troppo fiato e non far patire il fegato. Un fegato ulcerato non ha nulla di rivoluzionario. E’ più saporito da gustare per i commensali che lo serviranno in tavola. E pregiudica gravemente la lucidità delle analisi. Le quali, come dicevo, non devono mai rappresentare l’unico elemento su cui fondare l’azione, ma hanno pur sempre una loro indubbia rilevanza preliminare quando si tratta di decidere alleanze e strategie per il perseguimento degli obiettivi.

    In questo suo ormai celeberrimo scritto, pubblicato sul web e diffusosi a macchia d’olio pochi giorni prima della “svolta Monti”, Barnard invitava Berlusconi a non dimettersi, per evitare all’Italia il commissariamento, la procedura fallimentare e il declino irreversibile che gli Stati Uniti – per mezzo dei maggiordomi Merkel, Sarkozy e Napolitano – intendono imporle per soddisfare i propri interessi strategici. Ora, anche mettendo da parte tutto il male che penso di Berlusconi (e mi ci vuole un silos per metterlo da parte), qui appare chiaro che la disperazione, pur comprensibile e legittima, porta Barnard a sragionare completamente (salvo che si trattasse di una “provocazione”, in questo caso più stucchevole della media). Vero è che se si vuole liberarsi di un nemico feroce e implacabile, non bisogna mai essere schizzinosi sulle alleanze da stringere. Ma Berlusconi non è soltanto un personaggio politicamente inetto, incapace di concepire strategie di respiro nazionale o internazionale, interessato ai destini politici dell’’Italia solo nella misura in cui questi ultimi influiscono sui profitti delle sue miserabili aziende. E’ anche un personaggio che, almeno a partire dal 14 dicembre scorso (cioè dal fallito voto di sfiducia, con annesso sconquasso della città di Roma ad opera dei soliti scalmanati eterodiretti) ha deciso di stendersi a scendiletto sotto i piedi dei dominatori americani, di rinnegare clamorosamente i pur vaghi guizzi di politica estera intrapresi negli anni precedenti, di accettare senza un barlume di vergogna la fornitura di basi e aerei militari con cui ridurre in macerie, su ordine statunitense, un paese (la Libia) con il quale, appena sei mesi prima, aveva stretto proficui rapporti di cooperazione.

    Solo una crisi epatica da ricovero d’urgenza può spingere un giornalista a illudersi che un simile individuo possa essere un interlocutore appropriato per l’appello (pur condivisibile) che il suo scritto contiene. Tanto valeva rivolgere la supplica direttamente ai governatori dell’impero in Italia, Napolitano e Monti, alle cui direttive – come era facile prevedere – il supplicato non ha tardato ad allinearsi, dopo un breve balletto sulla richiesta di elezioni anticipate a cui solo gli inguaribili ingenui avevano prestato fede.

    Quel che è peggio è che tutta l’analisi di Barnard è monoliticamente incentrata sulle dinamiche economiche, sulle banche, sui flussi finanziari. Accusare le banche e la finanza di ciò che in questi anni sta accadendo al mondo è come accusare una banda di lanzichenecchi di aver provocato una guerra. I lanzichenecchi sono senz’altro individui pericolosi e spregevoli, dediti al massacro, allo stupro e alla spoliazione dei territori. Ma non sono la causa della guerra, nè sono l’imperatore che l’ha decisa, nè sono l’unico strumento con cui essa viene combattuta, e nemmeno il più rilevante. La guerra è stata decisa dalla potenza dominante di quest’epoca (Stati Uniti) per le stesse ragioni storiche che hanno sempre messo in moto i conflitti globali: il declino della potenza centrale, costretta a reagire di fronte all’emergere di nuove potenze locali, determinate ad insidiare la sua supremazia. E gli strumenti con cui viene combattuta sono, essenzialmente, le armi che ben conosciamo e che sono la base di ogni politica di potenza: missili, bombe, proiettili, militarizzazione dei territori occupati, operazioni dei servizi segreti. La finanza e le banche non sono altro che uno dei tanti armamenti presenti nell’arsenale e vengono scatenati contro una nazione (in sostituzione delle bombe convenzionali o preliminarmente ad esse) quando la strategia e le circostanze li rendono opportuni. Lo abbiamo visto con l’altalena dello spread e delle borse in prossimità della nomina di Monti a senatore e della resa berlusconiana. Qualcuno crede ancora alle fregnacce di “Repubblica”, secondo la quale il panico in borsa sarebbe stato spontaneo e scaturito “dall’incertezza”? Si trattava in realtà di uno dei tanti “missili intelligenti” a disposizione del nemico, volto a colpire un bersaglio specifico per produrre gli effetti desiderati.

    In questo caso, la strategia statunitense richiede l’accerchiamento delle potenze emergenti (Russia e Cina in primis), la rescissione progressiva di ogni possibile legame politico e commerciale tra esse e i protettorati europei, allo scopo di scongiurare eventuali tentazioni defezioniste. Di qui la politica statunitense di riconfigurazione politica dell’Africa settentrionale, che serve a separare una volta per tutte gli enormi interessi cinesi nel continente africano da una loro possibile ricongiunzione con l’Europa. Di qui anche il controllo politico sempre più ferreo, ormai sfociato in vero e proprio golpe, sui paesi dell’Europa meridionale, quelli che avrebbero potuto fare da “ponte” tra l’”Africa cinese” e l’Europa. Una strategia in cui la deflagrazione bancaria è arma ampiamente utilizzata per colpire e costringere a più miti consigli i paesi “alleati”, ma non certo l’unica, come dimostrano le ben più rumorose deflagrazioni in Libia, paese non ancora asservito agli USA e che aveva osato proporsi come “trait d’union” energetico tra Europa e Africa.

    Barnard propone, come soluzione ai problemi italiani, la fuoriuscita dall’Euro. E’ una proposta talmente disarmante che viene quasi voglia di difenderla contro i suoi detrattori, profeti di fragorose apocalissi economiche in caso di ritorno alla lira. Questi profeti antibarnardiani sono per me assai più insopportabili di Barnard stesso. Evidenziano gli stessi limiti analitici della loro nemesi – la prospettiva puramente economicistica – ma in compenso non ne possiedono il dignitoso anelito morale, che mi spinge a concedere a Barnard, se non l’assoluzione, perlomeno le attenuanti generiche. Partono da assunti teorici indimostrabili: uscendo dall’Euro l’Italia collasserebbe, verrebbe ridotta in cenere dalle divinità dei mercati internazionali, che Dio ce ne scampi!

    Chissà, può anche darsi che abbiano ragione. Ma bisognerebbe provare per poterlo affermare con sicurezza. Per adesso non esistono precedenti specifici su cui basare queste affermazioni, visto che nessuno stato, per ora, ha mai provato ad evadere dall’Euro per vedere l’effetto che fa. In compenso, coloro che hanno invece provato a sganciarsi dalla forca dell’FMI (Argentina) si mostrano oggi notevolmente più pimpanti e in salute di quanto fossero una decina di anni fa. Per non parlare della cera invidiabile di coloro che nell’Euro non sono mai entrati. Questi discorsi portati avanti dagli oppositori di Barnard ignorano del tutto una dimensione che per me è fondamentale, quella della dignità che uno stato recupera quando riesce a ripristinare un certo livello di sovranità nazionale. Essere ridotti sul lastrico non è bello per nessuno, ma esistono due tipi di mendicanti: quelli che vivono di espedienti per libera scelta o comunque per desiderio di autonomia; e quelli che sono costretti all’accattonaggio da protettori criminali, che li malmenano e li costringono a consegnare loro una percentuale sulle elemosine ricevute. Uscire dall’Euro probabilmente non ci salverebbe da un default catastrofico, ma ci renderebbe liberi. Gli anni di accattonaggio, che in ogni caso ci aspettano, servirebbero a rimetterci in piedi, non a ingrassare i nostri prepotenti ruffiani. Non mi sembra poco, francamente.

    Dove la proposta di Barnard risulta terribilmente ingenua, è nella convinzione che uscire dall’Euro sia politicamente e militarmente possibile. Il fatto è che la permanenza o meno nel club della moneta unica ha molto meno a che fare con le speculazioni finanziarie che con la strategia globale orchestrata dalla superpotenza dominante. L’Euro è una cella le cui mura sono sorvegliate a vista dagli scherani armati di Francia e Germania, i quali sono a loro volta i kapò locali del carceriere d’oltreoceano. Scopo della cella è tenere rinchiusi i paesi europei, ormai da tempo liberi dallo spauracchio sovietico, in un gulag economico che garantisca coattivamente la loro permanenza nell’Alleanza, nei modi e nei termini che sono i dominatori a definire di volta in volta. Per uscire da questo carcere, non è sufficiente volerlo con tutte le proprie forze (ammesso e non concesso che in Italia qualcuno lo voglia davvero). Occorrerebbe una forza militare in grado di opporsi alle pressioni, alle possibili “rivoluzioni” progettate dagli infaticabili think-tank, ai probabili omicidi mirati e alla non inverosimile guerra che scaturirebbe da una defezione che attentasse agli obiettivi strategici statunitensi (e in subordine a quelli di egemonia locale di Francia e Germania). Questa forza militare l’Italia non la possiede di certo, e neanche l’Europa, se è per quello. Per procurarsela, occorrerebbe rivolgersi a terzi finanziatori e armatori volonterosi: Russia, Cina o perfino certi settori della stessa elite statunitense che non vedano di buon occhio la politica di annichilimento dell’Europa e di intralcio alla crescita cinese che l’attuale gruppo di potere sta attualmente portando avanti. Uno scenario del genere, seppure (a mio parere) auspicabile e teoricamente possibile, appare tuttavia al momento così remoto da sfiorare la fantapolitica e perfino la fantascienza. Dove sarebbero i leader italiani (o di altri paesi europei) dotati della visione strategica e del coraggio necessario a perseguire un siffatto progetto? Non li si vede manco a cercarli col microscopio. Del resto, le stesse Russia e Cina non sembrano troppo intenzionate a sfidare in maniera così plateale l’irascibile superpotenza americana. Durante la guerra in Libia, il loro atteggiamento è stato, più che da superpotenze, da paesi satellite, che mirano a tutelare le posizioni acquisite, al massimo a difendere nervosamente i propri confini quando sono minacciati, ma sono totalmente privi di una “politica di potenza” di largo respiro. Senza qualcuno che ci fornisca adeguati mezzi militari per ripudiarlo, l’Euro ci tocca tenercelo, e ancora grazie se non lo si sostituisce con l’uranio impoverito.

    Prossima alla schizofrenia da depressione acuta è poi l’alternanza con cui Barnard distribuisce al “popolo” cornuto e mazziato accorati appelli all’unità contro il pericolo finanziario, amorevoli e ponderosi didascalismi e terribili sganassoni, con contorno di invettive da mercato, rifilati all’improvviso agli allievi disattenti. Posso ancora capire gli sganassoni, che sono poco utili, ma che il “popolo” (ammesso e non concesso che una simile categoria corrisponda a un’entità concretamente esistente) certamente si merita. Ma come può pensare Barnard, al di fuori della legittima fantasticheria da pomeriggio autunnale, che l’italica gente possa capire anche solo mezza parola delle cose che egli va esponendo? O magari addirittura “agire” (in che modo non si sa) per risolvere i guai del paese? Il “popolo” a cui egli si rivolge sono, se va bene, le innocue carampane urlanti che ieri, sotto Palazzo Grazioli, maledicevano l’estinto presidente del consiglio con strepiti scimmieschi, senza avere la minima idea di ciò che le aspetta con il nuovo governo di rapina. Sono i mentecatti che sul sito di Repubblica stampigliano i loro “VIVA L’ITALIA” in maiuscolo, con l’abbondanza di punti esclamativi che copre sempre la miseria dell’intelletto, proprio nel momento in cui l’Italia cade definitivamente e senza scampo nelle grinfie di potentati stranieri. Gente che non capisce nulla di nulla dei meccanismi geopolitici; che riduce la vita politica nazionale ad un evento sportivo in cui ciascuno tifa per la sua squadra, sventolando bandierine quando si vince qualche campionatuccio di second’ordine e gridando “devi morire” all’avversario sconfitto. Non è un caso che la Gazzetta dello Sport sia la loro lettura preferita e probabilmente l’unica. Il “popolo” (se esiste davvero, cosa di cui dubito assai, avendo esperienza solo di singoli individui) è una bestia ripugnante da cui tenersi alla larga. Non è materialmente possibile spiegargli le cause della sua rovina, perché la rovina è per esso una dimensione costitutiva, parte integrante del suo essere “popolo”. Non gli interessa comprendere le cause della propria sottomissione, vuole solo sfogarla, innalzando cori da stadio ai potenti in ascesa e prendendo a calci e sputi il loro cadavere quando un nuovo e più forte caporione glielo offre già bello, morto e pronto da calciare. L’Italia ha in questo un’antica e gloriosa tradizione. La “ribellione” ha per il “popolo” lo stesso eroico significato di una gita in torpedone ai Fori Imperiali in compagnia di marmocchi in carrozzella o dell’accanirsi sulle automobili, sui motorini e sui beni di proprietà dei suoi stessi compagni di sventura.

    A costoro è inutile fare lezione, è inutile rifilare manrovesci poderosi. L’arena belante a cui hanno ridotto le loro vite gliene riserva già in quantità stellari, e non sono mai serviti a niente. Il riscatto dell’Italia, la salvezza dalla catastrofe che si prospetta all’orizzonte non interessa a loro. Interessa a Barnard, a me e ai quattro gatti che si sono presi la briga di studiare i meccanismi con cui la rovina delle nazioni viene allestita, messa in opera e manovrata nell’interesse dei dominanti. E’ tra noi che dobbiamo parlare e per far questo internet, che Barnard finge di disprezzare, mentre lo utilizza a piene mani, è invece un poderoso strumento di contatto, forse l’unico con cui possiamo scambiare idee e informazioni in modo continuativo.

    Barnard chiede ai suoi lettori di scendere nelle piazze, nei bar, nei centri commerciali per spiegare a bovini intenti al consumo le ragioni del loro essere bovini. Ha mai provato a farlo davvero? Io sì, e ho ottenuto solo muggiti. A questa mandria non è possibile “spiegare” alcunché. Si può solo, se se ne possiedono i mezzi (e se non li si possiede sarà bene procurarseli al più presto) manipolarli, dirigerli, costringerli a seguire la direzione da noi voluta, prima che sia qualcun altro a manovrarli per condurli al suo personale macello, come già accaduto in Libia, in Egitto, in Tunisia e in mille altri luoghi di questo mondo. In alternativa si può lasciarli misericordiosamente alla Gazzetta dello Sport, di cui fanno avida lettura tra un turno e l’altro di macellazione.

    E forse hanno perfino ragione loro. In fondo, a che serve rovinarsi il fegato impadronendosi della metodologia di strategie di conflitto globale con le quali non si possiede alcun mezzo per interferire? A che serve rubare il fuoco agli dèi, se poi l’unica cosa che riusciamo a fare con la fiaccola accesa è manovrarla maldestramente, riportardone ustioni di vario grado e spaventando a morte non certo le belve – che se ne fottono del fuoco – ma gli stessi amici e parenti con cui un tempo cazzeggiavamo allegramente di vivificanti e deliziose quisquilie? Rimpiango quei cazzeggi spensierati e maledico il giorno in cui imprudentemente decisi di mettermi a studiare i libri proibiti. Erano così morbide e fruscianti al tatto quelle dolci pagine della Gazzetta, erano così rosa, come allora lo era la vita.

    Gianluca Freda
    Fonte: http://blogghete.altervista.org/


    #69380
    Anonimo

    Altro articolo FORTE di Barnard

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=268

    DRAGHI E NAPOLITANO DEVONE ESSERE ARRESTATI E PROCESSATI
    Postato il Lunedì, 14 novembre @ 01:00:00 CST di davide

    DI PAOLO BARNARD
    paolobarnard.info

    I golpisti finanziari che hanno terminato la democrazia italiana dopo 63 anni di vita sono stati condotti al Palazzo italiano da Mario Draghi e dal Group of Thirty. Ad attenderli dentro il Palazzo vi era Giorgio Napolitano, da 35 anni uomo di punta in Italia del Council on Foreign Relations degli USA e amico delle loro multinazionali, come da lui stesso dichiarato su Business Week.

    Si consideri quanto segue:

    1) La sovranità legislativa italiana, quella economica ed esecutiva, già compromesse dai Trattati europei e dall’Euro (si legga Il Più Grande Crimine 2011), sono state terminate del tutto. Ciò è evidente persino nei titoli del Corriere di questi giorni, non c’è bisogno di leggere Barnard o altri. 2) Le misure di austerità – si legga la rapina della pubblica ricchezza e del futuro di milioni di famiglie italiane attraverso un collasso pilotato dell’economia che tali misure portano senza dubbio – non hanno ora più ostacoli. 3) Saranno decenni di sofferenze e lacrime e sangue per i cittadini, un impoverimento mai visto dal 1948 e tanti morti anzi tempo a causa della demolizione dei servizi. I punti 1, 2 e 3 formano i contenuti sufficienti per un’accusa di alto tradimento della patria da parte di Mario Draghi e di Giorgio Napolitano, che devono essere incriminati e arrestati. Se pensate che questa sia retorica di un esagitato, si legga la letteratura economica americana sulla crisi dell’Eurozona per fugare ogni dubbio, e si visiti l’Irlanda o la Grecia, vittime prima di noi di questi golpisti. Questo è un colpo di Stato.

    Mario Draghi è membro del Group of Thirty (GOT), dove la sua presenza segna il più scandaloso conflitto d’interessi della storia italiana, alla luce del disastro democratico che stiamo vivendo (prendano nota i demenziali travagliati dipietrosi che per anni sono corsi dietro al conflitto d’interessi del presunto ladro di polli e hanno ignorato quello dei veri ladri planetari). Il lavoro dell’eccellente Corporate Europe Observatory ha denunciato il GOT e ciò che vi accade. Fondato nel 1978, è una lobby dove impunemente i grandi banchieri si mischiano a pubblici funzionari di altissimo livello. Ecco i principali membri: Jacob A. Frenkel, di Jp Morgan Chase – Gerald Corrigan, Managing Director del Goldman Sachs Group – Jacques de Larosière, Presidente del Gruppo UE sulle risposte alla crisi finanziaria – William C. Dudley, ex Goldman Sachs oggi alla Federal Reserve di NY – Mervyn King, governatore della Banca Centrale d’Inghilterra – Lawrence Summers, ex ministro del Tesoro USA, oggi al Bilderberg Group – Jean-Claude Trichet, uno dei padri dell’Euro, ex governatore della BCE – David Walker Senior Advisor, Morgan Stanley International – Zhou Xiaochuan, governatore Banca Centrale Cinese – John Heimann, Istituto per la Stabilità Finanziaria – Shijuro Ogata, Vice Presidente, Commissione Trilaterale – inoltre vi sono passati Tommaso Padoa-Schioppa (ex Min. Finanze) e Timothy Geithner (attuale Min. Finanza USA).

    Cioè, in esso si mischiano i lobbisti della finanza bancaria più criminosa della Storia e i pubblici controllori delle medesime banche.

    Mario Draghi arriva alla BCE fra il 31 ottobre e il primo novembre. Il colpo di Stato finanziario contro l’Italia si svolge nella settimana successiva, il governo eletto ne è spazzato via. Mario Draghi poteva fermare la mano degli speculatori golpisti semplicemente ordinando alla BCE di acquistare in massa i titoli di Stato italiani. Infatti tale acquisto avrebbe, per la legge basilare che li regola, abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, il cui schizzare in alto a livelli insostenibili stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli investitori golpisti. I mercati si sarebbero fermati, resi inermi di fronte al fatto che la BCE poteva senza problemi mantenere a un livello basso costante i tassi sui nostri titoli di Stato. Ma Mario Draghi siede alla BCE e non fa nulla. Non siate ingannati dalla giustificazione standard offerta per questo rifiuto di acquistare titoli italiani da parte della BCE. Vi diranno che le è proibito per statuto, ma non è vero: infatti clausole come la SMP Bond Purchases lo permettono, e anche le regole sulla stabilità finanziaria del trattato d Maastricht, come scritto di recente da Marshall Auerback e da altri. Draghi poteva agire, eccome.

    Risultato: il golpe. Da ora le elite finanziarie sono col loro aguzzino Mario Monti al governo a Palazzo Chigi. Fine della democrazia italiana fondata nel 1948. Comandano i mercati, non il Parlamento.

    Tutto ciò è stato ampiamente discusso da Mario Draghi con i suoi camerati al Group of Thirty, secondo un copione che trapelava da anni sulle pagine della stampa finanziaria anglosassone. Silvio Berlusconi era stato avvistato più volte dell’esistenza di quel copione: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi privati, e rendere più facili i licenziamenti”, cioè esattamente quello che sta accadendo in queste ore nelle riforme che il golpe ci ha imposto, facendosi beffe del Parlamento non più sovrano. La prescrizione in corsivo è del Neoliberista fanatico Alberto Alesina nell’Aprile del 2006. Lo stessa anno in cui Draghi prendeva il comando della Banca d’Italia, dopo aver lasciato la banca d’investimento più criminosa del mondo, Goldman Sachs, in cui resse una posizione di comando nel settore Europa proprio mentre la Goldman aiutava la Grecia a truccare i propri conti pubblici nel 2002.

    Tornando al golpe. Le conseguenze sociali, le sofferenze per milioni di italiani per decenni, la scure che si abbatte sul futuro dei nostri piccoli, sui pochi preziosi anni che rimangono agli anziani, sull’ambiente, e sulla democrazia, saranno tragici. Nell’ordine di migliaia di volte peggiori di qualsiasi danno le mafie regionali abbiano mai potuto infliggere all’Italia, col concreto pericolo di prostrarla per intere generazioni. Alla luce di tutto ciò, e mentre si fatica a non emigrare di fronte all’idiozia epica di masse di italiani che festeggiano l’arrivo dei golpisti (sic), è doveroso chiedere l’incriminazione e l’arresto per alto tradimento dei cittadini italiani Mario Draghi e Giorgio Napolitano. Prego quindi l’eventuale giurista che leggesse queste righe di informarmi sulla procedura per inoltrare una denuncia in tal senso. Se, come temo, essa non esiste, nulla cambia della sostanza di quanto scritto.

    p.s. Prego i diversi colleghi che usano in Tv, ai dibattiti o in radio i fatti che scopro e denuncio, di almeno citarmi come fonte. Grazie.

    Paolo Barnard
    Fonte: http://www.paolobarnard.info


    #69381
    Anonimo

    http://intermarketandmore.finanza.com/agenda-monti-ecco-cosa-chi-chiede-l-europa-36193.html

    Agenda Monti: ecco cosa chi chiede l’Europa
    Scritto il 14 novembre 2011 alle 08:41 da Dream Theater

    E’ iniziata ufficialmente l’era “Mario Monti”. Iniziano le consultazioni per la formazione del Governo e, obbligatoriamente, il pensiero va alle riforme che l’Unione Europea chi chiede. Ecco cosa ci è richiesto:
    Statali

    Taglio dei costi e mobilità
    Nella lettera della Bce all’Italia del 5 agosto scorso si chiedeva al governo di «valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi». Sul tema torna anche la Commissione europea, che chiede conto dei tempi della modernizzazione della pubblica amministrazione. Bruxelles vuole sapere quando sarà completamente operativa, e come e quando saranno attuate le misure di mobilità e di flessibilità per i dipendenti statali, anche in relazione alla soppressione delle Province. Inoltre viene chiesto di dettagliare i progressi concreti prodotti dalla riforma Brunetta. La legge di Stabilità, contenente il maxi emendamento del governo, promulgata venerdì, prevede che gli statali in soprannumero potranno essere posti «in disponibilità» con un’indennità pari all’80% dello stipendio per due anni. Inoltre saranno soppresse alcune indennità e rimborsi per trasferimento.
    Fisco

    Le nuove tasse e la crescita
    Poche parole, una sola domanda, ma molta sostanza. «Come verrà spostata la tassazione dal lavoro ai consumi e alla proprietà immobiliare?», ha chiesto l’Europa. L’Iva è già stata alzata di un punto percentuale, ora toccherà alla casa? L’eventuale reintroduzione dell’Ici sulla prima casa porterebbe nelle casse dello Stato un gettito di circa 3,5 miliardi di euro, è stata la risposta di Giulio Tremonti. L’idea di fondo suggerita dall’Europa è quella di spostare il peso della tassazione dal lavoro — per rilanciare l’occupazione —alle imposte indirette e al mattone, considerato meno determinante per la crescita del Paese. Quest’ultima, però, non viene certo aiutata —almeno in modo diretto —dall’inasprimento dell’Iva, o anche dal calo del reddito disponibile per l’aumento delle tasse sugli immobili. Resta il fatto che il debito pubblico va riequilibrato, e l’indirizzo sembra chiaro: meno debito grazie al mattone, più crescita grazie al lavoro.
    Servizi

    Più mercato meno privilegi
    La liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali— ha chiesto la Banca centrale europea— deve essere «piena». E nei servizi locali vengono auspicate «privatizzazioni su larga scala». Inoltre, per l’Europa, gli introiti stimati delle vendite ai privati in generale devono essere al netto dei minori dividendi e del maggior costo per gli affitti. Auspicati più poteri all’Antitrust, l’abolizione delle barriere d’accesso alle professioni e le liberalizzazioni dai servizi postali ai trasporti.
    Lavoro
    Contratti locali e licenziamento
    Uno dei punti chiave della lettera della Bce riguarda il lavoro. Bruxelles sottolinea «l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livello d’impresa». La Banca centrale europea chiede anche «un’accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse».
    Pensioni

    «Quota 67» non basterà
    «L’età pensionabile a 67 anni nel 2026 è sufficiente?». La domanda, arrivata direttamente a Roma dalla Commissione europea, lascia capire che, forse, gli sforzi già messi in campo a livello previdenziale potrebbero non bastare. La Banca centrale europea ha poi chiesto di «intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012». Non è quindi sotto la lente dell’Europa solo la «quota (anagrafica) 67 anni» nel 2026, ma ci sono anche le pensioni di anzianità, che oggi consentono di andare in pensione prima di 65 anni (pur con requisiti sempre più stringenti), e le dipendenti d’azienda. Che, stando agli auspici europei, potrebbero andare in pensione dai 65 anni d’età già dall’anno prossimo. (Source)
    Ed ecco quale potrebbe essere una buona AGENDA Monti secondo il duo Alesina & Giavazzi:
    Una caratteristica distintiva del programma della grande coalizione che speriamo nasca in Parlamento dovrà essere l’equità delle riforme contemplate. Maggiore sarà l’equità, più accettabili saranno quelle riforme ai cittadini. E tanto più saranno eque, tanto più ampia sarà la maggioranza che sosterrà il governo. Tutti sono favorevoli all’equità, ma verso chi, e come?
    In passato i governi hanno cercato una certificazione dell’equità delle riforme al tavolo della concertazione: equità fra lavoratori dipendenti e autonomi, fra impiegati pubblici e privati, fra lavoratori e pensionati, ciascuno rappresentato e difeso da un sindacato o da un’associazione, professionale o industriale. Il problema è che a quei tavoli sono rappresentate solo le componenti relativamente forti della nostra società, quelle appunto che hanno la forza di associarsi. Il risultato è un’accozzaglia di privilegi che poi diventa molto difficile scalfire: impiegati pubblici che per decenni sono andati in pensione prima dei privati, e con salari che crescevano di più senza corrispondenti aumenti di produttività; sussidi a questo o quel settore industriale, privilegi per questa o quella categoria professionale; protezione contro la concorrenza per chi deteneva quote di mercato già ampie; sussidi al Sud che nulla hanno fatto se non consolidare l’assistenzialismo e scoraggiare l’attività imprenditoriale, creando al Nord un risentimento su cui la Lega ha fatto presa.
    La concertazione ha creato l’esatto opposto dell’equità: i veri deboli non siedono a quei tavoli. Essere «equi» significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme sui giovani, sulle donne, sugli immigrati. Stiamo consegnando ai nostri figli una società indebitata, in cui il loro inserimento nel mondo del lavoro è sbarrato da mille ostacoli. Le donne italiane sono quelle che in Europa meno partecipano al mondo del lavoro, non solo per motivi culturali, ma anche fiscali. Perché non tassarle di meno per favorire questa fantastica risorsa sprecata? Il futuro di una società in cui nascono così pochi bambini dipende dalla capacità di integrare i nuovi cittadini: non trattarli equamente è un modo sicuro per rendere più difficile la loro integrazione.
    Equità significa anche distribuire il carico fiscale in maniera giusta. Da più parti, immaginiamo quasi all’unanimità, si proporrà la scorciatoia di un’imposta una tantum sul patrimonio. Con due obiettivi. Primo: ridurre in fretta il debito. Secondo: aumentare l’equità colpendo i ricchi. Sarebbe un errore su entrambi i fronti. I mercati non si aspettano una riduzione immediata del rapporto fra debito e prodotto interno lordo (Pil): chiedono un cambiamento nella dinamica di quel rapporto, che dipende dalla differenza tra costo del debito e crescita. Un pacchetto di riforme credibile per la crescita abbasserebbe lo spread , invertendo la dinamica di tassi di interesse e crescita: il rapporto debito-Pil comincerebbe a scendere, lentamente, ma in modo durevole. Una patrimoniale invece avrebbe l’effetto opposto.
    Una patrimoniale ammazzerebbe la crescita facendo probabilmente aumentare il rapporto debito-Pil, dopo una momentanea riduzione. È un’esperienza che abbiamo già vissuto dopo il 1992 con il governo Amato: in quegli anni le privatizzazioni ridussero il rapporto debito-Pil di oltre dieci punti, ma poiché non si fece nulla per la crescita, nel decennio successivo quel beneficio ce lo siamo mangiati. Non solo, una patrimoniale sarebbe come dire: «Siamo nel panico, parliamo tanto di crescita, ma la sola cosa che sappiamo fare è confiscare un po’ di soldi agli italiani». Molto probabilmente gli spread salirebbero invece che scendere. Quanti condoni e misure una tantum abbiamo varato negli ultimi anni, con un approccio ragionieristico ai conti pubblici? Innumerevoli. Quale è stato il loro effetto sul rapporto debito-Pil? Nessuno.
    La via per garantire equità non sono misure una tantum. Se si pensa che in Italia le tasse colpiscano più alcuni che altri (ed è certamente vero), si faccia una riforma fiscale spostando il peso delle imposte in modo permanente, non una tantum . E lo si faccia ostacolando la crescita il meno possibile. Per esempio si cominci allargando la base imponibile, riducendo elusione ed evasione (e anche molte detrazioni), si tassino meglio le rendite finanziarie, si reintroduca l’Ici sulla prima casa, lasciandone gestione e incasso ai Comuni. Si potrebbe pensare anche a una Ici progressiva, più alta per le case più costose. Si faccia una riforma fiscale, ma la si faccia con calma, coerenza e non una tantum lasciando inalterati i vizi strutturali del nostro sistema impositivo. Si tassino i ricchi certo, più dei meno abbienti, ma non si demonizzi la ricchezza, soprattutto quella costruita creando lavoro e benessere per la società. Gli imprenditori onesti, che sono la gran parte, non sono parassiti. Se mai lo sono quelli che si aggirano nei ministeri cercando questo o quel sussidio spesso mascherato come una misura di equità. Come scriveva Luigi Einaudi: «Nei Paesi dove le imposte sono davvero “democratiche”, cioè esentano i redditi necessari all’esistenza, tassano poco, ma pur tassano, i redditi mediocri e tassano progressivamente sempre più fortemente i redditi grossi a mano a mano che si ingrossano, non si parla di imposte straordinarie patrimoniali».

    Buon lavoro “Super” Mario Monti. Credo ci sia tanto da fare, e la maggior parte delle scelte da attuare saranno molto “Impopolari”. Ma questa è una vera e propria situazione di emergenza. O la va… o la spacca.
    L’importante è che i sacrifici siano condivisi, e che si curi in particolar modo il tassello che reputo come sempre determinante. Non la gestione del debito pubblico (signori, chi lo dice che il vero problema sia quello?) ma soprattutto la CRESCITA ECONOMICA. Non dimentichiamolo mai.
    Stay Tuned!


    #69382
    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2011/11/lettera_dallargentina/index.html

    Lettera dall'Argentina

    Videocommenti (4) su: “Lettera dall'Argentina” Invia il tuo video

    Croce profondo rosso

    Anche questo

    Questo vi aspetta

    Monti globalizzazione
    Monicelli disse che, purtroppo, in Italia la Rivoluzione non c'è mai stata. Gli angloamericani hanno messo fine al fascismo, non gli italiani. La BCE ha cacciato Berlusconi, non gli italiani e neppure un'opposizione collusa e di cartapesta. I nuovi padroni hanno sempre sostituito i vecchi in questo Paese di servi. Forse ora, almeno una volta nella nostra Storia, potremmo tentare di liberarci da soli. Questa lettera dall'Argentina è un messaggio di speranza.

    “Caro Beppe, cari tutti,
    da piccola mio padre mi raccontava, e io la sognavo, l’Italia. La vostra meravigliosa penisola e il Mediterraneo erano per noi non soltanto la culla, insieme con la Grecia, della civilizzazione occidentale: per il 40% della popolazione dell’Argentina l’Italia era la Madre Patria. Ci chiedevamo perché dovessimo parlare lo spagnolo, con cui non avevamo niente a che fare. I nostri genitori compravano – delle volte con fatica – riviste italiane come la Domenica del Corriere, e noi bambini guardavamo le vignette “Senza parole” cercando di capirle, intanto ascoltavamo Iva Zanicchi cantare “Fra noi”. In buona parte del mio Paese i cognomi sono esattamente i Vostri.
    Circostanze fortuite fecero sì che venissi in Italia da ragazzina, volando sola dagli zii e che, subito dopo, ci fosse in Argentina il golpe del ’76. Mio padre decise che era meglio che restassi in Italia. E cosi fu. In Argentina tornai nell’83 dopo una frase di mio cugino di Baudenasca (Pinerolo), che guardandomi soffrire in una crisi di nostalgia mi disse: “Generazione che emigra é generazione perduta”. Scelsi allora che la mia casa sarebbe stata per sempre l’Argentina. Comunque l’Italia é nel mio sangue e nel mio cuore, tanto da portarne la Carta d’Identitá nel portafoglio insieme con il mio Documento Nacional de Identidad. Seguo quindi le questioni italiane da sempre, guardo Rai International come tantissimi argentini, la piú vasta popolazione d’origine italiana in un Paese estero, anche se l’Italia ci ha spesso ignorato. Ho assistito sbalordita a molte vicende italiane degli ultimi anni cosí come alle avventure del Vostro Cavaliere. In Argentina, quelli che voi chiamate i “poteri forti”, non avendo potuto rialzarsi nonostante il golpe e la dittatura, si inserirono nel governo Menem, corrompendolo e travolgendolo sin dall’inizio. Per poco non riuscirono. Va peró detto che dopo Menem siamo riusciti a reagire e quando, con il governo dell’Alianza di De La Rua, vollero darci il colpo finale, la popolazione nelle piazze lo forzó a rinunciare e se ne dovette andare. Non sono stati loro, i “poteri forti”, a cacciare chi era disposto a fare le riforme che vi dicono ora che “ci vogliono” e che un governo da voi eletto non puó fare perché “impopolari”. Siamo stati noi, i cittadini nelle strade, a cacciarlo via nonostante fossimo confusi perché ci tenevano come voi con le spalle contro il muro, attanagliati dai titoli a caratteri cubitali sui giornali con il “Riesgo País” (il vostro “Spread”) che ci avrebbe portati tutti all’inferno se non prendevamo la cicuta. Il dilemma era uguale a quello che é posto a voi e ai greci “Se non volete morire ammazzati, suicidatevi poco a poco”. La legge di “Flessibilizzazione del lavoro”, approvata dal governo De La Rua pagando i senatori, fu derogata.
    I contributi (persino quelli), che erano stati privatizzati e consegnati ai “Fondi Pensione”, sono stati recuperati dallo Stato. Il PBI (prodotto interno lordo, ndr) argentino, che nell’anno del default andó giú strepitosamente (-11% nel 2002), cominció subito a crescere ad una media dell’8-9% annua sin dal 2003 e chiuderá il 2011 con una crescita del 7% nonostante la crisi internazionale. Centinaia di ricercatori tornano in Argentina grazie al programma “Radici” del governo; il budget per la pubblica istruzione (dichiarata “bene pubblico” per legge) è passato da meno del 2% del PBI (2001) al 6,5%.
    Al “libero commercio” voluto dagli Stati Uniti per il continente americano i nostri Paesi hanno detto no, per volontá di quei presidenti che godono del piú vasto consenso dei loro cittadini e che vengono spesso scherniti dal “Primo Mondo”. Per i media globali Chavez, ad esempio, é un pagliaccio. Cristina, una “populista” che pensa solo a comprare scarpe e borse costose. Evo Morales, un “selvaggio” e cosí via. Stereotipi per screditare i nostri governi perché stiamo resistendo ai “poteri forti”. Cresciamo, abbiamo volontá e fiducia e passione, anche se sappiamo benissimo – perché l’abbiamo imparato a sangue e fuoco – con chi abbiamo a che fare e nonostante loro continuino ad avere qualcuno tra di noi che fa da servo piú o meno ben pagato. Volevo dirvelo, perché l’Italia e gli italiani mi stanno a cuore, perché ho mezza famiglia in Italia. Non lasciatevi portare cosí al macello, non svendete l’Italia. Se non ce la fate Voi, vincono loro. Piú vincono loro, piú siamo tutti a rischio.” Lili A., Santa Rosa La Pampa Argentina


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