l’ italia in rovina

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Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 9 mesi fa.

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    brig.zero
    brig.zero
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    #69643

    Anonimo

    http://www.byoblu.com/post/2011/12/28/Un-paese-a-forma-di-cesso.aspx#continue

    Un paese a forma di cesso

    Vi hanno sempre detto che l'Italia era a forma di stivale. Vi hanno mentito!

    I microbi che albergano sulle pareti di un water closet probabilmente non se ne rendono conto, ma non fanno una bella vita. Finchè non mettono il naso fuori, però, non lo sanno. Per chi non è abituato, varcare i confini delle gabbie significa cedere allo stupore. Come gli indios abbacinati dalle perline, la prima reazione di un italiano all'estero è di pura meraviglia. E' tutto un “caspita!”, “ma guarda…”, “non l'avrei mai detto”, “ma ti rendi conto?”. La vera presa di coscienza arriva al fatidico momento del rientro. E' come tornare a casa dal cinema e realizzare che era solo un film.

    Qualche anno fa, prima che il virus della trasformazione interiore mi imbarcasse d'ufficio nell'avventura del blog, giravo per lavoro. Ricordo che l'ultimo viaggio fu a Bruxelles. Una sera dovevo raggiungere dei colleghi in centro. Presi un tram. Non lo sentii arrivare. Sembrava la fata piumetta che danza su un tappeto di velluto. I sedili erano in pelle. Pareva di stare in salotto. A un certo punto il tram ha iniziato un percorso sotterraneo. Io ero abitutato alla metropolitana milanese. Non un solo rumore molesto superava i cristalli dei finestrini. Fuori, anziché il consueto tunnel buio, sporco e angusto, una fila di vetrine mettevano in mostra, opportunamente illuminati, gli ultimi modelli di autovettura. La stazione era finemente decorata da migliaia di tasselli di ceramica a comporre mosaici raffinati. Non c'era una cartaccia per terra. A un certo punto c'era un incrocio. Sotto terra. Abbiamo lasciato passare un altro tram, poi siamo passati noi. Non ho sentito un solo tremolio, un solo rumore, nulla che mi facesse sentire a casa, nel consueto frastuono e nella lordura totale.

    Quando sono tornato a Milano mi sono ritrovato in una stazione del passante ferroviario. Non una struttura fatiscente di 50 anni fa, ma una nuova e moderna arteria cittadina. Nessuna panchina. Il cemento vivo alle pareti, mai intonacato. Ovunque, improbabili scarabocchi di bombolette spray. Sulle rotaie, sacchi di spazzatura. Il treno sporco che quasi faceva schifo sedersi. Welcome back home, italian!

    Ma forse, si dirà, il paragone con Bruxelles è troppo ardito (e perché poi?). Allora prendiamo la tanto vituperata Grecia. Gli italiani la considerano solo per le isolette dove vanno a fornicare. Per il resto noi, l'ottava potenza industriale (appena superati dal Brasile), crediamo che i nostri servizi siano superiori.

    Un anno tornavo da Dubai. L'aereo ha fatto scalo ad Atene. Mi pungeva vaghezza di cambiare acqua all'apparato idrico (dovevo fare la pipì). Negli Emirati Arabi Uniti, nei bagni pubblici puoi anche mangiarci. Non fai in tempo a sgocciolare che c'è un inserviente che asciuga le chiazze per terra. Credevo che l'impatto sarebbe stato forte. Invece i rubinetti erano dorati, lucidati a nuovo, le piastrelle luccicavano, le tazze sembravano appena uscite dalla fabbrica. Sapone della migliore qualità, musica di sottofondo (anche il bigolo ha bisogno della sua atmosfera), tovagliolini imbevuti e arrotolati…
    No, l'impatto vero è avvenuto a Linate. Uno di quei cessi dove di solito non tocco la maniglia della porta di ingresso con le mani, nè tantomeno la tocco all'uscita, dopo essermi lavato (sempre che ci sia il sapone).

    L'altro giorno era Santo Stefano. Mia mamma ha una certa età. Le era venuto un ascesso terrificante al dente. L'ho portata al pronto soccorso odontoiatrico, in via della Commenda, 10. No, non in un piccolo paesino del profondo sud, cui i settentrionali si sentono sempre superiori, ma nel pieno centro di Milano, la capitale economica del paese. La città della Bocconi, dove il professor Monti è presidente, per intenderci.

    A parte l'ambiente spartano (non ci formalizziamo per queste inezie), non c'era uno straccio di fila organizzata, né per priorità né per ordine di arrivo. Ogni mezz'oretta, se andava bene, usciva un'infermiera e chiedeva a chi toccava. Immaginate per una trentina di persone in attesa cosa poteva significare, oltre al dolore e al disagio, doversi anche contare ripetutamente. C'era una specie di apparecchio automatico per pagare il ticket, ma ovviamente era fuori servizio.

    Ma il punto è un altro. Mio padre è malato. Una di quelle malattie che ti fanno tornare bambino. Era per forza di cose insieme a noi. Voleva fare la pipì. Ho cercato il bagno e ce l'ho portato. C'era una squallida latrina appoggiata a terra senza coperchio. Ogni tanto controllavo. Quando ho visto che era riuscito a rivestirsi, gli ho fatto lavare le mani. Non c'era il sapone. Ma non c'era neppure uno straccio di tovagliolino di carta per asciugarsi le mani. Non un asciugamano a rotolo, non un asciugatoio elettrico, neppure uno schifo di rotolo di carta igienica. Era un pronto soccorso, un luogo dove si arriva in condizioni di emergenza.

    L'ho guardato e gli ho detto: “Papà, asciugati le mani sulla giacca”. Ma dentro, non so dirvi come mi sia sentito.


    #69645

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2012/01/la_lettera_del/index.html

    La lettera del figlio di un operaio

    Videocommenti (6) su: “La lettera del figlio di …” Invia il tuo video

    Ottava bicicritica milazzese ( …

    Marruggiati e pani duru

    Giorgio gaber – la catena di m …

    Gli italiani? talmente coglion …
    “Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
    Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
    L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
    L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
    L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
    L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
    L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
    Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
    Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)…Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità.” Luca Mazzucco
    segnalazione di anib roma


    #69646

    Anonimo

    http://www.lettera43.it/economia/macro/35581/cortina-incassi-record-grazie-al-fisco-400.htm

    BLITZ DEL FISCO
    Cortina, pezzenti col bolide
    Stanati 42 poveri con super-car. Negozi, incassi del +400%.

    Le auto di lusso sono di casa a Cortina.

    Dai controlli a tappeto è saltata fuori la solita cenere nascosta dai furbetti del fisco. I funzionari dell'Agenzia delle Entrate, che venerdì 30 dicembre sono andati a farsi un giretto a Cortina, hanno dato un'occhiata alle dichiarazione dei redditi dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata.
    DICHIARAVANO 30 MILA EURO. Manco a dirlo, come nel recente caso che ha scoperchiato la moda dei 'poveretti' con lo yacht, anche in questa caso le incongruenze sono balzate all'occhio: su 133 vetture intestate a persone fisiche, «42 appartengono a cittadini che fanno fatica a ‘sbarcare il lunario’, avendo dichiarato 30 mila euro lordi di reddito» hanno comunicato i funzionari mentre 16 auto sono intestate a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. Gli altri 118 superbolidi appartengono a società che sia nel 2009 sia nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.
    Incassi record nella giornata dei controlli

    L'operazione messa in campo nella perla delle Dolomiti che ha impegnato 80 agenti ha anche evidenziato un incremento delle attività commerciali in tutti i settori, dalle boutique di lusso ai ristoranti. Un'ondata di scontrini anomala e il dubbio è subito balzato alla mente: aumento degli incassi o solo più scontrini emessi per evitare le salatissime sanzioni del fisco? Al setaccio sono stati passati 35 esercizi commerciali, su un totale di quasi mille presenti nella località turistica bellunese «ha portato risultati e informazioni utili per il recupero dell'evasione», come hanno evidenziato gli agenti del fisco, facendo notare che i controlli hanno quanto meno «fatto bene al commercio».
    L'«APPARENTE’ CRESCITA DEGLI AFFARI. Nella giornata clou di venerdì infatti, gli scontrini emessi sono stati il doppio rispetto a giovedì 29, soprattutto nei bar e nelle boutique. I primi hanno visto aumentare i propri incassi del 40% rispetto allo stesso giorno dell'anno scorso (+104% rispetto al giorno prima) mentre negli atelier il guadagno è stato del 400% (+106% rispetto al giorno prima). Anche i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima). Solo un caso? Sembra difficile crederlo. E non sono mancati episodi particolarmente significativi. La direzione regionale del Veneto ha fatto sapere che «un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale».
    Il parroco: «C'è anche una Cortina che vive in povertà»

    Fiorello e famiglia a Cortina.

    C'è anche una Cortina che vive la normalità dei problemi quotidiani, oltre la patina luccicante dei vip che calano a Capodanno. Don Davide Fiocco, parroco del capoluogo ampezzano, nell'apprendere degli esiti del blitz degli ispettori dell'Agenzia delle entrate nella sua città ha tenuto a raccontare all'Ansa un presente fatto anche di semplicità e di problemi legati alla crisi.
    «OGNI TANTO ARRIVANO I VIP». «C'è un Paese che fa i conti come tutti con le ristrettezze economiche», ha spiegato, «nel quale, ogni tanto, arrivano i vip». Una sua omelia, ricorda il sacerdote, «suscitò molte polemiche», aveva sollevato il problema delle nuove povertà, raccontando di aver aiutato con i fondi della Caritas tre famiglie in difficoltà.
    Mercoledì, 04 Gennaio 2012


    #69647

    Anonimo

    http://www.italianiliberi.it/Edito11/2011-anno-peggiore.html

    2011: L'ANNO PEGGIORE
    Postato il Venerdì, 06 gennaio @ 00:35:00 CST di davide

    DI IDA MAGLI
    italianiliberi.it

    Con il 2011 si è chiuso l’anno peggiore della storia d’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Abbiamo perduto la democrazia, abbiamo perduto l’indipendenza, siamo diventati poveri, ci troviamo nella condizione assurda di essere “rappresentati” da parlamentari che hanno tradito il mandato ricevuto dai cittadini. Parlamentari che avevano due strade legittime da seguire di fronte alla nomina irrituale da parte del Capo dello Stato di un governo non eletto da nessuno: non dargli la fiducia in Parlamento, oppure dimettersi tutti dal proprio incarico rinviando le scelte ai cittadini. Non l’hanno fatto, e continuano a mantenere in vita un governo illegittimo affermando con ogni loro Sì di essere incapaci di fare il proprio lavoro delegandolo ad altri, e prendendo anche di conseguenza uno stipendio cui non hanno diritto.

    Questa è la situazione. Ne consegue – e non poteva non essere così – che è stato instaurato un governo dispotico, il quale, come ha affermato pubblicamente, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa (un tempo almeno i sovrani, pur essendo assoluti, dicevano di rispondere a Dio delle proprie azioni) e che, sotto le vesti grottesche di una finta democrazia, esercita un potere inquisitorio, poliziesco, nel quale è stata abolita ogni libertà d’azione e ogni sfera privata. I controllori del fisco e i banchieri sono stati appositamente trasformati in un nuovo corpo di polizia al servizio del governo.

    Non c’è nessuna giustificazione possibile. Ogni volta che i detentori del potere hanno instaurato il dispotismo, il terrorismo di stato, hanno sempre esibito dei buonissimi motivi. I governanti attuali non fanno eccezione. La ricerca bancaria dell’evasione fiscale è soltanto una forma moderna di ricerca, da parte dell’ Inquisizione, dell’osservanza del precetto pasquale con relativa condanna pubblica sul ponte San’Angelo. Cambiano le persone, ma i detentori del potere sono sempre uguali: sono sicuri e si compiacciono del proprio potere soltanto se opprimono i sudditi.

    Cosa possiamo fare? L’ho già detto più volte e debbo necessariamente ripetermi: sul piano della legittimità gli unici che possono farci uscire da questa situazione sono i parlamentari: votino No anche soltanto a una norma del governo Monti, quella sull’uso del denaro contante e dell’obbligo di aprire un conto corrente se si superano i mille euro. Metterebbero fine all’illegittimità della propria condotta con la semplice, ma nobile, rivendicazione del diritto alle libertà democratiche. E il debito pubblico? Su quello non c’è nulla da aggiungere a quanto tutti sanno benissimo: bisogna tornare alla sovranità monetaria, quindi alla lira. Pochi giorni fa in un’intervista sull’Avvenire, Lucio Caracciolo l’ha spiegato con concise, limpide parole: per l’euro non c’è speranza. Stiamo buttando denaro, sacrifici, addirittura le vite di coloro che si suicidano a causa della crudelissima stretta del credito, in un enorme “vuoto”: le ambizioni dei costruttori della moneta unica. Basta, non possiamo aspettare più. La massima responsabilità nelle disavventure della storia è sempre spettata in primo luogo, non ai massimi detentori del potere, ma a coloro che, potendolo, non si sono opposti ai loro accessi di follia.


    #69648

    Anonimo
    #69649

    Anonimo

    http://www.byoblu.com/post/2012/01/05/I-ricchi-evasori-sono-un-bene-per-il-paese.aspx#continue

    I ricchi evasori sono un bene per il paese

    Una tecnica sempre buona è quella dell’inversione del rapporto causa-effetto. Prendi l’evasione fiscale, per esempio, che è dannosa per tutti i cittadini onesti. Visto che si evade, è giusto che ci siano i controlli. I controlli sono l’effetto, non la causa. La causa è l’evasione fiscale, l’effetto dei controlli invece è venire a sapere che si fanno almeno un quarto degli scontrini che si dovrebbero fare. Ma tu, sprezzante della logica e confidente nella scarsa attitudine alla consecutio temporum degli italiani (opportunamente diseducati) prendi l’effetto (i controlli) e li fai diventare una causa.

    “E’ stata fatta una spettacolarizzazione ingiusta e soprattutto dannosa per quella che è una punta di diamante del turismo italiano. Io non ci sto che chi va a Cortina è un evasore ”. Parola di Daniela Santanchè. Che di luoghi per nababbi se ne intende visto che, insieme al suo compare Flavio Briatore, ha gestito per anni i locali per miliardari più esclusivi dei Caraibi. Non capirà una mazza di banda larga (aspetto ancora che mi risponda all’email piena di dati che le ho inviato qualche mese fa), ma quando si parla di bella vita sa il fatto suo. E guai a chi gliela tocca!

    Ovviamente non sono i controlli della Guardia di Finanza o dell'Agenzia delle Entrate che danneggiano l’immagine di Cortina D’Ampezzo: sono piuttosto coloro che la affollano, dilapidando i milioni di euro sottratti al fisco, a danneggiarla. E sono i commercianti, quelli che appena saputo degli 80 agenti si sono messi a battere qualsiasi cosa, perfino le proprie consumazioni nei momenti di pausa. Ma per la Santanchè e per Cicchitto l’evasione è un effetto. Un effetto speciale conseguenza dei controlli. In effetti, quello che non si vede non esiste: materializzarlo è un’illusione degna di Carlo Rambaldi. Senza contare che, in effetti, ci fa parecchio effetto, a noi che non possiamo portare i nostri figli neppure da Milano a Cinisello Balsamo durante le vacanze di Natale, sentire che uno che gira con l’ultimo modello di BMW e la figa accanto ricoperta di Cartier guadagni meno di 30 mila euro lordi all’anno. Ma… “Hey, attenti: così spezzate le gambe all'economia! Non si fa…” Beh, ragazzi, se questa è l'economia: andate a fare in culo voi e lei. Per me l'economia è dare lavoro a tutti i cassa-integrati (e non solo) che non sanno più come “campare la famiglia”, mica pagare i vizi e le libidini di ricchi ladroni debosciati. Questa è la mia linea del Piave e non si passa.
    Ma per la Santanchè “non bisogna criminalizzare la ricchezza”. Perché “la ricchezza non è peccato. Non è una cosa pericolosa. E’ un bene del paese”. Capito? Quelli che fatturano alle proprie controllate alle Cayman; quelli che portano i capitali all’estero e li fanno rientrare con un decimo delle tasse rispetto a quelle che paga un operaio; quelli che passano l’inverno tra Saint Moritz e Cortina, l’estate al Billionaire e il resto del tempo nelle loro proprietà private su sperdute isolette caraibiche talmente esclusive che non figurano manco sulle cartine; quelli pieni di case, di aziende, di macchine ma con un reddito da impiegato comunale; quelli che non perdono mai nulla mentre i loro dipendenti perdono tutto e finiscono su una strada; quelli che pasteggiano a caviale, tartufo e champagne anche a merenda, i cui figli non studiano nelle università italiane per non mescolarsi alla plebaglia ma rigorosamente a Cambridge, ad Oxford e fanno il master alla Yale University, ecco: quelli lì… proprio quelli lì sarebbero un bene per il paese, capito?

    Qualcuno spieghi alla Santanchè che se distribuiamo equamente tutta la ricchezza disponibile nel volume racchiuso da una coppa di champagne, accade che lei, Cicchitto e i loro compari sguazzino indisturbati nella parte alta del calice, la coppa piena di nettare, mentre l’80% della popolazione mondiale tenta di sopravvivere, annaspando, nello spazio ristretto dello stelo. Se restringiamo il campo alla sola Italia, succede poi che c'è un 10% fortunello di popolazione che se la gode con la metà delle risorse disponibili, mentre gli altri stanno un po' strettini (leggi “Il vero stato della ricchezza in Italia”). E qualcuno le ricordi inoltre che viviamo in un sistema dove il capo arriva a guadagnare fino a 400 volte quello che guadagna un suo pur bravo operaio. Abbiamo o non abbiamo un problema, Houston, con buona pace delle vacanze di Cicchitto?

    http://www.byoblu.com/image.axd?picture=/conley_champagne_distribution.jpg

    Io penso che un bene per il paese sarebbe se la Santanchè stesse zitta, non sia mai che a quell’80% girassero improvvisamente le palle e si mettessero a risalire il calice.


    #69650

    Anonimo

    http://www.linkiesta.it/equitalia-fine

    “Vogliamo una legge che cancelli Equitalia”
    Dario Ronzoni
    In arrivo (forse) una legge che potrebbe piacere a molti: la cancellazione di Equitalia. Meglio, la riconduzione delle sue prerogative all’Agenzia delle Entrate, cercando un atteggiamento meno aggressivo e più comprensivo per i morosi. Ma come sarà la legge? Intanto, si raccolgono firme per un sostegno simbolico all’iniziativa.

    SOCIETÀ
    6 gennaio 2012 – 09:20
    Equitalia? Mai più. È il sogno di molti, soprattutto di chi ha ricevuto cartelle esattoriali “pazze”, per penalità inesistenti o non comunicate. In quest’inverno di rigidità, le tensioni e i malumori confluiscono con facilità in via Millevoi, a Roma, dove c’è la sede centrale. Ed è contro Equitalia che vengono spediti proiettili e maledizioni (e anche una bomba). E di fronte a queste minacce, sono in molti che approvano, sotto sotto. Il clima è questo, tanto che Beppe Grillo, seguendo il suo fiuto, condanna, ma invita a considerare le ragioni di chi spedisce i proiettili. E allora serve na soluzione, una qualsiasi, e se ne è affacciata una strana: eliminarla. Sì, ma senza esplosivi: per via legale. Anzi, parlamentare.

    L’idea è del senatore dell’Idv Stefano Pedica: il disegno di legge è pronto, va solo presentata all’apertura dei lavori nel nuovo anno. «L’intenzione – spiega il senatore a Linkiesta – è di far tornare la gestione della riscossione dei morosi all’Agenzia delle Entrate», e soprattutto «far sì che l’amministratore sia un altro». Cioè, non Attilio Befera. La legge andrebbe ad abrogare quella esistente, avrebbe «un indirizzo diverso: più attento all’ascolto di chi non paga». Cioè degli evasori? «C’è differenza tra evasori e morosi», puntualizza: «i primi sono quelli che non pagano perché non vogliono, gli altri quelli che non pagano perché non possono». Questi ultimi avrebbero diritto a più comprensione.

    Giusto, avran pensato. Tanto che a supporto della legge è partita una petizione popolare: almeno 500.000 firme a tambur battente, organizzate dalla Federcontribuenti per chiudere Equitalia. Si può firmare e lasciare commenti (per la verità, finora nessuno molto originale: spaziano da “basta!!” a “dobbiamo fermarli!” ). E cominciare così una battaglia che per molti suona come una rivincita

    Insomma, si vuol mettere un guinzaglio a un’agenzia che «ormai agisce in maniera autonoma, anche dalle leggi del parlamento», che «colpisce i piccoli, ma non i grandi», che «non ammette ricorsi se non si paga subito almeno un terzo dell’importo». Che si accanisce sui contribuenti «per fare cassa, con cartelle vere e cartelle false, o “pazze”». Il tutto comporta costi sociali piuttosto alti.

    In questo inverno di rigidità, forse il nodo in via Millevoi verrà sciolto. Le tensioni verranno allentate, il moroso avrà respiro e l’Idv un sacco di consensi, forse voti, almeno sorrisi. La legge, di sicuro, va ad accarezzare le simpatie di molte persone. Ma il problema, firme o non firme, è che non è stata ancora depositata: nella sostanza, non c’è. Quando ci sarà un testo, allora si vedrà la direzione della proposta. E come cambierà, se mai, la tenaglia di Equitalia.

    Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/equitalia-fine#ixzz1ifdKHVcO


    #69651
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1325848410=Pier72Mars]
    http://www.byoblu.com/post/2012/01/05/I-ricchi-evasori-sono-un-bene-per-il-paese.aspx#continue

    I ricchi evasori sono un bene per il paese

    Una tecnica sempre buona è quella dell’inversione del rapporto causa-effetto. Prendi l’evasione fiscale, per esempio, che è dannosa per tutti i cittadini onesti. Visto che si evade, è giusto che ci siano i controlli. I controlli sono l’effetto, non la causa. La causa è l’evasione fiscale, l’effetto dei controlli invece è venire a sapere che si fanno almeno un quarto degli scontrini che si dovrebbero fare. Ma tu, sprezzante della logica e confidente nella scarsa attitudine alla consecutio temporum degli italiani (opportunamente diseducati) prendi l’effetto (i controlli) e li fai diventare una causa.

    “E’ stata fatta una spettacolarizzazione ingiusta e soprattutto dannosa per quella che è una punta di diamante del turismo italiano. Io non ci sto che chi va a Cortina è un evasore ”. Parola di Daniela Santanchè. Che di luoghi per nababbi se ne intende visto che, insieme al suo compare Flavio Briatore, ha gestito per anni i locali per miliardari più esclusivi dei Caraibi. Non capirà una mazza di banda larga (aspetto ancora che mi risponda all’email piena di dati che le ho inviato qualche mese fa), ma quando si parla di bella vita sa il fatto suo. E guai a chi gliela tocca!
    [/quote1325848410]

    Inutile che si arrampicano sugli specchi, il gioco è completamente allo scoperto


    #69653

    Spiderman
    Partecipante

    [link=http://www.aamterranuova.it/article6632.htm]Buon Natale![/link]


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